Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection non è solo il racconto di un JRPG favoloso, ma anche la storia di un’emancipazione. Non potrebbe essere diversamente, a ben pensarci.
Concepito in origine come progetto spin-off di una saga di enorme successo, Stories nasceva come volontà di approcciare diversamente l’IP di Monster Hunter. Quasi dieci anni fa esordiva così su Nintendo 3DS non come un titolo basato sulle meccaniche di caccia bensì come JRPG di stampo classico ibridato al monster tamer, con sistema di combattimento a turni e creature da allevare. Un titolo di buona fattura, che riuscì a ritagliarsi un pubblico modesto ma affezionato al punto da convincere Capcom a riprovarci.
Cinque anni dopo arrivava Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, sviluppato direttamente per Nintendo Switch e PC (e solo più recentemente arrivato anche su PlayStation 4 ed Xbox One). Un titolo in cui erano evidenti i passi avanti, ma in cui mancava ancora qualcosa per essere ricordato come più di un buon titolo. Una missione non semplice, quando si nasce all’ombra di una serie campione di incassi che ha scritto pagine di storia del gaming. Ma Capcom ha dimostrato di essere in stato di grazia in questa generazione e ha deciso di tentare l’affondo decisivo. Portando a casa un successo clamoroso: Monster Hunter Stories è diventato grande.
Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è disponibile dal 13 Marzo per PC (via Steam), Xbox Series, PlayStation 5 e Nintendo Switch 2.
Versione testata: PlayStation 5
Esame di maturità
Al netto di una lore sicuramente intrigante, c’è da dire che Monster Hunter non ha mai spinto granché sulla storia. Il fulcro della serie principale, si sa, è sempre stato in quel mix esplosivo tra l’esperienza della caccia, le infinite possibilità del combattimento, le lotte affrontate cooperando con altri giocatori e la ricerca del loot perfetto per vantare l’equipaggiamento definitivo. Monster Hunter Stories, dal canto suo, nasceva anche con l’idea di dare libero sfogo ad un potenziale narrativo inespresso dalla serie principale. Dopo gli incoraggianti segnali dei due capitoli precedenti, Twisted Reflection compie tuttavia un marcato passo avanti attingendo a piene mani dalle suggestioni tematiche delle opere di George R. R. Martin.
Azuria e Vermeil sono due regni rivali, oramai sull’orlo della distruzione reciproca. In un clima geopolitico precario, si verifica un evento ritenuto impossibile. La regina di Azuria trova un uovo di Rathalos, creatura creduta fino a quel momento estinta. Al suo interno non un unico animale, ma ben due Rathalos: un evento ancor più straordinario, tuttavia interpretato come un terribile presagio di sventura. Nei panni della progenie dei regnanti di Azuria, vi verrà affidato uno dei due wyvern e l’obiettivo di scongiurare la guerra imminente con Vermeil, cercando di scoprire la verità dietro un’oscura minaccia che rischia di consumare tutta la popolazione.

Una sceneggiatura finalmente matura, con toni adulti e tematiche importanti, che non solo rende giustizia ad un franchise da sempre focalizzato altrove, ma che sopratutto si attesta come perfetta prova di maturità per Stories. A voler fare i pignoli, c’è da dire che la storia non presenta tratti di assoluta originalità ed alcuni passaggi tendono ad essere piuttosto prevedibili. Al contempo però, Twisted Reflection riesce a costruire un intreccio che resta saldo e concreto per tutta la durata dell’avventura, trattando con garbo tematiche che spaziano dall’esistenzialismo alla predeterminazione passando per gli intrighi politici cari al già citato scrittore statunitense.
Graficamente appare di chiara evidenza il netto passo avanti compiuto dalla serie, grazie alla duttilità del RE Engine. Lo stile anime con colori saturi torna protagonista, ma lo fa con un livello di attenzione e dettaglio in precedenza inarrivabili (anche per motivi meramente tecnologici). La direzione artistica è sontuosa, così come la regia e la cura riposta all’intero comparto audio che sa alternare con la giusta misura effettistica, rumori ambientali e grandi composizioni a sottolineare gli eventi di maggior pathos. Completa una presentazione impeccabile un doppiaggio (inglese e giapponese) di valore assoluto e un adattamento italiano dei testi altrettanto valido.

Oltre i cieli dell’avventura
Twisted Reflection, senza girarci troppo attorno, può essere considerata la risposta alla domanda: cosa succederebbe ai monster tamer se beneficiassero di un trattamento da produzione tripla A? Siamo forse un pochino maliziosi nel suggerire, implicitamente, che praticamente tutti gli esponenti di questo genere non hanno mai investito così tanto in termini di risorse produttive. Ma in un panorama composto da ogni sfumatura produttiva (dal coraggioso indie al system seller che lesina sul comparto tecnico), Monster Hunter Stories 3 si è rivelato di ben altra pasta.
Centro fondamentale attorno al quale orbitano tutti i meccanismi di gameplay è la gestione dei Monstie. Ancora una volta trovare uova ed allevare le creature al loro interno è l’obiettivo di massima per creare una squadra di formidabili alleati, ma Twisted Reflection rende tutto molto più stratificato. Entrano infatti nel quadro generale la gestione degli habitat ed il rituale sciamanico.
Mentre quest’ultimo permette di alterare i geni dei propri Monstie senza limitazioni, al fine di incoraggiare la sperimentazione, la vera novità è legata agli habitat. Il loop è tanto semplice quanto brillante: le uova raccolte nelle tane sono funzionali al ripristino degli ecosistemi devastati dagli eventi della storia. Rilasciare il giusto Monstie nell’area più adatta permette di innalzare la qualità dell’habitat, generando un effetto a catena che porta alla comparsa di uova di qualità superiore dalle quali nasceranno Monstie più potenti. A questo ciclo si aggiunge inoltre il sistema dei Monstie bielementali per cui ogni creatura sviluppa un secondo gruppo elementale in base all’habitat in cui cresce. Ne deriva un ingranaggio praticamente perfetto che incoraggia il giocatore a testare le migliori combinazioni con una libertà in grado di abbracciare perfettamente gestionalità ed esplorazione.

Questo stupendo meccanismo appena descritto andrebbe infatti in crisi se non ci fosse una altrettanto adeguata fase esplorativa. Ed ovviamente Capcom ne era consapevole, ragion per cui Monster Hunter Stories 3 colpisce nel segno anche sotto questo aspetto. Anche al netto di una quantità di location non così soverchiante, le aree esplorabili sono altresì splendidamente variegate e ricche di possibilità tra dungeon, passaggi segreti, fasi platform e molto altro. Esplorare è emozionante ed estremamente divertente, grazie anche alla gestione stessa dei Monstie in questi frangenti.
In Twisted Reflection infatti si possono cavalcare le proprie creature sfruttandone le peculiari capacità di movimento. Che si tratti di librarsi nel cielo, scalare montagne o nuotare a filo d’acqua, le possibilità sono nelle mani del giocatore che può cambiare cavalcatura in tempo reale tramite apposito menù radiale. Il feeling di fluidità è impareggiabile, segnando un netto miglioramento rispetto al passato ma anche rispetto ai più blasonati competitor.

Sasso, carta, forbici, wyvern
Il sistema di combattimento di Twisted Reflection eredita l’impostazione di fondo della serie, arricchendola di molte nuove meccaniche ed opzioni strategiche.
Torna dunque la base impostata sul triangolo degli attacchi, dove Potenza batte Tecnica, Tecnica batte Velocità e Velocità batte Potenza. Il tradizionale sistema a morra cinese si interseca tuttavia con tutta una serie di stratificazioni tattiche aggiuntive di cui tener conto. Al netto della tradizionale generosa selezione di armi, abilità ed equipaggiamenti assortiti, il combatimento ruota attorno ad ulteiriori cardini portanti.
La Resistenza del party è un valore legato all’abilità delle armi equipaggiate, da usare con parsimonia nei momenti più importanti. I Monstie avversari presentano comportamenti diversificati e debolezze da dover sfruttare, soprattutto in caso di creature indomite, cristallizzate o invasive. La Barra dello Spirito è poi un indicatore proprio di ciascuna creatura alleata, anch’essa da sfruttare con attenzione al fine di non esaurirla (con la ripercussione di rendere il Monstie inutilizzabile per un turno). A seconda del danno inflitto, viene poi accumulato l’indicatore della Barra legame, che permette l’attivazione di una distruttiva mossa finale. Si tratta solo di cenni generali di un sistema articolato (e con molte più sfumature), ma tutto sommato di rapido apprendimento.

Insomma, ci sarà qualcosa che non va in Twisted Reflection? A dire la verità, davvero poco. Delle piccole sbavature in alcuni passaggi della sceneggiatura abbiamo già parlato. A questo possiamo aggiungere ulteriori osservazioni, a cercare il pelo nell’uovo. La rilevante quantità di novità rispetto a Wings of Ruin può creare, nelle fasi iniziali, qualche confusione proprio nei fan del franchise. Paradossalmente ad essere avvantaggiati sono i giocatori che si avvicineranno alla serie con questo capitolo. Un titolo che peraltro può essere liberamente fruito senza preliminari conoscenze dei precedenti capitoli.
Sempre nel paragone con Wings of Ruin, c’è da segnalare l’assenza della modalità multiplayer apprezzata a suo tempo. Personalmente e con estrema trasparenza, non ne abbiamo sentito la mancanza visto il livello qualitativo raggiunto da Twisted Reflection. E possiamo immaginare che sia una scelta che abbia pagato, a ragion veduta. Ma comprendiamo che c’è chi potrebbe sentirne la mancanza.

Commento finale
Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection rappresenta il culmine di una mirabile parabola, sulla quale pochi avrebbero scommesso alla sua origine quasi dieci anni fa. Capcom compie l’ennesimo prodigio all’interno di una generazione videoludica da incorniciare, portando una serie spin-off nata dalla costola di una IP di successo alle soglie della pura eccellenza. Un JRPG sontuoso, tanto maturo nella narrazione quanto stratificato e soddisfacente nel gameplay, che si candida già da adesso tra le migliori produzioni del 2026. Non sappiamo cosa riserverà il futuro a questa serie, ma una cosa è certa: perdere questa avventura sarebbe un errore grande quanto un Rathalos.






