Durante la Gamescom 2026 abbiamo avuto modo di addentrarci nell’universo di EXODUS, titolo sviluppato da Archetype Entertainment (studio formato da veterani provenienti da realtà come BioWare, Naughty Dog, 343 Industries e Blizzard). Il provato del nuovo action RPG sci-fi conferma una produzione ambiziosa, costruita attorno a un sistema di combattimento dinamico, a scelte narrative dalle conseguenze generazionali e a un universo fantascientifico tanto affascinante quanto imprevedibile. L’occasione è stata particolarmente importante anche per il pubblico: durante la Opening Night Live, il team ha confermato la data di uscita del gioco, fissata al 7 aprile 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Steam ed Epic Games Store.
Il nuovo trailer ha inoltre permesso di conoscere meglio Salt, una delle compagne più originali dell’intera produzione: un polpo Risvegliato, mercenaria e cacciatrice di taglie, capace di pilotare un mech da combattimento. Ma dietro l’apparente eccentricità del concept si nasconde un personaggio che sembra incarnare perfettamente la filosofia di EXODUS: un gioco interessato a raccontare il futuro dell’umanità attraverso incontri improbabili, culture lontane e relazioni capaci di sopravvivere – o soccombere – al passare del tempo.
Un futuro lontano 40.000 anni
EXODUS è ambientato circa 40.000 anni nel futuro, in una galassia dove l’umanità ha abbandonato una Terra morente per stabilirsi nell’Ammasso di Centauri. Il protagonista è Jun Aslan, un giovane recuperatore di rottami che eredita il titolo di Traveler e viene coinvolto in una missione molto più grande delle sue aspettative.
La sua casa, la luna Lidon, è minacciata dalla Rot, un misterioso fenomeno legato alla tecnologia Celestiale che degrada lentamente il mondo e le sue infrastrutture. Per trovare una possibile cura, Jun dovrà esplorare rovine aliene, recuperare antiche tecnologie e confrontarsi con i Celestiali: una forma evoluta dell’umanità, trasformata da millenni di sviluppo, selezione e dilatazione temporale in qualcosa di ormai quasi irriconoscibile.
L’idea non è quella di proporre una semplice guerra tra umani e alieni. I Celestiali sono infatti i discendenti di coloro che hanno seguito i cosiddetti Green Signals, raggiunto il sistema di Centauri e sviluppato società, corpi e culture completamente differenti. Alcuni gruppi, come i Crown Celestials, hanno trasformato il combattimento in una forma d’arte; altri, come i Mara Yama, sono predatori interessati a raccogliere ricordi ed emozioni.
Questa impostazione offre ad Archetype un terreno ideale per costruire un universo stratificato, nel quale l’umanità non è necessariamente la specie dominante, ma piuttosto una civiltà fragile, tecnologicamente arretrata e costretta a sopravvivere sfruttando ciò che riesce a recuperare.
Salt, il polpo dentro il mech
La vera protagonista del nuovo trailer è Salt. Il personaggio è un’Awakened, ovvero un animale dotato di autocoscienza e intelligenza comparabile a quella umana. Nel mondo di EXODUS gli Awakened non sono semplici mascotte o creature da accompagnamento: fanno parte della società, lavorano come mercanti, medici e soldati, e possono diventare veri membri dell’equipaggio.

Salt combatte attraverso un mech specializzato e svolge principalmente il ruolo di cecchino. Le sue caratteristiche principali sono:
- Attacchi di precisione a lunga distanza.
- Rapide manovre evasive.
- Schermate di inchiostro capaci di confondere e disorientare i nemici.
- Supporto tattico durante gli scontri più affollati.
Il contrasto tra la natura biologica di Salt e la pesante struttura meccanica che pilota è uno degli elementi più riusciti dell’identità visiva del gioco. Archetype non sembra utilizzare il concept soltanto come elemento comico: il mech diventa infatti un’estensione del personaggio, ne definisce il ruolo tattico e permette a Salt di muoversi sul campo di battaglia con una precisa personalità.
Dal trailer mostrato alla ONL, si evince anche il rapporto tra Salt e Jun. I due provengono da mondi molto diversi, ma si ritrovano a combattere fianco a fianco contro un nemico comune. Il tema della casa – ciò che resta da proteggere dopo aver viaggiato tra le stelle – sembra essere alla base della loro relazione.

La presenza di Salt suggerisce inoltre che EXODUS voglia costruire compagni riconoscibili non soltanto per il loro aspetto, ma anche per il modo in cui modificano il ritmo degli scontri. Un personaggio come Salt dovrebbe spingere il giocatore a mantenere la distanza, creare aperture e sfruttare il disorientamento degli avversari prima di intervenire direttamente con Jun.
Emrys e il ruolo dei compagni
Salt non è l’unica presenza: Emrys, membro dei Deva, è una misteriosa specie Celestiale definita dalla presenza di molteplici coscienze.
In combattimento Emrys svolge un ruolo prevalentemente di supporto. Utilizza i Remnant Orbs per drenare energia dai nemici e indebolirli, quindi converte il potere sottratto in una forma di protezione per Jun. È un’abilità che sembra collegare in modo diretto attacco e difesa: più efficacemente Emrys riesce a destabilizzare gli avversari, maggiore sarà il vantaggio ottenuto dalla squadra.
Il sistema dei compagni appare quindi pensato per avere un impatto concreto sul gameplay. Archetype ha già presentato figure molto diverse tra loro: Tom Vargas, ex Traveler segnato dalla perdita della moglie; Elise Charroux, mercenaria e pilota di mech; Suliman: compagno di squadra e operativo d’élite della Dinastia Tenjin (riservato, ricco e molto pericoloso, vive a metà tra il mondo umano e quello dei Risvegliati (Awakened); Phaedra Nath, xeno-archeologa affetta da una malattia Celestiale; Houston, un lupo Risvegliato cresciuto insieme a Jun; e C.C. Orlev, misterioso personaggio interpretato da Matthew McConaughey. Il duo Elise-Suliman (come anticipato), ci ha accompagnato per tutta la durata della demo alla Gamescom di Colonia.
Questa varietà è importante perché EXODUS sembra voler legare il combattimento alla caratterizzazione narrativa. La scelta di chi portare in missione non dovrebbe servire soltanto a coprire un determinato ruolo tattico, ma anche a modificare il modo in cui Jun affronta gli eventi e interpreta le conseguenze delle proprie decisioni.
A questo, si aggiungono una serie di possibili incontri, come quello che abbiamo avuto con la rana 42C che – oltre ad ascoltare musica potente – ha una personalità che definire sopra le righe è davvero riduttivo. O ancora, il Constructor Consultant che ha invece messo alla prova la nostra capacità di giudizio. Nello specifico: decidere se fosse “una semplice macchina” o qualcosa di più dotata di nome. Addirittura, l’incontro si è concluso con una negoziazione. In termini di scelte di dialogo, a seconda di cosa si andrà a selezionare, ovviamente l’interazione cambierà.
Il combattimento tra armi e tecnologia aliena
Il provato ci ha dato modo di scoprire che EXODUS è un action RPG in terza persona fortemente orientato alla mobilità. Gli scontri non sembrano basarsi esclusivamente sulla copertura o sulla potenza di fuoco: il giocatore dovrà alternare armi, abilità speciali, tecnologia Celestiale, capacità dei propri compagni e stealth.
Jun può contare su un arsenale modulare, abbiamo provato alcune armi come: Recycler, un’arma capace di cambiare configurazione in base alla distanza e al tipo di minaccia. Repeater è pensata per il combattimento a medio raggio grazie alla sua rapidità, Specter per gli attacchi sempre a distanza ma silenziosi, Piercer che funge da fucile di precisione semi-automatico utilissimo contro i punti deboli dei nemici.
A questo si aggiunge il Gauntlet, uno strumento che si evolve grazie alla tecnologia recuperata durante le spedizioni e la possibilità di craftare munizioni e medikit.
Tra le abilità disponibili, troviamo:
- Erupt, utile per scagliare i nemici e manipolare alcune strutture del terreno o per aprirsi percorsi apparentemente inaccessibili.
- Lance, pensata per gli attacchi perforanti e per rimuovere gli ostacoli generati dalla Rot.
- Precognition, che consente di individuare o evidenziare le posizioni avversarie così come i segreti.
- Scramble Cloak, una forma di occultamento utile per aggirare le minacce.
- Sonic Lure, capace di attirare i nemici in una zona specifica.
- Petrify, che come dice il nome serve a pietrificare i nemici e gli elementi che vanno per l’appunto pietrificati come ad esempio Laser Driver in modo tale da bloccare il relativo raggio di energia e utilissima anche contro i boss come il Captain Irina Bruin finale della demo.
La sensazione è quella di un sistema progettato per premiare l’adattamento. Un avversario corazzato, un gruppo numeroso o una creatura particolarmente aggressiva richiederanno approcci differenti, soprattutto quando le risorse saranno limitate e il terreno non offrirà una posizione sicura.
Il gioco sembra voler evitare la rigidità di un sistema basato su un’unica arma dominante. La possibilità di combinare il kit di Jun con le abilità dei compagni – nel nostro caso Elise e Suliman – dovrebbe invece incoraggiare la costruzione di una squadra adatta alla situazione, più che la semplice ricerca della configurazione con il maggior danno possibile.
La dilatazione temporale come cuore dell’avventura
L’elemento più interessante di EXODUS rimane però la dilatazione temporale causata dai viaggi a velocità prossime a quella della luce.
Per Jun, una missione può durare pochi giorni o alcune settimane. Nel frattempo, sul pianeta lasciato alle spalle possono trascorrere mesi, anni o persino decenni. Il ritorno alla base non rappresenta quindi una semplice pausa tra una missione e l’altra: significa ritrovare un luogo trasformato, con persone invecchiate, relazioni cambiate e decisioni ormai impossibili da correggere.newsroom.
È una meccanica che ricorda, per certi versi, il modo in cui Interstellar ha rappresentato il rapporto tra viaggio spaziale e tempo terrestre, ma in EXODUS dovrebbe assumere una funzione interattiva. Le scelte compiute dal giocatore non producono sempre conseguenze immediate. Alcune potrebbero manifestarsi soltanto dopo un successivo viaggio, quando la situazione politica o sociale di Lidon sarà ormai completamente diversa.
È proprio questa struttura a rendere EXODUS potenzialmente diverso da molti RPG fantascientifici contemporanei. Le scelte non sembrano essere pensate soltanto come biforcazioni narrative, ma come eventi capaci di modificare il contesto in cui il giocatore si ritroverà a operare. Ogni partenza potrebbe diventare una scommessa: quale versione del proprio mondo troveremo al ritorno?
Un universo da scoprire
Il materiale mostrato finora alterna ambientazioni molto diverse. Da una parte c’è Persepolis, il principale centro abitato di Lidon, dove umani e Awakened convivono all’interno di una società complessa. Dall’altra ci sono pianeti ostili come Tsang, caratterizzati da laghi sulfurei, architetture antiche, fauna pericolosa e tracce di una storia che sembra essere direttamente collegata alle origini della Rot.
Durante il provato alla Gamescom, l’attenzione è stata rivolta anche a Khonsu, una piattaforma orbitale popolata da rane Awakened. Il dettaglio è significativo perché mostra quanto Archetype voglia spingersi oltre l’immaginario fantascientifico più convenzionale: EXODUS non presenta soltanto pianeti alieni e tecnologie incomprensibili, ma anche comunità in cui l’evoluzione artificiale degli animali ha prodotto nuovi equilibri sociali.
La componente esplorativa sembra costruita intorno alla ricerca di rovine Celestiali, al recupero di Remnant e all’interazione con fazioni e creature differenti. Non tutti gli esseri incontrati saranno necessariamente nemici: alcune forme di vita sono state progettate dai Celestiali per sopravvivere su mondi tossici o devastati e potrebbero diventare strumenti essenziali per attraversare determinati ambienti.
Questa attenzione alla costruzione dell’universo potrebbe diventare uno dei punti di forza dell’esperienza. Il gioco non si limita a raccontare una nuova guerra spaziale, ma prova a suggerire un passato remoto, nel quale l’umanità ha già attraversato molte trasformazioni prima di arrivare alla situazione attuale.
Le aspettative verso il lancio
EXODUS ha davanti a sé una sfida importante. Il progetto richiama inevitabilmente l’eredità dei grandi RPG narrativi occidentali, soprattutto per la presenza di un equipaggio eterogeneo, di dialoghi ramificati e di decisioni capaci di modificare il futuro. Tuttavia, il gioco dovrà dimostrare di possedere una propria identità, evitando di essere percepito soltanto come un erede spirituale di Mass Effect.
Il provato ha evidenziato una produzione ricca di idee: un combattimento in terza persona costruito sulla combinazione tra armi e abilità, compagni con ruoli differenti, una mitologia fantascientifica elaborata e una meccanica temporale che potrebbe influenzare profondamente la struttura narrativa.
Il rischio principale riguarda l’equilibrio tra tutte queste componenti. Un sistema di Time Dilation troppo superficiale finirebbe per ridursi a un semplice espediente narrativo; compagni troppo simili tra loro potrebbero indebolire il senso di scelta; un universo eccessivamente denso rischierebbe invece di soffocare il ritmo dell’avventura.
Per il momento, però, Archetype Entertainment sembra avere una direzione chiara. EXODUS vuole raccontare il viaggio di Jun non soltanto come una missione per salvare l’umanità, ma come una serie di separazioni, ritorni e conseguenze impossibili da annullare. E in questo contesto Salt – un polpo cecchino dentro un mech – non è una semplice stranezza promozionale, ma il simbolo di un gioco che sembra voler costruire la propria identità proprio attraverso l’incontro tra elementi apparentemente inconciliabili.
EXODUS sarà disponibile dal 7 aprile 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Steam ed Epic Games Store. Il gioco è già disponibile per il wishlist sulle principali piattaforme.




