Recensione Kiwi Ears x B_Media: IEM budget ma tanta qualità

Se siete da poco rientrati dalle vacanze di sicuro vi sarete resi conto che uscire a mangiare una pizza in una località turistica, è oggi diventato un lusso. Cosa c’entra questo con gli auricolari IEM di cui stiamo per parlarvi? Beh se ci pensate, oggi finalmente possiamo permetterci una esperienza audio di altissima qualità, al prezzo di una pizza. Kiwi Ears ha infatti presentato un prodotto molto interessante realizzato in collaborazionec on B-Media, al secolo Axel Bostrom, recensore che negli ultimi anni si è costruito una reputazione solida proprio nel segmento entry-level grazie a un approccio pragmatico e poco incline agli entusiasmi di facciata. Il risultato sono le Kiwi Ears Chorus, auricolari a driver dinamico singolo che si inseriscono nella gamma budget del produttore cinese, accanto a modelli come Cadenza II e Melody, ma con un’identità sonora pensata esplicitamente per l’ascolto quotidiano più che per la caccia al dettaglio tecnico fine a se stesso.

Le Chorus arrivano sul mercato in più varianti: quella standard con connettore 2-pin parte da 39,99 euro, sale a 41,99 con microfono in linea, mentre la versione USB-C con DAC integrato, microfono e correzione parametrica (PEQ) tocca i 44,99 euro. Tutti prezzi, come dicevamo, abbondantemente sotto il costo di una cena per due a base di pizza (e no non parliamo della famigerata pizza di Briatore).

Costruzione e comfort

Il guscio, in resina leggera con placca frontale in lega metallica lavorata a CNC, adotta una forma compatta ispirata al precedente Belle, con una pinna di stabilizzazione che aiuta l’ancoraggio nella conca superiore dell’orecchio. La placca reca il logo commemorativo della collaborazione con B_Media, un dettaglio estetico che eleva la percezione di un prodotto altrimenti anonimo nella sua fascia. Il design semi-aperto, con foro di sfiato sulla placca, migliora il comfort nelle sessioni lunghe riducendo l’effetto “tappo” tipico degli IEM completamente sigillati, ma è anche il motivo per cui l’isolamento acustico resta modesto: adatto alla scrivania, a una passeggiata o a un treno silenzioso, meno indicato per un aereo o un ambiente rumoroso.

CaratteristicaKiwi Ears ChorusMoondrop Chu II7Hz Zero:2Kiwi Ears Cadenza II
Driver1x dinamico 10mm DLC1x dinamico1x dinamico PU-metallo1x dinamico
Prezzo indicativo39,99–44,99 $~20 $~25 $~35 $
Firma sonoraCalda, bilanciata, sub-bass marcatoNeutra con lieve caloreNeutra con enfasi sub-bassNeutra musicale
Elemento distintivoCavo USB-C con DAC/DSP e PEQ integrataRapporto qualità-prezzo, cavo removibileTuning firmato CrinacleTimbrica naturale, cavo removibile

Il driver: un diaframma DLC per un unico dinamico

Negli auricolari Kiwi Ears x B_Media batte un trasduttore dinamico da 10 millimetri con diaframma in DLC, Diamond-Like Carbon, montato in una configurazione a doppio magnete e doppia camera. Si tratta di una scelta ingegneristica precisa: il rivestimento DLC è un composito polimerico trattato con un film di carbonio amorfo che imita, a livello di comportamento meccanico, alcune proprietà del diamante cristallino senza condividerne la struttura reticolare. Il vantaggio pratico è un rapporto rigidità-peso molto favorevole, che permette al diaframma di muoversi con maggiore precisione e di smorzare più rapidamente le vibrazioni parassite, riducendo la distorsione da risonanza soprattutto alle frequenze più alte. Kiwi Ears dichiara una distorsione armonica totale inferiore allo 0,1% a 1 kHz con una risposta di fase sostanzialmente lineare, e all’ascolto la pulizia del segnale si percepisce davvero, con un livello di controllo non scontato a questo prezzo.

L’impedenza è di 32 ohm con una sensibilità dichiarata di circa 103 dB, quindi un carico facilmente pilotabile anche da un semplice output di smartphone, senza bisogno di amplificazione dedicata.

Armonie e dissonanze: la firma sonora

La costruzione acustica pensata da Bostrom punta su una firma calda e bilanciata, lontana sia dal V-shape aggressivo tipico di molti IEM da gaming sia dalla neutralità algida che spesso caratterizza i modelli “misurati al millimetro”. Il sub-bass ha un impatto notevole, quasi da subwoofer in miniatura, merito anche dello sfiato generoso nel guscio che libera pressione e apre la scena, pur sacrificando un po’ di isolamento passivo. I medi sono la vera area di lavoro: vellutati, con un picco pinna intorno ai 3 kHz calibrato per seguire da vicino la risposta naturale del padiglione auricolare, così da restituire voci e chitarre con una presenza che raramente trovo in questa fascia. Gli alti seguono un decadimento più lento, una scelta di tuning che privilegia la morbidezza e riduce l’affaticamento nell’ascolto prolungato, a scapito però di un’estensione e di un’ariosità che gli ascoltatori più esigenti percepiranno come un limite tecnico piuttosto che come un compromesso stilistico.

Il rovescio della medaglia di questa impostazione calda è un mid-bass che in certi passaggi tende a invadere leggermente il registro medio-basso, ammorbidendo la separazione strumentale nei brani più densi. La scena sonora resta piuttosto intima, e la risoluzione dei dettagli si attesta su livelli nella media del segmento, senza velleità di competere con configurazioni ibride o multi-driver di fascia superiore. È il prezzo, letteralmente, di una scelta progettuale che privilegia la musicalità sopra la resa analitica.

Il ritornello USB-C: quando il DSP arriva nel budget

Sulla carta, l’elemento più interessante dei Kiwi Ears x B_Media è la variante USB-C, che integra un DAC e un modulo DSP capaci di memorizzare una curva di equalizzazione parametrica direttamente sul dispositivo, la stessa tecnologia che ritroviamo sul cavo Terras di Kiwi Ears. Non ho potuto testare direttamente questa configurazione, quindi mi limito a riportarla come dato di specifica: in teoria un singolo filtro applicato in fase di configurazione dovrebbe correggere l’eccesso di mid-bass di cui parlavo sopra, restituendo un bilanciamento più controllato senza ricorrere ad app di terze parti a ogni ascolto.

Quello che ho verificato di persona è invece l’accoppiata Chorus con il cavo Terras, l’upgrade cable in rame monocristallino 4N firmato sempre da Kiwi Ears e B_Media. Al netto dello scetticismo che di solito riservo ai cavi “magici”, il salto è stato percettibile: bassi leggermente più pieni e una gamma alta più distesa, con un guadagno complessivo in coerenza timbrica che non mi aspettavo da un semplice cambio di conduttore. È un cambiamento sottile, non certo uno stravolgimento della firma sonora, e credo si noti soprattutto perché il cavo stock del Chorus, pur dignitoso, non è tra i migliori della sua fascia. Resta comunque un upgrade che consiglio, se non altro per la coerenza timbrica che regala all’ascolto prolungato.

Commento finale

Kiwi Ears x B_Media non è il santo graal degli IEM, non si confronta con i prodotti più prestigiosi della compagnia, che nel settore sa decisamente il fatto suo, nè cerca di vincere la guerra delle specifiche contro la concorrenza cinese più agguerrita. Kiwi Ears e B_Media hanno costruito un prodotto che si rivolge all’ascoltatore che vuole infilare un paio di auricolari comodi, versatili e piacevoli senza dover studiare un grafico di risposta in frequenza prima dell’acquisto. La variante USB-C, con il suo DAC e la sua correzione parametrica integrata, è probabilmente l’argomento di vendita più solido dell’intero pacchetto, e l’upgrade al cavo Terras, che ho potuto verificare personalmente, conferma che Kiwi Ears ha pensato l’intero ecosistema attorno al Chorus con coerenza. Chi cerca invece dettaglio chirurgico, palcoscenico sonoro espanso o un’isolazione da usare in metropolitana affollata, farà bene a guardare altrove e ad aumentare un po’ il suo budget. Per tutti gli altri, Chorus canta la sua parte con più garbo che ambizione, e in una fascia di prezzo dove l’ambizione spesso si traduce in stridore, non è affatto un difetto.

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Kiwi Ears Chorus


Il Chorus non è il santo graal degli IEM, non si confronta con i prodotti più prestigiosi della compagnia, che nel settore sa decisamente il fatto suo, nè cerca di vincere la guerra delle specifiche contro la concorrenza cinese più agguerrita. Kiwi Ears e B_Media hanno costruito un prodotto che si rivolge all'ascoltatore che vuole infilare un paio di auricolari comodi, versatili e piacevoli senza dover studiare un grafico di risposta in frequenza prima dell'acquisto. La variante USB-C, con il suo DAC e la sua correzione parametrica integrata, è probabilmente l'argomento di vendita più solido dell'intero pacchetto, e l'upgrade al cavo Terras, che ho potuto verificare personalmente, conferma che Kiwi Ears ha pensato l'intero ecosistema attorno al Chorus con coerenza. Chi cerca invece dettaglio chirurgico, palcoscenico sonoro espanso o un'isolazione da usare in metropolitana affollata, farà bene a guardare altrove e ad aumentare un po' il suo budget. Per tutti gli altri, Chorus canta la sua parte con più garbo che ambizione, e in una fascia di prezzo dove l'ambizione spesso si traduce in stridore, non è affatto un difetto.

PRO

Bassi profondi e di buona qualità con impatto controllato | Medi vellutati e naturali, ottimi per voci e chitarre | Variante USB-C con DAC e PEQ integrata, rara a questo prezzo | Costruzione solida con placca CNC e cavo di buona qualità | Comfort elevato grazie al design semi-aperto

CONTRO

Dettaglio e immagine stereo nella media, non ai vertici del segmento | Isolamento passivo debole per via dello sfiato | Mid-bass che occasionalmente invade i medi-bassi senza EQ | Nessuna custodia rigida inclusa
Arturo D'Apuzzo
Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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