Quando abbiamo avviato per la prima volta Nioh 3, una consapevolezza ha preso sostanza nelle nostre menti. Sono passati quasi sei anni pieni da quando Nioh 2 esordiva su PlayStation 4. Un titolo divenuto fondamentale crocevia per le fortune di Team Ninja, che proveniva da una decade prolifica ma non esattamente esaltante a metà tra timide iterazioni inedite di storiche IP proprietarie ed audaci ma controverse collaborazioni. Fu proprio il primo Nioh, rilasciato nel 2017, a segnare un cambio di marcia per lo studio giapponese. Il soulslike nato dopo un difficoltoso periodo di sviluppo durato tredici anni era riuscito a ritagliarsi con merito un vasto apprezzamento di pubblico e critica, portando nel 2020 ad un Nioh 2 ancor più ricco ed esaltante.
Da quel momento, Team Ninja ha visto il proprio output produttivo volgere verso meno progetti ma di spessore superiore, uniti da un minimo comune multiplo: esplorare ed approfondire la grammatica dei combat system melee. Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin, Wo Long: Fallen Dynasty e Rise of the Rōnin hanno contribuito, ciascuno per determinati aspetti, ad aumentare le consapevolezze del team di sviluppo al contempo sperimentando con soluzioni alternative e progetti progressivamente di più ampio respiro. Senza tralasciare, al contempo, la cura dell’anima più action del team di sviluppo con il ritorno in pochi mesi di Ninja Gaiden 2 Black e Ninja Gaiden 4. Nioh 3 giunge dunque ad ideale coronamento di un lungo percorso di ricerca e sviluppo, nel quale gli sviluppatori sono riusciti a traslare le migliori caratteristiche del franchise a più marcate contaminazioni action ed open world. Senza perdere di vista l’identità del loro soulslike di successo.
Nioh 3 è disponibile dal 6 Febbraio per PC (via Steam) e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Ci vediamo nel futuro… vuoi dire nel passato?
Anno 1622. Tokugawa Takechiyo è alle soglie della successione nello shogunato Tokugawa ed il cerimoniale rituale è oramai alle porte. La situazione tuttavia precipita quando il castello di Edo viene sconvolto da un improvviso attacco da parte degli yokai, malevole creature soprannaturali. La fuga di Takechiyo viene bruscamente interrotta tuttavia da una sconvolgente rivelazione: suo fratello minore Kuminatsu ha ceduto all’odio ed all’invidia nei confronti della posizione di Takechiyo, cospirando contro di lui ed alleandosi con una forza oscura. Quando tutto sembra perduto ed il destino del clan Tokugawa segnato, lo spirito guardiano di Takechiyo, Kusanagi, lo strappa ad un destino mortale riportandolo indietro nel tempo. Inizierà un viaggio impegnativo alla ricerca del potere necessario per salvare il proprio nascente shogunato.

Se il primo Nioh aveva messo i giocatori nei panni del gaijin William Adams nel 1600 (ai tempi del primo shogun della casata Tokugawa), mentre Nioh 2 aveva portato indietro le lancette al tardo 1500 con un diverso protagonista, il nuovo capitolo torna a giocare nuovamente con il fluire del tempo. Sfruttando motivazioni di sceneggiatura, Nioh 3 porta Takechiyo a ripercorrere non solo l’inizio del periodo Edo ma anche i periodi Sengoku, Heian e Bakumatsu. Incrociando contestualmente il cammino con figure storiche alleate ed avversarie. Uno stratagemma che ha permesso agli sviluppatori di preservare un leitmotiv narrativo caro al franchise, con il merito tuttavia di aver messo in piedi una storia molto più godibile rispetto al passato. Nioh 3 racconta le proprie vicende in maniera più coesa rispetto al passato, non solo dal punto di vista dell’intreccio ma anche sul versante della presentazione generale del cast.
Al tempo stesso, gli sviluppatori si sono impegnati nel rendere visivamente più ricco il nuovo capitolo della serie. I passi avanti rispetto al predecessore sono evidenti, complice anche una ottimizzazione che tende ad essere perlopiù puntuale anche nelle situazioni più concitate e visivamente straripanti. Qualche imbarazzo sporadico c’è, ma nulla che non sia già stato visto al lancio degli altri episodi. Animazioni (fisiche e facciali) ed effettistiche regalano un prodotto gagliardo da ammirare, anche se il colpo d’occhio generale in alcune situazioni tende a “sporcarsi”. Complici probabilmente taluni accostamenti cromatici che mal si declinano con le esposizioni luminose, l’immagine appare impastata e meno definita di quello che effettivamente è.

L’onore del samurai
Arrivati al terzo capitolo di una saga capace di distinguersi nel variegato panorama dei soulslike, la domanda principale dei fan ruota tuttavia tutta attorno a quali novità presenta Nioh 3. Su questo versante, il Team Ninja è riuscito a sintetizzarvi tutte le esperienze raccolte dai lavori più recenti dello studio.
Strutturalmente, la novità principale è l’abbandono della tendenziale linearità dei predecessori con la perdita dell’elenco di location e missioni in favore di macro aree liberamente esplorabili. Strizzando l’occhio ad Elden Ring ma recuperando più propriamente la lezione più contenuta di Rise of the Rōnin, Nioh 3 permette ai giocatori di avventurarsi in regioni dense e verticalizzate ricche di punti di interesse, nemici, potenziamenti e segreti da scovare. Curiosità e capacità di osservazione sono sempre premiate ed incentivate, trovando il loro maggiore baluardo nei Crogioli. Si tratta di veri e propri regni oscuri contaminati dalle malevole forze yokai, che Takechiyo dovrà liberare affrontandone le armate in sfide progressivamente più impegnative sotto condizioni particolari.

La quantità complessiva di contenuti è enorme e non deve stupire che la demo pubblica rilasciata arrivi a toccare anche le 15/20 ore complessive. Definire infatti Nioh 3 come generoso è un vago eufemismo. Straripante e strabordante, sarebbero descrizioni più consone. Porsi come obiettivo il completamento integrale del titolo sarà in grado di aprire le porte ad un’avventura da snocciolare in qualche centinaia di ore. Un peccato però che si senta, in modo a tratti marcato, il riciclo di assets dai precedenti episodi. Non solo armi, abilità e nemici ordinari ma anche alcuni boss si ripropongono in Nioh 3. A volte come omaggi al percorso oramai ventennale della serie (incredibile a pensarci), altre come evidenti escamotage per arricchire di contenuti il titolo. Anche al costo di una sensazione inevitabile di “già visto”.
Ma come si può sostenere una quantità così soverchiante sul versante della longevità senza un’adeguata profondità del sistema di progressione e di combatttimento? Non si può, logicamente. Per fortuna, Nioh 3 traccia un nuovo percorso per il franchise. E lo fa sommando al gameplay del secondo capitolo la mobilità di Wo Long: Fallen Dynasty. Ma anche l’approfondimento delle stances di Stranger of Paradise ed il meccanismo di deviazione di Rise of the Rōnin. Il risultato è un sistema di combattimento che si basa sull’alternanza in tempo reale di due stili distinti. Da un lato la modalità Samurai, dall’altro quella Ninja.

L’agilità del ninja
Vogliamo essere molto chiari: il sistema di combattimento di Nioh 3 è godurioso e spettacolare. Ma altresì piuttosto impegnativo per i novizi.
Nioh 3 remixa i fondamentali del franchise, ridistribuendo armi ed abilità nei due stili presenti, legandoli al contempo a specificità peculiari. Il Samurai, ad esempio, si basa sul Ritmo Ki per riempire velocemente la stamina ed impedire agli yokai di prendere il sopravvento con buff ad area. Il Ninja, dal canto suo, sfrutta un’agilità enormente superiore. Riflessi felini grazie ai quali è possibile tempestare di attacchi gli avversari e sfuggire ai loro contraccolpi. Rinunciando tuttavia proprio alla possibilità di sfruttare il Ritmo Ki. Il Samurai predige uno stile di gioco classico, sfruttando parate e contrattacchi micidiali. Il Ninja invece si sbizzarrisce in attacchi aerei, juggle acrobatiche e l’utilizzo di letali strumenti a distanza. Al tempo stesso, taluni colpi avversari possono essere respinti solo da uno switch al tempo giusto dei due stili. Una meccanica che incentiva ulteriormente, di fatto, una costante alternanza tra attacchi, abilità e stili.

E fidatevi quando vi diciamo che, da un punto di vista squisitamente ludico, Nioh 3 potrebbe essere uno degli anelli mancanti tra il soulslike e l’action puro. Grazie non solo ad una rapidità ed un ritmo eccezionali. Ma anche e soprattutto per una enorme profondità di personalizzazione. Ed una altrettanto imponente quantità di scalabilità in termini di combinazioni ed alternanze di abilità. In alcuni frangenti ci è sembrato davvero che l’unico limite fosse la fantasia o semplicemente la rapidità di esecuzione degli input giusti al momento giusto.
Tutto stupendo insomma, ma come si declinano questi elementi con la difficoltà generale del titolo? Come ogni buon fan della serie saprà bene, Nioh non è tradizionalmente un titolo accomodante. Richiede un certo impegno per superare le sfide che pone dinanzi ai giocatori. Al tempo stesso, è altrettanto risaputo che qualsiasi ostacolo può essere superato. Non solo con l’abilità di combattimento, ma anche con un’adeguata preparazione ed una build ad hoc. L’elevata personalizzazione concessa in Nioh 3 aumenta esponenzialmente i modi per alterare il bilanciamento generale, creando layout estremamente performanti se non spudoratamente rotti. Croce e delizia che dunque si riconferma con il terzo capitolo della serie. Più che proporre un bilanciamento perfetto in sé e per sé, Nioh 3 si crogiola nel mare magno di possibilità offerte al pubblico. Soprattutto ai più smaliziati.

Commento finale
Nioh 3 si è rivelata la massima espressione del franchise firmato da Team Ninja. Un prodotto che conserva tutte le caratteristiche identitarie della serie ma che eleva ogni sua componente all’ennesima potenza. Un combat system ancora più scattante e profondo si unisce ad una sceneggiatura intrigante, all’interno di una nuova dimensione che abbandona la linearità del passato in favore di un approccio basato sulla libertà esplorativa di ampie aree ricche di tesori, segreti ed avversari. Alcuni giocatori potrebbero rimanere spiazzati (addirittura, intimiditi) dalla vastità delle possibilità ludiche offerte, altri potrebbero lamentare la riproposizione di alcuni contenuti dai precedenti capitoli della serie, taluni potrebbero restare delusi da una presentazione visiva che talvolta si fa meno pulita di quanto atteso. Tuttavia e ad ogni buon conto, il nuovo Nioh è nientemeno che un colosso in grado di fagocitare i giocatori per un numero gargantuesco di ore di divertimento e combattimenti all’ultimo sangue.






