Recensione Persona 5 Strikers

Versione testata: PS4/PS5

L’amore, quello vero, è un qualcosa impossibile da spiegare. E non parliamo per forza di cose di amore inteso come legame tra due essere umani.

Vi è mai capitato di affezionarvi così tanto ad un prodotto di intrattenimento tanto da sentirvi realmente “vicini” ai suoi protagonisti? Ebbene al sottoscritto più di una volta, in barba a tutti i luoghi comuni e all’età che avanza.

Diverse opere, che siano videoludiche, d’animazione giapponese, televisive o cinematografiche, hanno lasciato nella mente e nel cuore di chi vi scrive una traccia ben precisa. Manco a dirlo, tra queste spicca Persona 5, l’ultimo capitolo del brand targato Atlus divenuto in Italia sempre più famoso e apprezzato.

Lo ammettiamo: staccarsi da Persona 5 e dalle sue mirabolanti avventure, ma soprattutto dai suoi splendidi interpreti, è stata una delle imprese più ardue della nostra vita videoludica.

Di conseguenza, quando Atlus ha annunciato l’arrivo di un capitolo sequel dell’opera, il nostro cuore si è fermato. Ciò è successo nonostante alcune importanti differenze a livello strettamente ludico. Tornare nei panni di Joker, Skull, Panther, Mona e tutti gli altri, ma con un musou? Sembrava qualcosa di impossibile anche soltanto da immaginare, ma in realtà è esattamente ciò che è accaduto.

Persona 5 Strikers è esattamente ciò che abbiamo descritto poco sopra. Parliamo di un musou legato indissolubilmente alle atmosfere e allo stile di Persona 5. Il genere di appartenenza diventa poi a tutti gli effetti un tassello imprescindibile dell’immaginario coniato da Atlus.

Onestamente però, la domanda che tutti quanti ci siamo posti è sicuramente questa: può Persona 5 funzionare nelle vesti di un musou? La risposta è, incredibilmente, sì. Persona 5 Strikers vince e convince su quasi tutta la linea. Dimostra infatti sin dalle primissime battute di non avere nulla da invidiare ai capitoli principali della saga.

Si torna al Leblanc!

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in apertura, Persona 5 Strikers è a tutti gli effetti un sequel diretto del capitolo originale. Le vicende narrate dallo spinoff in salsa musou sono infatti ambientate cronologicamente dopo la conclusione della storia originale. A distanza di circa quattro mesi dalla sua partenza, Joker fa ritorno in città, pronto a partire per una nuova avventura insieme ai suoi amici. L’obiettivo? Passare insieme le vacanze estive e divertirsi, finalmente, in maniera genuina e spensierata.

Sfortunatamente, però, per i Phantom Thieves le cose sono destinate a prendere una piega ben diversa da quanto immaginato e desiderato. Dopo aver fatto, casualmente, la conoscenza di Alice, una delle idol in maggiore ascesa del momento, Joker, Skull, Morgana e tutti gli altri sono costretti a scontrarsi con la dura realtà: il Metaverso è ancora lì fuori.

Tramite l’utilizzo di una nuova e famosissima app, chiamata EMMA, i protagonisti si ritrovano catapultati in una dimensione alternativa del mondo reale, con tutto ciò che ne consegue a livello narrativo. Così come nel capitolo originale, essi sono costretti a scontrarsi con una versione distorta di alcune figure incontrate nel mondo reale, con qualche ovvia variazione sul tema.

La bella Alice è infatti il primo di una lunga serie di figure il cui ego ha generato un mondo parallelo in cui scontrarsi con le perversioni, i desideri e le proibizioni del mondo reale.

Senza spoilerare niente e senza entrare troppo nei dettagli, vogliamo subito ammonirvi: non bollate, come abbiamo fatto noi, la trama del gioco senza provarlo. Pur senza brillare come il capitolo originale, Persona 5 Strikers vanta un comparto narrativo di primissimo livello. Quest’ultimo si sposa alla perfezione col materiale originale senza mai “macchiarlo” in alcun modo, anzi.

Grazie a questa nuova storia, complessivamente godibile anche senza aver vissuto l’esperienza originale di Persona 5, ne viene fuori un universo ancora più vasto, più preciso. Parliamo di un ecosistema che continua a espandersi e a sorprendere ancora oggi, a distanza di ormai quasi dieci anni dall’originale pubblicazione nipponica del titolo su PlayStation 3.

Persona 5 Strikers: musou sì, ma con stile!

Ammettiamolo: tutti i fan della saga, all’annuncio di Persona 5 Strikers, hanno avuto un piccolo malore. Immaginare la propria saga preferita trasformata in un musou, un genere ancora parecchio sottovalutato almeno qui da noi, non dev’essere stato facile. E anche il sottoscritto, lo ammettiamo, ha avuto una reazione molto fredda nei confronti del titolo.

La realtà dei fatti, manco a dirlo, è ben diversa. Persona 5 Strikers abbandona con timidezza le complessità del classico gioco di ruolo a turni, abbracciando gli stilemi strutturali dei musou alla Dynasty Warriors. La progressione e l’espolorazione dei dungeon rimangono infatti il tema principale della struttura ludica della produzione. Essa differisce però dal suo capitolo “originale” una volta che si imbracciano le armi per iniziare gli scontri.

Lo stile musou dà al gameplay del gioco una velocità ed un’immediatezza decisamente interessanti, cosa che rende ogni scontro incredibilmente divertente e frizzante. Come però tutti gli esponenti del genere, a lungo andare gli scontri tendono a diventare tediosi e ripetitivi,. In ogni caso, grazie all’utilizzo di abilità speciali legate al gioco principale e agli stessi Persona, gli scontri vantano una vena di diversificazione e di profondità nettamente diverse rispetto ai classici musou.

I combattimenti, rigorosamente in tempo reale, danno al giocatore una sensazione di appagamento importante, non soltanto per la velocità e la frenesia degli scontri. Ciò è ovviamente dovuto anche al fatto che gli sviluppatori hanno deciso di conservare il sistema di debolezze e di forte contro del capitolo originale. Ciò costituisce un elemento che contribuisce in maniera più che decisiva a rendere ogni scontro ben lungi dal classico button mashing dei musou più tradizionali.

Va poi anche detto che è possibile selezionare, con calma, le prossime mosse. Con il tempo che si ferma e dà la possibilità al giocatore di scegliere se attaccare con le armi da mischia o con quella a distanza, con una magia o lanciarsi allo scontro diretto, il tutto assume un’identità molto variegata. Risulta infatti impossibile da non apprezzarla, anche per il più irremovibile dei fan.

A tutto questo si unisce anche un livello di sfida decisamente più interessante rispetto alla maggior parte degli esponenti del genere. Ciò, unito a quanto detto sopra, riesce a contribuire pesantemente a rendere l’esperienza di gioco molto più impegnativa e interessante di quanto si possa immaginare.

Lontano dagli scontri, esplorare le Jail, la nuova variamente dei classici Palazzi rappresenta il fulcro di questo Persona 5 Strikers. Il tutto comunque risulta quindi più immediato e veloce rispetto al capitolo originale, anche perché il gioco rinuncia alle attività secondarie nel senso più stretto della parola. Niente più calendario, niente più divisione delle azioni e delle proprie ore e niente più legami da consolidare. Questi aspetti vengono abbandonati, allontanandosi, giustamente, sempre di più dai lidi del role play più classico.

L’esplorazione è fondamentale anche nelle fasi nel mondo reale. Per trovare indizi sulle Prigioni, è necessario infatti raccogliere informazioni, parlando con le persone ed esaminando gli indizi. Tutto ciò porta poi allo step successivo nell’avvicinarsi al cuore del villain di turno.

Una volta abbracciata questa splendida “via di mezzo” ci si rende subito conto di tutto il grande potenziale della produzione. Pecca di coraggio in alcuni frangenti, certo, ma nel complesso riesce a dare un fortissimo scossone ad un genere sin troppo sottovalutato ma che, onestamente, ha finito col tempo con l’adagiarsi sin troppo sugli allori.

Persona 5 Strikers: uno spettacolo audiovisivo

Uno degli aspetti più riusciti della produzione targata Omega Force rimane sicuramente quello tecnico e artistico. Persona 5 Strikers, nella versione PS4 (giocata su PS5), si dimostra ancora più che solido graficamente e splendido sotto il profilo artistico.

Sfruttando la già ampiamente apprezzata veste stilistica dei capitoli “principali” della saga, Strikers si dimostra un prodotto meraviglioso, colorato e come al solito carico di amore per tutti gli appassionati sia dello stile di Atlus sia dell’animazione giapponese. Pur contando la provenienza dalle lontanissime lande di PS3 (Persona 5 era cross-gen), Strikers non manca mai di entusiasmare anche dal punto di vista tecnico, con una giusta dose di compromessi ampiamente comprensibili. Se la modellazione poligonale dei personaggi è sempre di primissimo livello, a mostrare maggiormente il peso degli anni sono la resa delle texture e in generale quegli elementi “accessori”, lasciati maggiormente a sé stessi ma non per questo meno belli da vedere.

Il tutto poi si sposa con una stabilità ed una solidità tecnica di pregevole fattura. Almeno stando alle nostre prove su PS5 il titolo sbandiera con fierezza una pulizia dell’immagine di tutto rispetto. Persona 5 Strikers sfrutta appieno la modalità 4K della versione PS4, che sulla nuova ammiraglia di Sony viene settanta di default.

Questo dettaglio, unito ad un frame rate granitico sui 60fps, rende l’esperienza di gioco a dir poco eccitante. Si sposa così alla perfezione con quella stessa vivacità cromatica e sensoriale, una delle caratteristiche più emblematiche del brand.

Va detto che su PS4 Pro la modalità 4K blocca il frame rate sui 30fps, e di conseguenza vi consigliamo di preferire quella che dà priorità a quest’ultimo, con un conseguente abbassamento della risoluzione, che si ferma così sui 1080p.

Solito, immenso, lavoro svolto infine sul comparto audio. Le tracce, seppur riprese in larga parte dal gioco originale (così come i doppiatori, tornati in blocco anche per questo capitolo), continuano a risultare incredibilmente emozionanti, e non nascondiamo che appena è partita Beneath the Mask, una volta raggiunto l’attico del Leblanc, una lacrimuccia ha spietatamente tagliato in due il nostro viso.

Commento finale

Persona 5 Strikers ci ha letteralmente stupiti. Partito come un semplice spin-off in salsa musou, il titolo ha saputo in realtà fare molto di più, affermandosi come un degno sequel di una delle storie videoludiche più belle di sempre. Il merito va sicuramente ad un gameplay molto divertente e immediato, tipico dei musou, ma allo stesso tempo stratificato e appagante, in pieno stile Persona 5, di cui il “fratellino” riesce a ereditare alcuni tratti fondamentali. A ciò si unisce una storia molto interessante e soprattutto in grado di non sfigurare rispetto alle prodezze narrative del capitolo originale. Al netto di alcuni limiti, dovuti alla natura intrinseca della produzione stessa, è doveroso consigliarne l’acquisto a tutti gli appassionati sia della saga sia del genere in generale. Ci ringrazierete più avanti, fidatevi!

Salvatore Cardone
Scrivo, cucino, mangio. Spesso contemporaneamente. Necessito di più mani (e più fegati).

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