Terrifier: The ARTcade Game è uno di quei titoli in cui traspare un’idea molto chiara. Nella fattispecie, omaggiare un’improbabile icona contemporanea del cinema splatter, nata quasi per caso ed altrettanto imprevedibilmente divenuta il Jason Voorhees dei nostri tempi.
Partorito dalla mente di Damien Leone ed apparso originariamente all’interno di alcuni cortometraggi a cavallo tra il 2008 ed il 2011, il clown interpretato da David Howard Thornton è entrato nell’immaginario collettivo grazie alla trilogia di Terrifier. Pellicole nate per soddisfare gli appetiti gore dei fan degli slasher movie più di nicchia, sviluppatesi in fenomeni sempre più surreali (così commentava il regista di fronte all’incredibile successo del secondo film ai microfoni di Variety) tra pubblico e critica. In maniera così assolutamente sorprendente, l’inarrestabile e grottesco Art è divenuto icona pop consacrata dalla comparsa in prodotti di massa come Call of Duty e Fortnite. Da lì, il passo era breve prima di poter mettere le mani su un videogioco dedicato al sanguinoso assassino. Ma come può un franchise così violento essere adattato con successo?
Terrifier: The ARTcade Game è disponibile dal 21 Novembre per PC (via Steam),
Versione testata: PlayStation 5
Motore, ciak… viuuulenza!
Per fin troppo ovvi motivi, replicare fedelmente quanto accade in Terrifier in chiave ludica è abbastanza complesso. Senza fare spoiler, vi basti sapere che si tratta di pellicole davvero molto spinte in termini di contenuti espliciti. A volta così esagerate, irrealistiche ed iperboliche da fare il giro e diventare memorabili. Ma sempre e costantemente non adatte ad un pubblico suggestionabile. Scartata dunque l’ipotesi di adattare in chiave realistica la mattanza della trilogia cinematografica, restava un’unica strada. Prendere un incipit narrativo differente e calarlo in un contesto a metà tra azione e humor nero.
The ARTcade Game è sostanzialmente un grande what if. Cosa succederebbe se Art ed alcuni dei suoi migliori/peggiori amici fossero reali? E se qualcuno decidesse di girare una pellicola horror in città e questi affabili psicopatici non fossero propriamente d’accordo? Le cose finirebbero ovviamente nel sangue.

Con un pretesto narrativo di questo tipo, il team di sviluppo Relevo è riuscito a prendere efficacemente (e saggiamente) le distanze dagli eventi narrati nei lungometraggi in favore di un massacro spensierato. Uno spunto onesto e senza eccessive pretese, se non quelle di permettere ai giocatori di vestire non solo i maleodoranti panni di Art ma anche quelli dell’inquietante Pale Little Girl, della deviata superstite Victoria Heyes e del violento infermiere Burke (interpretato dal famoso wrestler Chris Jericho).
Anche lo stile grafico scelto è figlio di considerazioni ponderate e perfettamente condivisibili. The ARTcade Game abbraccia infatti l’estetica (e il gameplay, ma ne parleremo) dei picchiaduro a scorrimento a cavallo tra anni ’80 e ’90. Una pixelart in stile 16 bit che mescola colori vivaci a tonalità desaturate, in un tripudio di sangue, violenza e frattaglie umane assortite. Particolarmente apprezzabili anche gli effetti CRT e cabinato arcade, che danno quella sensazione di giocare un vecchio titolo da sala giochi. Non ci troviamo di fronte ad una produzione ad alto budget ed anche la resa visiva, a voler essere perfettamente onesti, lascia un pochino a desiderare nel confronto con altri titoli del genere. Ma tutto sommato si può chiudere un occhio.

Massacro vintage
The ARTcade Game, come anticipato, è essenzialmente un piccolo revival delle atmosfere ludiche più autentiche dei beat’em’up di circa trent’anni fa.
Il giocatore non deve pensare ad altro che attraverso gli stage presenti, massacrare chiunque capiti a tiro sulla strada del proprio inarrestabile avatar fino al confronto con un solido boss conclusivo. Lungo la strada, Art e i suoi compari possono sfruttare non solo le proprie abilità fisiche innate, ma anche armi contundenti ed oggetti dello scenario. Inoltre, è presente una funzione che consente di effettuare delle esecuzioni brutali che citano alcune delle sequenze più famose del franchise. Con annessi spargimenti di sangue, occhi che finiscono sullo schermo e denti che rotolano a terra.

The ARTcade Game può essere affrontato in solitaria e con altri tre giocatori per un’esperienza co-op pensata per il divano di casa. Anche una volta finita la campagna principale, il gioco offre diverse opzioni per continuare a menare le mani. Ci sono infatti ben sei modalità tra le quali scegliere.
Troviamo infatti la classica Arcade, una inesauribile Orda (che non è altro se non una ordinaria modalità sopravvivenza), una avvincente Time Attack e l’altrettanto immancabile Boss Rush. Una selezione che riesce a sopperire alla longevità estremamente contenuta del piatto principale, dal momento che la Storia può essere portata a termine in neanche due ore. Completa l’offerta un altro tassello imprescindibile del genere, una Galleria dedicata ad elementi da ammirare lontani dall’animosità delle risse di strada.

C’era una volta un clown
Il problema di Terrifier: The ARTcade Game, a ben vedere, è semplice. Ironicamente, laddove i film del buon (?) Art osano senza riserve, il titolo Relevo finisce con l’essere troppo rinunciatario.
In un panorama, quello dei beat’em’up a scorrimento, graziato ultimamente da una produzione vasta e preziosa, l’odissea superviolenta del clown scorre via senza punti esclamativi. L’incedere è piuttosto piatto, mancano delle meccaniche approfondite, il sistema di controllo non riesce a scrollarsi di dosso un feeling eccessivamente vintage. A questo aggiungiamo una scarsa originalità di fondo (al di là del franchise protagonista) e il risultato finale è quello di un prodotto che esaurisce in brevissimo tempo il proprio mordente.

Terrifier: The ARTcade Game sembra dunque il classico prodotto con una platea di riferimento molto specifica. Non tanto quella degli amanti del genere, che potrebbero restare delusi dalla staticità dell’offerta complessiva. Rea di essere fin troppo apatica e ripetitiva strutturalmente. Aspetti, questi, ampiamente attenzionati dai più recenti ed apprezzati esponenti della categoria dei picchiaduro a scorrimento. Semmai, il pubblico più adatto sembra essere soprattutto quello dei fan stakanovisti dell’universo creato da Damien Leone.
In quest’ottica, la proposta di Relevo farà indubbiamente felice chi ha amato Terrifier in tutte le sue sfumature. The ARTcade Game riesce a catturare, alle proprie condizioni, la contorta depravazione dell’icona horror immortalata da David Howard Thornton. Se tanto vi basta per poter apprezzare il titolo, allora non resterete delusi. Se invece vi aspettavate qualcosina in più al di là del ghigno inquietante di Art, potreste dover pensare bene prima di procedere all’acquisto.

Commento finale
Il compito di Terrifier: The ARTcade Game non era proprio semplicissimo. Adattare un franchise come quello partorito dalla mente di Damien Leone al mondo dei videogiochi nascondeva non poche insidie e criticità. Relevo ci ha provato giocandosi la carta del picchiaduro a scorrimento, immergendola nella disacrante follia sanguinosa di Art il Clown strizzando al contempo l’occhio alla tradizione ludica degli anni ’80 e ’90. Le atmosfere da cabinato arcade sono presenti e rielaborano con un piglio originale le carneficine dei lungometraggi. Tuttavia, da un punto di vista strettamente ludico ci troviamo di fronte ad un titolo fin troppo semplice, senza il necessario mordente per sopperire ad una scarsa originalità. Se siete tra i fan più sfegatati del pagliaccio inarrestabile, dateci un’occhiata: potrebbe diventare un piccolo guilty pleasure.




