La prima Stealth Pro, come abbiamo scritto nella nostra recensione tre anni fa, rappresentava per Turtle Beach un azzardo. Spingersi nel confine pericoloso delle cuffie high end da gaming, lì dove dominavano incontrastati i soliti nomi del settore non è stata un’impresa facile. La prima generazione, tuttavia, grazie ad una resa sonora eccellente e alla doppia batteria hot-swap — aveva sicuramente fatto girare più di qualche testa, ma il “guscio” un po’ anonimo e il prezzo premium, forse non le hanno consentito di ottenere il successo commerciale che avrebbe meritato.
Le Stealth Pro II, invece, più che una seconda iterazione sembrano cuffie del tutto nuove. Un salto generazionale e di concept che non può lasciare indifferenti. Turtle Beach ha riscritto quasi ogni riga del progetto, e lo ha fatto puntando sulla versatilità wireless, su un design che lascia il segno e su una qualità costruttiva davvero premium.
Dove si colloca nella gamma (e nel mercato)
Le Stealth Pro II sono il nuovo vertice della linea di cuffie da gaming di Turtle Beach, posizionata sopra le più accessibili Stealth 600/700 e in diretta concorrenza con il segmento “multipiattaforma di lusso”. Il prezzo di listino è di circa 349 euro, una cifra che la colloca sotto rivali ben più costosi: la SteelSeries Arctis Nova Elite, che da tempo presidia questo tipo di connettività multipla, ad esempio, viaggia sui 600 dollari, mentre l’Astro A50 X di casa Logitech si attesta sui 400.
Il confronto più stimolante, però, è con un altro headset che abbiamo recensito di recente e che presidia esattamente questa stessa fascia di prezzo: le SteelSeries Arctis Nova Pro Omni (399,99 €, premiata con un 9.1 nella nostra recensione). Le due cuffie in questione partono da uno stesso concetto: consentire un’estrema versatilità nella connessione: Xbox, PC , PlayStation, Cellulare, ma concretizzato in due diverse filosofie. Le SteelSeries costruiscono tutto attorno a una base station-hub che funge da mixer personale; Turtle Beach taglia il cordone ombelicale e porta lo switch tra sorgenti interamente sul wireless. Ne riparleremo. C’è poi un terzo riferimento che vale la pena tenere a mente, la Sony Inzone H9 2: più leggera e più “da salotto”, ma con un’autonomia che, al confronto, sfigura.
Le Stealth Pro II sono disponibile in due varianti — una certificata Xbox Series X|S e una pensata per PlayStation 5/4, entrambe comunque compatibili con PC, mobile, Switch, Switch 2 e Steam Deck — ed entrambe disponibili in colorazione nera e bianca.
Design e costruzione: il salto che mancava
Come ci aveva abituato con la precedente generazione, la confezione di vendita delle Turtle Beach Stealth Pro II è decisamente premium. Il cartone rigido con apertura a libro, nasconde al suo interno un bel case di forma triangolare (sembra quasi un enorme Onigiri) che contiene tutti gli accessori forniti con questo headset. L’interno in spugna sagomata ospita infatti la cuffia, il microfono ad asta staccabile, la base di ricarica e la batteria di scorta. È tra i case più curati che mi siano passati tra le mani, e segnala il posizionamento del prodotto.






Ma è sulla qualità costruttiva che va speso il complimento più convinto, perché qui il salto rispetto alla prima generazione è semplicemente enorme. Dove l’originale Stealth Pro trasmetteva una sensazione plasticosa e dimenticabile — quasi una SteelSeries scontata, per essere brutali — la Stealth Pro II è un oggetto solido, denso, premium nel senso pieno del termine: alluminio anodizzato, barre di supporto metalliche elegantemente ricurve in una finitura nera satinata, accenti fumè, superfici soft-touch e un telaio rinforzato in metallo con design lay-flat. Le forcelle scorrono nei sostegni metallici per la regolazione in altezza, il padiglione sinistro è magnetico e si stacca per accedere alla batteria estraibile, e ogni comando ha un feedback tattile netto e appagante — l’opposto dei tasti mollicci e senza ritorno del modello precedente.
Quanto al design, inutile nasconderlo, ci ha fatto innamorare: sono cuffie grandi, i padiglioni sono profondi circa 65 mm — una quindicina di millimetri più di una tipica cuffia “da strada” — perché quei driver da 60mm hanno bisogno di spazio, ma le forme sono così sinuose e slanciate che quasi non ce ne si accorge. Si può indossarla in treno o al bar senza microfono grazie all’estetica sobria e al comfort eccellente, sebbene il volume dei padiglioni è comunque evidente: insomma non è, fino in fondo, un oggetto pensato per il fuori-casa.






L’unico vero appunto sul comfort riguarda l’archetto superiore e la forza di chiusura. La fascia sospesa in tessuto a maglia — concettualmente vicina a quella delle AirPods Max — fa il suo lavoro, ma con i 393 grammi complessivi da gestire tende a concentrare la pressione sulla sommità del capo più di quanto vorrei. A questo si aggiunge una clamping force inizialmente decisa, quasi da cuffia in stile studio: nei primi utilizzi stringe in modo evidente, soprattutto per chi ha una conformazione cranica più generosa, salvo poi allentarsi e farsi dimenticare dopo qualche giorno di rodaggio. È una caratteristica “necessaria”, in parte, perché contribuisce alla tenuta e quindi all’efficacia dell’ANC, ma è giusto sapere che la perfetta confidenza con la cuffia non arriva al primo minuto. Le imbottiture dei padiglioni, al contrario, sono un punto di forza assoluto: memory foam sagomato, rivestimento traspirante, canali ProSpecs per le stanghette degli occhiali e un’ottima tenuta passiva. La forcella ruota fino a 90 gradi e i cuscinetti si adagiano bene contro la testa. Insomma: è l’archetto e la stretta iniziale, non la costruzione, a chiedere ancora un piccolo affinamento.

I comandi sono distribuiti sui due padiglioni in modo intuitivo, con rotelle separate per volume di gioco, chat e Bluetooth — soluzione che apprezzo molto nelle connessioni simultanee — più i tasti per ANC, CrossPlay e pairing. L’unica nota stonata è la sensazione tattile delle rotelle del volume: le tacche sono distanziate e su PC Windows il volume scatta in incrementi di quattro, senza valori intermedi. Una volta trovato il livello giusto non è un dramma, ma per le micro-regolazioni è un compromesso evidente.
Un ultimo appunto. La prima volta che le abbiamo provate “l’odore di nuovo” ci ha quasi sopraffatto. Sono serviti un paio di giorni per farlo passare. Tenetene conto se siete particolarmente sensibili.
CrossPlay 2.0: la vera rivoluzione è wireless
È qui che la Stealth Pro II giustifica la propria esistenza. Quasi tutte le cuffie multipiattaforma di fascia alta funzionano tramite base station: colleghi PC, console e quant’altro alla stazione via USB e commuti tra le sorgenti con un tasto. Il limite, ovvio ma raramente ammesso, è che tutti i dispositivi devono stare a portata di cavo dalla base. È esattamente il modello su cui è costruita anche la Nova Pro Omni, che concentra tutto sull’hub-mixer: una soluzione splendida per chi vuole un centro di comando, ma vincolata alla prossimità fisica delle sorgenti.
CrossPlay 2.0 ribalta la logica. La Stealth Pro II include una base che funge sia da dock di ricarica sia da trasmettitore, ma include anche un secondo trasmettitore USB-A separato che si infila in un dispositivo diverso, anche in un’altra stanza. Il sistema riconosce fino a quattro trasmettitori e permette di saltare da uno all’altro senza ri-accoppiare nulla. Nel mio uso quotidiano il passaggio tra PC/PS5 e XBOX in un’altra stanza è stato rapido e quasi sempre indolore. Va chiarito un punto che il marketing tende a smussare: in confezione i trasmettitori sono due (dock + dongle), quindi per sfruttare appieno le quattro sorgenti bisogna acquistarne altri a 35 dollari l’uno. È una sottile tassa sulla scalabilità.
A completare il quadro c’è la connettività Bluetooth 5.3 simultanea: posso ricevere una chiamata o ascoltare musica dal telefono mentre il gioco continua a scorrere via 2.4GHz, con volumi indipendenti e — dettaglio non scontato — senza che la qualità percepita crolli quando entrambi i flussi sono attivi.
Portata wireless: il dettaglio che non ti aspetti
C’è un capitolo che raramente entra nelle recensioni delle cuffie e che qui invece merita un paragrafo dedicato, perché è probabilmente il risultato più sorprendente di tutta la prova: la portata del collegamento 2.4GHz è semplicemente fuori scala. Non parlo del classico “copre tutta la casa” — quello lo fanno in molti — ma di qualcosa che ho dovuto verificare camminando. Partito dalla scrivania, ho attraversato ogni stanza dell’ufficio senza la minima incertezza, poi superato il punto in cui solitamente la gran parte degli headset si blocca (guarda caso proprio vicino alla macchinetta del caffè dove di solito mi fermo per una pausa) e ho percorso un’altra decina di metri, prima che il segnale cominciasse a balbettare un po’. Ancora 5 metri ed è divenuto non più stabile. Dalle mie stime, una portata superiore di circa il 15-20% rispetto ad esempio alle precedenti Stealth Pro. Il merito va alle antenne del dock-trasmettitore, evidentemente ben più capaci della media, al punto da surclassare la copertura del mio stesso router. È un dettaglio che sulla carta sembra un vezzo, ma nella pratica significa potersi spostare dalla postazione per prendersi un caffè, senza interrompere la chiamata Teams o l’ascolto della musica. Per un headset che vuole essere “l’unico in casa”, è coerenza pura.




Driver Eclipse e resa sonora: ampiezza, dettaglio e bassi da cuffia premium
Il cuore del rinnovamento è il passaggio dal singolo driver da 50mm del modello originale ai nuovi driver duali Eclipse da 60mm, con woofer e tweeter dedicati e una risposta in frequenza dichiarata di 10-40.000 Hz, più ampia della media. A questo si aggiungono la certificazione Hi-Res Wireless a 24 bit/96 kHz (piena su PC) e il supporto Dolby Atmos.
La separazione tra le bande si sente, e bene. La caratteristica più importante di questi driver, e quella che giustifica il loro carattere “gaming”, è la versatilità: reggono una quantità notevole di equalizzazione senza sfaldarsi né distorcere, il che significa che la loro firma è in larga parte una scelta dell’utente, non un destino. Di base il profilo è incisivo, con bassi che sanno spingere con corpo — ma solo quando glielo si chiede, senza rimbombare di default — e una gamma medio-alta presente. Nei titoli atmosferici e nei single player il palcoscenico sonoro risulta più ampio di quanto sia lecito attendersi da una cuffia chiusa, e la spazialità abbinata al Dolby Atmos è probabilmente l’aspetto migliore di tutto il pacchetto: in uno sparatutto la direzionalità è chirurgica, in un horror la capacità di restituire ogni scricchiolio e ogni movimento alle spalle diventa quasi insostenibile (nel senso buono). È questa qualità a renderla micidiale nel competitivo e magnetica nell’immersione.
Va detto, con onestà, che la taratura di fabbrica privilegia gli estremi tipici del gaming: c’è quell’enfasi su bassi e bassi-medi pensata per far “esplodere” le esplosioni, e in alcuni casi l’alto può scivolare verso una certa luminosità o sibilanza nelle sessioni più lunghe, mentre le medie — dove vivono le voci — chiedono un po’ di attenzione per emergere. Non è un difetto strutturale: è un profilo costruito per il competitivo più che per l’ascolto rilassato, e si addomestica in pochi minuti. L’equalizzatore a 10 bande dell’app offre quattro preset (Signature, Bass Boost, Treble and Bass Boost, Vocal Boost) che cambiano il carattere in modo netto, ma il consiglio più utile emerso dalle prove è di costruirsi una curva personale: una sagoma “a recurve”, con i bassi alzati di qualche dB, una leggera scavatura attorno ai 500 Hz e una risalita misurata sugli alti, restituisce un suono molto più equilibrato e adatto anche alla musica seria. Da segnalare in positivo un rumore di fondo bassissimo: i silenzi nei giochi sono davvero silenzi, senza quel fruscio elettronico che affligge molte cuffie da gaming. Un dettaglio da ingegneria del suono che gli orecchi più sensibili apprezzeranno.









ANC, isolamento e SuperHuman Hearing
La cancellazione attiva si appoggia a quattro microfoni interni di precisione che, secondo Turtle Beach, abbattono il rumore ambientale fino a 25 dB. Nei test l’efficacia si conferma in linea con il meglio della categoria — il ronzio di un condizionatore o delle ventole di un PC viene gestito senza problemi — pur restando, ad oggi, più una funzione di rifinitura che il vero punto di forza: contro il chiacchiericcio di sottofondo e le raffiche di vento mostra ancora qualche limite, ed è proprio l’area che l’aggiornamento annunciato promette di migliorare. Va anche detto che la tenuta passiva dei cuscinetti è talmente efficace che, in molte situazioni, l’ANC sembra quasi un di più. La modalità “SuperHuman Hearing”, che amplifica i suoni ambientali a fini competitivi, funziona come previsto e resta uno strumento di nicchia, prezioso in pochi generi.
La questione delle due versioni: attenzione a cosa comprate
C’è un aspetto su cui conviene fermarsi, perché è il genere di “fine print” che, fuori dalle schede tecniche, genera frustrazione post-acquisto se non lo si conosce in anticipo. Le due varianti PC PS5 / XBOX differiscono per funzioni, e non in modo banale.
La versione Xbox è la più “universale” sul piano della compatibilità — funziona su Xbox, PlayStation, PC, Switch — ma è quella che, paradossalmente, parte più sguarnita sotto il profilo audio. È la versione PC/PlayStation, infatti, a offrire l’audio Bluetooth Hi-Res a 24 bit/96 kHz con codec LDAC, un microfono ad alta banda (16 bit/32 kHz) e la gestione del Game/Chat Mix su PC. La versione Xbox, di contro, al lancio non disponeva del Bluetooth Hi-Res LDAC, e gestisce il Game/Chat Mix solo quando è collegata a Xbox. C’è poi un dettaglio che spiazza: anche acquistando la versione Xbox, il dongle incluso lavora solo su PC e PlayStation, mentre per il collegamento wireless a Xbox serve il trasmettitore dedicato (il dock, nella versione Xbox, è compatibile con tutto). È una segmentazione che ha ragioni tecniche legate alle certificazioni di piattaforma, ma che sul piano dell’esperienza utente rischia di disorientare. Va anche ricordato che, a prescindere dalla versione, su console la trasmissione 2.4GHz resta limitata a 16 bit/48 kHz: l’Hi-Res pieno è una prerogativa del PC.
La buona notizia — e qui arriviamo al punto cruciale — è che Turtle Beach ha già annunciato di voler colmare buona parte di questi divari.




Un aggiornamento in arrivo: cosa cambierà (e perché conta)
Il produttore ha comunicato l’arrivo di un aggiornamento firmware pensato proprio per rispondere ai rilievi emersi dai primi utenti. Sono interventi mirati, e li elenco perché toccano quasi tutti i punti critici che meriterebbero un occhio di riguardo nella valutazione del prodotto allo stato attuale:
- Prestazioni e taratura dell’ANC migliorate, l’area dove c’è più margine di crescita.
- Sidetone attivo anche con ANC inserito: oggi, infatti, l’attivazione della cancellazione del rumore disabilita il ritorno della propria voce in cuffia, un comportamento poco intuitivo che costringe a scegliere tra sentirsi parlare e isolarsi.
- Maggiore escursione del volume del sidetone, per regolarlo con più precisione.
- Game/Chat Mix rimappabile in Swarm II sulla versione PC.
- Correzione dei livelli di volume troppo bassi segnalati su PlayStation e PC.
- Supporto all’audio Bluetooth Hi-Res LDAC per la versione Xbox, che chiude proprio quella lacuna di cui sopra.
È un punto che pesa nella valutazione complessiva, ma in positivo: significa che diversi dei compromessi odierni sono già stati riconosciuti e hanno una data di scadenza. Per onestà di metodo li segnalo comunque come elementi da considerare oggi, perché un firmware annunciato non è un firmware installato; ma la direzione è quella giusta, e non incide sul giudizio finale del prodotto.
Microfono: a un passo dall’XLR, ma isolamento non totale.
Il microfono è un’asta unidirezionale da 9mm con montaggio shock-mounted e design “floating”, collegata via mini-USB anziché tramite il consueto jack: una scelta che garantisce un inserimento corretto evitando la confusione con la porta USB – C proprio li’ vicino, e un contatto pulito. E qui arriva una delle sorprese più grosse della prova. Mettendolo a confronto diretto con un setup XLR vero e proprio — interfaccia dedicata e un microfono dinamico classico da broadcast — la distanza è risultata sorprendentemente ridotta: la voce arriva piena, calda, addirittura con un calore che il microfono di riferimento faticava a restituire, perdendo qualcosa solo sull’estensione in alto. Chiaro, un setup XLR resta superiore se l’obiettivo è la post-produzione in editing; ma se lo scopo è farsi sentire in modo cristallino su Discord o in una sessione competitiva, questo microfono semplicemente non delude. È, di fatto, uno dei migliori integrati che si possano trovare su un headset.
Le cose sono leggermente diverse se si considera il livello di isolamento sia con IA che senza. Con la riduzione del rumore basata su IA disattivata il microfono cattura forse un po’ troppi rumori ambientali risultando davvero poco direzionale. In particolare nella nostra prova di digitazione, la registrazione contiene chiarissimo il rumore di digitazione dei tasti, mentre con l’IA attiva questa viene leggermente attenuata, senza una riduzione significativa della qualità di registrazione. Come sempre il consiglio è farvi un’idea sulla qualità di registrazione microfonica direttamente ascoltando i nostri classici test su SoundCloud.
Resta apprezzabilissimo il sistema flip-to-mute, che muta la voce semplicemente sollevando l’asta: di tutti gli approcci al muting, è quello che non mi ha mai tratto in inganno. Quando si rimuove l’asta, i microfoni beamforming integrati mantengono comunque una comunicazione chiara.
Swarm II e autonomia: software in maturazione, batteria infinita
Il giudizio sul software Swarm II è la parte più sfaccettata di tutta la valutazione, perché le esperienze divergono in modo netto. In alcune configurazioni l’app si è dimostrata fluida, immediata, senza login obbligatori né procedure macchinose, con accesso al volo a sensibilità dell’ANC, Game/Chat Mix, EQ, modalità SuperHuman e rimappatura dei tasti; in altre, invece, sono emersi crash ripetuti e aggiornamenti firmware lentissimi, al punto da rendere necessaria una reinstallazione. La verità è probabilmente nel mezzo: un software molto migliorato rispetto al passato, ma non ancora del tutto a punto al lancio. La buona notizia è duplice: la cuffia funziona benissimo già out-of-the-box, quindi l’app non è indispensabile per usarla; e quando gira come dovrebbe offre strumenti completi, dall’equalizzatore a 10 bande ai preset, fino agli hotkey programmabili e ai profili che si attivano in automatico con le applicazioni. Anche qui, l’aggiornamento annunciato lascia ben sperare sulla stabilità.













Sull’autonomia non c’è partita. Il sistema a doppia batteria hot-swap da 40 ore ciascuna porta a un dichiarato di oltre 80 ore complessive; nelle prove sul campo i valori reali oscillano tra circa 30 ore (con timer di spegnimento aggressivo e ANC attivo) e oltre 41 ore misurate in laboratorio, comunque cifre che, sulla scrivania, equivalgono a un’autonomia di fatto infinita. Lo swap richiede una ventina di secondi, il dock mantiene carica la seconda cella, e rispetto alle 24 ore per batteria del primo modello il progresso supera abbondantemente il 200%. Per dare un metro di paragone: una rivale moderna e ottima come la Sony Inzone H9 2 si ferma a circa 30 ore con ANC spento e, una volta scarica, va attaccata al cavo. Qui, semplicemente, non capita mai.
Tabella comparativa
| Caratteristica | Turtle Beach Stealth Pro II | SteelSeries Arctis Nova Pro Omni | Sony Inzone H9 2 | Turtle Beach Stealth Pro (orig.) |
|---|---|---|---|---|
| Prezzo di listino | ~349 € | 399,99 € | ~299–348 € | ~329 € (al lancio) |
| Driver | Duali Eclipse 60mm (woofer+tweeter) | 40mm neodimio | 30mm dome carbon-fibre | Singolo 50mm |
| Risposta in frequenza | 10–40.000 Hz | 10–40.000 Hz | n.d. | 20–20.000 Hz |
| Hi-Res Wireless | 24 bit/96 kHz (PC; LDAC su PC/PS, in arrivo su Xbox) | 24 bit/96 kHz (LC3+) | No | No |
| Multipiattaforma | CrossPlay 2.0, fino a 4 trasmettitori wireless | OmniPlay, fino a 4 sorgenti via base | 2.4GHz + BT + wired | Base singola |
| Portata wireless | ~25 m (eccezionale) | Legata alla base | Standard | Standard |
| ANC | Adattivo, fino a 25 dB | Sì (fino a ~96% rumore amb.) | Sì | Sì |
| Batteria | 2×40h hot-swap (>80h) | 2× hot-swap (Infinite Power) | ~30h (ANC off) | 2×24h hot-swap |
| Peso | 393 g | 336 g | 260 g | ~390 g |
| Microfono | 9mm shock-mounted, IA + beamforming (quasi XLR) | ClearCast Pro retrattile, AI | Boom staccabile | Staccabile |




Commento finale
Le Turtle Beach Stealth Pro II è una di quelle cuffie che si comprano per un’idea precisa più che per una somma di numeri — salvo poi scoprire che anche i numeri ci sono tutti, e che diversi di essi sono fra i migliori della categoria. Quell’idea è CrossPlay 2.0: liberare il multipiattaforma dal vincolo del cavo è un piccolo cambio di paradigma, e per chi tiene il PC in una stanza e la console in un’altra rappresenta un argomento d’acquisto difficile da ignorare — tanto più con una portata radio che, letteralmente, esce di casa con te. Attorno a questa funzione Turtle Beach ha costruito un prodotto che suona in modo ampio, dettagliato e sorprendentemente plasmabile, dura quanto serve e poi ancora un po’, monta un microfono che osa avvicinarsi a un setup XLR dedicato e — finalmente — sfoggia una qualità costruttiva all’altezza del prezzo, con un salto rispetto alla prima generazione che definire generazionale è quasi riduttivo. I compromessi residui sono pochi e per lo più rimediabili: l’archetto superiore e la stretta iniziale chiedono un po’ di rodaggio, l’ingombro dei padiglioni la rende poco “da strada”, il software è ancora in maturazione e c’è una segmentazione tra versioni da conoscere prima di acquistare. Ma è proprio qui che la Stealth Pro II gioca la carta decisiva: l’aggiornamento già annunciato dal produttore mette nel mirino quasi ognuna di queste riserve, dall’ANC al sidetone, dal volume su PlayStation fino al Bluetooth Hi-Res LDAC per la versione Xbox. Rispetto a una rivale completissima come la Nova Pro Omni, qui non si paga la complessità di un hub-mixer: si ottiene la libertà del wireless puro, a un prezzo più basso. Per chi cerca la cuffia “definitiva” tra PC, console e mobile, oggi è semplicemente una delle proposte più intelligenti, complete e ben realizzate sul mercato.



































