Anteprima Grounded 2: piccoli ma con ambizioni enormi

Il colpo d’occhio è quello giusto: Brookhollow Park mette da parte il giardino di casa e apre a un parco che, alla nostra scala da formichine, diventa un continente. Non è solo questione di metri quadrati; è il modo in cui Obsidian costruisce ecosistemi distinti, con microclimi, flora e fauna che cambiano il ritmo dell’esplorazione. Il mio colpo di fulmine? L’area del carretto dei gelati rovesciato: una lingua di freddo capace di trasformare la passeggiata in un incubo termico, dove l’improvvisazione lascia spazio alla preparazione. L’Unreal Engine 5 qui fa la parte del leone: illuminazione che filtra tra i fili d’erba, ombre lunghe che slittano con il passare delle ore, texture curate che rendono “tangibili” i materiali. Non è tutto oro—nelle zone più dense di oggetti il framerate collassa, con crash sporadici e insetti incastrati negli asset—ma quando il parco respira, respira davvero.

A differenza del primo episodio, dove le zone si somigliavano e a volte sembravano varianti di uno stesso modello, qui l’idea è quella di dare identità ad ogni area. Il risultato, anche se ancora incompleto, è incoraggiante: passeggi tra un cespuglio e una radura e hai la sensazione di attraversare confini reali, non di muoverti nello stesso prato con texture differenti. C’è più verticalità, più diversità visiva e più voglia di sorprendere. Certo, resta il rischio del déjà vu quando si nota la parentela con alcune location del primo Grounded, ma è evidente che la mappa attuale è solo una porzione di ciò che verrà. In accesso anticipato il gioco comunica una promessa: quella di un mondo che crescerà insieme alla community, ampliandosi con nuove aree uniche che rafforzeranno la sensazione di esplorare un microcosmo vivo e coerente.

Anteprima realizzata grazie a un codice fornito da Xbox.


Versione testata : PC/Steam


Buggy e libertà: quando l’esplorazione prende la rincorsa

La vera rivoluzione pratica ha otto zampe e mandibole poderose. Gli insetti cavalcabili (i “Buggy”) ribaltano la mobilità e, di riflesso, la qualità della vita. La formica soldato rossa è un furgoncino con le antenne: carica risorse, sgrava l’inventario e apre scorciatoie alla logistica della base. Il ragno orb weaver è il tuareg dell’ecosistema: corre, incute timore alle specie minori, arrampica sulle ragnatele e rende gli spostamenti una danza verticale. Non è solo travel fast; è un sistema che ricuce il tempo morto fra un obiettivo e l’altro e rende possibili interventi “cavaliere bianco” quando un amico chiede aiuto dall’altra parte del parco. La domesticazione parte dalle uova, con una missione che guida la schiusa e un fail-state clemente (se vanno giù, li rianimi o tornano al nido per riprendersi). La roadmap promette altre specie e, speriamo, meccaniche d’allevamento più profonde. È una di quelle idee che, a conti fatti, cambiano il gioco.

La bellezza del sistema è che non rompe la filosofia survival, ma la amplifica. Il fatto di dover allevare i Buggy, curarli, gestire la loro salute e riportarli al nido se cadono, crea un legame che va oltre il semplice “mezzo di trasporto”. Sono compagni a tutti gli effetti, con ruoli complementari al giocatore. Ti accorgi di pensarci strategicamente: scelgo la formica per spostarmi con un bottino pesante o il ragno per infilarmi tra i rami? In prospettiva, il margine di espansione è enorme. Immaginare nuove cavalcature con abilità uniche rende l’idea di quanto questo singolo elemento possa ridefinire l’identità del sequel. È la dimostrazione che a volte basta una feature ben pensata per dare una spinta a tutto l’impianto.

Omni Tool, classi e parry: il survival si rifinisce

Se nel primo Grounded l’inventario suonava come un mazzo di chiavi troppo pesante, qui arriva l’Omni Tool a liberarti le tasche: ascia, piccone, pala e martello diventano un’unica soluzione adattiva, potenziabile e sempre pronta, senza la roulette del “cosa ho in mano”. Il ritmo ne guadagna, l’attrito si scioglie, la costruzione scorre.

Sul fronte RPG, finalmente si esce dall’understatement: non “tendi” a una build, la scegliRogue rapido con pugnali e bonus evasione? Bruto corazza di coccinella e due mani che spaccano? Mage con perk ed effetti elementali? Le armature e le armi now supportano davvero stili distinti, con sinergie leggibili e progressione che incentiva la specializzazione. In combattimento, la nuova parata perfetta dà ritmo e dignità ai duelli: se giochi di timing, stordisci e punisci; se spingi a casaccio, la stamina ti presenta il conto. Le animazioni, più pulite, restituiscono impatto e leggibilità ai pattern.

È qui che si percepisce la volontà di Obsidian di dare più sostanza al combattimento senza snaturare l’anima survival. Non siamo davanti a un action puro, ma a un sistema che premia chi impara e osserva. La gestione della stamina è forse la scelta più interessante: costringe a ragionare, a pesare ogni colpo e non buttarsi nella mischia a caso. Non tutto è perfetto: alcuni nemici sembrano tarati male e richiedono troppo grinding, e la varietà di armi potrebbe crescere, ma la direzione è quella giusta. È un affinamento che dà spessore e rende ogni incontro meno prevedibile.

Una storia che trova più spazio (ma non sempre più respiro)

Il primo Grounded aveva una narrativa interessante ma nascosta dietro ore di farming e crafting. Nel sequel, Obsidian ha scelto di portare i personaggi in primo piano, con dialoghi più frequenti e cutscene che cercano di spezzare il ritmo. Il nuovo alleato, Sloane Beaumont, è un’aggiunta brillante: il suo atteggiamento da “matrigna vagamente malvagia” strappa sorrisi e regala un tono ironico che smorza la tensione degli scontri. È un registro coerente con la filosofia del gioco, che oscilla fra leggerezza e ansia da sopravvivenza. Non mancano i limiti: alcune cutscene sono ancora acerbe, con stacchi troppo rapidi o animazioni rigide che non reggono il passo dell’ottimo comparto esplorativo. Inoltre, chi ha finito il primo atto noterà certe contraddizioni temporali rispetto alla campagna principale, frutto della natura stand-alone del DLC narrativo. Non inficiano il coinvolgimento, ma rischiano di confondere chi cerca una linea cronologica cristallina. Al netto di questi inciampi, la scrittura resta frizzante, e i quattro protagonisti sono più consapevoli della loro condizione: tra battute smargiasse e frecciatine, il viaggio resta intriso di quel tono “avventuroso scanzonato” che è marchio di fabbrica della serie.

Base building e crafting: tanta sostanza, poca eleganza

Il cuore survival resta il costruire una base, riparo e quartier generale. In Grounded 2 il sistema è stato ampliato, ma si porta dietro vecchi problemi. La varietà di pezzi è aumentata, le strutture sono più solide e integrate con il crafting, e l’introduzione del ciclo giorno-notte e del meteo dinamico dona un senso reale di necessità: non costruisci per bellezza, ma per protezione.
Il problema è la praticità: piazzare oggetti è spesso frustrante, con messaggi di errore che segnalano ostacoli inesistenti e superfici irregolari che rendono le basi storte o visivamente brutte. È un peccato, perché il senso di “casa” che si crea in un survival è fondamentale, e vedere una porta che fluttua a mezz’aria spezza l’immersione. Detto questo, le nuove feature alleggeriscono parecchio l’esperienza. L’Omni Tool snellisce la raccolta, i Buggy riducono i tempi morti nel trasporto, e la possibilità di personalizzare i materiali porta varietà estetica. Non è ancora il sistema definitivo che i fan sognano, ma è un passo avanti, soprattutto se Obsidian manterrà la promessa di arricchirlo lungo l’accesso anticipato.

Nemici e biodiversità: fra déjà vu e sorprese

Il bestiario è uno dei punti più discussi. Da un lato, rivedere formiche rosse, ragni orb weaver e coccinelle dà continuità e fa sentire subito “a casa”. Dall’altro, la ripetizione rischia di penalizzare il senso di scoperta. Obsidian prova a bilanciare introducendo creature nuove: le farfalle ghiacciate che soffiano gelo come draghi in miniatura, o le mantidi religiose che con artigli affilati costringono a cambiare approccio. Sono momenti che accendono la curiosità e spingono a rivedere strategie già collaudate.

Il problema è che la varietà complessiva, al momento, resta inferiore a quella raggiunta dal primo gioco dopo anni di aggiornamenti. Mancano diversi nemici iconici (come gli scarabei neri o le vespe) e le nuove introduzioni, pur efficaci, non bastano a colmare del tutto il gap. Anche il bilanciamento va rivisto: gli scorpioni, in particolare, sembrano tarati per frustrare, con pattern poco leggibili e resistenze esagerate rispetto agli strumenti disponibili nelle prime ore.
Tutto questo conferma la natura “work in progress” del progetto: la base c’è ed è solida, ma per ritrovare la stessa ricchezza del predecessore serviranno mesi di aggiornamenti e nuove introduzioni.

Prestazioni tecniche: il tallone d’Achille dell’accesso anticipato

Parlando di tecnica, Grounded 2 è un mix di meraviglia e frustrazione. L’uso dell’Unreal Engine 5 garantisce panorami mozzafiato: la luce che filtra tra i fili d’erba, la resa delle texture organiche, i riflessi dell’acqua e i dettagli ambientali donano un senso di scala e immersione impressionanti.
Peccato che il motore debba fare i conti con un’ottimizzazione ancora lontana dall’essere stabile. I cal drop sono frequenti, soprattutto vicino a basi complesse o in aree affollate di asset. Le crashate sono sporadiche ma fastidiose, circa una ogni 4–5 ore di gioco, e il bug design (quello tecnico, non gli insetti) regala nemici incastrati nelle geometrie o animazioni che saltano. Non sono problemi inattesi per un early access, ma restano un ostacolo per chi non ha molta pazienza.
È qui che entra in gioco la fiducia: Obsidian ha dimostrato di saper ascoltare la community nel primo Grounded, migliorandolo costantemente. Se manterrà la stessa costanza, i problemi tecnici diventeranno un ricordo. Per ora, però, è bene essere consapevoli che il prato è bellissimo, ma non sempre stabile.

Un sequel con tanto da dire

Arrivati al termine della nostra prova, Grounded 2 si conferma un sequel ambizioso che preferisce perfezionare piuttosto che reinventare. La nuova mappa amplia il respiro dell’avventura, i Buggy rivoluzionano gli spostamenti, l’Omni Tool semplifica la vita e il combat system acquista spessore con parry e build dedicate. Ci sono, certo, difetti evidenti: base building ancora grezzo, nemici sbilanciati, varietà non all’altezza del predecessore e performance altalenanti. Ma l’impianto è robusto, e soprattutto c’è potenziale. Chi ha amato il primo capitolo troverà un’esperienza familiare ma più rifinita; chi è nuovo, invece, scoprirà un survival originale, capace di unire ansia, esplorazione e ironia. Non è ancora pronto per la consacrazione, ma il cammino intrapreso è quello giusto. Se l’accesso anticipato serve a crescere insieme ai giocatori, allora Grounded 2 è sulla strada giusta per diventare uno dei survival più memorabili della generazione. E anche se il prato resta pieno di insidie, la voglia di tornarci è già tanta.

Luca Gentile
Luca Gentile
Gamer con il joystick sempre in mano e un cuore da Jedi. Viaggio tra pixel e mondi lontani. Che il game over non ci colga mai!

Rispondi

Ultimi Articoli