Nemmeno Funcom, lo studio dietro Dune: Awakening, è riuscita a sottrarsi alla crisi che sta investendo l’industria videoludica. A pochi mesi dal lancio del suo titolo più ambizioso, l’azienda ha annunciato una ristrutturazione interna che comporterà il licenziamento di parte del personale.
Il più grande lancio di sempre, ma arriva la ristrutturazione
In una dichiarazione rilasciata a GamesIndustry.biz, un portavoce dello studio ha definito Dune: Awakening “il più grande lancio nei nostri 32 anni di storia”, sottolineando come il survival ambientato su Arrakis abbia già dimostrato “un incredibile potenziale”. Tuttavia, lo stesso comunicato spiega che Funcom dovrà ridurre la propria forza lavoro per “concentrare le risorse interne sulla pubblicazione di nuovi contenuti, funzionalità e miglioramenti”.
Una scelta che nasce dal passaggio dalla fase di sviluppo a quella di supporto a lungo termine, tipica dei titoli live service. Il gioco continuerà a essere arricchito di aggiornamenti costanti, anche in vista del debutto su console, previsto per il 2026 su PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
Un successo che non basta a proteggere i lavoratori
Il paradosso è evidente: Dune: Awakening è diventato in poche settimane il titolo venduto più velocemente nella storia dello studio, raggiungendo un milione di giocatori appena due settimane dopo l’uscita su PC lo scorso giugno. Eppure, nemmeno un risultato di questa portata è bastato a evitare i tagli.
Funcom ha dichiarato che al momento non è possibile quantificare l’impatto esatto dei licenziamenti, ma ha assicurato che verrà fornito supporto ai dipendenti coinvolti. “Il nostro obiettivo – si legge – è aiutare i membri del team colpiti a trovare nuove opportunità, offrendo supporto e guida durante questo processo”.
Se volete scoprire come abbiamo vissuto il viaggio su Arrakis, trovate qui la nostra recensione completa di Dune: Awakening.
Tencent e il peso delle decisioni globali
Va ricordato che Funcom non è più uno studio indipendente: dal 2020 è interamente controllato da Tencent. La ristrutturazione potrebbe dunque riflettere scelte strategiche del colosso cinese, interessato a ottimizzare i costi in un momento di forte incertezza per il settore.
Il caso Funcom mette in luce ancora una volta una delle contraddizioni più amare del mercato videoludico contemporaneo: nemmeno un successo commerciale garantisce più la stabilità dei team di sviluppo, sempre più esposti a logiche finanziarie che prescindono dai risultati creativi.
