Negli ultimi mesi è diventato impossibile leggere un articolo di geopolitica, sport o tecnologia senza imbattersi nel nome Polymarket. La piattaforma è finita ovunque: sulla maglia della Lazio, nei trafiletti del Wall Street Journal, nei rapporti dell’FBI, nei dibattiti su Twitch riguardo alla manipolazione dei sondaggi, persino sulle pagine di cronaca per via di un sensore meteorologico francese manomesso con un asciugacapelli a batteria.
In pochi anni un progetto crypto nato in piena pandemia si è trasformato in uno dei fenomeni più discussi del mondo digitale, capace di muovere miliardi di dollari e di anticipare — talvolta sospettosamente — operazioni militari, decisioni politiche e premi internazionali. Vale la pena capire bene di cosa stiamo parlando, perché è esploso e quali sono i lati più inquietanti della vicenda.
Cos’è Polymarket
Polymarket è una piattaforma di prediction market decentralizzata costruita sulla blockchain Polygon. Tradotto: è un mercato in cui chiunque può comprare e vendere quote sull’esito di eventi futuri reali, pagando in criptovaluta (in genere USDC, la stablecoin ancorata al dollaro emessa da Circle).
Il funzionamento ricalca quello di una piccola Wall Street della probabilità. Ogni mercato ha due esiti possibili — sì o no — e le quote si muovono in tempo reale tra 0 e 1 dollaro in base agli scambi degli utenti. Una quota a 0,70 indica che il mercato attribuisce a quell’evento una probabilità implicita del 70%. Se l’esito si verifica, la quota paga 1 dollaro; in caso contrario, vale zero.
A differenza di un bookmaker tradizionale, non esiste un banco che fissa le quote: i prezzi emergono dall’incontro tra domanda e offerta degli utenti, come in una borsa. La risoluzione dei mercati avviene tramite oracoli on-chain (in particolare UMA), che dovrebbero certificare in modo neutrale cosa è realmente accaduto.
Si può scommettere praticamente su tutto: elezioni, conflitti armati, decisioni della Federal Reserve, prossimo attore a interpretare James Bond, vincitori dell’Eurovision, temperatura massima registrata in un aeroporto, persino il ritorno di figure religiose. Nessun bookmaker tradizionale offrirebbe mercati simili.

Perché Polymarket è diventato un fenomeno mondiale
Il vero momento di consacrazione arriva con le elezioni presidenziali americane del 2024. Mentre i sondaggi tradizionali davano Kamala Harris in vantaggio o in pari con Donald Trump, le quote di Polymarket assegnavano da settimane una probabilità di vittoria nettamente superiore al candidato repubblicano. Il risultato finale ha dato ragione al mercato, non ai sondaggisti. È bastato per trasformare la piattaforma in un riferimento mediatico globale, citato da CNN, Financial Times e New York Times praticamente in tempo reale.
Da lì in poi la crescita è stata esponenziale. Nel 2025 i volumi annuali si sono avvicinati ai 40 miliardi di dollari. ICE, la società madre della Borsa di New York, ha investito 2 miliardi di dollari valutando Polymarket circa 9 miliardi, ed è subentrata anche 1789 Capital — fondo legato a Donald Trump Jr., che siede inoltre nell’advisory board della piattaforma.
L’integrazione con X (l’ex Twitter) ha completato il quadro: oggi le quote di Polymarket appaiono accanto alle notizie virali, alimentando un loop tra informazione, scommessa e percezione collettiva. Per molti utenti la piattaforma non è più (solo) un sito di scommesse: è una sorta di “oracolo del futuro”, uno strumento di analisi della realtà.
Almeno, questo è il racconto ufficiale. La realtà, come spesso accade, è parecchio più complicata.
I lati oscuri: insider trading, manipolazione e conflitti d’interesse
Una piattaforma che permette di scommettere anonimamente — non sono richiesti controlli di identità per la maggior parte degli utenti — su eventi che vanno dalle guerre ai cessate il fuoco, dalle nomine ministeriali alle catture di leader stranieri, è un terreno perfetto per chi dispone di informazioni riservate. E i casi sospetti, ormai, non si contano più.
A gennaio 2026 il sergente delle forze speciali americane Gannon Ken Van Dyke, di stanza a Fort Bragg, è diventato il primo imputato della storia di Polymarket. Aveva puntato 33mila dollari sulla rimozione di Nicolás Maduro entro il 31 gennaio, incassandone oltre 400mila. L’accusa: aver scommesso conoscendo in anticipo i dettagli dell’operazione militare che avrebbe portato alla cattura del presidente venezuelano.
Ad aprile 2026, secondo un’inchiesta del New York Times, oltre 150 account hanno iniziato improvvisamente a scommettere su un attacco statunitense all’Iran nei giorni precedenti l’operazione del 28 febbraio. Sei conti anonimi hanno indovinato la data esatta, portando a casa più di 1,2 milioni di dollari. Uno degli stessi account ha poi guadagnato altri 163mila dollari scommettendo sul cessate il fuoco del 7 aprile, annunciato proprio quel giorno da Washington e Teheran.
A ottobre 2025 il comitato norvegese del Nobel ha aperto un’indagine su flussi anomali di scommesse legate al premio per la pace assegnato a María Corina Machado: nelle ore prima della proclamazione, un utente aveva puntato 70mila dollari sull’oppositrice venezuelana.
E poi c’è il caso surreale del sensore meteo di Parigi Charles de Gaulle: Météo-France ha presentato denuncia dopo che, in due distinte occasioni, la temperatura registrata era salita bruscamente per poi crollare in pochi minuti. Gli inquirenti ipotizzano che il sensore sia stato manomesso con un asciugacapelli a batteria. Su Polymarket, in entrambi i giorni, lo stesso account aveva piazzato — e vinto — scommesse sui picchi di temperatura per circa 34mila dollari.
A questi episodi si aggiunge il problema strutturale del conflitto d’interesse: Donald Trump Jr. è contemporaneamente investitore e consulente di Polymarket (e della rivale Kalshi), in un contesto in cui migliaia di mercati della piattaforma dipendono direttamente dalle decisioni dell’amministrazione presidenziale. La famiglia presidenziale ha anche lanciato Truth Predict tramite Truth Social, entrando formalmente nello stesso settore. Il senatore Bernie Sanders ha parlato apertamente di cleptocrazia, mentre il premio Nobel Paul Krugman ha definito “tradimento” il sospetto insider trading sui prezzi del petrolio legati alla guerra in Medio Oriente.
Esiste poi un problema più sottile, ma forse ancora più rilevante: la manipolazione dei prezzi tramite “whale”. Pochi soggetti con grandi capitali possono spostare in modo significativo la quota di un evento, facendolo sembrare più o meno probabile di quanto sia realmente, e influenzando di conseguenza la percezione collettiva. Quella che dovrebbe essere una piattaforma di “previsioni accurate” rischia di diventare una macchina di profezie autoavveranti, dove chi ha più soldi influenza non solo il prezzo, ma anche la narrazione mediatica costruita attorno a quel prezzo. Diversi ricercatori, citati da Bloomberg e dal Wall Street Journal, hanno inoltre sollevato dubbi sull’autenticità di una parte significativa dei volumi dichiarati, ipotizzando casi di wash trading.
C’è infine la questione disinformazione. I mercati predittivi funzionano meglio in condizioni di forte incertezza, e questo crea un incentivo strutturale ad alimentare l’incertezza stessa. L’account ufficiale di Polymarket su X, secondo Axios, ha più volte veicolato notizie infondate o non verificate, contribuendo a quella stessa nebbia informativa che la piattaforma sostiene di voler dissipare.
Polymarket in Italia: una storia normativa altalenante
In Italia la vicenda è particolarmente intricata. Il 22 ottobre 2025 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha inserito polymarket.com nell’elenco dei domini inibiti, ai sensi dell’articolo 102 del decreto-legge 104/2020 — la stessa norma usata per oscurare i siti di gioco d’azzardo illegale. Per ADM la questione è semplice: Polymarket offre scommesse a pagamento su eventi futuri, quindi rientra nel perimetro del gioco a distanza con vincita in denaro, e quindi necessita di una concessione che non possiede.
La piattaforma ha presentato ricorso al TAR Lazio, che a inizio novembre ha respinto la sospensiva. Poi, a sorpresa, il 15 dicembre 2025 ADM ha rimosso Polymarket dalla blacklist con un aggiornamento ufficiale, ripristinando l’accesso senza fornire spiegazioni pubbliche dettagliate.

Questo non equivale però a un’autorizzazione formale. Polymarket continua a non avere licenza italiana, e la stessa piattaforma include l’Italia tra i Paesi a “trading ristretto” insieme a Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Australia, Belgio, Giappone e altri. In pratica: il sito è raggiungibile, ma le funzionalità di scommessa per gli utenti italiani sono limitate o non disponibili, e l’accesso potrebbe essere nuovamente revocato in qualsiasi momento.
Chi sceglie comunque di operare sulla piattaforma dall’Italia si espone a rischi concreti: assenza di tutela legale, nessuna copertura del Fondo di Garanzia, problemi di tracciabilità dei fondi rispetto alla normativa antiriciclaggio, esposizione fiscale sui guadagni non dichiarati e potenziali contenziosi con la propria banca su transazioni in stablecoin. È una differenza sostanziale rispetto a un operatore regolarmente autorizzato: chi gioca su un casino AAMS di SitiCasinoItalia.it opera all’interno di un perimetro normativo definito, con strumenti di gioco responsabile, limiti di deposito configurabili, protezione dei fondi e un’autorità di riferimento a cui rivolgersi in caso di controversie. Su Polymarket, in caso di problemi, non esiste un interlocutore italiano: la blockchain è trasparente sulle transazioni, ma è muta sulle responsabilità.
La partnership con la Lazio, diventata sponsor di maglia ad aprile 2026, ha aggravato la confusione. Il club biancoceleste ha chiarito — con tanto di parere positivo Agcom — che l’accordo riguarda esclusivamente la versione informativa del sito, non l’attività di trading. Ma per il tifoso medio la distinzione è sottile: vede il marchio, cerca il dominio, ci entra e si trova davanti a mercati su sport, politica e geopolitica internazionale. Da lì alla scommessa il passo è breve, anche se formalmente non dovrebbe essere possibile dall’Italia.
Quindi, come giudichiamo Polymarket?
Polymarket è uno dei fenomeni più interessanti — e più inquietanti — degli ultimi anni. Da un lato, è un esperimento affascinante: l’idea di trasformare l’aggregazione di informazioni in un meccanismo di prezzi è teoricamente potente e in alcuni casi ha dimostrato un’accuratezza superiore ai sondaggi tradizionali. Dall’altro, è un sistema strutturalmente vulnerabile a insider trading, manipolazione, conflitti di interesse politici e disinformazione, in un contesto regolatorio che procede a singhiozzo.
Per l’utente italiano la conclusione è abbastanza netta: Polymarket non è autorizzato a operare in Italia, lo stesso sito lo dichiara nelle sue restrizioni geografiche, e tentare di aggirare i blocchi tramite VPN o wallet crypto non offre nessuna tutela legale in caso di problemi. Capire come funziona, dal punto di vista tecnologico e culturale, ha senso. Usarlo come piattaforma di scommessa dall’Italia molto meno.
Il futuro dei prediction market è probabilmente ancora tutto da scrivere. Per ora, però, Polymarket somiglia più al Far West finanziario raccontato da Robert Reich e Paul Krugman che all’oracolo collettivo descritto dai suoi promotori. E come in tutti i Far West, chi ha il revolver più veloce — cioè le informazioni giuste al momento giusto — vince. Tutti gli altri pagano il conto.
