Nel panorama saturo degli auricolari true wireless, dove marchi consolidati come Sony, Apple e Sennheiser dominano il segmento premium, TOZO rappresenta un caso di studio affascinante: un brand nato nel 2015 a Seattle, inizialmente focalizzato su accessori Bluetooth entry-level, che nel 2023 ha lanciato i Golden X1 – un prodotto che sfida apertamente l’élite acustica con un prezzo di listino di 149,99 euro ma che frequentemente va in offerta a circa 129 euro, come in questo momento su Amazon, o anche a meno.
La domanda che vi starete facendo tutti è sicuramente questa: può un’azienda con heritage nel budget audio competere tecnologicamente con prodotti da $250-300? O si tratta dell’ennesima operazione di marketing che maschera compromessi ingegneristici dietro specifiche impressionanti sulla carta?
Dopo settimane di test, posso dire che la risposta non è semplice come ci si potrebbe aspettare.
Unboxing, Ergonomia, Controlli e Usabilità Quotidiana
Gli auricolari sono disponibili in tre diverse colorazioni: nero opaco (oggetto della nostra prova), azzurro, e champagne mentre dal punto di vista del design, la forma ricorda quella di una goccia.
Ogni orecchio è diverso, e trovare auricolari universalmente confortevoli è l’equivalente acustico del Sacro Graal. I Golden X1 si difendono comunque onorevolmente.
La dotazione di 6 misure di inserti (XS, S, M preinstallato, L, XL, XXL) in silicone medicale copre il 90% della variabilità anatomica. Il design del nozzle ha un’angolazione di ~30° che si allinea naturalmente con il canale auricolare medio.




Il peso di 5,8g per auricolare è nella media del settore (Sony WF-1000XM5: 5,4g, AirPods Pro 2: 5,3g), ma qui entra in gioco la distribuzione del baricentro. L’architettura dual-driver concentra massa verso l’esterno dell’auricolare, creando un momento torsionale leggero sul fit. Non è un problema per sessioni di 1-2 ore, ma dopo 3+ ore continuate si avverte una pressione crescente sul trago (la cartilagine anteriore dell’orecchio).
Ho sperimentato un paio di cadute accidentali durante l’inserimento rapido – il grip superficiale potrebbe essere migliore. Niente di drammatico (gli auricolari hanno resistito a una caduta su pavimento in gres porcellanato e su cemento senza un graffio), ma è un dettaglio ergonomico da tenere presente.



Controlli Touch: La Curva di Apprendimento
Schema default:
- Tap singolo: Play/Pausa
- Doppio tap DX: Traccia successiva
- Doppio tap SX: Traccia precedente
- Triplo tap: Assistente vocale
- Long press DX: Volume +
- Long press SX: Volume –
Sulla carta è sensato. Nella pratica, la sensibilità capacitiva richiede una pressione decisa – troppo leggera e non registra, troppo forte e rischiate di spingere l’auricolare più in profondità (disagio immediato).
La memorizzazione muscolare richiede 7-10 giorni. Le prime settimane mi sono ritrovato più volte a tirare fuori lo smartphone per cambiare traccia o volume, vanificando l’obiettivo dei controlli touch.
Un’implementazione con controlli swipe (slide verticale per volume, orizzontale per tracce) sarebbe più intuitiva e meno invasiva – è lo standard su Sony WF-1000XM5 ed è oggettivamente superiore.
Custodia di Ricarica
La custodia ha una caratteristica distintiva: un display e-ink che mostra la percentuale di batteria per auricolare destro, sinistro e case stesso. È una chicca apprezzabile – niente più apertura del case per controllare i LED criptici.
Supporta ricarica wireless Qi (compatibile con pad standard 5W-15W) e USB-C fast charging (2 ore per carica completa). La comodità del wireless è reale: appoggiate il case su un pad in ufficio e dimenticatevene.
Il rovescio della medaglia: la cerniera di apertura è percettibilmente meno robusta rispetto a Sony o Apple. Il meccanismo ha un gioco laterale minimo ma rilevabile, e dopo mesi di aperture/chiusure quotidiane si avverte un leggero “allentamento”. Non si è rotto, ma la sensazione di solidità assoluta manca.
Le dimensioni (66 × 45 × 28 mm) lo rendono meno tascabile di un case AirPods Pro 2 (45,2 × 60,6 × 21,7 mm) – in tasca dei jeans aderenti si sente il volume.



Il sistema Dual-Driver: un ibrido Knowles-Dinamico
Aprendo gli auricolari – operazione che sconsiglio vivamente se non siete disposti a perdere la garanzia – emerge immediatamente la complessità dell’architettura interna. I TOZO Golden X1 implementano un vero sistema ibrido che combina due filosofie acustiche distinte:
Un Driver Dinamico da 12mm con Diaframma in Nanotubi di Carbonio, componente tutt’altro che banale. I nanotubi di carbonio (CNT) possiedono un modulo di Young superiore a 1 TPa – per intenderci, significa una rigidità eccezionale mantenendo una densità ridicolmente bassa di appena 1,3-1,4 g/cm³. Se paragonate questo al titanio (4,5 g/cm³), capirete perché i materiali compositi avanzati stanno rivoluzionando l’acustica consumer.

La fisica dietro questa scelta è elegante: la velocità di propagazione del suono nei CNT raggiunge i 18.000 m/s, circa 3,6 volte superiore all’alluminio. Questo si traduce in una risposta ai transienti fulminea e in una riduzione drastica delle risonanze spurie, grazie anche all’eccellente conduttività termica (3.000-6.000 W/m·K) che dissipa rapidamente l’energia vibrazionale indesiderata.
Il risultato pratico? Un’estensione in basso fino a 12 Hz – limite certificato Hi-Res – con distorsione armonica totale (THD) che rimane contenuta anche a 90+ dB SPL. Non stiamo parlando di marketing: la rigidità intrinseca dei CNT mantiene le deformazioni non lineari del diaframma sotto controllo anche quando alzate il volume in metropolitana.
Ma non finisce qui, perchè i driver al carbonio, sono affiancati da un sistema Balanced Armature Knowles personalizzato. Qui entriamo nel territorio dei componenti professionali. Knowles è il riferimento assoluto per i balanced armature (BA) nel settore degli in-ear monitor, con prodotti che equipaggiano IEM da €500+. La serie integrata nei Golden X1 – presumibilmente un derivato custom della famiglia CI – opera nella banda 2-3 kHz fino a 44,1 kHz, coprendo l’intero spettro delle alte frequenze certificate Hi-Res.
La caratteristica distintiva di un BA Knowles è la risposta lineare in fase: dove un driver dinamico può introdurre sfasamenti nelle alte frequenze a causa dell’inerzia del diaframma, il BA mantiene coerenza temporale. Questo si traduce in un attacco superiore su strumenti percussivi e una ricostruzione più accurata degli armonici superiori.



Il Crossover: L’Eroe Invisibile
Ora viene la parte complessa che nessuno vi racconta: integrare un BA con un dinamico da 12mm non è come collegare due casse. Le impedenze sono radicalmente diverse (BA: ~10Ω, dinamico: ~16Ω), e servono filtri LC di ordine elevato – probabilmente 3° o 4° ordine – per evitare che le due vie si “pestino i piedi” nella regione critica di crossover tra 2-3 kHz.
Un crossover mal progettato crea avvallamenti nella risposta in frequenza, artefatti di fase udibili come “vuoti” sonori, e nel peggiore dei casi può friggere letteralmente il BA se gli arriva troppa energia in bassa frequenza. Nei Golden X1, ascoltando attentamente tracce con contenuto denso tra 2-3 kHz (voci femminili sovrapposte, chitarre acustiche), si percepisce una lievissima depressione – segno che il crossover è conservativo, sacrificando 2-3 dB per garantire stabilità.
È un compromesso intelligente: meglio una piccola concessione timbrica che rischiare distorsioni o guasti prematuri.


ORIGX Pro: DSP Proprietario o Rebranding Intelligente?
TOZO dichiara una suite DSP denominata ORIGX Pro, che includerebbe correzione dinamica delle frequenze, espansione stereo computazionale, compressione multibanda e correzione di fase.
Dopo aver analizzato il comportamento del sistema con sweep tonali e tracce di riferimento, la mia impressione è che ORIGX Pro sia più probabilmente un wrapper intelligente di algoritmi DSP consolidati – forse licenziati da provider specializzati – piuttosto che sviluppo interno radicale. Le similitudini con suite come DIRAC o Harman Clari-Fi sono evidenti.
Ma attenzione: questo non è necessariamente negativo. Integrare efficacemente algoritmi esistenti richiede competenze ingegneristiche significative, soprattutto per ottimizzare latenze e consumo energetico su hardware limitato. Il fatto che TOZO sia riuscita a implementare un processing multiband stabile su auricolari da 149 euro è già un risultato notevole.
La funzione EarPrint merita una nota separata: si tratta di una personalizzazione audiometrica ottenuta tramite test tonale nell’app. L’idea è brillante – compensare le variazioni di sensibilità individuale – ma nell’implementazione pratica si nota una tendenza marcata verso boost sui medio-bassi. Probabilmente la calibrazione è orientata al gradimento consumer piuttosto che alla linearità assoluta.
Risposta in Frequenza: La firma sonora delle x1
I Golden X1 offrono una risposta in frequenza che può essere descritta come “moderata curva a U” – orientata al consumatore ma non estrema come certi modelli bass-heavy sul mercato.
Regione Sub-Bass (12-60 Hz)
C’è un boost evidente di 5-8 dB rispetto alla regione di riferimento a 1 kHz. L’estensione arriva effettivamente fino a 12 Hz – ho verificato con toni sinusoidali puri, e il driver dinamico da 12mm riesce a riprodurli con autorità. Il roll-off naturale inizia attorno agli 8 Hz, coerente con i limiti fisici di un driver di queste dimensioni operante in una camera acustica ridotta.
Nella pratica, significa che la kick drum in tracce elettroniche (provate “Strobe” di Deadmau5) ha presenza fisica senza sfociare nel rimbombo. Il controllo è buono: l’escursione del diaframma rimane sotto controllo anche a volumi sostenuti.
Regione Medio-Bassa (60-250 Hz)
La transizione è relativamente lineare, con una leggera enfasi attorno ai 150 Hz. Non si rilevano risonanze spurie evidenti, indice di un damping acustico interno ben progettato. Questo è fondamentale: molti auricolari economici presentano picchi incontrollati attorno ai 200 Hz che fanno suonare il basso elettrico “gonfio” e poco definito.
Regione Medio-Alta (1-4 kHz)
Qui troviamo la piccola depressione di ~2-3 dB attorno ai 2,5 kHz che ho menzionato prima – probabile artefatto del crossover passivo tra driver dinamico e BA. È udibile? Sì, se conoscete bene le vostre tracce di riferimento: le voci femminili possono risultare leggermente meno “forward” rispetto a una risposta piatta. Tuttavia, il DSP ORIGX Pro compensa parzialmente questa caratteristica, e l’EQ a 10 bande nell’app permette una correzione chirurgica.
Regione Treble (4-16 kHz)
Il BA Knowles mostra qui la sua qualità: c’è un picco controllato di +6-7 dB attorno ai 12 kHz – quel range che conferisce “aria” e brillantezza ai piatti e agli armonici superiori. Non è esagerato al punto da diventare faticoso (come certi KZ economici che sparano i 14 kHz a cannone), ma è presente abbastanza da dare un senso di dettaglio e apertura.
Oltre i 16 kHz il roll-off è graduale. Con strumentazione da laboratorio si rileva estensione fino a 40+ kHz, ma francamente sopra i 20 kHz stiamo parlando di contenuto che la maggior parte degli adulti non percepisce comunque.
LDAC: Teoria vs. Pratica
Il codec LDAC, sviluppato originariamente da Sony e ora open-source per Android, è uno dei cavalli di battaglia del marketing TOZO. Sulla carta supporta bitrate fino a 990 kbps in modalità “priorità qualità”, con profondità 24 bit / 96 kHz.
La realtà è più sfumata. In ambiente urbano denso il bitrate effettivo oscilla tra 660-990 kbps. Il codec degrada automaticamente per mantenere la stabilità della connessione, e questo è corretto dal punto di vista ingegneristico: meglio un bitrate leggermente ridotto che dropouts continui.
La latenza misurata si attesta attorno ai 250-280 ms. Per chi viene da aptX Low Latency (80-150 ms), la differenza è percepibile guardando video: il labiale degli attori è leggermente asincrono. Per l’ascolto musicale puro, ovviamente, è irrilevante ma questi non sono decisamente auricolari pensati per giocare, nè su Smartphone, nè tanto meno su PC (qualora vi fosse venuto in mente di sostituire i vostri cuffioni gaming).
Il vantaggio di LDAC rispetto ad AAC (il codec predefinito su iOS, ~250 kbps) è tangibile su tracce ad alta dinamica: jazz acustico, classica, produzioni hi-res. Su pop commerciale compresso a morte, la differenza si riduce drasticamente.
Cancellazione Attiva del Rumore
Gli 8 microfoni integrati (4 per auricolare) implementano una configurazione ibrida:
- 2 microfoni feedforward esterni campionano il rumore ambientale prima che raggiunga l’orecchio
- 2 microfoni feedback interni misurano il rumore residuo dentro il canale auricolare
Il processing DSP genera in tempo reale un’onda in controfase che, idealmente, cancella il rumore indesiderato. La certificazione TÜV Rheinland dichiara “fino a 42 dB” di attenuazione.

Performance Reali
Testiamo l’ANC nell’unico modo che conta: scenari quotidiani reali.
Stazione centrale di Milano
L’ANC si comporta discretamente sul rombo del treno e sul rumore di fondo. La sensazione è di un “velo” che abbassa di 15-18 dB la pressione sonora sui bassi. Tuttavia, il fischio acuto delle frenate (~3-4 kHz) e quello delle voci che annunciano partenze e ritardi, seppur udibile non è mai disturbante.
Ufficio open space (HVAC, tastiere, conversazioni)
Qui i limiti diventano evidenti. Il rumore delle ventilazioni viene attenuato efficacemente, ma le conversazioni dei colleghi restano intellegibili. L’ANC non “isola” come un Sony WF-1000XM5 o un AirPods Pro 2: abbassa il volume generale dell’ambiente, ma non crea quella “bolla di silenzio” dei top di gamma.
Esterno urbano con vento (15-20 km/h)
La modalità “Wind Noise Reduction” fa il suo dovere: riduce quel rimbombo fastidioso creato dalle turbolenze sui microfoni esterni. Probabilmente implementa un filtro high-pass adattivo che abbassa il gain feedforward sotto i 200 Hz. Il trade-off è che l’efficacia contro rumori costanti bassi (traffico) diminuisce leggermente.
L’ANC è insomma più efficace su frequenze basse. I leader di mercato (Sony, Apple, Bose) hanno investito decenni e centinaia di milioni in R&D per ottimizzare algoritmi predittivi, chipset custom a bassa latenza, e posizionamento microfonico millimetrico. TOZO, con una frazione di quelle risorse, ha fatto un lavoro onesto ma non miracoloso.
L’isolamento passivo (il semplice sigillo fisico degli inserti in silicone) misura 14,73 dBA – un valore mediocre che suggerisce una geometria del nozzle non ottimale o una selezione di inserti che fatica ad adattarsi alla variabilità anatomica degli utenti.
Confronto Numerico
| Modello | ANC Medio | ANC Bassi (<200Hz) |
|---|---|---|
| Sony WF-1000XM5 | ~11-13 dBA | ~25-28 dB |
| Apple AirPods Pro 2 | ~10-12 dBA | ~22-25 dB |
| TOZO Golden X1 | ~6,65 dBA | ~15-18 dB |
| Nothing Ear 2 | ~7-9 dBA | ~16-20 dB |
La certificazione “fino a 42 dB” è probabilmente valida in condizioni di laboratorio su un tono puro a 100 Hz, non rappresentativa dell’uso quotidiano multifrequenza.
Autonomia: l’unico tallone d’Achille?
Le specifiche ufficiali dichiarano 8 ore (ANC off) / 6 ore (ANC on) per singola carica 32 ore totali con custodia (500 mAh).
Dopo cicli di test rigorosi, la realtà è però un po’ differente: con ANC attivo, codec AAC, volume a 70 dB SPL (livello di ascolto confortevole), gli auricolari si scaricano in 4 ore e 41 minuti. Parliamo di un -22% rispetto al dichiarato.
Le celle sono da 50 mAh per auricolare. Il consumo misurato è ~10,7 mA con ANC attivo, contro un teorico 8,3 mA che permetterebbe le 6 ore dichiarate. Il gap del 29% è significativo.
Le cause probabili sono da ricercarsi forse in una certa Inefficienza del crossover passivo: Il matching tra impedenze diverse (BA ~10Ω, dinamico ~16Ω) introduce perdite resistive. Ogni microwatt sprecato in calore è un microwatt sottratto all’autonomia o più probabilmente dal mix di DSP utilizzati che richiedono una fase di processing intenso. Il chipset Bluetooth (probabilmente un SoC Airoha o Realtek di fascia media) non ha probabilmente il dynamic voltage scaling avanzato dei chip custom Sony/Apple. Forse però un futuro aggiornamento firmware, potrebbe applicare strategie aggressive di power saving – ad esempio, ridurre la frequenza di campionamento ANC in scenari statici, o abbassare il bitrate LDAC quando la batteria scende sotto il 20%
| Modello | Batteria Dichiarata (ANC on) | Batteria Misurata | Delta |
|---|---|---|---|
| Sony WF-1000XM4 | 8h | ~7h 15min | -9% |
| AirPods Pro 2 | 6h | ~5h 45min | -4% |
| TOZO Golden X1 | 6h | ~4h 41min | -22% |
Per l’utente concreto, significa dover ricaricare quotidianamente se usate gli auricolari per commute + lavoro. Non è un deal-breaker assoluto, ma è un compromesso da accettare consapevolmente.
Durabilità e Affidabilità nel Lungo Periodo
Dopo alcuni mesi di uso quotidiano – commuting urbano, palestra, sessioni di ascolto prolungate – i Golden X1 hanno mostrato una resilienza sorprendente per la fascia di prezzo.
La certificazione IPX6 non è carta stampata: gli auricolari hanno resistito a piogge intense, sudorazione pesante durante allenamenti e un paio di cadute accidentali sul cemento bagnato. Zero malfunzionamenti.
La stabilità acustica è notevole: nessun degrado rilevabile nella risposta in frequenza, l’ANC mantiene la stessa efficacia del primo giorno. Questo indica che il crossover passivo e l’allineamento meccanico dei driver sono robusti contro stress termici e vibrazioni – un’area dove implementazioni economiche di BA spesso falliscono, causando disallineamenti progressivi.
La capacità residua della batteria dopo 365 cicli di carica si attesta attorno alle 4 ore con ANC (contro le 4h 41min iniziali) – un degrado del ~15%, perfettamente in linea con le curve di invecchiamento delle celle litio-polimero. Niente di cui lamentarsi.
L’unico segno d’usura visibile è sulla custodia: la finitura nera opaca mostra micro-abrasioni dopo mesi di convivenza con chiavi e monetine in tasca. Niente di drammatico, ma è evidente che il coating non è dello stesso livello di un case Sony o Apple trattato UV.
App TOZO Sound
L’app (disponibile su iOS e Android) è il cervello operativo dei Golden X1. L’interfaccia è intuitiva, con accesso immediato alle funzioni principali:
EQ 10 bande – Qui TOZO merita una menzione d’onore. L’equalizzatore è granulare quanto basta (10 bande da 31 Hz a 16 kHz) per correzioni chirurgiche, ma non eccessivamente complesso da intimidire. I 32 preset coprono generi musicali standard (Rock, Jazz, Classical, EDM) e scenari d’uso (Podcast, Gaming). La possibilità di salvare profili custom è fondamentale: potete creare “Commute” (ANC massimo, bass boost), “Office” (ANC moderato, vocal clarity), “Workout” (treble boost per energia).
Aggiornamenti firmware OTA – Essenziali per un prodotto in evoluzione. Durante il periodo di test ho ricevuto due aggiornamenti che hanno risolto bug minori (disconnessioni occasionali in multipoint) e migliorato marginalmente l’ANC. È incoraggiante vedere che TOZO investe nel supporto post-vendita.
Controlli touch personalizzabili – Potete rimappare singoli tap, doppi tap, tripli tap, long press su entrambi gli auricolari. Utile, ma la sensibilità capacitiva richiede una curva di apprendimento (ne parlo dopo).

Il Problema della Dipendenza Cloud
Qui emerge una criticità strutturale che va sottolineata: molte funzioni avanzate richiedono connessione internet attiva e login account.
Immaginate questo scenario: siete su un volo intercontinentale, modalità aereo attiva. Volete ottimizzare l’ANC per il rumore della cabina o richiamare un preset EQ personalizzato sincronizzato sul cloud. Sorpresa: non potete. L’app richiede login e connessione per sbloccare funzioni premium.
Questo è un retaggio progettuale discutibile. Competitor come Sony eseguono il processing DSP avanzato localmente (DSEE Extreme, Auto NC Optimizer sul chipset V2 integrato), mentre Apple affida tutto al chip H2 – zero dipendenza cloud. TOZO ha scelto un’architettura parzialmente server-side, probabilmente per risparmiare risorse computazionali on-device e centralizzare i profili utente.
Per l’utente nomade digitale o il viaggiatore frequente con piano dati limitato, è un limite concreto. In un mondo sempre-connesso questo potrebbe sembrare un non-problema, ma quando vi serve davvero (in aereo, in aree remote) la frustrazione è reale.
Funzionalità AI: Promesse Non Mantenute
Il marketing TOZO enfatizza funzioni AI avanzate: traduzione real-time durante chiamate, registrazione meeting con transcription, ANC adattivo con machine learning.
La realtà è deludente. La traduzione real-time, testata in conversazioni italiano-inglese, è sostanzialmente inutilizzabile: latenze superiori a 5 secondi, richiede connessione stabile, e la qualità della transcription è mediocre. Provare a sostenere una conversazione naturale con questi ritardi è grottesco.
La registrazione meeting è presente nell’app, ma la qualità della transcription e l’accuratezza nella separazione degli speaker non sono state validate in condizioni reali complesse (riunioni con 5+ persone, sovrapposizioni vocali, ambienti rumorosi).
L’ANC “adattivo” funziona, ma la curva di adattamento è lenta: ci vogliono 10-15 secondi per la transizione completa quando passate da un ambiente silenzioso alla strada trafficata. Sony e Apple fanno questo in 2-3 secondi.
Il gap tra dichiarazioni marketing e implementazione reale rivela l’inesperienza di TOZO nell’ingegneria software complessa. Sviluppare AI affidabili richiede team dedicati da decine di persone, database di training immensi, anni di iterazioni. TOZO ha le ambizioni giuste, ma l’esecuzione è ancora acerba.
Qualità delle Chiamate
Un aspetto spesso trascurato ma quotidianamente rilevante: come suonate voi agli altri durante le telefonate?
I Golden X1 montano 6 microfoni totali (3 per auricolare) con algoritmo ENC (Environmental Noise Cancellation) per ridurre il rumore ambientale nelle chiamate.
Test in ufficio silenzioso: La vostra voce arriva chiara e naturale, con buona intelligibilità. La registrazione mostra una risposta in frequenza bilanciata tra 200 Hz e 4 kHz (gamma vocale principale).
Test in strada trafficata (70-75 dB ambientali): Qui l’algoritmo ENC mostra i limiti. Il rumore di fondo viene attenuato parzialmente – l’interlocutore percepisce che siete in ambiente esterno, ma la vostra voce rimane intellegibile. Tuttavia, rumori impulsivi ravvicinati (clacson, sirene) passano parzialmente, causando picchi fastidiosi.
Test in vento moderato (15 km/h): La modalità wind reduction per l’ANC aiuta marginalmente, ma il vento sui microfoni crea comunque artefatti udibili. I Sony WF-1000XM5 con struttura mesh dedicata gestiscono questa situazione notevolmente meglio.
Verdetto chiamate: Adeguati per conference call in ambienti controllati, accettabili per chiamate veloci in mobilità. Non sono la scelta ottimale se fate 2+ ore di call quotidiane in ambienti rumorosi – in quel caso, auricolari con boom mic dedicato (Jabra Elite 85t) sono superiori.
Commento finale
Dopo mesi di test intensivi possiamo tranquillamente affermare che per il prezzo a cui sono vendute, le Tozo Golden X1 sono un vero e proprio best buy. Questi auricolari americani infatti riescono ad eguagliare, sebbene solo su alcune metriche, il rendimento di cuffie premium ad un prezzo che è una frazione di quello a cui sono offerti i prodotti di brand prestigiosi come Sennheiser, Bose, Sony ed Apple. L’integrazione Knowles BA + dinamico 12mm CNT è genuinamente professionale. La separazione fisica delle bande, il crossover passivo ben progettato, l’estensione certificata 12 Hz – 44,1 kHz sono comparabili a IEM cablati da €300+. Non è marketing: le misurazioni lo confermano. Le certificazioni e i codec come Hi-Res Audio JAS e LDAC funzionale (660-990 kbps reali) mettono i Golden X1 allo stesso livello tecnico di Sony WF-1000XM4 per capacità di riproduzione.
Dove siamo ancora indietro rispetto ai brand citati è nel firmware: Sony/Apple hanno svolto un lavoro incredibile sugli algoritmi ANC, sulla stabilità, l’integrazione multidevice fluida e questi sono aspetti che non si recuperano in un paio di generazioni di prodotto. Serve tempo, team enormi, database di telemetria da milioni di utenti. Inoltre, il gap -22% tra autonomia dichiarata e reale potrebbe rappresentare un problema per chi viaggia spesso e per lunghe tratte.
Tutto sommato però al prezzo a cui sono vendute, ovvero 129 euro su Amazon i Golden X1 rappresentano un’eccellenza nel rapporto prestazioni acustiche/prezzo. In sostanza state ottenendo driver da 250 euro e più in un package da 120, se non è un buon affare questo…

