Recensione Big Hops, parkour platforming in stile rana!

Mentre il panorama dei platform d’azione bidimensionali è oramai un’isola felice ricca di opzioni di alta qualità, Big Hops ci ha ricordato tuttavia che siamo un po’ a digiuno di alternative in tema 3D. Con l’esclusione di alcuni titoli degli ultimi mesi (come il coloratissimo Yooka-Replaylee o il travolgente Donkey Kong Bananza), il ventaglio di opzioni per chi vuole perdersi in un mondo tridimensionale tra salti, esplorazione e collezionabili è infatti piuttosto avaro.

L’amore smisurato per il genere coltivato da Chris Wade lo ha portato, oramai oltre sei anni fa, a lanciare un progetto Kickstarter per creare un accorato omaggio ad una precisa scuola di platform. Dopo un lungo periodo di sviluppo firmato dal team Luckshot Games, Big Hops è finalmente arrivato alla release. Il risultato è un titolo delizioso, ad un prezzo altamente concorrenziale.

Big Hops è disponibile dal 12 Gennaio per PC (via Steam), Nintendo Switch e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


A spasso tra le dimensioni

Hop è un giovanissimo ranocchio, che trascorre le sue serene giornate nello stagno assieme alla madre ed alla sorella. La sua vivace curiosità lo porta tuttavia ad essere ingannato da un misterioso essere interdimensionale chiamato Diss. L’enigmatica figura infatti convince il piccolo anfibio ad aprire un portale verso un altro mondo, ammaliandolo con la prospettiva di vivere una grande avventura. Disperso e lontano da casa, Hop inizierà un viaggio attraverso realtà alternative alla ricerca dei frammenti oscuri necessari per poter riabbracciare la propria famiglia.

Luckshot Games pone le basi di una storia dalle premesse semplici, che finisce non solo per far luce sulle sinistre macchinazioni di Diss, ma anche per esplorare il percorso di crescita del protagonista. Big Hops si è infatti rivelato un delicato racconto di formazione, tratteggiato con genuinità ma anche con toni incisivi.

Hop è una rana e farà cose… da rana.

Attraverso le storie dei comprimari che incontrerà e dei mondi che visiterà, Hop farà la conoscenza soprattutto di sé stesso e delle proprie motivazioni. Il risultato finale si è rivelato davvero piacevole e non possiamo non attribuirne parte del merito all’incredibile cura riposta nell’intero comparto audio. Non solo la colonna sonora è eccellente e l’effettistica puntuale, ma è il doppiaggio (inglese) a sorprendere maggiormente. Con un cast composto da voci famose provenienti dal mondo dell’animazione (come Steve Blum, Kat Cressida, Ben Diskin e Chester Rushing), Big Hops si è rivelato un prodotto in grado di vantare una cura, da questo punto di vista, che non avrebbe nulla da invidiare a titoli da alto budget.

Anche visivamente il platform immaginato da Chris Wade fa la sua onestissima figura. Il merito è di uno stile artistico pulito con colori luminosi che riempiono lo schermo. La vista d’insieme è tale da far chiudere un occhio su una mole poligonale non così altisonante. Qualche piccolo bug persiste, ma niente di così grave da pregiudicare la piena godibilità dell’avventura.

Gli omaggi al mondo Nintendo si sprecano, come è giusto che sia in un titolo nato come lettera d’amore ai grandi del genere.

La verdura fa bene

Big Hops, a conti fatti, è un platform 3D strutturalmente non dissimile dagli evergreen del genere. Ma con alcune peculiarità che abbiamo decisamente apprezzato.

Anzitutto, Hop non ha nel suo parco mosse solo le classiche azioni abituali. Ovviamente troviamo movimenti di base standard (perlopiù mutuati da Super Mario), ma la prima sorpresa è stato trovarsi di fronte alla barra della stamina in stile The Legend of Zelda: Breath of the Wild. La seconda è stata constatare che da buon ranocchio, Hop utilizza la sua lingua prensile per interagire con l’ambiente circostante. Che si tratti di agganciarsi ad un supporto per dondolare o azionare meccanismi intricati, Hop riesce a trovare sempre soluzioni pratiche sia per attraversare il mondo di gioco, sia per risolvere gli enigmi.

Il cactus vi metterà in alcune situazioni… spinose. Eheheh.

Dove tuttavia la vera peculiarità ludica risiede nelle… verdure. I Veggies infatti non sono solo differenti tipologie di frutta ed ortaggi che Hop potrà raccogliere nei mondi che si troverà ad esplorare. Bensì ciascuno di essi andrà ad arricchire lo zaino del giovane anfibio, che potrà usarli in ogni occasione utile per sfruttarne le abilità individuali. E così, il peperoncino si rivelerà perfetto per accendere un fuoco, i cactus potranno permettere di posizionare corde sospese, i funghi prataioli diventeranno trampolini perfetti e così via.

Si tratta di un’idea davvero carina e niente affatto banale, che rende l’esplorazione sempre un piccolo enigma in cui l’uso del Veggie giusto può aprire la strada a nuove entusiasmanti scoperte. Questa soluzione immaginata dagli sviluppatori ci ha permesso di giustificare anche il level design, altrimenti a primo acchitto meno ispirato di quanto visto negli altri esponenti del genere. Lungi dall’essere un titolo difficile, Big Hops punta tutto sul proprio protagonista e su come userà le risorse a sua disposizione per raggiungere il traguardo finale.

Breath of the Wild ha fatto scuola.

Particella di sodio

Dove tuttavia Big Hops potrebbe risultare anomalo è nell’approccio stesso all’esplorazione.

Le ambientazioni sono piuttosto varie, grazie ad un bel mix creato dalle particolarità specifiche dei mondi, le abilità dei Veggie e le sezioni nel Void che regalano gagliarde reminiscenze da Super Mario Galaxy. Tuttavia, praticamente non esistono nemici in Big Hops. Non vi sono dunque intermezzi di combattimento o tutto quel genere di situazioni che coinvolgono NPC ostili. L’esplorazione è dunque nella sua forma più pura, senza distrazioni se non quella di gestire le missioni secondarie affidate dai comprimari ed il recupero dei collezionabili sparsi per le mappe.

Da buon ranocchio, Hop aziona i meccanismi con la propria lingua.

Se siete fan dell’approccio collectathon, Big Hops vi sarà intrattenere grazie anche ad un’ottima varietà di situazioni. Parliamo infatti di una ventina di ore complessive, che al netto del cartellino del titolo è un affare sotto tutti i punti di vista. Lo scotto da pagare è tuttavia un ritmo forse più blando di quanto il genere tradizionalmente regala, con ampie parentesi più propriamente d’azione tra un salto acrobatico e l’altro.

Insomma, Big Hops si è rivelato davvero una piccola grande sorpresa di questo inizio 2026. Un atto d’amore per un genere immortale, i cui esponenti contemporanei tuttavia si contano sulle dita di una mano. Chris Wade ed il suo team Luckshot Games hanno dimostrato che ogni impresa è alla portata, anche quando le statistiche non giocano a favore. E quando, soprattutto, si lascia andare a briglia sciolta la passione.

L’uso dei Veggie è davvero divertente.

Commento finale

Big Hops è il risultato di un amore puro nei confronti del platforming 3D. In un momento storico nel quale si sta riscoprendo il valore assoluto della bidimensionalità, Chris Wade e Luckshot Games ci ricordano quanto può essere delizioso esplorare un mondo tridimensionale con tutte le sue variabili. Un titolo che sa divertire senza riserve e che, al netto di un gran numero di omaggi ai classici che tutti adoriamo, riesce anche ad introdurre qualche sfiziosa idea vincente. La prima piccola sorpresa del 2026, peraltro ad un prezzo assolutamente concorrenziale. Imperdibile per i fan di questo glorioso genere.

8.0

Big Hops


Big Hops è il risultato di un amore puro nei confronti del platforming 3D. In un momento storico nel quale si sta riscoprendo il valore assoluto della bidimensionalità, Chris Wade e Luckshot Games ci ricordano quanto può essere delizioso esplorare un mondo tridimensionale con tutte le sue variabili. Un titolo che sa divertire senza riserve e che, al netto di un gran numero di omaggi ai classici che tutti adoriamo, riesce anche ad introdurre qualche sfiziosa idea vincente. La prima piccola sorpresa del 2026, peraltro ad un prezzo assolutamente concorrenziale. Imperdibile per i fan di questo glorioso genere.

PRO

Gameplay solido che attinge da classici, anche contemporanei | L'utilizzo dei Veggies trasmette un bel senso di libertà | L'intero comparto audio è eccezionale |

CONTRO

Il level design in sé e per sé non è particolarmente originale | Si basa perlopiù sull'esplorazione e tralascia volutamente l'aspetto action | Alcune piccole sbavature grafiche e tecniche |

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