Bubsy 4D fa parte di quella schiera di titoli che superano il concetto di mera imprevedibilità per travalicare in quello della pura imponderabilità. E non stiamo parlando del valore della produzione in sé quanto piuttosto della sua stessa esistenza nel panorama videoludico del 2026, a fronte della tormentata storia dell’IP.
Nato nel sempre più distante 1993 dalla mente di Michael Berlyn e firmato da Accolade, Bubsy in Claws Encounters of the Furred Kind si proponeva di essere un diretto concorrente a Mario e Sonic in un’era in cui il platforming era uno dei generi principali del panorama videoludico. Un esordio ben accolto da pubblico e critica per la lince arancione, che tuttavia fu al contempo l’inizio di un lento declino. Le iterazioni successive del franchise non riuscirono a replicare la solidità del titolo originale, con un fallimento eclatante segnato da Bubsy 3D nel 1996 che decretò il pensionamento del personaggio.
Non era tuttavia finita l’odissea di Bubsy. A partire dal 1999, la proprietà del franchise è passata di mano diverse volte: Infogrames, Tommo e Billionsoft, quest’ultima con due dimenticabili capitoli alla fine degli anni 2010. Si giunge poi all’Aprile 2023, con il ritorno di Atari a rilanciare ambiziosamente la serie. Affidando l’impresa a Fabraz, team creatosi un’ottima fama in campo platforming con gli ottimi Demon Turf e Demon Tides. Ma resuscitare un’IP sepolta da decadi non è esattamente un compito semplice.
Bubsy 4D è disponibile dal 22 Maggio per PC (via Steam), Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.
Versione testata: Xbox Series X
Ma le linci sognano pecore elettriche?
Anni dopo la sua ultima avventura, Bubsy si sta rilassando in poltrona quando i Woolies, suoi nemici di lunga data, rapiscono tutte le pecore del pianeta. L’ossessione per la lana dei Woolies si è tradotta in un gesto estremo, ma Bubsy non si pone il problema e continua a sonnecchiare sornione. Tuttavia, accade qualcosa di decisamente inatteso: le pecore riescono a sopraffare i loro rapitori e tornano sotto forma di BaaBot, ibridi potenziati decisi a rubare il bene più prezioso della lince arancione: il Vello d’Oro. Un oltraggio che non può passare sotto silenzio. Bubsy e i suoi amici partono all’inseguimento, ritrovandosi in un’avventura intergalattica tra pianeti alieni e corse a perdifiato.

Ovviamente Bubsy 4D non vincerà riconoscimenti per la sceneggiatura, anche se la trama riesce comunque ad intrattenere piacevolmente. Non tanto per gli eventi, quanto piuttosto per i dialoghi tra i personaggi, sempre piuttosto taglienti e graziati dalla auto consapevolezza tipica di chi adora rompere la quarta parete. Discorso profondamente diverso per l’accompagnamento musicale. Il duo Fat Bard firma una colonna sonora di ispirazione funky che spazia dal jazz all’electro-swing, con un gusto amabile.
Dal lato artistico, Fabraz fonde l’immaginario dell’IP con l’eclettico uso dei colori visto in Demon Turf e Demon Tides, con un risultato accattivante. Bubsy 4D propone mondi cromaticamente vivi, con contrasti in grado di spaziare dal caldo all’acido, con una direzione artistica che unisce umoristicamente idiosincrasie umane e bizzarrie aliene. Peccato che, al netto di una ottimizzazione accorta, il titolo tenda a presentare un’immagine fin troppo slavata ed comparto grafico generalmente piuttosto povero e davvero basilare.

L’orizzonte è la meta
Al netto di un titolo che suggerisce una lunga dinastia, Bubsy 4D si presenta praticamente al pari di un prodotto inedito nei confronti di quasi tutto il pubblico videoludico contemporaneo. Salvo chi ha ricordi dei capitoli di circa trent’anni fa, anche quelli riguardanti gli episodi meno edificanti.
L’impostazione ludica di Bubsy 4D si basa su un concept più vicino a quello dei Sonic tridimensionali che non a quello dei collectathon. I livelli, accessibili da un hub principale, permettono alla lince di esplorare ambientazioni strutturalmente lineari con alcune aree di più ampio respiro che concedono spazio alla raccolta di alcuni collezionabili. Tuttavia, il nucleo fondamentale del gameplay risiede in un obiettivo molto preciso: raggiungere il traguardo finale il più in fretta possibile.

Per fare questo, Bubsy 4D da in mano ai giocatori un set di abilità di movimento ricco e stratificato. Il protagonista infatti potrà sbizzarrirsi in salti di ogni tipo (normali, doppi, con avvitamento, prolungati, ecc.), dash aerei e planate assortite. Capacità che possono ulteriormente essere estese acquistandone di nuove tra un livello e l’altro. Ma non solo: per sfruttare il momentum e l’inclinazione favorevole di alcuni livelli, Bubsy potrà anche gonfiarsi e diventare una palla di pelo arancione e sfrecciare a tutta velocità lungo i pendii.
La ricerca spasmodica di velocità a tutto i costi si sposa con un level design pensato espressamente per incentivare la scoperta di scorciatoie e, al contempo, per massimizzare l’abilità individuale. Se all’inizio si è portati a percorre i livelli in maniera piuttosto ordinaria ed ordinata, andando avanti Bubsy 4D incita i giocatori a prendersi rischi, provare quella combinazione di skill per superare in un colpo solo un crepaccio troppo esteso per un regolare salto. Portare a termine un livello segnando un tempo da record è un’esperienza gratificante, degno culmine di un percorso di padroneggiamento soggettivo delle capacità della lince.

Prova contro… sè stessi?
Anche se ci sarebbe piaciuto festeggiare la rinascita di una mascotte sfortunata, Bubsy 4D porta con sé anche alcune scelte di game design che non ci hanno convinto al 100%.
Su tutte, la croce e delizia della produzione: il sistema di controllo. Come sottolineato, Bubsy 4D mette nelle mani dei giocatori un meccanismo di abilità motorie impressionante, quasi sempre liberamente concatenabili per prolungare il tempo in aria o guadagnare metri per coprire una distanza improbabile. Affascinante, ma porta con sé un pesante dazio da pagare: una imprecisione connaturale ma eccessiva. La lince può fare tantissime cose, ma lo fa costantemente con la sensazione di slittare fin troppo sulle superfici e di atterrare con collissioni nervosissime sulle piattaforme più rimaneggiate. Non c’è quella sensazione di comandi precisi, di una cura quasi artigianale delle hitbox, della burrosità di una sequenza perfettamente eseguita tra abilità individuali ed infrastruttura ludica.

Per un titolo che punta tutto (o quasi) sulla duttilità del sistema di controllo, non è di poco conto ritrovarsi un certo grado di approssimazione. Al tempo stesso, l’offerta ludica complessiva non ci ha altrettanto soddisfatti con interessa. Bubsy 4D è infatti piuttosto modesto in termini contenutistici, dal momento che può essere completato senza problemi in circa quattro ore. Al massimo sei, se si vuole puntare al massimo. Sebbene i platform non siano sempre particolarmente longevi, in questo caso ci troviamo comunque al di sotto della media.
Bubsy 4D è dunque un prodotto agrodolce. Da un lato il talento di Fabraz traspare con forza, dall’altro lato però sono evidenti i compromessi dettati dal franchise. Da un lato è un ritorno piacevole di una mascotte a lungo dimenticata dal potenziale interessante. Dall’altro lato è un’occasione sciupata che mette nuovamente a rischio il futuro della lince arancione. I fan dell’originale lo ameranno, così come gli amanti più appassionati del genere. Tutti gli altri però potrebbero non restare particolarmente colpiti dal felino più impertinente degli anni ’90.

Commento finale
Bubsy 4D è uno dei ritorni più inattesi ed imprevedibili del panorama videoludico degli ultimi anni. Atari riesuma una mascotte del passato affidandone le sorti al talentuoso team indipendente Fabraz. Il risultato è un prodotto che omaggia il materiale originario, regalando un’esperienza che punta principalmente al funambolismo dei movimenti del protagonista. Sebbene divertente e stuzzicante come esperienza complessiva, al tempo stesso l’avventura della lince arancione paga il dazio di un’infrastruttura ludica a tratti troppo imprecisa che raramente riesce a lasciare davvero il segno in senso positivo. Ad ogni modo, resta un titolo interessante per gli amanti più ortodossi del genere. Per tutti gli altri, saltare e rimbalzare con l’impertinente Bubsy potrebbe non essere così memorabile.









