Recensione Crimson Desert, meravigliosamente imperfetto

Ci sono giochi che conquistano in modo lineare, pulito, quasi didascalico. Titoli che se dovessimo usare una “griglia di valutazione” che tanto va di moda oggi, potremmo tranquillamente spuntare le caselline in maniera ordinata e trarne un risultato organico finale, positivo o negativo che sia.

E poi c’è Crimson Desert, un titolo che invece ti travolge, ti confonde, ti chiede pazienza, ti costringe a reimparare gesti che in un action open world di solito diamo per scontati. Eppure, superato il primo impatto, rivela una personalità enorme, quasi debordante. Offre scenari vastissimi, sconfinati, ambientazioni meravigliose in cui il rischio di perdersi è alto, ma che dopo qualche ora diventano familiari.

Questa recensione come potete vedere arriva a diversi giorni dall’uscita del titolo, e delle recensioni dei nostri colleghi. Il motivo è semplice, il nostro codice è arrivato soltanto il giorno dell’uscita (dopo che, peraltro, avevamo già provveduto ad acquistare il nostro codice  come spesso facciamo per le release più importanti) e questa è stata una benedizione. Abbiamo potuto giocare Crimson Desert con calma, dedicando il giusto tempo a comprenderne le dinamiche di gameplay, ad apprezzarne la complessità, a vincere le resistenze della nostra memoria muscolare. Siamo andati oltre la superficie, scoprendo un gioco fin troppo ambizioso e derivativo senza dubbio, ma anche curato, divertente e ricco di spunti originali.


Versione testata PC


Qualche cenno alla lore

Sebbene concepito inizialmente come un MMORPG ambientato nello stesso mondo di Black Desert Online, l’altro importante titolo sviluppato da Pearl Abyss, Crimson Desert è in corso d’opera diventato una nuova proprietà intellettuale completamente slegata dalle precedenti opere del team.

Ambientato nel continente di Pywel, il titolo segue le vicende di Kliff e del suo clan, i Mantogrigio (Greymane), un gruppo di mercenari legati da un codice morale e da un profondo senso di integrità oltre che da un profondo senso di amicizia che li ha trasformati in una “famiglia”. La loro missione, portata a termine con dedizione e non senza qualche imprevisto,  consiste nel proteggere la pace a Pailune e assistere i bisognosi nelle regioni circostanti,  almeno sino a quando un’imboscata notturna devastante operata dagli Orsi neri di Myurdin,  li decima e disperde. Durante l’attacco il nostro protagonista viene ferito a morte e abbandonato oramai esanime in un fiume.

Come scopriremo più avanti e senza voler disvelare troppo della trama, l’attacco condotto dagli Orsi Neri non è frutto della pura rivalità tra i clan, ma è parte di una strategia più ampia di espansione e dominio del continente, lacerato dalle lotte intestine conseguenti alla vacanza di potere generatasi in seguito alla malattia del sovrano di Pywel, Re Demetrius di Demeniss.

Questa instabilità è esacerbata dalla lotta per il controllo delle risorse minerarie uniche presenti nel Deserto Cremisi, essenziali per la produzione della valuta imperiale. La crisi non è dunque solo di successione, ma anche economica e sistemica, in un contesto di alleanze fragili e interessate che possono essere infrante dal giocatore attraverso le proprie scelte nelle missioni di fazione.

Nonostante l’ambientazione mondana, con riferimenti che ricordano la complicata trama geopolitica narrata da Sapkowsky e da CDPR nella saga di the Witcher, Crimson desert introduce nella lore anche importanti elementi metafisici. Non sveliamo nulla di particolare qui,  essendo quello che stiamo per dirvi un dettaglio che emerge dopo pochi minuti di gioco, ma il nostro protagonista Kliff è effettivamente morto durante l’imboscata iniziale degli Orsi Neri.

Dopo essere stato sconfitto da Myurdin, e il suo corpo gettato in un fiume, la sua essenza viene recuperata e “ricostituita” dalle energie dell’Abisso, un misterioso potere che pervade ogni cosa nel continente di Pywell. Questa resurrezione non è stata priva di conseguenze. Kliff è ora un “ponte vivente” tra Pywel e la dimensione abissale, il che gli conferisce la capacità unica di assorbire e utilizzare i frammenti abissali per potenziare le sue abilità fisiche e magiche. Questa condizione lo rende oggetto di interesse per entità divine come il Corvo Bianco, che vede in lui uno strumento per restaurare l’equilibrio cosmico, ma lo espone anche al rischio di corruzione.

L’aspetto narrativo in Crimson Desert, sebbene importante, non è certamente il fulcro della produzione di Pearl Abyss, e, forse, i fatti narrati avrebbero potuto essere spiegati meglio e con maggiore enfasi ed epicità. Il nostro protagonista principale (nel corso dell’avventura sbloccherete anche altri due personaggi giocabili, con le proprie skill di combattimento ma nulla che aggiunga ulteriore profondità alla trama o al gioco in generale) pur essendo testimone di un massacro che gli ha tolto tutto, e allo stesso tempo di un miracolo che lo ha reso il fulcro del destino di un intero continente, sembra del tutto passivo di fronte a fatti e ad avvenimenti che dovrebbero oggettivamente lasciare a bocca aperta, anche in un mondo abituato alla magia, a bestie parlanti e a razze diverse da quella umana come quello descritto in Crimson Desert.

In questo senso, forse, una maggiore attenzione alla mimica del personaggio, al suo modello poligonale e alle sue linee di dialogo (limitatissime e circoscritte a brevi interazioni con npc e compagni) avrebbero sicuramente giovato alla narrazione e a alla lore.

…e il naufragar m’è dolce in questo mare

Il più grande pregio di Crimson Desert è il suo open world. Non tanto per una questione di dimensioni, quanto per la capacità di stimolare la curiosità del giocatore. È un mondo che chiama continuamente a deviare dal percorso principale, a cambiare strada, a salire su un’altura, a ispezionare una rovina, a seguire un sentiero secondario solo per vedere dove porta.

Ed è proprio qui che il gioco dà il meglio di sé. Quando smette di inseguire l’epica della trama e lascia semplicemente spazio all’esplorazione, Crimson Desert diventa magnetico. Si parte per portare a termine una missione e ci si ritrova a raccogliere materiali, a completare un’attività secondaria che genera una nuova alleanza, a scoprire un nuovo punto d’interesse, a inseguire un collezionabile o a investire tempo nello sviluppo del proprio accampamento. È uno di quei giochi in cui perdersi non è un errore, ma parte integrante dell’esperienza Un’esperienza per certi aspetti simile a quella che abbiamo amato in Skyrim e nelle vecchie produzioni Bethesda.

La sensazione costante è quella di avere davanti un mondo generoso, pieno di cose da fare e soprattutto pieno di motivi per continuare a esplorare. In un panorama in cui molti open world si limitano a riempire la mappa di missioni tutte uguali, Crimson Desert riesce invece a costruire una vera pulsione alla scoperta.

Gameplay fuori scala

Pearl Abyss ha scelto la strada della sovrabbondanza, e lo si capisce fin da subito. Crimson Desert accumula meccaniche, sistemi, attività e possibilità con una foga quasi impressionante. C’è il combattimento corpo a corpo, quello a distanza, la gestione delle cavalcature, la scalata, la planata, l’interazione ambientale, i puzzle fisici, la raccolta risorse, il crafting, la cucina, la costruzione di avamposti, l’arredamento di interni, le missioni secondarie, i collezionabili e una lunga serie di funzioni collaterali che si aprono con il passare delle ore. Citarle tutte sarebbe davvero impossibile.

Alcune influenze sono evidenti, altre meccaniche sembrano essere prese di peso da altri titoli meravigliosi: il combattimento danzante di The Witcher 3, le cavalcature bestiali di Monster Hunter, le meccaniche dell’Ultramano, delle isole celesti, della cucina, del paraglide di Tears of the Kingdom, quella dei boss dei vari soulslike, fino alla parte gestionale ispirata a Fallout, Red Dead Redemption 2, e MGS V, sono molto più che suggestioni.

Ma il gioco non si limita a copiarle. Le rielabora in un sistema più ruvido, più massiccio, meno elegante sicuramente, ma molto personale, se non nell’esecuzione, nell’interazione con tutte le altre meccaniche. La manipolazione di elementi ambientali attraverso abilità dedicate apre a situazioni interessanti, la verticalità del mondo cambia spesso il modo in cui ci si avvicina a una zona prima di un combattimento con decine e decine di nemici, e il semplice gesto di spostarsi da un punto all’altro assume una dimensione più avventurosa rispetto alla media del genere.

Se insomma si riesce a mettere da parte quella sensazione di dejavu che si prova dinanzi a questa o quella meccanica di gioco, proprio in questa stratificazione di meccaniche e possibilità il gioco riesce a creare i suoi momenti migliori. Immaginate, per esempio, di raggiungere una cresta montuosa dopo una lunga cavalcata, di arrampicarvi su una rovina, di individuare un avamposto nemico nella valle sottostante, di lanciarvi in planata per accorciare il tragitto e poi decidere se affrontare la situazione di petto o sfruttare strumenti e abilità per aprire il combattimento a vostro favore. Oppure pensate a una semplice escursione che si trasforma in deviazione imprevista: trovate un enigma ambientale, sbloccate un artefatto, vi imbattete in un boss secondario e tornate alla campagna principale con una nuova capacità o con risorse utili alla crescita del personaggio e dell’accampamento. È questo il talento vero di Crimson Desert: trasformare l’erranza in contenuto

Combattimento: duro da leggere, esaltante da padroneggiare

Il combat system è un altro degli aspetti meglio riusciti di Crimson Desert. Non è immediato, non è sempre rifinitissimo, ma è profondo, fisico e molto più soddisfacente di quanto le prime ore possano far pensare. Il gioco chiede un apprendistato vero, e non sempre accompagna il giocatore nel modo migliore, ma una volta superato lo scoglio iniziale il combattimento comincia a mostrare tutte le sue qualità.

Il gioco alterna scontri contro gruppi di nemici minori in cui il gameplay è quello di un vero e proprio mosou a mini boss e boss finali, che rappresentano sicuramente i momenti migliori dell’esperienza. Il sistema permette di alternare colpi pesanti, prese, sbilanciamenti, combo e abilità speciali in un flusso che premia il controllo dello spazio e la comprensione del ritmo. Soprattutto dopo il capitolo cinque, non basta più attaccare alla cieca, bisogna leggere le aperture, gestire il posizionamento, capire quando forzare l’aggressione e quando invece spezzare il tempo del combattimento e soprattutto padroneggiare un sistema di potenziamento stratificato che combina un armamentario quasi sconfinato fatto di spade, lance, armi da fuoco, scudi, armature, elmi, spallacci, potenziabili con gli artefatti abissali dopo aver sbloccato la fazione delle streghe e un albero delle abilità solo apparentemente semplificato in tre principali categorie, spirito, salute e stamina.

L’aspetto RPG del titolo, si rivela qui in tutta la sua complessità. L’albero di progressione permette di sbloccare, attraverso l’utilizzo degli artefatti,  sia nuove abilità di combattimento all’arma bianca, sia nuove tecniche di combattimento corpo a corpo, così come potenziamenti dello spirito che aggiungono nuove meccaniche di gameplay e di esplorazione. Solo per farvi un esempio pratico: all’inizio del gioco, in una missione di tutorial,  sbloccherete l’abilità “Palmo potente”, una sorta di potere della forza che vi permetterà di atterrare nemici, spostare oggetti, abbattere alberi, “con la sola imposizione della mano”. Ebbene potenziare questa abilità, vi permetterà di sfruttarla, puntandola al suolo, per compiere tripli e quadrupli salti e scalare rapidamente strutture o anche solo per trovare una posizione di vantaggio in un combattimento, o evaderne totalmente uno quando le forze in campo rischiano di essere soverchianti.

Insomma, quando tutto si incastra, Crimson Desert sa essere davvero spettacolare riuscendo a far emergere una personalità molto forte, che lo distingue da altri open world più lineari ma anche più prevedibili.

Traversal ed esplorazione verticale

Un altro pregio molto importante del gioco è la libertà di movimento. Scalare, cavalcare, planare e cercare traiettorie alternative non è soltanto un modo per raggiungere un obiettivo: è parte integrante del piacere dell’esperienza. Crimson Desert funziona bene quando lascia al giocatore il gusto dell’iniziativa, la soddisfazione di leggere il mondo e trovare da solo il modo migliore per attraversarlo.

La scalata è interessante e spesso scenografica, anche se non sempre fluidissima nei passaggi come quella a cui ci ha abituato Breath of the Wild e Tears of the Kingdom.  In certi momenti si avverte ancora una certa rigidità nelle transizioni, ma resta comunque una componente importante e piacevole del gameplay. La planata, invece, è uno degli strumenti più riusciti dell’intero pacchetto, perché aggiunge libertà e rende ogni altura una possibile rampa di lancio verso nuove zone da esplorare, soprattutto dopo la recente patch 1.01 che ha rallentato il consumo della stamina durante la planata.

Ci sono momenti in cui basta arrivare in cima a una montagna, osservare la mappa naturale che si apre davanti e scegliere istintivamente una nuova direzione per capire quanto Crimson Desert riesca a essere coinvolgente come esperienza di viaggio. Non sempre è armonico, ma quasi sempre è suggestivo.

Controlli: il difetto più evidente, ma non definitivo

Il primo grande ostacolo di Crimson Desert è il sistema di controllo. Non perché sia fallimentare, ma perché richiede una fase di adattamento molto più lunga del normale. I comandi sono diversi da quelli a cui il giocatore è abituato in un action open world moderno, e questo produce inevitabilmente una frizione iniziale anche piuttosto marcata.

Alcune soluzioni, col tempo, si lasciano capire. Il tasto corsa è forse l’esempio più chiaro: una pressione per la corsa leggera, due per lo sprint, non sono sicuramente il modo più semplice per una attività tanto comune, ma dopo un po’ ci si fa l’abitudine. E nonostante questo, gli sviluppatori con un intervento quanto mai tempestivo, dopo la patch 1.01 hanno accolto le critiche della community e modificato lo sprint con la semplice pressione del tasto.

Altrove, però, il gioco resta troppo macchinoso, soprattutto quando si  utilizza un controller. L’accesso ai menu tramite pressione prolungata e successiva selezione della voce richiesta è inutilmente laborioso, il tasto Visualizza associato al cambio della visuale non è sempre naturale, e il crouch assegnato a L3 continua a sembrare più scomodo che realmente funzionale.

Troppi passaggi anche solo per leggere una pergamena: qualche modifica Quality of Life sulla gestione dell’inventario appare assolutamente necessaria.

Il limite più pesante resta comunque l’assenza della rimappatura dei pulsanti. In un gioco così ricco, così personale e così lontano dagli standard contemporanei, lasciare il giocatore senza la possibilità di adattare i comandi al proprio stile è una mancanza importante. È il difetto che pesa di più sull’impatto iniziale e che rende il titolo meno accessibile di quanto avrebbe potuto essere, unitamente ad una gestione dell’inventario che riteniamo inutilmente complicata ad esempio nella gestione dei documenti, delle ricette, delle taglie, laddove è necessario prima equipaggiare lo specifico documento dal menù, poi, tornati in game, premere un pulsante per acquisirne la conoscenza o anche solo per leggerlo, quando sarebbe bastato fare tutto dal menù.  

Contenuti su contenuti

Uno degli aspetti più convincenti del gioco è il modo in cui tratta i contenuti collaterali. Non sembrano semplicemente sparsi sulla mappa per gonfiare la durata, ma fanno parte di un disegno più ampio, quello di un open world pensato per essere abitato. Il gioco ci permette infatti di affrontare, parallelamente alla missione principale, tutta una serie di missioni secondarie sparse per la mappa che contribuiscono ad aumentare i “contributi” offerti alla comunità, e missioni di fazioni specifiche con cui è possibile instaurare alleanze: casate, gilde di mercanti, clan di streghe. A questo si aggiunge la possibilità di costruire il proprio avamposto e potenziarlo con nuove costruzioni, con un sistema rudimentale di commercio e di gestione delle risorse, di arredare la propria abitazione e persino un piccolo manageriale che permette di gestire membri del proprio clan per compiere missioni secondarie in giro per la mappa, ad esempio inviarli a costruire una statua, o a a cacciare, o a vendere le risorse in eccesso. 

Non manca poi la raccolta di materiali preziosi, la gestione dei companion umani e non,  la ricerca di collezionabili, le meccaniche del furto, la gestione delle cavalcature (Non solo cavalli, ma anche orsi, leoni, draghi e dinosauri ) in una progressione laterale e missioni secondarie che si intrecciano in una struttura che dà continuamente al giocatore qualcosa da inseguire.

Questo è uno dei motivi principali per cui Crimson Desert riesce ad assorbire per così tante ore. C’è sempre un obiettivo in più, una deviazione utile, un miglioramento da sbloccare, un angolo del mondo che promette qualcosa. È il tipo di gioco che rischia facilmente di farti perdere il senso del tempo, e nel genere open world questa resta una qualità preziosa.

In un contesto di mercato in cui gli open world moderni fanno a gara per offrire mappe sempre più grandi, popolate da missioni sempre uguali una all’altra, Crimson Desert offre una varietà quasi soverchiante che potrebbe impegnarvi solo per la trama principale almeno 90 ore, e più di 200 per svelare almeno una parte dell’enorme quantità di contenuti e attività secondarie. 

Nella nostra esperienza, soltanto per terminare la lista delle attività possibili nel gioco bisogna arrivare almeno al capitolo 5, dopo circa 20 ore di gioco.

Impatto tecnico

Su PC il gioco gira bene sfruttando al massimo le risorse che gli vengono fornite dalla GPU utilizzata. Su 5090 e 9800x3D, in 4K senza DLSS e con preset massimo “Cinematica”, il gioco raggiunge i 110- 120 FPS. Un solo valore in questo preset non maxato: “Illuminazione”. Se si prova a portarlo sul valore massimo, le prestazioni praticamente si dimezzano finendo per mettere in difficoltà anche una bestia come la flagship di Nvidia. Stesso discorso se si attiva Ray Reconstruction, opzione attiva solo usando DLSS 4,5 e 4,5L(a tal proposito al lancio il gioco aveva un bug bloccante con schermata nera quando si attivava DLSS 4,5, poi risolto con la patch 1.01). In questo caso, con preset di upscaling DLAA, nemmeno la 5090 riesce a reggere i 30FPS.

Passando ad una AMD Radeon 9070XT sempre in 4K, con preset Ultra e FSR 4.1 su bilanciato si mantengono gli 80-90 FPS, mentre con una 9060XT FSR 4.1 e preset grafico Alto si riescono a mantenere i 60 fps senza utilizzo di frame gen ma con FSR 4.1 su bilanciato.

Qualunque sia il vostro hardware e il preset scelto, comunque,  Crimson Desert offre un colpo d’occhio di altissimo livello, scenograficamente accattivante sia nelle lussureggianti ambientazioni di Hernand, che in quelle glaciali di Daeniss o desertiche del Deserto Cremisi.  Insomma il mondo di gioco è vastissimo, leggibile, scenograficamente molto forte e capace di alternare panorami solenni, città credibili e ambienti naturali ricchi di carattere. La direzione artistica punta a una fantasy concreta e materica, e il risultato è un universo che riesce a trasmettere imponenza senza perdere coerenza.

Al di là della pura qualità grafica, ciò che colpisce è il senso della distanza, della verticalità e della presenza fisica degli spazi. Non mancano ancora alcune incertezze come qualche pop-in di troppo e qualche rigidità tecnica, ma Pearl Abyss si è già dimostrata molto attenta nel supporto post-lancio. Le patch rilasciate finora (tre) hanno affrontato diversi aspetti dell’esperienza, dai controlli alla qualità dell’interfaccia, fino a miglioramenti su reattività, caricamenti e stabilità. È un segnale importante, perché si percepisce chiaramente come il titolo stia migliorando giorno dopo giorno.

Commento finale

Crimson Desert è un gioco mastodontico, ruvido, a tratti disordinato, ma anche incredibilmente affascinante. Ha controlli che richiedono pazienza, una narrativa inferiore al valore del suo mondo e alcune soluzioni di design ancora troppo macchinose. Ma ha anche un’esplorazione eccezionale, un combattimento profondo, una quantità impressionante di meccaniche e un senso dell’avventura che oggi pochi open world riescono ancora a trasmettere con questa forza.

Pearl Abyss ha realizzato un’opera che non punta alla perfezione formale, ma alla grandezza. E, pur inciampando più volte lungo il percorso, riesce comunque a lasciare il segno. Se riuscirete a superare lo scoglio iniziale dei controlli e ad accettare qualche inevitabile ruvidità, a superare quella sensazione di “già visto” che più volte vi capiterà di provare incrociando quella meccanica di quel particolare gioco, vi troverete tra le mani un titolo capace di assorbirvi per centinaia di ore, pieno di momenti sorprendenti e soprattutto incredibilmente divertente da giocare.

Non è il gioco più elegante della sua categoria, ma è certamente uno dei più vivi, generosi e ambiziosi degli ultimi tempi.

8.9

Crimson Desert


Crimson Desert è un gioco mastodontico, ruvido, a tratti disordinato, ma anche incredibilmente affascinante. Ha controlli che richiedono pazienza, una narrativa inferiore al valore del suo mondo e alcune soluzioni di design ancora troppo macchinose. Ma ha anche un’esplorazione eccezionale, un combattimento profondo, una quantità impressionante di meccaniche e un senso dell’avventura che oggi pochi open world riescono ancora a trasmettere con questa forza. Pearl Abyss ha realizzato un’opera che non punta alla perfezione formale, ma alla grandezza. E, pur inciampando più volte lungo il percorso, riesce comunque a lasciare il segno. Se riuscirete a superare lo scoglio iniziale dei controlli e ad accettare qualche inevitabile ruvidità, a superare quella sensazione di "già visto" che più volte vi capiterà di provare incrociando quella meccanica di quel particolare gioco, vi troverete tra le mani un titolo capace di assorbirvi per centinaia di ore, pieno di momenti sorprendenti e soprattutto incredibilmente divertente da giocare. Non è il gioco più elegante della sua categoria, ma è certamente uno dei più vivi, generosi e ambiziosi degli ultimi tempi.

PRO

Mondo di gioco vastissimo, suggestivo e pieno di stimoli | Esplorazione davvero gratificante | Combat system profondo, fisico e molto soddisfacente | Enorme varietà di meccaniche e attività secondarie | Traversal riuscito, con cavalcature, scalata e planata che valorizzano il viaggio | Supporto post-lancio già concreto e incoraggiante

CONTRO

Controlli inizialmente ostici e poco intuitivi | Assenza della rimappatura dei comandi | Narrazione debole e protagonista poco incisivo | Alcune soluzioni di interfaccia troppo macchinose | Non tutto è rifinito allo stesso livello

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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