Della prossima Playstation ancora sappiamo poco se non niente niente, ma le discussioni già infiammano sul web e portano con loro brutte notizie: tra queste la più delicata per tutti i giocatori è sempre imperniata sullo stesso punto: il prezzo.
Le indiscrezioni sulla nuova console di Sony, dopo quelle che riguardano Project Helix, la nuova console di Microsoft infatti, parlano chiaro: soltanto l’hardware per PlayStation 6 ne colloca il prezzo vicino ai 960 dollari, una cifra particolarmente superiore rispetto le stime precedenti e sufficiente per scatenare il panico per un pubblico, quello dei videogiocatori, poco abituato a pagare così tanto per una console.
Le console come una volta iniziano a non avere più senso
Le console hanno sempre funzionato grazie a un equilibrio quasi invisibile tra produttori e giocatori. Le macchine arrivano sul mercato con un prezzo contenuto, alle volte grazie alla scelta consapevole dei produttori di vendere in perdita; a far recuperare margine ai produttori sono i videogiochi, gli abbonamenti, gli accessori e i servizi digitali. Il grande successo di queste piattaforme di intrattenimento web è indiscutibile, con la stessa agilità e l’eccellente esperienza utente che oggi offre qualsiasi casino on line di primo livello.
Bene: quel modello basato sugli abbonamenti aveva senso perché produrre una console era particolarmente costoso all’inizio di una generazione; a diminuire nel corso del tempo erano i costi produttivi, tanto da portare tutto ad un buon livello di sostenibilità.
Con PS6 questo scenario sembra decisamente meno comodo: il dato che ha acceso il dibattito è il presunto costo della componentistica, che preso da solo sembra avvicinarsi intorno ai 960 dollari, circa 200 dollari in più rispetto alle stime circolate nei mesi scorsi.
Questa cifra, inoltre, non corrisponderà al prezzo finale di vendita perché quello è dato da questo prezzo a cui poi si aggiungeranno i prezzi di distribuzione, marketing, tasse, margini commerciali, investimenti nello sviluppo e tutto il resto che solitamente è obbligatorio per i prodotti distribuiti globalmente, oltre che prodotti in massa.
A pesare sul groppone sono due cose: memorie e archiviazione
Il grande ostacolo di PS6 non sarebbe legato soltanto alle difficoltà produttive del chip principale o al tentativo di avere hardware in grado di far girare videogiochi a una risoluzione molto alta; il vero problema si trova all’interno di componentistica che fino a poco tempo fa era facile da trovare e integrare su larga scala come memoria RAM e spazio di archiviazione.
L’aumento dei prezzi di DRAM e NAND sta colpendo computer, portatili, dispositivi gaming e qualsiasi console che aspiri ad arrivare con la forza di una nuova generazione; i data center e le grandi aziende tecnologiche stanno assorbendo una parte enorme della domanda di memoria, lasciando all’hardware consumer una posizione molto scomoda da interpretare.
Gli spazi di manovra per Sony esistono: la compagnia può adattare il design della console e negoziare contratti ma è difficile che possa effettivamente vendere una nuova console a un prezzo simile a quello con il quale ha venduto Playstation 5. Le dichiarazioni fatte dalla compagnia durante la sua ultima earning call sembrano confermare questa visione: l’azienda non sembra più così disposta ad assorbire completamente l’aumento dei componenti né a vendere hardware in perdita.
Se produrre PS6 dovesse risultare molto più caro sarà qualcun altro a sostenere parte di quella spesa e ci sono due opzioni in tal senso: o la console arriva sul mercato utilizzando tecnologie inferiori per qualità, oppure sarà l’utente finale a pagare di più; fine dei giochi.
Chiaramente nessuna di queste due opzioni sembra particolarmente comoda o interessante per un marchio che ha sempre fatto il possibile per trasformare il “salto generazionale” in un’esperienza di massa, che risultasse accessibile a milioni di giocatori.
Per il marketing la sfida non sarà vendere la potenza ma giustificare il prezzo finale
Vedere sugli scaffali una Playstation 6 in vendita sopra i 1000 euro rappresenterebbe un colpo importante per la percezione del mercato; se da una parte non mancherebbero giocatori disposti a pagare quella cifra, questo non sarebbe abbastanza per quella che è sempre stata la strategia principale di Sony, che ha bisogno di montagne di utenti fedeli per poter essere profittevole come desiderato.
Finora il colosso giapponese ha dimostrato di puntare a famiglie e giocatori casual oltre che hardcore players; con questi nuovi prezzi almeno questi ultimi potrebbero tranquillamente iniziare a pensare di investire su un PC da gaming
