Dopo anni di tentativi non proprio eccellenti nel rianimare il genere delle avventure narrative episodiche, AdHoc Studio – fondata da quattro ex sviluppatori di Telltale Games – approda su Nintendo Switch 2 con Dispatch, un esperimento ambizioso che mescola commedia supereroistica, dramma umano e meccaniche gestionali. Il risultato è un’opera capace di far ridere e commuovere nella stessa scena, ma che porta con sé qualche controversia che sta dividendo la community.
Una Storia di Cadute e Riscatti
Dispatch ci mette nei panni di Robert Robertson III, alias Mecha Man, un Iron Man de novitiis che dopo aver perso drammaticamente la sua tuta robotica in battaglia si ritrova costretto ad accettare un lavoro da dispatcher presso la Superhero Dispatch Network (SDN). Non più eroe sul campo, ma coordinatore dietro una scrivania: un downgrade professionale che diventa il punto di partenza per una riflessione più profonda sull’identità, il riscatto e il significato stesso di essere un eroe.
La premessa richiama immediatamente riferimenti consolidati: le sfumature di Invincible per il tono maturo, echi di Suicide Squad e Thunderbolts per il team di ex-criminali riabilitati, il classico “eroe che perde i poteri” già visto infinite volte. Eppure, attraverso questo terreno apparentemente già battuto, Dispatch riesce a trovare una sua voce distintiva grazie a una scrittura chirurgica e personaggi sorprendentemente stratificati.
Il vero cuore pulsante del gioco sono infatti gli otto episodi che compongono questa “prima stagione”: Chase, l’ex babysitter di Robert i cui poteri di super-velocità hanno accelerato il suo invecchiamento trasformandolo in un anziano prima dei quarant’anni; Invisigirl, tormentata da un passato che fatica a lasciarsi alle spalle; Phenomaman, alle prese con una spirale post-rottura; Blonde Blazer, determinata a fare la cosa giusta a qualsiasi costo. Ogni membro dello Z-Team – la squadra di eroi di Serie Z che Robert si ritrova a coordinare – possiede un arco narrativo genuino, denso di vulnerabilità umane che trascendono i costumi sgargianti e i superpoteri.

Gestione, Scelte e Quick Time Event
Sul fronte del gameplay, Dispatch si struttura su tre pilastri fondamentali. Il primo è rappresentato dalle sequenze cinematiche interattive, dove le scelte dialogiche plasmano le relazioni tra personaggi e influenzano gli sviluppi narrativi. Il sistema ricorda il classico formato Telltale, con notifiche a schermo che ricordano come ogni decisione avrà conseguenze (del tipo, “questo personaggio se ne ricorderà”) – e dopo due playthrough posso confermare che l’impatto delle scelte è tangibile, con dialoghi esclusivi e diramazioni narrative significative.

Il secondo pilastro consiste nella gestione vera e propria del dispatching: chiamate di emergenza con requisiti specifici (mobilità, vigore, capacità oratorie) vanno abbinate ai membri più adatti della squadra. Completare con successo le missioni permette di potenziare le statistiche degli eroi e sbloccare abilità uniche, creando un ciclo di progressione semplice ma efficace. Su Switch 2, i comandi con D-pad risultano leggermente macchinosi – un retaggio evidente dell’origine PC del gioco – ma l’implementazione dei controlli touch in modalità portatile risolve elegantemente il problema.

Infine, mini-giochi di hacking sotto forma di labirinti virtuali e la possibilità di attivare quick-time event durante le sequenze d’azione completano il quadro: a tal proposito è possibile scegliere anche un’esperienza più cinematografica che riduce all’osso i QTE in favore di una narrazione senza soluzione di continuità. Personalmente, dopo qualche episodio ho disattivato i QTE per godermi le scene animate senza interruzioni, e questa libertà di scelta rappresenta un punto a favore del design.

Una Direzione Artistica che Convince
Visivamente, Dispatch sfodera un’animazione di livello televisivo che non sfigurerebbe su una piattaforma streaming premium. Le scene fluiscono con naturalezza, i character design sono accattivanti (e sì, oggettivamente attraenti), e la regia sa quando rallentare per momenti intimisti o accelerare durante le sequenze d’azione. A 60fps in 1440p su Switch 2, l’esperienza è cristallina e stabile, senza alcun compromesso tecnico rispetto alle controparti PC e PlayStation.
Il cast vocale è semplicemente stellare: da Aaron Paul (si proprio il Jesse Pinkman di Breaking bad) a Jeffrey Wright (candidato ai premi oscar per American Fiction), passando per Laura Bailey, Travis Willingham, Matt Mercer e persino YouTuber del calibro di jacksepticeye e MoistCr1TiKaL, ogni personaggio prende vita attraverso performance di altissimo livello. La sensazione di “guardare” più che “giocare” un episodio televisivo è voluta e perfettamente realizzata.


La Controversia della Censura
Ed eccoci al nodo più spinoso. A differenza delle versioni PC, PlayStation e Xbox – dove un’opzione nel menu permette di attivare o disattivare la censura visiva – su Switch e Switch 2 questa libertà viene completamente negata. Scene di nudità, gestacci e momenti più espliciti sono permanentemente coperti da barre nere invasive, senza possibilità di rimozione.
AdHoc Studio ha dichiarato di aver dovuto adattare i contenuti per rispettare “i criteri di rilascio” del Nintendo eShop, puntando il dito verso il sistema di classificazione giapponese CERO, noto per le sue regole ferree su nudità e violenza grafica. Il problema nasce dalla pratica di Nintendo di pubblicare un’unica versione globale dei giochi sull’eShop: se un titolo deve essere venduto anche in Giappone, deve superare i test CERO, e questi limiti finiscono per applicarsi a tutti i giocatori mondiali.
Team più grandi come CD Projekt RED hanno risolto creando due build separate per Cyberpunk 2077 su Switch 2 (una occidentale completa, una giapponese censurata “CERO Z”), ma per uno studio indipendente come AdHoc i costi e i tempi di certificazione doppi sarebbero risultati insostenibili.
Nella pratica quotidiana, le barre nere risultano spesso paradossalmente esilaranti – come nel caso della scena di Blonde Blazer dove una censura gigantesca copre un capezzolo, rendendo il momento ancora più grottesco – ma rimane il fatto che viene compromessa la visione artistica originale. Una scena particolarmente intima dell’episodio quattro è addirittura silenziata del tutto, creando un’esperienza straniante (AdHoc ha successivamente rilasciato una patch per aggiungere musica d’ambiente, ma il problema di fondo persiste).
Personalmente, ritengo che l’esperienza narrativa centrale non venga intaccata in modo sostanziale: i dialoghi, le scelte, gli archi dei personaggi rimangono intatti e potenti. Ma è innegabile che una fetta di pubblico si sentirà legittimamente defraudata di una scelta che dovrebbe spettare al giocatore adulto.
Un gioco o una serie TV interattiva?
Dispatch vive e muore sulla propria identità ibrida. Se cercate un titolo con sfide ludiche complesse, boss fight adrenalinici o sistemi di progressione profondi, guardate altrove. Questo è cinema interattivo nel senso più letterale: si “guarda” Dispatch tanto quanto lo si “gioca”, e la componente gestionale funge principalmente da collante tra un episodio e l’altro piuttosto che costituire un pilastro autonomo.
Alcuni potrebbero lamentare la mancanza di gameplay tradizionale o la linearità di fondo (nonostante le ramificazioni narrative, certi punti cardine della storia sono fissi), ma giudicare Dispatch con questi parametri sarebbe come criticare un libro perché non ha immagini. Il formato episodico, la scrittura tagliente, il ritmo serrato e i personaggi memorabili rappresentano il vero contenuto, e da questo punto di vista l’opera di AdHoc è pressoché impeccabile.
Durante le mie due run complete – la seconda intenzionalmente differente nelle scelte – ho riso, mi sono affezionato, ho provato tensione genuina durante il finale e sì, mi sono commosso. Quante opere videoludiche possono vantare un simile spettro emotivo in otto ore di gioco?

Commento Finale
Dispatch per Nintendo Switch 2 è una delle sorprese più piacevoli degli ultimi mesi nel panorama delle avventure narrative. AdHoc Studio dimostra che il formato episodico alla Telltale non è morto, ma necessitava semplicemente di scrittori capaci di bilanciare umorismo tagliente con profondità emotiva, e di un cast all’altezza per dare vita a personaggi tridimensionali.
La versione Switch 2 gira impeccabilmente a 60fps, regalando un’esperienza tecnica ineccepibile in handheld o su TV. La censura permanente rimane una macchia evitabile su un prodotto altrimenti eccellente, frutto più di compromessi economici e sistemi di classificazione arcaici che di una reale volontà di limitare la libertà espressiva.
Se siete appassionati di supereroi con uno sguardo più maturo e disincantato sul genere, se avete amato The Wolf Among Us o Tales from the Borderlands, se cercate una storia capace di farvi investire emotivamente nei suoi protagonisti, Dispatch è una chiamata che dovete assolutamente rispondere. La questione censura? Fastidiosa per principio, marginale nell’impatto pratico. Il vero superpotere di questo gioco è altrove: nella capacità di farvi dimenticare che state tenendo un controller in mano.
Dispatch è disponibile per PC (dove ha anche vinto l’award 2025 della community per Miglior Gioco con trama profonda), Playstation, e Switch 1 e 2 al prezzo budget di 29,99 euro per tutti gli 8 episodi della stagione 1.
