Recensione Horizon Forbidden West

Aloy è diventata grande. Quello di Horizon Forbidden West è un mondo che grava ancora, di nuovo, inesorabilmente sulle sue spalle. Non è più la ragazzina all’ombra delle gesta del padre, quella che ritroviamo in game è una donna fiera, coraggiosa e mai doma nonostante le difficoltà.


Versione testata: PlayStation 5


Con lei è inevitabilmente cresciuto tutto il team di Guerrilla Games, da quel 2017 in cui lanciò Horizon Zero Dawn il primo gioco ispirato alla giovane eroica amazzone, dall’inconfondibile chioma rossa. Con questo attesissimo secondo capitolo, lo studio di Amsterdam consolida quanto di straordinario fatto in passato e alza l’asticella ad un nuovo livello, ponendola ancora più in alto.

Chiaramente questo processo evolutivo porta in dote problematiche relative alla gestione di così tanta carne al fuoco, e sebbene non sempre, sia nel gameplay che nell’impostazione degli alberi delle abilità, Horizon Forbidden West ne esce non senza patirne qualche dolore.

Horizon Forbidden West

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La storia inizia poco oltre dove era terminata

Gli avvenimenti riprendono in maniera diretta e continua la timeline di Zero Dawn e la storia di questo secondo capitolo si avvia probabilmente dopo qualche settimana dalla fine del primo. La clamorosa vittoria di Aloy alla fine della sua prima avventura, con la distruzione di Ade, è ancora viva sia nei suoi ricordi che nei dialoghi con gli altri personaggi in gioco.

La coda dei festeggiamenti si interseca con l’ombra di una nuova terribile minaccia, che come la precedente mette in dubbio le sorti dell’umanità. Un’umanità già riportata alle sue vesti primordiali da un precedente cataclisma, dal quale poi sono nate nuove tribù e generate le macchine, ovvero incroci tra robot e gli estinti dinosauri.

Horizon Forbidden West

Questa volta Aloy dovrà aiutare Gaia, l’intelligenza artificiale più potente sulla terra, quella tra l’altro con l’incarico più gravoso, ovvero ricreare di nuovo la vita sul pianeta. Per compiere questa impresa disperata, dovrà rintracciare le altre IA sparse nel mondo e riportarle a Gaia affinché le assorba acquisendo un potere tale poter portare a termine il suo compito.

Aloy dopo una fase preliminare, avrà inquadrato i suoi obiettivi e per raggiungerli dovrà inoltrarsi nel profondo delle terre ad ovest. Ed è qui, che avrà inizio la nuova avventura della nostra eroina.

L’ Ovest Proibito

Come ogni open world tripla A che si rispetti, ed Horizon Forbidden West non è sicuramente da meno, la mappa che si andrà pian piano svelando ai nostri occhi sarà mastodontica. Basteranno le prime missioni della storia principale per scoprirne una porzione e capire quanto sia intrisa di cose da fare e punti di interesse.

Sulla mappa spunteranno come funghi punti interrogativi ed esclamativi, icone di vario genere e sarà chiaro sin da subito che per gli amanti del completismo le ore da passare in game saranno davvero molte.

Come ovvio per il genere di cui stiamo parlando, molte cose sono messe lì così, senza un senso profondo, tanto per aggiungere trofei. Quello che invece ci ha colpiti positivamente è la struttura e complessità delle missioni secondarie: Ben narrate, non fetch quest ripetitive e noiose, ma storie che si evolveranno nel tempo.

Molto spesso anzi, ci siamo trovati all’interno di quest secondarie talmente elaborate da dare l’impressione di esser parte della main quest.

Molto belli ed ispirati gli scenari: si passa da aridi deserti, a giungle rigogliose, attraversando irti picchi innevati. I vari biomi inseriti in Horizon Forbidden West hanno ognuno un’identità propria e ben caratterizzata, donando al gioco un ampio respiro e ventaglio di punti di osservazione differenti.

Nonostante per la nostra run abbiamo scelto di privilegiare le prestazioni, spesso ci è capitato di fermarci, sull’orlo di un dirupo, o sopra una collina, e rimanere incantati dal panorama.

Un quadro distopico di speranza e nuova rigogliosità. Una rappresentazione di un mondo più volte annientato, ma ancora fertile sotto le proprie ceneri.

Tra pericoli e svago

Il viaggio di Aloy sarà una forsennata corsa contro il tempo, densa di imprevisti, creature ostili ma infarcita anche di attività più leggere, così da alleggerire le lunghe sequenze di pathos.

Horizon Forbidden West affrontato a difficoltà normale è un gioco che richiede comunque una buona pianificazione delle proprie mosse e dell’esplorazione in generale. I territori selvaggi saranno infatti per lo più abitati da temibili e feroci macchine e lanciarsi in temerarie battaglie contro alcune di queste, senza alcuna preparazione, significherà andare incontro ad un rapido game over.

La vastità della mappa ci permetterà comunque di poter scegliere quasi sempre se buttarci nel combattimento o se evitarlo, passando alla larga dalle creature ostili, magari addomesticandone una tramite l’override e calvando lontano dai pericoli.

Ma oltre al combattimento, di cui parleremo più approfonditamente nel paragrafo successivo, molteplici saranno le attività che potrà intraprendere Aloy.

Negli insediamenti delle varie tribù potremo affrontare dei combattimenti melee nella fossa, i quali fungeranno collateralmente da tutorial approfonditi del combattimento corpo a corpo.

Oltre a questo sarà possibile sedersi ad un tavolo per sfidare i residenti dei vari accampamenti a Batosta Meccanica, un giochino strategico piuttosto profondo, per il quale sarà buona cosa collezionare pedine sempre più potenti.

La caccia stessa, sia di animali che di determinate parti di macchine, ricoprirà un ruolo fondamentale, in quanto tramite una sorta di crafting molto semplificato si potrà sviluppare e potenziare i vari oggetti presenti all’interno dell’equipaggiamento.

In definitiva dipenderà dal singolo giocatore scegliere come impostare la propria esperienza di gioco: molto di tutto ciò di cui vi abbiamo raccontato, infatti, potrebbe essere tranquillamente trascurato, senza inficiare sulla quest line principale, oppure appassionarci al punto da farci dimenticare completamente la trama principale.

Combat System: gioie e dolori

La componente action in Horizon Forbidden West riveste un ruolo cardine nell’esperienza di gioco, ed il combattimento ne rappresenta il relativo nucleo.

Da questo punto di vista siamo rimasti soddisfatti ma non senza riserve. Ammettiamolo subito chiaramente: il risultato finale diverte, è tutto sommato ben congegnato ed il livello di sfida è assolutamente proporzionato al livello di difficoltà.

La componente stealth giocherà un ruolo fondamentale, elemento comprovato anche dallo specifico ramo nell’albero delle abilità. Affrontare gruppetti di 2-3 dinosauri robotici alla volta, senza averli preventivamente studiati grazie all’ausilio del Focus, ci porterà se non a morte certa, quanto meno a complicarci molto la vita.

Horizon Forbidden West

Ciò che ci ha poco convinto è prima di tutto il combattimento melee, il quale risulta di scarsa efficacia rispetto a quello ranged. Oltretutto la mancanza (reiterata) di poter targhettare i nemici ed una hitbox non sempre precisa, lo rendono piuttosto caotico e confusionario, ancor più in presenza di numerosi nemici.

Spesso si farà fatica a capire da dove arrivino i colpi, e una volta incastrati tra più macchine, morire sarà molto frequente.

La situazione migliora di molto se si approcciano le creature di nascosto, svelandone i punti deboli e gli elementi potenzialmente dannosi tramite il focus. Così facendo ridurremo il corpo a corpo solamente a colpi critici per finire le macchine già martoriate dalle nostre frecce.

Macchinosa e sovrabbondante la gestione delle armi: soprattutto giocando a difficoltà medio-alta, si dovranno massimizzare i danni inflitti, e per farlo si dovrà cambiare molto spesso arma durante il combattimento. Ciascuna arma infatti, con le sue precipue munizioni ha statistiche differenti e ciascuna di esse risulta più efficace di altre in particolari situazioni.

Questo continuo andirivieni tra la ruota delle armi (o il menù di gioco) e l’azione lede in maniera significativa l’esperienza di gioco frammentandola e scaricandone la relativa tensione.

Sarebbero bastate meno armi, con più tipi di munizioni selezionabili direttamente dall’hub presente a schermo, per rendere la gestione meno caotica e più intuitiva senza interromperne l’immersività.

Oltretutto ogni tipo di macchina sarà debole ad elementi differenti (acqua, fuoco, acido ecc.), e fin qui tutto bene. Il problema poi salta fuori considerando che ogni macchina si differenzierà in un numero sempre diverso di sottospecie.

Ognuna di queste avrà resistenze e debolezze differenti a sua volta, rendendo praticamente impossibile la memorizzazione di questi elementi da parte del giocatore.

Il che si tradurrà, a patto di non voler approcciare i combattimenti come dei Rambo provetti, ad una lunga e laboriosa fase di studio, al fine di massimizzare i danni inflitti.

Quality of life

Girando per ore ed ore all’interno di un mondo così vasto, considerando il crafting da alimentare, e la valuta di gioco da reperire vendendo materiali vari, è chiaro che la nostra Aloy dovrà riempire i suoi zaini fino all’orlo.

Guerrilla Games ha scelto un approccio volto alla quality of life del giocatore. In sostanza tutto ciò che raccoglieremo di eccedente rispetto ai nostri limiti di trasportabilità, finirà (senza sapere bene come) in una sorta di forziere dal vano extra-dimensionale.

Potremo trovarne uno in ogni accampamento, o spesso a fianco dei vari falò, e rifornirci di volta in volta.

Inoltre, proprio tramite l’utilizzo dei falò potremo avvalerci del viaggio rapido, raggiungendo in un batter d’occhio praticamente qualsiasi punto della mappa.

Ovviamente l’uso reiterato e frequente del teletrasporto vi impedirà la scoperta di nuove zone, e quindi la possibilità di acquisire nuove quest e relativi XP, e andrà in definitiva a svilire un po’ l’esplorazione, ovvero uno degli elementi principali in Horizon Forbidden West.

Tuttavia, non ci sentiamo di biasimarne l’ampio utilizzo da parte sei giocatori considerando che, anche nella nostra esperienza, da un certo punto dell’avventura in poi, accelerare un po’ gli spostamenti, diventa assolutamente fondamentale se non si vuole azzerare l’”urgenza” della main quest.

DualSense e modalità grafiche

Tecnicamente parlando va fatto un applauso al team di Guerrilla Games. Horizon Forbidden West, uscito su console di nuova e vecchia generazione, gira bene sia su PS4 che su PS5 grazie ad un’ottimizzazione certosina.

Dato non del tutto scontato, viste le recenti debacle di attesissime triple A (qualcuno ha nominato per caso Cyberpunk 2077?).

Il day one ultimamente, oltre a rappresentare il primo giorno in cui potremo mettere le mani sul gioco che tanto attendiamo, è spesso identificato come la data zero di una forsennata rincorsa da parte del team di sviluppo a sistemare a suon di patch le magagne, più o meno invalidanti, delle proprie produzioni.

La nostra esperienza di gioco è stata vissuta su PS5 ed LG OLED, selezionando (come quasi d’abitudine) la modalità prestazione. Per quel che ci riguarda, il consiglio sarebbe quello di privilegiare la fluidità di gioco, ad appannaggio di un combat system più preciso ed una godibilità del gameplay maggiore.

Va detto però che chi scrive è un accanito fan della Master Race, con un background che parte da lontano ed una percezione dei frame in gioco molto alta. Per cui molto sofferente ai drop di fps o in generale ad un frame rate sotto una certa soglia.

Ad ogni modo, per chi gioca esclusivamente su console, o magari poco è sensibile al refresh rate, la modalità risoluzione si comporta piuttosto bene.

Ad occhio nudo risalta una qualità delle texture e delle immagini in generale decisamente maggiore. Una pulizia del campo di visione meno rumorosa, con una fluidità non del tutto impeccabile, ma mai dannosa alla vista e al gameplay.

Ottimo il supporto del DualSense di PS5 tramite feedback aptico e i grilletti adattivi. Non siamo ai livelli eccellenti di quanto raggiunto da Housemarque con l’altra esclusiva, Returnal, ma il risultato apporta comunque un incremento di immersività decisamente sensibile.

L’ultima postilla, tecnicamente parlando, riguarda l’utilizzo da parte di Horizon Forbidden West dell’Audio 3D (nel nostro caso veicolato tramite le Pulse3D di Sony), fattore che ci ha aiutato spesso a percepire la localizzazione dei nemici, e a goderci al meglio i vari effetti audio ambientali.

Horizon Forbidden West

Commento Finale

Horizon Forbidden West rappresenta il definitivo raggiungimento della maturità da parte di Guerrilla Games negli Action Rpg open world. Aloy, orami divenuta iconica figura di dominio globale, è protagonista di un impianto narrativo di tutto rispetto. Esclusiva ottimizzata con dovizia su PS4 che raggiunge il suo apice creativo su PS5, dove può tirarne al massimo le potenzialità hardware, Horizon Forbidden West è un secondo capitolo, arrivato a distanza di 5 anni, ma tuttavia piuttosto parco sotto il punto di vista del coraggio nelle scelte e nell’innovazione del gameplay. Un combattimento corpo a corpo ormai da rivedere, una gestione dell’arco macchinosa e inutilmente sovraccaricata di elementi, unitamente ad un controllo dell’inventario non del tutto convincente, impediscono al titolo di posizionarsi come nuova vetta nel genere.

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8.5

Horizon Forbidden West


Horizon Forbidden West rappresenta il definitivo raggiungimento di maturità da parte di Guerrilla Games negli Action Rpg open world. Aloy, orami divenuta iconica figura di dominio globale, è protagonista di un impianto narrativo di tutto rispetto. Esclusiva ottimizzata con dovizia su PS4, raggiunge il suo apice creativo su PS5, dove può tirarne al massimo le potenzialità hardware. Un secondo capitolo, arrivato a distanza di 5 anni, tuttavia piuttosto parco sotto il punto di vista del coraggio nelle scelte e nell'innovazione del gameplay. Un combattimento corpo a corpo ormai da rivedere, una gestione dell'arco macchinosa e inutilmente sovraccaricata di elementi, unitamente ad un controllo dell'inventario non del tutto convincente, impediscono al titolo di posizionarsi come nuova vetta nel genere.

PRO

Ottimo impianto narrativo, graficamente ispirato, ben ottimizzato su ogni piattaforma

CONTRO

Poco innovativo, combattimento corpo a corpo da rivedere, menù macchinosi e caotici
Stefano Taccari
Stefano Taccari
Gamer dal 1987, padre di due piccoli gamers, griller, Dungeon Master e batterista hardcore. "I VG sono uno strumento che ci permette di entrare in contatto con altri universi".

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