Recensione in pillole Thymesia

Nell’ormai lontano 2015, From Software regalò al mondo quel gioiellino chiamato Bloodborne. L’esclusiva PS4 fece innamorare quasi la totalità dei videogiocatori, soprattutto grazie alla direzione artistica: le sue atmosfere gotiche così sublimi e affascinanti stregarono tutti.

Negli ultimi anni la richiesta di un sequel da parte del pubblico è diventata ridondante (addirittura un meme), ma Sony, al momento, non sembra interessata. Fortunatamente, negli ultimi mesi sono stati annunciati una serie di progetti, di portata minore, che si ispirano, anche ludicamente oltre che visivamente, al capolavoro di From Software.

Parliamo dell’imminente Steelrising, dell’ancora lontano Lies of P, ma soprattutto del titolo oggetto delle recensione odierna: Thymesia.

OverBorder Games ha preso l’immaginario gotico e narrativo di Bloodborne e ha rielaborato la struttura e (leggermente) il gameplay del titolo in questione, ispirandosi ad altre due opere di From Software, quali Demon’s Souls e Sekiro: Shadows Die Twice. Abbiamo un prodotto sì derivativo, ma realizzato ad opera d’arte, e soprattutto in maniera intelligente, visto che gli sviluppatori sono riusciti ad attenuare quelli che diversamente sarebbero stati limiti importanti della produzione derivanti da un budget limitato.

Andiamo più a fondo per per capire cosa ci è piaciuto e cosa no nella nostra recensione.

Thymesia, pubblicato da Team17, sarà disponibile dal 18 agosto su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.


Versione testata: PS5


Che gioco è?

Thymesia è un frenetico e appagante action-rpg con meccaniche soulslike, graziato da una direzione artistica dark gothic e da un comparto sonoro molto ispirati.

Il regno di Hermes, un tempo fiorente, sta morendo a causa di una pestilenza. Tutti i mali del regno sono legati all’utilizzo spropositato dell’alchimia e al sangue. Noi vestiremo i panni di Corvus, l’unico essere che può salvare il regno, rivivendo i propri ricordi e cercando al loro interno una cura.

Thymesia
Come in Bloodborne, anche in Thymesia il sangue ha un ruolo fondamentale

L’incipit, così come tutta la narrativa del titolo di OverBorder Games, sono molto interessanti e riescono a stuzzicare la curiosità del videogiocatore, tuttavia, come ormai da tradizione per il genere, questa si sviluppa tramite i documenti ritrovati nel mondo di gioco, nella fisionomia stessa del mondo di gioco, nelle descrizioni degli oggetti. Ci troviamo di fronte al più classico esempio di narrativa silente o ambientale che dir si voglia.

I ricordi di Corvus rappresentano le missioni di gioco. Thymesia, infatti, non ha una open map come Bloodborne o i Dark Souls, ma una struttura a missioni che richiama, in un certo qual senso, quella di Demon’s Souls. Abbiamo un hub centrale, la Collina dei Filosofi, attraverso il quale possiamo accedere alle varie missioni, nei diversi “mondi”/”mappe”.

Abbiamo usato come metro di paragone il primo Souls di From Software e non, ad esempio, Nioh, proprio perché le mappe di gioco sono molto grandi, con un buonissimo level design e tante scorciatoie che agevolano la navigazione, andando ad eliminare ogni possibile forma di ridondanza legata al backtracking e frustrazione legata alla morte o al respawn dei nemici quando riposiamo ad uno dei “falò”.

Passando al gameplay nudo e crudo, riteniamo che il sistema di combattimento di Thymesia sia veramente riuscitissimo, nonché fiore all’occhiello della produzione.

L’attacco base di Corvus è l’attacco con sciabola. Questi attacchi infliggono danni al nemico, aprendo delle ferite sugli stessi. Le ferite sono temporanee e guariranno in breve tempo se non vengono inflitti altri danni. L’attacco “secondario”, invece, è l’artiglio. Questo attacco infligge danni ingenti solo alle ferite nemiche e ne impedisce la guarigione. Quando la barra della salute e delle ferite si esauriscono, è possibile eseguire l’esecuzione per eliminare il malcapitato.

Corvus può usare anche delle armi secondarie, disponibili in numero elevatissimo, le Armi Pestilenziali. Queste si utilizzano sfruttando l’energia (il mana), hanno diverse proprietà, diversi tempi di cooldown e regalano una discreta dose di strategia agli scontri.

Per finire, avremo la possibilità di utilizzare attacchi a distanza. Con il giusto tempismo saranno anche utili ad interrompere le offensive più aggressive degli avversari, infliggendo danni critici agli stessi.

Per quanto riguarda le possibilità difensive, Corvus può eseguire una deviazione (il classico parry, ispirato a Sekiro: Shadows Die Twice). La deviazione infligge danni al nemico, oltre che annullare quelli diretti a Corvus. Di base, non esiste la classica parata. L’ultima azione evasiva disponibile è rappresentata dalla schivata.

A tutto questo quadro veramente solido bisogna aggiungere tutta quella serie di variabili legate alla componente ruolistica. Corvus può livellare tre parametri distinti, ma soprattutto può sbloccare vari Talenti. Questi permettono di realizzare diverse build, e soprattutto permettono di ampliare in maniera spropositata le possibilità offensive e difensive del nostro personaggio. Un Talento, ad esempio, permette di eseguire uno scatto dopo aver utilizzato l’attacco a distanza. Da segnalare la possibilità di redistribuire i Talenti in ogni momento: ciò permetterà di provare varie build nel corso della stessa partita, garantendo una notevole varietà.

Perché giocarlo?

Come detto poco fa, il sistema di combattimento di Thymesia ci è piaciuto tantissimo. Riesce a regalare enormi soddisfazioni, grazie alla sua velocità, frenesia, varietà proposta e “visceralità” (a tal proposito, è un peccato che il DualSense non sia stato minimamente sfruttato). Ogni scontro è un piacere da giocare, piacere che poi si amplifica a dismisura nelle Boss fight, che abbiamo trovato davvero sublimi e bilanciate divinamente: sono impegnative, appaganti, leggibili e mai scorrette.

Tra i pregi della produzione poi non possiamo non citare la direzione artistica e il comparto sonoro. Nella nostra avventura siamo rimasti affascinati da più di uno scorcio del decadente regno di Hermes, mentre venivamo accompagnati da una soundtrack sempre sul pezzo. Per non parlare poi del character design, veramente riuscitissimo, soprattutto quello dei Boss, con relativi main theme da applausi.

E poi, sinceramente, Thymesia deve essere giocato perché questi ragazzi devono essere premiati: hanno sviluppato il gioco con estrema intelligenza. Senza fare spoiler, grazie ad un sapiente lavoro di level design e posizionamento dei nemici sulle poche “mappe” di gioco, sono riusciti a rendere “fresche” tutte le missioni, anche quelle “remixate” all’interno di una stessa “mappa”.

Tuttavia…

Perché no?

… nonostante quanto appena detto, una sensazione di “incompiutezza” alla fine della nostra avventura l’abbiamo avvertita. Ripetiamo, sono stati bravissimi a sopperire alla mancanza di budget in maniera intelligente, ma non possiamo sorvolare, soprattutto in questa sede, sulla pochezza di contenuti. Un paio di “mondi”/”mappe” in più e un paio di nemici in più avrebbero fatto una enorme differenza. Noi abbiamo concluso la nostra avventura, facendo tutte le missioni, in appena dieci ore di gioco, un po’ pochine in relazione al genere di appartenenza.

Thymesia
Abbiamo ottenuto il trofeo di Platino in una quindicina di ore, ma solo perché abbiamo dovuto “sperimentare”: il gioco, purtroppo, non offre altro oltre alle dieci ore necessarie per completare tutte le missioni

Inoltre, nonostante l’impatto visivo, grazie alla precedentemente lodata direzione artistica, sia di tutto rispetto, sul versante squisitamente tecnico il gioco mostra il fianco in alcune situazioni, perdendo qualche frame o sfocando vistosamente l’immagine.

Per finire, vogliamo segnalare che verso la fine del gioco, a causa della componente ruolistica che permette di buildare un personaggio veramente troppo forte, si perde un po’ di mordente contro i nemici base (fortunatamente non contro i Boss). Avremmo preferito che la componente ruolistica fosse stata meno impattante, o quanto meno che gli sviluppatori avessero previsto almeno il New Game Plus (e ritorniamo al punto di cui sopra, alla pochezza di contenuti) in modo da provare il nostro Corvus al massimo del suo potenziale contro nemici alla sua altezza.

Commento finale

Thymesia è un titolo da provare. Non è un produzione originalissima, ma regalerà a tutti i videogiocatori un’esperienza solida, grazie principalmente al suo impianto ludico e nello specifico al suo sistema di combattimento, vera punta di diamante dell’opera. Peccato solo per la pochezza di contenuti.

Alla luce di ciò, speriamo che il titolo abbia successo in modo che il publisher dia il via ai lavori per il sequel, stanziando questa volta un budget maggiore che permetterà agli sviluppatori di far fronte a tutte le criticità che abbiamo sottolineato, figlie unicamente di scelte produttive meramente economiche e non tecniche.


In attesa della Guida ai trofei, vi lasciamo i link delle tre guide dedicate a Thymesia:

8.3

THYMESIA


In definitiva, nonostante Thymesia non ci abbia saziato completamente, è un titolo che riesce a fare centro. Il sistema di combattimento veramente riuscito e la superba direzione artistica fanno passare in secondo piano la pochezza contenutistica, anche alla luce del prezzo budget (29,99€) a cui viene venduto. Adesso però vogliamo un sequel con queste basi, ma molto più "grosso", pertanto supportate questi sviluppatori e compratelo tutti!

PRO

Impianto ludico (in particolare il sistema di combattimento) veramente riuscito - Comparti artistico e sonoro di altissimo livello

CONTRO

Qualche "mappa"/"mondo" in più e qualche nemico in più avrebbero realmente alzato l'asticella

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