Sviluppato dagli esordienti sviluppatori polacchi di Quite OK Games, Laysara: Summit Kingdom approccia il genere dei city builder con uno spunto inusuale. Perché non spostare i giocatori tra le vette dell’Himalaya, tentando di costruire una città efficiente in grado di proteggersi dalle insidie naturali dell’alta quota?
Un incipit senza alcun dubbio affascinante, che ambisce ad unire alla tradizione dei gestionali un tocco di originalità non sempre così facile da sfruttare a dovere. Soprattutto in tema di ambientazioni peculiari, per le quali abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni tanto a successi clamorosi (Frostpunk su tutti) quanto a piccole occasioni sfumate (come nel caso dell’ambientalista Synergy). Laysara: Summit Kingdom sarà riuscito a ritagliarsi un piacevole posto al sole o si sarà perso tra le insidiose valanghe?
Il titolo è disponibile dal 27 Febbraio su PC (via Steam e GOG), PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch.
Versione testata: PlayStation 5
Sul cucuzzolo della montagna
In Laysara: Summit Kingdom tutto ruota attorno ad una sfida ben precisa: conquistare le montagne, rispettandone la natura.
Dall’esigenza di costruire una nuova casa per un popolo scacciato dalle pianure, nasce infatti la sfida che di fondo proposta da Quite OK Games. Immaginate infatti di dover affrontare le classiche problematiche di un city builder ma in un ecosistema che propone difficoltà intrinsecamente specifiche. Ciascuna delle montagne sulle quali il giocatore dovrà portare la civiltà è infatti caratterizzata da differenti strutture geologiche, risorse dalle quali attingere e condizioni meteorologiche. Nessuna situazione è uguale all’altra. In alcuni frangenti si potranno sfruttare aree coltivabili che in altre circostanze saranno assolutamente improponibili. Dovrete dunque ricorrere necessariamente agli scambi commerciali, mentre attingerete ricchezza da ciò che offrirà la montagna, come l’estrazione mineraria.

Si tratta, a ben vedere, di iter classici nei city builder, ma che in Laysara assumono un gusto diverso. La verticalità delle ambientazioni si unisce infatti ad una componente quasi da puzzle game. Per precisa scelta di game design ogni costruzione è progettata per incastrarsi specificamente sull’inclinazione della montagna. Pertanto, la rotazione manuale dei modelli è preclusa diventando al contempo sfida strategica. Non solo si deve ragionare in termine di maggiore efficienza dell’insediamento umano, ma anche tenendo sempre in debita considerazione dove posizionare le strade e come incastrare le strutture all’interno di spazi limitati.
Un approccio, quest’ultimo, che rappresenta peculiarità e limite di Laysara: Summit Kingdom. Da un lato abbiamo infatti una ibridazione che funziona e che trasmette un feeling di freschezza ad un genere altrimenti molto tradizionalista. Dall’altro lato, proprio l’impossibilità di avere una totale libertà di progettazione farà storcere il naso ai puristi. Soprattutto perché, sul versante della rigiocabilità, può subentrare più facilmente una certa ripetitività.

Con la neve alta così
Laysara: Summit Kingdom è un city builder orgogliosamente pacifista. Non ci sono elementi, al suo interno, tratti da simulazioni relative a combattimenti o industrie belliche. Ma ciò non vuol dire che costruire una città sul fianco di una ripida montagna sia un’operazione senza rischi per l’incolumità delle persone.
Vivere in montagna, si sa, porta con sé l’esigenza di rispettare la natura e le sue insidie. Se il clima rigido è un aspetto tutto sommato gestibile, il problema è convivere con le valanghe. Imprevedibili e distruttive, possono infatti devastare in pochi attimi ciò che si è costruito con molta fatica. Sono praticamente impossibili da impedire, ma questo non significa che non si possano prendere misure intelligenti per limitare le conseguenze. O addirittura sfruttare la potenza della neve a proprio vantaggio. Laysara pone così il giocatore davanti alla possibilità di effettuare scelte per tutelare il proprio insediamento, che passano dalla creazione di barriere naturali e muri di contenimento alla gestione preventiva delle valanghe quando ancora di modeste dimensioni.

Tenenedo sempre in debita considerazione l’aspetto naturalistico, Laysara: Summit Kingdom pone poi un ulteriore accento sulla differenza tra le classi di personaggi. I monaci ad esempio preferiscono le altitudini più elevate, mentre gli abitanti provenienti delle pianure son più a loro agio con spazi favorevoli alle fattorie. Soddisfare le loro esigenze permette di migliorare le loro abitazioni, aumentando contestualmente il numero di persone che vi risiedono. Un dettaglio di non poco conto, che permette di aumentare il capitale umano esercitando parsimonio sullo spazio edificabile.
Avere una maggiore popolazione si intreccia ovviamente sia con bisogni quantitativamente superiori sia con potenzialità di accesso a maggiori risorse. In questa prospettiva, il sistema economico poggia sulla necessità delle linee commerciali tra altitudini, con una particolarissima attenzione da destinare agli impervi collegamenti da realizzare. A ben vedere, non si tratta di qualcosa di particolarmente complesso per gli amanti del genere. Al contrario, una pianificazione ben congeniata porta alla più classica delle situazioni: nelle fasi più avanzate, le risorse abbondano e l’economia diventa molto permissiva.

Nella valle noi scenderemo (o forse no)
La sfida conclusiva che Laysara: Summit Kingdom pone al giocatore è tuttavia la conquista stessa delle cime innevate.
Per riuscire in questa impresa è tuttavia necessario raggiungere la perfetta efficienza produttiva dell’inseriamento. Per raggiungere infatti la cima è necessario creare una via sicura e trasportare un’enorme quantità di risorse. La logistica dell’alta montagna sarà messa a dura prova tra ponti, ascensori e funivie, in un contesto climatico sempre più rigido e poco ospitale. Edificare un monastero sulla sommità della montagna è piuttosto pericoloso, ma riuscire nell’impresa sarà il perfetto coronamento della strategia messa in atto dal giocatore. La soddisfazione sarà immensa, ve lo garantiamo.

Pur non essendo un titolo con un comparto tecnico particolarmente audace, Laysara: Summit Kingdom delizia la vista grazie ad una direzione artistica che abbraccia il caleidoscopio di geometrie e colori dell’ambiente tibetano. Il colpo d’occhio è particolarmente affascinante, con una riconoscibilità e personalità visiva che abbiamo riscontrato poche volte in maniera così vibrante in altri titoli del genere. Anche le musiche sono di ottima fattura, ma una menzione a parte va alla scrittura che a tratti riesce a sorprendere per qualità dei dialoghi. Sebbene concisi ed essenziali, presentano altresì un piacevole tocco di humor e un po’ di quell’atmosfera riflessiva tipica della cultura himalayana.
Dal canto suo, la versione console si comporta piuttosto bene. Se a livello di prestazioni non abbiamo riscontrato problamtiche con un’esperienza sempre fluida ed un frame rate stabile anche con insediamenti complessi, un caso a parte è riservato alla mappatura dei tasti. Sono stati ovviamente introdotti pratici menu radiali e sistemi di posizionamento magnetico per rendere la fase di costruzione intuitiva e responsiva. Al tempo stesso però abbiamo riscontrato qualche imbarazzo in circostante specifiche in cui agli stessi tasti vengono assegnate più funzioni. Nulla che un po’ di pratica non risolva, ma all’inizio si può rimanere a tratti confusi.

Commento finale
Laysara: Summit Kingdom si è rivelato un city builder con una personalità vibrante. L’ispirazione himalayana dell’ambientazione porta con sé piacevoli risvolti ludici legati alla sfida di realizzare un efficiente insediamento umano tra pendenze montuose, intemperie climatiche e valanghe imprevedibili. La formula ludica unisce agli stilemi del genere un tocco di puzzle game, che ne rappresenta al contempo pregio distintivo e limite strutturale. Da un lato, l’originalità premia Quite OK Games con un titolo piacevolmente fresco. Dall’altro lato, la ripetitività tende a manifestarsi più rapidamente rispetto a quello che i fan del genere si potrebbero aspettare. Una cosa è certa: costruire sul fianco delle pareti montuose non è mai stato così divertente e gratificante.




