Recensione Legacy of Kain: Ascendance, c’era una volta a Nosgoth

Trovarsi di fronte a Legacy of Kain: Ascendance ci ha suscitato sentimenti contrastanti. Dopo le recenti rimasterizzazioni, il nostro era un malcelato entusiasmo verso la prospettiva di assistere al primo capitolo inedito della serie da oltre vent’anni. Un onore ed un onere importante, gravato sulle spalle dell’azienda multimediale Bit Bot Media nel contesto di un’operazione di rilancio dell’IP che muoveva i suoi passi dal progetto Kickstarter della graphic novel The Dead Shall Rise a cura di Joshua Viola.

Tuttavia la nostalgia, si sa, è canaglia e c’erano già alcune avvisaglie di un progetto lontano da ciò che Legacy of Kain avrebbe meritato per un revival. Un annuncio in sordina a latere di una rimasterizzazione, un lancio estremamente ravvicinato, una struttura diversa da quella per cui la serie era famosa. Volevamo essere fiduciosi e, in un certo qualmodo, Ascendance è stato un piacevole nuovo ritorno nella terra dei vampiri Crystal Dynamics. Peccato però che il risultato finale non sia stato esattamente ciò che tutti i fan si auspicavano.

Legacy of Kain: Ascendance è disponibile dal 31 Marzo per PC (via Steam), Xbox Series, PlayStation 5, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.


Versione testata: PlayStation 5


Quoque tu Raziel, frater mi

Attraverso The Dead Shall Rise, Bit Bot Media aveva audacemente affrontato il racconto del passato di Raziel come cavaliere dell’ordine dei Sarafan fino alla sua trasformazione in vampiro al servizio di Kain. Il tutto era passato attraverso l’introduzione di un personaggio inedito: Elaleth, sorella di Raziel. Proprio dalla premessa della graphic novel e da questo personaggio inedito prende il via Ascendance.

Elaleth ha alle spalle un passato tragico. Innamorata del giovane Mathias, la sua vita viene sconvolta dall’arrivo dei vampiri di Kain. Nel corso di un feroce attacco, Mathias viene trasformato arrivando a mordere la mano della ragazza. Proprio Raziel pone fine alla vita dello sfortunato giovane, mentre Elaleth viene ritenuta morta. La giovane tuttavia si risveglia molto tempo dopo rinascendo come vampiro. Con l’aiuto di un misterioso individuo chiamato Ky’set’syk, Elaleth giura di vendicarsi contro il fratello Raziel e di trovare un modo per riportare in vita Mathias. Per farlo, si troverà a visitare il passato di Nosgoth quando ancora i Sarafan dominavano e Kain non era asceso al potere.

Parlare della storia di Ascendance potrebbe tranquillamente occupare un trattato a sé stante da una recensione che tenta di toccare i punti salienti della produzione. Il motivo è presto detto: ci sono tantissime chiavi di lettura attraverso cui leggere l’iniziativa coraggiosa di Bit Bot Media.

Da un certo punto di vista, i fan più intransigenti della saga potrebbero accusare di lesa maestà il team di sviluppo, reo di aver intaccato il canone originario. Oramai consolidato da decadi, Ascendance propone infatti retroscena finora rimasti inesplorati e soprattutto rilegge alcuni eventi chiave della saga. Il risultato si configura a tratti come un retcon, che molti appassionati potrebbero guardare di sottecchi. Al tempo stesso, è innegabile l’ambizione della strada intrapresa, che si sviluppa con una certa consapevolezza narrativa. Lo stile è leggermente divergente da quello dei prodotti originari, ma resta lo stampo gotico della tradizione così come la gravitas del racconto. Magari le motivazioni di Elaleth non sono granché profonde, ma è altrettanto vero che anche lei inizialmente sembra una mera pedina nella mani di un fato capriccioso (vi ricorda qualcuno?).

Una cosa è certa: l’intero comparto sonoro è sinceramente ragguardevole. Dall’effettistica alla colonna sonora, passando per un doppiaggio straordinario che segna il ritorno di Simon Templeman e Michael Bell (rispettivamente Kain e Raziel), tutto è praticamente perfetto ed assolutamente atmosferico.

Veloce come la notte

A differenza di tutti i precedenti capitoli del franchise, Ascendance cambia approccio mettendo da parte l’impostazione da action adventure tridimensionale in favore di un action platformer 2D in pixel art.

Ascendance pone dunque il giocatore di fronte ad una dozzina di livelli lineari a scorrimento orizzontale, in cui l’esplorazione è relegata alla raccolta di collezionabili e potenziamenti. Sfruttando le abilità di movimento a disposizione, si perlustrano le ambientazioni apprendendo retroscena della storia e sfidando immancabili avversari e boss. Il sistema di combattimento di Ascendance punta tutto sulla velocità. Anziché puntare su meccaniche complesse e combo stratificate, il focus principale si fonda sulla necessità di deflettere gli attacchi avversari per lanciare devastanti contrattacchi. Ne deriva dunque un gameplay perlopiù ritmico, che non perdona grosse distrazioni. E che soprattutto vincola il giocatore alla necessità primigenea di ogni buon vampiro: nutrirsi del sangue delle proprie vittime per mantenersi in forze.

I combattimenti sono rapidi ed improntati perlopiù su meccaniche di parry.

La peculiarità di Ascendance è che il giocatore finirà per vestire i panni di ben quattro personaggi nel corso dell’avventura. Oltre ad Elaleth, si tornerà ad interpretare il potente Kain così come Raziel. Quest’ultimo, più precisamente, sarà presente in una duplice veste distinta: la versione umana da cavaliere Sarafan e la sua forma vampirica. Ciascuno di loro presenta affinità specifiche. Elaleth è rapida e letale, mentre Kain è massiccio ed implacabile nel suo attingere a svariati poteri delle tenebre. Il duplice Raziel propone invece da un lato limitazioni da umano compensate da divertenti sezioni a cavallo, dall’altro l’uso delle leggendarie ali che più di un guaio provocherranno al luogotenente di Kain.

Gli elementi per una grande varietà ci sarebbero tutti, peccato però che l’infrastruttura è in linea di massima piuttosto grezza. Non ci riferiamo alla direzione artistica (la pixel art può piacere e non piacere, ci mancherebbe), quanto piuttosto ad un game design che sembra provenire da qualche generazione del passato. Collissioni non precise e platforming grossolano non aiutano un gameplay che non riesce a brillare in praticamente nessun frangente. Il feeling generale che Ascendance trasmette è ben lontano, purtroppo, dalla burrosa fluidità che il genere oramai vanta come standard qualitativo.

Dopo tutti questi anni, impersonare Raziel con le sue ali da vampiro è emozionante.

Si può dare di più, senza essere eroi

Il problema di Ascendance a ben vedere è uno e purtroppo neanche trascurabile: Legacy of Kain meritava uno sforzo maggiore.

Affidato ai mestieranti di Bit Bot Media, da un punto di vista strettamente ludico Ascendance faticherebbe ad arrivare a poco più della sufficienza. Il gameplay è semplicistico e piuttosto grezzo in molti frangenti. Le meccaniche di combattimento, sebbene piacevolmente ritmiche, diventano presto piatte e funestate da hitbox non sempre precise. La longevità è bassina ed il level design non brilla, scivolando troppo velocemente nella ripetitività. Anche la IA avversaria è rudimentaria, con comportamenti basilari e molto prevedibili. Insomma, qualcosa complessivamente prevedibile quando si affida un titolo ad un team incolpevolmente inesperto. O magari con poco tempo di sviluppo a disposizione.

La direzione artistica è apprezzabile, pur apparendo differente rispetto ai capitoli PS2.

Al tempo stesso, in Ascendance c’è un barlume di quel fascino decadente che trasuda dalla gotica Nosgoth. Sarà per la magistrale esperienza sonora, o per l’audacia di ripercorrere alcuni eventi salienti della lore andando a modificare il canone narrativo per tentare un rilancio della IP. E perché no, anche un po’ per un gameplay sicuramente limitato ma al tempo stesso atmosferico e rapido, che mette davanti ad un’esperienza più immediata per permettere al pubblico di focalizzarsi sulla narrativa. O magari in tutto questo a parlare è il nostro animo più romantico, innamorato perdutamente di un franchise persosi tra le pieghe del tempo.

Quello che ci sembra tuttavia assodato è che Legacy of Kain: Ascendance, nell’inseguire un obiettivo ne abbia viceversa ottenuto uno diametralmente opposto. Un titolo nato per essere un primo tentativo di rilancio di una IP storica, magari anche per abbracciare un nuovo pubblico facendo leva su suggestioni ludiche particolarmente apprezzate nel panorama odierno. Che tuttavia è finito per rivolgersi ai fan più accaniti della serie, forse addirittura a chi ha iniziato a seguire le vicende di Kain con il primo Blood Omen di quasi trent’anni fa. Ed anche assumendosi il rischio di spaccare proprio quella fanbase rimasta fedele dopo tutto questo tempo. D’altronde, chi c’era fin dall’inizio lo sa bene: quanto è bello complicarsi la vita?

Le boss fight sono meno impegnative di quello che potrebbero apparire.

Commento finale

Legacy of Kain: Ascendance ci ha posto davanti ad un difficile dilemma. Da un lato, la nostra passione per l’universo di Nosgoth ci ha portato ad apprezzare il primo titolo inedito del franchise in oltre vent’anni, grazie soprattutto ad una coraggiosa reinterpretazione del canone narrativo, di un comparto artistico ricercato ed un gameplay semplice e rapido. Dall’altro lato, attraverso le lenti di spettatori più neutrali al fascino dei vampiri di Crystal Dynamics, ci siamo trovati tra le mani un action bidimensionale fin troppo lineare e ripetitivo che tradisce l’inesperienza di Bit Bot Media. Quello che doveva essere un tentativo di rilancio del franchise, finisce così per essere un prodotto rivolto solo ai più strenui fan della serie, che potrebbero addirittura essere infastiditi dalla leggerezza nei confronti della coerenza con il passato.

7.0

Legacy of Kain: Ascendance


Legacy of Kain: Ascendance ci ha posto davanti ad un difficile dilemma. Da un lato, la nostra passione per l'universo di Nosgoth ci ha portato ad apprezzare il primo titolo inedito del franchise in oltre vent'anni, grazie soprattutto ad una coraggiosa reinterpretazione del canone narrativo, di un comparto artistico ricercato ed un gameplay semplice e rapido. Dall'altro lato, attraverso le lenti di spettatori più neutrali al fascino dei vampiri di Crystal Dynamics, ci siamo trovati tra le mani un action bidimensionale fin troppo lineare e ripetitivo che tradisce l'inesperienza di Bit Bot Media. Quello che doveva essere un tentativo di rilancio del franchise, finisce così per essere un prodotto rivolto solo ai più strenui fan della serie, che potrebbero addirittura essere infastiditi dalla leggerezza nei confronti della coerenza con il passato.

PRO

Artisticamente di ottimo livello, con un comparto audio da applausi | Una nuova protagonista affiancata ai personaggi storici per rileggere con coraggio il canone narrativo | Gameplay rapido che punta sulle meccaniche di parry |

CONTRO

Elaleth non è al livello di Raziel e Kain | Le reinterpretazioni alla trama pongono perplessità verso la coerenza narrativa della saga | Ludicamente troppo ripetitivo e lineare |

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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