Recensione NBA 2K18

Articolo di · 24 Settembre 2017 ·

Il grande spettacolo della NBA    

Lo sport più bello al mondo, almeno per un appassionato di basket come me si appresta, fra poco più di una settimana, a ritornare sotti i riflettori. I Golden State Warriors sono chiamati a difendere l’anello conquistato pochi mesi fa ai danni, ancora una volta, di Lebron James e dei suoi Cleveland Cavaliers. A differenza della finale 2016, stavolta per la squadra di San Francisco, la vittoria non è mai stata in discussione, ottenendo quindi, in maniera piuttosto agevole, il nono trionfo della loro storia. Siamo quasi ai nastri di partenza per la nuova stagione e state pronti a vederne delle belle, con un Isaiah Thomas in più per i Cavs e un Kyrie Irwing andato ai Boston Celtics, che non vincono un anello da quasi dieci anni. Sarà una stagione scoppiettante, statene certi.

Come ogni anno però, fra i vari FIFA, Pro Evolution Soccer e altri sportivi, c’è ne è uno in particolare che riesce ad entusiasmare come nessun altro. Stiamo parlando naturalmente della serie 2K di NBA. Dopo essere stata premiata con il capitolo 17 come miglior sportivo dell’anno, ormai la serie è arrivata al suo diciottesimo compleanno e 2K Sports è chiamata, complice anche l’arrivo del diretto rivale targato Electronic Arts, ovvero NBA Live, ad un test di maturità molto arduo. Le novità non mancano, a partire da una modalità carriera più strutturata e che promette un’esperienza di gioco più completa che mai, passando poi per le già conosciute, la mia Squadra, il mio GM e la mia Lega, tre modalità molto apprezzate dalla community.

Ma bando alle ciance e scopriamo nella nostra recensione se NBA 2K18 ci ha convinto oppure no.

Basket isn’t a game it’s an art form

Prima di analizzare le vere novità di questa edizione, senza soffermarci sul gameplay, che rimane strutturalmente invariato, vogliamo partire con una premessa. NBA 2K, a differenza del diretto rivale, persegue una strada, come sapranno i fan storici del brand, più orientata alla simulazione. Quindi scordatevi di penetrare in area, fra skills e cambi di passo rapidissimi; come ogni anno vi diciamo che anche NBA 2K18 deve essere approcciato con la consapevolezza che, soprattutto per chi è alle prime armi, non sarà possibile sin da subito essere dei veri e propri “pro player” del parquet. Il motivo è semplice, gli elementi da assimilare sono troppi, fra movimenti, passaggi, modalità di tiro, tatticismi e quindi sarà necessario trascorrere un bel po’ di ore ad allenarsi.

NBA2K18 Screenshot Paul George Thunder For Online Use 300x300 - Recensione NBA 2K18Detto ciò, passiamo ai fatti. Dopo l’avvincente e molto discussa modalità storia scritta e curata dal buon Spike Lee in persona per NBA 2K16 e proseguita poi praticamente in toto o quasi in NBA 2K17, ma con una stella di Hollywood come Michael B. Jordan, diciamo che l’appeal per questa modalità stava cominciando a ridursi. Non che fossero cattive idee, sia chiaro, ma mancava quel qualcosa in più che potesse renderle davvero complete. Ecco che 2K e Visual Concepts, hanno deciso di ascoltare anche la nutrita community di fan e quindi rivoluzionare, non interamente ma in buona parte la modalità carriera. Quindi cosa c’è di nuovo? Innanzitutto, dopo aver creato il nostro alter ego virtuale o aver utilizzato la non “brillantissima” Companion App per la scansione facciale di NBA 2K18, saremo pronti per cominciare. La Mia Carriera ci vedrà nei panni di DJ, un ragazzo di strada, con un grandissimo talento, pronto a fare il grande salto sui campi che contano.

Dimenticate la progressione fatta di partite stagionali, intermezzate da filmati, anche a volte piuttosto lunghetti, stavolta la storia è cambiata. La nuova modalità carriera è stata chiamata “Vita di Quartiere”, dovremo quindi vivere ogni aspetto del nostro giocatore per l’appunto con il suo quartiere, che in una sorta di piccolo open-world è completamente esplorabile. L’ambiente di gioco è ricco di cose da fare, fra negozi e attività, sportive e non, come andare dal barbiere oppure farsi un nuovo tatuaggio, acquistare nuovi abiti e accessori all’NBA Store o da Foot Locker, andare in palestra per migliorare le nostre abilità. Potremo addirittura affrontare delle vere e proprie sfide da strada, sui campetti che circondano il quartiere, in partitelle 1 contro 1 o 3 contro 3.

5 5 300x300 - Recensione NBA 2K18C’è da capire, nel prosieguo dei mesi se tali attività riusciranno a tenere l’utente incollato alla TV oppure no. Qui possiamo dirvi, almeno dopo 1 settimana di gioco che è molto divertente svolgere attività anche di “svago” come andare nella Sala giochi, oppure vedere cosa fanno gli altri, utenti reali sia chiaro, nel quartiere. Ciò che però ci interessa è migliorare le nostre capacità, la cosiddetta “Road to 99”, raggiungere quindi il livello massimo. Ogni attività ci permetterà di acquisire PE, alcune, come andare in palestra oppure al palazzetto della nostra franchigia NBA, ci daranno un maggior numero di PE, altre di meno.

La progressione è comunque piuttosto veloce, non è stato difficile incontrare utenti già con un level che sfiorava il 90. Inoltre, durante i nostri duri allenamenti con la squadra, sarà possibile, come in altri titoli sportivi, affrontare delle sfide (cartellini), che piuttosto che essere fine a se stesse, ci daranno modo di migliorare i nostri fondamentali, che so, affrontando una sessione di tiro in diverse zone della lunetta e di acquisire quindi al contempo anche PE. Se la sfida sarà stata superata, si sbloccherà la versione successiva della stessa. La particolarità di questo sistema di crescita del giocatore è che ognuno può decidere cosa fare, non ci sono vincoli. Volendo potreste non mettere mai piede su un campo NBA in una partita ufficiale e raggiungere lo stesso il livello 99.

2 3 300x300 - Recensione NBA 2K18La libertà di compiere ciò che vogliamo, non vi vieterà naturalmente di giocare soltanto partite ufficiali e non compiere altre attività. Basterà prendere lo smartphone e via alla partita successiva. Qui, prima di ogni match, potremo assistere a simpatici siparietti fra il nostro DJ e i compagni di squadra. Non mancheranno scherzi e burle di vario tipo, soprattutto da parte del magazziniere delle squadra, ma ci saranno anche momenti “cruciali” per la nostra carriera e che verranno gestiti anche grazie all’aiuto della PR del team. Certo, la scelta di rendere meno lineare la narrazione, da un lato sembra essere azzeccata, soprattutto se approccerete la Mia Carriera svolgendo tutte o quasi le attività presenti. Se invece si considera, una scelta più “classica”, ovvero giocando soltanto le partite NBA, la narrazione, assume un che di frammentato a tratti mancante di alcuni collegamenti e orientata più a ciò che succede nello spogliatoio che sul campo.

Cosa offrono le altre modalità?

Oltre alle solite partite rapide, le aggiunte significative riguardano la presenza di alcuni storici team definiti “All Time”, ovvero rappresentative dei migliori giocatori di tutti i tempi. Potremo giocare in un team praticamente mostruoso e toccare con mano, seppur virtualmente, cosa sarebbe stata la NBA se il Black Mamba avesse giocato con Chamberlain… Una sola parola: FANTASTICO. Inoltre troviamo, la mia Lega, il mio GM e la mia Squadra. Per quanto riguarda la prima, non c’è nulla di nuovo, potremo prendere in “gestione” una franchigia NBA e gestirla per 50 stagioni. Nella modalità il mio GM,    Visual Concepts ha aggiunto una parte narrativa “drammatica” prima di iniziare la nostra carriera da GM, Il nostro giocatore ha subito un devastante infortunio e purtroppo non potrà più mettere piede sul parquet almeno indossando la canotta.

1 6 300x300 - Recensione NBA 2K18Ecco che però potremo diventare General Manager del team e gestire ogni aspetto dello stesso. Non cambia tantissimo, ma le aggiunte riguardano la possibilità di modificare la difficoltà complessiva di gestione. Aumentando la facilità con cui i giocatori potrebbero andar via, oppure aumentare il tasso con cui si verificheranno infortuni; troviamo inoltre qualche strumento in più per analizzare le statistiche e una presenza più “massiccia” dell’allenatore. In pratica, ogni allenatore avrà un proprio stile di gioco e pertanto si rifletterà sul modo in cui la squadra approccerà le partite. Per sfruttarlo al meglio avremo quindi bisogno di specifici giocatori che ricoprano determinati ruoli e migliorino l’intesa complessiva. Infime per la terza modalità di gioco, c’è stata una modifica al menù di gioco e l’introduzione della modalità Pack and Playoff, che in una sorta di Ultimate Team in stile FIFA, offre la possibilità di costruire la propria squadra in funzione dei giocatori che ci vengono proposti nei pacchetti. Grossomodo le tre sopracitate modalità mantengono quindi inalterate le proprie caratteristiche.

Parquet o asfalto?

Venendo all’aspetto tecnico, le migliorie non sono evidentissime ma ci sono. Innanzitutto eravamo presenti per l’evento di lancio del gioco a Milano e Rob Jones, producer del titolo, ha raccontato che erano sei anni che cercava di assumere un supervisor degli effetti speciali proveniente direttamente dai Disney Studios. Alla fine ci è riuscito e grazie al suo lavoro, è stata cambiata la struttura dei volti che ora risultano essere meno “buffi” e più realistici e delle divise di gioco, più curate soprattutto per quanto riguarda la fisica. Ulteriori miglioramenti sono stati apportati sulle presentazioni pre e post gara e sugli “spettacoli” che si svolgono durante i time out.

Le note negative riguardano alcuni elementi. I caricamenti estenuanti, a volte è stato necessario attendere circa 10 minuti per accedere al menu di gioco, sempre meglio di quanto successo lo scorso anno in versione Xbox One, in cui il gioco non voleva saperne di avviarsi. Solidi i 30 frame per secondo, intervallati però da qualche leggero calo. Ci sentiamo di chiudere la recensione con una riflessione, la cura nel dettaglio raggiunta durante le partite, siano esse in strada o sul parquet è davvero straordinaria, ben oltre a quanto siamo abituati giocando altri titoli sportivi. Ciò che invece ci tocca “criticare” è l’evidente differenza che si presenta graficamente fra l’azione sul campo e le cutscenes. Forse è bene che 2K e Visual Concepts prendano spunto da “The Journey” di FIFA, perché l’approssimazione a noi non piace affatto e vorremmo che la cura riposta fra grafica nel giocato e grafica durante le scene di intermezzo sia pressoché la stessa.

Commento finale

NBA 2K18 è un bel titolo di basket, non ci sono dubbi a riguardo. Le aggiunte all’edizione di quest’anno non sono tante, anzi tutt’altro. Abbiamo una modalità Carriera quasi totalmente riscritta da zero, che ci permette di fare davvero tante cose, sacrificando a tratti la narrazione. Le altre modalità presenti sono rimaste praticamente immutate, funzionano bene, sia chiaro, ma di certo bisognerà fare qualcosa in più per il futuro, anche perché il diretto rivale, targato Electronic Arts, non è lì fermo, ma sta lavorando duramente per tornare in forma. Il nostro consiglio è di acquistare NBA 2K18 se siete avvezzi alla simulazione pura, altrimenti rivolgete la vostra attenzione altrove.

 

Criterion 10

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