Sony Santa Monica ha chiuso l’ultimo State of Play con venti minuti di gameplay per God of War Laufey, il prossimo capitolo della serie. Protagonista assoluta è Faye, la compagna di Kratos che avevamo già incontrato – ma solo attraverso ricordi e assenze – in God of War (2018). L’istinto porta subito a pensare a un prequel. Invece no: il racconto si muove in parallelo agli eventi del 2018 e di Ragnarok, seguendo Faye in un viaggio attraverso l’aldilà.
La descrizione ufficiale del gioco chiarisce subito lo scenario: Vivi il prossimo capitolo della leggendaria saga di God of War, pensato sia per i nuovi arrivati che per i fan di lunga data.
La morte avrebbe dovuto essere la fine, ma per Laufey (Faye), guerriera e moglie di Kratos, inizia una nuova avventura. Risvegliatasi inaspettatamente in una terra straniera dopo la sua morte, Faye scopre che i piani che aveva messo in atto per proteggere Kratos e Atreus in sua assenza sono ora a rischio.
Per salvare le persone che ama, Faye dovrà combattere attraverso l’aldilà degli dei (Everywhen) dove divinità spietate di ogni mitologia si contendono il potere in una terra traboccante di magia pericolosa. Sfrutta la velocità, il controllo e l’implacabilità di Faye per sopraffare anche i nemici più feroci con precisione letale.
Perché non un prequel
Prima della presentazione, il game director – Ariel Lawrence – e il responsabile creativo di Santa Monica Studio Cory Barlog hanno spiegato le ragioni che hanno allontanato l’idea del prequel. Ne avevano parlato a lungo, hanno detto, ma ripartire dalla morte di Faye offriva possibilità molto più ambiziose.
“Per noi era fondamentale partire sullo stesso piano dei giocatori. Il punto in cui avevamo lasciato Faye era la sua morte. Abbiamo parlato di un prequel e di cosa avremmo raccontato. Quegli eventi sono ancora interessanti, ma sentivamo che volevamo partire proprio da dove ci eravamo fermati e portare avanti la storia dal punto di vista di Faye, mettendo lei e i giocatori nella stessa posizione di esplorazione di questo nuovo mondo.”
Barlog ha poi allargato il discorso all’universo della serie, ricordando quando, già nel 2018, avevano cominciato a disseminare tracce per un allargamento profondo della mitologia. In Ragnarok, ha aggiunto, c’era una domanda che Odino poneva con ossessione: cosa succede agli dèi quando muoiono? Per i mortali il destino è chiaro, ma per le divinità no. Ed è proprio quel territorio inesplorato a fare da sfondo al viaggio di Faye.
“Una delle morti più famose in questo mondo è l’evento scatenante per questa rinascita. Credo sia il personaggio perfetto al momento giusto per iniziare a dire: c’è molto di più in questo mondo di quanto pensiate, oltre l’era greca, oltre la saga norrena. Si estende molto più in là. E tutto è collegato, tutto si influenza a vicenda. L’idea di vederla rinascere in questo nuovo mondo e fare quei primi passi incerti è affascinante.”
Oltre la saga norrena
L’aldilà in cui si muove Faye porta un nome evocativo, Everywhen, e funziona da crocevia per divinità e mitologie diverse. Barlog lascia intendere che l’intera operazione risponde a un disegno narrativo preciso, in parte già abbozzato nei capitoli precedenti. I fan stanno già scavando fra i dettagli di God of War (2018) e Ragnarok per capire se il cammino di Faye nell’aldilà fosse stato anticipato in qualche modo, o se alcune anomalie di quei giochi possano trovare una spiegazione proprio nelle sue azioni ultraterrene.
Quel che è certo è che God of War Laufey non si limita a espandere il passato: spalanca l’universo della serie su un fronte inedito, portando in scena nemici e ambientazioni che attingono a tradizioni mitologiche lontane da Midgard e dall’Olimpo. Un rischio calcolato che, a giudicare dalle prime reazioni, ha già acceso la curiosità della community.
