The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, abbiamo provato la demo

Square Enix pare proprio vivere una sorta di vero e proprio cortocircuito creativo: se da un lato le sue produzioni più roboanti (e costose) legate al suo brand più iconico e conosciuto appaiono stentare come non mai, sono i titoli apparentemente minori a mantenere sempre ben dritte le antenne dei fan di vecchia data. Per un Final Fantasy che fatica a raggiungere gli obiettivi monetari della compagnia, talvolta figli di previsioni al limite del surreale, sono titoli ben più semplici e contenuti ad incarnare il DNA storico del colosso giapponese. Senza andare a scomodare il recentissimo Octopath Traveler 0, che è riuscito a dimostrare ancora una volta come ci sia spazio (e voglia) per jrpg di stampo classico, all’orizzonte si staglia l’interessante The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, di cui abbiamo provato la demo rilasciata da qualche giorno sugli store digitali. Un prologo, quello testato, che è riuscito a mettere bene in chiaro le velleità della produzione, che pur strizzando l’occhio ad un certo Zelda, pare avere diverse frecce al proprio arco.

A spasso nel tempo

Lo sappiamo, esprimere pareri in merito alla sceneggiatura attraverso una versione di prova è quanto mai azzardato e prematuro. E infatti non ci sbilanceremo affatto in merito alla narrativa The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, di cui abbiamo potuto sperimentare solo le primissime ore di gioco. Tanto basta, però, per tracciare le fila del canovaccio narrativo che troveremo ad attenderci nel titolo Square Enix: giocheremo, senza troppe sorprese, nei panni di Elliot, un giovane avventuriero che verrà reclutato dal sovrano di Huther per indagare attorno ad alcune misteriose rovine. Un compito tutto sommato molto semplice, che lo porterà ad unire le forze con la principessa Heuria, che fungerà da utile supporto da remoto grazie ai suoi poteri magici. Questi ultimi sono indispensabili per tenere attiva la barriera protettiva che permette alla città di tenere lontane le creature ostili che infestano il mondo di gioco.

Una sorta di autoesclusione quella vissuta dal regno di Huther, che non viene vista di buon occhio da uno degli avidi consiglieri del sovrano. E saranno proprio queste brame di potere a scatenare gli eventi che daranno il via al gioco vero e proprio, che potremo sperimentare a partire dal prossimo 18 di giugno. Tutto ruoterà attorno ad un antico portale, in grado di far viaggiare attraverso il tempo, e che verrà sfruttato dal dignitario per riscrivere la storia e salire al potere. Inutile dire come spetterà ad Elliot e Heuria lanciarsi al suo inseguimento, nel tentativo di impedire il folle piano di conquista. Le premesse narrative, per quanto non originalissime, lasciano spazio ad un world building che lascia intravedere un discreto potenziale che, per quanto non rinunciando ad alcuni elementi fiabeschi tipici dei jrpg, non si vergognano di mettere in mostra anche momenti decisamente più cupi: vedremo come tutto si evolverà nel codice completo.

Dalle parti di Hyrule

Laddove è già più semplice esprimere giudizi un filo più strutturati, è relativamente al gameplay di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, che come detto in apertura è palesemente ispirato a The Legend of Zelda. Nel titolo controlleremo il solo protagonista, che si muoverà all’interno delle aree di gioco proprio come nel classico di casa Nintendo. L’azione avviene in tempo reale, con Elliot che potrà contare su due modalità di attacco, legate ad ognuna delle due armi equipaggiabili collegate ad altrettanti pulsanti frontali del pad. Nella demo abbiamo potuto sperimentare lance, boomerang, archi e molto altro, ognuna dotata sia delle proprie caratteristiche di offesa che del proprio attacco caricato. La varietà è risultata interessante, così da permettere approcci variegati, che spaziano dal colpire dalla distanza ai colpi ad area.

La sublimazione del combat system, alquanto semplice ma tutto sommato soddisfacente, si ha in occasione degli scontri con i boss: quelli affrontati nel prologo non hanno messo in mostra particolari schemi ludici, ma sono comunque serviti a sperimentare a dovere le differenti possibilità di offesa del nostro protagonista. Le somiglianze con Zelda, comunque, non si esauriscono unicamente nella struttura ludica indicata, ma traspaiono anche attraverso i dungeon che costellano la progressione, che rappresentano un chiaro omaggio al brand Nintendo. Così come le immancabili bombe che permetteranno di aprire percorsi segreti, oltre a poterci essere di aiuto negli scontri.

A completare il quadretto delle possibilità ludiche ci pensa il supporto offerto da Heuria, che ci giungerà in soccorso attraverso le sue capacità curative, per lo meno laddove ci troveremo ad interagire lungo la medesima linea temporale. La natura del gioco, come già espresso, ci porterà a viaggiare tra le epoche più disparate e in simili frangenti (sempre per quanto testato) Elliot dovrà fare affidamento su particolari pozioni per rimanere in forze.

Non solo pixel

Le ispirazioni di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, comunque, non si fermano al mondo della compagnia di Kyoto, ma vanno anche a pescare all’interno del portfolio della sua stessa casa madre. Per lo meno quando si parla dell’aspetto estetico, che non può che rimandare con forza al filone HD-2D inaugurato con l’Octopath originale. E sotto questo punto di vista, pur non rivoluzionando quando già visto e giocato nel corso degli anni, il colpo d’occhio non può che essere soddisfacente. L’estetica è accattivante come ci si può aspettare dall’ibridazione tra pixel e poligoni, anche se non più sorprendente come in occasione del suo debutto sulle scene. Vedremo se la release completa riuscirà a stupire in tal senso.

Commento finale

In definitiva, la demo di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales fa esattamente ciò che dovrebbe fare un assaggio ben costruito: non punta a impressionare con la quantità, ma a definire con chiarezza la qualità dell’intenzione. Mostra un progetto che conosce i propri limiti tecnici e li aggira con stile, che preferisce la coerenza estetica alla spettacolarità, e che usa level design, scrittura e direzione artistica per costruire un’identità precisa. Per quanto fortemente derivativo (gli echi di Zelda sono davvero duri da ignorare), il quadro complessivo della produzione Square Enix è quello di un’opera che sa dove vuole andare e perché. E se il gioco finale riuscirà a mantenere questa sensibilità senza perdere ritmo, potremmo trovarci davanti a una piccola avventura capace di lasciare un segno più profondo di quanto la sua apparente semplicità lasci intuire.

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