The Perfect Pencil, sviluppato dallo studio italiano Studio Cima, rappresenta un’ambiziosa incursione nel panorama dei platformer action adventure psicologici, con un focus su temi profondi come la paura, la depressione, l’ansia e la crescita personale. Il gioco – la cui demo è stata pubblicata nel 2022 e che abbiamo anche provato e recensito – cattura l’attenzione grazie al suo stile artistico unico e a una narrazione introspettiva, il tutto, supportato da un buonissimo gameplay. Nel complesso, The Perfect Pencil ci ha davvero stupito e ci ha tenuti incollati allo schermo come non accadeva da tanto, troppo tempo.
Il gioco è disponibile dal 29 gennaio 2026 su PC (via Steam) e Nintendo Switch al prezzo di 24,99 €; fino al 02 febbraio 2026 è possibile acquistarlo sul Nintendo eShop a soli 19,99 €.
Versione testata: Nintendo Switch 2
Storia
La trama ruota attorno a John, un protagonista – contraddistinto dal fatto di avere una telecamera al posto della testa – che si risveglia bloccato in un regno surreale (il mondo della paura) disegnato a mano, dove affronta le paure radicate nella sua psiche. Si tratta della Bianca Bestia che lo terrorizza e non può essere affrontata e che funge da pretesto per parlare di salute mentale. Ispirata a esperienze personali degli sviluppatori, la vicenda esplora l’odissea emotiva di John attraverso un mondo ostile popolato da creature inquietanti, con scelte che influenzano il percorso narrativo e rivelano strati di vulnerabilità interiore. La storia diegetica si distingue per la sua profondità psicologica (affrontando anche tematiche come depressione e ansia così come umorismo nero e momenti di puro straniamento), intrecciando elementi di crescita personale con un’atmosfera onirica che richiama influenze letterarie e introspezioni alla Celeste, mantenendo un ritmo che bilancia momenti di tensione e riflessione senza mai scadere nel didascalico. Il nostro particolare protagonista, così come altri NPC che si trovano – loro malgrado – bloccati all’inizio della loro avventura, hanno una tentazione costante di sdraiarsi a letto e non alzarsi più. Un istinto chiaramente autodistruttivo che li porta ad abbandonare un viaggio sicuramente complesso preferendo rimanere nella propria confort zone. L’efficacia con cui la storia e le relative tematiche vengono raccontate dai ragazzi di Studio Cima, ci ha davvero impressionato.

Gameplay e peculiarità
Il gameplay si struttura come un metroidvania action-platformer, con esplorazione non lineare di un mondo di gioco interconnesso, salti precisi e interazioni uniche per alterare l’ambiente – aprendo nuove possibilità – e l’analisi attenta degli oggetti (attraverso lo scanner della telecamera è possibile scovare dei segreti e dei tesori come: frammenti, lettere, indizi, cimeli e disegni di cui si può tener traccia nel menu accessibile con il tasto -) apparentemente invisibili. Le peculiarità emergono nelle meccaniche legate proprio alla percezione di John, che – oltre a scoprire elementi nascosti – permette di “disegnare” soluzioni creative ai puzzle e ai percorsi ostici, aggiungendo un layer di originalità che premia la curiosità e l’esplorazione. Questo approccio rende ogni sezione memorabile, con un ritmo che alterna fasi veloci a momenti di contemplazione, anche se – in pochissime occasioni – il backtracking può risultare un pochino ripetitivo.

Combat system
Il sistema di combattimento è dinamico e reattivo, basato su attacchi rapidi con la matita che funge da arma principale (in una sorta di estensione naturale del personaggio), schivate fluide e combo che incoraggiano un approccio aggressivo ma al contempo strategico. Influenzato da titoli come Hollow Knight, il combat system enfatizza il ritmo e il posizionamento premiando l’aggressività calcolata e mai troppo eccessiva, rendendo ogni scontro teso (quanto basta) e personale anziché puramente statistico. Integra altresì pattern di nemici variegati e dalle personalità bizzarre e a dir poco losche: nemici “armati” di deambulatore, carrozzino, nascosti in una bella e fitta pila di cuscini e pronti a scagliarli al nostro primo avvistamento passando per nemici armati di bastoni, catrame e fino ad arrivare ad entità evasive, tutti pronti ad ostacolarci in modi “insoliti”. Tutto culmina in boss fight contraddistinte da scontri emotivamente carichi e anche decisamente impegnativi, seppur non impossibili da sconfiggere.
Andando ancora più in profondità, il sistema di combattimento è stato pensato per amalgamarsi armonicamente con l’esplorazione platform e le meccaniche di percezione di John. L’approccio action in tempo reale privilegia attacchi rapidi e precisi: un colpo base veloce seguito da salti e schivate per evitare pattern di attacco prevedibili ma altamente letali, come proiettili organici fatti di catrame (o di cuscini) o affondi improvvisi da parte delle creature surreali.

Le combo disponibili elevano ulteriormente l’esperienza, permettendo di concatenare mosse che si sbloccano man mano che si progredisce nella storia (utilizzando le babls – delle sfere verdi ottenibili sconfiggendo i nemici e distruggendo oggetti – che rappresentano la valuta di gioco) e si affinano le abilità di John. Una sequenza basilare – come anticipato – parte dal fendente orizzontale della matita, che stordisce i nemici minori se caricato parzialmente, e si collega a un affondo verticale per danni ad area contro gruppi e/o tipologie maggiormente aggressive o entità volanti; proseguendo senza interruzioni, si attiva una “combo aerea” con un balzo potenziato che genera un’onda d’urto disegnata sul momento, utile per “ripulire schermi affollati” o interrompere caricamenti da parte dei boss. Altre varianti includono una combo difensiva che combina parry temporizzato con un contrattacco illusorio o una mossa finale che infligge danni amplificati. Per curarsi – invece – è possibile eseguire un colpo curativo, che quando attivato, permette di colpire il nemico e ottenere una sfera di salute (denominata Volontà).
Nelle boss fight, queste combo raggiungono il loro apice, richiedendo di leggere animazioni decisamente ben congeniate in termini di complessità e varietà: per esempio, contro un guardiano onirico, una catena di tre fendenti seguita da schivata e affondo aereo rompe la sua fase difensiva, aprendo finestre per la frattura emotiva. Tuttavia, su Nintendo Switch, specialmente in modalità portatile, i controlli possono trasmettere una lieve latenza negli input più rapidi, rendendo le combo più lunghe e meno affidabili rispetto alla versione docked. Nel complesso, il sistema di combattimento cattura l’essenza psicologica del gioco, trasformando ogni scontro in un duello interiore – con i nemici che, una volta sconfitti, si accasciano come se dormissero – che siamo sicuri verrà apprezzato tanto dai neofiti quanto dai veterani del genere.

Level design
Il level design di The Perfect Pencil rappresenta uno dei pilastri più intriganti del gioco, concepito come un mondo interconnesso e organico che riflette la psiche frammentata di John, con un approccio metroidvania che enfatizza l’esplorazione non lineare e la scoperta graduale. Ogni area, dal labirinto iniziale della Foresta Morbida, passando per un hotel a dir poco particolare e fino ad arrivare alla stramba città di Clemensburg, è strutturata per guidare il giocatore attraverso un flusso naturale in termini di progressione, utilizzando segnali visivi come gradienti di colore – dal grigio opprimente al bianco evanescente fino ad arrivare a colori accesissimi – e architetture realizzate ad hoc che suggeriscono percorsi alternativi senza ricorrere a mappe esplicite (seppur disponibili premendo la levetta destra del controller), creando un senso di orientamento intuitivo ma mai forzato in quello che potremmo definire essere una sorta di puzzle dinamico con un ritmo che alterna sezioni claustrofobiche a spazi ampi e vertiginosi.

Tra le ulteriori peculiarità distintive dell’IP spicca l’integrazione narrativa negli ambienti, dove ogni stanza o corridoio non è solo un’arena da superare – con salti e scatti ben eseguiti che testano le capacità di controllo del giocatore – ma un riflesso delle paure di John, come corridoi che si allungano all’infinito durante fasi di ansia o stanze che collassano visivamente sotto la sua pressione emotiva o alla nebbia che sembra non avere una via d’uscita. Il backtracking – seppur non esente (come già anticipato) da qualche lievissima ripetizione – è reso appagante da upgrade che sbloccano nuove interazioni, come la capacità di distruggere muri (che prima era impossibile abbattere) o attivare ascensori nascosti, evitando una evidente sensazione di ripetitività grazie a variazioni dinamiche anche negli incontri nemici e nei dettagli ambientali che cambiano leggermente. Su Nintendo Switch, questa struttura mantiene una coerenza visiva anche in portatile (dove il titolo è assolutamente godibilissimo).
I segreti costituiscono il cuore della rigiocabilità, nascosti con eleganza per incoraggiarne la ricerca da parte del giocatore o ottenibili parlando con i vari NPC che il buon John incontra sul suo cammino e che – in più di una occasione – risultano essere premianti anche con abilità ulteriori. Altri segreti includono stanze opzionali accessibili solo in determinati modi, che custodiscono boss segreti e finali alternativi ottenibili attraverso le scelte fatte. Queste aggiunte elevano il level design da semplice contenitore a narratore attivo, dove ogni segreto non è un mero trofeo ma un tassello della crescita interiore del protagonista, bilanciando sfida e rivelazione in un equilibrio che distingue The Perfect Pencil nel panorama indie moderno.
Quanto è complicato?
La difficoltà viene introdotta gradualmente attraverso sezioni platform iniziali che permettono di prendere dimestichezza con i controlli di base – salti su piattaforme instabili e schivate da proiettili – con buoni checkpoint (seppur non frequentissimi) e scorciatoie sbloccabili che evitano frustrazioni; mentre il senso di progressione emerge dall’immediato feedback della matita, che sblocca – sin dalle prime battute di gioco – manipolazioni ambientali, come ridisegnare pareti illusorie per accedere a zone precedentemente inaccessibili. Questo flusso mantiene il giocatore motivato, trasformando il fallimento in un’opportunità di apprendimento: morire contro un nemico permette di assimilarne il suo pattern di attacco specifico, e al ritorno – avendo in mente i suoi schemi – la stessa sezione diventa non solo superabile ma gratificante, culminando in un “eureka” che lega abilità acquisite a nuovi segmenti del mondo.
Nelle fasi intermedie, il bilanciamento si affina con picchi di sfida maggiori, in particolare per quanto riguarda le boss fight e le sezioni opzionali (non sempre scopribili agevolmente), dove la difficoltà si intensifica richiedendo combo ben eseguite e lettura percettiva, ma è mitigata da un sistema di potenziamenti non lineare che premia anch’esso l’esplorazione. Qui il senso di progressione è palpabile perché ogni abilità non solo amplia l’arsenale ma riapre intere aree in termini di level design. Ai potenziamenti si aggiungono le prospettive che concedono sia un bonus e sia un malus. Ad esempio: tempo degli attacchi con la spada leggermente ridotti ma con il Coraggio acquisito leggermente minore. Insomma, le mosse sono svariate, così come i poteri sbloccabili (che possono essere consultati direttamente dal relativo menu)
Verso la fine, il gioco eleva ancor di più il tasso di sfida con sezioni che intrecciano platforming estremo, combattimenti multi-fase e scelte narrative, ma bilancia tutto con i finali multipli influenzati dalle azioni e dalle scelte fatte, offrendo una buona dose di rigiocabilità. Nel complesso, questo equilibrio riflette la tematica psicologica del titolo, dove la difficoltà non punisce ma modella la crescita di John, rendendo ogni passo avanti un trionfo personale che si sente guadagnato e meritato nell’arco delle 20/30 ore di gioco necessarie per raggiungere i titoli di coda.
Grafica e tecnica
La grafica, interamente hand-drawn, incanta con un’estetica surreale e dettagliata: sfondi fluidi, animazioni espressive e un uso magistrale del chiaroscuro per enfatizzare l’atmosfera opprimente, rendendo il mondo un personaggio a sé. Sul fronte tecnico, la versione Nintendo Switch mantiene una risoluzione stabile a 1080p in dock e 720p in portatile, con frame rate intorno ai 60 fps nelle aree aperte, ma caratterizzata da alcuni cali durante i picchi di azione e qualche aliasing nei bordi. Il sonoro, con una colonna sonora minimalista ma evocativa di archi e synth oscuri, aiuta il senso di immersione, ed è accompagnata da effetti sonori crudi che amplificano il senso di ansia e di inquietudine, sebbene manchi di varietà – in particolar modo – durante i livelli più articolati. Buona la colonna sonora, abbastanza variegata e che in alcuni scorci richiama alla mente il compianto David Lynch e il suo capolavoro più grande: I segreti di Twin Peaks. Ottimi anche i dialoghi scritti (fra i più esilaranti e/o disturbanti – a seconda delle occasioni – che abbiamo mai avuto modo di leggere), con tanto di scelte che vi lasceranno (il più delle volte) interdetti; il tutto è finemente tradotto in italiano (ci saremmo stupiti del contrario visto che lo studio ha sede – come anticipato in apertura di recensione – proprio in Italia).
Commento finale
The Perfect Pencil si afferma come un vero gioiello che eccelle nel fondere art design e elementi psicologici, offrendo un’esperienza intima e visivamente ipnotica che merita attenzione dagli amanti dei platformer action adventure. I suoi punti di forza risiedono nello stile artistico impeccabile e nella narrazione toccante – in grado di toccare tematiche come: paura, depressione, ansia e crescita personale e che fa davvero riflettere. Il tutto è accompagnato da un gameplay che ci è sembrato davvero solido e ben integrato nel gameplay; poche le incertezze e i compromessi – assolutamente superabili – come il backtracking (in lievi occasioni) ripetitivo e i controlli, in modalità portatile, non sempre rapidissimi; The Perfect Pencil è più di un gioco indie, una vera esperienza di vita che vi consigliamo vivamente di provare in quanto non ve ne pentirete affatto.












