Un dato interessante nel mondo contemporaneo del gaming è rappresentato dalle statistiche che tracciano il numero di giocatori online, in grado di raccontare molto più di un trionfo di pubblico.
Prendiamo ad esempio SteamCharts, oramai divenuto un punto di riferimento per tastare il polso del successo delle release videoludiche quantomeno per ciò che concerne la parte maggioritaria nel panorama PC. Non solo permette di constatare l’engagement delle uscite più recenti ma anche e soprattutto di riscontrare l’interesse dell’utenza nel medio e lungo periodo.
Non è un mistero infatti che la longevità di un prodotto, intesa dal punto di vista squisitamente commerciale, è in grado di fare la differenza nelle valutazioni di software house e publisher in chiave di prospettive future. Allo stesso modo, l’interesse ed il coinvolgimento attivo dell’utenza è al centro di qualsiasi forma di intrattenimento ludico, come anche quello del gioco online. In questi casi, il bilanciamento tra i valori in campo assume contorni ancor più delicati. L’equilibrio tra l’educazione al gioco responsabile e i meccanismi di meccanismi di tutela e controllo vigenti in Italia è garantito dai portali autorizzati per autorità dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ecosistemi entro cui l’utente può muoversi nella piena tutela della legge italiana, come quelli dei casinò online italiani AAMS.
Ad ogni buon conto, sul versante videoludico i dati statistici possono essere letti sono svariate chiavi di lettura. Quali successi attuali vanno per la maggiore e come possono influenzare le scelte dei team di sviluppo in chiave futura? E i classici di ieri, che ancora oggi vantano numeri record, quanto possono essere replicati senza correre rischi?
I dati di oggi
Analizziamo i dati attuali: cosa si evince? Anzitutto, notiamo che a dominare la classifica dei titoli con il maggior numero di giocatori online su Steam continuano ad essere mostri sacri del passato. Le prime tre posizioni sono saldamente di classici intramontabili come Counter-Strike 2, PUGB: BATTLEGROUNDS e Dota 2.
Con uno scarto sensibile, si entra poi in una territorio molto più vivace che vive di sorprese talvolta imprevedibili. Si tratta del caso, ad esempio, del successo eclatante dell’accesso anticipato del roguelike Slay the Spire 2 e del piratesco PvE Windrose, ma anche del passatempo free-to-play Bongo Cat o del perdurante successo dell’enorme Crimson Desert.
Accanto a titoli così variegati, troviamo poi altri autentici classici del mondo multiplayer come Apex Legends, GTA V o Rust. Titoli in grado di continuare ad essere più o meno costantemente all’interno della top ten dei titoli più giocati su Steam.

I migliori di sempre
Passiamo adesso ad un’altra statistica significativa: i titoli con il più alto picco di giocatori online di sempre. Qui la situazione si fa più affascinante.
Troviamo infatti un panorama diverso in cui è molto meno preponderante la presenza di titoli online only. Tolto infatti il picco assoluto di PUBG: BATTLEGROUNDS (con oltre tre milioni di utenti nel gennaio 2018), il secondo posto è occupato dal recentissimo Black Myth: Wukong ed il terzo dall’accesso anticipato del controverso Palworld.
Ma le sorprese non finiscono qui. Troviamo infatti nelle posizioni più alte anche Lost Ark (free-to-play action RPG del 2022), Monster Hunter Wilds ed ELDEN RING.
Insomma: non il trionfo assoluto dei multiplayer only. Anzi.
Tempo di riflessioni
Dati come quelli che abbiamo richiamato si prestano a molte tipologie di ragionamenti, spesso al centro delle scelte non tanto di chi i videogiochi li testa con mano, ma di chi i videogiochi li fa davanti linee di codice.
Da un lato, la presenza costante di successi enormi e perduranti di titoli multiplayer spinge sviluppatori e publisher a puntare su progetti che possano aspirare a raccogliere le fortune dei grandi classici. Tuttavia, si tratta di una scelta che soprattutto nell’ultimo periodo si è rivelata un’arma a doppio taglio. Il fallimento di innumerevoli progetti live service (troppo semplice citare Concord, quando praticamente tutti i titoli similari degli ultimi anni hanno avuto il medesimo epilogo), nonché il forte ridimensionamento di franchise storici (come il flop dei numeri dell’ultimo Call of Duty) sono campanelli di allarme impossibili da ignorare. Fino a che punto è giusto inseguire un risultato di mostri sacri senza avere le giuste idee in grado di sostenere un progetto per anni? Se Counter-Strike è ancora oggi sulla cresta dell’onda (con il 2 che ha ereditato il percorso iniziato nel 2012 da Global Offensive), ci sarà un motivo.
Dall’altro lato, il sempre più evidente riscontro di pubblico nei confronti dei titoli single player oriented è un dato da tenere in debita considerazione. Se accessi anticipati di titoli in grado di solleticare la fantasia e l’aspettativa dei giocatori riescono a primeggiare su produzioni AAA, è evidente la loro capacità di essere riusciti a parlare al pubblico in un modo differente rispetto alla concorrenza. I grandi RPG (ma anche action RPG) continuano ad essere inoltre un porto sicuro per molti giocatori, che anelano l’opportunità di perdersi in mondi virtuali di qualità. E i numeri sembrano dare ragione agli sviluppatori che hanno deciso di puntare su questa carta.
Una cosa è certa: i giocatori hanno il potere di decretare l’andamento del mondo videoludico con le loro scelte. Un potere di cui forse non hanno una piena consapevolezza.
