The Last of Us: una rivelazione su Ellie potrebbe cambiare il futuro della saga?

Nel panorama narrativo dei videogiochi, poche scelte hanno generato un dibattito così profondo e duraturo come quella di Joel alla conclusione del primo The Last of Us. La rivelazione che la giovane Ellie potesse non essere affatto un caso unico, ma parte di un gruppo più ampio di immuni, getta una luce completamente nuova su quell’atto decisivo e apre scenari inesplorati per il futuro della serie.

Una conversazione rivelatrice con il creatore della serie

L’indizio proviene da Gabriel Betancourt, ex lighting artist di Naughty Dog, che in un recente intervento ha ricordato una conversazione avuta anni fa con Neil Druckmann, direttore creativo e co-creatore della serie. Betancourt ha spiegato di aver sempre creduto che il pilastro narrativo risiedesse nell’unicità assoluta dell’immunità di Ellie. “Sentivo che il pilastro della storia fosse Ellie, l’unica persona con la cura… è questo che creava la gravità di quel mondo. Era il contesto che rendeva The Last of Us speciale”, ha affermato.

Tuttavia, Druckmann avrebbe rettificato questa percezione, svelando un dettaglio di trama potenziale: “Sì, ma diverse persone sono immuni. C’è un luogo, c’è un’intera congregazione di quel tipo di persona, e quello che voglio fare è raccontare una storia più sofisticata. Voglio raccontare una storia con più personaggi e ampliare quel concetto”.

Implicazioni narrative per il passato e il futuro

Questa rivelazione, se integrata nel canone, rimodellerebbe radicalmente le fondamenta emotive della saga. L’immenso peso della scelta di Joel – sacrificare una potenziale cura per l’umanità per salvare una singola vita – si fondava proprio sulla presunta unicità di Ellie. L’esistenza di altri immuni ridimensionerebbe, almeno in parte, la portata di quell’azione, trasformandola da un sacrificio dell’umanità a una scelta personale in un contesto meno disperato.

La notizia ha già acceso un vivace dibattito nella community. Alcuni fan hanno espresso perplessità, sostenendo che questa possibilità “drasticamente ridimensiona la posta in gioco emotiva del finale della Parte 1”, mentre altri vedono in essa un fertile terreno per esplorare nuove dinamiche sociali e morali in quel mondo post-apocalittico.

Contesto e progetti futuri di Naughty Dog

È importante notare che questa conversazione risale a oltre un decennio fa, quando Betancourt era ancora in Naughty Dog, e i piani di Druckmann per la serie potrebbero essersi evoluti. Tuttavia, il creatore non ha mai escluso un terzo capitolo. Anzi, nel documentario Grounded 2: Making The Last of Us Part 2, ha dichiarato di sentire che “c’è un altro capitolo in questa storia”.

Recentemente, Druckmann ha anche condiviso i suoi schizzi originali del 2003 per i personaggi che sarebbero diventati Joel ed Ellie, accompagnandoli con un messaggio che accenna a un percorso non ancora concluso: “È stato un viaggio incredibile… Sono grato per ogni parte, specialmente per le poche tappe che rimangono sulla strada davanti a noi”.

Nel frattempo, Naughty Dog è al lavoro su Intergalactic: The Heretic Prophet, diretto dallo stesso Druckmann.

Una nuova direzione per la narrativa post-apocalittica

L’ipotesi di una “congregazione” di immuni rappresenta più di un semplice colpo di scena; è un cambio di paradigma narrativo. Sposterebbe il focus da una lotta per la sopravvivenza individuale e la ricerca di una cura mitica, verso l’esplorazione di come si formano e sopravvivono le comunità in un mondo spezzato. L’incontro di Ellie con altri come lei potrebbe essere il fulcro di un’evoluzione tematica della serie, passando dalla protezione di un simbolo alla costruzione di una società, affrontando nuove e complesse questioni di identità, scopo e potere in un’umanità ridotta ai minimi termini. Se questa sia la strada che Naughty Dog intende percorrere rimane un mistero, ma senza dubbio costituisce una prospettiva affascinante per il futuro di The Last of Us.

Simona Aiello
Simona Aiello
Sono ufficialmente la 'quota pop' di 4news.it. Laureata in Scienze della Comunicazione, appassionata di tutto ciò che è nerd e orgogliosamente italiana. Vivo in un loop infinito tra cinema, fumetti e videogame, cercando di convincere tutti che porto gli occhiali per esigenze editoriali e non solo perché fanno figo. La mia missione? Raccontarvi i pixel da un punto di vista decisamente non scontato.

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