Back 2 The Past, la storia videoludica di Captain Tsubasa

Articolo di · 25 Luglio 2020 ·

Il pallone è il nostro migliore amico!

Vi ricordate i lunghi pomeriggi passati davanti al televisore in compagnia degli anime giapponesi? Come non citare l’amato Holly e Benji, Captain Tsubasa per i puristi. D’altronde è impossibile dimenticare le millemila puntate in cui il giovane Ozora Tsubasa (Oliver Hutton per i più vecchietti) scorrazzava nei chilometrici campi da calcio della periferia nipponica.

Ebbene, è importante sapere che come molti altri anime, anche Captain Tsubasa ha avuto vari adattamenti videoludici. Allo stato attuale, la serie conta oltre 19 addatamenti videoludici, di cui solo quattro sono riusciti a valicare le coste del Sol Levante.

Detto questo, possiamo affrontare assieme questo viaggio nel mondo dei ricordi.

Tecmo Cup Soccer Game (NES) – 1988

Si tratta del primissimo titolo collegato al brand, approdato in Europa nel 1992, rappresenta una tentativo di Tecmo nel trasformare il brand in un videogioco per NES. I comandi, abbastanza semplici, permettevano ai giocatori di decidere con calma se passare, tirare o dribblare.

La parte narrativa invece, era chiaramente ispirata alle vicende della serie animata, anche se modificate parzialmente. Infatti, il buon Ozoro Tsubasa venne sostituito da un giocatore biondo, di nome Robin Field, all’apparenza tutto tranne che adolescente.

Nel frattempo, in Giappone, il successo del brand portò il team di sviluppo a realizzare ben quattro sequel per NES e SNES e due spin-off usciti su Sega CD e Game Boy, in realtà tutti molto simili tra loro.

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Captain Tsubasa J: Get in the Tomorrow (PS1) – 1995

Dopo la lunga storia in Tecmo, il brand passò in mano ai ragazzi di Bandai, che portò sulla neonata PlayStation 1 un titolo dalla decisa impronta calcistica. Il titolo, uscito esclusivamente in Giappone, proponeva due modalità di gioco principali, una in grado di trasportarvi nel bel mezzo della storia, l’altra dedicata alle amichevoli.

Questo titolo partiva dalla narrazione della intensa finale tra Germania e Giappone, per poi spostarsi sul debutto in Italia di Shingo Aoi (Rob Denton).

Nello stesso anno, Bandai decise di sfruttare il brand lanciando due nuovi titoli, uno su Game Boy ed uno su SNES, come se volessero “cancellare” l’eredità di Tecmo.

Captain Tsubasa: Aratanaru Densetsu Joshou (PS1) – 2002

Dopo il lungo silenzio da parte di Bandai, un’altra azienda giapponese ha deciso di prendere in mano il brand: Konami. La software house realizzò nello stesso anno due titoli dedicati, uno per Game Boy Advance ed uno per PS1.

Entrambi i giochi erano fortemente legati al single-player, ma la modalità di gioco era decisamente bizzarra, infatti, obbligava il giocatore a spostare il personaggio di una casella ad ogni turno, tanto che le partite avevano una durata circa di 40 minuti ciascuna.

Captain Tsubasa: Ougon Sedai no Chousen (NGC) – 2002

Sempre nel 2002, Konami provò a portare un’esperienza che mescolava le meccaniche GDR ed elementi tipici dei titoli calcistici ai possessori di GameCube.

Si tratta di uno dei titoli più strani mai lanciati dal publisher, tanto da essere ricordato per l’eccessiva bruttezza dei modelli poligonali, spesso privi di volto.

Captain Tsubasa Jikkyou Typing (PC) – 2003

Purtroppo anche le serie migliori toccano il fondo e come abbiamo visto Captain Tsubasa non è esente da fallimenti. Il disastro più evidente è collegato allo studio di sviluppo E-Frontier, il quale, ancora non sappiamo bene il perchè, decise di creare un typing game con il brand realizzato dal mangaka Takahashi.

Nel caso nono conosciate questo genere, vi diciamo solamente che richiede al giocatore la scrittura di frasi (spesso molto lunghe) entro un tempo limite. Portando ad un titolo disastroso e poco divertente.

Captain Tsubasa (PS2) – 2006

Dopo anni di insuccessi, il brand torna in mano ai ragazzi di Bandai, i quali riuscirono a realizzare un gioco decisamente gradevole e divertente per PlayStation 2. Il titolo, ci vedeva impersonare direttamente il buon Tsubasa, il quale attraverso una serie di comandi indicava ai suoi compagni le azioni da eseguire.

Inoltre, molte delle azioni svolte, specialmente i tiri speciali, facevano ricorso ai Quick Time Events e sfociavano in animazioni non molto dissimili da quelle presenti nell’anime. Infatti, Bandai in quegli anni grazie ad altri titoli ispirati a manga o anime giapponesi (Dragon Ball, Naruto, Cavalieri dello Zodiaco) aveva sviluppato un sistema di QTE divertente e stimolante, tanto da essere rimpianto ancora oggi da alcuni videogiocatori.

Captain Tsubasa: Kick Off (NDS) – 2010

Konami, dopo i capitoli poco amati degli anni 2000, decise di riprovarci di nuovo, stavolta su Nintendo DS. Il titolo, nonostante una resa visiva di buona qualità era danneggiato da un mapping dei comandi decisamente scomodo e da un ritmo poco incisivo.

Captain Tsubasa: Dream Team (Mobile) – 2017

Sulla scia del successo di Fifa Ultimate Team, KLab Games ha deciso di lanciare un titolo mobile che aveva lo scopo di farci creare la squadra dei nostri sogni, schierando giocatori come Schneider e Carlos Santana nello stesso team.

Nonostante l’idea fosse decisamente interessante, il titolo si dimostrò abbastanza noioso e privo di pathos.

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Concludiamo qui la nostra breve analisi sulla storia videoludica di Captain Tsubasa, troppo spesso caratterizzata da titoli mediocri e poco profondi.

Però, il nuovo titolo realizzato dai ragazzi di Tamsoft e Bandai Namco sembra essere sulla strada giusta. Infatti, pare essersi trasformato (finalmente) in un titolo interamente calcistico, il tutto arricchito dalla modalità storia e dalla possibilità di giocare online.

Che altro dire, scopriremo cosa ci riserverà Captain Tsubasa: Rise of New Champions dal prossimo 28 agosto. Nel caso non l’abbiate ancora preordinato, cliccate qui e metterete a segno un goal contro la noia.

Criterion 10

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