Dead Space 4 resta un miraggio: il producer della saga spiega il perché!

L’appassionato revival del 2023 con il remake aveva riacceso più di una speranza, ma la realtà dei bilanci sta riportando tutti con i piedi per terra. Chuck Beaver, ex autore e producer della serie horror targata Visceral Games, ha spento sul nascere qualsiasi illusione su un possibile Dead Space 4. Intervenuto al FRVR Podcast, Beaver non ha usato giri di parole: “il franchise, per quanto amato, non regge più il confronto con le nuove leggi di mercato.”

La regola delle 10 milioni di copie

“I numeri semplicemente non ci sono”, ha tagliato corto Beaver. Aggiungendo che per recuperare i costi elevati della produzione del franchise, qualsiasi nuovo gioco dovrebbe vendere oltre 10 milioni di copie, un obiettivo difficile da raggiungere anche per un gioco horror di successo. Il paragone con Resident Evil è impietoso: i capitoli di casa Capcom viaggiano mediamente attorno ai 7 milioni di unità, cifre considerate più che buone nell’industria. Ma per i publisher di oggi non basta più.

“Le aziende cercano il prossimo Fortnite, qualcosa che generi profitti in modo perenne”, ha spiegato Beaver. “Un gioco single-player confezionato, senza una componente live service, è ormai visto come un modello di business ormai obsoleto e superato”.

C’è un dettaglio che rende ancora più amaro il quadro: la soglia critica si è alzata in modo vertiginoso nel tempo. Se ai tempi di Frank Gibeau, ex vicepresidente di EA, il minimo sindacale per dare il via libera a un Dead Space si aggirava attorno alle 5 milioni di copie, oggi Beaver stima che serviranno almeno 15 milioni di copie con i costi attuali. Un ordine di grandezza che trasforma il sequel in pura fantascienza.

Il remake sviluppato da Motive Studio, pur accolto da recensioni stellari non ha evidentemente smosso gli equilibri finanziari che contano. I vertici del mega publisher non hanno concesso seguito alle richieste del team, lasciando l’IP in una sorta di limbo tecnico e commerciale.

Il no di EA a Glen Schofield

A rendere il quadro ancora più nitido, lo scorso ottobre era intervenuto anche Glen Schofield, co-creatore originale della serie. Parlando con IGN, Schofield ha raccontato di aver bussato alla porta di EA con una proposta concreta: riunire il vecchio team creativo, sfruttare i modelli già realizzati da EA Motive e tagliare così i costi di sviluppo di circa 30-40 milioni di dollari. La risposta è stata un secco rifiuto. “Sono andato da EA e mi hanno detto: ‘No, non siamo più interessati’”.

L’Acquisizione che cambia le carte?

L’unica variabile nuova è la maxi-acquisizione di EA da parte del fondo PIF insieme a Silver Lake e Affinity Partners, un’operazione da circa 55 miliardi di dollari. Un passaggio di proprietà che potrebbe, almeno in teoria, rimescolare le strategie. Schofield ipotizza che i nuovi investitori, per rientrare dalla spesa colossale, potrebbero decidere di monetizzare alcuni IP dormienti, smobilizzandoli o cedendoli a terzi. Dead Space, magari adattato ad altri media come film o serie TV, tornerebbe così improvvisamente sul tavolo.

Vedremo”, ha chiosato Schofield. “Non so dove sia la testa di EA in questo momento. Dead Space andrebbe adattato ad altri media. Io sono più ottimista dopo la vendita, perché qualcuno di nuovo potrebbe comprare l’IP”.

Un futuro ancora tutto da scrivere

Tra dichiarazioni pubbliche di produttori, tentativi inascoltati dei fondatori e assetti societari in movimento, il destino di Dead Space rimane un punto interrogativo grosso quanto una stazione spaziale abbandonata. La community spera, ma le cifre, almeno per ora, raccontano una verità scomoda: il franchise è sospeso, più vittima della matematica che della mancanza di idee.

Simona Aiello
Simona Aiello
Sono ufficialmente la 'quota pop' di 4news.it. Laureata in Scienze della Comunicazione, appassionata di tutto ciò che è nerd e orgogliosamente italiana. Vivo in un loop infinito tra cinema, fumetti e videogame, cercando di convincere tutti che porto gli occhiali per esigenze editoriali e non solo perché fanno figo. La mia missione? Raccontarvi i pixel da un punto di vista decisamente non scontato.

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