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Recensione Rise of the Ronin (PC): il Giappone feudale tra katane e ottimizzazione incerta

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A un anno dalla sua uscita su PlayStation 5, Rise of the Ronin debutta finalmente su PC, con l’obiettivo di offrire un’esperienza più fluida e migliorata rispetto alla sua versione originale. Il titolo di Team Ninja ha diviso il pubblico sin dal lancio, risultando affascinante per l’ambientazione e il combat system, ma penalizzato da una gestione poco ispirata dell’open world e da problemi di ottimizzazione che ne hanno limitato il potenziale.

Questa versione per PC porta con sé una gamma di opzioni grafiche avanzate e una maggiore libertà di personalizzazione, elementi che sulla carta dovrebbero rendere il gioco più godibile e tecnicamente solido. Tuttavia, il lavoro svolto dal team di sviluppo lascia ancora qualche perplessità, con miglioramenti evidenti ma non abbastanza incisivi da rendere questa edizione la versione definitiva che molti giocatori speravano.


Versione Testate : PC (Steam)


Il Giappone del Bakumatsu tra rivoluzione e spade

L’ambientazione di Rise of the Ronin è uno dei suoi punti di forza più evidenti. Il gioco ci porta nel 1863, un periodo storico di grande transizione per il Giappone, segnato dal tramonto dello shogunato Tokugawa e dall’avvento dell’influenza occidentale. Questa fase, conosciuta come Bakumatsu, fu uno dei momenti più turbolenti della storia giapponese, con lotte intestine, cambiamenti culturali radicali e scontri tra tradizione e modernità.

Il protagonista è un ronin senza padrone, coinvolto in una serie di eventi che lo porteranno a dover scegliere tra diverse fazioni, influenzando il destino della nazione. La narrazione è ben costruita e presenta un buon equilibrio tra eventi storici reali e scenari romanzati, rendendo l’avventura avvincente soprattutto per chi è appassionato della storia giapponese.

Tuttavia, la trama rischia di essere diluita e dispersiva a causa della struttura open world, che in più occasioni spezza il ritmo narrativo. Le città principali, Edo, Kyoto e Yokohama, sono ben realizzate e offrono scorci suggestivi, ma la gestione delle attività secondarie non è altrettanto convincente.

Un combat system raffinato e gratificante

Uno degli aspetti più riusciti di Rise of the Ronin è il suo combat system, un marchio di fabbrica di Team Ninja che in questo gioco raggiunge livelli di eccellenza. Il sistema di combattimento si basa su una stratificazione complessa di stili e tecniche, che permettono al giocatore di personalizzare l’approccio agli scontri in base alle armi impugnate.

L’ispirazione a Sekiro e Nioh è evidente, soprattutto nella meccanica delle parate perfette, che consentono di spezzare la difesa degli avversari e sferrare contrattacchi letali. La gestione del Ki, la resistenza del personaggio, gioca un ruolo fondamentale e impedisce un approccio troppo aggressivo, richiedendo invece strategia e tempismo.

La varietà di armi disponibili è un altro punto di forza. Oltre alle katane, è possibile utilizzare armi da fuoco come moschetti e pistole, una scelta che si adatta perfettamente al periodo storico rappresentato. Ogni arma ha un proprio stile di combattimento e richiede un’adeguata padronanza per essere utilizzata al meglio.

Nonostante l’eccellente sistema di combattimento, alcuni aspetti del gameplay risultano meno riusciti, come l’intelligenza artificiale dei nemici, che non sempre si dimostra all’altezza della sfida. Se in alcune situazioni i nemici risultano aggressivi e tattici, in altre tendono a ripetere pattern prevedibili, rendendo gli scontri meno stimolanti di quanto potrebbero essere.

Un open world poco incisivo

L’open world di Rise of the Ronin è stato uno degli elementi più controversi del gioco sin dal lancio su PlayStation 5. La scelta di adottare una struttura a mondo aperto ha portato con sé una serie di attività secondarie e missioni opzionali, ma la loro esecuzione non è sempre all’altezza delle aspettative.

La mappa di gioco è suddivisa in tre grandi regioni, con numerosi punti di interesse da esplorare. Tuttavia, la maggior parte delle missioni secondarie si riduce a incarichi ripetitivi, come la liberazione di avamposti o la raccolta di oggetti, che poco aggiungono alla narrazione e all’esperienza complessiva.

Un approccio più focalizzato e lineare avrebbe giovato al gioco, evitando di disperdere eccessivamente il coinvolgimento del giocatore. La progressione del personaggio è comunque ben strutturata, con un sistema di abilità che permette di migliorare le competenze in combattimento e di sbloccare nuove mosse e tecniche.

Prestazioni su PC: miglioramenti, ma non abbastanza

Il principale motivo d’interesse per la versione PC di Rise of the Ronin era la possibilità di superare i limiti tecnici della versione PlayStation 5, migliorando fluidità e qualità grafica. Il gioco introduce numerose opzioni di personalizzazione grafica, tra cui il ray-tracing, la regolazione della densità della vegetazione e il supporto a monitor ultrawide.

Sebbene il titolo sia ora in grado di raggiungere i 120 fps, l’ottimizzazione rimane un problema significativo. Anche su configurazioni di fascia alta, il frame rate non è sempre stabile, con cali evidenti nelle situazioni più concitate. Durante i combattimenti più frenetici, si riscontrano rallentamenti che costringono i giocatori ad abbassare le impostazioni per mantenere la fluidità.

Abbiamo testato il gioco su un MSI GE66 Raider con Intel i7-10870H e NVIDIA GeForce RTX 3070, ottenendo un buon livello di dettagli ma con difficoltà nel mantenere i 60 fps stabili. Per garantire un’esperienza fluida, è stato necessario scendere a 30 fps, un compromesso non ideale per un gioco basato su combattimenti dinamici.

L’integrazione del supporto a mouse e tastiera è ben realizzata, ma l’esperienza risulta più naturale utilizzando un controller, specialmente nelle fasi di combattimento.

Requisiti di sistema

Requisiti minimi

  • Sistema operativo: Windows 10/11 64-bit
  • Processore: Intel Core i5-10400 / AMD Ryzen 5 1600
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1060 (VRAM 6GB) / AMD Radeon RX 5500 XT (VRAM 8GB)
  • DirectX: Versione 12
  • Spazio su disco: 180 GB SSD

Consigliamo

  • Sistema operativo: Windows 10/11 64-bit
  • Processore: Intel Core i5-10600K / AMD Ryzen 5 5600X
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce RTX 2080 Super (VRAM 8GB) / AMD Radeon RX 6700XT (VRAM 12GB)
  • DirectX: Versione 12
  • Spazio su disco: 180 GB SSD

Rise of the Ronin su Steam Deck: un’esperienza frustrante

Se da un lato Rise of the Ronin offre un’ampia gamma di opzioni su PC, la situazione cambia drasticamente quando si prova a eseguire il gioco su Steam Deck. Nonostante l’hardware personalizzato di Valve sia capace di far girare titoli impegnativi con i giusti compromessi, in questo caso l’esperienza risulta pressoché ingiocabile.

Il gioco spinge la CPU e la GPU del Deck al limite, generando calo di frame rate drastici che lo rendono quasi impossibile da giocare. Anche alle impostazioni più basse, le prestazioni rimangono instabili, con il frame rate che oscilla tra 18 e 23 FPS, risultando insufficiente per godersi l’azione frenetica del gioco. La saturazione della CPU impedisce di effettuare modifiche significative per migliorare la fluidità e, anzi, l’utilizzo della generazione di framepeggiora la situazione, introducendo lag negli input e problemi di stuttering.

Di fatto, non esiste una configurazione che renda Rise of the Ronin giocabile su Steam Deck. La soluzione migliore, per chi volesse comunque fruirne su un dispositivo portatile, è quella di ricorrere a un servizio di streaming remoto, collegando la console a una PS5 tramite Remote Play o trasmettendo il gioco da un PC più potente.

Dal punto di vista dell’accessibilità, Rise of the Ronin propone diverse opzioni dedicate, come la possibilità di rimappare i comandi, scegliere tra attivazione manuale o automatica di azioni come mira, raccolta oggetti e corsa, e regolare sottotitoli, motion blur e altri effetti grafici. Tuttavia, il gioco non supporta le risoluzioni 16:10, un limite che incide sull’esperienza visiva su Steam Deck OLED.

In sintesi, anche se Rise of the Ronin è un action RPG appassionante, ricco di combattimenti eccellenti e una storia avvincente, la sua incompatibilità con Steam Deck rende impossibile giocarlo in modo fluido e stabile. Chi sperava di poterlo godere in modalità portatile dovrà rivolgersi a soluzioni alternative, come lo streaming da una console o un PC più performante.

Commento finale

L’arrivo di Rise of the Ronin su PC è una buona opportunità per riscoprire il titolo di Team Ninja, ma non riesce a risolvere tutte le criticità della versione originale. Il combat system rimane eccellente, offrendo scontri dinamici e appaganti, ma la struttura open world dispersiva e i problemi di ottimizzazione impediscono al gioco di esprimere tutto il suo potenziale.

Se possedete un PC di fascia alta, potrete godere di un’esperienza visivamente più ricca e fluida, ma se avete una configurazione meno performante, dovrete accettare compromessi significativi. Con ulteriori patch e aggiornamenti, il gioco potrebbe migliorare, ma allo stato attuale rimane un titolo valido, pur con evidenti margini di crescita.

Croc: Legend of the Gobbos Remastered ha una nuova data di uscita

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Dopo un rinvio nel 2024, Croc: Legend of the Gobbos Remastered ha finalmente una nuova data di uscita ufficiale: il classico platform tornerà il 2 aprile su PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S e Nintendo Switch.

L’annuncio è stato accompagnato da un nuovo trailer, che ha confermato l’attesissimo ritorno di uno dei platform 3D più iconici degli anni ‘90.

Un ritorno fedele, ma con molte novità

Il team di Argonaut Games ha lavorato a una ricostruzione completa del gioco originale, mantenendo lo spirito nostalgico, ma introducendo miglioramenti tecnici e opzioni moderne.

“Siamo entusiasti di portare Croc: Legend of the Gobbos a una nuova generazione di giocatori,” ha dichiarato Jez San, fondatore di Argonaut Games. “Abbiamo cercato di preservare il fascino del gioco originale, ma con aggiornamenti che lo rendano ancora più divertente sulle piattaforme moderne. Non vediamo l’ora che i giocatori tornino a vivere la magia di Croc.”

Oltre alla grafica completamente rinnovata, il gioco offrirà due modalità visive:

  • Grafica in alta definizione, per un look moderno.
  • Modalità retrò, che ripropone l’aspetto originale del titolo del 1997.

Anche i controlli sono stati aggiornati, con la possibilità di scegliere tra uno schema più fluido e moderno o il classico controllo “tank”, per chi vuole rivivere l’esperienza esattamente come all’epoca.

Un vero e proprio tributo a Croc

La remaster non si limita a un restyling visivo, ma introduce anche contenuti speciali dedicati ai fan della serie.

  • Crocipedia → Una raccolta di documenti, artwork e dettagli sullo sviluppo del gioco.
  • Crocumentary → Un documentario che include interviste e testimonianze sulla realizzazione dell’originale.

Con queste aggiunte, il titolo si presenta come una celebrazione del suo passato e della sua eredità nel mondo dei platform 3D.

Croc è pronto a tornare il 2 aprile

Dopo anni di attesa, Croc: Legend of the Gobbos Remastered si prepara a conquistare una nuova generazione di giocatori, offrendo sia fedeltà all’originale sia miglioramenti moderni.

L’uscita è fissata per il 2 aprile su PC e console, e i fan non vedono l’ora di tornare a esplorare il mondo di Croc con uno stile rinnovato.

LEGO Pokémon ha già una data d’uscita, a svelarla è la stessa azienda di mattoncini

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Una nuova grande collaborazione si prospetta all’orizzonte: Pokémon e LEGO hanno infatti annunciato l’arrivo nel 2026 dei set dedicati alle creature tascabili più famose del mondo!

La conferma di LEGO Pokémon è arrivata dal sito ufficiale della The LEGO Group. Per ora poco si sa sulle prime proposte che arriveranno sul mercato, ma possiamo attenderci set dedicati ai pokémon più carismatici e famosi guidati, ovviamente, dall’iconico Pikachu.

“Preparatevi a elettrizzare la vostra immaginazione nel 2026“, ha annunciato l’account ufficiale X di Pokémon, con il profilo LEGO che ha aggiunto: “Il nostro clamore sta crescendo! Non vediamo l’ora di vedere in cosa si evolverà questa partnership!“.

Sul sito LEGO, la sezione Q&A rivela qualcosina su ciò che ci si potrà aspettare: “Si tratta di una nuovissima collaborazione che unisce l’amore per i mattoncini e quello per i Pokémon. Nel 2026, stiamo chiamando tutti gli Allenatori a prepararsi a costruire e catturare alcuni dei loro Pokémon preferiti!“. Appare dunque pienamente confermato che i set permetteranno di realizzare le proprie creature preferite con i mattonicini dell’azienda danese.

In ogni caso, potete continuare a controllare il sito LEGO oppure seguire le pagine social dell’azienda, in attesa di altri importanti aggiornamenti su questa interessante collaborazione che farà piacere a molti fan dei due brand.

Sony annuncia Dark Outlaw Games, nuovo studio di Jason Blundell

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Sony ha ufficialmente formato un nuovo studio first-party, Dark Outlaw Games, che sarà guidato da Jason Blundell, ex co-presidente di Treyarch e una delle menti dietro la celebre modalità Call of Duty: Zombies.

Blundell ha annunciato la nascita dello studio all’interno dei PlayStation Studios, sottolineando che il team sta già lavorando da tempo a un progetto segreto, anche se al momento non sono stati rivelati dettagli sui giochi in sviluppo.

Chi è Jason Blundell e perché Sony lo ha scelto?

Blundell ha lavorato per 13 anni in Treyarch, ricoprendo un ruolo chiave nello sviluppo della modalità Zombies, che è diventata un’icona della serie Call of Duty. Dopo aver lasciato Activision nel 2020, ha co-fondato Deviation Games, uno studio indipendente che avrebbe dovuto lavorare su un’esclusiva PlayStation. Tuttavia, lo studio non è mai riuscito a pubblicare il suo primo titolo prima della chiusura del progetto.

Nonostante questo, Sony ha visto in Blundell e nel suo team una grande opportunità, offrendogli la possibilità di fondare Dark Outlaw Games come parte dei PlayStation Studios.

Un nuovo studio first-party nei PlayStation Studios

In un’intervista con Jeff Gerstmann, Blundell ha spiegato che lo sviluppo è ancora nelle fasi iniziali e che il team sta lavorando dietro le quinte.

“Abbiamo lavorato nell’ombra per un po’, ma quando avremo qualcosa di cui parlare usciremo allo scoperto.”

Sony non fonda nuovi studi interni molto spesso, quindi questa decisione dimostra un forte interesse nei confronti del progetto di Dark Outlaw Games.

Al momento, non ci sono dettagli su quale sarà il primo gioco del team, ma lo studio sta ancora ampliando il proprio organico e probabilmente ci vorrà del tempo prima di avere un annuncio ufficiale.

Dark Outlaw Games svilupperà un titolo live service?

Sebbene Blundell non abbia ancora rivelato il genere del primo gioco di Dark Outlaw Games, il suo background suggerisce che Sony potrebbe puntare su un’esperienza live service.

Dopo il flop di Concord, sembra che PlayStation voglia essere più selettiva nei progetti su cui investire, e Blundell potrebbe essere la persona giusta per dare vita a un titolo multiplayer con il potenziale per diventare un successo duraturo.

Non resta che attendere ulteriori dettagli da Sony e Dark Outlaw Games per scoprire quale sarà il futuro di questo nuovo studio first-party.

Silent Hill f è il primo gioco della serie con rating 18+ in Giappone

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Il nuovo Silent Hill f è ufficialmente il primo gioco della serie Silent Hill a ottenere un rating 18+ (CERO:Z) in Giappone, segnando una svolta nella classificazione del celebre franchise horror di Konami.

L’informazione è stata confermata all’inizio del trailer giapponese ufficiale, rivelato durante l’ultimo Silent Hill Transmission. Il gioco ha ricevuto un rating Mature negli Stati Uniti, PEGI 18 in Europa e CERO:Z in Giappone, la categoria più alta assegnata ai videogiochi nel paese.

Un cambiamento nella classificazione della serie Silent Hill

Storicamente, i precedenti capitoli della serie non avevano mai ricevuto una classificazione così severa in Giappone. Titoli come Silent Hill, Silent Hill 2, Silent Hill 3 e Silent Hill: The Room erano stati classificati CERO:C, ovvero adatti a un pubblico di 15 anni o più.

Anche i capitoli sviluppati fuori dal Giappone, come Silent Hill: Homecoming e Silent Hill: Downpour, avevano ricevuto valutazioni comprese tra CERO:C e CERO:D (quest’ultimo per giocatori di 17 anni o più). Persino il remake di Silent Hill 2, realizzato da Bloober Team, è stato classificato CERO:C, nonostante in Occidente abbia ricevuto un rating Mature (17+).

L’attribuzione di un CERO:Z a Silent Hill f rappresenta quindi un cambio significativo per la serie e potrebbe indicare contenuti molto più disturbanti e violenti rispetto ai suoi predecessori.

Un nuovo capitolo con un’estetica inquietante

Annunciato nel 2022, Silent Hill f è ambientato nel Giappone degli anni ’60 e segue le vicende di Shimizu Hinako, una giovane ragazza che si trova intrappolata in una spirale di orrore psicologico e mutazioni grottesche. La storia è stata scritta da Ryukishi07, celebre autore della serie di visual novel When They Cry (Higurashi no Naku Koro ni e Umineko no Naku Koro ni), noto per la sua capacità di esplorare temi di angoscia, follia e violenza psicologica.

Il trailer ufficiale ha mostrato Hinako in stato di profondo disagio, ricoperta di sangue e ferite, con l’uniforme scolastica strappata e lacerata. Le sequenze rivelano un’ambientazione che si distacca dalle classiche ruggini industriali e ingranaggi arrugginiti della serie, sostituendoli con un mondo alterato ricoperto da inquietanti fiori rossi, che sembrano avere un ruolo centrale nell’orrore che circonda la protagonista.

Quando uscirà?

Al momento, Konami non ha ancora annunciato una data di uscita per Silent Hill f, e l’ultimo Silent Hill Transmission non ha fornito aggiornamenti su altri progetti in sviluppo, come Silent Hill: Townfall.

L’unica certezza è che Silent Hill f sta portando il franchise verso nuovi orizzonti, con un’ambientazione completamente inedita e un tono più disturbante e maturo rispetto ai capitoli precedenti.

Sarà interessante scoprire cosa ha portato la CERO a classificarlo come un gioco esclusivamente per adulti e quali elementi di Silent Hill f lo rendano più inquietante rispetto ai suoi predecessori.

Per ora, non resta che attendere nuove informazioni da Konami su quello che si preannuncia come uno degli episodi più innovativi e terrificanti della saga.

Kingdom Come: Deliverance 2: guida ai tesori nascosti per fare soldi velocemente

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All’inizio della vostra avventura in Kingdom Come: Deliverance 2, guadagnare groschen in fretta può fare la differenza tra affrontare il mondo medievale da povero viandante o da abile mercenario ben equipaggiato. Per fortuna, la Boemia nasconde diversi tesori segreti, pronti per essere scoperti dai giocatori più attenti.

Questa guida vi porterà alla ricerca di sette ricchezze nascoste, tra antichi forzieri, bevande leggendarie e armi rare. Uno degli oggetti più preziosi è l’Ancient Moonshine, un’elisir unico che ripristina salute, energia e fame, dal valore di ben 1.000 groschen. Con un po’ di esplorazione e le indicazioni giuste, potrai sfruttare al massimo queste scoperte e ottenere un vantaggio immediato nel gioco.

1. Il libro delle abilità nascosto a Troskowitz

L’avventura inizia nel villaggio di Troskowitz, situato quasi al centro della regione di Trotsky. Dirigendoti a nord-est, troverai una baracca abbandonata vicino alla macelleria. Anche se all’apparenza non sembra nulla di speciale, questo rifugio offre un letto per riposare e una scorta di mele.

La vera ricompensa, però, si trova poco più avanti. Sotto un grande albero nelle vicinanze, potrai raccogliere un libro delle abilità sulla persuasione, dal valore di 200 groschen. Il miglior modo per sfruttarlo è leggerlo subito per ottenere un aumento dell’abilità, e poi rivenderlo per recuperare qualche moneta extra.

2. Il tesoro da 500 groschen al Castello di Trotsky

Procedendo a nord di Troskowitz, si raggiunge l’imponente Castello di Trotsky. Anche se non è possibile entrarvi direttamente, c’è comunque un modo per ottenere un bel gruzzolo.

Scendendo verso la cava sottostante, troverai un poligono di tiro. Qui, un cacciatore del posto parla di un uomo ossessionato dalla ricerca dell’oro, che vaga nella cava in cerca di un tesoro sepolto.

Seguendo le sue indicazioni, raggiungerai una capanna abbandonata, abitata da un folle scalpellino. Se non lo trovi subito, cerca nella cava: lo riconoscerai per il suo cappello di paglia.

Dietro il poligono di tiro, una scala conduce a un’area nascosta della cava. Qui, esaminando un gruppo di pietre sospette, scoprirai 549 groschen sepolti nel terreno.

Potete decidere di restituire il denaro all’uomo, guadagnando un bonus alla reputazione, oppure tenerlo per te. Una strategia interessante è restituirlo prima per il bonus, poi rubarlo di nuovo, mantenendo sia il bottino che la buona reputazione.

3. Il Tesoro Segreto dell’Arciere Bohemir

Sempre nella cava di Trotsky, si trova un altro segreto che vale la pena scoprire. Bohemir, l’arciere del campo, porta con sé la chiave della sua abitazione. Il modo più semplice per ottenerla è borseggiarlo mentre è distratto o attenderlo nel sonno per derubarlo. Una volta entrati nella sua casa, all’interno di un forziere chiuso si trova un prezioso Arco Lungo, utilizzabile solo con forza e agilità elevate. Oltre all’arco, il bottino comprende anche una balestra da caccia, munizioni, un kit da arciere e 210 groschen.

Se non si dispone ancora di abbastanza esperienza nel borseggio, può essere utile salvare la partita utilizzando una pozione Salvaguardia prima di tentare il furto.

4. L’Ingresso Segreto alla Caverna di Apollonia

Spostandosi a est di Troskowitz, in direzione della foresta di Apollonia, si arriva a un crocevia vicino a un antico cimitero. In quest’area si nasconde un passaggio segreto tra due enormi rocce, che conduce a un tunnel nelle scogliere. All’interno di questa caverna, un forziere ben nascosto custodisce una balestra da caccia, freccette d’acciaio e un libro di abilità sulla caccia. C’è anche un’accetta barbuta e alcuni oggetti rari.

Più in profondità nella grotta, un teschio accanto a un pugnale rivela una mappa del tesoro incisa nella pietra. Seguendo le indicazioni della mappa, si può raggiungere un villaggio abbandonato. Qui, un altro forziere segreto offre una ricompensa interessante, con groschen, decotti curativi e un libro di medicina medievale.

5. La chiave scheletrica di Apollonia e il forziere nascosto

Nella parte settentrionale di Apollonia, nei pressi del fiume nel bosco, esiste un accampamento abbandonato. Qui, troverete un piccolo insediamento in rovina, con i resti di alcune case.

Vicino a un corpo scheletrico, troverete una chiave scheletrica. Questa chiave apre un forziere nascosto nella stessa area, evitando la necessità di forzare la serratura.

All’interno troverete 181 groschen, pozioni curative e un kit da fabbro. Questo forziere si rigenera dopo alcuni giorni in-game, permettendovi di raccogliere nuovamente il bottino.

5. La Leggendaria Luna Antica Sotto Trotsky Castle

Uno dei segreti più preziosi del gioco è la Luna Antica, una bevanda rara nascosta nelle profondità del Castello di Trotsky. Per trovarla, bisogna avventurarsi nelle caverne sotterranee a nord-est della foresta.

Nell’area più profonda della caverna, un forziere chiuso custodisce una bottiglia di Ancient Moonshine, in grado di ripristinare 50 punti salute ed energia. Assieme a questa bevanda, si trovano oro, pellicce rare e una chiave segreta per un altro forziere nascosto. Questa risorsa è particolarmente preziosa, poiché la Luna Antica è rara e difficilmente reperibile altrove.

6.L’Ultimo Segreto: Il Cimitero e la Spada del Cavaliere

Nei pressi della foresta di Trotsky, si trova un cimitero segreto con diverse tombe da esplorare. La più interessante è quella contrassegnata dalla bandiera di Von Burgow, dove è possibile trovare la Spada del Cavaliere, una delle migliori armi del gioco. Oltre alla spada, nella stessa sepoltura si trovano uno scudo da cavaliere e un’armatura imbottita.

Scavando nelle altre tombe vicine, si possono ottenere altre preziose ricompense, tra cui un elmo medievale, una seconda Spada del Cavaliere e un’ulteriore armatura. Tuttavia, questa zona è sorvegliata, quindi è meglio prestare attenzione e pianificare la fuga in caso di necessità.

Scopri altre guide essenziali su Kingdom Come: Deliverance 2

Seguendo questa guida, sarà possibile ottenere migliaia di groschen, armi potenti e oggetti rari sin dalle prime ore di gioco. Ogni tesoro nascosto rappresenta un’occasione imperdibile per migliorare il proprio equipaggiamento e avere un vantaggio in Kingdom Come: Deliverance 2.

L’avventura è appena iniziata e i segreti da scoprire sono ancora molti. Con un pizzico di esplorazione e astuzia, potrai accumulare una fortuna e affrontare qualsiasi sfida con il miglior equipaggiamento possibile.

Diventa un maestro della Boemia medievale

Se volete padroneggiare ogni aspetto di Kingdom Come: Deliverance 2, non perdetevi le nostre guide esclusive. Scopri come ottenere l’incredibile set Warhorse Armour, migliorate il vostro personaggio con i migliori perk del gioco e affinate le vostre abilità imparando come aumentare l’agilità con il tiro con l’arco. Se invece volete accumulare ricchezze rapidamente, scopri il metodo migliore per diventare ricco velocemente. Ogni dettaglio è essenziale per sopravvivere e prosperare nella Boemia medievale!

Recensione WWE 2K25, this is gonna be big!

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A distanza di poche settimane dal PPV “Elimination Chamber: Toronto” che ha visto trionfare John Cena (clamoroso il suo “turn heel”) e Bianca Belair rispettivamente nel Men’s Elimination Chamber match e nel Women’s Elimination Chamber match, i quali affronteranno a WrestleMania 41 Cody Rhodes e Iyo Sky, è di nuovo il momento di fare una gradita sosta nella lotta simulata di 2K con WWE 2K25. Il nuovo capitolo nella storica serie di videogiochi dedicati al wrestling, sviluppato da Visual Concepts e pubblicato da 2K Sports, ha l’intento di ridefinire l’esperienza ludica per i fan di tutto il mondo. A partire da WWE 2K22, passando per WWE 2K23 e 2K24, i giochi dedicati allo sport spettacolo americano, sono migliorati costantemente con cambiamenti intelligenti e nuove funzionalità, e WWE 2K25 è ancora una volta un grande gioco di wrestling che migliora, grazie al suo mix avvincente di realismo (fra arcade e simulazione), divertimento e personalizzazione, ciò che è venuto prima. Ma andiamo con ordine!

WWE 2K25 è attualmente disponibile per PC (Steam), PS4, PS5, Xbox One e Xbox Series X|S.


Versione testata: PlayStation 5


Gameplay e meccaniche di combattimento

Il gameplay è senza dubbio uno degli aspetti cruciali di WWE 2K25. Le meccaniche di combattimento (che vedono l’aggiunta di mosse concatenate) sono state raffinate, offrendo una combinazione di semplicità e profondità. L’Add-On più evidente è relativo al maggior realismo nella rappresentazione dei colpi. I corpi dei wrestler iniziano a mostrare i segni delle botte subite, prima attraverso un blando arrossamento, fino ad arrivare a lividi ed escoriazioni evidenti e, infine, sanguinamenti (talvolta copiosi) I controlli sono intuitivi, ma richiedono pratica per padroneggiare le combo e le mosse speciali. Una novità significativa è l’introduzione di un sistema migliorato di “mini-giochi” durante i momenti chiave delle lotte, come il tentativo di schienamento o la fuga da una sottomissione. Questi mini-giochi aumentano l’adrenalina e rendono ogni match unico. Inoltre, il bilanciamento tra i vari lottatori è stato migliorato, anche se alcune mosse sembrano ancora più efficaci e devastanti di altre. E proprio a proposito di wrestler, la grande novità di quest’anno è il wrestling intergender, che consente a uomini e donne di competere tra loro. Questo è molto presente nella trama di My Rise di quest’anno, ma a parte questo e come tutte le aggiunte recenti, ha ampi margini di miglioramento. Ad esempio, i match per il titolo sono disponibili nella modalità, ma solo per i titoli “intergender” designati, che consistono principalmente nei titoli inventati da 2K e in una manciata di titoli ufficiali della WWE come i titoli 24/7, cruiserweight e hardcore, ma senza la possibilità di far vincere il WWE Championship a Rhea Ripley o a Jade Cargill, il che sembra un po’ limitante.

Roster e personalizzazione

WWE 2K25 vanta un roster impressionante, che include non solo le superstar attuali, ma anche leggende del passato. I giocatori possono scegliere tra oltre 300 lottatori WWE, ognuno con il proprio stile e set di mosse. Questa varietà offre infinite possibilità di gioco, permettendo di rivivere i momenti più iconici del wrestling o di creare le proprie rivalità. La personalizzazione è un altro degli aspetti più apprezzati del gioco. Non solo i giocatori possono modificare l’aspetto fisico dei lottatori, ma anche le loro mosse e abilità. Il sistema di creazione dei personaggi è intuitivo e offre una vasta gamma di opzioni, dai costumi alle finisher, permettendo a ogni giocatore di esprimere la propria creatività.

Il sangue è tutto!

2K Showcase di quest’anno si concentra su “The Bloodline“, il nome canonico che in WWE viene utilizzato per indicare la famiglia di wrestler professionisti samoani Anoaʻi/Maivia, tra cui The Rock, Roman Reigns, Yokozuna, Jimmy e Jay Uso, Solo Sikoa e il compianto Umaga. Mentre le edizioni precedenti hanno seguito wrestler singoli, questa volta è possibile assumere il ruolo della maggior parte dei membri della famiglia. La modalità è presentata e narrata da Paul Heyman, il più grande oratore nella storia WWE; la sua narrazione degli eventi è fantastica e tiene incollato lo spettatore per tutta la durata delle lunghe scene di intermezzo.

Poiché non tutti i membri della Bloodline sono di egual livello e importanza, i match di 2K25 sono divisi in categorie. Ritornano quelli che celebrano alcuni iconici incontri come Yokozuna che sconfigge Hulk Hogan a King of the Ring 1993 (vendicando la cocente sconfitta a WrestleMania IX) e facendo si che il leader dell’Hulkmania lasciasse la federazione per quasi dieci anni. Ma per quei lottatori che non annoverano grandi vittorie o match particolarmente memorabili, sono stati inseriti una sorta di “dream match” che ne vanno a riscrivere le gesta e i risultati; come Tamina che vince il primo Money in the Bank femminile o The Wild Samoans che affrontano The Dudley Boyz.

Gli ultimi anni di 2K Showcase hanno intervallato filmati match reali durante il gioco, portando i giocatori a sedersi e guardarli (senza commenti) invece di giocare per lunghi periodi. Quest’anno, 2K ha abbandonato questa linea dei filmati di repertorio (seppur stupefacenti a vedersi) e ha ricreato le scene di gioco direttamente nel motore grafico e ha aggiunto nuovi commenti dal team di annunciatori del gioco. Questo stile rende Showcase molto meno faticoso e lo trasforma in una modalità di spicco e immersiva.

L’unico vero problema con la modalità quest’anno sono gli obiettivi. Quando si ricreano le partite, il gioco vuole che si facciano determinati beat identici al match avvenuto nella realtà, il che sbloccherà nuovi oggetti se fatto correttamente (è possibile affrontarli a proprio piacimento, ma non sarà possibile ottenere nuovi oggetti). Il gioco di quest’anno introduce obiettivi a tempo, che di solito richiedono di fare una certa mossa o una certa quantità di danni. Ma se non ci si riesce in tempo, per conseguire l’obiettivo, sarà necessario rigiocare l’intero match. Alcuni di questi timer sono troppo brevi e in match come Money in the Bank, un altro wrestler che vi fa una mossa o vi terrà stretto in una presa è sufficiente per portarvi al fallimento. Gli obiettivi dei “dream match”, d’altro canto, sono fin troppo basici, per lo più richiedono di cagionare tot numero di danni e poi di vincere il match. Nel complesso i 17 incontri (più uno bonus) scorrono ad un ritmo eccellente tanto che non vi renderete conto di essere arrivati alla fine.

Line in the Sand

Ma le novità – in termini di modalità di WWE 2K25 – non finiscono qui. The Island, insieme alla sua pletora di modalità di gioco classiche, dovrebbe soddisfare i palati di qualsiasi fan di lunga data. Si tratta di un mondo hub online da 50 giocatori (l’equivalente di PlayStation Home per intenderci) in cui si è stati invitati direttamente da Roman Reigns (The Original Tribal Chief) in persona. Qui dovrete mettervi alla prova e guadagnarvi un posto in WWE competendo contro altri giocatori, raggiungendo obiettivi e impressionando The Bloodline. È tutto molto bello – almeno sulla carta – ma sfortunatamente, anche considerando il trailer iniziale, è evidente il peso delle microtransazioni in tutta la modalità. Se non si è disposti a spendere un po’ di valuta VC, non godrete di questa offerta, a parte la possibilità di ottenere alcune ricompense cosmetiche. I VC possono essere guadagnati completando gli obiettivi e prendendo parte ai match, e possono poi essere spesi nei vari negozi di The Island. E, cosa ancora più fastidiosa, tutto è piuttosto costoso. Quindi la modalità è fondamentalmente pay-to-win ed è assolutamente da evitare se non si è disposti a spendere soldi reali! Parlando di soldi, MyFaction/La mia Fazione, la versione 2K di Ultimate Team, torna con gli stessi problemi di prima. I personaggi esclusivi sono difficili da ottenere o richiedono drop casuali dai pacchetti. Il nuovo “World Tour” all’interno di MyFaction è la migliore aggiunta alla modalità da anni (consentendovi di sbloccare alcune di quelle carte), ma non c’è altro di più.

Altre modalità di gioco

Le modalità di gioco in WWE 2K25 sono varie e coinvolgenti. La modalità MyRise/La mia Ascesa è ben strutturata, consentendo ai giocatori di vivere un’intera carriera nel wrestling (stavolta una singola storia che non si basa sul genere prescelto; i due sono intrecciati nella narrazione, con il controllo che cambia tra l’uno e l’altro), dalla formazione all’ascesa nel mondo WWE. È – a memoria – di gran lunga la migliore trama della modalità. Segue una fazione di ex wrestler NXT che tentano di conquistare la WWE con il loro nuovo marchio NXT Mutiny, e il personaggio del giocatore guida la lotta contro di loro (in una rivisitazione di Invasion dove i i wrestler della WCW invasero gli show dell’allora WWF). È pieno zeppo di colpi di scena e ci ha tenuti impegnati per tutto il tempo di prova della modalità. La cosa importante quest’anno sono le scelte. Alcune andranno ad influenzare determinati momenti della storia, come la provenienza del wrestler e la sua relazione con l’altro wrestler che andrete a creare e che prevedono dialoghi diversi. E ci sono scelte più grandi, come quali wrestler reclutare. Ciò sta a significare che c’è anche una maggiore attenzione alla rigiocabilità (che richiede di rigiocare almeno quattro/cinque volte per ottenere tutti i personaggi extra e le arene disponibili). Il fatto che ci sia una sola storia non è l’unico taglio di quest’anno. Non ci sono più missioni secondarie e la durata sembra più breve rispetto agli anni precedenti.

La modalità Universe è stata rinnovata, offrendo una gestione più dinamica degli eventi e delle rivalità e vede il ritorno delle promo. I giocatori possono controllare il calendario degli eventi, creare (anche in questo caso) rivalità e persino gestire le alleanze tra i lottatori. Questa modalità offre una libertà senza precedenti, permettendo ai fan di creare le proprie storie nel mondo WWE. Anche MyGM/Il mio GM, dove si compete per arrivare primi nelle guerre di valutazione degli ascolti (o rating), ha ricevuto una mano di vernice. Nello specifico, sono disponibili più tipi di match e una selezione più ampia di General Manager tra cui scegliere, ognuno con i propri vantaggi unici. Inoltre, gli showrunner in erba possono ora portare l’azione online con un massimo di quattro rivali che competono in un dato momento, il che è senza dubbio una grande spinta per coloro che amano la modalità.

Inoltre, la modalità Esibizione permette di disputare match rapidi senza l’impegno di una carriera o di una storia, ideale per i giocatori casual. I fan delle competizioni online troveranno interessante – invece – la modalità multiplayer, che offre eventi e sfide contro altri giocatori in tutto il mondo.

Grafica e design

Il motore di gioco è stato aggiornato per offrire un livello di dettaglio senza precedenti. I lottatori sono rappresentati con grande cura, dalle espressioni facciali ai movimenti, che sembrano fluidi e naturali. Le arene, sia per i PPV e sia per gli eventi settimanali come Raw e SmackDown, sono state ricreate con una fedeltà incredibile, catturando l’atmosfera del wrestling professionistico.

Le animazioni dei personaggi sono state notevolmente migliorate, permettendo una maggiore varietà nelle mosse e nelle interazioni tra i lottatori. L’illuminazione e gli effetti visivi, come fuochi d’artificio e riflessi, contribuiscono a creare un’esperienza immersiva. I menù sono eleganti e facili da navigare, mantenendo l’utente coinvolto fin dal primo avvio del gioco. Nonostante i molti punti di forza, WWE 2K25 non è esente da alcuni difettucci. In particolare dobbiamo segnalare la presenza di bug e glitch, che possono interrompere – in alcune occasioni – l’esperienza di gioco. Sebbene siano stati fatti notevoli progressi nella stabilità del gioco, alcune anomalie possono ancora verificarsi, soprattutto nelle modalità online. La community gioca un ruolo fondamentale nel successo di qualsiasi gioco, e WWE 2K25 non fa eccezione. Gli sviluppatori hanno dimostrato un impegno nel mantenere vivo l’interesse per il gioco e sicuramente rilasceranno aggiornamenti e patch che risolveranno i problemi oltre ad includere periodicamente venti speciali e sfide online che contribuiranno a mantenere la community attiva e coinvolta.

Commento finale

In conclusione, WWE 2K25 si presenta come un titolo ben realizzato e ricco di contenuti. Con una grafica impressionante, un gameplay coinvolgente e un roster ampio, il gioco riesce a catturare l’essenza del wrestling professionistico. Sebbene presenti alcune imperfezioni e criticità, la qualità complessiva e le nuove funzionalità (fra cui Showcase e la relativa “The Bloodline” e la possibilità di giocare a MyGM online) lo rendono – se siete fan del wrestling o semplicemente siete alla ricerca di un gioco divertente e coinvolgente e a patto di chiudere un occhio sulle microtransazioni invasive di The Island e MyFaction – un acquisto altamente consigliato.

Digimon, in arrivo un nuovo gioco di carte per cellulare?

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Arrivano fantastiche notizie per chi ha a cuore i giochi di carte per dispositivi mobili. Un video teaser è stato pubblicato sui social media dalla società Digimon Card Game, in cui vediamo un Renamon risucchiato in un telefono cellulare, il che fa presagire che un gioco di carte Digimon arriverà a breve per dispositivi mobili.

Infatti, ne sentiremo parlare di più durante il Digimon Con del 19 marzo. Per coloro che sono davvero ansiosi di saperne di più, l’annuncio avrà luogo alle 3:00 CEST.

Il Digimon Con è una specie di festa annuale per i fan, in cui vengono svelati giochi di carte, anime, giocattoli, fumetti e altro ancora esclusivamente per gli amanti dei Digimon.

In termini di competitor, il gioco potrebbe contendersela agevolmente con alcuni grandi successi di altri brand come Yu-Gi-Oh Master Duel o Pokémon TCG Pocket.

Detto questo, voi vi sintonizzerete per vedere il Digimon Con questa settimana per le novità su questo nuovo misterioso gioco di carte per dispositivi mobili a tema Digimon? Fatecelo sapere nei commenti!

Volete giocare a GTA 6? Una nuova mod porta la mappa di gioco su GTA 5

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GTA VI

Da un po’ di tempo, un fan di GTA sta lavorando a qualcosa di molto emozionante per chi aspetta con ansia l’uscita ufficiale di GTA 6 (che dovrebbe avvenire nel corso del 2025). Si tratta di una mod che ricrea ciò che abbiamo visto finora della mappa di GTA 5. La buona notizia è che è stata rilasciata in una versione che in realtà assomiglia a quella del gioco completo.

Lo YouTuber, Dark Space, ha lavorato a questa mod, ora soprannominata “Project Vice” dall’anno scorso, dopo che ha condiviso alcuni scatti in lavorazione di Vice Beach a gennaio.

Sono state rilasciate delle versioni della mod in giocatore singolo di entrambe le versioni di GTA 5 attualmente disponibili su PC: l’edizione Legacy e l’edizione Enhanced più recente. E, da quanto è stato mostrato nell’ultimo video dei loro creatori, questa iterazione della mod sembra portarla a una forma adeguatamente strutturata, piuttosto che lasciare semplicemente correre il giocatore in giro per una mappa in lavorazione, renderizzata come se fosse una specie di GTA 6 per PS1.

“La mappa giocabile di GTA 6 è arrivata ed è pronta per essere esplorata“, questa la descrizione del video, che include anche una chiacchierata con uno dei modder dietro la mod Liberty City Preservation Project, che è stata rimossa all’inizio di quest’anno.

Sebbene, come ci si aspetterebbe, la mappa di Dark Space sia “molto basilare” rispetto a quella che sarà in GTA 6, il modder ha utilizzato una massa di terra completamente piatta e ha creato molti edifici semplicemente riutilizzando quelli del GTA 5 originale. Non c’è nemmeno traffico o NPC che fungono da pedoni, a causa della posizione della mappa ricreata nel mondo di GTA 5.

“Giocare su questa mappa vi ricorderà quanto sarà incredibile giocare a GTA 6“, dice il modder, aggiungendo che hanno inserito alcuni dettagli per farla sembrare un po’ più simile a Vice City, come cartelli unici, installazioni artistiche ispirate alla vita reale di Miami e alcuni cartelloni pubblicitari similari a quelli dell’unico trailer che abbiamo visto finora. Dark Space aggiunge che il loro prossimo obiettivo è aggiungere l’area dei moli della mappa che si vede sullo sfondo di un trailer in cui sono mostrati solo alcuni motoscafi.

Se volete provare la mod, dovrete andare sul server privato Discord gestito da Dark Space. Che dire, un’esperienza che vale la pena di provare se si è fan della serie, in attesa ovviamente di GTA 6.

Portare internet ultra veloce anche dove non c’è la fibra, arriva sul mercato il FRITZ!Box 6860 5G

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Avm ha annunciato oggi l’arrivo sul mercato del FRITZ!Box 6860 5G il nuovo modem router che permette di portare Internet ad alta velocità ovunque.

Il nuovo FRITZ!Box 6860 5G infatti, può essere utilizzato sia in ambienti interni che esterni essendo dotato compatibile con alimentazione e trasmissione dati tramite Power over Ethernet (PoE). Potrete quindi posizionarlo ovunque, su una parete o una finestra e persino all’esterno del vostro edificio per migliorare la connessione.

Il FRITZ!Box 6860 5G grazie alla più recente tecnologia 5G, è in grado di offrire velocità di connessione internet paragonabili a quelle di rete casalinghe basate su Fibra o misto rame. Grazie alla tecnologia Fixed Wireless Access, inoltre, il dispositivo supporta sia il 5G (NSA, SA) che l’LTE, raggiungendo velocità di trasmissione dati fino a 1.3 gigabit al secondo. Il FRITZ!Box 6860 5G oltre ad essere compatibile con Mesh, per ampliare la copertura a tutta la casa o l’ufficio, è anche dotato di una base DECT per la telefonia e la smart home e supporta Voice over LTE e Voice over New Radio.

FRITZ!Box 6860 5G è già disponibile ad un prezzo di 489 euro.

In attesa di poterlo provare e testare in condizioni davvero difficili (in montagna in zona servita malissimo da internet) vi giriamo il comunicato stampa dove potrete trovare tutte le ulteriori informazioni che vi servono.

AVM lancia sul mercato il FRITZ!Box 6860 5G

FRITZ!Box 6860 5G: Internet 5G ultraveloce per la casa – sia all’interno che all’esterno

Milano, 17 marzo | Il FRITZ!Box 6860 5G, disponibile da oggi, offre una soluzione all’avanguardia per l’accesso a Internet mobile veloce con hotspot Wi-Fi e telefonia affidabile, utilizzabile sia in ambienti interni che esterni. Grazie alla più recente tecnologia 5G, a un design robusto e a opzioni di rete versatili, soddisfa le esigenze più elevate sia degli utenti privati che aziendali. Grazie alla tecnologia Fixed Wireless Access, il dispositivo supporta sia il 5G (NSA, SA) che l’LTE, raggiungendo velocità di trasmissione dati fino a 1.3 gigabit al secondo. Con un potente Wi-Fi Mesh basato sullo standard Wi-Fi 6, distribuisce i dati in tutta la casa in modalità wireless. Inoltre, il FRITZ!Box 6860 5G è dotato di una base DECT per la telefonia e la smart home e supporta Voice over LTE e Voice over New Radio. Grazie al suo design compatto e all’alimentazione e trasmissione dati tramite Power over Ethernet (PoE), il FRITZ!Box 6860 5G può essere posizionato comodamente ovunque, su una parete o una finestra e persino all’esterno.

Il FRITZ!Box 6860 5G è disponibile ora al prezzo consigliato al pubblico di 489 euro. 

Pensato per il futuro e compatibile con tutti gli standard mobili

Il FRITZ!Box 6860 5G supporta sia il 5G standalone (SA) che il 5G non-standalone (NSA), oltre agli standard mobili 4G e 3G. Grazie al supporto di numerose frequenze di rete mobile, comprese quelle future (n75, n76, n77), è già pronto per le esigenze delle reti di domani. Le quattro antenne mobili integrate garantiscono connessioni rapide e stabili su tutte le frequenze supportate. 

Una rete domestica potente con Wi-Fi 6 e LAN Gigabit

Il FRITZ!Box distribuisce in modo ottimale il flusso di dati 5G e 4G fino a 1,3 Gbit/s nella rete domestica grazie alla tecnologia Wi-Fi 6 a lungo raggio. È possibile collegare dispositivi aggiuntivi tramite la porta LAN Gigabit integrata. L’adattatore di alimentazione Power over Ethernet (PoE) incluso fornisce sia alimentazione che connettività dati, mentre lo slot nano-SIM consente un utilizzo flessibile della rete mobile. 

Funzionalità integrate per telefonia e smart home

Il FRITZ!Box 6860 5G offre un’ampia gamma di funzioni telefoniche: fino a sei telefoni cordless e dieci telefoni IP possono essere utilizzati tramite il registrar SIP interno. Le chiamate vengono effettuate tramite il numero mobile della SIM card utilizzando VoLTE/VoNR o, in alternativa, via VoIP/SIP. Sono integrate inoltre fino a cinque segreterie telefoniche, un fax e la funzione SMS (con possibilità di inoltro dei messaggi via email). Anche i videocitofoni possono essere collegati via DECT o IP/SIP. Inoltre, dispositivi smart home come il FRITZ!DECT 302 (presto rinominato FRITZ!Smart Thermo 302), il FRITZ!DECT 440 (FRITZ!Smart Control 440), il FRITZ!DECT 500 (FRITZ!Smart Light 500) e molti altri possono essere integrati tramite DECT. (https://en.avm.de/fritzdect-becomes-fritzsmart/) 

Design resistente agli agenti atmosferici per un comodo utilizzo all’esterno

Il FRITZ!Box 6860 5G si distingue per il suo design compatto e robusto, progettato appositamente per un utilizzo versatile sia in ambienti interni che esterni. Per l’uso esterno, la certificazione IP54 garantisce protezione dagli spruzzi d’acqua, rendendo il dispositivo particolarmente resistente agli agenti atmosferici. Due supporti (rosso per l’interno, bianco per l’esterno) permettono di adattare facilmente il router alla posizione di utilizzo. 

Connettività ottimale anche in condizioni di ricezione difficili

Il FRITZ!Box 6860 5G consente un perfetto posizionamento rispetto alla rete mobile, grazie a un pratico strumento di allineamento e a LED che indicano sia la potenza del segnale che lo stato attuale della connessione (5G, 4G o Wi-Fi). Quando installato all’esterno, il FRITZ!Box 6860 5G può essere combinato, ad esempio, con un FRITZ!Repeater o il FRITZ!Box 4050 tramite la porta LAN dell’adattatore PoE incluso, per migliorare la copertura Wi-Fi e DECT all’interno della casa.

FRITZ!Box 6860 5G – Caratteristiche principali:

  • Router mobile per 5G, 4G e 3G
  • Accesso a Internet con velocità fino a 1,3 Gbit/s in download e 900 Mbit/s in upload
  • Accesso a Internet possibile anche tramite hotspot Wi-Fi
  • Comunicazione mobile 5G conforme a 3GPP Release 16 con aggregazione dual carrier 5G
  • Supporto per 5G standalone (SA) e 5G non-standalone (NSA)
  • Supporto bande 5G: n1, 3, 5, 7, 8, 20, 28, 38, 40, 41, 75, 76, 77, 78 (tutte 4×4 MIMO)
  • Comunicazione mobile 4G conforme a LTE Advanced Pro Categoria 19 con aggregazione carrier 4G/LTE quintupla
  • Supporto bande 4G: B1, 3, 5, 7, 8, 20, 28, 32, 38, 40, 41, 42, 43 (tutte 4×4 MIMO)
  • Strumento di allineamento per il posizionamento ottimale rispetto alla cella di rete mobile
  • Supporto per Dynamic Spectrum Sharing (DSS)
  • Wi-Fi 6 2×2 MIMO, dual-band 2.4 e 5 GHz
  • Wi-Fi 6 con velocità fino a 2400 Mbit/s (5 GHz) e 600 Mbit/s (2.4 GHz)
  • 1x porta LAN Gigabit con alimentazione tramite Power over Ethernet (PoE+)
  • Sistema telefonico per reti mobili (VoLTE/VoNR) e connessioni basate su IP
  • Stazione base DECT integrata per un massimo di sei telefoni cordless e dispositivi smart home
  • FRITZ!OS con funzionalità Mesh, parental control, media server, accesso ospiti Wi-Fi, MyFRITZ! e altro ancora
  • Disponibile ora al prezzo consigliato di 489 euro

Starfield su PS5? Un nuovo indizio riaccende le speculazioni

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Negli ultimi mesi, Xbox ha aperto sempre più alla pubblicazione dei suoi titoli di punta su altre piattaforme, rinunciando progressivamente all’esclusività assoluta. Dopo l’arrivo di Forza Horizon 5 su PlayStation 5, ora i riflettori si spostano su Starfield, l’ambizioso RPG spaziale di Bethesda, che potrebbe presto approdare sulla console di Sony.

Un errore o una conferma? Il logo PlayStation compare sul sito di Starfield

L’indizio che ha fatto scatenare nuove speculazioni proviene dalla pagina ufficiale delle creazioni degli utenti di Starfield, dove, per un breve periodo, è apparso il logo di PlayStation.

Questa misteriosa aggiunta è stata rapidamente rimossa, ma non abbastanza velocemente da sfuggire agli utenti più attenti, che sono riusciti a catturare uno screenshot dell’errore prima che Bethesda lo eliminasse.

L’apparizione del logo potrebbe essere un semplice errore tecnico, ma arriva in un contesto in cui le possibilità di una versione PS5 di Starfield sembrano sempre più concrete.

Phil Spencer e la strategia Xbox: apertura ai multipiattaforma

Le voci di un possibile arrivo di Starfield su PlayStation 5 non sono nuove. Phil Spencer, capo di Xbox, ha più volte sottolineato come Microsoft non voglia più imporre rigide esclusività sulle produzioni dei suoi studi.

La strategia di portare alcuni titoli anche su console rivali ha già preso forma con Hi-Fi Rush, Sea of Thieves e Forza Horizon 5, e Starfield potrebbe essere il prossimo grande nome della lista.

Secondo molti analisti, Microsoft potrebbe aver già ottenuto il massimo impatto del titolo su Xbox Game Pass, e ora sarebbe il momento di raggiungere un pubblico più ampio per garantire ulteriori vendite e un ritorno economico più duraturo.

Un annuncio imminente? Bethesda parla di un 2025 “emozionante”

Un altro dettaglio che ha alimentato i rumor arriva direttamente da Bethesda, che nei giorni scorsi ha dichiarato che il 2025 sarà un anno emozionante per i fan di Starfield.

Questo potrebbe riferirsi a nuovi contenuti, espansioni o aggiornamenti, ma sempre più giocatori iniziano a pensare che il riferimento sia proprio all’arrivo su PS5.

Errore o indizio?

Al momento, non esiste un annuncio ufficiale di Starfield per PlayStation 5, ma l’errore sul sito ufficiale e il cambiamento di strategia di Xbox Game Studios lasciano intendere che l’ipotesi è tutt’altro che improbabile.

Finché non ci sarà una conferma da parte di Microsoft e Bethesda, è bene prendere tutto con la dovuta cautela. Tuttavia, i segnali sembrano sempre più chiari: Starfield su PS5 potrebbe essere solo una questione di tempo.

People Can Fly e Sony Interactive Entertainment collaborano su Project Delta

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Lo studio People Can Fly ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Sony Interactive Entertainment per la realizzazione di un prototipo di un nuovo gioco, attualmente noto con il nome in codice Project Delta. Il titolo sarà basato su un’IP di proprietà di Sony, ma al momento non è stato specificato di quale franchise si tratti.

Una collaborazione sotto il modello work-for-hire

Secondo quanto dichiarato, People Can Fly lavorerà al progetto sotto il modello work-for-hire, il che significa che lo studio svilupperà il gioco per conto di Sony, che sarà l’editore ufficiale. In cambio, il team polacco riceverà un compenso concordato per il lavoro svolto.

Lo sviluppo sarà suddiviso in diverse fasi, partendo dal prototipo iniziale per poi passare alle successive iterazioni, come avviene nei progetti di questo tipo. Tuttavia, non sono stati ancora svelati dettagli sul gameplay, sulla piattaforma o sulle tempistiche di sviluppo.

Un accordo simile a quello con Microsoft?

Sebbene Sony non abbia fornito ulteriori dettagli, il linguaggio dell’annuncio è molto simile a quello che People Can Fly utilizzò nel 2023 per comunicare il proprio coinvolgimento in Project Maverick, poi rivelatosi come Gears of War: E-Day.

Questo suggerisce che People Can Fly potrebbe non essere il principale sviluppatore del progetto, ma un co-developer, affiancando magari uno degli studi interni di Sony. Tuttavia, al momento, non ci sono conferme ufficiali sul ruolo preciso dello studio.

Quale potrebbe essere l’IP coinvolta?

L’assenza di dettagli ha scatenato diverse speculazioni tra i fan. Project Delta potrebbe essere un nuovo capitolo di una serie esistente o, in alternativa, una nuova IP originale sviluppata con Sony.

Considerando il tipo di giochi realizzati da People Can Fly in passato (Bulletstorm, Outriders e il supporto a Gears of War), è possibile che si tratti di uno sparatutto o di un gioco d’azione con elementi RPG. Tuttavia, senza conferme ufficiali, tutto rimane nel campo delle ipotesi.

Cosa aspettarsi da Project Delta?

L’unica certezza è che il progetto si trova nelle primissime fasi di sviluppo. Questo significa che potrebbero passare anni prima di un annuncio ufficiale o di un primo teaser.

Sony e People Can Fly potrebbero svelare maggiori dettagli nel corso del 2025, magari durante un evento PlayStation Showcase o un’altra occasione dedicata ai titoli in sviluppo per PlayStation 5 e PC.

Per ora, non resta che attendere ulteriori aggiornamenti e scoprire quale direzione prenderà Project Delta.

The Elder Scrolls 4: Oblivion Remake potrebbe essere annunciato presto

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Il tanto vociferato remake di The Elder Scrolls 4: Oblivion potrebbe essere annunciato ufficialmente molto presto, con un’uscita prevista addirittura prima di giugno. Secondo diverse fonti, Bethesda sarebbe finalmente pronta a svelare il progetto, dopo anni di rumor e indiscrezioni.

Il remake di Oblivion è realtà? Le ultime indiscrezioni

Le prime voci su un possibile remake di Oblivion risalgono al 2023, quando un ex dipendente dello studio cinese Virtuosrivelò su Reddit che il gioco era in sviluppo. Successivamente, riferimenti a un remaster di Oblivion furono individuati in documenti interni di Microsoft trapelati nel 2020, rafforzando l’ipotesi di un ritorno del classico RPG.

Nel 2025, nuovi dettagli sul progetto sono emersi nuovamente da un altro ex dipendente di Virtuos, confermando che il gioco esiste e sarebbe un rifacimento completo.

Bethesda, tuttavia, non ha mai commentato ufficialmente queste indiscrezioni, ma secondo le ultime voci potrebbe essere sul punto di fare un annuncio imminente. L’insider NatetheHate, noto per aver fornito anticipazioni affidabili su Microsoft, ha dichiarato che si aspetta un annuncio ufficiale tra questo mese e il prossimo.

In precedenza si era parlato di un lancio a giugno, ma lo stesso insider ha aggiornato le sue previsioni, affermando che il gioco potrebbe arrivare ancora prima di quella finestra di lancio. Il portale VGC, citando proprie fonti, ha confermato la veridicità di queste affermazioni e ha aggiunto che Oblivion Remake potrebbe addirittura essere rilasciato già il mese prossimo.

Un rifacimento in Unreal Engine 5 con tante novità

Le informazioni più recenti sul remake di Oblivion suggeriscono che il gioco sarà completamente ricostruito in Unreal Engine 5, ma continuerà a utilizzare il Creation Engine per alcune funzionalità, mantenendo la compatibilità con i sistemi Bethesda.

Il gameplay subirà numerosi miglioramenti, con un sistema di movimento più fluido e dinamico, simile a quello di Skyrim, e aggiornamenti a stamina, furtività, parata, arcieria, reazioni ai colpi e HUD.

Inoltre, il remake includerà tutti i contenuti delle espansioni e DLC originali, e parte del materiale tagliato dalla versione del 2006 sarà restaurato e reinserito nel gioco.

L’Oblivion Anniversary Edition, secondo un leak condiviso su Discord, dovrebbe essere annunciata il 20 aprile, con un’uscita prevista a giugno. Il prezzo sarà di 79,99 dollari, senza bonus pre-order, ma con una Deluxe Edition che includerà un artbook, la colonna sonora e due set di equipaggiamento ispirati a Morrowind e Skyrim.

Un dettaglio importante riguarda il supporto alle mod, che potrebbe non essere presente a causa delle complicazioni legate all’utilizzo di Unreal Engine 5.

Un annuncio imminente per l’anniversario di Oblivion?

Bethesda potrebbe scegliere di ufficializzare il progetto proprio in occasione dell’anniversario di Oblivion, che uscì originariamente il 20 marzo 2006. Con l’avvicinarsi di questa data, i fan potrebbero non dover attendere ancora a lungo per avere conferme su uno dei progetti più attesi nel panorama RPG.

Non resta che attendere l’annuncio ufficiale per scoprire se questo remake di The Elder Scrolls 4: Oblivion sarà davvero all’altezza delle aspettative.

Ted Lasso 4 è ufficiale, torna la serie cult di Apple TV+

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Apple TV+ e Jason Sudeikis hanno annunciato ufficialmente Ted Lasso 4, la nuova stagione della serie di successo ambientata nel mondo del calcio.

Ospite del podcast New Heights di Travis e Jason Kelce, l’attore e produttore esecutivo ha confermato l’arrivo di una quarta stagione anticipandone il tema. Come già rumoreggiato in precedenza (e vagamente anticipato dal finale della terza stagione), la storia ruoterà attorno a Ted alle prese con una squadra femminile.

“Ted Lasso è stato un vero e proprio fenomeno, capace di ispirare una fanbase appassionata in tutto il mondo e di regalare infinite gioie e risate, il tutto diffondendo gentilezza, empatia e un’incrollabile fiducia“, ha dicharato Matt Cherniss, responsabile della programmazione di Apple TV+. “Tutti in Apple sono entusiasti di poter continuare la collaborazione con Jason e le brillanti menti creative dietro questa serie“.

Stando a quanto riportato da Deadline, Juno Temple (l’interprete di Keeley) si trova attualmente in trattative per riunirsi al cast assieme Sudeikis nonché Hannah Waddingham (Rebecca), Brett Goldstein (Roy) e Jeremy Swift (Leslie), già precedentemente opzionati contrattualmente per una quarta stagione. Inoltre, sembra che la premiere di Ted Lasso 4 verrà filmata in Kansas, per poi condurre nuovamente l’allenatore più ottimista della televisione di nuovo in Inghilterra per la sua nuova missione sportiva.

Le tre stagioni di Ted Lasso sono attualmente disponibili per tutti gli abbonati di Apple TV+.

Kingdom Come Deliverance 2 si aggiorna con la patch 1.2

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Warhorse Studios ha rilasciato la patch 1.2 di Kingdom Come Deliverance 2, un aggiornamento particolarmente corposo che introduce novità interessanti e migliorie significative. Come anticipato dagli sviluppatori, il changelog completo è così esteso da coprire ben 34 pagine, segno del grande lavoro svolto dal team.

Il motivo principale di questa vastità è dovuto ai bug fix, con oltre 1000 errori corretti, un numero che dimostra l’impegno degli sviluppatori nel perfezionare ulteriormente l’esperienza di gioco.

Un aggiornamento che migliora e arricchisce l’esperienza

Oltre alle numerose correzioni, la patch 1.2 introduce anche nuove funzionalità che ampliano le possibilità offerte dal gioco. Tra queste, una delle più attese è sicuramente l’arrivo dei barbieri, che permettono ai giocatori di personalizzare il taglio di capelli e la barba del protagonista Henry.

Non si tratta solo di un’aggiunta estetica: modificare l’aspetto del proprio personaggio avrà anche un impatto sul gameplay, offrendo un bonus temporaneo al carisma, utile per migliorare i rapporti con i PNG e affrontare determinate situazioni con maggiore persuasione.

Un’altra novità di rilievo riguarda invece il supporto ufficiale alle mod, attualmente disponibile solo su PC. Warhorse Studios ha integrato Steam Workshop, semplificando così la gestione e l’installazione delle modifiche create dalla community. Inoltre, sono stati introdotti nuovi strumenti per rendere il modding più accessibile, offrendo agli utenti la possibilità di personalizzare e arricchire il gioco in maniera più intuitiva.

Un futuro senza remake per il primo capitolo

Mentre Kingdom Come Deliverance 2 continua a evolversi, il successo del gioco ha riacceso l’interesse per il primo capitolo. Tuttavia, Warhorse Studios ha già chiarito di non avere intenzione di rilasciare remake o remaster di Kingdom Come Deliverance. L’attenzione del team resta focalizzata esclusivamente sul supporto al secondo capitolo e sulle sue future evoluzioni.

L’aggiornamento 1.2 è già disponibile per il download, quindi se non lo avete ancora fatto, è il momento di installarlo e provare tutte le nuove funzionalità. Con un supporto alle mod migliorato e l’introduzione di nuove meccaniche, Kingdom Come Deliverance 2 si conferma sempre più una delle esperienze GDR più immersive degli ultimi anni.

Scoprite altri segreti di Kingdom Come Deliverance 2

Se oltre a provare le novità della patch 1.2 volete migliorare ulteriormente la vostra esperienza di gioco, non perdetevi le nostre guide dedicate.

Preparatevi a vivere al meglio il gioco e scoprite tutti i segreti di Kingdom Come Deliverance 2!

Split Fiction: guida completa agli Easter Egg e segreti nascosti

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Split Fiction di Hazelight Studios è un gioco ricco di riferimenti e sorprese, nascoste tra i suoi livelli e le sue meccaniche. Con il suo stile unico e la forte impronta narrativa, il titolo offre numerosi Easter egg, omaggi a giochi e film iconici, oltre a riferimenti ai precedenti lavori dello studio.

In questa guida scopriamo tutti i segreti di Split Fiction, dai richiami a Assassin’s Creed e Dark Souls, fino ai dettagli più nascosti che potresti non aver notato.

Il salto della fede e l’omaggio ad Assassin’s Creed

Fin dall’inizio, Split Fiction rompe la quarta parete con un riferimento diretto a Assassin’s Creed. Durante il capitolo Rader Publishing, nella sezione Brave Knights, il giocatore si troverà su un tetto dopo aver scalato una struttura pericolante. Senza bisogno di alcun input, Mio e Zoe scivoleranno giù atterrando in un covone di fieno, proprio come accade nella serie Ubisoft.

Il riferimento diventa ancora più evidente quando Zoe esclama: «Gotta have faith when you leap.» e si rialza con una postura che ricorda il celebre Altair.

Cutie, l’elefante di It Takes Two torna in Split Fiction

Un altro Easter egg arriva direttamente da It Takes Two, con un cameo di Cutie, l’elefante di peluche protagonista di una delle scene più famose del gioco. In Split Fiction, Cutie appare come mascotte di un negozio di animali futuristico nel capitolo Neon Revenge, durante la sezione Play Me Techno.

Dopo che Mio abbassa una scala per Zoe, si potrà attraversare una saracinesca e arrivare davanti all’insegna del Mastodon Pet Store, dove Cutie è esposto. Avvicinandosi, Zoe può usare la frusta per strappare un braccio e una gamba del pupazzo, sbloccando l’achievement Rose’s Best Friend.

L’omaggio a Dune nella side story The Legend of the Sandfish

Il mondo sci-fi di Dune ha lasciato il segno anche in Split Fiction, che inserisce un chiaro riferimento ai thumper, gli strumenti usati per attirare i vermi della sabbia. Questo Easter egg si trova nella missione secondaria The Legend of the Sandfish, accessibile nel capitolo Neon Revenge, alla fine della sezione Rush Hour.

Dopo una caduta tra i palazzi, basterà voltarsi indietro per trovare un portale che conduce alla missione. Qui, Mio e Zoe dovranno usare un dispositivo ritmico per allontanare delle creature simili a squali, esattamente come i thumper in Dune.

Josef Fares e il leggendario “F@&! the Oscars”

Hazelight non poteva dimenticare il celebre discorso di Josef Fares ai Game Awards 2017, e lo ha nascosto in Split Fiction sotto forma di Easter egg.

Nel capitolo Neon Revenge, nella sezione Play Me Techno, Mio e Zoe devono attraversare un’area piena di treni in corsa. Dopo aver superato la zona, si troveranno davanti a una porta chiusa a lucchetto. Prima di proseguire, cercando tra le panchine si noterà una vecchia radio.

Sintonizzandola correttamente, sarà possibile ascoltare il famoso audio del discorso di Fares, accompagnato da brani provenienti dai giochi precedenti di Hazelight.

La favola dei Tre Porcellini e la missione Farmlife

Tra gli Easter egg più bizzarri c’è un chiaro richiamo alla favola de I tre porcellini, inserito nella missione secondaria Farmlife.

Nel capitolo Neon Revenge, nella sezione Streets of Neon, si può trovare un grande cartello “Porcus Bank”, che indica la presenza dell’area giusta. Qui, un maiale sicuro della solidità della sua casa di mattoni parlerà con Mio e Zoe, vantandosi della stabilità della sua abitazione.

Girando attorno alla casa, si nota un grande bersaglio sul retro della struttura. Il giocatore con l’abilità speciale del “jetpack puzzetta” può colpirlo, facendo crollare l’intera abitazione e sbloccando l’achievement Huffing and Puffing.

Moonfire Lit: l’omaggio a Dark Souls

Il richiamo a Dark Souls è tra i più evidenti in Split Fiction, con la presenza del Moonfire, un falò che richiama le celebri meccaniche della serie di FromSoftware.

Per trovarlo, bisogna raggiungere il capitolo Final Dawn, durante la sezione Test Chamber. Qui si sblocca la missione secondaria Moon Market, che richiede di raccogliere tre spiriti felini.

Dopo aver preso una gondola fantasma, basterà seguire il sentiero sulla destra per arrivare a una caverna nascosta, dove si trova il Moonfire spento. Una volta acceso, comparirà la scritta “Moonfire Lit”, e il luogo verrà avvolto da un’atmosfera ancora più inquietante, con l’apparizione di una lumaca fantasma.

Vincent e Leo tornano da A Way Out

L’ultimo Easter egg nascosto in Split Fiction è un chiaro riferimento a A Way Out, il precedente gioco di Hazelight.

Nel capitolo Isolation, nella sezione Cell Blocks, il giocatore può trovare un’area segreta dove sono rinchiusi Vincent e Leo, i due protagonisti della fuga carceraria. Dopo che Mio aiuta Zoe a superare un ostacolo con i container, sarà possibile esplorare un piccolo spazio sulla destra, dove i due prigionieri si trovano bloccati in due celle futuristiche.

Avvicinandosi, si assisterà a una nuova discussione tra Vincent e Leo, che iniziano a litigare esattamente come nel gioco originale. Il giocatore può premere un pulsante che cambia l’interazione, ma senza influenzare il gameplay o sbloccare obiettivi.

Tutti gli Easter egg di Split Fiction che abbiamo scoperto finora

Hazelight ha riempito Split Fiction di riferimenti, omaggi e segreti, rendendolo un gioco perfetto per chi ama esplorare e scoprire dettagli nascosti. Dai tributi a Dark Souls, Assassin’s Creed, Dune, fino ai richiami ai giochi precedenti dello studio, ogni area del gioco contiene dettagli curiosi e inaspettati.

Questi sono solo alcuni degli Easter egg più evidenti: chissà quanti altri ne restano da scoprire!

Vuoi scoprire ogni segreto di Split Fiction?

Se dopo aver trovato tutti questi Easter egg volete scoprire ogni side story del gioco e sapere dove trovarle, date un’occhiata alla nostra guida completa qui:

E se il vostro obiettivo è raggiungere il 100% del gioco, non perdervi le nostre guide ai trofei e alle soluzioni dei puzzle:

Non lasciatevi sfuggire nulla e vivete Split Fiction al massimo!

Black Mirror, il trailer della settima stagione vi farà “perdere la testa”

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I fan di Black Mirror gioiscono, o si preparano a “perdere la testa” e “perdere la realtà”, come promette il trailer condiviso poche ore fa relativo alla settima stagione dell’iconico show TV. La nuova serie di fantascienza distopica di Charlie Brooker sarà composta da “sei storie elettrizzanti” e sarà disponibile dal 10 aprile.

Il trailer mantiene il tono inquieto e minaccioso tipico di Black Mirror, anticipando diverse new entry in un universo di tecnologia andato a rotoli. Le nuove star includono Peter Capaldi , Issa Rae, Paul Giamatti, Rashida Jones, Tracee Ellis Ross, Emma Corrin, Awkwafina, Chris O’Dowd e altri.

E rompendo con i precedenti, la serie antologica rivisiterà almeno alcune storie passate, poiché il filmato mostra Cristin Milioti e altri personaggi dell’episodio della stagione 4 di spicco USS Callister che continuano il loro viaggio virtuale. Milioti riprenderà il suo ruolo di Nanette Cole, una programmatrice di computer inconsapevolmente coinvolta in un videogioco dal suo sinistro capo Robert Daly (Jesse Plemons).

Sebbene l’episodio originale si sia concluso con la scomparsa del personaggio di Plemons, molti altri sono sopravvissuti, tra cui Karl di Billy Magnussen, Elena di Milanka Brooks e Nate di Osy Ikhile, che appariranno tutti nella nuova stagione. Anche Jimmi Simpson, che ha interpretato un personaggio apparentemente sacrificato durante l’episodio originale, è pronto a tornare.

Tra gli altri attori che torneranno nel cast ci sono Will Poulter e Asim Chaudhry di Industry, che torneranno per la seconda volta in Black Mirror, con nuove trame, dopo aver recitato nello speciale interattivo del 2018, Bandersnatch .

“Stiamo facendo alcune cose che non abbiamo mai fatto prima“, ha dichiarato Brooker. “La gente può aspettarsi un bel po’ di emozioni e, si spera, un buon mix da brivido. Abbiamo fatto un paio di storie horror nella sesta stagione, che abbiamo etichettato come Red Mirror. Ma questa volta, gli episodi sono tutti, in un certo senso, come l’originale Black Mirror. Ho scritto una sceneggiatura fra le più cupe e pesanti finora. Ci sono anche episodi tecnologici e altri che sicuramente faranno piangere.”

Black Mirror ha debuttato per la prima volta nel 2011 su Channel 4 nel Regno Unito ed è stato acquistato da Netflix prima della sua terza stagione nel 2016. Lo show è diventato un successo internazionale, ricevendo consensi dalla critica e ispirando una serie di imitazioni di fantascienza minori. Nelle sue prime cinque stagioni, ha ottenuto 14 nomination agli Emmy e otto vittorie.

Dopo la première della stagione 5 nel 2019, Black Mirror è andato in pausa prolungata, tornando a giugno 2023 con recensioni entusiastiche . La sesta stagione ha visto le apparizioni di Salma Hayek, Aaron Paul, Myha’la, Paapa Essiedu e altri.

Il creatore della serie Brooker è tornato come produttore esecutivo per la nuova stagione, insieme a Jessica Rhoade e Annabel Jones.

Recensione Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land, vecchie memorie in una nuova forma

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Non è semplice trovare un modo giusto per rinnovare una serie longeva come quella di Atelier. Non perchè l’innovazione sia un traguardo difficile in sé e per sé. In fondo, saghe ruolistiche come quella di Final Fantasy hanno assistito, nel corso degli anni, a tentativi più o meno riusciti di diversificarsi per restare al passo dei tempi. Anche le più tradizionalistiche hanno aperto, in un modo o nell’altro, ad elementi contemporanei nell’orizzonte di un mercato che richiede determinati sforzi. Dal canto suo, GUST non si trovava in una semplice posizione con la sua ventennale serie alchemica, da sempre radicata nelle sue stabili e rassicuranti caratteristiche. Anche e soprattutto per non rischiare di alienare lo zoccolo duro di appassionati che hanno sempre sostenuto questa IP di nicchia.

Ovviamente, nel corso del tempo dei passi avanti sono stati fatti, soprattutto nel passato più recente. Tuttavia, la voglia di sfruttare il successo raccolto da Atelier Ryza ha convinto il team di sviluppo ad osare come mai prima con Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land. Ne è nato così il capitolo più ambizioso della serie, con sostanziose reinterpretazioni in quasi ogni settore della produzione. Progressi che ci sentiamo di accogliere a braccia aperte, ma che non possono non farci riflettere sul modo attraverso cui essi verranno accolti dal popolo dei fan. Ma anche dagli amanti dei JRPG più tradizionali. Perché l’avventura di Yumia Liessfeldt si pone in una posizione inedita anche nei loro confronti.

Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land sarà disponibile dal 21 Marzo per PC (via Steam), Xbox Series, PlayStation 4, PlayStation 5 e Nintendo Switch.


Versione testata: PlayStation 5


C’era una volta l’alchimia

Tanto tempo fa, l’Impero di Aladiss era una prosperosa realtà in grado di estendersi per l’intero continente. Parte del merito della sua capacità di prevalere sulle altre nazioni era da ricercare nell’elevato grado di sviluppo raggiunto grazie ai segreti dell’arte alchemica. Tuttavia, un improvviso e misterioso cataclisma decretò la sua fine, lasciando una scia di rovine e distruzione. Secoli più tardi, l’alchimia viene considerata come la responsabile del crollo dell’Impero, al punto da essere ritenuta una pratica bandita in quanto pericolosa ed intrinsecamente malvagia.

Tre anni sono passati dal tragico incidente in cui ha perso la vita la madre di Yumia Liessfeldt. Tre anni da quando la giovane ha scoperto di appartenere ad una famiglia di alchimisti. Circostanze che l’hanno spinta a porsi domande sul passato di Aladiss, sulle ragioni della distruzione dell’Impero e sulla vera natura dell’alchimia. Abbracciando il suo lascito e le proprie capacità di controllo del mana, la ragazza si unisce al team di ricerca di Aladiss, una organizzazione che si occupa di indagare sui tragici eventi del passato, nella speranza di svelare i misteri che si celano dietro il cataclisma e di scoprire il suo ruolo nel mondo.

Atelier Yumia parte in medias res mostrandovi da subito il party al completo, salvo poi aprirsi ad una digressione temporale.

Rispetto ai precedenti capitoli della saga, Atelier Yumia propone atmosfere più mature fin dalle prime ore. La stessa protagonista non è una ragazzina ingenua ma una giovane donna, determinata ed in cerca di risposte. Al contempo, vive sulla sua pelle il sospetto, la diffidenza ed il pregiudizio nati dalla pratica alchemica, divenuta un tabù in un continente che porta su di sè le cicatrici di un cataclisma inspiegabile.

Si tratta di un cambio di prospettiva che attribuisce a The Alchemist of Memories & the Envisioned Land un inedito punto di vista all’interno della propria saga, con tematiche più controverse e sfaccettate. Il merito è anche di una sceneggiatura che adotta un impianto più tradizionale nel panorama JRPG, con un interessante cast di supporto ed il classico villain che viene addirittura presentato da subito con un avvio in medias res (salvo poi tornare indietro per narrare la storia dal principio). Forse la storia lesina troppo su stereotipi caratteriali e potrebbe non essere questa grande novità per i fan del genere, ma ha l’indubbio merito di proporre qualcosa di diverso rispetto al passato.

Dal punto di vista artistico invece, non c’è davvero nulla da contestare. Ancora una volta, la firma del character design è di Benitama, già responsabile del remake di Atelier Marie. Un tratto che ricorda vagamente quello di Takeshi Ozawa (Valkyria Chronicles), che sa conquistare con tratti morbidi e talvolta crepuscolari (in questo senso, emblematici gli accostamenti cromatici). Un po’ più prevedibile il design del mondo di gioco, influenzato inevitabilmente anche dai compromessi di natura tecnica. Sotto questo versante il titolo è solido, anche se funestato da un numero preoccupante di caricamenti che spezzano un po’ troppo il ritmo. Estremamente valido è invece l’accompagmento musicale a cura del veterano Kazuki Yanagawa nonchè dei nuovi arrivati Akiko Tateyama e Yumemi Kujira.

Il cast è interessante, salvo qualche stereotipo caratteriale.

Un mondo da esplorare

Come anticipato, gli sviluppatori hanno colto l’occasione dell’ottima risposta del pubblico per la serie Ryza per spingere il nuovo capitolo in direzioni ancor più innovative. Senza tuttavia tradire le caratteristiche più amate dai fan.

Atelier Yumia offre un mondo di gioco mai così ampio, ricco di punti di interesse, location da scoprire e missioni da intraprendere. L’esplorazione costituisce il nucleo principale di ogni Atelier, ma con Yumia il team di sviluppo ha voluto alzare l’asticella. La ricerca degli ingredienti legati ai processi alchemici viene così diversificata il più possibile per combattere il rischio della ripetitività. Spazio dunque ad indovinelli ambientali da risolvere, missioni di caccia da affrontare, ambienti ostili impregnati di mana da purificare e molto altro. L’appartenza al team di ricerca di Aladiss si lega a doppio filo alla avanscoperta del continente, con veri e propri obiettivi pionieristici da portare a termine per poter avanzare con la trama principale.

Si tratta di un approccio molto più disinvolto e corale rispetto al passato, che rielabora alcune dei concept visti, tra gli altri, anche in Final Fantasy VII Rebirth. Non ci troviamo di fronte tuttavia ad un prodotto con le medesime attenzioni e la stessa coesione generale (il mondo di gioco a conti fatti è una grande mappa con i classici punti interrogativi sparsi). Tuttavia è innegabile l’impegno da parte degli sviluppatori, soprattutto considerando il volume complessivo (che richiede anche mezzi di spostamento come una ruggente motocicletta) e l’introduzione di meccaniche di personalizzazione legate al proprio atelier nonché alla costruzione di insediamenti. Insomma, c’è anche un pizzico di gestionalità in Atelier Yumia.

L’esplorazione è il vero fulcro del titolo.

L’altro elemento pesantemente rivoluzionato è il sistema di combattimento. Con questo capitolo, aumentano le distanze dalla classica impostazione a turni in favore di un approccio maggiormente in linea con i dettami degli action RPG.

Gli scontri di Atelier Yumia avvengono in tempo reale, con transizioni rapide dalla world map al campo di battaglia. Il giocatore non può tuttavia muoversi liberamente, bensì solo orbitare attorno all’avversario stabilito e scegliere dinamicamente se avvicinarsi per il combattimento ravvicinato o tenersi a distanza per gli attacchi a lunga gittata. A seconda della scelta può dunque concatenare gli attacchi associati alle selezioni rapide dei tasti, ma altresì schivare le offensive avversarie o effettuare parate perfette da cui rilanciare letali contrattacchi. Il flow del combattimento è estremamente dinamico e punta costantemente a stordire l’avversario per abbassarne le difese in maniera sostanziosa. Un obiettivo che si centra ogniqualvolta i nemici subiscono un determinato numero di specifici attacchi. A quel punto, i colpi del party saranno più dannosi e si potranno sprigionare non solo attacchi cooperativi ma anche devastanti assalti speciali.

Ciò che abbiamo appena descritto sembra affascinante ed avvincente, ed in linea generale è così. Un sistema di combattimento che punta molto sulla prontezza dei riflessi. Tuttavia non tutti gli aspetti legati alle dinamiche di lotta ci hanno convinto allo stesso modo. Anzitutto, il livello di sfida è tarato considerevolmente verso il basso. Salvo alcuni combattimenti maggiormente impegnativi contro avversari più tenaci, gli scontri tendono a risolversi troppo rapidamente a causa di uno sbilanciamento eccessivo in favore dell’aggressività del party. I nemici ordinari vengono spazzati via in pochi istanti semplicemente attaccando con ostinazione, anche senza osservare tattiche precise. Servono diverse ore (e scontri contro arcigni avversari singoli) prima di iniziare ad esplorare le stratificazioni legate al posizionamento, al ritmo di lotta ed alle azioni corali. Un’attesa forse eccessiva, per un sistema di combattimento al quale forse manca un pò dell’equilibrio legato alla turnistica tradizionale.

Il combat system è interessante, seppur con qualche riserva.

Scambio equivalente

Come ogni Atelier che si rispetti, una grandissime fetta dell’offerta ludica è riservata alla sintesi alchemica affidata alla protagonista.

The Alchemist of Memories & the Envisioned Land non tradisce i fan di lunga data, offrendo un comparto ancora una volta complesso e gratificante, seppur con qualche apertura nei confronti di un pubblico inedito. Di base, il funzionamento della sintesi alchemica prevede la selezione di una ricetta da seguire. A quel punto, il giocatore dovrà selezionare il nucleo alchemico più adatto per creare l’oggetto in questione ed “attivarlo” con un ingrediente specifico. Una volta effettuata questa operazione preliminare, sarà possibile accedere ad uno “scheletro” della ricetta. Questo sarà formato da un insieme di slot, nei quali inserire gli ingredienti migliori per aumentare il più possibile le caratteristiche del prodotto finale. Scegliendo le opzioni migliori, la risonanza alchemica sarà più elevata e così anche la qualità dell’operazione stessa.

La creazione alchemica può assere automatizzata.

Il sistema riassunto in poche righe è in realtà molto più poliedrico e permette di sbizzarrirsi creando oggetti (ma anche armi ed accessori) con caratteristiche ed abilità aggiuntive in grado di fare davvero la differenza nelle fasi più avanzate dell’avventura. Si tratta di una complessità che viene introdotta gradualmente mentre soprattutto all’inizio resta di modesta influenza. Una scelta saggia, per permette soprattutto ad un pubblico meno smaliziato di assimilare le basi. Ma gli sviluppatori non si sono fermati a questo.

Lungi dal costringere l’alchimia entro rigidi schemi prefissati, Atelier Yumia apre le porte altresì a qualche semplificazione che strizza l’occhio soprattutto alla quality of life. Anzitutto, è sempre possibile ricorre a funzioni di automatizzazione delle sintesi alchemiche. Impostando dunque alcuni parametri di base (tipo il puntare ad ottenere le caratterestiche migliori con gli ingredienti a disposizione), il gioco provvederà a tutto. Una soluzione ideale per talune situazioni, anche se implica perdere un po’ dell’anima del titolo. Viceversa, estremamente bene accetta è la funzione di sintesi rapida disponibile in qualsiasi punto della mappa di gioco, che permette di creare alcune oggetti utili all’esplorazione senza passare necessariamente dall’atelier. Allo stesso modo, la sintesi è altrettanto possibile anche in ulteriori punti della mappa, grazie alla funzione di costruzione degli insediamenti. Piccoli accorgimenti, ma decisamente importanti in un gioco di più ampio respiro come questo.

Si possono produrre degli oggetti utili nel corso dell’esplorazione grazie alla sintesi rapida.

Commento finale

Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land rappresenta un potenziale punto di svolta per la longeva serie JRPG di Gust. Una produzione ampia ed ambiziosa, che pone l’accento su un gameplay maggiormente immediato ed accessibile, accompagnato da una storia dal taglio più maturo. Esattamente come una complessa formula alchemica, gli sviluppatori sono riusciti a coniugare le caratteristiche identitarie della saga alle novità inserite. Al contempo, si tratta di una formula che potrà essere ulteriormente affinata e migliorata. Ma una cosa è certa: la strada è decisamente quella giusta.

Recensione SoundPEATS Capsule3 Pro+: suono high def a prezzo budget

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SoundPEATS ci ha abituati a cuffie di grande qualità ad un prezzo davvero irrisorio, eppure con queste Capsule3 Pro+ potrebbe essere riuscita in una impresa davvero impossibile: portare la qualità di cuffie da circa 200 euro in un kit che è possibile recuperare anche sotto i 100 euro. Dopo averli provati intensamente per diverse settimane, ecco le nostre impressioni.

Unboxing

La confezione delle Capsule3 Pro+ non presenta grosse sorprese. All’interno troviamo

  • Gli Auricolari Capsule3 Pro+
  • Custodia di ricarica USB-C
  • Cavo USB-A/USB-C (corto ma funzionale)
  • Tre coppie di gommini in silicone (S, M, L)
  • Manualistica multilingua essenziale ma ben realizzata e i classici adesivi SoundPEATS

Design e Costruzione:

Il design dei Capsule3 Pro+ non nasconde la sua ispirazione agli AirPods Pro di Apple, con un’estetica a stelo piuttosto anonima, abbellita da un piccolo inserto color oro. Sebbene non particolarmente vistoso, il design di questi auricolari non ci ha fatto impazzire. La custodia di ricarica, compatta e dotata di un robusto meccanismo magnetico di chiusura, tuttavia è molto piacevole al tatto con la sua finitura opaca, inoltre si infila comodamente in tasca e protegge efficacemente gli auricolari. Le sue dimensioni sono generose ma non eccessive, e le forme arrotondate contribuiscono a renderla meno ingombrante.

Con un peso di soli 5g per auricolare, i Capsule3 Pro+ risultano estremamente confortevoli anche dopo ore di utilizzo. La certificazione IPX4 garantisce una protezione adeguata contro sudore e schizzi d’acqua, rendendoli adatti anche per l’attività fisica. Il comfort è notevole, anche se nonostante gommini di buona qualità la loro stabilità resta un po’ precaria così come pure l’isolamento passivo.

xMEMS: La Tecnologia che Cambia le Regole del Gioco

L’aspetto più interessante dei Capsule3 Pro+ si nasconde al loro interno: i driver xMEMS. A differenza dei tradizionali driver dinamici che utilizzano bobine mobili e pistoni, questa tecnologia solid-state rappresenta un approccio completamente nuovo alla riproduzione del suono.

I driver xMEMS, spessi appena 1mm e con un peso di soli 56 milligrammi, reagiscono 150 volte più velocemente rispetto ai driver tradizionali. Questa velocità si traduce in una precisione e una pulizia sonora che fino a poco tempo fa erano prerogativa esclusiva di auricolari dal costo ben più elevato. L’assenza di parti in movimento elimina inoltre le distorsioni meccaniche tipiche dei driver convenzionali.

La genialità di SoundPEATS risiede nell’aver abbinato questa tecnologia avanzata a un driver dinamico da 12mm dedicato alle frequenze basse. Questo sistema ibrido riesce così a combinare la straordinaria chiarezza e definizione dei driver xMEMS con la corposità e l’impatto dei bassi che solo un buon driver dinamico può offrire. Il risultato è semplicemente sorprendente per questa fascia di prezzo.

Qualità Audio

Non è esagerato affermare che i Capsule3 Pro+ stabiliscono un nuovo standard per quanto riguarda la qualità audio sotto i 100 euro. L’esperienza di ascolto è caratterizzata da una trasparenza e una pulizia sonora che lasciano a bocca aperta.

La risposta in frequenza dichiarata di 20Hz-40kHz si traduce nella pratica in una riproduzione estremamente dettagliata. L’equilibrio tonale è ben calibrato, con bassi incisivi ma controllati, medi naturali e alti cristallini ma mai affaticanti.

Ciò che colpisce maggiormente è la capacità di questi auricolari di separare gli strumenti nelle registrazioni più complesse. Ascoltando brani come

“Lonely World” di Moses Sumney o “Sleep Easy” di Sam Evian

si percepisce distintamente ogni singolo strato sonoro, ogni dettaglio che in auricolari di questa fascia di prezzo solitamente si perde nella mischia.

La scena sonora è ampia e ben articolata, con un imaging preciso che posiziona correttamente gli strumenti nello spazio. Non siamo ai livelli degli auricolari premium da 300+ euro, ma l’esperienza è comunque sorprendentemente immersiva.

Il supporto al codec LDAC di Sony consente inoltre agli utenti Android di godere di uno streaming audio ad alta risoluzione fino a 990 kbps a 24 bit/96 kHz, un plus non indifferente per gli audiofili attenti alla qualità. Ovviamente sono supportati anche i codec standard AAC e SBC per la massima compatibilità. Vi ricordiamo che mentre su Android è possibile attivare il codec LDAC tramite le opzioni sviluppatore, su iOS purtroppo il codec non è supportato. Inoltre, LDAC non può essere utilizzato quando la connessione multipoint (ovvero la connessione automatica a diversi dispositivi) è attiva. Su Windows 11, LDAC non è un codec supportato in maniera nativa. E’ possibile comunque attivarlo con software di terze parti a pagamento, come Alternative A2DP Driver.

Equalizzazione e Personalizzazione

L’applicazione PeatsAudio offre un equalizzatore a 10 bande che permette di personalizzare minuziosamente la firma sonora degli auricolari. Per quanto la taratura di fabbrica sia già eccellente, questa flessibilità consente di adattare il suono alle proprie preferenze personali o al genere musicale ascoltato.

L’app include anche diversi preset già pronti all’uso, tra cui “Bass Boost” per gli amanti dei bassi profondi e “Treble” per chi desidera esaltare le frequenze alte. La possibilità di creare e salvare profile personalizzati rappresenta un valore aggiunto significativo.

Cancellazione del Rumore: Efficace e Intelligente

Il sistema di cancellazione attiva del rumore dei Capsule3 Pro+ si basa su un approccio ibrido che utilizza microfoni sia esterni che interni. SoundPEATS dichiara una riduzione del rumore fino a 45dB, con una banda passante di 1,8kHz.

Nella pratica, la cancellazione funziona in modo convincente con i rumori a bassa frequenza come motori, condizionatori e il brusio costante degli ambienti d’ufficio. I rumori improvvisi e le voci ad alta frequenza vengono attenuati con minor efficacia, come è tipico dei sistemi ANC in questa fascia di prezzo.

La modalità adattiva intelligente merita una menzione speciale: analizza costantemente l’ambiente circostante e regola il livello di cancellazione del rumore di conseguenza. Questo significa meno distrazioni in ambienti rumorosi e maggiore consapevolezza quando necessario, senza dover intervenire manualmente.

La modalità trasparenza è ben implementata, anche se la riproduzione dei suoni ambientali risulta leggermente meno naturale rispetto alle soluzioni premium di Apple o Sony. Resta comunque più che adeguata per conversazioni rapide o per mantenere la consapevolezza dell’ambiente circostante.

Autonomia e Ricarica: Il Compromesso Accettabile

Se c’è un aspetto in cui i Capsule3 Pro+ mostrano qualche limite, questo è l’autonomia. I test condotti da SoundGuys hanno rilevato circa 3 ore e 53 minuti di riproduzione con ANC attivo, un valore inferiore alla media del mercato attuale, dove diversi modelli superano le 6-8 ore.

La custodia di ricarica compensa parzialmente questa limitazione, offrendo circa 6 ricariche complete per un’autonomia complessiva dichiarata di 43 ore. È importante notare che l’utilizzo del codec LDAC e dell’ANC contemporaneamente riduce ulteriormente i tempi di ascolto.

La ricarica avviene tramite porta USB-C, ma manca purtroppo il supporto alla ricarica wireless, una funzionalità che si sta diffondendo anche nei modelli di fascia media. Una ricarica rapida di 10 minuti fornisce circa 2 ore di ascolto, caratteristica utile per chi è sempre in movimento.

Connettività e Controlli: Semplici ed Efficaci

I Capsule3 Pro+ utilizzano il Bluetooth 5.3, garantendo una connessione stabile fino a circa 10 metri di distanza. Il supporto al multipoint consente di collegare simultaneamente due dispositivi, passando facilmente tra telefono e computer senza necessità di riconnessioni manuali.

I controlli touch sono reattivi e personalizzabili tramite l’app. Di default, un tocco singolo regola il volume, il doppio tocco gestisce play/pausa, il triplo tocco attiva le modalità di riduzione del rumore o l’assistente vocale, mentre il tocco prolungato consente di passare alla traccia successiva.

L’unica assenza degna di nota è un sensore di rilevamento dell’orecchio, che avrebbe permesso di mettere automaticamente in pausa la musica quando si rimuove un auricolare.

Qualità delle Chiamate: Adeguata per l’Uso Quotidiano

Ogni auricolare è dotato di tre microfoni che, combinati con algoritmi di cancellazione del rumore ambientale, offrono una qualità delle chiamate complessivamente buona. La voce risulta chiara in ambienti tranquilli, mentre in situazioni più rumorose la soppressione del rumore funziona adeguatamente, anche se non allo stesso livello dei modelli premium.

Durante i test in studio la qualità è molto buona, anche se in ambienti particolarmente rumorosi o ventosi la qualità tende a degradarsi, come è normale per questa categoria di prodotti. Come sempre vi invitiamo a giudicare di persona con le registrazioni che trovate qui sotto.

Nel test audio condotto in studio è possibile notare come l’audio sia molto chiaro e fedele alla voce originale, solo leggermente chiusa.

Buona la cancellazione dei rumori di fondo come è possibile notare nella registrazione in stazione a Milano, dove nonostante si avverta un leggero brusio di fondo, la voce non è a singhiozzo, tipica di sistemi di cancellazione del rumore di scarsa qualità.

Commento finale

I SoundPEATS Capsule3 Pro+ rappresentano un punto di svolta nel mercato degli auricolari wireless economici. L’integrazione dei driver xMEMS, finora prerogativa di modelli ben più costosi, porta la qualità audio a un livello che fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile per questa fascia di prezzo.

Certo, ci sono dei compromessi: l’autonomia non è eccezionale, manca la ricarica wireless e il design non brilla per originalità. Ma quando si considera che questi auricolari offrono una qualità sonora paragonabile a modelli che costano il doppio, queste limitazioni diventano facilmente accettabili.

Per chiunque cerchi auricolari wireless con un suono eccellente senza spendere una fortuna, i SoundPEATS Capsule3 Pro+ rappresentano una scelta molto sicura. A 84,00€ sfruttando il coupon del 15% su Amazon, è difficile immaginare un prodotto migliore.

La combinazione di tecnologia all’avanguardia, buona cancellazione del rumore e prezzo accessibile li rende assolutamente consigliati per chi desidera un ottimo auricolare senza svuotare il portafoglio.

Svelata in parte la mappa di Luminopoli di Pokémon Legends Z-A

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Pokémon Legends: Z-A sarà il prossimo capitolo della serie spin-off di Pokémon Legends e punta a riesplorare l’ambientazione del gioco precedente, ma da una prospettiva diversa. Il primo gioco della serie, Pokemon Legends: Arceus, riportava i giocatori nella regione di Sinnoh dai titoli di Pokémon Diamante e Pokémon Perla. Tuttavia, era ambientato 200 anni prima degli eventi di quei giochi, il che permetteva di vedere l’evoluzione della regione e su come fossero cambiati i suoi Pokémon nel corso dei secoli.

I fan sanno già parecchio su Pokémon Legends: Z-A, dall’ambientazione di Luminopoli alla sua storia, cioè di come la città stia subendo un piano di riqualificazione urbana per adattarsi meglio alle vite dei Pokémon e dei suoi abitanti. Tuttavia, per quanto i giocatori possano essere entusiasti di rivisitare Luminopoli, il nuovo titolo di GameFreak ha già pasticciato la sua interpretazione non attenendosi a quello che era stato fatto in Pokémon Legends: Arceus qualche anno prima.

Infatti, la mappa di Luminopoli in Pokémon Legends Z-A non è stata completamente svelata. Tuttavia, tramite il sito Web ufficiale del gioco, i giocatori possono vedere una versione illustrata che rivela che la città è significativamente più grande della versione di Pokémon X e Pokémon Y. Anche se Luminopoli era gigantesca nei due citati titoli, gran parte della stessa era occupata da aree in cui i giocatori non potevano andare. Tuttavia, questo non sembra essere il caso della versione Z-A. Nel primo trailer ufficiale del gioco, si vedono infatti delle strade molto più estese, con negozi che possono essere visitati e aree per combattere Pokémon selvatici.

Naturalmente, considerando che l’intero Pokémon Legends: Z-A sarà ambientato a Luminopoli, ci si potrà aspettare una versione molto più estesa. Aiuta anche il fatto che il gioco girerà su Nintendo Switch, e potenzialmente su Switch 2 (la cui presentazione completa avverrà il 2 aprile 2025), e non su 3DS. Quindi, ci saranno naturalmente più dettagli e aree da esplorare per i giocatori che non hanno provato la Luminopoli dell’era 3DS.

Tuttavia, mentre Luminopoli è sicuramente più grande in questo nuovo titolo, non è poi così diversa. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che non sembra che Pokémon Legends: Z-A sia ambientato molto più in là degli eventi di X e Y: ci sono persino personaggi di quei giochi in Z-A. La città sembra quasi identica dagli screenshot e dalla mappa sopra menzionata, il che è un vero peccato, soprattutto considerando che Arceus sembrava implicare che la serie si sarebbe concentrata su un periodo di tempo diverso, cambiando completamente l’aspetto della regione originale.

Non è che Pokémon Legends: Z-A dovesse essere ambientato nel passato, per quanto la parola “leggenda” possa far pensare così, ma si poteva fare di più che replicare la regione di un precedente gioco Pokémon su una nuova console. È fantastico che Game Freak abbia fatto così tanti sforzi per dare vita alla nuova Luminopoli, ma sembra uno spreco in quanto sembrerebbe apparire come una “semplice” versione rimasterizzata di una città dell’era 3DS, piuttosto che cogliere l’opportunità di fare qualcosa di nuovo e audace. E voi cosa ne pensate?

Vi ricordiamo che il gioco è atteso nel corso del 2025