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Resident Evil 7 Biohazard, nuove informazioni sul DLC End of Zoe e su Not a Hero

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Pubblicato anche un nuovo trailer.

Capcom ha reso disponibile un nuovo trailer per I prossimi DLC di Resident Evil 7 Biohazard, che include informazioni sul terzo DLC End of Zoe e sul contenuto gratuito Not a Hero.

Il nuovo trailer e gli screenshot ci permettono di dare un’occhiata al DLC End of Zoe, dove un uomo misterioso di nome Joe che vive sulle sponde della palude incontra casualmente Zoe, legando irreparabilmente i loro destini.

Inoltre viene mostrato anche cosa ci attenderà nel DLC gratuito Not a Hero, che vede il ritorno di Chris Redfield, soldato veterano BSAA, nonché il personaggio preferito della serie Resident Evil. Ambientato dopo i terribili eventi che hanno visto protagonista Ethan Winters in Resident Evil 7 Biohazard, Chris è a caccia di Luca Baker per porre fine una volta per tutte agli orrori creati dalla famiglia Baker. Gli agenti BSAA in passato hanno tentato più volte a catturare Lucas, ma non hanno mai avuto successo, sono anzi finiti prigionieri del pericoloso individuo. Riuscirà Chris a salvare i suoi colleghi e al contempo catturare Lucas nei pericolosi sotterranei pieni di gas velenosi?

Resident Evil 7 biohazard Gold Edition uscirà, insieme ai 2 DLC rimanenti, il 12 dicembre 2017 per PlayStation 4, Xbox One e PC. La Gold Edition include il gioco completo e tutti e 3 i DLC disponibili (Banned Footage Vol. 1, Banned Footage Vol. 2 e End of Zoe), formando così un unico e definitivo pacchetto dell’orrore.

End of Zoe sarà incluso in Resident Evil 7 biohazard Gold Edition o disponibile sotto forma di aggiornamento per i possessori del Season Pass. Il DLC Not a Hero sarà disponibile al download gratuito per tutti i possessori di qualsiasi versione di Resident Evil 7 biohazard, il 12 dicembre.

Quasi tutti i contenuti di End of Zoe e Not a Hero per PlayStation 4 sono giocabili anche con PlayStation VR per un’esperienza horror da brividi.

Mario + Rabbids: Kingdom Battle, in arrivo il primo DLC

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Una serie di nuove battaglie stanno per invadere il mondo dei funghi.

Un nuovo update è disponibile ora per Mario + Rabbids: Kingdom Battle, che si aggiorna alla versione 1.2.400297. Non ci sono dettagli al riguardo ma crediamo che serva a preparare il gioco al primo DLC, che sarà disponibile da domani 17 ottobre.

Stando alle informazioni rilasciate questo primo contenuto aggiuntivo includerà una serie di nuove sfide da affrontare per ottenere nuove ricompense. Per il secondo DLC, molto più corposo e che aggiungerà una nuova storia, l’uscita è stata fissata per il 16 gennaio 2018.

 

Eshop Nintendo Switch, aggiunta la sezione dedicata agli sconti

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Da oggi non sarà più un problema vedere quali titoli saranno in sconto.

Cercare sullo store di Nintendo Switch  i giochi che sono temporaneamente in sconto  non è esattamente un’operazione semplice. Ma da oggi, grazie alla nuova apposita sezione introdotta nell’Eshop, controllare gli sconti non sarà più un problema.

In questo momento la sezione appare abbastanza spoglia ma, con il passare del tempo e con l’aumento dei titoli, siamo sicuri che si riempirà facilmente.

DOOM su Nintendo Switch in uscita il 10 novembre

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Pubblicato un nuovo video con gli sviluppatori.

In un nuovo video degli sviluppatori di id Software pubblicato oggi da Nintendo il direttore creativo Hugo Martin e il produttore esecutivo Marty Stratton discutono delle varie caratteristiche che i giocatori potranno sperimentare in DOOM per Nintendo Switch tra cui la completa campagna single-player (con tutte le modalità di difficoltà), la modalità Arcade e l’intero ventaglio delle mappe e modalità Multiplayer, inclusi tutti i contenuti aggiunti pubblicati in precedenza. Essi vanno inoltre ad analizzare in profondità il lavoro fatto con Panic Button per assicurarsi che DOOM su Nintendo Switch potesse essere veloce, brutale e perfettamente aderente all’esperienza che i giocatori avevano amato sulle altre piattaforme.

Ricordiamo che DOOM è già disponibile su PS4, Xbox One e PC e dal 10 novembre prossimo arriverà anche per Nintendo Switch.

Siete pronti alla carneficina?

Recensione La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra

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Quanto sei disposto a sacrificare? E a soffrire?

Fra i colossal cinematografici di maggior successo nella storia del cinema, la trilogia de il Signore degli Anelli occupa un posto di assoluto rispetto. Secondo Metacritic, La Compagnia dell’Anello, Le due Torri e il Ritorno del Re, rientrano fra i Top 200 film di tutti i tempi. Fra i tanti record fatti registrare, Il Signore degli Anelli è la trilogia cinematografica di maggior incasso mondiale di tutti i tempi, superiore anche rispetto ad altri storici franchise come la trilogia originale di Star Wars e la saga de Il padrino. La serie di film ha incassato un totale di 2.91 miliardi di euro, portando inoltre a casa ben 17 premi Oscar e tantissimi altri riconoscimenti.

Se in ambito cinematografico i record sono tantissimi, dove il brand non è mai riuscito a sfondare è in quello videoludico. Ci sono state delle trasposizioni negli anni, a partire dal 1987. Fra RPG e action però il risultato non è mai stato dei migliori. Soltanto nel 2014, grazie a Warner Bros. Interactive Entertainment e Monolith Productions (che ricordiamo annovera fra le proprie creazioni anche FEAR e Condemned), abbiamo avuto la possibilità di vivere le vicende della Terra di Mezzo in una connotazione del tutto nuova grazie a L’Ombra di Mordor.

Un Open World liberamente esplorabile e brulicante di malvagi orchi pronti a farci la pelle. La produzione era sorretta dal quasi rivoluzionario Nemesis System, un sistema che riuscì a differenziare il gioco da altre produzioni action. Il gioco era divertente e praticamente infinito, spazzando via in pochissimo tempo, l’incertezza dei fan della saga sul risultato finale. Anche se le vendite de L’Ombra di Mordor, furono buone, fu realizzata anche una GOTY del gioco, che in cantiere ci fosse un sequel, non era poi così scontato e invece, sorprendendo tutti, Warner Bros. Interactive Entertainment, circa otto mesi fa, annunciò L’Ombra della Guerra.

Qui di seguito potete dare uno sguardo alla nostra videorecensione:

Non è ancora finita.

“Un Anello del potere. Ma il potere può accecare chi lo brama e anche i legami più saldi possono spezzarsi.”

L’Ombra della Guerra continua la narrazione de L’Ombra di Mordor, basata sul legendarium di J. R. R. Tolkien e impostata tra Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Come il suo predecessore, il gioco prende anche ispirazione dagli adattamenti cinematografici di Peter Jackson. Il giocatore vestirà i panni del ramingo Talion e dello spirito del Signore elfico Celebrimbor, intenti a realizzare sul monte Fato un nuovo Anello del Potere per creare un esercito e combattere e sconfiggere il “Signore Oscuro” Sauron. Purtroppo, l’ultimo colpo della scure, sferrato sull’anello, separa Talion da Celebrimbor e quest’ultimo finisce nelle grinfie del Grande Ragno, Shelob che assumendo le sembianze di un’avvenente donna “tentatrice” e approfittando della vulnerabilità di Talion, impossibilitato a sopravvivere senza l’anima spettro, riesce a farsi consegnare l’Anello del potere scambiandolo proprio con Celebrimbor. L’intro narrativo rappresenta una sorta di pretesto per l’inizio del nostro complicato viaggio lungo la Terra di Mezzo. Non è certamente brillante e al pari del predecessore, anche L’Ombra della Guerra va considerato come un prodotto a se, svincolato dai temi canonici de Il Signore degli Anelli e de lo Hobbit dai quali, per forza di cose, prede spunto e si riallaccia a più riprese.

L’esperienza proposta dai ragazzi di Monolith Productions è più viva e ricca che mai. Aggiungendo anche una convincente componente RPG/Action che ci porterà ad affrontare svariate situazioni. Ci troveremo innanzitutto a scoprire Minas Ithil, assediata da un enorme esercito di orchi pronti a distruggere ogni difesa e a trucidare ogni essere umano a portata di spada. Qui è custodita una delle pietre veggenti che permetterebbe di modificare le sorti della guerra e della Terra di Mezzo. Dovremo combattere impavidamente, riscoprendo il Sistema Nemesi (che trae origine dalle produzioni Rocksteady), fra schivate, piroette, salti, fendenti, colpi di grazia. Un sistema più evoluto rispetto a L’Ombra di Mordor ma che mantiene ancora alcune criticità.

A tratti permane quel senso di poca fluidità dell’azione, della macchinosità dei movimenti, delle schivate e di un forte senso di confusione, quando saranno più nemici ad attaccarci, da farci girare quasi gli occhi. Così come la telecamera, mai perfettamente capace di seguire al meglio l’azione e a svariate situazioni in cui ci si presenteranno dinanzi delle buffe compenetrazioni poligonali. Quindi è vero che il sistema prende spunto dalla serie Arkham ma è ben lontano dall’avvicinarsi alla perfezione e al gradimento che la trilogia dell’Uomo Pipistrello riesce a darci. C’è comunque da dire che dopo una manciata di ore si farà l’abitudine e si penserà soltanto a trucidare gli orchi utilizzando le armi e i poteri a nostra disposizione. La nostra progressione prevede che ad ogni aumento di livello, che avverrà quando compiremo determinate azioni, porteremo a compimento le missioni e/o affronteremo eventi speciali, si otterrà un punto abilità da spendere nell’apposita schermata delle abilità.

Alla ricerca dei capitani

Qui potremo potenziare il nostro ramingo; in tutto sono disponibili cinque classi: Combattimento, Predatore, A Distanza, Spettro, In Sella e Storia. Per citare alcuni dei potenziamenti sbloccabili, abbiamo la possibilità di migliorare non soltanto il combattimento ma anche specifici poteri come il poter cavalcare bestie immonde, dopo averle però adeguatamente indebolite, il recupero della salute attraverso il prosciugamento della vita degli Orchi, gli attacchi dalla distanza, rallentando ad esempio il tempo, gli scatti, i movimenti ecc. Il tutto poi passa anche dal completamento di diversi obiettivi, primari e secondari, che ci daranno accesso a nuovi armamenti e alle preziose gemme, suddivise in Potenza, Vitalità e Ricchezza che ad esempio aumenteranno di una certa percentuale l’attacco di un’arma specifica, ripristineranno un certo quantitativo di salute quando uccideremo i nemici o aumenteranno le probabilità che i nemici uccisi rilascino “pecunie”.

In poco tempo, sarà possibile migliorare il livello del protagonista e le abilità disponibili. Una progressione molto spinta che porterà il ramingo ad utilizzare sempre più spesso attacchi diversificati, finisher brutali e affrontando un numero sempre maggiore di nemici. Non brilleranno di certo per intelligenza, il più delle volte, quando scompariremo dal loro cono visivo, eviteranno quasi subito di inseguirci o di cercarci ma riusciranno, se in gran numero, a darci filo da torcere. Ad un certo punto il buon Talion sbloccherà così tante abilità, equipaggiamento e alleati da essere in grado di gestire, quasi da solo, tutte le situazioni che si presenteranno. Morire, sarà abbastanza difficile, un po’ perché i nemici non sono per niente impegnativi, a parte i capitani nemici che vedremo fra poco e un po’ perché potremo liberamente assorbire l’energia vitale degli orchi. In caso di sconfitta, Talion ritornerà dalla morte, invece di affrontare quel nemico potremo dirigerci verso un altro obiettivo in modo tale da aumentare il nostro livello e ottenere un miglior armamentario e potenziamenti vari.

Tu vuoi l’anello!

Fra le tante attività disponibili, molto divertenti, risultano essere gli scontri con i capitani nemici. Ovvero, interrogando degli orchi marchiati di verde e individuabili attraverso il tasto L1 che ci darà accesso al mondo spettrale potremo scoprire l’ubicazione di un capitano nemico, i suoi punti critici, paure e debolezze. Una volta individuato, talvolta anche involontariamente in quanto i capitani nemici potrebbero tenderci delle trappole, consci dei punti deboli, dovremo affrontarli e sconfiggerli per ottenere nuovi potenziamenti. Verrà del tutto naturale, esplorare la grande mappa di gioco, suddivisa in aree, non solo per dare la caccia ai capitani nemici ma anche per ricercare oggetti e collezionabili. Le vere potenzialità del titolo però si presenteranno dal secondo atto in poi.

Infatti, utilizzando l’Anello del potere, potremo creare il nostro personalissimo esercito da schierare contro le forze orchesche, potenziandolo con tutti i power up disponibili. Avremo a disposizione un massimo di cinque campioni da schierare al nostro fianco. Potremo quindi reclutare gli Uruk, affidandogli compiti di infiltrazione o semplicemente richiamandoli quando avremo bisogno di rinforzi immediati. Il sistema è davvero portentoso e profondo riuscendo a dare maggior risalto alle schiere nemiche e alla varietà con cui andremo ad approcciare lo scontro. Se dovessimo essere uccisi da un capitano nemico, capiterà, fidatevi, il nemico in questione aumenterà di grado e allo stesso tempo anche le ricompense che ci lascerà, una volta ucciso, saranno migliori. Ciò ci spingerà talvolta a farci uccidere appositamente, in modo tale che il capitano nemico raggiunga un grado sempre più alto (fino a leggendario). Inutile dire che lo scontro sarà sempre più arduo e dovremo prestare tanta attenzione. Capitano dopo capitano, comandante dopo comandante, indeboliremo le file nemiche fino a culminare nello scontro degli scontri, l’assedio.

Per Gondor

Gli assedi daranno finalmente un senso a tutte le nostre azioni, facendoci vivere in prima persona le battaglie che hanno caratterizzato l’universo Tolkiano e la Terza Era. Sono molto appaganti, non soltanto in termini “pratici”, in quanto dovremo limitarci a trucidare gli orchi fino a quando farà la sua entrata il reggente, ma anche in termini grafici e scenici il motore grafico riesce a dare il meglio di se. Il Nemesis System ci permetterà, di convocare anche le guardie del corpo, le quali potranno intervenire attraverso i comandi che impartiremo attraverso i tasti direzionali. Ricordate di non andare all’avventura, ma di prepararvi adeguatamente prima dell’assedio. Sconfiggere i capitani e i comandanti indebolirà l’esercito di Sauron, quindi affrontate le missioni Scontro che saranno evidenziate sulla mappa da un teschio. Tutto si basa su un sistema gerarchico, quindi partite dal “pesce piccolo” per poi arrivare alla punta della piramide.

Sebbene ci sia grande varietà nelle azioni che potremo fare, nelle missioni primarie e secondarie disponibili, la mappa comunque dalle dimensioni buone e il Sistema Nemesi che fa da colonna portante alla produzione, si percepirà dopo qualche ora una certa ripetitività nelle azioni. Certo sarà il giocatore a decidere come delineare la progressione dell’avventura, ma anche variando, inevitabilmente si finirà a fare sempre le stesse cose. Caccia il capitano, identificalo, uccidilo, assali le fortezze, indebolisci le file avversarie ecc. ecc. Una sorta di controsenso considerate le grandi potenzialità del Sistema Nemesi; poche attività da fare, ma caratterizzate da tanta incertezza e imponderabilità. Forse per godere a meglio del titolo è consigliabile giocare sessioni brevi e intense e non dalla durata esageratamente lunga.

Fra le altre modalità disponibili, abbiamo la trasposizione degli assedi nel multiplayer online, Faida Online, modalità nella quale potremo vendicare la morte di altri giocatori o essere vendicati per la nostra di morte e alcune missioni atte ad evitare che Sauron possa riconquistare la Terra di Mezzo. Tutte queste attività, aumentano notevolmente la longevità di un titolo già vastissimo di per se e ci ricompenseranno con punti XP.

Le Ombre di Mordor!

Dal punto di vista tecnico L’Ombra della Guerra, almeno su console, non si presenta benissimo ma neanche così male. Il downgrade grafico fra scene di intermezzo e giocato è evidente ma forse un po’ esasperato da alcune recensioni online. Le note stonate riguardano la grande incertezza nei comandi di base del protagonista, spesso si muoverà in modo macchinoso compiendo manovre, diverse da quelle che vorremmo. Anche le abilità elfiche non migliorano il feeling complessivo, portandoci il più delle volte a rimanere addirittura incastrati in qualche elemento dello scenario o a non riuscire a scalare un parete o una torre così come vorremmo. Anche durante il combattimento si percepirà una certa incertezza del sistema.

L’imput lag non è dei migliori e capiterà di non riuscire a colpire un bersaglio che vorremmo quando attaccati da più nemici contemporaneamente. Scarse le animazioni, e la cura riposta nei modelli poligonali non sempre convince. Movimenti non realistici dei volti, della bocca quando i personaggi parlano e dei capelli ma per il resto il motore grafico rappresenta un buon passo in avanti rispetto al predecessore. Tali mancanze vengono però compensate da una grande varietà dei nemici, che si differenziano fra loro. Il gioco ha una risoluzione di 1080p e mantiene i 30fps quasi granitici, piccole incertezze di sorta, si sono presentate sporadicamente nel corso dell’avventura. Infine, dal punto di vista sonoro, il gioco è completamente doppiato in italiano, e la colonna sonora, sebbene non memorabile, è davvero piacevole.

 

La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra
8.7 / 10 4News.it
Acquista suAmazon.it
Disponibile suPS4, XBOX One, PC
Pro
    - Gameplay migliorato rispetto al predecessore
    - Il Nemesys System è davvero portentoso
    - Plot narrativo affascinante
Contro
    - Alla lunga ripetitivo
    - Alcuni problemi di targeting
    - Movimenti ancora troppo meccanici
Riassunto
La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra è probabilmente ad oggi il miglior titolo dedicato al mondo di Tolkien. Al netto di qualche sbavatura tecnica di troppo, di una certa incertezza nei movimenti e dell'input lag non sempre fulmineo, ci siamo divertiti tantissimo a trucidare orchi, conquistare avamposti e uccidere i capitani nemici. Se siete fan de Il Signore degli Anelli, de Lo Hobbit e avete amato L'Ombra di Mordor, non potete farvi scappare questo capitolo. Ormai Monolith Productions ha dato prova di saperci fare e speriamo vivamente che fra qualche tempo ci possa essere un ulteriore capitolo a chiudere il tutto.
Gameplay
Grafica
Sonoro
Longevità
Giudizio finale

Gran Turismo Sport, nuovi dettagli sui contenuti post-lancio

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Si prevede un supporto costante e duraturo per il titolo.

Il produttore di Gran Turismo Sport Kazunori Yamauchi, attraverso il proprio account Twitter, rispondedo ad alcune domande, ha condiviso nuove, interessanti informazioni riguardo soprattutto il supporto post-lancio che avrà GT Sport.

Yamauchi insieme al suo team ha infatti intenzione di allargare, nel corso del tempo, il parco auto ed i circuiti a disposizione dei giocatori, attraverso una serie di DLC (non specificando la loro natura “gratuita o se saranno a pagamento), che includeranno auto vintage, commerciali e famose.

L’attesa che ci separa da Gran Turismo Sport sta per giungere finalmente al termine, con l’uscita del titolo fissata per il 18 ottobre in esclusiva PlayStation 4.

 

 

Guida agli SSD M.2, la nuova generazione di memorie di massa ultraveloci

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Performance elevate al giusto prezzo.

Il mondo dell’hardware PC è in continua evoluzione e la rapidità con cui vengono proposti componenti sempre migliori e performanti è impressionante, soprattutto negli ultimi anni. Ma se nella maggior parte dei casi vengono prese in considerazione solamente le nuove schede grafiche e i processori in quanto “più importanti” (in particolar modo per il gaming), sappiate che anche il resto dell’hardware sta facendo passi da gigante.

In questo articolo tratteremo un componente che sta rapidamente rimpiazzando gli SSD tradizionali grazie a prestazioni di gran lunga migliori ad un costo ormai accessibile a tutti: stiamo parlando, nello specifico, dei recenti SSD M.2.

M2 SamsungDa mini HDD a sottili memorie

Qualsiasi amante del mondo della tecnologia ha già avuto modo di vedere un SSD (Solid State Disk, Disco a Stato Solido) in azione e, probabilmente, ne possiede almeno uno, con tutti i benefici che questo porta con sé: velocità di lettura e scrittura elevate, prestazioni fantastiche e via discorrendo, ovviamente se comparati ai “vecchi” ma ancora utili e spaziosi hard disk. Rispetto a questi ultimi che hanno una dimensione di 3.5″ o 2.5″, gli SSD sono solamente da 2.5″, occupando pertanto meno spazio specialmente nei laptop dove a disposizione ce n’è poco.

Ebbene, questa forma che riprende quella dell’HDD ma in versione rimpicciolita sta lentamente migrando verso una semplice memoria che ricorda la RAM, il tutto a favore delle dimensioni ulteriormente ridotte senza però rinunciare alle ottime performance. Gli SSD M.2 sono innanzitutto questo: una “rivisitazione” del concetto di spazio occupato e prestazioni.

La prima generazione di SSD M.2 nasce dalla necessità di ridurre ulteriormente le dimensioni della “scocca” dei normali SSD, con parecchio spazio inutilizzato al suo interno, il cui fattore di forma era dettato dalla necessità di adattarsi ai vecchi slot e alloggiamenti dei laptop e, soprattutto, dei case dei desktop PC. Con l’ingegnerizzazione di computer sempre più sottili, ed in particolare con la diffusione degli ultrabook, nasce quindi l’idea di “svestire” l’SSD, liberandosi del plasticume in eccesso. Non a caso uno dei primi produttori ad utilizzare il nuovo fattore di forma è stata Apple con i suoi sottilissimi Macbook Air.

Dal mini-SATA all’attuale M.2

Inizialmente, i primi modelli di questi SSD, denominati mini-SATA o mSATA, consistevano veramente nella sola eliminazione della scocca e si presentavano come normalissime schede denudate di ogni finezza estetica. I mSATA venivano inseriti in un alloggiamento speciale nei laptop o sulla scheda madre di un PC e beneficiavano di tutti i vantaggi (e le limitazioni) di quell’interfaccia, inclusa la velocità del SATA 3.0 anche nota come SATA 6Gb/s, la cui velocità di banda massima garantiva fino a 600 MB/s. Sebbene fossero una “novità”, i mini-SATA non hanno avuto un enorme successo e attualmente sopravvivono ancora grazie ad alcuni modelli di portatili relativamente recenti che li hanno adottati, ma la diffusione su desktop PC è stata molto limitata. Le poche eccezioni riguardano delle sottoclassi di mini-PC realizzati da compagnie come Zotac e Gigabyte per ridurne maggiormente le dimensioni.

In ogni caso, il progetto di una nuova tipologia di SSD era già in cantiere. Durante lo sviluppo vennero etichettati con l’acronimo NGFF, che sta per “Next Generation Form Factor”, per poi essere definitivamente rinominati in M.2. Queste memorie di massa sarebbero state più piccole, più capienti e soprattutto avrebbero dovuto superare il limite più importante degli SSD standard e mSATA, ovvero le limitazioni di banda della tecnologia SATA. Le memorie a stato solido sono infatti in grado di raggiungere velocità enormemente superiori (pensate alle RAM, che possono raggiungere nei formati DDR4 anche velocità di 30.000 MB/s), quindi il problema era da rintracciarsi proprio nell’interfaccia SATA. Invece di inventare da zero una nuova architettura, si è deciso di utilizzarne una già presente praticamente in tutte le schede moderne in grado di di garantire velocità enormemente superiori, ovvero la PCI Express. Esatto, proprio l’interfaccia utilizzata dalle schede grafiche per trasmettere l’enorme mole di dati elaborati per le applicazioni più comuni e, soprattutto, per i giochi si è rivelata essere quella più utile alla trasmissione dei dati memorizzati sulle memorie solide.

PCIe vs SATA limit ac

Dai benchmark effettuati, tutti hanno sicuramente notato un incremento prestazionale, ma in fin dei conti questi SSD M.2 che utilizzano il PCI Express sembrano solamente degli SSD SATA “premium” più veloci. Questo perché la maggior parte di quelli presenti fino ad oggi hanno sfruttato l’interfaccia PCI Express Gen 2.0 x2, che definisce velocità indubbiamente più elevate rispetto al SATA 3.0 ma non offre differenze abissali. Svariati SSD M.2 emergenti, invece, supportano l’interfaccia PCI Express 2.0 x4, che raddoppia le specifiche del PCI-e 2.0 x2 registrando una velocità di trasmissione dei dati fenomenale contro cui il SATA 3.0 non può competere. Per fare un esempio (che potete anche visualizzare nel grafico qui sopra), il SATA 3.0 è in grado di trasmettere circa 560 MB di dati secondo, mentre il PCI Express 2.0 x4 raggiunge una velocità di ben 1560 MBps, il che significa 1 GB al secondo in più.

L’ancora più recente interfaccia PCI Express 3.0 si serve di una tecnologia chiamata NVMe (Non-Volatile Memory Express) che a sua volta raddoppia le prestazioni del PCI Express 2.0 x4, rivelandosi ultraveloce anche con pesanti carichi di lavoro, farà compiere a questa tecnologia il decisivo balzo in avanti che ne decreterà l’adozione su tutti i sistemi più recenti. I vantaggi di questa tecnologia, appositamente studiata per sfruttare le peculiarità delle memorie flash, o  a stato solido, permettono ad esempio di utilizzare un singolo messaggio per un trasferimento dati da 4KB contro i 2 necessari sino ad ora, come pure l’abilità di processare code multiple, fino a 65.536, invece di una alla volta; questo rappresenta un enorme progresso tecnologico per i server ma anche in tutte quelle applicazioni che richiedono simultanei accessi al disco richieste I/O. Come era prevedibile, la NVMe si presenta come un ostacolo tecnico da superare, in quanto le schede madri necessitano della totale compatibilità per poter avviare le memorie di massa con questa interfaccia. Attualmente, molte motherboard recenti basate su chipset Intel Z170 supportano SSD M.2 con PCI Express x4 NVMe, ma al di fuori di queste è ancora abbastanza raro trovare dei connettori in grado di raggiungere bande così elevate. In realtà gran parte dei sistemi operativi (Linux già dal kernel 3.1 e Windows da 8 e 8.1) avevano già driver in grado di sfruttare la nuova tecnologia, tuttavia l’assenza di connettori adeguati sulle schede madri ha frenato lo sviluppo di questa novità rivoluzionaria. Non va dimenticata, inoltre, l’assenza di aggiornamenti BIOS adeguati che permettano di sfruttare la nuova tecnologia con dischi bootabili, il che permetterebbe avvii quasi istantanei e incredibili velocità di lettura/scrittura. Oggi sono ancora poche le memorie PCI Express x4 M.2 che supportano la tecnologia NVMe, ma cominciano a spuntarne sempre più e fra queste c’è l’eccezionale Samsung 950 Pro m.2  (e la sua versione EVO). Certo, la sua velocità è impressionante, ma come detto, prima di fiondarvi nell’acquisto è bene controllare di avere l’infrastruttura adatta.

SATA misureEd è così che sono sbarcati sul mercato i nuovi SSD M.2 con diverse interfacce PCI Express, che hanno superato di gran lunga i SATA.
I nuovi dischi sono disponibili in diverse misure e ora capirete il motivo. Prima di tutto, ogni modello riporta un numero di 4 cifre che si riferisce alle dimensioni in millimetri: le prime due cifre definiscono la larghezza, le altre due la lunghezza.

Da inizio 2016, gli standard di larghezza di queste memorie sono di 22mm per desktop PC e laptop, pertanto i nuovi arrivi sul mercato rientreranno in questa misura. Per quanto riguarda la lunghezza, i formati più comuni sono quelli da 80mm (M.2-2280) e 60mm (M.2-2260): ad una scheda più lunga corrisponde un numero maggiore di chip NAND su cui è possibile salvare i nostri file. Ma perché ci sono misure differenti? La risposta è semplice: per essere adatte ad ogni tipo di portatile.

La scheda madre di un PC moderno dispone di diversi punti di montaggio per gli SSD M.2, pertanto la lunghezza è praticamente indifferente se non per la presenza dei chip NAND. Il problema sopraggiunge quando si entra nel discorso dei laptop, in quanto l’alloggiamento per la memoria di massa ha uno spazio limitato e non tutti i tipi potrebbero essere compatibili. Se avete in mente di fare un upgrade, quindi, controllate prima le misure per evitare di sbagliare.

Attualmente, questo genere di SSD è disponibile fino ad un massimo di 512 GB e il prezzo varia sulla base di produttore, velocità di scrittura e lettura, capienza e altri fattori che ne determinano le prestazioni. Se siete intenzionati ad acquistare un SSD M.2, ecco tutto ciò di cui dovete tenere conto:

  1. Controllate le dimensioni fisiche: assicuratevi che la larghezza e soprattutto la lunghezza (espressa in millimetri) siano compatibili con l’alloggiamento apposito, e questo vale soprattutto per i laptop.
  2. Controllate il tipo di bus: se state aggiornando un laptop, controllate se la memoria è connessa ad un bus SATA o PCI Express prima di acquistare, così da evitare problemi. Su un PC desktop, invece, il discorso è leggermente più complicato in quanto dipende dalla scheda madre su cui si opera: alcune motherboard supportano sia il bus SATA che PCI Express, altre solo uno dei due. Informatevi quindi per cosa sia ottimizzato il vostro modello. In ogni caso, il PCI Express offre una velocità di gran lunga superiore rispetto ai modelli SATA.
  3. Controllate se è avviabile: se installate un SSD M.2 su una scheda madre per la prima volta, verificate con il produttore se il tipo di bus a cui lo collegate è avviabile. In alcuni casi potrebbe essere necessario aggiornare il BIOS.
  4. Comparate i costi per gigabyte: ovviamente, tenete conto anche di quanti gigabyte vi vengono messi a disposizione in base al prezzo e scegliete l’offerta migliore. I modelli con bus PCI Express solitamente costano di più rispetto agli altri.

Per finire, di seguito vi riportiamo alcuni SSD M.2 che consigliamo e che, attualmente, risultano tra i migliori sulla base di diverse fasce di prezzo:

Samsung SSD 950 Pro (512GB) – Con performance in grado di battere quasi ogni concorrente sul mercato ad un prezzo ragionevole, l’SSD 950 Pro è consigliato a chiunque desideri velocità elevate e non abbia un limite di budget.

HyperX Predator SSD PCIe Gen.2 (480GB) – Velocità e prestazioni ai massimi livelli, sebbene il prezzo non sia il suo punto forte.

Plextor PX-AG256M6e M.2 PCI-E SSD (512GB) – Modello dotato di bus PCI Express in grado di offrire velocità elevatissime rispetto alle controparti SATA, con un trasferimento dati di 4GB/s.

Kingston SM2280S3G2/240G M.2 SSD (240GB) – Il modello offre prestazioni più che buone per il suo prezzo, sebbene l’utilizzo del bus SATA rispetto al PCI Express ne limiti molto la velocità.

Samsung SSD 850 EVO M.2 (250GB) – Con le sue prestazioni e l’affidabilità al top, probabilmente è il miglior SSD disponibile in termini di rapporto qualità/prezzo, anche se la capienza del modello in questione, come quello precedente, non permette l’archiviazione di molti dati.

HyperX Predator SSD PCI E

Speriamo che questa guida sia servita a saperne di più sui nuovi SSD M.2 e che possa orientare la vostra scelta in caso abbiate intenzione di acquistarne uno. Comunque la si pensi, gli SSD sono la nuova frontiera delle memorie di massa e sebbene abbiano ancora qualcosa da offrire, gli HDD tradizionali andranno lentamente scomparendo nel corso dei prossimi anni. Quindi valutate l’idea di portarvi avanti e acquistarne uno (di SSD, si intende).

Bethesda, pubblicata una nuova gallery di immagini per Wolfenstein II. The New Colossus

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Tutta al femminile.

Tremendamente spietate o animate da grandi ideali, alfieri del male o del bene, le figure femminili in Wolfenstein II. The New Colossus svolgono un ruolo fondamentale e rappresentano il degno contraltare del granitico protagonista B.J. Blazkowicz.

Scopriamole insieme.

Frau Engel

Quando si pensa a Frau Engel, l’implacabile cattivo che dà la caccia a B.J. Blazkowicz negli Stati Uniti occupati dai nazisti di Wolfenstein II: The New Colossus, parole come “libertà” e “liberazione” non sono le prime che vengono in mente. Del resto, questa signora è uno degli ufficiali con il grado più alto di un regime nazista che ha conquistato il mondo ucronico di Wolfenstein. Ma per il direttore creativo Jens Matthies, le due parole appena citate sono tra le caratteristiche che definiscono questo malvagio antagonista.

“Il suo personaggio incarna l’ideologia fascista o nazista”, spiega Matthies. “Se riesci a scalare i ranghi di un ambiente militare come quello nazista, di fatto conquisti una notevole libertà personale a discapito di quella degli altri. Puoi dominare ed essere inebriato dal tuo stesso potere.”

Matthies si riferisce, nello specifico, al primo incontro tra B.J. e Frau Engel nel primo titolo di MachineGames della serie (Wolfenstein: The New Order, 2014). In quella scena, una Frau Engel sicura del suo potere si diletta con B.J. in un gioco decadente, usandolo come un oggetto da sfruttare a piacimento. “Il senso della scena è proprio questo”, spiega Matthies. “È la dimostrazione degli incentivi destinati a chi sostiene pienamente gli ideali nazisti.”

Ovviamente, Frau Engel avrà il suo benservito. Sotto la custodia di Frau Engel, B.J. fugge da un campo di prigionia, ferendola gravemente. E, verso la fine del gioco, Frau Engel è costretta, inerme, ad assistere all’uccisione del suo giovane amante Bubi. Un cattivo minore avrebbe accettato la punizione defilandosi per la vergogna ma, nel caso di Frau Engel, questo ha contribuito a renderla ancora più agguerrita.

“Vederla sfigurata mentre giura solenne vendetta è un momento molto forte”, dice Matthies. “Se sei la regina del mondo e qualcuno ti sfida, ovviamente non vuoi altro che rivendicare il trono. Questo alimenta la sua vendetta personale contro la resistenza, ma soprattutto contro B.J.”

Qualche anno più tardi, Frau Engel torna come il cattivo supremo del sequel di MachineGames. “L’idea era quella di sviluppare il personaggio nel primo gioco per poi trasformarlo nell’antagonista principale di The New Colossus“, racconta Matthies.

“Frau Engel vi dà una caccia spietata”, dice il produttore esecutivo Jerk Gustafsson. “Dispone di questa super fortezza volante, chiamata Ausmerzer. Può individuarvi in ogni momento.” Il gioco comincia con B.J., distrutto e disperato, nell’infermeria dell’Martello di Eva, il sottomarino che funge da seconda base della resistenza. Frau Engel attacca il sottomarino e B.J. si cimenta in un’epica lotta su sedia a rotelle, fino a culminare nel primo faccia a faccia tra i due acerrimi nemici di The New Colossus. In altri punti chiave del gioco, l’Ausmerzer si manifesta nei cieli e la situazione (come dice Matthies) “diventa molto più inquietante”.

“Blazkowicz è un’icona della resistenza e, come tale, va spazzata via il prima possibile. Lo chiamano Terror-Billy perché è il loro bastone tra le ruote”, dice il progettista di gioco senior Arcade Berg. “E così, Frau Engel non solo ha la sua personale vendetta da attuare, ma deve anche sbarazzarsi di lui per il bene dei nazisti.”

Con o senza fortezza volante, Frau Engel è comunque minacciosa. E questo non solo grazie alla sceneggiatura e ai dialoghi, ma anche alla prestazione attoriale di Nina Franoszek, che, secondo Matthies, ha contribuito rendere il personaggio più vivo che mai.

“Alcune scene, su carta, erano già molto forti”, dice Matthies. “Ma il tutto si è evoluto con l’apporto di Nina. Per un attore tedesco non è mai facile impersonare un nazista. A livello emotivo è complicato. All’inizio credo che ne abbia sofferto un po’, mentre provava a sviscerare l’emotività del personaggio. Poi c’è stato un momento in cui è entrata perfettamente nella parte. Ed è stato quando ha compreso appieno il personaggio. La sua performance è incredibile, Nina ha dato a Frau Engel quella spinta in più.”

(Nota: anche se Frau Engel è doppiata da Patruno Stefania in italiano, Nina Franoszek ha prestato le sue fattezze al personaggio tramite performance-capture e voce.)

Franoszek ammette di essere stata riluttante all’inizio, in parte perché non aveva esperienza con i videogiochi e non sapeva che cosa aspettarsi. “Non ero sicura di voler lavorare a un videogame, soprattutto impersonando un comandante nazista”, racconta. “Quello che mi ha convinto è stato il copione. Sembrava di leggere Bastardi senza gloria. Era incredibile.”

Dopo un’audizione in cui Franoszek leggeva le battute insieme a Matthies (“Jens poi mi ha detto di essere stato molto colpito dalla mia performance”, dice ridendo), le è stato mostrato uno spezzone del gioco e ha quindi optato per il sì. Da lì è cominciata la collaborazione vera e propria.

“Analizzando Frau Engel, direi che si tratta di una donna psicopatica e sadica”, dice Franoszek. “E siccome io non lo sono, entrare nel personaggio è stato complesso.” Così Franoszek ha cominciato a svolgere delle ricerche, che spaziano dai campi di concentramento alla punk rocker Nina Hagen. Poco dopo, è riuscita a capire che tipo di voce offrire al personaggio, ma ancora non era sufficiente. “Non mi sentivo ancora connessa”, spiega. “Puoi immaginare di avere un terribile mal di denti e usarlo per convogliare la tua rabbia, ma questi sono solo trucchi.”

Poi ha provato una scena dal primo gioco. Un treno arriva a Camp Belica e, mentre i prigionieri vengono condotti nel campo, una persona porge a Frau Engel un neonato in lacrime, presupponendo che lo avrebbe consolato. E invece Frau Engel prova repulsione e punisce il prigioniero per questa impudenza. “Quella è stata la scena che ha cambiato tutto”, racconta Franoszek. “Come l’avrei interpretata?”

Ma Franoszek era preparata. Sapeva come impersonare un comandante nazista. Sapeva come rendere al meglio una psicopatica, una narcisista, una sadica. Conosceva quell’urgenza di far calare il silenzio intorno a sé, come qualcuno che lancia la sveglia contro il muro. Ed è stato in questa prima prova che è scattato qualcosa.

“L’ho fatto e mi sentivo un Dio”, racconta. “Se fai qualcosa di così malvagio e nessuno ti punisce, senti il fuoco dentro, la voglia di spaccare il mondo. Questa è Frau Engel. Può fare le cose più oscene e peggiori, ma non ci sono conseguenze. Cade sempre in piedi. Questa è la chiave di tutto. “

L’onnipotenza di Frau Engel è stata vanificata da B.J. nel primo gioco, ma questo l’ha solamente resa più forte. E, cosa più importante, ha contribuito a rafforzare il suo legame con lo stesso B.J.

“B.J. è il nemico, ma per certi versi è anche il suo nuovo amante”, spiega Franoszek. “Un buon partner è necessario, perché uccidere senza che nessuno opponga resistenza è come schiacciare una formica. Se il nemico è troppo debole, non è divertente. E affinché il divertimento non finisca, questo partner deve essere forte. Se Frau Engel non desse la caccia a B.J., resterebbe sola con i suoi sentimenti. Inaccettabile!”

E, nonostante la spregevolezza di Frau Engel, questa donna risulta essere un cattivo quasi… piacevole. Il che porta a chiedersi: Franoszek ha dovuto individuare qualche punto di forza del personaggio da incorporare nella sua performance?

Lei dice di no. Nonostante sia emotivamente arida, Frau Engel ha una caratteristica che la accomuna ai despoti e ai dittatori nella storia dei regimi totalitari: crede in quello che fa.

“Frau Engel crede nella liberazione dal male propugnata dal regime”, dice Franoszek. “Quando la impersono, non mi sento malvagia. Quello che fa è giustificato dalla sua netta ideologia. È la cosa giusta da fare.” L’assoluta convinzione di essere nel giusto rende Frau Engel un cattivo molto affascinante, poiché per lei tutto ha un senso, tutto si colloca perfettamente in una visione d’insieme definita e precisa.

Matthies è d’accordo. “Quando scrivi, devi sempre entrare nei panni del personaggio. Questo vale sia per i buoni sia per i cattivi”, spiega. “Se stai scrivendo per Frau Engel, lo fai secondo i suoi personali interessi e obiettivi. E questo ha un effetto collaterale eccezionale: tutti i personaggi danno il meglio di sé. Sono i più formidabili sostenitori del proprio punto di vista, sempre e comunque.”

Il fatto che Franoszek vesta nuovamente i panni di Engel è molto importante. A ogni nuovo gioco, la sua performance può solo migliorare. “Sapevamo che Nina sarebbe stata fondamentale, mentre scrivevamo The New Colossus”, dice Matthies. “Avevamo scene su carta di grande impatto e alle quali Nina ha aggiunto le proprie idee, spesso stravolgendole. Sono estremamente soddisfatto del risultato finale.”

Questo risultato sorprenderà anche voi, che abbiate giocato al primo titolo oppure no. “The New Colossus è stato progettato secondo l’idea che non tutti hanno giocato al primo”, spiega Matthies. “Ci sono varie sequenze introduttive, ovviamente, ma credo che quella dedicata a Frau Engel sia davvero memorabile.”

Anya, compagna di Blazkowicz e membro del Kreisau Circle:

Anya Oliwa è un volto già noto. Abbiamo fatto la sua conoscenza nel capitolo precedente, Wolfenstein: The New Order, 2014. Anya è un’intelligente dottoressa polacca. A 16 anni comincia a studiare archeologia presso l’università di Londra, tuttavia è costretta ad abbandonare la Bretagna agli inizi della seconda guerra mondiale. Torna quindi in patria per poter aiutare i genitori, titolari di un centro psichiatrico, dove Anya lavorava da assistente occupandosi della cura dei pazienti. Proprio in quella clinica conoscerà nientemeno che B.J. Blazckowizc (col quale avrà una love story), gravemente ferito e in stato catatonico. Dopo aver visto trucidare i propri genitori sul posto di lavoro, si unisce al nostro Terror-Billy, che nel frattempo ha ripreso conoscenza. Insieme troveranno gli ultimi superstiti del Kreisau Circle, e insieme riorganizzeranno la resistenza per contrastare i nazisti.

Nel nuovo trailer di Wolfenstein 2 The New Colossus, ci viene mostrata un Anya evidentemente incinta scherzare con  B.J.

B.J.:“Sei veramente grossa…

Anya:” Saranno due gemelli”.

Blackowicz ora non combatterà più solo per eliminare i nazisti dalla faccia della terra, ma anche per dare un futuro ai suoi due figli.

 Grace, il leader del Fronte Rivoluzionario Nero a Manhattan:

Grazie ai trailer rilasciati abbiamo qualche informazione in più su questo personaggio. Grace Walker (interpretata da Debra Wilson) è una focosa ragazza afroamericana dalla folta capigliatura, caratterizzata da un linguaggio vivace e spinto.

What fuck are you, white boy?” Grace si rivolge a BJ.

Nata nel Mississippi, si trasferisce con la famiglia nel quartiere nero di Harlem. Sin da giovane dimostra una spiccata intelligenza entrando a far parte del movimento politico per i diritti civili. Dopo la nascita del Fronte di Liberazione Nero viene accusata ingiustamente di omicidio dal FBI. Grazie all’aiuto di Norman “Super spesh”, membro della resistenza, però le accuse decadono. Tra i due si crea un profondo legame, che porterà alla nascita di Abby, la loro figlia. Oggi, Grace, è il capitano della resistenza americana e ha come obiettivo quello di risvegliare lo spirito combattivo del suo popolo. Cercherà quindi un’alleanza con il nostro eroe Terror-Billy e con il Kruise Circle, così da poter scatenare una nuova rivoluzione americana e riuscire finalmente a liberare New York dal giogo della tirannia del regime nazista.

Vuoi che i nazisti se la facciano sotto eh? Hai trovato la ragazza giusta…

La resistenza è in buone mani…

Sigrun Engel

Figlia della malvagia Irene Engel, ha vissuto immersa nell’ideologia del Reich, attorniata da tutte le sue figure di spicco. Sorprendentemente spensierata e… sovrappeso.

Caroline Becker

Leader di una rete della resistenza. Ferma nelle sue convinzioni ed estremamente ingegnosa. Ce l’ha a morte coi nazisti.

NBA 2K18, disponibile la nuova patch 1.04

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Tante novità!

NBA 2K18 è disponibile su PS4, Xbox One, PC, Nintendo Switch e console old gen. Come ci ha abituato ormai da anni, 2K, lavora duramente per garantire un costante supporto ai propri titoli e proprio in queste ore è stato reso disponibile un nuovo aggiornamento per NBA 2K18, la patch 1.04.

Fra le novità, abbiamo: le uniformi Classic Edition per i Bucks, Hornets, Lakers e Suns, le BBB ZO2: Prime, Jordan CP3.X AE, Jordan Super.Fly 2017, Nike Foamposite One e Kobe A.D. NXT tra le scarpe e nuove opzioni per la personalizzazione dei volti.

Il changelog completo è disponibile sulla pagina Facebook ufficiale.

 

Sleepeve.it il nuovo modo di acquistare il vostro materasso

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Diamo uno sguardo al sito SleepEve.it, il perfetto biglietto da visita per una compagnia giovane e dinamica come EVE.

Ho parlato del materasso Eve in memory foam e dei suoi tanti vantaggi in termini di ergonomicità e benessere del sonno in questo articolo un po’ sui generis per 4News.it.  Oggi invece mi voglio concentrare su di un aspetto specifico che probabilmente ho mancato di sottolineare a sufficienza nel precedente articolo: il sistema di vendita online di EVE . 

Una delle principali novità di Eve è proprio il suo fare a meno di rivenditori e intermediari e, grazie a questa scelta, sempre più comune nel mondo dell’IT, ma davvero una novità per il settore, la compagnia inglese riesce ad offrire prezzi incredibilmente competitivi.  Basti pensare alla media prezzo di altri materassi con caratteristiche simili, come il Permaflex “Nutrice”, con un prezzo di oltre il 50% superiore a quello di Eve.

Tutto avviene attraverso il sito internet SleepEve.it, vero biglietto da visita della compagnia ed in grado di trasmettere, a colpo d’occhio, alcuni dei valori del marchio EVE. A dominare sono il giallo e il bianco che trasmettono sicurezza ed allegria, ma soprattutto le tante immagini di “scene di vita” con protagonista il materasso EVE. L’idea che il sito Sleepeve.it vuole trasmettere è quella di un luogo “caldo”, familiare, decisamente diverso dall’asetticità dei siti di produttori concorrenti: mai provato a farci un giro? Vi chiederete come sia possibile che alle soglie del 2020 esistano ancora siti così… 

Nella parte alta del sito, il menù ci offre una panoramica di tutti i prodotti offerti da EVE: non solo materassi, ma anche letti con testiera in legno rivestiti con lana italiana, cuscini in memory foam che possono essere personalizzati con le proprie iniziali realizzate in esclusiva per Eve dall’artista Supermundane con soli 6 euro in più rispetto al valore del solo cuscino, il topper, per chi non è ancora in grado di sostituire il proprio materasso, ma vuole comunque provare i vantaggi del memory foam. Ancora biancheria da letto, in lino e in cotone, materassi per bebè e infine una apposita sezione è dedicata ai prodotti della collezione Folk, marchio britannico del tessile che ha realizzato per Eve pigiami e biancheria da letto.

A dominare sono le immagini, istituzionali ma anche private dei tanti utenti che hanno scelto EVE per il proprio sonno. Una importante sezione della home page è infatti dedicata alla pagina Instagram della compagnia dove con l’hashtag #evesleep la compagnia, ma anche gli utenti possono pubblicare foto con protagonisti i prodotti EVE.

Fare shopping sul sito Evesleep.it è quanto di più semplice si possa immaginare. Dopo il materasso, abbiamo deciso di completare il nostro viaggio nel mondo EVE,  con i due cuscini in memory e con il piumino. Quest’ultimo può essere scelto in tre diverse combinazioni, primavera/estate, autunno/inverno, oppure Smart composto dai due piumini primavera/estate e autunno/inverno che possono essere uniti per garantire il massimo grado di calore ( 4,5 tog + 9 tog ) e una grande versatilità quando la stagione diventa più mite.  Peraltro tutti i piumini EVE sono realizzati con materiale proveniente dalla Danimarca e rispettano i più alti standard qualitativi ed etici di benessere animale.

Completare il checkout è un gioco da ragazzi. Il sito Sleepeve.it permette l’utilizzo di diverse forme di pagamento: c’è Paypal, così come le principali Carte di Credito internazionali come Mastercard, Visa, Discover, American Express, Diners, ma soprattutto c’è il pagamento rateale che soprattutto per chi acquista il materasso è sicuramente l’opzione più comoda. La spedizione poi è gestita da Dpd (Bartolini per intenderci) oppure DHL, il che garantisce tempi di consegna certi.  

L’esperienza con Sleepeve.it non poteva che concludersi in maniera migliore. I prodotti vengono consegnati in meno di una settimana e su tutti, che costino pochi euro, come centinaia, la compagnia garantisce sempre la formula “soddisfatti o rimborsati” che vi permette di provare i vostri prodotti per ben 100 giorni e di essere liberi di restituirli gratuitamente, senza alcun costo, neppure per le spedizioni di ritorno.  

Se vi state trasferendo, avete compiuto il grande passo, o semplicemente non sopportate più il vostro vecchio materasso, fatevi un giro sul sito SleepEve.it, sono sicuro che troverete sicuramente qualcosa che fa al caso vostro.  

 

 

Recensione Skullcandy Hesh 3 Wireless

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In prova le HESH 3 Wireless, le cuffie che segnano un punto di svolta nel marketing di Skullcandy e nella signature  delle sue cuffie

C’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui si raggiunge la consapevolezza di essere diventati grandi. Cambiano i gusti, le abitudini, il modo di vestire, l’idea che abbiamo del mondo. Ci appassioniamo a cose che non avremmo mai pensato di amare e d’improvviso quelle che ritenevamo l’unica ragione di vita, diventano superflue. Accade spesso,  ma non sempre, anche con alcuni brand che maturano, cambiano il loro target e la loro immagine, un po’ per intercettare i gusti dell’utenza e le mode che cambiano continuamente, un po’ perché, come noi, crescono.

Chi vi scrive ha avuto la fortuna di provare per lavoro o per gusto personale, la gran parte dei prodotti Skullcandy, sin dal suo arrivo sul mercato europeo: Smokin’ Buds, Hesh, Hesh 2, Grind, Crusher. Rileggendo le recensioni scritte, mi sono accorto di un fil rouge che le accomuna: la crescita progressiva della maturità del marchio, nello stile certo, ma anche e soprattutto nella qualità sonora. Le Hesh Wireless 3 in prova rappresentano probabilmente la fine di un percorso e l’inizio della maturità per Skullcandy, che in queste cuffie ha racchiuso quanto di meglio la compagnia sia in grado di offrire dal punto di vista della qualità audio, in un design maturo e sobrio che rappresenta la summa dell’evoluzione stilistica del marchio.

Unboxing e design.

Il packaging delle Skullcandy Hesh 3 wireless è piuttosto sobrio, dominato dal colore nero e dai loghi Skullcandy in bianco, ma soprattutto da una grande immagine delle cuffie. L’apertura a libro scopre un blister in plastica nera che contiene e protegge le cuffie. Al centro, una piccola scatolina con l’emblematico teschio di Skullcandy contiene gli accessori, un cavo jack da 3,5 mm di circa un 1m di lunghezza e un cavo USB per la ricarica, oltre ad un foglietto illustrativo per la garanzia. Niente di esaltante insomma e forse è il momento per la compagnia di cominciare a inserire una borsa, anche in tela, per il trasporto dei suoi prodotti, similmente a quanto già fanno altri produttori.

L’archetto ha una stuttura portante in alluminio e una cover in plastica nera leggera, ma dall’aspetto decisamente resistente. La finigura dei padiglioni ha una colorazione opaca e leggermente gommata che dona al dispositivo una piacevole sensazione al tatto.                        

Quanto alle dimensioni, Skullcandy è riuscita a mantenere le dimensioni delle cuffie su di un “footprint” quasi quadrato di cica 17x15cm. Da chiuse, invece,  nonostante i due driver da 40mm, l’ingombro non supera gli 11 cm, in pratica le stesse dimensioni delle Jabra Revo Wireless (vedi gallery in calce), che però sono cuffie sovraurali, che si poggiano cioè sull’orecchio e non lo contengono.

Particolarmente interessante è il dato del peso: circa 200g per una cuffia wireless sono davvero pochi. Per continuare con il paragone, le Jabra Revo pesano 250g mentre le Crusher Wireless addirittura 650g.

I padiglioni, come dicevamo prima, similmente a quelli delle Crusher wireless hanno una forma ovale e sono rivestiti da un abbondante strato di memory foam (circa 1.5cm), che ricopre anche la parte centrale dell’archetto superiore, ma con uno spessore più contenuto di circa mezzo centimetro. La struttura delle cuffie permette non soltanto di ripiegarle all’interno dell’archetto, favorendone il trasporto, ma anche di ruotare i padiglioni di 90° e di poggiarli sulle spalle quando non in uso. Probabilmente però il verso di rotazione inusuale, in senso orario, non è tra i più comodi e avremmo di certo preferito un sistema più tradizionale con rotazione in senso anti orario.

Tutti i comandi, infine, sono posti nella parte inferiore del padiglione destro ed in particolare: il tasto “+” e “-” per skippare la traccia o aumentare e abbassare il volume,  il tasto centrale per le funzioni play/pause e per la risposta alla chiamata e il tasto di accensione e pairing. Sempre sul padiglione destro sono posti l’ingresso per il cavo jack da 3,5mm che ne permette l’utilizzo in modalità passiva – particolarmente  utile quando si è a corto di batteria – e l’ingresso micro usb per la ricarica.

Comfort, isolamento e durata della batteria.

Le Hesh 3 Wireless forniscono un comfort particolarmente elevato anche dopo diverse ore di ascolto, grazie alla generosa imbottitura in memory foam e alla struttura incredibilmente leggera. Rispetto alle Crusher, tuttavia, le cuffie vestono decisamente “più strette”: l’archetto esercita una pressione decisamente maggiore sulle tempie e lo spazio per le orecchie tra i cuscinetti di memory foam è più limitato (4cm) creando qualche fastidio in più soprattutto a chi indossa gli occhiali. La buona rigidità strutturale e la particolare conformazione “skinny” dei padiglioni hanno però un enorme vantaggio: l’isolamento acustico. Le Hesh 3 Wireless sono probabilmente tra le cuffie chiuse con il maggiore isolamento in questa fascia di prezzo. Una volta avviata la riproduzione sembra quasi di entrare in una sala di incisione e l’unico suono udibile diventa quello proveniente dalla vostra sorgente. Si tratta sicuramente un enorme vantaggio per una cuffia “portatile”, soprattutto se le si utilizza in luoghi affollati e rumorosi, ad esempio in treno, o si vuole semplicemente evitare di infastidire chi sta a fianco.

La connettività è un altro dei punti di forza delle Skullcandy Hesh 3. Una volta premuto il pulsante di pairing, il processo viene completato in appena un paio di secondi e la connessione è granitica, senza alcuna perdita di qualità, fino ad oltre 20 metri, anche tra una stanza e l’altra. In questo senso sembra quasi di trovarsi di fronte ad un headset wireless radio, piuttosto che a cuffie BT.

La durata della batteria permette una riproduzione continua fino a circa 22 ore, mentre bastano appena 10 minuti per garantirvi ulteriori 4 ore di riproduzione a volume medio, grazie alla funzionalità rapid charge, simile a quella degli smartphone di ultima generazione.

La prova d’ascolto: l’headset della maturità

E’ sul piano della qualità audio però che le cuffie Skulcandy Hesh 3 ci hanno sorpreso, regalandoci quella sensazione di maturità di cui parlavamo in apertura. Il nostro test si è svolto come al solito utilizzando musica di diversa qualità, in formato FLAC, Mp3, audio streaming e con generi piuttosto diversi l’uno dall’altro: Rock, Pop, R&B, Classica.

Le Hesh 3 wireless offrono un suono nettamente più aperto rispetto alle Crusher wireless, con una netta dominanza delle tonalità più alte della gamma sonora. La particolare voce di Thom Yorke, frontman dei Radiohead, le distorsioni elettriche e gli echi della sua chitarra, ma soprattutto il tintinnio del charlestone Zildjian della batteria in “Creep“, prendono vita, offrendosi in una riproduzione realistica e pungente già ad un volume non troppo elevato. A volumi moderati, i bassi di “Heard ‘Em Say” della coppia Kanye West & Adam Levine appaiono già incredibilmente definiti e presenti, per diventare decisamente coinvolgenti ai volumi di ascolto più elevati. La resa acustica resta sempre fedele senza lasciarsi andare a code incontrollate, sbavature o distorsioni. E’ però l’ascolto di “Mama, you been on mind“, nella cover del compianto Jeff Buckley di un pezzo di Bob Dylan e di “Satisfied Mind” che ci convince definitivamente di una cosa: dal punto di vista audio le Hesh 3 Wireless sono probabilmente le cuffie più equilibrate prodotte sino ad ora da Skullcandy. L’incredibile voce di Jeff ci regala un brivido che avevamo provato soltanto con nostra signora delle cuffie “Sennheiser HD600”, una cuffia molto, molto diversa per concezione (è una cuffia aperta) e prezzo (le Hesh 3 Wireless costano circa 129 euro su Amazon). Sia chiaro, il confronto non è neanche lontanamente possibile, eppure la resa delle Hesh 3 Wireless con alcuni pezzi è sorprendentemente molto vicina a quella di cuffie dal sangue blu. Manca probabilmente un po’ di corposità alla gamma media e, a voler essere pignoli, si avverte qualche vuoto al confine con la gamma alta dello spettro sonoro, dovuto probabilmente ad una equalizazzione che ha favorito la cristallinità degli alti, ma dal punto di vista musicale queste Hesh 3 Wireless non deludono sicuramente le aspettative.

Anche la parte microfonica non è per nulla male. Il microfono integrato sul padiglione destro svolge al meglio il suo compito, garantendo una buona chiarezza delle conversazioni telefoniche e una buona selettività dell’audio che impedisce di catturare rumori esterni indesiderati.

Commento finale

Le Skullcandy Hesh 3 Wireless sono un prodotto maturo, con una resa sonora bilanciata, molto diversa da quella di altre cuffie consumer nella stessa fascia di prezzo, e forse sono indirizzate ad un pubblico che ha superato la fase dell’adolescenza e cerca sonorità “adulte”.
Le Hesh 3 Wireless offrono, quando serve, un punch deciso e coinvolgente nella gamma bassa e danno il meglio di sé nella gamma media e alta, offrendoci una resa sonora molto più vicina a cuffie con una “signature” decisamente più aristocratica. L’autonomia di 22 ore e un sistema BT incredibilmente efficace le rendono cuffie adatte sicuramente in mobilità, ma non commettete l’errore di sottovalutarle: le Skullcandy Hesh 3 Wireless vi stupiranno soprattutto per la loro musicalità

Gran Turismo è in arrivo su PS4, godiamoci il video commemorativo della serie

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Pronti a tornare in pista.

L’ultimo episodio, GT Sport, uscirà il 18 ottobre 2017 in esclusiva per PlayStation 4 e sarà compatibile con PlayStation VR. Per l’occasione Sony ha rilasciato un video celebrativo per il ventennale della serie, che riportiamo di seguito all’attenzione dei nostri lettori.

La nostra recensione di Gran Turismo sarà presto disponibile, restate sintonizzati sulle nostre pagine! Qui trovate invece quella ufficiale della serie.

Fonte: comunicato stampa ufficiale.

SUPERBEAT: XONiC, annunciata la data di uscita per Switch

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Seguita da ben cinque nuovi trailer.

Dopo alcuni rinvii, finalmente SUPERBEAT: XONiC, rhythm game già disponibile su altre console, sta per fare il suo debutto anche su Nintendo Switch. Il gioco sarà disponibile dal 30 novembre in digitale, mentre la versione fisica sarà disponibile a partire dall’8 dicembre.

Per celebrare l’annuncio della data di uscita lo sviluppatore PM Studios ha rilasciato dei nuovi video gameplay che mostrano le meccaniche di gioco mentre vengono riprodotte cinque canzoni diverse: Miami Style, Morning Calm, Aztec Bump, Peter Pan, e Louder.

The Evil Within 2 è finalmente disponibile

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The Evil Within 2 si è fatto attendere, ma finalmente è disponibile per PS4, PC ed Xbox One: diamo un’occhiata alle parole degli sviluppatori nel comunicato stampa ufficiale dedicato all’arrivo del titolo sul mercato.

The Evil Within 2 disponibile da oggi

Il maestro dell’horror Shinji Mikami e Tango Gameworks danno ai giocatori il benvenuto nel terrificante mondo dello STEM
 La colonna sonora del gioco disponibile ora su Spotify e Amazon

Bethesda Softworks®, una società di ZeniMax® Media annuncia oggi che The Evil Within 2, nato dalla geniale mente del maestro dei survival horror Shinji Mikami e dal talentuoso team Tango Gameworks, è disponibile per Xbox One, PlayStation® 4 computer entertainment system e PC. The Evil Within 2, diretto dal game designer John Johanas con Mikami nelle vesti di produttore del gioco e supervisore creativo porta l’acclamato franchise a un nuovo livello con il suo unico mix di brividi psicologici e survival horror.

Inoltre all’oscura mente del compositore Masatoshi Yanagi si deve la colonna sonora di The Evil Within 2 disponibile oggi su Spotify, iTunes e Amazon 

“Con The Evil Within 2 abbiamo voluto dare ai fansun valido motivo per ritornare nel mondo dello STEM, un luogo infernale che nessuno intende nuovamente visitare”, ha dichiarato John Johanas, Game Director di Tango Gameworks.

“Per il sequel abbiamo utilizzato un approccio ancora più aperto per incoraggiare una maggiore libertà di esplorazione e consentire ai giocatori di scegliere in modo in cui giocare. I giocatori dovrebbero davvero prepararsi per sopravvivere.”

Nei panni di Sebastian Castellanos, dovrai immergerti nuovamente in un’esperienza infernale nel seguito dell’acclamato survival horror del 2014 creato dalla mente di Shinji Mikami. Combatti creature distorte in ambienti spaventosi e affronta i tuoi peggiori incubi nel tentativo di salvare tua figlia.

Per ulteriori informazioni sul gioco, visita www.TheEvilWithin.com.

The Evil Within 2, pubblicata la nuova gallery sulle ambientazioni

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Il gioco è disponibile oggi!

The Evil Within 2, nato dalla geniale mente del maestro dei survival horror Shinji Mikami e dal talentuoso team Tango Gameworks, è disponibile per Xbox One, PlayStation 4 e PC. Diretto dal game designer John Johanas con Mikami nelle vesti di produttore del gioco e supervisore creativo porta l’acclamato franchise a un nuovo livello con il suo unico mix di brividi psicologici e survival horror.

The Evil Within 2 vi trasporta in un mondo pieno di orrori, che vanno aldilà di ogni immaginazione, con morte e smembramenti in agguato ad ogni angolo. Tuttavia, non è sempre stato cosi. Quello che era un tempo un ambiente idilliaco è stato trasformato in una visione contorta di una piccola città Americana. L’intera città di Union è stata costruita tramite lo STEM, attraverso l’utilizzo di una mente pura come nucleo: Lily, la figlia di Sebastian Castellanos. Quando però Lily scompare all’interno dello STEM, senza più un nucleo centrale come supporto, il mondo comincia a corrompersi. Ora, a Sebastian, tocca il compito di ritrovarla… prima che l’intero mondo collassi su entrambi.

The Evil Within 2 getta Sebastian in una varietà di ambienti terrificanti; alcuni ricordano l’orrore claustrofobico del primo gioco, altri saranno larghe aree che ti permetteranno di esplorare questo mondo da incubo nel modo in cui più lo desideri. In base al vostro stile di gioco potrete decidere se celarvi nell’oscurità, per preservare le munizoni, o avere un approccio più diretto e affrontare queste creature spaventose.

The Evil Within 2 offre molta più flessibilità rispetto al suo predecessore, la non linearità del mondo ti permetterà inoltre di esplorare Union come più ti aggrada. Come affrontare il gioco spetta solamente a te; potrai  correre per il mondo ad armi spianate, oppure muoverti furtivamente nelle ombre, conservando le munzioni e scoprendo ogni singolo aspetto nascosto di questo mondo.

Esplorarando le decadenti strade di Union e soffermandoci in alcune abitazioni, potremo rivelare alcuni misteri appartenenti a questo mondo generato dallo STEM, oltre che scoprire dettagli sul passato di Sebastian.

Cities: Skylines, l’espansione Snowfall in arrivo su console

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Prepariamoci a sfidare l’inverno.

Paradox Interactive ha annunciato l’arrivo dell’espansione Snowfall anche sulle versioni console di Cities: Skylines. L’espansione sarà disponibile dal 14 novembre su PlayStation 4 e Xbox One.

Snowfall offrirà ai giocatori nuovi modi di costruire le proprie città. Il DLC includerà nuove mappe oltre ad una serie di nuove attrazioni invernali e nuovi mezzi di trasporto da costruire. Snowfall inoltre è stata confermata essere soltanto la prima di una serie di espansioni che verranno rilasciate per la versione console del titolo.

Di seguito vi lasciamo al trailer d’annuncio:

WWE 2K18: pubblicato il trailer di lancio

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Siamo pronti a suonarcele di santa ragione!

2K Games, per celebrare il lancio di WWE 2K18, ha pubblicato un nuovo e spettacolare trailer che ci introduce in quello che, a detta degli sviluppatori, sarà il capitolo migliore e più realistico dedicato alla World Wrestling Entertainment.

WWE 2K18 arriverà su PlayStation 4, Xbox One e per la prima volta anche su PC a partire da martedì 17 ottobre. La versione per Nintendo Switch invece non ha ancora una data di lancio, nonostante sia stata confermata l’uscita entro la fine del 2017.

Story of Seasons: Trio of Towns, trailer di lancio

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Disponibile da oggi.

Nintendo ha rilasciato un nuovo trailer che accompagna l’uscita di Story of Seasons: Trio of Towns, dispnibile a partire da oggi su Nintendo 3DS.

Il video che vi lasciamo in calce mostra le novità introdotte in questo nuovo capitolo della serie:

 

Super Mario Odyssey si mostra in un lungo video gameplay

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Hype a mille.

Come riportato da Nintendo Everything sul canale ufficiale di Nintendo Japan è stato pubblicato un nuovo video gameplay per l’atteso Super Mario Odyssey, esclusiva Nintendo Switch che sarà disponibile all’acquisto il 27 ottobre prossimo.

Siete curiosi di sapere quanto ha avuto il gioco nella recensione di Edge? Come era immaginabile, un bel 10/10. Quanti giorni mancano all’uscita del gioco? Noi non vediamo l’ora di giocarlo!

Xbox One X, pubblicato un nuovo video relativo alla line-up

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Manca meno di una mese all’uscita della console!

La console più pontente mai creata è in dirittura d’arrivo e Microsoft ha deciso di lanciare un nuovo video, tramite l’account Twitter ufficiale Xbox, incentrato sulla line-up. Questa la didascalia che accopagna il video: “la line-up più vasta e diversificata di Xbox One” che comprende esclusive Microsoft già uscite: Gears of War 4, Halo 5, Forza 7 e Cuphead, esclusive in arrivo: Crackdown 3, Sea of Thieves, State of Decay 2 e third party come: Assassin’s Creed Origins e La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra.

Ricordiamo che Xbox One X sarà disponibile all’acquisto a partire dal 7 novembre prossimo.