Little Nightmares – pubblicato nel 2017 dai ragazzi svedesi di Tarsier Studios – rappresenta una delle IP più interessanti e innovative dell’ultimo decennio. Una serie puzzle-platform a tinte horror che ha stregato tantissimi giocatori. Le prime due iterazioni (la seconda risale al 2021) – infatti – hanno venduto complessivamente oltre venti milioni di copie, dando vita anche ad altri media, come la serie di fumetti targata Titan Comics. Nel 2021, Tarsier Studios ha confermato che Little Nightmares II sarebbe stato il suo ultimo capitolo, in quanto lo studio fu acquisito da Embracer Group; ma poiché i diritti intellettuali del franchise appartengono a Bandai Namco, l’editore ha deciso di continuare la serie senza Tarsier. Lo sviluppo è stato quindi affidato a Supermassive Games noti per titoli del calibro di Until Dawn (che lo scorso anno è tornato sotto i riflettori grazie al remake), The Dark Pictures Anthology (Man of Medan, Little Hope, House of Ashes e The Devil in Me), The Quarry e per aver lavorato alle “Enhanced Edition” di Little Nightmares e Little Nightmares II.
Insomma, al netto di un portfolio di tutto rispetto, il passaggio di consegne ci ha dato più di qualche dubbio. Ma Supermassive Games non ha cercato di reinventare la serie in alcun modo, optando invece per uno sviluppo cauto. Little Nightmares 3 offre un’esperienza in continuità con la saga, mantenendo il tono fiabesco, oscuro e inquietante che ha reso celebre la serie, ma fatica – purtroppo – a proporre elementi veramente innovativi in ogni comparto. Ma andiamo con ordine!
Little Nightmares III è disponibile dal 10 ottobre 2025 al prezzo consigliato di 39,99 € per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC.
Versione testata: PlayStation 5
Un nuovo incubo
Little Nightmares 3 si concentra sui protagonisti Low e Alone (all’inizio dovrete scegliere quale dei due protagonisti volete impersonare) e si svolge nella Spirale, una realtà angosciante popolata da illusioni e creature spaventose. Il gioco abbandona Six e Mono, proponendo un’avventura che non espande né conclude la trama principale dei precedenti capitoli. La lore si allontana dalla saga originale, inserendo nuovi personaggi e minacce con una narrazione volutamente più enigmatica, che privilegia l’atmosfera inquietante rispetto alla profondità o ai collegamenti con gli episodi passati. L’ambientazione è sempre disturbante, ma priva di riferimenti diretti agli eventi e ai caratteri cardini della serie, rafforzando la sensazione di spin-off piuttosto che di vera continuazione. Il focus sulla collaborazione riduce il senso di solitudine e accentua la resilienza dei due protagonisti, sacrificando però la ricchezza del reparto narrativo (decisamente meno incisivo e che si mantiene su un piano più superficiale) e introspezione psicologica vista nei precedenti titoli. Il finale di Little Nightmares ci ha lasciato a bocca aperta. Ci siamo ritrovati con tantissime domande, ancora di più quando siamo arrivati ai titoli di coda del secondo gioco, con tutta una serie di teorie che spopolano sul web. Il finale di Little Nightmares 3, senza voler svelare nulla, ci ha lasciato con un grande interrogativo: “È tutto qui?“

Collaborazione e resilienza
Al di là del plot narrativo non propriamente eccezionale, uno dei cambi maggiori nel terzo capitolo riguarda la tematica di fondo. Il fulcro tematico di Little Nightmares è la fame, declinata sia in senso fisico che morale. Six si trova in un ambiente dove gli adulti sono rappresentati come figure mostruose e deformi, il cui desiderio insaziabile di cibo diventa simbolo della corruzione, dell’abuso di potere e della perdita dell’innocenza. “The Maw” simboleggia una prigione dell’infanzia e della società, dove il rifugio familiare si trasforma in una vera e propria minaccia, e la fame di Six è la metafora della necessità di assimilare modelli e valori imposti dal mondo adulto, fino a diventarne vittima o carnefice.

In Little Nightmares II la televisione, la Signal Tower e la figura dell’Uomo col Cappello incarnano rispettivamente la manipolazione mediatico-sociale, l’alienazione causata dal bombardamento di stimoli esterni e l’oppressione dell’autorità familiare. La struttura diversificata offre una panoramica di traumi differenti: la scuola e la maestra rappresentano il sistema educativo repressivo, il chirurgo riflette l’ossessione per la perfezione fisica. Tutto richiama la perdita dell’identità e della volontà, con Mono e Six sempre più succubi di un destino che sembra ineluttabile.

Little Nightmares III – invece – sposta il focus dalla solitudine alla collaborazione, trattando la resilienza in un mondo dominato da illusioni e figure distorte. I protagonisti Low e Alone sono costretti ad aiutarsi per sopravvivere, e i loro strumenti – la maschera da corvo di Low e la chiave inglese di Alone – diventano simboli di introspezione, controllo e ingegno per affrontare le difficoltà. Tema centrale è l’illusorietà della realtà e la necessità di non fidarsi pienamente delle apparenze modificando parzialmente il tono generale e l’approccio all’orrore.

Anche se potremmo parlare a lungo delle tematiche e del nuovo cast di orribili creature del gioco non vogliamo (e non possiamo) svelarvi di più. Il gioco di Supermassive ripropone molti degli elementi dei suoi predecessori, e il minimo che possiamo fare è lasciarvi scappare terrorizzati dai suoi disgustosi nemici…
Gameplay
Il gameplay – sin dalle prime battute di gioco – ci è sembrato fin troppo familiare. Questo terzo capitolo – pur mantenendo molti punti di contatto con la tradizione della serie – introduce però alcune novità. La differenza più rilevante è rappresentata dall’inclusione della cooperativa (sia gestita dall’IA e sia con la possibilità di giocare online con un altro giocatore; purtroppo non è disponibile – in maniera del tutto inspiegabile – una modalità cooperativa locale), che trasforma la struttura d’esperienza rispetto agli episodi precedenti, da sempre imperniati sulla solitudine del protagonista. Nel primo e nel secondo capitolo, il senso di isolamento e vulnerabilità è centrale: il giocatore deve sopravvivere da solo agli orrori e alle minacce, con enigmi e fasi platform pensate per un singolo personaggio. Little Nightmares 2 ha introdotto parzialmente la dinamica del compagno, ma questa funzione è molto limitata e non paragonabile all’esperienza di gioco condivisa del terzo capitolo, dove i personaggi Low e Alone devono imprescindibilmente cooperare per superare i puzzle, affrontare avversità ambientali e arrivare alla fine di questo incubo. Alcuni enigmi sono stati completamente ripensati in funzione della verve collaborativa, e la nuova IA del compagno risulta più reattiva e credibile. La scelta di concepire Little Nightmares 3 in questo modo, attenua il senso di solitudine e amplifica la componente strategica e il lavoro di squadra. Il gameplay è ancora una volta un rompicapo-platform a scorrimento orizzontale: Low può usare un arco mentre Alone è dotata di una chiave inglese, strumenti che permettono di risolvere gli enigmi ambientali di volta in volta propinati ed evitare furtivamente la cattura di alcuni antagonisti davvero raccapriccianti.

Nel dettaglio: la stragrande maggioranza delle sezioni richiedono che le azioni dei due personaggi siano coordinate: Uno dei due deve attivare o manipolare elementi ambientali da lontano, mentre l’altro esegue azioni di supporto o di attacco ravvicinato. Questa dinamica crea opportunità sia per attacchi tattici a distanza, sia per affrontare direttamente i nemici in situazioni di emergenza, bilanciando l’approccio più passivo dei predecessori con uno più attivo e strategico. Ad esempio con Low che può colpire a distanza piccoli nemici (come gli insetti volanti), attivare leve o rompere corde, mentre Alone è chiamata a distruggere ostacoli (come vetri e muri fragili), finire le minacce o azionare di propria iniziativa alcuni elementi con la sua chiave inglese. Questa alternanza di ruoli obbliga i giocatori a comunicare e coordinarsi; andando altresì a proporre un’esperienza – sebbene l’approccio al combattimento rimanga limitato e circoscritto a pochi momenti della campagna con la rapidità di esecuzione come unico fattore chiave – più dinamica rispetto ai puzzle più statici e lineari dei capitoli precedenti aumentando la varietà delle situazioni da affrontare.

I puzzle, pur essendo stati congeniati per due giocatori, non sono particolarmente profondi o innovativi (la formula tende a ripetersi nelle diverse fasi e la varietà delle interazioni tra le abilità dei personaggi non è ampissima): spesso ci si alterna nel premere pulsanti, attivare meccanismi o aiutare il partner in situazioni di pericolo generando una progressione piacevole ma spesso fin troppo prevedibile e semplicistica. Dal punto di vista del single player, la IA controlla l’altro personaggio in modo efficiente e – almeno nella nostra esperienza – senza errori di sorta e ci ha permesso di vivere quasi tutta l’esperienza in modo impeccabile. In modalità online (è possibile condividere il gioco utilizzando un Pass Amici, che consente di invitare qualcuno che non possiede il gioco sulla stessa piattaforma) – invece – i due giocatori in carne e ossa possono “dare vita” a nuove interessanti situazioni in termini di coordinamento dell’attacco o di distrazione dei nemici (quando si riesce a trovare un altro utente online). Ad arricchire il gameplay, la gestione della paura e della tensione è costruita attraverso jumpscare, sequenze di inseguimento, ambienti opprimenti e la necessità di esplorare scenari via via più disturbanti. Tuttavia, la sensazione generale è che Little Nightmares 3 mantenga la classicità della serie favorendo la collaborazione e abbandonando l’impostazione più timorosa e di fuga che caratterizzava i capitoli precedenti, ma senza rinnovare profondamente – pur mantenendo un’elevata enfasi sull’atmosfera di tensione e vulnerabilità – la struttura delle meccaniche puzzle.
La durata si attesta fra le quattro e le sei ore complessive. A differenza dei primi due giochi, che erano divisi in cinque capitoli, Little Nightmares III è diviso in quattro, con due capitoli DLC previsti in futuro. Ogni capitolo dura circa 45/60 minuti, mentre il terzo, è un po’ più lungo.
Comparto grafico e tecnico
Dal punto di vista visivo, Little Nightmares 3 conserva lo stile 2.5D della saga, ma il colpo d’occhio si arricchisce in termini di profondità di campo, illuminazione e animazioni cooperative. Ciò rende le interazioni più fluide e credibili, ma la direzione artistica mantiene la continuità con la serie, senza proporre uno stile rivoluzionario. Questa fedeltà è sia un punto di forza, sia un limite per chi cerca innovazione rispetto ai capitoli precedenti. C’è comunque da sottolineare che Supermassive Games ha compreso (e non era affatto banale o scontato) appieno il linguaggio estetico di Little Nightmares, catturandone con disinvoltura le dimensioni, la tensione e i dettagli straordinari.

Eppure, sotto la facciata innovativa della Spirale si cela un forte senso di dejà vu. Sul piano artistico la produzione conferma la cura per il dettaglio tipica della serie. Il mondo di gioco è affascinante e macabro, con una palette cromatica desaturata impreziosita da accenti di colore più vivaci. Ogni scenario si presenta come una sorta di diorama inquietante, anche se la varietà e la personalità degli ambienti risultano meno distintive rispetto ai capitoli precedenti facendo anche trasparire una certa prudenza nel non voler stravolgere la formula. Tecnicamente il gioco è solido, con texture, animazioni e atmosfere curate; abbiamo riscontrato lievissimi cali di framerate nella modalità grafica su PS5 e qualche bug minore – così come il sempre legnosetto sistema di controlli – che non compromette assolutamente l’esperienza.
In termini di sonoro, questo terzo gioco della serie utilizza meno musica degli altri, il che ci ha deluso, dato l’efficace utilizzo di melodie contorte che la serie aveva fatto in passato. Se ne può ascoltare una nel menu principale, ma durante il gioco la musica si sente di rado, ad eccezione delle scene di inseguimento da cardiopalma.
Commento finale
Little Nightmares 3 è un incubo che vale la pena provare. Supermassive Games ha compreso appieno il linguaggio artistico del franchise confermandone l’estetica e le meccaniche di base ma offrendo un pacchetto – che seppur curato – è privo di grandi ambizioni e originalità. La nuova modalità coop aggiunge una dimensione interessante ma non rivoluzionaria, mentre la narrazione criptica e la art direction mantengono inalterato il fascino originale senza rompere con la formula storica della saga e senza sorprenderci con nuove prospettive. L’atmosfera resta fortemente vincolata all’immaginario fiabesco e spaventoso, ma affascinando con una paura che si trasforma e che risulta meno intensa se condivisa con un altro personaggio e con una struttura dei puzzle e degli enigmi ambientali che tende a privilegiare la collaborazione rispetto alla tensione individuale. Little Nightmares 3 è abbastanza inquietante da far rabbrividire, ma nel complesso, pur trattandosi di un buon gioco, non riesce a raggiungere la qualità dei due predecessori; un vero peccato in quanto se si fosse osato di più – a nostro giudizio – sarebbe stata decisamente un’altra storia!










