WWE 2K26 si presenta come il capitolo più ricco e caotico dell’era moderna della serie, un’evoluzione che affonda le radici nel rilancio avvenuto con WWE 2K22 e nelle rifiniture poi susseguitesi prima con WWE 2K23 passando per WWE 2K24 e fino ad arrivare a WWE 2K25. Se i due episodi precedenti avevano puntato soprattutto sulla stabilità del gameplay e sull’ampliamento delle modalità card–based e manageriali, 2K26 cerca di consolidare le buone basi costruite negli ultimi anni spingendo su nuove tipologie di incontro, un sistema di reversals rivisto, profondità delle modalità (con lo Showcase dedicato a CM Punk) e spettacolarità dell’azione, senza però stravolgere un’impostazione che il pubblico ha ormai assimilato e – in ultimo ma non meno importante – una forte enfasi sull’ambientazione (introdotta nello scorso capitolo della serie) “The Island”, che diventa quasi un secondo palcoscenico parallelo agli show tradizionali. Il risultato è un titolo estremamente denso di contenuti, pensato tanto per il fan che vive del WWE Universe e degli show settimanali quanto per chi cerca match veloci, stipulazioni particolari e un contesto ludico dal forte gusto “giocoso”.
WWE 2K26 è disponibile dal 13 marzo 2026 per PlayStation 5, Xbox Series X, Nintendo Switch 2 e Microsoft Windows.
Versione testata: PlayStation 5
Roster: ampiezza e struttura
Il roster di WWE 2K26 e l’editor sono pensati chiaramente per chi vive il gioco anche come sandbox creativo, e su questi fronti il salto rispetto ai capitoli precedenti è netto. Il roster base supera quota 200 lottatori tra main roster, NXT, leggende, manager e personaggi extra legati alla mia ASCESA, con l’intero pacchetto che supera i 400 personaggi giocabili contando varianti temporali, versioni alternative e DLC del Ringside Pass. La divisione segue la logica degli show, con Raw, SmackDown e NXT ben rappresentati, ma accanto ai volti televisivi si trovano nomi di spicco della scena internazionale come El Hijo del Vikingo, Jordynne Grace e diversi profili provenienti da partnership esterne, oltre alla presenza di CM Punk in più incarnazioni (’08, ’11, ’13, Retro) che dialogano direttamente con lo Showcase.
Sul fronte leggende la copertura è ampia: dalla golden era all’Attitude fino ai 2000, con figure come Hulk Hogan, The Rock, Stone Cold, le varie versioni di Kane e Diesel, Chyna, i Dudley Boyz, DDP, Ken Shamrock e molti altri, utili tanto per ricreare card storiche quanto per alimentare i “what if” in Universe. A completare il quadro ci sono i personaggi sbloccabili tramite Showcase e La mia ASCESA – versioni storiche di Punk, attires alternativi, manager e comparse – che danno ulteriore sostanza alla sensazione di avere tra le mani un archivio enciclopedico della WWE recente e passata.

Creazione e personalizzazione: il vero endgame
La Creation Suite di WWE 2K26 è uno dei punti dove si avverte maggiormente la volontà di 2K di accontentare la community più creativa: gli slot per i personaggi creati vengono raddoppiati a 200, mentre quelli dedicati alle immagini per loghi, attire (vestiario) e arene salgono fino a 2000, aprendo la strada a federazioni interamente custom e a roster paralleli completi. Il sistema recupera e potenzia il body morphing, permettendo di intervenire in modo fine su torace, braccia, addome e altre parti del corpo, e separa nettamente i “pool” di layer per corpo e abiti, con 40 layer dedicati a testa/corpo e 60 per ogni set di attire da ring e da ingresso.
Sul fronte estetico arrivano nuove acconciature maschili e femminili con fisica migliorata, opzioni per capelli a due toni e un ampio ventaglio di parti di abbigliamento originali e ispirate a superstar reali, che evitano la sensazione di “recycling” e permettono di costruire atleti molto più credibili, inclusi wrestler di altre federazioni che la community vorrà inevitabilmente ricreare. Le possibilità di personalizzazione non si fermano ai lottatori: Create an Arena e Create a Show beneficiano di nuovi elementi scenici, set luci, loghi e opzioni di branding, pensate per integrarsi con Universe e con il nuovo sistema di draft, così da rendere coerenti roster custom, show settimanali e PPV.
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda le entrate: l’editor viene ripensato con un sistema a timeline avanzata che consente di definire in modo indipendente intro, stage, rampa, ingresso sul ring e sequenza finale, con animazioni specifiche per tag team, trio, stable a quattro e a cinque. La possibilità di mescolare motion diversi per le varie sezioni, sfruttando animazioni generiche e ispirate a stable note, restituisce entrate molto più coerenti e meno rigide rispetto ai capitoli precedenti, risolvendo uno dei difetti storici del gioco quando si trattava di fazioni create dall’utente.
In questo quadro, roster enorme e personalizzazione profonda si alimentano a vicenda: da un lato la base ufficiale offre sufficiente varietà per chi vuole solo giocare, dall’altro gli strumenti di creazione e i 200 slot permettono di trasformare WWE 2K26 ospitando interi universi alternativi costruiti direttamente dalla community.
Gameplay e sensazioni sul ring
Il sistema di combattimento di WWE 2K26 resta riconoscibile per chi arriva dai capitoli recenti, ma introduce ritocchi mirati che incidono sul ritmo, la leggibilità e la gestione degli scambi che risultano più dinamici grazie al cosiddetto “Reversal Revamp”, una revisione del sistema di contromosse che rende più chiaro il “mind game” tra attacco e difesa e riduce l’abuso delle contromosse e restituisce incontri meno frustranti anche ai livelli di difficoltà più alti. Ne beneficia in particolare la gestione delle fasi centrali del match, dove la costruzione di sequenze offensive e controffensive risulta più naturale. A queste modifiche di base si sommano nuove possibilità di interazione con l’ambiente, dentro e fuori dal ring. Le “scazzottate” tra il pubblico, i combattimenti vicino alle barricate e le interferenze gestite in modo più cinematografico aumentano l’imprevedibilità dell’azione. Il pacchetto di oggetti e interazioni ambientali si arricchisce ulteriormente: tornano i tavoli impilabili, debutta la sacca di puntine da spargere sul ring e le armi beneficiano di una fisica aggiornata, con animazioni che enfatizzano l’impatto di scale, gradini d’acciaio e oggetti pesanti. Ne risulta un wrestling digitale che, pur restando accessibile, premia maggiormente la gestione dello spazio e la capacità di sfruttare l’arena come parte integrante dell’offensiva, soprattutto nelle stipulazioni più particolari e estreme, ma capace di premiare chi decide di approfondire timing, posizionamento e lettura dell’avversario.

Match e modalità: un’offerta monumentale
Il vero punto di forza di WWE 2K26 è la sua offerta contenutistica, ampia senza risultare eccessivamente dispersiva. Sul fronte delle stipulazioni spicca l’arrivo di match come I Quit, Inferno, Dumpster e Three Stages of Hell, che si aggiungono a un ventaglio già molto ricco e offrono varianti interessanti per chi ama sperimentare, con l’Inferno match più votato all’impatto scenico e il Dumpster match che accentua la vena arcade. La conferma del supporto agli incontri intergender in più contesti arricchisce ulteriormente le possibilità creative per i giocatori più fantasiosi.

La mia ASCESA continua a proporre il percorso narrativo da esordiente a superstar, fatto di scelte, rivalità e ramificazioni, mentre Il mio GM beneficia di un ampliamento sensibile di match, stipulazioni e gestione degli show, avvicinandosi sempre più a un vero sandbox manageriale per aspiranti booker. Da segnalare anche The Island, hub alternativo che introduce ambientazioni dedicate, lo Scrapyard Brawl e brawl meno legati alla dimensione televisiva classica, insieme all’evoluzione della mia FAZIONE, che spinge con decisione sulla componente collezionistica e stagionale tramite Quick Swap, progressione a tier e una forte enfasi sul multiplayer competitivo. Chiude il quadro la modalità Universe sempre più personalizzabile, che permette di costruire calendarizzazione, show e rivalità con un livello di controllo elevato, pur restando ancorato alla struttura tradizionale conosciuta dai veterani.
Una isola evoluta
All’interno di WWE 2K26, The Island si trasforma in un vero racconto corale in cui La mia MySUPERSTAR non è più una semplice avatar che farma match, ma il fulcro di una crisi di potere che ridefinisce l’eredità del Tribal Chief. Se in WWE 2K25 l’isola era prima di tutto il regno di Roman Reigns, costruita come un’estensione del suo mito e delle sue regole, in 2K26 quel trono è vuoto e il mondo reagisce: la mappa non è solo un hub ma un territorio conteso, attraversato da murales, promo e contropromo che raccontano la guerra fredda tra Tradizione, Ombre e Anarchia che obbligano a schierarsi, con percorsi (scegliendo anche il proprio stile di combattimento, categoria di peso, attributi come potenza, velocità, resistenza, tecnica e intensità) e ricompense che cambiano sensibilmente in base alla bandiera che si sceglie di portare.

Ogni fazione incarna una diversa idea di wrestling – il rispetto delle leggende, il lato oscuro delle opportunità, il caos creativo – e sceglierne una significa innescare linee di dialogo, alleanze e tradimenti che riscrivono il tuo ruolo sull’isola, dal semplice “nuovo arrivato” a potenziale ago della bilancia del conflitto. In questo quadro, le missioni non sono più contenitori neutri di obiettivi, ma tasselli di un mosaico più ampio: una rissa nel nuovo Scrapyard (La discarica) – costruito sulle rovine dell’arena di Reigns e che introduce verticalità e interattività con piattaforme, impalcature e una densità di oggetti ambientali che trasformano certe risse in mini‑battle royale su più piani – può diventare il teatro di un’imboscata ordita dalle Ombre, una difesa disperata di un territorio chiave per la Tradizione o l’ennesimo atto di sabotaggio firmato dall’Anarchia, e i personaggi che incontrerete reagiranno al vostro passato con loro e alla vostra bandiera.
Rispetto a The Island di 2K25, che spesso sembrava un parco a tema dove la narrativa serviva più da cornice che da motore, qui la dimensione di story‑mode condiviso emerge con forza: le cutscene, le rivalità interne alle stesse fazioni e la possibilità di scalare gerarchie o tradire gli ideali iniziali danno finalmente peso alle scelte, trasformando l’isola da modalità extra a qualcosa che – con il giusto lavoro – potrebbe diventare una modalità apprezzatissima.

Anche sul fronte ludico la nuova isola nasce per rispondere alle critiche mosse a The Island versione 2K25, che pur offrendo sessioni fino a 50 giocatori, quattro distretti tematici e una forte enfasi su cosmetici e brand reali tendeva a diluire l’azione in grind e microtransazioni, mentre in 2K26 l’introduzione delle Towers PvE rigiocabili con ricompense specifiche, degli eventi “Mega‑Challenge” più duri e delle nuove opzioni coop competitive (MyTag a due giocatori, Triple Threat, Fatal 4‑Way e 2v2 online direttamente nel contesto dell’isola) prova a darvi sempre qualcosa di concreto da fare, che vogliate scalare classifiche stagionali o semplicemente potenziare il vostro lottatore con il nuovo sistema di reputazione e prestigio (ottenendo RXP+, XP e VC). Il risultato è una The Island che rispetto a WWE 2K25 appare meno vetrina e decisamente più ecosistema: da un lato conserva l’idea di spazio sociale condiviso e di progressione legata a missioni, eventi e acquisti nel negozio, dall’altro innesta una struttura narrativa più marcata, sistemi PvE e PvP più densi e una chiara identità di fazione che, se supportata nel tempo, può trasformare quello che era un esperimento curioso ma divisivo in uno dei pilastri dell’offerta online di WWE 2K26.
Modalità Showcase: la carriera di CM Punk
Il 2K Showcase dedicato a CM Punk è il fulcro della proposta single player narrativa di WWE 2K26 e viene costruito come un lungo viaggio nella carriera del “Best In the World“, mescolando ricostruzioni storiche, dream match e scenari “what if”. La modalità si apre con un segmento giocabile ambientato nel finale del triple threat di WrestleMania 41 contro Seth Rollins e Roman Reigns, usato come cornice per introdurre il commento in prima persona di Punk, che ripercorre successi, fratture e scelte creative con il suo tono sarcastico e disincantato.
Look in my eyes, what do you see? The cult of personality
Da qui si snoda una timeline di oltre venti incontri suddivisi idealmente in tre blocchi: storico, fantasy warfare e what if, con match che vanno da SummerSlam 2008 contro JBL e Armageddon 2008 contro Rey Mysterio ai grandi scontri con Randy Orton, The Undertaker, John Cena, The Rock e Brock Lesnar, passando per il feud recente con Drew McIntyre. Le parti più creative giocano con il sogno del fan, introducendo sfide come CM Punk contro Eddie Guerrero, Punk contro Stone Cold Steve Austin, brawl estremi contro Cactus Jack in un’arena dal sapore ECW e persino un omaggio al Montreal Screwjob con un match a Survivor Series 1997 in cui Punk veste i panni di “CM Hart”.

Dal punto di vista del gameplay, ogni incontro è scandito da una serie di obiettivi da completare per far avanzare la narrazione e sbloccare ricompense, seguendo la tradizione della serie con richieste che vanno dall’esecuzione di signature e finisher all’uso di specifiche armi o aree dell’arena, fino alla replica di spot storici. Questo approccio restituisce un forte taglio museale e celebrativo, ma può risultare rigido per chi non apprezza le sequenze scriptate, anche perché fallire certi step costringe spesso a ripetere parti del match o addirittura l’intero incontro. L’introduzione del Gauntlet – una maratona opzionale in cui, usando CM Punk o AJ Lee, si affrontano tutti i 20 avversari dello Showcase per sbloccare in un colpo solo tutte le ricompense – aggiunge una dimensione “endgame” molto esigente, pensata per i giocatori più dedicati.
Le ricompense includono varianti di CM Punk legate alle diverse epoche della sua carriera, versioni specifiche degli avversari, arene storiche, cinture classiche e costumi alternativi per manager e comprimari, elementi che arricchiscono concretamente il roster utilizzabile nelle altre modalità. È una modalità che funziona molto bene come tributo strutturato alla figura di Punk, soprattutto grazie al suo coinvolgimento vocale e alla libertà che si prende con i match impossibili, ma rimane legata a una struttura fortemente guidata che potrebbe non convincere chi cerca maggiore libertà d’azione sul ring.
Grafica e prestazioni su PlayStation 5
Su PlayStation 5 WWE 2K26 offre una presentazione solida e in linea con le aspettative per un titolo current–gen, con modelli dei lottatori ben rifiniti, illuminazione efficace e una buona resa dei materiali, dalla pelle sudata agli outfit fino alle componenti metalliche degli stage. A colpire è soprattutto la resa televisiva di insieme, con inquadrature, regia e uso delle luci che restituiscono con fedeltà l’atmosfera degli show principali con arene vibranti e entrance dei lottatori a dir poco spettacolari. Dal punto di vista prestazionale, il target resta quello dei 60 fps, con una fluidità generalmente stabile e convincente durante gli incontri standard e qualche fisiologico affanno solo nelle situazioni più congestionate e cariche di effetti.
Comparto sonoro e presentazione
Il comparto sonoro in WWE 2K26 accompagna con efficacia l’azione sul ring, pur senza rivoluzioni rispetto al passato. La colonna sonora alterna brani licenziati a tracce più generiche (fra le quali spicca: Two Faced dei Linkin Park), facendo da collante ai menu e alle transizioni tra una modalità e l’altra, mentre effetti e campionamenti restituiscono con buona incisività impatti, bump e reazioni del pubblico (specialmente nelle stipulazioni speciali dove fuoco e altri elementi ambientali, insieme al pubblico, reagiscono in modo coerente con quanto accade sul ring). La telecronaca viene aggiornata con nuovi commenti, riferimenti alle stipulazioni inedite e alle rivalità più recenti, riducendo la ripetitività rispetto alle iterazioni passate, pur non riuscendo a eliminare del tutto – dopo decine di ore di gioco – la sensazione di dejà vu. Le sequenze doppiate, in particolare quelle legate a Showcase e alle porzioni narrative della mia ASCESA, offrono un coinvolgimento superiore alla media e contribuiscono a rendere più credibile l’insieme, anche se la qualità della recitazione resta discontinua con momenti ben riusciti alternati a dialoghi più piatti. Nel complesso, però, audio ed estetica lavorano in sinergia per costruire un prodotto che, soprattutto a una prima occhiata, restituisce con fedeltà la sensazione di trovarsi di fronte a un vero show WWE.
Commento finale
WWE 2K26 è un episodio che punta sulla quantità e sulla solidità più che sulla rottura col passato, ma che riesce comunque a fare alcuni passi avanti sul fronte del feeling sul ring e dell’offerta contenutistica. Chi arriva dai capitoli precedenti ritroverà un impianto familiare, arricchito da nuove stipulazioni, da un sistema di reversal più leggibile, da modalità cardine ulteriormente ampliate e da uno Showcase dedicato a CM Punk che, pur fortemente guidato, rappresenta uno dei contenuti single player più curati del pacchetto, il tutto accompagnato da un comparto tecnico su PlayStation 5 ormai maturo e affidabile. Il titolo si rivolge con successo tanto ai fan più hardcore, attratti da modalità come Universe, Il mio GM, The Island e dalla possibilità di plasmare il proprio ecosistema di show, quanto a chi cerca serate di intrattenimento immediato all’insegna di match estremi e sperimentazioni con le stipulazioni più stravaganti. Permangono alcuni limiti strutturali: una sensazione di dejà vu sul feeling generale degli incontri, la persistenza di certi automatismi di vecchia data e una progressione della mia FAZIONE che non si adatta a chi non ama il grind eccessivo. Nel complesso, però, WWE 2K26 si conferma un capitolo robusto, ricchissimo e complessivamente riuscito, pur mantenendo un approccio accessibile sul ring, capace di consolidare la crescita della serie e del wrestling digitale.







