Mentre l’industria dei tripla-A allunga i cicli produttivi e gonfia le ore di gioco, Casey Hudson sceglie la direzione opposta. Il game director di Star Wars: Fate of the Old Republic ha messo in chiaro limiti, tempi e filosofia del progetto: niente sviluppo da quasi un decennio, niente intelligenza artificiale generativa, nessun contenuto superfluo. Il tutto con un obiettivo dichiarato arrivare sul mercato prima del 2030.
Sviluppo in quattro anni, senza scorciatoie artificiali
Hudson non vuole trasformare il nuovo RPG in un’impresa faraonica. In quarant’anni di carriera non ha mai lavorato a un gioco per più di quattro anni e ha precisato di non avere alcuna intenzione di allungare i tempi a cinque o sette anni, come accade in altre realtà. La promessa, quindi, è un ciclo produttivo contenuto, sostenibile e focalizzato.
Arcanaut Studios non assumerà centinaia di sviluppatori interni. La produzione sarà portata avanti da un nucleo ridotto, integrato da collaboratori esterni, una scelta pensata per contenere i costi senza sacrificare la qualità. Hudson ha anche escluso categoricamente l’uso di IA generativa nel processo creativo, definendo simili strumenti «creativamente sterili» e del tutto «inutili».
A garantire solidità economica c’è GreaterThan Group, nuova holding guidata da Simon Zhu, ex dirigente NetEase. La società ha già 40 milioni di dollari in cassa e può contare su impegni di finanziamento per circa altri 60 milioni, una base che dovrebbe blindare lo sviluppo fino al lancio.
Longevità misurata, ma storie da rigiocare
La visione di Hudson ribalta uno dei luoghi comuni più diffusi nei giochi di ruolo moderni: la quantità di ore non è un indicatore di qualità. «Se scopro che un gioco che mi entusiasma dura 200 ore, anche senza intenzione di finirlo, mi chiedo: dopo venti ore sarò ancora al primo atto? Molti giocatori vogliono semplicemente arrivare alla fine». Fate of the Old Republic punterà quindi su un’esperienza più compatta, pensata per essere conclusa senza sentirsi sommersi.
La rigiocabilità, però, non sarà sacrificata. Il gioco offrirà trame ramificate e percorsi narrativi alternativi, così da spingere chi vuole approfondire l’universo a rigiocare per esplorare direzioni diverse. Una ricetta che unisce rispetto del tempo dei giocatori e varietà di scrittura.
I progetti di Star Wars finiti nel nulla
La cautela di Hudson non è immotivata. Negli ultimi quindici anni, diversi titoli ambientati nella “galassia lontana lontana” sono stati annunciati per poi – magicamente – scomparire, alimentando scetticismo e delusioni.
Tra i casi più noti, Star Wars 1313 rimane il simbolo perfetto dell’occasione mancata. Presentato all’E3 2012, il gioco seguiva un giovane Boba Fett nei bassifondi di Coruscant e conquistò subito i fan con il suo trailer notturno e crudo. L’acquisizione di Lucasfilm da parte di Disney, nel 2013, ne decretò la cancellazione.
Visceral Games, lo studio di Dead Space, stava lavorando a un ambizioso action‑adventure narrativo con Amy Hennig, autrice di Uncharted. Il progetto, spesso indicato con il nome in codice Project Ragtag, venne prima spostato e poi archiviato dopo la chiusura dello studio da parte di Electronic Arts.
Battle of the Sith Lords di Red Fly Studios avrebbe dovuto mettere al centro Darth Maul e il suo letale doppio elerobersaglio, ma rimase un prototipo senza mai arrivare alla produzione completa. Ancora più strano il caso di Star Wars: Attack Squadrons, un browser game free‑to‑play con battaglie spaziali multigiocatore che arrivò persino a una beta chiusa nel 2014, per poi essere cancellato da Disney in concomitanza con i licenziamenti in LucasArts.
Infine, Battlefront 3 non ha mai ricevuto un annuncio ufficiale, nonostante anni di concept art e video trapelati. La serie venne poi riavviata da EA nel 2015, ma il terzo capitolo originale rimase un’ombra nel catalogo dei giochi mai nati.
Un panorama incerto ma con segnali chiari
Star Wars: Fate of the Old Republic si muove in un territorio già segnato da attese infinite. Star Wars Eclipse di Quantic Dream e il remake di Knights of the Old Republic targato Saber Interactive sono in sviluppo dal 2021 senza aggiornamenti sostanziali. E proprio l’annuncio di Arcanaut Studios, solo sei mesi dopo la fondazione del team, aveva sollevato il dubbio che anche questo titolo potesse slittare fino al 2030.
Hudson rivendica però la sua esperienza con franchise come Mass Effect e un altro capitolo già firmato in passato nell’universo Star Wars. La solidità dei finanziamenti, la durata contenuta e il no secco all’IA disegnano un progetto che, almeno nelle intenzioni, vuole arrivare nelle mani dei giocatori senza smarrirsi nei meandri della produzione. Ora serve solo vedere se le promesse si tradurranno davvero in un gioco, oppure andranno ad aggiungersi alla lunga lista di occasioni sfiorate.
