Steam Machine, la grande occasione persa per rendere “mainstream” il PC gaming su Linux

Siamo sicuri che in quel di Belmont, sede della mia amata Valve, l’annuncio di ieri non sia stato festeggiato stappando Champagne di quello buono. Una gazosa, una coca, un prosecchino, insomma, entusiasmo si ma contenuto. Non è la frase di un detrattore: è la sintesi onesta di chi quel prodotto lo voleva amare. Posso dirlo senza giri di parole, speravo davvero che la Steam Machine portasse finalmente il PC gaming nei salotti di tutto il mondo. Speravo davvero che Steam Machine potesse sostituire il PC nel mio salotto sul quale tante volte ho provato a far girare Linux per liberarmi dalla schiavitù di Windows, salvo poi tornare sconfitto alla gabbia di Redmond. Purtroppo quello che ci troveremo tra le mani a partire dal 30 giugno è un prodotto interessante per il gaming in 1080p, offerto ad un prezzo premium. Nel 2026 è un po’ pochino.

Ed è qui il punto, perché la Steam Machine non è un brutto oggetto. Anzi: è uno dei migliori PC da salotto mai costruiti. Il problema è proprio questo. Per la prima volta dai tempi della prima, sfortunata generazione di Steam Machine del 2015, Valve aveva in mano tutti gli ingredienti per la svolta — SteamOS finalmente maturo, l’eredità di un Steam Deck che ha fatto scuola con Proton, il layer di compatibilità che fa girare tutto quello che è sviluppato per Windows su Linux, un form factor irresistibile. E invece l’occasione è andata sprecata su due fronti che contano davvero per il pubblico generalista: le prestazioni e il prezzo.

Le prestazioni: il 4K è proprio il terreno dove la Steam Machine arranca

La Steam Machine monta una APU semi-custom con CPU AMD Zen 4 a 6 core/12 thread e una GPU RDNA3 con 28 CU. Valve la racconta come “sei volte lo Steam Deck”, il che è vero e suona bene. Il problema è il riferimento sbagliato. L’equivalente desktop di quella GPU è grossomodo una Radeon RX 7600, ovvero una scheda nata per giocare in 1080p. Tutto il resto è ottimizzazione e upscaling.

E qui scatta il cortocircuito. Valve ha venduto la Steam Machine con la promessa del 4K 60 fps, ma il 4K è esattamente il terreno su cui questa macchina fatica di più. Per arrivarci nei titoli pesanti serve un FSR aggressivo — cioè un rendering interno a 1080p poi ricostruito — più il VRR a tamponare i cali sotto i 60. Le recensioni internazionali raccontano benchmark altalenanti: c’è chi in Cyberpunk 2077 con ray tracing è precipitato a 15 fps a 1080p, e chi in 4K riesce a spuntare un 58-61 fps solo scendendo a dettagli Medium, niente RT, FSR in modalità Performance (che corrisponde ad una risoluzione nativa a 720p!) e frame generation attiva. I giochi più vecchi o più leggeri volano, certo, ma non è per quelli che si compra una macchina nel 2026.

Il guaio è che il 4K non è un capriccio da enthusiast: è lo standard di fatto del salotto. Chi oggi non ha un televisore 4K in sala? E la sala è proprio il luogo d’elezione della Steam Machine, il motivo stesso per cui esiste in quella forma. Vendere un dispositivo pensato per il divano e per il televisore di casa, salvo poi consigliare di rinunciare alla risoluzione nativa di quel televisore, è una contraddizione che pesa.

Va detto, a onor del vero, che il quadro può migliorare: Valve ha già abilitato FSR 4 e 4.1 anche sull’hardware RDNA3, e il salto di qualità rispetto a FSR 3 è notevole, vicino al DLSS. È la classica console “che migliora con l’età”, come fu lo Steam Deck. Ma è una promessa sul futuro, e all’esordio le promesse non si mettono sotto il televisore.

Il prezzo: a 800 € era un affare, a 1.039 € è solo “ok”

Veniamo al nodo vero. Il listino italiano ufficiale, appena annunciato, parla chiaro:

  • 512 GB senza controller — 1.039 €
  • 512 GB con Steam Controller — 1.108 €
  • 2 TB senza controller — 1.359 €
  • 2 TB con controller — 1.428 €

Tradotto: il modello base sfora abbondantemente quello della PS5 Pro, che in confronto sembra quasi un acquisto ragionevole. A voler costruire oggi da consumatori, un PC con le stesse specifiche, anzi forse anche migliori, ci avvicineremmo ai 1100 euro, per questo ci eravamo quasi convinti che il prezzo di Steam Machine potesse attestarsi, considerano le economie di scala di Valve, sugli 800 euro.

Ecco, a 800 euro questa sarebbe stato un articolo dal tono completamente diverso. A 800 euro la Steam Machine sarebbe stata un affare clamoroso: il PC da salotto definitivo, con un sistema operativo gratuito, a un prezzo da console. A 1.039 euro è soltanto ok. Fa il suo lavoro, è ben fatta, ma non fa più innamorare nessuno che non fosse già innamorato. E il pubblico mainstream non lo converti con un prezzo “Ok” e prestazioni “Meh”.

“E allora me lo costruisco io” — no, oggi non è più così facile

L’obiezione classica dell’appassionato è: a questo punto mi assemblo un mini-PC. Ed è qui che bisogna essere onesti fino in fondo, perché nel 2026 questo ragionamento non regge più come un tempo.

Primo: assemblarsi un PC oggi non è affatto facile né economico. Bastava guardare i prezzi della RAM fino a un anno fa per dire “con 800 euro mio cuggggino falegname me lo fa meglio”. Oggi non è più vero. Una configurazione comparabile messa insieme su PCPartPicker (questa, per esempio) finisce per costare più della Steam Machine base, non meno. Il vantaggio economico del fai-da-te, storicamente l’argomento numero uno contro le console-PC, si è semplicemente dissolto.

Secondo, e più importante: anche pareggiando il prezzo, il PC fatto in casa perde per strada tutto ciò che rende la Steam Machine un prodotto da salotto. Niente HDMI-CEC per accendere e navigare tutto con il telecomando del televisore. Niente form factor da cubo di 15 centimetri che sta accanto ai libri sul mobile TV senza farsi notare. Niente dissipazione studiata per restare fresca e silenziosa. Niente adattatore wireless integrato per Steam Controller. Niente SteamOS preconfigurato che si comporta come una console invece di chiederti di litigare con driver e impostazioni. Non a caso The Verge ha riassunto la scommessa di Valve in una frase: il vero asso nella manica della Steam Machine è che, di fatto, non te la puoi costruire da solo — non con quel livello di integrazione.

L’attenuante: la RAMpocalypse non è colpa di Valve

Sarebbe ingeneroso, però, scaricare tutto su Valve. La fame insaziabile di RAM e storage per i datacenter dell’IA ha fatto esplodere i prezzi dei componenti consumer, al punto che la stampa di settore ha già ribattezzato la Steam Machine “la più grande vittima della RAMpocalypse”. E non parliamo di un episodio passeggero: persino Microsoft ha messo in conto di pagare la memoria nel 2027 fino a cinque volte più di due anni prima mettendo in crisi i piani per la sua prossima console, Project Helix.

Valve sostiene di vendere i componenti al costo, di aver trattato con i fornitori per spuntare il prezzo migliore possibile in piena crisi, e di aver addirittura ritardato il lancio proprio per colpa di memorie e storage. È credibile. Il punto è che al consumatore, davanti allo scaffale, il “non è colpa nostra” non cambia il prezzo del cartellino. La macchina giusta è arrivata nel momento sbagliato. E questo è colpa di Valve. E’ colpa di Valve perchè la compagnia sembra provare un certo piacere nel ritardare le sue uscite il più possibile forse per costruire Hype sul prodotto (non a caso oramai Half Life 3 è il meme preferito per i procrastinatori). Certo un prodotto nuovo di questo tipo non si improvvisa, ma di Steam Machine e Steam Frame se ne è cominciato a parlare già dopo il clamoroso successo di Steam Deck nel 2022 e quattro anni nel mondo di oggi, sono una eternità.

L’occasione persa

Ed è esattamente questo il dramma. La Steam Machine è il prodotto che, in un mondo normale, avrebbe potuto fare per il PC gaming su Linux quello che lo Steam Deck ha fatto per il gaming portatile: sdoganarlo, renderlo normale, metterlo nel salotto di chi non aveva mai pensato a Linux e non avrebbe dovuto pensarci comunque, perché funziona e basta. L’hardware c’è, il software è maturo, il design è perfetto. Mancava solo il prezzo giusto, e il prezzo giusto è evaporato tra l’IA e i datacenter.

Resta la sensazione di una finestra che si è chiusa. Forse si riaprirà con un taglio di listino, quando il mercato delle memorie tornerà respirabile; forse con una seconda revisione hardware. Nel frattempo, l’eredità più concreta di questo lancio rischia di non essere la Steam Machine in sé, ma il fatto che Valve sta rendendo SteamOS sempre più installabile su qualunque PC. La rivoluzione del PC gaming su Linux, alla fine, potrebbe arrivare lo stesso — solo non grazie al cubetto nero che doveva portarla in salotto.

Arturo D'Apuzzo
Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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