Far Cry, la serie TV non adatterà alcun capitolo del franchise videoludico

C’è un istinto primordiale che accomuna tutte le storie di Far Cry: quello di persone normali, più o meno civilizzate, scaraventate in un inferno che le costringe a riscoprire il proprio lato più feroce.

Noah Hawley, il creatore di Fargo e della prossima Alien: Earth, ha deciso di partire proprio da qui per la sua serie TV ispirata al franchise Ubisoft. E ha un’idea molto chiara su come farlo: dimenticatevi i giochi che avete già giocato.

Una serie antologica, nel segno di Fargo

In un’intervista a Deadline, Hawley ha raccontato cosa lo ha spinto ad accettare la sfida. «Una cosa che mi ha subito attirato del franchise di Far Cry è la sua natura antologica: ogni volta che esce un nuovo capitolo, la storia è completamente diversa», ha spiegato. «È lo stesso approccio che ho usato per Fargo: possiamo costruire un adattamento in cui ogni stagione segue persone civilizzate spinte poco a poco a diventare il contrario. È un’idea che mi entusiasma.»

Niente sequel mascherati, quindi. Niente stagioni che allungano il brodo di un’unica trama. Nè adattamenti che rischiano di snaturare il materiale originario. La struttura a episodi autoconclusivi permetterà a ogni ciclo narrativo di esplorare da zero il cuore oscuro del franchise: la tensione tra civiltà e sopravvivenza, quando le regole saltano e resta solo la violenza.

Rob McElhenney ci sarà

A bordo del progetto c’è già Rob McElhenney, volto notissimo di It’s Always Sunny in Philadelphia. Ma Hawley ha spento subito ogni speculazione su quale personaggio del videogioco interpreterà.

Lo showrunner è stato categorico: «Non sto adattando nessuno dei giochi pubblicati. Proprio come ho fatto con i fratelli Coen, con gli X-Men per Legion o con Alien, voglio aprire un dialogo con il franchise. Voglio raccontare cosa penso sia, davvero, una storia di Far Cry».

Un cambio di prospettiva che spiazza, ma che ha una logica precisa. Far Cry è già un universo narrativo ricco di suggestioni. Riportarlo in TV replicando trame già vissute in prima persona dai giocatori sarebbe un esercizio sterile. Hawley ha messo poi ulteriormente il dito nella piaga di molti adattamenti videoludici falliti. «I videogiochi sono costruiti in un modo che non favorisce il dramma televisivo», ha detto. «Quando giochi, avanzi solo attraverso le sezioni di gameplay. Poi ci sono le cutscene, che puoi anche saltare. Quando provi ad adattare quella struttura, il dramma umano diventa quasi irrilevante per la trama. Per una serie TV è la morte».

Pinewood Studios ed un futuro già scritto

La produzione della serie si svolgerà ai Pinewood Studios di Londra, una scelta logistica che permetterà a Hawley di lavorare in parallelo ad Alien: Earth. La seconda stagione della serie fantascientifica, ha rivelato lo stesso Hawley, inizierà le riprese quest’estate e sarà «più grande» della prima. Due progetti ambiziosi, stessa regia creativa, con tempistiche che inevitabilmente finiranno per influenzarsi.

L’approccio di Hawley a Far Cry è una scommessa coraggiosa, che punta a isolare l’anima del franchise — il conflitto tra uomo e ambiente, tra ragione e istinto — e a riversarla in una narrazione televisiva autonoma. Per chi conosce i giochi, potrebbe essere la chiave per vedere finalmente sullo schermo qualcosa che non sia una semplice copia, ma una rilettura autoriale capace di reggersi in piedi da sola.

Simona Aiello
Simona Aiello
Sono ufficialmente la 'quota pop' di 4news.it. Laureata in Scienze della Comunicazione, appassionata di tutto ciò che è nerd e orgogliosamente italiana. Vivo in un loop infinito tra cinema, fumetti e videogame, cercando di convincere tutti che porto gli occhiali per esigenze editoriali e non solo perché fanno figo. La mia missione? Raccontarvi i pixel da un punto di vista decisamente non scontato.

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