Creative Technology – dopo aver annunciato Aurvana Ace Mimi – quest’oggi ha presentato anche gli Aurvana Ace SXFI. Questi innovativi auricolari true wireless (che si aggiungono alla serie Aurvana) sono dotati di driver MEMS a stato solido, interamente in silicone e tecnologia proprietaria Super X-Fi (SXFI), garantendo un’esperienza audio eccezionale che combina suono ad alta fedeltà, straordinaria chiarezza e profonda immersione, il tutto a un prezzo accessibile.
Progettati per gli appassionati di audio e per gli ascoltatori occasionali, Aurvana Ace SXFI vantano un potente sistema a doppio driver che fonde la precisione dei driver xMEMS con driver dinamici da 10 mm personalizzati. Questa sinergia offre un comparto sonoro naturale e ampio, dagli alti nitidi ai bassi profondi e agli alti dinamici.
Alimentato dall’ultima tecnologia Super X-Fi Gen 4, Aurvana Ace SXFI porta l’esperienza di ascolto a un livello superiore, offrendo una chiarezza senza pari e un palcoscenico sonoro multidimensionale che rispecchia la sensazione immersiva di un sistema multi-speaker. Compatti e portatili, questi veri auricolari wireless offrono un’esperienza audio avvolgente in una forma elegante e tascabile.
Non si tratta solo di suono. Questi auricolari sono dotati di funzionalità per migliorare l’esperienza di ascolto:
Hybrid Active Noise Cancellation (ANC): Riduce fino al 98% il rumore di fondo per un’esperienza di ascolto immersiva.
Modalità Ambiente: Sii consapevole dell’ambiente circostante mentre ascolti la musica.
Modalità bassa latenza: Goditi una riproduzione fluida e senza interruzioni, perfetta per musica, giochi e film.
Qualità delle chiamate ultra-nitida: Sei microfoni integrati catturano la tua voce per chiamate cristalline.
Lunga durata della batteria: Fino a 9 ore di riproduzione con una singola carica, per un totale di 28 ore con la custodia di ricarica.
Design leggero: Solo 6 grammi per auricolare per un comfort che dura tutto il giorno.
Resistenza all’acqua IPX5: Ideale per uno stile di vita attivo e all’aria aperta, anche in caso di pioggia leggera.
App creative e SXFI: Ottimizza le impostazioni e personalizza la tua esperienza audio in base alle tue preferenze.
Le Aurvana Ace SXFI uniscono tecnologia audio all’avanguardia, design elegante e comfort duraturo, il tutto offrendo funzionalità premium a un prezzo che non scende a compromessi. Che si tratti di spostamenti, allenamento o semplicemente relax, queste ultime cuffie offrono un’esperienza audio davvero immersiva con un prezzo alla portata di tutti.
Prezzi e Disponibilità
Aurvana Ace SXFI è disponibile al prezzo di € 99,99 su Creative.com.
Creative Technology e Mimi hanno annunciato il lancio di Aurvana Ace Mimi, gli ultimi auricolari TWS dell’acclamata serie Aurvana. Questa collaborazione ha permesso di garantire un audio personalizzato che è finemente sintonizzato sui profili uditivi unici. Dotato di un sistema a doppio driver xMEMS all’avanguardia e LDAC, Aurvana Ace Mimi offre una chiarezza di ascolto senza eguali, dando nuova vita ai contenuti audio con maggiore ricchezza e dettaglio con ogni nota, battito e dialogo che diventano più coinvolgenti e personali, ridefinendo il modo in cui si è abituati a sperimentare il suono.
Ogni nota perfettamente adattata per l’ascoltatore
Integrando la rinomata competenza audio di Creative con l’innovativa tecnologia di personalizzazione del suono di Mimi, questi ultimi auricolari TWS esaltano i contenuti, scoprendo dettagli e sfumature sottili che rendono ogni momento di ascolto unicamente personale. Ecco come si unisce tutto:
Personalizzazione del suono Mimi: questa tecnologia va oltre il solito approccio one-size-fits-all, ottimizzando l’audio per rivelare dettagli che altrimenti potrebbero essere persi. Il risultato è un’esperienza di ascolto più ricca e piacevole, che consente di immergersi nei contenuti preferiti senza dover alzare il volume, contribuendo così a proteggere l’udito nel tempo.
Profilo audio personale: dopo un rapido test dell’udito nell’app Creative, si otterrà un profilo audio personalizzato basato sulle proprie capacità uditive uniche, che possono essere influenzate dalla genetica, dall’età e dalle abitudini di ascolto. Che si tratti di far emergere i dettagli intricati di una traccia preferita o di rendere più chiari i dialoghi, il suono è specificamente sintonizzato per ogni individuo.
Suono più ricco
Oltre alla personalizzazione, Aurvana Ace Mimi vanta una serie di funzionalità utili che migliorano l’esperienza di ascolto.
Caratteristiche principali di Aurvana Ace Mimi
Fino a 28 ore di riproduzione totale (ANC OFF): goditi sessioni di ascolto prolungate con una durata della batteria impressionante che mantiene la riproduzione della musica a lungo.
Connettività senza interruzioni: dotati di Bluetooth 5.3 e LE Audio, questi auricolari offrono modalità a bassa latenza e Auracast per un’esperienza audio fluida.
Dotati di sei microfoni: garantiscono una comunicazione chiara e un’efficace riduzione del rumore durante le chiamate.
Cancellazione attiva del rumore e modalità ambiente
Ricarica Wireless
“Siamo entusiasti di annunciare la nostra partnership con Creative. Come nostro primo partner di integrazione a offrire il test Mimi Pure Tone Threshold (PTT) sulle proprie cuffie, Creative sta stabilendo un nuovo standard nell’offerta di esperienze di ascolto personalizzate. Questa collaborazione rappresenta un significativo passo avanti nel rendere la tecnologia per la salute dell’udito più accessibile e intuitiva, consentendo di ottimizzare la propria esperienza sonora come mai prima d’ora.” ha affermato Florian Schneidmadel, CEO di Mimi Hearing Technologies.
“Questa collaborazione con Mimi Hearing Technologies ci consente di portare l’audio personalizzato a un pubblico più ampio. Ciò che abbiamo fatto con Aurvana Ace Mimi è garantire che tutti possano sperimentare il suono in un modo che sia perfetto per loro. Non si tratta solo di sentire meglio; si tratta di rendere ogni momento di ascolto più piacevole”, ha affermato Song Siow Hui, CEO di Creative.
Prezzi e Disponibilità
Aurvana Ace Mimi ha un prezzo di € 129,99 ed è disponibile su Creative.com.
A pochissimi giorni dall’esordio di Squid Game 2, la serie sudcoreana segna un nuovo straordinario successo per Netflix in attesa della terza stagione.
Nei primi quattro giorni il ritorno di Seong Gi-hun ha siglato il record di 68 milioni di visualizzazioni, segnando un nuovo record per la piattaforma streaming distruggendo il precedente primato di Mercoledì (fermatasi a 50,1 milioni). Squid Game 2 ha esordito piazzandosi al primo posto in tutte le divisioni territoriali di Netflix, debuttando inoltre al settimo posto delle serie TV non in lingua inglese più popolari di sempre sulla piattaforma. Numeri destinati ad essere ancora più grandi col passare del tempo.
Un simile successo, caldeggiato dal creatore Hwang Dong-hyuk nonché dalle alte sfere Netflix, ulteriormente alimentato dall’effetto virale raggiunto da talune scene ed interpretazioni (come il controverso personaggio del rapper Thanos), non può che alzare l’asticella dell’hype verso la terza e conclusiva stagione del serial.
Qui vi riassumiamo tutte le informazioni e speculazioni ad oggi conosciute… fortunatamente l’attesa non sarà lunghissima!
La data di uscita di Squid Game 3
Ovviamente la domanda più pressante dopo il cliffhanger di chiusura della seconda stagione è: quando arriverà Squid Game 3?
Fortunatamente, la risposta è rassicurante. La terza e conclusiva parte del serial sudcoreano arriverà nel corso del 2025. Ma c’è di più.
Stando a quanto riportato dall’account YouTube sudcoreano di Netflix, Squid Game 3 farà il suo debutto il 27 Giugno. L’indicazione, prontamente oscurata e cancellata, è stata tuttavia notata e segnalata sul web. La data potrebbe essere veritiera, alla luce della dichiarazioni del creatore Hwang Dong-hyuk il quale ha dichiarato che gli episodi finali arriveranno molto presto.
Netflix accidentally reveals that the final season of ‘SQUID GAME’ releases on June 27. pic.twitter.com/3gswYQpoqf
Il personaggio probabilmente più interessante e significativo della seconda stagione è stato Front Man, il villain principale.
All’anagrafe Hwang In-ho, lo spietato leader degli uomini mascherati ed il supervisore dei giochi mortali si è camuffato per partecipare al fianco di Seong Gi-hun nella nuova edizione della competizione. Nei panni del giocatore 001, le sue mosse sono state incredibilmente interessanti fino allo showdown conclusivo sul finale della stagione, quando egli ha rivelato la sua identità soffocando una ribellione.
Il suo trionfo però non segna la parola fine delle vicende e molti interrogativi restano aperti. Oltre all’inevitabile nuovo (e definitivo?) scontro con Seong Gi-hun, è la sua storia personale ad essere particolarmente interessante.
Dalla prima stagione sappiamo che Hwang In-ho aveva partecipato ai giochi del 2015 nei panni del giocatore 132, vincendo l’edizione. Stando alle notizie raccolte in Squid Game 2, immaginiamo che la sua partecipazione è stata legata alla disperazione per le condizioni della moglie, affetta da un grave male. La necessità di denaro per le cure lo aveva portato a perdere il lavoro di ufficiale di polizia, dietro una falsa accusa di corruzione. Nonostante la partecipazione al gioco (con annessa vittoria economica), la moglie è tuttavia morta con anche la figlia che portava in grembo. La perdita di fiducia nell’umanità potrebbe poi aver spinto Hwang In-ho a tornare dagli organizzatori diventando il braccio destro di Oh Il-nam.
Oltre all’altrettanto inevitabile confronto che si terrà tra Hwaing In-ho e suo fratello minore Hwang Jun-ho, una teoria interessante imperversa sul web. Stando ad alcuni indizi disseminati nella serie, alcuni sospettano che Oh Il-nam possa essere addirittura il padre stesso di Hwang In-ho. Oltre al particolare rapporto visto a schermo tra i due, sappiamo infatti che entrambi i personaggi si sono allontanati dalla famiglia. Inoltre, è lo stesso Oh Il-nam a dichiarare che suo figlio non beve il latte. Nella seconda stagione, Hwang In-ho rifiuta il latte cedendolo ad una giocatrice. Due indizi che fanno una prova? Si tratterebbe di una suggestione interessante che aggiungerebbe nuove intriganti chiavi di lettura alle motivazioni di Front Man.
Quali saranno i nuovi giochi mortali?
Nel breve teaser dopo la conclusione della seconda stagione, facciamo la conoscenza della bambola Cheoul-su.
Già anticipata ai tempi dell’annuncio della seconda stagione, il creatore Hwang Dong-hyuk l’aveva definito “il fidanzato di Young-hee”. I due sono personaggi tradizionalmente presenti nei libri sudcoreani per bambini e potrebbero essere i protagonisti di uno dei nuovi giochi mortali che i superstiti dovranno affrontare.
Stando ad alcune teorie, potrebbe trattarsi di una versione più complessa di “Uno, due, tre, stella” oppure una rilettura di “Simon dice”. Altri ancora azzardano l’adattamento di un altro gioco sudcoreano che vede le due bambole supervisionare una sorta di scalata di una collina (e successiva discesa) con un recipiente colmo d’acqua da non versare.
Sarà l’unico gioco della terza stagione per poi lasciare spazio ad uno scontro finale? Oppure ci sarà spazio per almeno un altro paio di contorte sfide? Lo scopriremo presto.
Leonardo DiCaprio farà un cameo nella terza stagione?
Si tratta di una delle suggestioni più chiacchierate delle ultime ore.
Stando ad alcune voci di corridoio diffuse dal sito sucoreano OSEN, il popolare attore Leonardo Di Caprio potrebbe avere un piccolo ruolo in Squid Game 3 (magari uno dei VIP?). Le teorie si fondano su un presunto corteggiamento tra il creatore della serie, le alte sfere Netflix, il protagonista Lee Jung-jae e l’attore americano, invaghito dello show sudcoreano.
Tuttavia, allo stato attuale non sembrano esserci notizie più concrete al riguardo. Netflix stessa ha smentito la voce (ma non potrebbe fare diversamente, no?), mentre per adesso tutto tace. Che sia una grossa sorpresa per la stagione finale? Probabilmente no, ma sarebbe davvero un colpo di scena.
Activision e la Esports World Cup Foundation (EWCF) hanno annunciato una nuova partnership pluriennale che riporterà Call of Duty alla Esports World Cup fino al 2027.
L’accordo ha ripercussioni anche sulla Call of Duty League, con l’estensione del calendario competitivo fino al prossimo Agosto in modo da concedere più tempo agli atleti per ritagliarsi un posto sul palcoscenico più importante del panorama degli sport elettronici.
Le prime conseguenze dell’annuncio sono già apprezzabili con l’inizio della sesta stagione della Call of Duty League, che promette di riportare all’interesse globale l’IP in vista dell’edizione 2025 della Esports World Cup. Partiamo con il riflettere proprio su questo atteso evento.
Appuntamento, 2025
La Esports World Cup 2025 si svolgerà a Riyadh (Arabia Saudita), tra il giugno e l’agosto del prossimo anno. La fase di avanzamento delle candidature è attualmente in corso e si chiuderà definitivamente il prossimo 10 Gennaio. Si avrà poi tempo fino al 28 Febbraio per procedere alla selezione conclusiva dei partecipanti.
Il numero totale delle squadre ammesse sarà aumentato a 40 di cui 32 posti assegnati per open signups e 8 con inviti diretti riservati ai migliori otto team del campionato per club.
Tra i titoli che saranno presenti nella nuova edizione del torneo troviamo: Dota 2, Counter-Strike, Rainbow Six Siege, Call of Duty: Black Ops 6, Call of Duty: Warzone, PUBG Mobile.
Nella scorsa edizione, il team saudita Team Falcons ha vinto il torneo di Warzone, accumulando 1000 punti verso la conquista del primo Club Championship.
Il successo di Call of Duty
La partnership siglata tra EWCF ed Activision segna un passo importante per Call of Duty, anche alla luce dell’incredibile successo raggiunto da Black Ops 6. Basti pensare che il titolo, in occasione dello showcase trasmesso in diretta streaming, ha raggiunto oltre mezzo milione di utenti in tutto il mondo.
Il lancio del nuovo capitolo della serie è stato infatti incoronato come il più grande lancio di Call of Duty di sempre. Tra i record segnati dalla produzione, troviamo il maggior numero di giocatori durante il primo giorno di debutto nonché di nuovi abbonati al Game Pass in un solo giorno. Anche le vendite complessive hanno registrato traguardi importanti, con vendite superiori del 60% rispetto al precedente Modern Warfare 3.
Un risultato, questo, che attesta la validità della strategia messa in atto da Microsoft, ma anche un premio per il duro lavoro svolto da Treyarch e Raven Software. In questo senso, la nuova intesa che riporterà Call of Duty sul palcoscenico della Esports World Cup sarà un segnale importante per coinvolgere in misura ancora maggiore l’interesse del pubblico.
Inevitabile infatti immaginare le conseguenze economiche dirette, con un probabile incremento degli introiti sulle vendite del titolo (e sue microtransazioni) e sugli abbonamenti al Game Pass. Ma altrettanto probabile ipotizzare un parallelo ed indiretto incremento dell’attenzione del pubblico nei confronti delle scommesse in ambito Esports. In questo senso, ci aspettiamo infatti un maggiore coinvolgimento dei giocatori attraverso le esistenti piattaforme autorizzate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) in osservanza della normativa vigente, magari sfruttando per l’occasione il bonus ricarica.
Il mondo degli Esports in continua crescita
Questa storica partnership, insomma, sembra confermare la crescente influenza degli Esports a livello internazionale. Oltre a rappresentare un settore capace di attrarre segmenti di utenza sempre più ampi, infatti, grazie alla pubblicità garantisce entrate notevoli anche per quel che riguarda società di consulenza, influencer e aziende di produzione hardware.
Secondo i dati rilevati da Affari&Finanza, nel 2023 il mondo degli Esports coinvolgeva un giro d’affari del valore di ben 385 miliardi di dollari. Si stima che fino al 2027 l’intera filiera potrà conoscere una crescita annua pari al 9,2%. Si tratta di numeri incredibili, soprattutto se si pensa che fino a qualche anno fa gli appassionati di Esports erano considerati una nicchia.
La rapida ascesa dei videogiochi competitivi, non a caso, negli ultimi anni ha catturato in modo rilevante l’attenzione degli investitori, con fondi di venture capital e private equity attivati appositamente per capitalizzarne il successo. Il continuo interesse da parte degli investitori e le nuove partnership siglate all’interno dei confini del mondo Gaming potranno senz’altro avere un effetto propulsivo per il settore.
Dove seguire la Esports World Cup 2025?
Il campionato sarà visibile in diretta streaming su Twitch, dove è possibile seguire i propri match preferiti con tanto di analisi e statistiche sui diversi team in gara. La primissima edizione della Esports World Cup, nel 2024, è stata trasmessa anche da DAZN, ed è abbastanza probabile che anche per il 2025 la piattaforma londinese permetterà ai propri abbonati di seguire gli incontri e di rivivere gli highlights del torneo in modalità on demand.
Per chi invece intende raggiungere fisicamente la location saudita, sarà possibile acquistare i biglietti online direttamente sul sito ufficiale dell’EWC, non appena questi saranno resi disponibili per l’acquisto al pubblico. Ovviamente, l’acquisto dei biglietti non consente soltanto di assistere dal vivo agli incontri in programma, ma anche di accedere all’intero festival dedicato agli Esports che avrà luogo nella Boulevard City di Riyadh.
Un futuro roseo?
Questo accordo, insomma, rappresenta un importante passo in avanti sia per il mondo degli Esports che per l’Activision e tutte le altre case di sviluppo coinvolte nella produzione di Call of Duty. L’entusiasmo si è dimostrato palpabile, infatti, anche da parte dei referenti delle compagini che hanno stipulato la partnership stessa.
Fabian Scheuermann, Chief Games Office della Esports World Cup Foundation ha dichiarato, in occasione dell’accordo: “Call of Duty è uno dei giochi più amati al mondo e ha conquistato generazioni di comunità globali. Insieme stiamo creando nuove opportunità per i giocatori, siano essi talenti emergenti o professionisti, per crescere e competere sul più grande palcoscenico mondiale. Questa partnership rafforza la nostra missione di celebrare l’eccellenza del panorama degli sport elettronici e siamo felici di accogliere giocatori e fan in un evento globale di questa portata”.
Dello stesso avviso è anche Daniel Tsay, il General Manager di Call of Duty Esports: “Siamo entusiasti di collaborare con la EWCF per supportare la crescita continua di Call of Duty nell’ambito competitivo. I nostri giocatori e le organizzazioni affiliate si sono divertiti molto durante il torneo dello scorso anno, dimostrando quanto possano essere emozionanti le competizioni ad alto livello. Questa partnership offre nuove opportunità per godere del nostro titolo a livello agonistico per i prossimi anni”.
In quello che pochi mesi fa non abbiamo faticato a definire un miracolo, la leggendaria serie Crystal Dynamics finalmente torna nel panorama videoludico contemporaneo con Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered. Di fatto è quasi impossibile definirlo diversamente, consapevoli della lunga e travagliata storia del franchise.
Esistono delle storie che sembrano destinate all’oblio, incapaci di resistere al tempo a causa di beffarde combinazioni di strani eventi. Soul Reaver è il secondo titolo della serie di Legacy of Kain (dopo l’originario Blood Omen) rilasciato nel 1999, comprendente cinque episodi che narrano la storia del vampiro Kain nella terra di Nosgoth. Nello specifico, Soul Reaver è incentrato sulla figura di Raziel, luogotenente di Kain punito per la propria insubordinazione con una morte atroce, ma risorto grazie a forze misteriose per vendicarsi. Una storia complessa e stratificata (curata dalla director Amy Henning, che successivamente avrebbe avviato la collaborazione con Naughty Dog per Uncharted), personaggi divenuti autentiche icone del gaming, avventure action ricche di enigmi, azione e mistero.
L’aspirazione di Crystal Dynamics si scontrò tuttavia con i limitati mezzi tecnici dell’epoca, al punto di aver notoriamente accantonato una quantità spropositata di idee e contenuti nel corso dello sviluppo. Nonostante il successo di critica e pubblico dei due Soul Reaver, la sfortuna si accanì con la serie. Blood Omen 2 fallì nel raccogliere i necessari feedback commerciali. Diversi progetti vennero accantonati, tra cui Legacy of Kain: The Dark Prophecy, Legacy of Kain: Dead Sun e Nosgoth. L’ultimo episodio risale così all’oramai lontano 2003 con Legacy of Kain: Defiance, capitolo in cui gli acerrimi nemici Kain e Raziel unirono le forze per raggiungere un fine comune.
Una serie affascinante che credevamo realmente persa per sempre… fino allo scorso settembre, con l’annuncio ufficiale del ritorno dei capitoli più famosi del franchise. La collaborazione tra Aspyr e Crystal Dynamics avrà tuttavia concesso a titoli così amati di ricevere un trattamento di rimasterizzazione adeguato alla luce degli anni trascorsi?
Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered è disponibile dal 10 Dicembre per PC (via Steam), Nintendo Switch, Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4 e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Kain è idolatrato
Nosgoth. Lo spietato Kain governa un mondo decadente in cui i vampiri sono oramai la specie dominante, con gli umani ridotti sull’orlo dell’estinzione. Mai soddisfatto del proprio enorme potere, Kain si circonda di fidati luogotenenti ai quali impone la sottomissione più totale. La capacità di evolversi ed apprendere nuove abilità costituisce appannaggio della loro razza, tuttavia l’onore di sperimentare il cambiamento è un privilegio che spetta per primo al leader.
Spinto dalla ambizione di superare Kain, il luogotenente Raziel trasgredisce tale ordine. Il nuovo step evolutivo gli conferisce un paio di maestose ali: un vanto per lui ma anche una evidente dimostrazione di insubordinazione. Adirato, il vampiro supremo strappa le ali del proprio luogotenente e lo condanna alla dannazione eterna, gettandolo nel Lago dei Morti che lo avrebbe arso per l’eternità. Dopo un’agonia infinita, Raziel tuttavia si desta inaspettatamente con i resti del suo corpo distrutto. Riportato in vita da una misteriosa entità, giura vendetta nei confronti di Kain e dei suoi vecchi commilitoni vampiri.
Il confine tra bene e male non è così scontato.
Il fascino di Soul Reaver (e del suo diretto sequel) appare ancora oggi completamente intatto. Un pò per merito di una sceneggiatura mai troppo celebrata, capace di oscillare continuamente tra dilemmi morali e questioni filosofiche di un mondo con infinite sfumature di grigio. Un pò grazie ad una direzione artistica rimasta iconica, anche al netto del peso degli anni, con personaggi indimenticabili ed ambientazioni squisitamente decadenti e gotiche.
In questo senso, se non avete avuto modo di avventurarvi nelle terre di Nosgoth oltre vent’anni fa, la Remastered costituisce il vostro lasciapassare per uno dei mondi virtuali più famosi della storia del gaming. Preparetevi, la suggestione è ancora oggi tremendamente potente… a partire dall’iconico filmato introduttivo del primo Soul Reaver doppiato dall’indimenticabile Raffaele Fallica.
La Mietitrice d’Anime sarà un’alleata fondamentale.
Gettatelo dentro
Quello che caratterizzava l’impianto ludico di entrambi i capitoli di Soul Reaver era la particolare interpretazione da metroidvania, una fattispecie che anche la Remastered ripropone inalterata.
Raziel viaggerà tra le terre desolate di Nosgoth per recuperare abilità perdute capaci di spianargli la strada verso il prossimo indizio sulle tracce di Kain. Man mano si apriranno nuove vie prima inaccessibili, sfruttando la meccanica della traslazione in tempo reale tra i piani dell’esistenza.
Raziel potrà infatti, nella sua nuova condizione, viaggiare tra il Regno Spettrale e quello Materiale, assistendo ad un mutamento dell’architettura circostante nonché dei pericoli presenti. Un passaggio inaccessibile potrebbe così diventare percorribile, mentre alcuni avversari potrebbero non essere presenti… o essere più temibili. La meccanica (ripresa in tempi recenti da Lords of the Fallen, come ci ha raccontato il buon Vincenzo), avveniristica al tempo, ancora oggi funziona splendidamente e contribuisce alla creazione di enigmi decisamente complessi ed articolati. In questo senso, se già nel 1999 e nel 2001 alcuni puzzle mettevano a dura prova le capacità di ragionamento, anche nel panorama odierno sarà necessario riflettere accuratamente.
Se strutturalmente i Soul Reaver ancora oggi possono impartire lezioni in termini di level e game design per gli action adventure, non parimenti ben invecchiati risultano essere altri aspetti. Si tratta del caso, emblematico, del sistema di combattimento. Funzionale e ben strutturato vent’anni fa, oggi appare fin troppo semplicistico e basilare. Il problema più grande è dato dall’estrema leggerezza dei colpi inferti da Raziel. Questi infatti scivolano sugli avversari senza grande feedback di impatto (salvo la meccanica degli impalamenti, quella è ancora fighissima). Per il resto funziona tutto abbastanza bene, ma tutto sta nel contestualizzare questo gameplay per un titolo nato ai tempi della prima PlayStation.
Alcune leziosità persistono anche nella infrastruttura generale, nel sistema di controllo e nella gestione di talune interazioni. Aspetti che pagano evidenti tributi a Tomb Raider (non a caso, entrambi sotto l’ampio cappello Eidos Interactive del tempo). Fortunatamente la Remastered attua molti aggiornamenti che rendono l’esperienza di Soul Reaver molto più godibile. I controlli sono stati adeguati (soprattutto il primo titolo) all’impostazione analogica (ricordate che nel 1999 lo standard era il D-PAD), così come la gestione della telecamera (affidata allo stick destro). Ma l’operazione di Aspyr non si è fermata qui.
Raziel, sei un valoroso
La decisione di Crystal Dynamics di fornire i codici sorgente di entrambi i capitoli ha permesso ad Aspyr di lavorare in maniera più consistente sulla rimasterizzazione.
Anzitutto, questa circostanza ha permesso di recuperare le produzioni originali fino all’ultimo pixel, compreso il bilanciamento delle meccaniche, l’engine originario e tutti gli assets. Non solo non si è dovuto ricorrere ad un faticoso (e rischioso) processo di reverse engineering, bensì Aspyr ha inserito le versioni dell’epoca nella Remastered. Queste infatti sono sempre accessibili in tempo reale laddove si voglia vivere l’esperienza autentica. Per tutti gli altri, le modifiche non sono state poche. Esse comprendono modelli poligonali aggiornati, rinnovata gestione delle ombre, nuova effettistica e reintroduzione del ciclo notte/giorno (contenuto originariamente rimosso dal primo Soul Reaver).
Soul Reaver 2 ha meno fascino del primo ma resta ugualmente indimenticabile.
Oltre a quelle già citate, gli sviluppatori hanno introdotto una modalità fotografica, nonché una mappa ed una bussola per aiutare i giocatori ad esplorare Nosgoth. Proprio la mappa è totalmente inedita e creata congiuntamente da Aspyr, Crystal Dynamics e dai principali membri della community di Legacy of Kain. Una bella celebrazione dei fan che sono stati altresì deliziati con una vasta area di contenuti bonus. Da artwork meravigliosi alle colonne sonore, passando per preziosi riassunti di lore. La vera chicca è però la presenza di alcuni Livelli Perduti tagliati nel corso dello sviluppo, che ripristinano alcune aree rimosse a suo tempo. La Remasterd è un vero e proprio monumento storico alla saga ed un atto di amore per chi la adora da oltre vent’anni.
Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered è un lavoro che ci ha emozionato. Non solo permette di tornare a vestire i panni di Raziel, ma anche di assaporare una rimasterizzazione coerente e rispettosa. L’omaggio è non solo verso i lavori originali, ma anche nei riguardi degli stessi fan. Proprio per loro questa produzione è imperdibile, nell’attesa che possa seguire una edizione fisica da custodire gelosamente in ludoteca. Per tutti gli altri, l’operazione di Aspyr e Crystal Dynamics è un modo perfetto per conoscere la saga. L’atmosfera gotica, la sua splendida sceneggiatura e gli indimenticabili personaggi. Anche il gameplay potrebbe sorprendervi, a patto di ricordare sempre gli anni trascorsi.
I boss sono ancora più spaventosi.
Commento finale
Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered è un sogno divenuto realtà, per tutti i fan dello storico franchise dark fantasy. Un progetto di ammodernamento che omaggia due titoli leggendari che hanno contribuito, a modo loro, allo sviluppo del media verso nuove direzioni. Il lavoro di Aspyr e Crystal Dynamics è encomiabile nell’aver preservato il fascino e la suggestione dei prodotti originali, sebbene alcuni elementi ludici possono apparire, al giocatore contemporaneo, poco rifiniti. Una rimasterizzazione da custodire gelosamente: la storia di Nosgoth merita di essere condivisa, oggi come oltre vent’anni fa.
Ottenere il trofeo di platino in Symphonia è un’impresa meno difficile del previsto, grazie al sistema di potenziamenti già lodato nella nostra recensione. Per tutto il resto, non vi resta che leggere la nostra guida ai trofei!
Informazioni preliminari
Difficoltà stimata per il platino: 6/10
Tempo stimato per il platino: 12-15 ore
Trofei offline: 23
Trofei online: 0
Trofei missabili: 1 – Faster than Music (dovrete finire la run in meno di 2 ore, ma con alcuni potenziamenti attivi sarà un gioco da ragazzi).
Trofei glitchati: 0
La difficoltà influisce sui trofei? No.
Run minime: 1 run al 100% (e nemmeno al 100% totale, visto che nelle versioni console le aura shards collezionabili non sono richieste per nessun trofeo) + 1 speedrun con potenziamenti attivi + 1 chase run con potenziamenti attivi (noi abbiamo finito la chase run in meno di 2 ore quindi potrebbe accorparsi anche con la speedrun, ma non ne siamo sicuri dato che abbiamo fatto prima la run sotto le 2 ore quindi il trofeo era già sbloccato).
Free-roam/selezione livelli dopo aver finito il gioco: Sì, potrete fare praticamente tutto, tranne ovviamente i due trofei per la speedrun e per la chase mode (quest’ultima si sblocca dopo aver finito almeno una volta il gioco per questo il relativo trofeo non è segnato come missabile).
Road-map
Step 1: Finite la prima run, decidendo se attivare i potenziamenti man mano che li sbloccate o meno.
Step 2: Completate tutto attivando almeno il potenziamento del doppio salto.
Step 3: Chase run (e se riuscite in meno di due ore dovreste anche poter ad evitare la speedrun, altrimenti vedete Step 4).
Step 4: Speedrun in meno di 2 ore.
Guida ai trofei
Legend of Symphonia Collect all trophies
Ottenete tutti gli altri trofei per sbloccare il trofeo di platino di Symphonia.
Harmony Prevails Finish the game for the first time
Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo sbloccherete dopo aver visto i titoli di coda.
… Awakened by Music Collect all of the musical notes
In Symphonia ci sono 4 tipi di collezionabili: le note musicali, le memorie, le lettere e i frammenti di aura. Quest’ultima tipologia non è necessaria per il trofeo di platino.
Per il trofeo in questione, dovrete raccogliere tutte le note musicali. Sbloccando le memorie potrete sbloccare vari potenziamenti, tra cui il doppio salto, fondamentale per l’impresa. Per il resto seguite questi video di Andrew Howell:
Vanishing Unlock Philemon’s last memory
In Symphonia ci sono 4 tipi di collezionabili: le note musicali, le memorie, le lettere e i frammenti di aura. Quest’ultima tipologia non è necessaria per il trofeo di platino.
Per il trofeo in questione, dovrete raccogliere tutte le memorie di Philemone. Sbloccando le memorie potrete sbloccare vari potenziamenti, tra cui il doppio salto. Per il resto seguite questi video di Andrew Howell:
States of Mind Collect all three of the Prodigy’s letters
In Symphonia ci sono 4 tipi di collezionabili: le note musicali, le memorie, le lettere e i frammenti di aura. Quest’ultima tipologia non è necessaria per il trofeo di platino.
Per il trofeo in questione, dovrete raccogliere tutte le lettere. Sbloccando le memorie potrete sbloccare vari potenziamenti, tra cui il doppio salto, fondamentale per l’impresa. Per il resto seguite questi video di StoneEdgeGaming:
Bird of Prey Finish the game in Shadows Chase mode
Dopo aver finito il gioco sbloccherete la modalità “inseguimento” in cui un’ombra replicherà i vostri movimenti con qualche secondo di delay. Se vi farete toccare morirete. Con i potenziamenti attivati e con l’esperienza della prima run sarà comunque un’impresa abbastanza semplice, al netto di qualche stanza più complicata a causa della necessità di dover “aspettare” gli elementi dello scenario (ma parliamo di momenti che si contano sulle dita di una mano).
Faster than Music Finish the game in under 120 minutes
Anche in questo caso, come sopra, con i potenziamenti attivi e l’esperienza della prima run sarà comunque un’impresa semplice. Noi abbiamo finito la nostra run in un’ora e 39 minuti sbagliando anche tanto. In un paio di tentativi ci riuscirete in scioltezza.
… Always a Virtuoso Activate all gameplay abilities unlocked from Philemon’s memories at least once
Dovrete attivare tutti i potenziamenti legati alle memorie almeno una volta. Per sapere come sbloccare le memorie vedi “Vanishing”.
All in a Day’s Work Play a concert with the Matriarch
Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo sbloccherete dopo aver completato il terzo mondo.
The Outcast’s lament Play a concert with the Trickster
Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo sbloccherete dopo aver completato il secondo mondo.
A Matter of Trust Play a concert with the Kinglet
Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo sbloccherete dopo aver completato il quarto mondo.
A Slumbering Power… Collect half of all the musical notes
Vedi “… Awakened by Music”.
Freedom Unlock Philemon’s second memory
Vedi “Vanishing”.
Foundation Unlock Philemon’s third memory
Vedi “Vanishing”.
Taking Notes Unveil the piano’s secret
A metà del terzo mondo dovrete suonare una composizione per proseguire nel livello. In quel punto c’è una porta bloccata che potrete aprire con una seconda composizione che poi troverete nel quarto mondo. Questa:
Aprendo la porta sbloccherete il trofeo (dietro la porta troverete la terza lettera del gioco – vedi “States of Mind”).
The Center of it All Reach the Heart of Symphonia
Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo sbloccherete dopo aver completato il primo mondo.
The First of Many Collect your first musical note
Vedi “… Awakened by Music”.
Departure Unlock Philemon’s first memory
Vedi “Vanishing”.
Without Ever Falling Collect the Matriarch’s letter
Vedi “States of Mind”.
Abandoned by All Collect the Trickster’s letter
Vedi “States of Mind”.
The Weight of Responsibilities Collect the Kinglet’s letter
Vedi “States of Mind”.
Once a Virtuoso… Activate a gameplay ability unlocked from one of Philemon’s memories for the first time
Vedi “… Always a Virtuoso”.
Silence in the Back! Respawn 20 times in a row in the same room
Le tastiere meccaniche compatte stanno conquistando un numero crescente di appassionati, grazie ad una estetica molto elegante e soprattutto grazie alla possibilità di liberare spazio sulla scrivania a favore di quello riservato al mouse. Tuttavia fino ad ora non ci era mai capitato di provare una tastiera desktop in un layout 40%. Certo ci sono le cosiddette tastiere portatili, come quelle pieghevoli da utilizzare con tablet e cellulari, ma una tastiera con appena 44 tasti destinata a stare su una scrivania, lo ammettiamo, fa un po’ strano.
La Epomaker TH40, con il suo layout 40%, switch lineari Wisteria, e un’ampia personalizzazione tramite il software VIA, si propone come una tastiera innovativa, pur con alcuni compromessi. La possibilità offertaci da Epomaker di testare questa TH40 ci dà quindi l’occasione non soltanto di analizzarne le caratteristiche principali ma anche approfondire il discorso su questo layout così particolare, destinato ad una fetta molto molto specifica di utenti.
Unboxing
La confezione della Epomaker TH40 è quella classica (che ci piace) delle tastiere Epomaker. All’interno oltre alla tastiera, il dongle wireless e ad un completo e funzionale manuale utente, la compagnia cinese infatti include sempre un accessorio per la rimozione degli switch e dei keycapse alcuni switch di ricambio.
Il layout 40% della Epomaker TH40 è sicuramente il suo aspetto più distintivo. Con soli 44 tasti, suddivisi in quattro file, la TH40 riduce drasticamente lo spazio occupato sulla scrivania, sacrificando tasti dedicati come le frecce direzionali, i tasti funzione e il tastierino numerico che vengono recuperati attraverso un sistema di “layer”.
Epomaker TH40 è disponibile in due colorazioni, nero e giallo come il modello in prova e grigio e viola. La versione da noi provata, in particolare, ricorda molto da vicino il design diShadow-X un’altra tastiera del marchio cinese che abbiamo recensito qui. La struttura è in ABS rinforzato con spigoli arrotondati mentre i keycaps sono in PBT. La cosa più interessante sono le dimensioni, appena 26x10cm e un ingombro praticamente nullo sulla scrivania.
Sulla sinistra è presente un gancio ed una fascia per il trasporto. Si tratta naturalmente di un vezzo: difficilmente porterete la tastiera appesa al polso, ma dà l’idea di quanto piccole siano le sue dimensioni.
Un aspetto interessante del design è rappresentato dalla scelta del layout asimmetrico, con la barra spaziatrice suddivisa in due grandi tasti di diverse dimensioni e al centro il tasto FN che, come vedremo, sarà uno di quelli che utilizzerete di più, essendo destinato allo switch tra i diversi layer di funzionamento.
Il profilo ricorda quello Cherry, con file di tasti leggermente inclinati, ma considerando che queste sono solo quattro è abbastanza difficile riconoscerlo.
La tastiera non utilizza un vero e proprio design gasket-mounted, nonostante la presenza di elementi che potrebbero ricordarlo. Il suo telaio include fogli di schiuma tra il PCB e la scocca, che servono a smorzare le vibrazioni e migliorare il sound profile durante la digitazione. Tuttavia, questa implementazione non si avvicina ai veri sistemi gasket dove il PCB è sospeso da guarnizioni in silicone o schiuma per garantire flessibilità e un maggiore comfort. Come vedremo però questo non ha rappresentato un problema per quanto riguarda sia la digitazione che il sound.
In ogni caso il PCB è hotswap, il che significa che è sempre possibile sostituire gli switch con quelli di proprio gradimento e senza dover ricorrere a laboriose saldature.
L’illuminazione RGB, seppur non particolarmente intensa a causa dei keycaps opachi, aggiunge personalità al design, offrendo un effetto cromatico discreto ma piacevole. Complessivamente, la TH40 riesce a combinare un look accattivante con una costruzione solida, pur rimanendo estremamente portatile e compatta.
Layer e Accesso alle Funzioni
Come abbiamo detto questo tipo di tastiera si rivolge a un pubblico estremamente specifico: chi ha bisogno di una tastiera davvero ridotta al minimo, e non ha problemi a utilizzare layer per accedere alle funzioni mancanti. Ci riferiamo ad esempio a chi ha bisognod i una tastiera da trasportare in uno zaino, o a chi ha intenzione di abbinarla ad un HTPC da salotto.
Il tasto Fn, posizionato strategicamente tra le due spacebar, è cruciale per accedere alle funzioni secondarie e terziarie. Tuttavia, molte funzioni più avanzate richiedono la combinazione di tre layer (ad esempio, Fn + Shift per caratteri come @) e questo potrebbe risultare poco intuitivo per alcuni utenti.
Software VIA: Potenza e Flessibilità
Solitamente riserviamo un paragrafo finale al software di accompagnamento delle tastiere, ma in questo caso è bene fare un’eccezione, in quanto è proprio il software che è in grado di trasformare l’usabilità di questa Epomaker TH40.
Epomaker ha intelligentemente scelto di abbandonare il suo software proprietario per la gestione delle personalizzazioni e affidarsi allo standard VIA che offre sicuramente una suite più potente in termini di user experience e usabilità in generale. La compatibilità con VIA è, quindi, uno dei maggiori punti di forza della Epomaker TH40. Questo software open-source consente una personalizzazione avanzata della tastiera, permettendo agli utenti di mappare i tasti, assegnare macro e configurare l’illuminazione RGB a proprio piacimento.
Il software VIA dispone di una Interfaccia intuitiva che permette la veloce mappatura dei tasti anche per i meno esperti, una personalizzazione illimitata dei layout secondo le proprie esigenze e una compatibilità multi-brand, ovvero la possibilità di essere utilizzato con tastiere di diversi produttori, rendendolo una soluzione universale. Questo aspetto è risultato fondamentale in quanto consente anche ai meno esperti, e a coloro che hanno poco tempo o voglia di personalizzare tasto per tasto la propria tastiera, di accedere ad una serie di layout già compilati da altri utenti.
Tuttavia, la curva di apprendimento per sfruttare appieno VIA può risultare ripida per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di software. Inoltre, sarebbe stato utile avere i layer stampati direttamente sui keycaps, per semplificare l’esperienza d’uso anche se forse questo avrebbe in qualche modo vanificato l’estrema possibilità di personalizzazione dello stesso.
Illuminazione RGB: funzionale ma non spettacolare
L’illuminazione RGB della Epomaker TH40 è gestibile tramite i controlli onboard e il software VIA, offrendo una buona gamma di effetti luminosi. Tuttavia, la presenza di keycaps opachi limita la visibilità dell’illuminazione, rendendo i tasti difficili da leggere in ambienti poco illuminati. Per intenderci l’illuminazione è assolutamente visibile e d’effetto, molto di più rispetto a quanto avevamo visto con la Shadow-X, grazie ad una spaziatura tra i tasti maggiori nella TH40. Il problema è che i tasti neri assorbono gran parte della luminosità dei led south faced.
Questo aspetto potrebbe rappresentare un problema per gamer o programmatori che lavorano spesso al buio. Tuttavia è significativo notare come nonostante tutto Epomaker non abbia rinunciato all’illuminazione RGB. Probabilmente con keycaps shinetrough avremmo significativamente apprezzato questa funzionalità. Nell’utilizzo come tastiera di supporto ad un HTPC da salotto infatti, poter leggere anche al buio i tasti e quindi le combinazioni di accesso ai diversi layer, avrebbe sicuramente fatto la differenza.
Autonomia e Gestione della Batteria
Un altro aspetto rilevante è l’impatto dell’illuminazione RGB sulla batteria. Con una batteria da 3000 mAh, la tastiera offre circa 15 ore di autonomia con RGB al massimo e connessione Bluetooth. Disattivando l’illuminazione, l’autonomia si estende a diversi giorni di utilizzo normale. Il tempo di ricarica, però, è piuttosto lungo (4-5 ore), in quanto la TH40 non supporta la ricarica rapida.
Prestazioni: Connettività e Digitazione
N-Key Rollover e Polling Rate
La Epomaker TH40 supporta il N-key rollover (NKRO) sia via USB sia tramite connessione wireless a 2.4 GHz, garantendo che ogni pressione di tasto venga registrata anche durante digitazioni rapide o complesse. Con la modalità Bluetooth, invece, il rollover è limitato a 6KRO, e il polling rate scende da 1000 Hz (USB/2.4 GHz) a 125 Hz, un valore comunque accettabile per utilizzi non competitivi.
Digitazione e Sound
Gli switch Wisteria Lineari a 5 pin offrono un’esperienza di digitazione piacevolissima, con un punto di attuazione di 2.2 mm e una forza di attuazione di 45 gf, che li rende morbidi e reattivi. Il feedback lineare e morbido rende questi switch ideali sia per la digitazione sia per il gaming. Sebbene non siano tra i più premium sul mercato, il loro comportamento è consistente, e il rapporto qualità-prezzo è ottimo. Tuttavia, la presenza di sole opzioni lineari potrebbe non soddisfare chi preferisce switch tattili o clicky.
Durante i test, la digitazione è risultata precisa e fluida, grazie anche alla struttura della tastiera che riduce i rumori indesiderati. Tuttavia il foam interno tra il PCB e il case potrebbe essere più denso per eliminare del tutto i ping acuti che si percepiscono in alcune situazioni.
Il sound profile della TH40 è pulito e soddisfacente, con stabilizzatori ben lubrificati e uniformi. Anche durante digitazioni rapide (75 WPM nei test), il suono rimane contenuto e piacevole, un aspetto che molti utenti apprezzeranno.
Esperienza d’uso: per chi cerca portabilità e spazio sulla scrivania
Il design compatto della TH40 non solo la rende facile da trasportare, ma libera spazio prezioso sulla scrivania. Questo è particolarmente utile per i gamer, che possono sfruttare lo spazio extra per un mouse pad più grande o altri accessori come joystick o controller. Ad esempio oltre all’utilizzo come tastiera di supporto, potreste trovare particolarmente utile questa tastiera per le vostre postazioni simulative, dove è necessario tenere la tastiera sul fianco di un volante da corsa o un hotas. Tuttavia, appena ci si discosta da questi user case specifici, le dimensioni ridotte possono risultare meno ergonomiche per alcune persone. La larghezza della tastiera è inferiore alla distanza media tra le spalle, costringendo alcune persone a piegare i polsi durante la digitazione. La presenza di due spacebar e del tasto Fn centrale è pensata per ridurre il movimento delle dita, ma l’ergonomia complessiva rimane inferiore rispetto a layout più ampi.
La curva di apprendimento durante la digitazione, inoltre potrebbe risultare abbastanza lunga, sebbene l’esperienza di digitazione si sia rivelata estremamente piacevole e confortevole, molto più di quanto onestamente ci aspettassimo.
Commento finale: Chi Dovrebbe Scegliere la Epomaker TH40?
La Epomaker TH40 è una tastiera che punta su compattezza, personalizzazione e design , offrendo un’esperienza unica per chi cerca soluzioni minimaliste. Le sue dimensioni compatte infatti sono perfette per use case specifici, laddove non si abbia intenzione di ricorrere a soluzione di ripiego, come tastiere portatili, pieghevoli ecc. Epomaker TH40 è insomma un’ottima tastiera, con un sound piacevole, e un’esperienza di digitazione precisa e confortevole come Epomaker ci ha da tempo abituato, ma dedicata ad una ristrettissima cerchia di utenti.
Certo, il layout 40% richiede un periodo di adattamento anche per costoro, ma una volta abituatisi ripaga con un risparmio di spazio notevole che in questi casi è essenziale. Non manca qualche piccolo difetto che ne compromette in parte il voto finale come la scarsa leggibilità dei keycaps al buio o il foam interno migliorabile.
In definitiva però la Epomaker TH40 è un prodotto di nicchia che eccelle in determinati contesti in cui lo spazio è vitale, e se questo è il layout che stavate cercando, difficilmente troverete di meglio.
Il 2025 si prospetta un anno estremamente intrigante per il mondo dell’intrattenimento e subito Gennaio parte col botto: ecco “Gli Imperdibili”, con i nostri consigli sui migliori film e sulle migliori serie TV in arrivo!
L’obiettivo della collana “Gli Imperdibili”, si badi bene, non è quello di consigliarvi necessariamente tutto ciò che di meritevole uscirà nel mese (qualcosa ci può sfuggire e possiamo sempre prendere dei piccoli granchi… siamo umani!). Tuttavia, l’obiettivo è indicarvi quelli che potrebbero essere i must watch, le produzioni più attese ed interessanti! Troverete appuntamenti direttamente nelle sale cinematografiche, così come produzioni Netflix, Disney+, Prime Video, Apple TV+, Paramount+ e chi più ne ha più ne metta!
Gennaio 2025 segna non solo l’inizio dell’Anno Nuovo, ma anche l’arrivo di pellicole molto attese al cinema nonché di appuntamenti avvincenti sul piccolo schermo. Il 1° Gennaio si apre con i fuochi d’artificio con l’arrivo nelle sale, tra gli altri, de Il Signore degli Anelli – La Guerra dei Rohirrim, Better Man, Nosferatu e Sonic 3. Il versante dei film è tuttavia di alto livello per tutto il mese e per tutti i lidi di riferimento. Ecco dunque su Netflix l’arrivo di Wallace e Gromit – Le piume della vendetta, di Star Trek: Section 31 per Paramount+ ed un Matrimonio di troppo su Prime Video. Il mese si chiuderà poi con il ritorno del regista premio Oscar Bong Joon-ho con l’atteso Mickey 17. Per le serie TV, spazio a prodotti come The Rig 2, ACAB: La Serie, M – Il Figlio del Secolo e The Night Agent 2.
Female hand typing on smartphone with ONLINE REVIEWS inscription, social networking concept
Se siete mai incappati in recensioni false col sospetto che siano state comprate o incentivate in modi poco trasparenti, sappiate che le cose potrebbero presto cambiare grazie ad una nuova norma proposta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Si tratta di un provvedimento inserito nel DDL per la PMI, al vaglio del Consiglio dei Ministri oggi 23 dicembre. In caso di approvazione, verrebbe introdotto un vero e proprio divieto di acquistare o vendere recensioni online, ma altresì di incentivarle tramite pratiche come la distribuzione di omaggi come “contropartita” (chiaro il riferimento al mondo degli influencer). Allo stesso modo, sarebbe vietato a chi non ha usufruito del prodotto o del servizio di recensirlo, mentre chi lo ha effettivamente fatto avrebbe un periodo non superiore a 15 giorni per lasciare una recensione motivata e sufficientemente dettagliata. Dimostrando poi la fallacità dei presupposti di un feedback, gli esercenti potrebbero anche ottenere la cancellazione delle recensioni.
Si tratterebbe di una novità da tempo caldeggiata da molti settori, nonché una nuova tutela nei confronti dei consumatori finali che potrebbero formare in maniera più affidabile la propria valutazione in fase di acquisto di prodotti o servizi.
Ma andiamo con ordine.
L’importanza delle recensioni online
Oggi le recensioni sono indubbiamente uno strumento indispensabile per i consumatori. La loro diffusione ha rivoluzionato il modo in cui si accede a beni e servizi. Immaginiamo infatti quante volte abbiamo guardato la media recensioni di Amazon prima di comprare un dato prodotto, oppure le valutazioni medie della prima colazione per quella struttura alberghiera presente su Booking.
Proprio i settori del turismo e della ristorazione sono grandemente influenzati dal fenomeno, ma allo stesso modo abbiamo assistito ad una importanza crescente anche nei confronti dei prodotti tecnologici, dei capi di abbigliamento e persino nel contesto dei servizi finanziari. In questo senso, anche Amazon entrerebbe prepotentemente nell’ambito della potenziale novità normativa, con un ripensamento inevitabile del sistema di user score attuale (non solo nell’ambito gaming).
Le recensioni rappresentano un vero e proprio punto di riferimento per chi desidera effettuare una scelta informata. Altrettanto fondamentale appare poi in settori peculiari come quello del gambling, dove piattaforme dedicate offrono valutazioni affidabili. Un ottimo esempio può essere quello dei casinò online. Negli anni sono nati tanti siti che si occupano di valutare e recensire le piattaforme di gioco: ne è un esempio Casinos, che offre recensioni dei casinò online legali in Italia, utili per individuare le piattaforme più sicure e trasparenti che osservano la normativa vigente sotto il controllo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).
L’impatto delle recensioni false
Secondo il centro studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il potenziale delle recensioni è decisamente non trascurabile.
Nei settori più esposti come la ricettività turistica e la ristorazione, emerge che le recensioni online influenzano l’82% delle prenotazioni degli alloggi e il 70% di quelle della somministrazione di alimenti e bevande.
Più in generale, le recensioni false possono impattare sul fatturato delle attività che varia tra il 6% e il 30% in baso al grado di fidelizzazione della clientela.
Allo stato attuale, inoltre, pochi sono gli accorgimenti che i consumatori possono prendere nei confronti delle recensioni fasulle. Talvolta si riconoscono spesso per alcune caratteristiche ricorrenti. In genere, per i connotati eccessivamente entusiastici o, al contrario, esageratamente critici, quasi sempre orfani tuttavia di dettagli specifici. Un altro sistema poteva essere quello di visualizzare lo storico di ogni singolo utente recensore, per tentare di desumere un modus operandi ricorrente. Soluzioni tuttavia poco percorribili e non adatte ad una reale tutela del consumatore.
Le sanzioni per le recensioni false
Nel dettato normativo analizzato in anteprima da Il Sole 24 Ore, viene disposto il divieto di «acquisto e cessione a qualsiasi titolo, anche tra imprenditori e intermediari, di recensioni, apprezzamenti o interazioni, indipendentemente dalla loro successiva diffusione». Altresì viene vietata «promozione di commenti mediante incentivi», ovvero i famosi buoni regalo omaggio. In caso di violazione sono previste le pene del Codice del consumo in materia di pratiche commerciali scorrette. Le sanzioni in questo senso andrebbero dunque dai 5 mila euro alla somma massima di 10 milioni di euro. Il Ministero demanderebbe all’Antitrust ed alla Authortiy per le comunicazioni la redazione di linee guida che le piattaforme in caso di approvazione dovranno implementare per il rispetto dei nuovi parametri normativi.
Il 2025 si prospetta un grande anno per Netflix: ecco l’incoraggiante proposta della piattaforma streaming per Gennaio!
In attesa dei calibri pesanti attesi per quest’anno (per citarne giusto alcuni: Stranger Things 5, Mercoledì 2, One Piece 2 e The Electric State), Netflix inaugura l’anno nuovo con una interessante selezione di produzioni. Gennaio 2025 si apre dunque con l’acclamato Wallace & Gromit – Le piume della vendetta (che potrebbe aver già prenotato almeno una nomination per i prossimi Oscar), oltre al ritorno di serie come The Night Agent, La ragazza di neve e XO, Kitty. Curiosità per la pellicola Back in action mentre i fan dell’animazione potranno gioire per prodotti come Sakamoto Days nonché la seconda stagione di Castlevania: Nocturne.
Netflix ha condiviso il catalogo delle nuove uscite per Gennaio 2025sulla propria pagina ufficiale, tuttavia sulla piattaforma arriveranno altri prodotti che troverete nell’elenco sottostante.
Troverete inoltre qualche piccolo consiglio sui titoli da tenere in considerazione in grassetto per il Gennaio proposto da Netflix.
1° Gennaio
Mica è Colpa Mia (Serie TV)
Missing You (Serie TV)
Departure (Serie TV completa)
SPY X FAMILY 2 (Serie di animazione)
Pinocchio (Film)
Una famiglia mostruosa (Film)
Numero 24 (Film)
Il traditore (Film)
Don’t Die: l’uomo che vuole vivere per sempre (Documentario)
2 Gennaio
Cunk on Life (Film)
3 Gennaio
Bandidos 2 (Serie TV)
Selling The City (Intrattenimento)
Wallace & Gromit – Le piume della vendetta (Film di animazione)
6 Gennaio
Il mio matriomonio felice 2 (Serie di animazione)
7 Gennaio
Jerry Springer: Fights, Camera, Action (Docuserie)
8 Gennaio
I AM A KILLER 6 (Docuserie)
9 Gennaio
Asura (Serie TV)
American Primeval (Miniserie)
Ilary (Docuserie)
10 Gennaio
Devotion (Film)
Ad Vitam (Film)
Machos alfa 3 (Serie TV)
Ibrahimovic – Diventare leggenda (Documentario)
11 Gennaio
Sakamoto Days (Serie di animazione)
13 Gennaio
L’esorcista del papa (Film)
15 Gennaio
ACAB: La Serie (Serie TV)
16 Gennaio
Castlevania: Nocturne 2 (Serie di animazione)
XO, Kitty 2 (Serie TV)
17 Gennaio
Back in Action (Film)
23 Gennaio
The Night Agent 2 (Serie TV)
29 Gennaio
Sei Nazioni: Full Contact 2 (Docuserie)
30 Gennaio
The Recruit 2 (Serie TV)
Mo 2 (Serie TV)
The Seven Deadly Sins: Four Knights of the Apocalypse 2 (Serie di animazione)
Il publisher Bushiroad Games ed il team di sviluppo Eighting hanno annunciato che Hunter x Hunter: Nen x Impact arriverà nel corso dell’estate del 2025.
Il picchiaduro è previsto per PlayStation 5, Nintendo Switch e PC via Steam. Hunter x Hunter: Nen x Impact sarà inoltre giocabile nel corso del Jump Festa 2025, che si terrà tra il 21 ed il 22 Dicembre presso il Makuhari Messe di Chiba, in Giappone.
Il primissimo gioco di combattimento basato sul famoso manga HUNTER x HUNTER è finalmente arrivato!
Battaglie di squadra 3v3 potenziate da Nen. Intraprendi epiche battaglie 3v3 in cui la compatibilità dei personaggi e la struttura della squadra saranno la chiave della tua vittoria! Trova il tuo trio di campioni e falli emergere vittoriosi!
Combinazione corsa. Premi ripetutamente un pulsante di attacco mentre tieni premuto il pulsante Rush per scatenare potenti combo! Esegui eleganti combo Rush con facilità!
Partite online. Scala le classifiche raccogliendo punti classifica sconfiggendo i tuoi avversari online! Più punti hai, più alto sarà il tuo posizionamento! Punta alla vetta della classifica e guadagnati un posto tra i Cacciatori a tre stelle. Puoi anche vincere le carte G.I. nelle competizioni online! Prova a prenderli tutti!
Modalità Storia. Rivivi passaggi e combattimenti iconici della serie animata HUNTER x HUNTER mentre giochi contro l’IA! Alcuni livelli fungono da tutorial, quindi completa prima questa modalità per comprendere le basi del gioco!
L’Atari 7800 ProSystem, o semplicemente Atari 7800, è una console per videogiochi domestica (della terza generazione conosciuta anche come era degli 8-bit),presentata al pubblico il 21 maggio 1984 ma ufficialmente commercializzata da Atari Corporation nel 1986 come successore sia dell’iconica Atari 2600 che dell’Atari 5200. La console fu progettata per essere economica, espandibile, trasformabile in un mini-computer tramite un connettore dedicato (feature che fu eliminata poco dopo la presentazione per contenere il prezzo finale della console) e retrocompatibile (è una delle prime console dotate di retrocompatibilità) con il nutrito parco giochi dell’Atari 2600 (circa 500 titoli). E’ stata anche la prima console Atari progettata da una società esterna: la General Computer Corporation.
Tredici furono i giochi annunciati per il lancio del sistema: Ms. Pac-Man, Pole Position II, Centipede, Joust, Dig Dug, Nile Flyer (alla fine pubblicato come Desert Falcon), Robotron: 2084, Galaga, Food Fight, Ballblazer, Rescue on Fractalus! (in seguito cancellato). In totale vennero pubblicati 59 giochi ufficiali per Atari 7800. La console fu distribuita a partire dal mese di maggio 1986 negli Stati Uniti (a giugno in Europa) ad un prezzo di $ 140 (equivalenti a circa $ 389 odierni), con l’obiettivo di risollevare le sorti dell’azienda dopo lo scarso successo del 5200. L’Atari 7800 ProSystem riuscì a vendere soltanto 3.770.000 unità (secondo i dati del 1990), vendite ben lontane da quelle del NES di Nintendo (61,91 milioni) e del Sega Master System (13 milioni). Rimase in commercio per un altro anno (non si conoscono i dati di vendita del 1991), fino alla sua dismissione avvenuta ufficialmente agli inizi del 1992, con il lancio del flop “Atari Jaguar” che decretò il ritiro dal mercato console di Atari.
Sebbene il successo non fu quello sperato (andò lievemente meglio in Europa dove il NES era meno popolare), dopo il lancio dell’Atari 2600+ dello scorso anno, PLAIONe Atari, hanno deciso di riproporre (in chiave moderna) l’Atari 7800+. Questa nuova console è una replica di quella di quasi quarant’anni fa eoffre agli appassionati retrò e soprattutto a chi è cresciuto in quel periodo un nuovo ed entusiasmante modo di sperimentare i classici dell’epoca.
L’Atari 7800+ è ora disponibile ad un prezzo consigliato al pubblico di € 119.99.
Caratteristiche
Compatibile con le cartucce di gioco Atari 2600 e 7800
Compatibilità quasi perfetta con i giochi Atari originali e di terze parti
Si collega facilmente a qualsiasi schermo tramite HDMI
Opzioni di visualizzazione widescreen o 4:3
Contenuto della confezione
Console di gioco Atari 7800+
Nuovo Gamepad wireless CX78+
La cartuccia di gioco inclusa è la più recente avventura di Bentley Bear per 7800 – Bentley Bear’s Crystal Quest
Cavo HDMI
Cavo di alimentazione USB-C (alimentatore non incluso)
Design e qualità costruttiva
Il design della console è identico a quella del 1986. Un misto fra linee spigolose e curve sinuose (il che conferisce al sistema una certa aerodinamicità) con una striscia cromata che attraversa l’intera porzione centrale della console (al di sopra troviamo l’iconica striscia arcobaleno con il numero 7800 posizionato a destra, caratteristica della versione europea) e il logo (un vero classico degli anni ’80) Atari collocato nel mezzo. Il nuovo Atari 7800+ è – come anticipato – identico alla console originale in quasi ogni aspetto. È più piccolo (l’hardware originale era piuttosto massiccio) e vanta tutta una serie di caratteristiche moderne, come una porta HDMI (per collegare la console allo schermo) e una USB-C per l’alimentazione (direttamente ad una porta USB della TV). A essere rimasto inalterato è l’inserimento dei controller nelle porte DB9 anteriori, l’inserimento della cartuccia per giocare e la disposizione dei pulsanti Power, Pause, Select e Reset, nonché delle due porte per controller e un paio di interruttori (ben nascosti sulla parte anteriore) per modificare la difficoltà di gioco. Una volta inserita la cartuccia nel mezzo ed aver premuto il tasto Power, con un po’ di nostalgia, si è pronti per l’azione.
Dare un giudizio – invece – sulla qualità costruttiva non è propriamente semplice. Il 7800+ è fatto interamente di plastica, molto leggera tanto da sembrare quasi un involucro vuoto (al suo interno abbiamo una semplice ROM), feeling – da dire – non dissimile dall’originale. I piedini in gomma sul fondo, impediscono al 7800+ di “scivolare” sulla superficie su cui è appoggiato.
Ovviamente, la grande feature moderna, oltre all’HDMI e allo standard USB-C è dato dal gamepad wireless basato sul design del CX78 a due pulsanti (che andò a sostituire il Pro-Line Joystick lanciato con la versione americana). Questo controller, doveva essere la risposta dell’azienda all’iconico pad NES e, in realtà, il CX78 è forse a memoria uno dei peggiori gamepad mai congeniati. La nuova versione wireless, fortunatamente, è decisamente più funzionale e utilizzabile (sebbene mantenga la plastica ruvida e rettangolare di quegli anni). I pulsanti grandi e il D-pad tattili funzionano discretamente bene (anche se lo stick corto rende il controllo in game decisamente meno preciso di quanto ci si aspetterebbe, rimuoverlo è la scelta più saggia). Tuttavia, la migliorata funzionalità è da ricercare all’interno del pad; ora – infatti – utilizza un singolo PCB per una migliore rigidità e membrane che si appoggiano direttamente sulla scheda. I bordi arrotondati – altresì – lo rendono comodo da tenere in mano (forse anche più del pad NES), e c’è il bonus aggiuntivo della connettività wireless. Un dongle wireless è incluso direttamente nella confezione di vendita. Il 7800+ è dotato del connettore standard a 9 pin, proprio come la macchina originale, il che permette di collegare qualsiasi pad a 9 pin, così avrete la possibilità di optare per altre opzioni di controllo (come i vecchi dispositivi Atari), se il CX78 in dotazione non soddisfa le vostre esigenze o se desiderata vivere un’esperienza di gioco il più possibile vicina a quella originale. L’unità di prova inviataci include anche un dongle wireless USB-C, che consente di utilizzare il CX78+ su PC.
Esperienza di gioco
L’esperienza proposta con l’Atari 5800+ è tanto retrò quanto moderna (dover evitare di armeggiare con vecchie TV a tubo catodico e cavi RCA non è da sottovalutare). Nello specifico, non si discosta da quella offerta dal 2600+. Nonostante la scocca differente, il 7800+ incorpora la stessa tecnologia del 2600+ (tant’è che quest’ultimo può essere aggiornato rendendolo identico al 7800+). Entrambi i sistemi utilizzano il SoC Rockchip RK3128 (Quad-Core ARM Cortex A7M, cache L2 da 256K, GPU Mali400 MP2), 256 MB di RAM DDR3 e 256 MB di storage interno eMMC. Il 7800+ in realtà usa due diversi emulatori: Stella per i giochi 2600 e ProSystem per i giochi 7800. Entrambi sono emulatori navigati, quindi tutto funziona senza problemi né audio né video. Ma non aspettatevi che l’Atari 7800+ offra tutti i comfort moderni dell’emulazione; non ci sono opzioni di salvataggio e non è possibile nemmeno riavvolgere l’azione. Il sistema si comporta esattamente come l’originale.
Le uniche opzioni a disposizione sono accessibili tenendo premuti i pulsanti Select e Reset (non deve essere inserita alcuna cartuccia nello slot della console). Questo vi da accesso ad un menu da cui è possibile attivare il filtro bilineare sui giochi 7800 e un ulteriore filtro per i titoli 2600 che tenta di simulare la sfocatura che si andrebbe ad ottenere attraverso un televisore a tubo catodico dell’epoca. Mentre il primo filtro rende l’aspetto del gioco decisamente meno naturale, il secondo, è più interessante. È un peccato che possa essere applicato solo ai giochi 2600.
Detto questo, non abbiamo digerito particolarmente che l’avvio del gioco richiede più di qualche secondo di pazienza ma a parte questo, le prestazioni complessive sono solide. Abbiamo potuto testare soltanto il gioco compreso all’interno del bundle di vendita, il platform a scorrimento laterale Bentley Bear’s Crystal Quest, probabilmente il migliore da poter giocare con il 7800+. Si tratta di un sequel di Crystal Castles decisamente più elaborato del tipico titolo Atari 7800 caratterizzato da immagini vibranti e una colonna sonora e degli effetti sonori incredibili.
Ogni gioco ripubblicato è dotato di una sua custodia, di un manuale di istruzioni e di una scatola flatpack e ovviamente funzionano anche con l’Atari del 1986. Se lo si desidera, possono essere acquistati singolarmente al prezzo di 29,99 €. In aggiunta, è possibile giocare alla maggior parte dei vecchi giochi per il 7800 e (soprattutto) per il 2600, anche se purtroppo non abbiamo avuto modo di testare giochi Atari originali. Ovviamente grazie al segnale digitale in upscaling a 720p rispetto a quella del 1986, le immagini anche dei vecchi giochi Atari risulteranno essere decisamente migliori e più pulite.
Commento finale
L’Atari 7800+ è la console ideale per chi ha vissuto l’era del gaming casalingo degli anni ’80. La formula resta pressoché fedele a quella originaria (seppur derivativa da quella del 2600+ dello scorso anno) ma con l’aggiunta di alcune funzionalità moderne, come controller wireless, un’uscita HDMI che permette di vivere un’esperienza visiva decisamente più nitida e pulita e un ingresso USB-C per l’alimentazione. Il tutto mantenendo l’estetica europea della console del 1986 e le sue caratteristiche funzioni come l’ingresso per le cartucce (sia di titoli rivisti o “inediti” come Bentley Bear’s Crystal Quest) e sia di quelli dell’epoca, così come il layout dei pulsanti, gli attacchi a 9 pin per i controller (il CX78 in dotazione è decisamente migliore rispetto all’originale), gli interruttori (ben nascosti) per la difficoltà e – purtroppo – la mancanza di opzioni di salvataggio che avrebbero sicuramente reso l’esperienza decisamente più accessibile. Se desiderate aggiungere un pezzo di storia alla vostra collezione, al prezzo di 119,99 €, l’Atari7800+ può essere una buona scelta, soprattutto – come anticipato – per chi ha vissuto quegli anni e ha già a casa un bel quantitativo di cartucce (probabilmente impolverate) sullo scaffale.
Paramount Pictures ha ufficializzato che Sonic 4 è in fase di lavorazione con un’uscita prevista nelle sale cinematografiche per la primavera del 2027.
A riportare la notizia è Variety, a poche ore dall’esordio al botteghino statunitense per Sonic 3 – Il film che dovrebbe esordire con un incasso di 55-60 milioni di dollari in 3.800 sale nordamericane. Il sequel si preannuncia infatti come un gran successo per le festività natalizie. Da noi il film arriverà il prossimo 1° Gennaio. Anche la critica ha apprezzato l’ultimo film, assegnando un impressionante 87% su Rotten Tomatoes.
Ancora presto per ipotizzare in che direzione si evolverà la trama, soprattutto non avendo ancora avuto modo di assistere agli eventi del terzo capitolo nonché alle sue scene post credit (che dovrebbero essere più di una). Alcuni speculano che nel prossimo capitolo possa trovare spazio il personaggio di Silver the Hedgehog, il temibile Metal Sonic o addirittura il malefico team up di villain The Deadly Six visti in Sonic Lost World.
Nel nuovo film in arrivo nelle sale, Sonic, Knuckles e Tails si ritrovano a dover fronteggiare un nuovo e formidabile nemico: Shadow, un misterioso villain con poteri incredibili mai visti prima. Con le loro abilità messe alla prova in ogni modo, il Team Sonic dovra cercare un’alleanza inaspettata per fermare Shadow e proteggere il pianeta.
L’arrivo su console e PC di FANTASIAN Neo Dimension non può non emozionare chi ha vissuto l’epoca aurea del genere RPG e di uno dei suoi principali fautori: Hironobu Sakaguchi.
Tutti conoscono la storia divenuta leggenda. Nel lontano 1986, il designer giapponese sottopose a SquareSoft il concept di un videogioco chiamato Final Fantasy. Un nome scelto con il peso della quasi ineluttabile prospettiva che abbracciava l’azienda ed il futuro dell’autore, a metà tra bancarotta la prima ed abbandono dell’industria ludica per il secondo. Come in una favola moderna, il titolo riscosse un successo clamoroso salvando non solo la compagnia ma assegnando un futuro roseo a Sakaguchi. Negli anni avrebbe infatti non solo supervisionato (in varie misure) ai primi dieci capitoli della saga di Final Fantasy ma avrebbe altresì partecipato alla realizzazione di prodotti come Chrono Trigger, Xenogears, Parasite Eve, Vagrant Story e molti altri.
Al culmine del successo, Sagakuchi si dimise nel 2004 da Square per fondare la software house Mistwalker. Inizierà un periodo contraddittorio nel suo output creativo: dopo Blue Dragon (2006) e Lost Odyssey (2007) in esclusiva per Xbox 360 nonché The Last Story (2011) per Nintendo Wii, seguirà un lungo silenzio fino alla release di FANTASIAN per iOS nel 2021.
Il riavvicinamento tra Sakaguchi-sama e Square Enix, caldeggiato da Naoki Yoshida, ha permesso proprio a quest’ultimo titolo di uscire dal suo confinamento per dispositivi Apple e proporsi al grande pubblico. FANTASIAN: Neo Dimension è dunque la versione definitiva del progetto mobile rilasciato nel 2021, arricchito da migliorie e ritocchi. Si tratta tuttavia di un RPG imperdibile o l’amarcord gioca un ruolo fondamentale nell’apprezzamento del progetto Mistwalker?
FANTASIAN: Neo Dimension è disponibile dal 5 Dicembre per PC (via Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch.
Versione testata: Nintendo Switch
Un mondo di macchine
L’incipit di FANTASIAN Neo Dimension si apre con uno dei maggiori topos del genere. Un ragazzo chiamato Leo si risveglia senza alcuna memoria in una realtà governata dalle macchine, che lo costringono ad una rocambolesca fuga. Il giovane troverà un aiuto in Kina, un’apprendista veggente, Cheryl, una principessa dai solidi ideali, ed altri compagni di viaggio che lo aiuteranno a venire a capo dei suoi ricordi scomparsi. Un percorso che porterà il gruppo a viaggiare attraverso dimensioni parallele, nel tentativo di fermare la piaga virulenta della mechteria e le sinistre minacce di una divinità maligna.
Chi è veramente Leo?
La trama rievoca con nostalgia i vecchi giochi di ruolo, con un appeal che sembra in tutto e per tutto quello dei bei tempi della SquareSoft in cui Hironobu Sakaguchi scriveva pagine di storia del media. Al tempo stesso tuttavia la sceneggiatura tende a scorrere fin troppo velocemente, all’inseguimento di eventi e colpi di scena che finiscono con il depotenziare la caratterizzazione di alcuni personaggi. In particolar modo quella dei cattivi, che appaiono troppo spesso delle macchiette votate al male senza una grande voglia di stratificazione. Non un male in senso assoluto, sia chiaro. Ma il paragone con il panorama attuale del genere rende la discrasia piuttosto concreta.
L’attenzione alla narrativa è, ad ogni modo, evidente nella cura dei dialoghi e degli intermezzi, accuratamente strutturati in modo da non risultare eccessivamente pesanti. Si nota, in questo senso, l’origine mobile della produzione e l’esigenza connaturale di non impiegare una verbosità strabordante. In questo quadro, spiace constatare che l’occasione della release di Neo Dimension non è stata colta per introdurre un adattamento in italiano. Un peccato, che allontanerà l’utenza non abituata alla lingua di Albione.
Purtroppo i nemici non sono complessi come avremo sperato.
Amare l’amarcord
Le origini mobile della produzione si notano sotto più di un punto di vista.
Il titolo originario, rilasciato in due tronconi e qui riunito in un unico prodotto, evidenzia un titolo sostanzialmente instradato su binari più o meno evidenti. Se questa sensazione è palese nella prima sezione del gioco, anche la seconda, molto più aperta, aggrava paradossalmente la percezione di questi difetti. Sebbene sia possibile perseguire compiti secondari ed obiettivi principali in forma libera, purtroppo questo non si declina coeretemente con la sceneggiatura e la presenza di determinati personaggi in talune circostanze. Ma anche dal punto di vista ludico, la linearità è implicita nella struttura delle missioni e dell’esperienza complessiva, vincolate al raggiungimento di taluni livelli. Un’esperienza dichiaratamente più lineare avrebbe probabilmente giovato all’esperienza complessiva senza penalizzare il gameplay.
Gli scenari assumuno tutto un altro fascino se si pensa che sono diorami reali.
Al di là di questa osservazione, FANTASIAN Neo Dimension rievoca la formula dei vecchi Final Fantasy del maestro Sakaguchi, fatta di esplorazione premiata da ricchi forzieri ed armi nascoste. Un bel tuffo nell’amarcord per un’avventura che copre con agevolezza le cinquanta ore, impreziosita dalla possibilità di godere del profilo artistico del prodotto Mistwalker. Il riferimento non è solo alla colonna sonora di Nobuo Uematsu (evocativa seppur non al livello dei suoi massimi lavori), ma anche alla cura complessiva dell’opera. Un aspetto di chiara evidenza è nei fondi prerenderizzati impiegati in FANTASIAN. Non solo un omaggio al passato di Sakaguchi, ma anche un inganno magistrale. Si tratta infatti, in realtà, di fotografie digitalizzate di diorami realizzati ad artisti del tokusatsu. Il risultato finale è indubbiamente affascinante.
L’edizione attuale interviene soprattutto su un (leggero) miglioramento tecnico nonché sul bilanciamento della già citata seconda metà, funestata all’epoca da alcuni problemi e critiche. Il risultato è un titolo in linea generale più accessibile. Per coloro che invece volessero provare l’esperienza originale, è possibile scegliere in qualsiasi momento un livello di difficoltà maggiormente impegnativo. In questo quadro, purtroppo l’occasione non è stata propizia per introdurre del nuovo materiale (al di là della simpatica introduzione di alcune musiche di Final Fantasy) o di mettere maggiormente mano al comparto grafico. Quest’ultimo appare modesto e, dalla nostra prova, addirittura non così perfettamente ottimizzato per Nintendo Switch. Abbiamo assistito infatti a qualche rallentamento di troppo nonché caricamenti tendenzialmente troppo lunghi. Nulla che pregiudica l’esperienza complessiva, ma viste le origini mobile si poteva fare di meglio anche sull’ibrida Nintendo.
FANTASIAN Neo Dimension ricorda in alcuni passaggi proprio le principali opere di Sakaguchi.
Final FANTASIAN Tactics
Il sistema di combattimento è al contempo semplice e profondo. La caratteristica più singolare è data dalla possibilità di “curvare” alcune mosse per realizzare attacchi multipli, che permette di ragionare sulle opportunità tattiche di ogni scontro. Particolarmente interessante è la funzionalità denominata Dimengeon, che permette di affrontare l’annosa questione degli scontri casuali. Attraverso il Dimengeon è possibile “immagazzinare” una quantità limitata di nemici precedentemente incontrati per combatterli in seguito. L’uso di questo sistema permette di attraversare velocemente i dungeon, di accelerare le fasi di grinding e di combattere in modo molto più frenetico con i nemici normali rispetto a un tipico RPG con incontri casuali. Un concept semplice ma di straordinaria arguzia.
La differenza tra scontri casuali e boss è evidente anche e soprattutto sul versante del divertimento.
Dove il combat poi brilla senza riserve è nell’ultima metà del gioco, grazie ad una selezione incredibile di boss. Al netto dei picchi di difficoltà (smussati certo, ma tutt’ora presenti in qualche misura), gli scontri si fanno avvincenti. Diventano necessarie una buona pianificazione tattica per affrontare ogni scontro, rendendo praticamente inutili i blandi scambi turnistici tra un’abilità di attacco e l’altra. Proprio gli avversari principali adottano strategie peculiari che portano i giocatori a dar fondo alle abilità di ogni personaggio. Un bel punto a favore, considerando poi che le facoltà di personalizzazione del party sono accessibili senza colli di bottiglia. Inoltre è possibile rinfrescare il combattimento con i personaggi panchinari.
FANTASIAN Neo Dimension vive delle sue peculiarità, in bilico tra omaggiare un passato glorioso ed aprirsi ad un pubblico moderno con alcune idee assolutamente intriganti. Un acquisto praticamente obbligato per tutti i fan della SquareSoft che fu, pochi dubbi al riguardo. Diverso è il discorso per il pubblico contemporaneo. Ammesso e concesso che non si subisca il fascino del suo animo orgogliosamente classico, il titolo potrebbe soffrire eccessivamente taluni compromessi narrativi e strutturali figli (diretti ed indiretti) delle origini iOS. Al punto da arrivare ad una riflessione: in un JRPG è meglio passare su uno storytelling prevedibile al netto di un combat gratificante, oppure è preferibile una storia indimenticabile al costo di un gameplay inconcludente. Una domanda complessa, la cui risposta può essere data solo dal pubblico.
Il concept del Dimengeon è figo e molto pratico.
Commento finale
FANTASIAN Neo Dimension attesta la liberazione dell’ultima opera del leggendario Hironobu Sakaguchi dalle catene della sua esclusività per dispositivi mobile. La produzione Mistwalker è un emozionante omaggio ad una visione classica dei JRPG da parte di uno dei suoi maestri assoluti. Proprio il suo tradizionalismo, nonché taluni limiti connaturati alle origini del progetto, possono tuttavia rappresentare un limite nel panorama contemporaneo che, ironicamente, proprio il creatore di Final Fantasy ha contribuito a fondare. Per chi ha vissuto l’età aurea del genere tra gli anni ’90 e l’inizio del millennio successivo, si tratta di un viaggio che vale la pena di intraprendere.
Se esiste un genere, all’interno del panorama videoludico, che ad oggi si può dire fondamentalmente dimenticato, è quello dei game show.
Forse i giocatori più navigati si ricorderanno alcuni titoli celebri di passate generazioni, il cui successo è stato caldeggiato da mode del momento o contesti favorevoli di mercato (e marketing). Grandi format televisivi hanno tentato l’approdo nel mondo videoludico, talvolta con risultati apprezzabili, altre volte disastrosi, spesso vincolati ad una stretta territorialità legata al relativo successo del game show su base nazionale.
Nonostante una potenzialità forse mai pienamente sfruttata (soprattutto oggi, con un panorama molto diverso rispetto a due o tre generazioni ludiche fa), nel 2024 si tratta di una tipologia videoludica quasi estinta… o meglio, emigrata altrove.
Partendo dal panorama attuale, faremo un percorso a ritroso guardando ad alcuni storici esempi illustri del genere.
Modernità e sperimentalismo
Purtroppo il panorama contemporaneo ospita ben poche emozioni per i fan dei game show.
Seppur presenti sul mercato in varie forme, l’interesse del pubblico è sostanzialmente scemato. Un peccato, perché il genere a ben vedere ha riservato nel corso del suo cammino note di colore e anche uno sperimentalismo inatteso. Su questo versante, ci piace ricordare Truth or Lies, una sorta di quiz in cui il software sviluppato da Big Ant Studios. La sua particolarità era legata alla capacità di percepire dal tono della voce (grazie all’uso di un microfono) la menzogna del giocatore. Funzionava? Non esattamente. Ma resta un intrigante concept per l’epoca (parliamo del 2010).
Oggi coloro che vogliono assaporare il gusto dei game show hanno due alternative.
Da un lato, i party game nel senso più ampio del termine hanno ereditato ogni spazio di mercato. Citare titoli come Super Mario Party Jamboree e WarioWare: Move It! fornisce un’idea di come il genere abbia cambiato pelle. Dall’altro lato, il game show è divenuta una delle forme attraverso cui il mondo delle scommesse online si esprime. All’interno del circuito tutelato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) regolamentato dalla normativa vigente, è possibile ad esempio partecipare a giochi a premi basati sulla fortuna come Crazy Time.
Who Wants To Be A Millionaire?
Inutile negarlo. Quando nel lontano Maggio del 2000 Gerry Scotti inaugurò l’edizione italiana del format di successo prodotto dalla trasmittente ITW e da Celador, il pubblico italiano ne rimase entusiasta.
Inizialmente intitolato Chi vuol essere miliardario? fino al 2001 (c’era ancora la cara vecchia Lira), la scalata al milione è diventato uno degli appuntamenti fissi della programmazione preserale (talvolta anche in prima serata) per moltissimi italiani.
Inevitabile vederne una trasposizione videoludica. Molte di più, a dire il vero. Il titolo è arrivato in una ricca varietà di edizioni per PC, PlayStation, Game Boy Advance, PlayStation 2, PlayStation Portable, Wii, Nintendo DS, PlayStation 3, Xbox 360, PlayStation 4, Nintendo Switch e PlayStation 5.
Rappresenta, ad oggi, forse l’ultimo vero baluardo del genere. La Special Edition uscita nel 2011 è probabilmente la sua incarnazione migliore, capace di catturare lo spirito del format.
Buzz!
Altro illustre esponente del genere, stavolta svincolato da uno specifico adattamento a game show reali. Stiamo parlando della serie Buzz!
Sviluppata da Relentless Software e pubblicata da Sony per PlayStation 2, PlayStation 3 e PlayStation Portable dal 2005 al 2010, Buzz! ricrea lo svolgimento di un quiz televisivo.
Oltre ad un design immediatamente riconoscibile, il punto forte del gioco era la sua fortissima vocazione al multiplayer, grazie anche all’introduzione dei Buzzer Buzz!, periferiche accessorie che permettevano ai giocatori di calarsi ancor meglio nel contesto del game show.
La serie ha visto nel tempo quattordici diverse iterazioni per console ed una per mobile, spaziando tra ambiti e materie diverse. Purtroppo, dopo l’ultima apparizione del 2010 con The Ultimate Music Quiz, l’IP è scomparsa dai radar, fagocitata oramai dal disinteresse del pubblico.
Family Feud
In questa categoria citiamo Family Feud, ma è un mero rappresentante di una categoria più ampia che abbraccia anche produzioni come Wheel of Fortune, Are You Smarter Than a 5th Grader, 1 Vs. 100 e Deal or No Deal.
Purtroppo non tutti i format risultano vincenti in tutti i territori. Per un Chi vuol essere milionario? capace di imporsi in oltre 170 Paesi del mondo, ci sono tanti altri game show incapaci di raggiunge simili traguardi. Le conseguenze sono, inevitabilmente, una capacità penetrativa massicciamente inferiore sul mercato… e tendenzialmente anche una minore cura in fase produttiva.
In particolare Family Feud, game show televisivo in onda negli Stati Uniti ininterrottamente dal 1976 (ed attualmente condotto da Steve Harvey), ha goduto di adattamenti atroci un po’ per tutte le piattaforme dal 1987 al 2020, con l’ultimo titolo arrivato per PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e Stadia.
Peccato che si tratti di poco più di un banale tie-in, senza grosse pretese e senza l’ardire di potersi imporre sul mercato internazionale. Tutti gli altri titoli citati condividono più o meno le stesse fortune (dalle nostre parti è più famosa La Ruota della Fortuna, ma non abbastanza da essere un traino sufficiente).
The Thing (arrivato in Italia con il nome di “La Cosa“) del leggendario registra John Carpenter (noto anche per Halloween – La notte delle streghe, 1997: Fuga da New York, Essi Vivono e una pletora di pietre miliari del cinema) del 1982 è – al pari di pellicole cinematografiche come Alien (che riceverà un adattamento tv il prossimo anno)e Evil Dead – un classico del genere horror. Il film con protagonista Kurt Russel non riuscì ad ottenere subito il successo sperato, non per la qualità intrinseca del film ma per una ragione ben precisa. L’anno 1982 vide l’uscita di altri due celebri film di fantascienza, Blade Runner di Ridley Scott e soprattutto E.T. l’extra-terrestredi Steven Spielberg. Quest’ultimo – infatti – oltre ad essere uno dei film di fantascienza ad aver incassato di più nella storia del cinema, aveva diffuso a livello globale un’immagine diversa rispetto a come altri prodotti rappresentavano gli alieni; una rappresentazione dolce e rassicurante, diametralmente opposta al terribile e quasi implacabile parassita (disposto a qualsiasi cosa pur di sopravvivere) presente in La cosa.
Sebbene il botteghino fu piuttosto ingeneroso per la pellicola, nel corso degli anni, comunque, La cosa è diventato un vero cult, grazie al mercato home video, e anche la stampa specializzata, riuscì a capirne le peculiarità e a rivalutarlo più che positivamente. Sul sito web Rotten Tomatoes, il film detiene l’85% di recensioni professionali positive e diverse altre testate, lo annoverano fra i migliori film horror mai realizzati. Insomma, La Cosa è riuscita ad ottenere i riconoscimenti che ingiustamente non aveva raggiunto all’uscita e, tralasciando il remake/prequel del 2011, che seppur divertente non raggiunge la qualità dell’originale, i prodotti a tema sono tantissimi. Fra attrazioni, fumetti e merchandising. Nel 2002 fu addirittura realizzato un videogioco survival horror intitolato La Cosa per PC, PlayStation 2, e Xbox, che funge da sequel agli eventi del film. Si è trattato di un tentativo di adattamento piuttosto riuscito sebbene in uno sparatutto di squadra in terza persona molto più ricco di azione. E ad essere onesti, l’ultima cosa che ci saremmo aspettati era che qualcuno – e nello specifico Nightdive Studios– rimasterizzasse questo gioco su licenza ufficiale ben 22 anni dopo.
Il gioco è attualmente disponibile per PC, PlayStation 5, Xbox e Nintendo Switch.
Versione testata: PlayStation 5
Il sequel che avremmo voluto
Chi vi scrive, non aveva idea di cosa aspettarci da The Thing: Remastered. Pur essendo fan del film e pur sapendo dell’esistenza dell’originale del 2002, non aveva mai giocato al gioco e si era limitato alla visione (qualche anno dopo), di alcuni video qua e là in rete. Atterrando nell’Avamposto 31 (Outpost 31) in Antartide, il gruppo e il nostro protagonista ha il semplice obiettivo di evacuare i sopravvissuti ed eliminare la minaccia. Niente di più semplice, ma come tenendo ben a mente cosa accade nel film, sapevamo cosa sarebbe accaduto una volta svoltato l’angolo (ci sono forme di vita aliene assassine mutaforma in giro, chi lo avrebbe mai detto, in grado di assumere le sembianze delle proprie vittime). Siamo chiamati ad indossare i panni del Capitano Blake, leader della squadra Bravo inviata alla struttura in Antartide per indagare sulle conseguenze del film originale, ma all’arrivo c’è soltanto morte e distruzione. La squadra – in men che non si dica – si ritrova alle prese con l’infezione parassitaria che prende il sopravvento sugli ospiti. Sebbene questo gioco segua direttamente il film, non è necessario averlo visto per goderselo. Ci sono molti riferimenti e, come sequel, risponde ad alcune domande, anche se alcuni potrebbero pensare che è proprio il mistero (mai svelato neanche nel finale) ad avere reso l’originale un film così iconico.
Nessuno è al sicuro!
Furono apportate alcune modifiche per fare in modo che il film potesse adattarsi perfettamente ad un videogioco. Ad esempio il meccanismo di mutazione/trasformazione è lievemente diverso ma calza a pennello e ben si adatta al titolo. C’è un mostro parassita che si “maschera” da vostro alleato, dando quel sentimento di paranoia (misto a terrore e ansia) persistente. L’ambientazione antartica gioca un ruolo fondamentale. Non è possibile rimanere fuori per troppo tempo, altrimenti c’è il rischio di morire assiderati. Mantenere la fiducia (il sistema si chiama fiducia/paura) nei compagni di squadra e stare attenti alle infezioni è il più grande punto di forza di The Thing, ed è questo connubio che fa funzionare l’intero gioco. Rimanere in situazioni stressanti con la squadra aumenterà il loro livello di stress, facendoli agire in modo più irregolare. Il loro comportamento può variare dal rannicchiarsi in un angolo, scappare, sparare selvaggiamente nella stanza o rivoltarsi completamente contro il giocatore. È un sistema che era avanti coi tempi e può creare alcuni momenti davvero frenetici e inaspettati. Personaggi che non avete mai preso in benché minima considerazione potrebbero essere stati infettati e – ben presto – si trasformeranno. Ad esempio, il sistema di infezione richiama quello della pellicola; controllando il sangue dei membri della squadra (o mostrando il proprio) è possibile individuare infezioni rivelando così l’invasore. Ogni membro della squadra ha una specializzazione, una barra della salute e un misuratore di fiducia. I medici curano la squadra, gli ingegneri possono riparare scatole di fusibili e così via. Sparargli accidentalmente farà decrescere la loro fiducia, curarli e dare loro delle armi la farà salire, così come il trucco di far “guardare il proprio sangue!” sopra menzionato.
Tuttavia, non sempre tutto funziona come dovrebbe, e questo è dovuto ad un design di gioco estremamente limitato. A parte le prime due/tre ore, passerete pochissimo tempo fuori al freddo. Anche i livelli (20 per la precisione) sono incredibilmente brevi (sebbene ci siano puzzle interessanti e obiettivi nuovi di zecca da completare), il che sta a significare che le vostre azioni e il modo in cui gestite la squadra non avranno alcun tipo di impatto a lungo termine. Indipendentemente da ciò, ci sono sicuramente momenti in cui il prodotto brilla, e a parte Aliens: Dark Descent, non sembra esserci altro sparatutto di squadra che gestisca abbastanza bene la meccanica dello stress.
Anche le meccaniche di gioco non sono affatto male; si tratta di una combinazione del classico stile di mira a blocco molto in voga nell’era della PlayStation 2, con un sistema di mira libera decisamente più moderno con tanto di modalità di mira in prima persona. Mirare ai nemici ora vi darà un soft lock-on, che funziona abbastanza bene mentre abbatterete orde di creature (più piccine). Nel frattempo, le mutazioni più grandi richiederanno che andiate ad infliggere abbastanza danni (utilizzando mitragliatrici ed esplosivi) da metterle in uno stato vulnerabile e finirle definitivamente con un lanciafiamme. Nel complesso, il gameplay è molto funzionale ed anche piuttosto intuitivo. Sono stati fatti alcuni sforzi per aggiornare i controlli e aggiungere alcune funzionalità che andassero a migliorare la qualità della vita e rendere l’esperienza più moderna. In termini puramente di difficoltà, il gioco non è particolarmente complicato, anzi. Pur settando un livello elevato di difficoltà, The Thing: Remastered sarà comunque generoso in termini di risorse. Forse la meccanica doveva essere bilanciata meglio, in quanto avrebbe sicuramente giovato all’esperienza.
Grafica e tecnica
Nightdive Studios ha fatto un lavoro eccellente (come sempre) rimasterizzando questo gioco di più di due decenni fa. Mantenere e preservare i classici è il loro pane quotidiano, e questo è un altro grande esempio delle capacità dello sviluppatore. La qualità delle texture (con tanto di supporto al 4K) e l’illuminazione risultano essere state notevolmente migliorate e aggiungono davvero tensione, credibilità e quella immersività necessaria per godersi il gioco. Non solo c’è il supporto a diverse feature odierne, come l’ultrawide completo. Il sound design, tuttavia, non regge altrettanto bene. Gli effetti sonori ambientali sono buoni e lo stesso vale per la musica. Ma il doppiaggio non è molto coerente con gli eventi che stanno accadendo. I personaggi possono passare dal panico alla calma in un attimo il che stona con la tematica e le situazioni di gioco.
Commento finale
Nightdive ha fatto un ottimo lavoro nel preservare e migliorare The Thing, un’esperienza decisamente più moderna e giocabile in grado di catturare l’essenza del film ma – purtroppo – non priva di qualche difetto. I livelli sono troppo brevi e gli scontri con i nemici, pur optando per un livello elevato di difficoltà, sono fin troppo semplici, complice anche l’abbondanza eccessiva di risorse. Al netto di quanto detto, The Thing: Remastered è stato comunque divertente da giocare ed è un ottimo modo per provare quello che il regista John Carpenter considerava il vero sequel canonico del film del 1982.
Dopo aver raccolto tutte le reliquie in Indiana Jones e l’Antico Cerchio potreste sentirvi delusi nel constatare che sbloccherete solo un obiettivo. Ma non preoccupatevi, non è così. Il completamento dell’ardua impresa è propedeutico all’ottenimento di una ben più sostanziosa ricompensa: il finale segreto!
Per sbloccarlo, dovrete proprio utilizzare tutte le reliquie in un enigma prima del finale. In totale ce ne sono 50 sparse tra il Vaticano, Giza, Sukhothaie Iraq. E poi? Non vi resta che continuare la lettura!
Come risolvere l’enigma dell’Antica Reliquia
Dopo aver completato il gioco, vi ritroverete fuori dall’area finale in Iraq. Andate a destra e troverete un grande muro con quattro segmenti in cui inserire le vostre sudate 50 reliquie.
Inserite una reliquia e ruotatela a sinistra per attivare tutte le punte direttamente adiacenti e diagonali rispetto al punto in cui l’avete posizionata. Se invece la ruotate a destra, attiverete tutte le punte nella colonna e nella riga in cui l’avete posta.
Ecco dove dovete posizionare le reliquie per risolvere l’enigma finale. Un punto bianco significa che dovete ruotare la reliquia a destra, mentre un punto blu significa che dovete ruotarla a sinistra.
Primo SegmentoSecondo SegmentoTerzo segmentoQuarto segmento
Il finale segreto spiegato
Il finale segreto è una breve sequenza cinematografica, ma fornisce alcuni dettagli importanti sul finale. Dietro la porta troverete un affresco che mostra l’anello di tutte le 17 pietre, come Voss le aveva posizionate nell’Arca, con un dipinto al centro che rappresenta l’Antartide. Poi assisterete ad una seconda scena che mostra l’arca incastonata in un iceberg in Antartide, con delle impronte nella neve che suggeriscono che Locus sia sopravvissuto.
ASUS Republic of Gamers (ROG) annuncia il lancio della ROG Falchion Ace HFX, una tastiera gaming analogica cablata con form factor al 65% progettata per i giocatori più esigenti ed erede della ROG Falchion RX che abbiamo recensito qui. Grazie agli innovativi switch magnetici ROG HFX, al polling rate di 8.000Hz e alla modalità Rapid Trigger, questa tastiera offre una precisione e una velocità senza precedenti, rivoluzionando l’esperienza di gioco e digitazione.
Caratteristiche principali della ROG Falchion Ace HFX
Switch Magnetici ROG HFX
Gli interruttori magnetici pre-lubrificati della Falchion Ace HFX sono progettati per garantire un feedback tattile eccezionale e una durabilità estrema, con una vita utile stimata di oltre 100 milioni di pressioni. Gli utenti possono personalizzare il punto di attuazione da 0,1 a 4 mm, adattandolo alle proprie esigenze, sia per il gaming competitivo che per la digitazione quotidiana.
La qualità costruttiva degli switch, con materiali premium come la plastica POM e il policarbonato, garantisce stabilità, fluidità e protezione dalla polvere, anche durante sessioni di gioco intense.
Modalità Rapid Trigger e Speed Tap
La modalità Rapid Trigger migliora la reattività dei comandi, permettendo agli switch di ripristinarsi istantaneamente al rilascio. Questa funzione è particolarmente utile nei giochi FPS, dove ogni millisecondo può fare la differenza. Inoltre, la modalità Speed Tap ottimizza i movimenti direzionali, assegnando priorità all’ultimo input quando vengono premuti tasti opposti, eliminando qualsiasi ritardo.
Polling Rate di 8.000Hz
Grazie a un microcontroller USB ad alta velocità, la ROG Falchion Ace HFX offre un tempo di risposta di soli 0,125ms, ben otto volte più veloce rispetto alle tastiere standard con polling rate di 1.000Hz. Questa tecnologia garantisce un’esperienza di gioco fluida e senza lag.
Design Compatto ed Ergonomia
Con un layout al 65% e una lunghezza di appena 315 mm, la tastiera integra tasti freccia e di navigazione, mantenendo un design ultra-compatto. Questa configurazione è ideale per i giocatori che necessitano di più spazio per il mouse, soprattutto nei titoli FPS.
La tastiera include anche cinque strati di ammortizzazione in PORON® e silicone, che riducono il rumore e le vibrazioni per una digitazione più confortevole. Inoltre, due porte USB-C® consentono di collegare facilmente due dispositivi, mentre la cover protettiva inclusa funge anche da supporto.
Prezzo e Disponibilità
La ROG Falchion Ace HFX è già disponibile sull’eShop ufficiale ASUS, presso gli ASUS Gold Store, i rivenditori aderenti al Programma Powered by ASUS e i principali partner commerciali. Il prezzo di vendita consigliato è di 219,00 € (IVA inclusa).
Per maggiori dettagli tecnici e informazioni aggiuntive vi rimandiamo al comunicato stampa ufficiale di ASUS che trovate qui sotto
ASUS Republic of Gamers annuncia la disponibilità della tastiera Falchion Ace HFX
Interruttori magnetici ROG HFX: feedback tattile migliorato e punto di attuazione personalizzabile tra 0,1 e 4 mm, per consentire un rilascio istantaneo oppure più morbido.
Modalità Rapid Trigger: tramite un comodoselettore, è possibile impostare una risposta di digitazione rapida ed una frequenza di battitura ottimale.
Polling rate a 8.000Hz: garantisce un tempo di risposta di soli 0,125ms, fino a otto volte più veloce rispetto alle tastiere dei competitor.
Flessibilità e comfort: struttura con cinque strati di ammortizzazione e montaggio con guarnizione in silicone per ridurre i rumori ed offrire una digitazione più morbida.
MILANO, Italia, 19 Dicembre, 2024 — ASUS Republic of Gamers (ROG) ha presentato oggi la ROG Falchion Ace HFX, una tastiera gaming analogica cablata con fattore di forma 65% progettata per i giocatori che cercano precisione, velocità e personalizzazione. Dotata di switch magneticiROG HFX e di un polling rate a 8.000Hz, questa tastiera ultra-compatta definisce un nuovo standard nel mondo delle periferiche gaming.
La ROG Falchion Ace HFX integra in modo impeccabile i tasti freccia e di navigazione in un compatto layout al 65%: grazie alla sua lunghezza di soli 315 mm consente ai giocatori di usufruire di tutte le funzionalità avanzate di una tastiera tradizionale, risparmiando al contempo spazio sulla scrivania, particolarmente importante per gli appassionati di titoli FPS abituati a giocare con una ridotta sensibilità del mouse.
Switch Magnetici ROG HFX
La tastiera è dotata di switch magnetici pre-lubrificati progettati per offrire un solido feedback tattile e prestazioni di gioco ultra-precise. Collaudati per oltre 100 milioni di pressioni, questi interruttori utilizzano plastica POM di alta qualità per lo stelo e la parte inferiore, mentre la copertura superiore è realizzata in policarbonato, per garantire il massimo grado di fluidità durante la pressione dei tasti. L’innovativo design a parete dello stelo ne migliora la stabilità e lo protegge dalla polvere, rendendo la tastiera sempre affidabile anche durante le sessioni di gioco più intense e garantendo il livello qualitativo delle prestazioni anche dopo anni di utilizzo.
Un elemento distintivo della Falchion Ace HFX è la possibilità di personalizzare l’intervallo di attuazione, che permetta a ciascun utente di impostare un valore di pressione tra 0,1 e 4 mm, così da adattarsi alle esigenze di gioco oppure digitazione. Questa regolazione può essere facilmente gestita tramite il pulsante multifunzione posteriore, il pannello touch oppure tramite il software Armoury Crate.
Modalità Rapid Trigger e Speed Tap
Gli interruttori magnetici ROG HFX sono ulteriormente potenziati dalla modalità Rapid Trigger, che consente agli interruttori di ripristinarsi istantaneamente quando vengono rilasciati. Questa pratica funzione è essenziale per ogni giocatore di titoli FPS in quanto, ad esempio, offre la massima precisione nei movimenti laterali. Inoltre, la modalità Speed Tap rivoluziona i cambi di direzione nei giochi FPS: quando vengono premuti contemporaneamente due tasti direzionali opposti, la modalità assegna la priorità all’ultimo input, rilasciando automaticamente il precedente. Questo accorgimento elimina qualsiasi ritardo nei cambi di direzione, garantendo movimenti immediati e precisi.
Polling rate di 8.000 Hz
Grazie a un microcontroller USB ad alta velocità, la tastiera offre un polling rate a 8.000Hz, aggiornando la scansione degli input fino a 8 volte più rapidamente rispetto alla maggior parte delle tastiere da gaming e riducendo quindi la latenza da 1 millisecondo (lo standard per le tastiere a 1.000Hz) a soli 0,125ms.
Flessibilità e comfort
Progettata per offrire il massimo del comfort, la tastiera presenta cinque strati di ammortizzazione — due in PORON® e tre in silicone — che assorbono le vibrazioni dei tasti e riducono il rumore, offrendo una esperienza di digitazione ottimale. Inoltre, lo chassis della tastiera è dotato di due porte USB-C® per collegare e gestire facilmente in maniera alternata il collegamento tra due differenti PC. La Falchion Ace HFX è dotata anche di una cover protettiva che funge da supporto e include due coppie di piedini intercambiabili, per offrire tre diverse inclinazioni ergonomiche, garantendo una posizione di digitazione ideale per ogni giocatore.
DISPONIBILITÀ & PREZZI
ASUS ROG Falchion ACE HFX è disponibile nell’eShop ASUS, presso gli presso gli ASUS Gold Store, i rivenditori aderenti al Programma Powered by ASUS e i principali Partner commerciali ASUS ad un prezzo consigliato al pubblico rispettivamente di 219,00 €IVA inclusa.
Warner Bros ha condiviso il primo teaser trailer ufficiale per Superman, nuovo adattamento del celebre superoeroe che segnerà l’inizio della nuova era cinematografica DC.
Primo film della DC Studios in arrivo sul grande schermo, James Gunn trasporta il supereroe originale nel nuovo immaginario mondo della DC, con una singolare miscela di racconto epico, azione, ironia e sentimenti, consegnandoci un Superman guidato dalla compassione e dall’innato convincimento nel bene del genere umano.
Il film è prodotto da Peter Safran e Gunn – responsabili dei DC Studios – e diretto dallo stesso Gunn che dirige da una sua sceneggiatura, basata sul personaggio della DC, Superman, ideato da Jerry Siegel e Joe Shuster.
Del film sono protagonisti David Corenswet (“Twisters”, “Hollywood”), nel duplice ruolo di Superman/Clark Kent, Rachel Brosnahan (“The Marvelous Mrs. Maisel”) come Lois Lane e Nicholas Hoult (la saga di “X-Men”, “Giurato numero 2”) nei panni di Lex Luthor. Nel film sono presenti anche Edi Gathegi (“For All Mankind”), Anthony Carrigan (“Barry”, “Gotham”), Nathan Fillion (la saga dei “Guardiani della galassia”, “The Suicide Squad”), Isabela Merced (“Alien Romulus”), Skyler Gisondo (“Licorice Pizza”, “Booksmart”), Sara Sampaio (“At Midnight”), María Gabriela de Faría (“The Moodys”), Wendell Pierce (“Selma”, il “Jack Ryan” di Tom Clancy), Alan Tudyk (“Andor”), Pruitt Taylor Vince (“Bird Box”) e Neva Howell (“Greedy People”).
Produttori esecutivi di Superman sono, Nikolas Korda, Chantal Nong Vo e Lars Winther. Dietro la macchina da presa, Gunn si è avvalso del lavoro di suoi collaboratori fidati, tra cui il direttore della fotografia Henry Braham, la scenografa Beth Mickle, la costumista Judianna Makovsky e il compositore John Murphy, oltre ai montatori Craig Alpert (“Deadpool 2”, “Blue Beetle”), Jason Ballantine (i film di “IT”, “The Flash”) e William Hoy (“The Batman”).
Superman arriva al cinema il 10 luglio 2025 distribuito da Warner Bros. Pictures.
Sony Group Corporation ha ufficializzato di aver siglato un’importante alleanza strategica con Kadokawa Corporation, che porterà all’acquisizione di una rilevante quantità di azioni.
Nel dettaglio, Sony ha stabilito che investirà 50 miliardi di yen (circa 320 milioni di dollari) per acquisire nuove azioni di Kadokawa, aumentando la sua partecipazione nella società giapponese a circa il 10% e diventandone l’azionista di maggioranza.
La manovra arriva nel contesto dell’interessamento, da parte di Sony, nell’acquisizione di Kadowaka Corporation, confermato nelle scorse settimane dai diretti interessati. Allo stato attuale e per effetto di questa nuova intesa, Sony non proseguirà nella trattativa per l’inglobamento totale di Kadowaka, ma potrà esercitare un ruolo preponderante nelle decisioni del gruppo.
Vi ricordiamo che Kadowaka Corporation svolge le proprie attività nel mondo del publishing, della cinematografia, delle produzionia animate nonché non mondo del gaming attraverso le software house proprietarie ACQUIRE, FromSoftware, Gotcha Gotcha Games e Spike Chunsoft.
Kadokawa e Sony hanno storicamente collaborato a diversi progetti e, attraverso questa alleanza di capitale e di business, intendono rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione per massimizzare il valore delle [proprietà intellettuali] di entrambe le società a livello globale e facilitare una collaborazione più ampia e profonda, come potenziali investimenti congiunti nel campo dei contenuti, la scoperta congiunta di nuovi creatori e la promozione congiunta di ulteriori mix mediatici delle [proprietà intellettuali] di entrambe le società. In futuro, le due società intendono discutere iniziative specifiche per la collaborazione, come ad esempio iniziative per adattare la [proprietà intellettuale] di Kadokawa in film live-action e fiction televisive a livello globale, coprodurre opere anime, espandere la distribuzione globale delle opere anime di Kadokawa attraverso il Gruppo Sony, espandere ulteriormente la pubblicazione dei giochi di Kadokawa e sviluppare risorse umane per promuovere ed espandere la produzione virtuale.
“Siamo molto lieti di concludere questo accordo di alleanza commerciale e di capitale con Sony”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Kadokawa Corporation Takeshi Natsuno in un comunicato stampa. “Questa alleanza non solo rafforzerà ulteriormente le nostre capacità di creazione di [proprietà intellettuale], ma aumenterà anche le opzioni di mix multimediale della nostra [proprietà intellettuale] grazie al supporto di Sony per l’espansione globale, permettendoci di fornire la nostra [proprietà intellettuale] a più utenti in tutto il mondo. Siamo fiduciosi che questo contribuirà a massimizzare il valore della nostra [proprietà intellettuale] e ad aumentare il nostro valore aziendale nel medio e lungo termine. Intendiamo fare del nostro meglio per garantire che i nostri sforzi di collaborazione con Sony producano grandi risultati nel mercato globale.”
Il presidente, chief operating officer e chief financial officer di Sony Group Corporation, Hiroki Totoki, ha aggiunto: “Grazie a questa alleanza di capitale e di business, diventeremo i maggiori azionisti di Kadokawa, che crea costantemente un’ampia gamma di [proprietà intellettuale], tra cui pubblicazioni e libri, come light novel e fumetti, oltre a giochi e anime. Combinando l’ampio ecosistema di [proprietà intellettuale] e di creazione di [proprietà intellettuale] di Kadokawa con i punti di forza di Sony, che ha promosso l’espansione globale di un’ampia gamma di intrattenimento, tra cui anime e giochi, intendiamo lavorare a stretto contatto per realizzare la strategia ‘Global Media Mix’ di Kadokawa, volta a massimizzare il valore della sua [proprietà intellettuale], e la visione a lungo termine di Sony, ‘Creative Entertainment Vision’”.