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Recensione Microsoft Flight Simulator 2024, un mondo straordinario a portata di mano

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Circa quattro anni fa, Asobo Studio trascinava agli onori della cronaca Microsoft Flight Simulator, resuscitando una serie caduta nel dimenticatoio da quasi tre lustri. Il team francese, fattosi notare al grande pubblico anche per la serie A Plague Tale, era riuscito non solo a riportare la serie simulativa nel panorama videoludico ma anche a realizzare il suo capitolo più sensazionale ed apprezzato. Con una stupefacente accoglienza internazionale da parte della stampa (ad oggi un altisonante 92 su Opencritic) ed un entusiasmante responso del pubblico, la serie volava alta nei cieli per la gioia dei fan della storica IP nata oltre quaranta anni or sono.

L’ambizione di voler puntare ancora più alto in termini di fedeltà, realismo ed offerta ludica ha condotto l’azienda di Redmond ed Asobo Studio a collaborare ancora una volta, con l’annuncio nel Luglio del 2023 di Microsoft Flight Simulator 2024. Progettato per sfruttare le più recenti tecnologie in termini di cloud e maching learning, la nuova edizione prometteva di essere il simulatore di volo più sofisticato, immersivo e sorprendente di tutti i tempi. Dopo aver testato con mano il frutto di questa coraggiosa visione, vi sveliamo perché la missione del team di sviluppo si è rivelata un successo, nonostante alcuni imbarazzanti passi falsi iniziali.

Microsoft Flight Simulator 2024 è disponibile dal 19 Novembre per PC (via Steam) ed Xbox Series. Inoltre è presente fin dal D1 per tutti gli abbonati ad Xbox Game Pass Premium.


Versione testata: Xbox Series X


Problemi di decollo

Dobbiamo essere onesti. Per i primi giorni seguenti il lancio di Microsoft Flight Simulator 2024, il nostro umore era piuttosto plumbeo. Non per motivi intrinseci legati all’offerta di Asobo Studio quanto semmai… all’impossibilità di accedervi e sostenere una prova adeguata.

Un passo indietro doveroso che porta con sé una precisazione importante. Microsoft Flight Simulator 2024 richiede una connessione costante alla rete internet. Si tratta di una condizione essenziale per l’uso della tecnologia cloud. Come dichiarato in tempi non sospetti da Jörg Neumann, responsabile della produzione, sfruttare le potenzialità concesse dallo streaming diretto di dati è stata la chiave per raggiungere due obiettivi sinergici. Da un lato estendere a dismisura le dimensioni e l’ambizione del titolo. Dall’altro evitare una installazione gargantuesca (nonché quasi impossibile). Asobo Studio può vantare un database di dati aerei (inclusa la mappa altimetrica digitale) che può arrivare a superare i 2,5 pentabyte… ovvero 2 milioni e mezzo di gigabyte.

Torre di controllo, abbiamo un problema.

Il pieno accoglimento della tecnologia cloud è stata una soluzione dunque inevitabile per permettere al visionario progetto Asobo Studio di divenire concreto. E per lasciarsi alle spalle il caos dei crescenti contenuti on demand richiesti dal precedente capitolo. Peccato però che i primi giorni del lancio la situazione è stata complessa. Forse anche con la complicità di un numero di utenti grandemente superiori alle attese, dovuto ai curiosi abbonati dell’Xbox Game Pass Premium. Code infinite per accedere al gioco, streaming dati fortemente rallentato, errori tecnici a non finire. Da qui un’ondata di malcontento da parte del pubblico, attualmente ancora evidente nel review bombing su Steam.

Fortunatamente, la situazione è adesso molto migliorata grazie ad un intervento degli sviluppatori che hanno predisposto un add on di supporto. Il titolo gode di tempi di attesa accettabili ed un’esperienza ludica senza grandi intoppi. Molto dipende, inevitabilmente, dalla qualità della vostra connessione, sia ben chiaro. Qualche glitch ancora persiste, ma nulla che un ulteriore periodo di assestamento possa risolvere. Rincuorati enormemente dall’impegno profuso da Asobo Studio, siamo riusciti finalmente a spiccare il volo.

Fortunatamente i problemi del lancio sono perlopiù alle spalle.

Da grande voglio volare

Il maggiore limite del precedente capitolo era legato al suo concepimento come mera simulazione fine a sé stessa. Lo straordinario gameplay risultava vincolato infatti ad un godimento che di ludico aveva ben poco. Oltre a qualche sfida secondaria ed attività scarsamente ricreative, il titolo finiva col rivolgersi solo agli appassionati più sfegatati dell’aviazione. Si poteva sorvolare il mondo intero e stabilire qualsiasi rotta, ma non c’era un reale senso di progressione. Fortunatamente, Asobo Studio ha compreso come risolvere queste criticità.

Microsoft Flight Simulator 2024 non è dunque un mero aggiornamento del precedente titolo ma un prodotto completamente nuovo dal punto di vista dell’offerta, mai così ludica nell’intera storia del franchise. A partire dall’appassionante modalità Carriera.

Nei panni di un novello aspirante pilota, sarà possibile muovere i primi passi nel mondo dell’aviazione partendo dall’apprendimento delle nozioni rudimentali ed ottenendo la prima patente di volo. Questa vi permetterà, oltre che di apprendere le basi fondamentali, anche di iniziare a farvi le ossa con un modesto Cessna 172 alle prese con brevi sorvoli turistici. Da lì inizierà una escalation continua che porterà il giocatore all’inseguimento di ben diciassette professioni diverse con annesse preliminari patenti da ottenere. Si spazia dai voli commerciali al trasporto paracadusti, dagli interventi di soccorso alle lotte anticendio, dall’aviazione agraricola alla ricerca scientifica. Potrete accettare incarichi in giro per l’intero globo per accumulare crediti e notorietà. Addirittura si può arrivare alla fondazione di compagnie private da gestire con un inedito e gratificante risvolto gestionale.

La sfida e la poesia si incrociano spesso.

Se nel precedente capitolo a mancare era proprio l’engagement ludico, adesso la situazione è totalmente diversa. Il senso di progressione è costante, le attività da svolgere una infinità, la varietà incredibile grazie anche ai passi avanti fatti in termini di riproduzione del mondo. Ancora una volta la fotogrammetria (la ricostruzione della Terra grazie all’uso di immagini ad alta fedeltà) tocca picchi esaltanti (parliamo di oltre centomila chilometri quadrati), mescolandosi ad una componente parzialmente procedurale per dare profondità e varietà al colpo d’occhio.

Se vivete in una piccola città, sappiate che essa sarà presente e tendenzialmente replicata in modo esatto, pur con alcune libertà prese in termini di edifici e decorazioni ambientali. Viceversa se sorvolerete posti più famosi (anche senza scomodare le maggiori città del mondo, diciamo anche solo l’evocativa Assisi) tenetevi pronti a riconoscere posti e scorci. Senza parlare degli spettacoli naturali, del cielo infinito, dell’incredibile possibilità di scendere a piedi per ammirare panorami ed animali (inseriti direttamente da Planet Zoo, grazie ad un intesa stretta con gli sviluppatori).

Se poi non dovesse bastarvi, sappiate che sono presenti ulteriori tre modalità. Fotografo del mondo propone delle missioni legate alla necessità di fotografare famosi scorci da tutto il globo in particolari condizioni. Indubbiamente uno dei contenuti più suggestivi della produzione, che permette altresì di mostrare i muscoli del meraviglioso comparto grafico. La Lega sfide ripropone quanto visto nel precedente capitolo, tuttavia maggiormente espanso e con una sovrastruttura divisa in sezioni classificate con aggiornamenti settimanali. Infine le Attività permettono di perfezionare le abilità in contesti specifici (come gli atterraggi di precisione) o prendere parte a sfide famose come la Red Bull Air Race.

Gli scenari più suggestivi aspettano solo di essere ammirati.

Sky’s the Limit

Se contenutisticamente ci sono davvero poche lamentele, ancor meno c’è da segnalare sul versante prettamente simulativo.

La riproduzione della fisica è stata ulteriormente migliorata, con oltre diecimila superfici (rigide e morbide) che garantiscono la simulazione di qualsiasi titpo di velivolo. Questi adesso sono veri e propri monumenti di ingegneria che è possibile ammirare in ogni particolare, anche tramite ispezioni pre-volo e controlli a terra. Tutto, a partire dall’elettronica agli pneumatici, passando per la gestione del carburante e del sistema idraulico è realizzato a regola d’arte. Addirittura è stato inserito un pianificatore di volo, attraverso cui è possibile consultare le mappe, programmare la rotta e pianificare ogni aspetto del sorvolo. Se tutto questo vi sembra complesso, non vi nascondiamo che tendenzialmente lo è.

Il meteo è simulato in tempo reale con quello che accade nel mondo vero.

Ma qui si cela il grande capolavoro del team di sviluppo. Il titolo ha una curva di apprendimento dolce e graduale, permettendo a chiunque di muovere i primi timidi passi nel mondo dell’aviazione. Potrete decidere di curarvi degli aspetti fondamentali e sorvolare (eheh) sul resto. Oppure addentrarvi sempre più nelle complesse sfaccettature simulative. Ci perdonerete per un paragone probabilmente profano agli occhi dei puristi, ma per tutti gli altri potrebbe essere utile. Avete presente Gran Turismo? Ecco, Microsoft Flight Simulator 2024 si avvicina sensibilmente al suo modo di sintetizzare simulazione, ludica ed accessibilità.

In questo quadro di generale eccellenza, ci sono tuttavia alcune sbavature. La più evidente e macroscopica è la localizzazione italiana. Se da un lato siamo felici per l’inclusione di dialoghi nella nostra lingua, dall’altro lato abbiamo riscontrato una pessima qualità legata all’impiego di sintetizzatori vocali che spesso scivolano su accenti e punteggiature. Il risultato stona davvero molto nel contesto di una produzione altrimenti eccellente anche dal punto di vista dell’effettistica sonora e delle musiche presenti.

Si, ci sono anche le romantiche mongolfiere.

Commento finale

Microsoft Flight Simulator 2024 è un monumento all’aviazione nella sua forma più ampia ed onnicomprensiva. Asobo Studio riparte dalla eccellente base di partenza del precedente capitolo per rendere la storica simulazione dell’azienda di Redmond ancora più vasta, maestosa e fuori scala. Arginate le difficoltà dei primi giorni legati all’infrastruttura cloud, la produzione si apre adesso con la sua offerta senza paragoni, per la prima volta sorridendo al pubblico che cerca anche un impianto più tradizionalmente ludico oltre alla simulazione fine a sé stessa. Con la consapevolezza che il titolo potrà solo migliorare col tempo (e divenire ancora più stabile a livello tecnico), non ci sono dubbi: preparatevi a solcare i cieli di tutto il mondo… per davvero.

MXGP 24: The Official Game è disponibile: ecco tutte le novità

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KT Racing, Artefacts Studio e Nacon annunciano con orgoglio che MXGP 24: The Official Game è finalmente disponibile.

In uscita per PC, Xbox Series e PlayStation 5, il titolo segna il ritorno della simulazione sportiva con licenza ufficiale MXGP dopo una pausa di tre anni ed il passaggio di mano dei diritti da Milestone a Nacon.

Per l’occasione, il publisher ha condiviso il trailer di lancio del titolo, che vi proponiamo di seguito.

MXGP 24 rappresenta l’inizio del nuovo corso per la popolare proprietà intellettuale, proponendosi di essere il nuovo punto di riferimento di tutti gli appassionati di motocross, grazie non solo alla licenza ufficiale del calendario 2024 ma anche di tutte le squadre, i mezzi ed i piloti del circuito.

Di seguito vi riassumiamo nel dettaglio i contenuti principali della produzione.

Licenza ufficiale MXGP

Grazie al nuovo accordo di licenza siglato con Nacon, MXGP 24 diventa il titolo ufficiale del campionato. Con esso è stato possibile inserire non solo i circuiti dove gli atleti gareggiano all’ultima curva, ma anche i piloti stessi e le squadre ufficiali.

Per snocciolare qualche dato, ecco cosa è possibile trovare all’interno del titolo di quest’anno:

  • venti circuiti, sparsi per tutto il mondo: Villa La Angostura, Arroyomolinos, Riola Sardo, Pietramurata, Agueda, Lugo, St. Jean D’Angely, Teutschenthal, Kegums, Maggiora, Lombok (anche al contrario), Loket, Lommel, Uddealla, Arnhem, Frauenfeld, Afyonkarahisar e Shanghai.
  • oltre cinquanta piloti delle categorie MXGP ed MX2 tra cui Jorge Prado, Jeffrey Herlings, Maxime Renaux, Benoit Paturel, Brian Bogers, Glenn Coldenhoff, Josh Gilbert, Isak Giftling, Brent Van Doninck, Jeremy Seewer, Romain Febvre, Calvin Vlaanderen, Jago Geerts, Ivo Monticelli, Mattia Guadagnini ed Andrea Adamo;
  • le squadre ufficiali come Red Bull KTM, Red Bull GasGas, Monster Energy Yamaha, Honda HRC, Kawasaki, Nestaan Husqvarna, Monster Energy Triumph, Fantic e Beta MRT.

Realismo ed accessibilità

MXGP 24 si propone di realizzare un titolo realistico in grado di offrire una simulazione fisica avanzata capace di trasmettere tutte le emozioni di questo sport estremo.

Al contempo, il team di sviluppo ha previsto l’impiego di controlli intuitivi, per favorire l’accessibilità non solo ai principianti ma anche a coloro che non si approcciano alla serie da molti anni.

Un connubio ideale per rivolgersi ad una più ampia platea, composta al contempo dai nuovi fan di questo esaltante sport motociclistico e dagli appassionati più affezionati che bramano aggiornamenti quotidiani sui campionati di motocross, enduro e supercross.

Da umili origini verso il titolo iridato

Fiore all’occhiello della produzione è poi la modalità Carriera.

Gli sviluppatori hanno realizzato un’esperienza maggiormente profonda rispetto al passato, in grado di garantire una immersione assoluta nel campionato. Nei panni di un pilota amatoriale, inizierete a solcare i primi fangosi chilometri nella scuderia di una squadra MX2. Imparate tutti i segreti delle diverse tipologie di terreno per migliorare la vostra tecnica di guida, esplorando liberamente un’area di prova di 4 chilometri quadrati. Attraverso lo sviluppo della squadra, la gestione del calendario ed il rapporto con i piloti rivali, dovrete raccogliere più successi possibile per fare il salto di qualità ed approdare nel gotha del motocross: la MXGP. Sarete poi abbastanza abili per aspirare a diventare una vera e propria leggenda vivente?

Si tratta di una miglioria sostanziale rispetto ai precedenti capitoli, che strizza l’occhio a quanto visto in acclamate simulazioni del mondo dei motori come il recente EA Sports WRC (qui la nostra recensione).

Ulteriori novità

Tra i contenuti inediti aggiuntivi, ci sono altresì le Sfide giornaliere. Si tratta di una nuova integrazione con le funzionalità online (al di là delle leaderboards e delle tradizionali funzioni multigiocatore) attraverso cui i giocatori potranno mostrare le loro migliori abilità nel contesto di prove impegnative con condizioni particolari.

Anche le opzioni di personalizzazione hanno un ruolo di primo piano, con la possibilità di personalizzare non solo il proprio alter ego ma anche ogni aspetto della sua dotazione, dalla tuta ai loghi presenti, passando per le moto da cross.

Epic Games Store, questa settimana diamo fuoco alle polveri nel folle Brotato!

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Come ogni giovedì Epic Games Store regala uno o più giochi gratuiti per il nostro PC, questa settimana sopravviviamo in un pianeta alieno usando un arsenale di armi ed oggetti, e sfruttando al meglio le nostre abilità da patata in Brotato!

Brotato è un arena shooter di stampo roguelite in 2D creato dallo svizzero Thomas Gervraud, tramite la sua softwarehouse indipendente Blobfish Games, e ultimo titolo di una trilogia ambientata in un folle universo fatto di violente patate spaziali.

Scegliamo con cura il nostro armamentario, e prepariamoci a intense battaglie per la vita mentre saliamo di livello facendo fuori orde di alieni assetati di sangue. Plasmiamo la difficoltà di gioco secondo i nostri gusti, selezioniamo la patata giusta per il nostro stile di gioco, e buttiamoci nella mischia!

Potete fare vostro Brotato solo sull’ Epic Game Store, creando un account -in caso non l’aveste ancora fatto- e seguendo il corrispettivo link al gioco. Non fatevi sfuggire quest’offerta, che scadrà alle ore 17:00 di giovedì 4 dicembre.

E non perdetevi le live sul nostro canale ufficiale Twitch di 4News.it, in onda ogni giovedì alle 18:30, per scoprire assieme a Edoardo “SamaelBecks” Bechis cosa ci propongono questi, e altri titoli gratuiti nella rubrica #GiochiXPovery.

Recensione PowerA Fusion Pro 4 Wired Controller: controller pro a prezzo budget

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Di recente abbiamo visto arrivare sul mercato sempre più controller “Pro”, ovvero controller con funzionalità e caratteristiche tecniche avanzate sviluppate per migliorare la personalizzazione, le prestazioni in game, o superare i problemi dei controller tradizionali. Tra le caratteristiche di base di un controller Pro possiamo ad esempio annoverare i Paddle/pulsanti posteriori programmabili, gli
Stick analogici intercambiabili o regolabili in altezza, i grilletti con regolazione della corsa o un sistema di blocco, una costruzione robusta per uso intensivo e un sistema anti-drift per gli analogicii come gli hall effect.

Microsoft con il suo Controller Elite Series 2, o Sony con il suo controller DualSense Edge, ma anche terze parti come Scuff, rappresentano prodotti di eccellenza che però si collocano in una fascia enthusiast con prezzi sempre sopra i 150 euro. PowerA, azienda nota per i suoi accessori gaming di qualità a prezzi competitivi, ha recentemente lanciato il Fusion Pro 4 Wired, un controller che promette caratteristiche premium senza il prezzo elevato tipico dei controller professionali. Ma riesce davvero a mantenere queste promesse? Scopriamolo in questa recensione approfondita.

Specifiche Tecniche Complete

  • Connettività: USB-C cablata
  • Lunghezza cavo: 3 metri, intrecciato ad alta resistenza
  • Stick analogici: Tecnologia Hall Effect
  • Sistema Quick-Twist: 3 livelli di altezza degli stick
  • Grilletti: Sistema di blocco a 3 stadi
  • Pulsanti posteriori: 4 paddle programmabili
  • Vibrazione: Doppi motori di vibrazione + grilletti a impulsi
  • Compatibilità: Xbox Series X|S, Xbox One, PC Windows 10/11
  • Software: App di configurazione dedicata (gratuita)
  • Peso: 286 grammi
  • Garanzia: 2 anni
  • Prezzo: 79,99€ su Amazon


Unboxing

La confezione del PowerA Fusion Pro 4 è composta da due box in cartone uno dentro l’altro. Il primo più tradizionale, è il classico box con l’immagine del prodotto e le informazioni tecniche e di compatibilità. Il secondo, invece, è decisamente più interessante, grazie ad una grafica davvero bellissima che è un peccato tenere nascosta. Sollevando la sua apertura a libro, troviamo il controller adagiato in un blister di cartone e, nella parte superiore un piccolo cartoncino che contiene al suo interno la manualistica e le informazioni sulla garanzia. Nella confezione è anche incluso uno sticker con le stesse grafiche della confezione.

Design ed Ergonomia

Il Fusion Pro 4 Wired mantiene le linee familiari del design Xbox, in particolare quelle del controller Elite, con le due estremità frontali dell’impugnatura rivestite con una texture ruvida che svolta anche sul retro dei grip e che riproduce il logo PowerA (operazione simile a quanto fatto da Sony con i suoi DualSense). Allo stesso tempo però il Fusion 4 Pro introduce elementi distintivi che lo rendono immediatamente riconoscibile, come ad esempio la levetta/pulsante tra d-pad e analogico destro per il controllo del volume.

La scocca principale presenta una finitura ruvida con una texture opaca che aiuta a prevenire le impronte digitali ma sembra essere particolarmente attrattiva per la polvere.

L’ergonomia è stata chiaramente una priorità durante lo sviluppo. Il controller si adatta perfettamente alle mani di diverse dimensioni, con una distribuzione del peso bilanciata che previene l’affaticamento durante le lunghe sessioni di gioco. I grip testurizzati non sono solo un elemento estetico, ma forniscono una presa salda anche dopo ore di utilizzo.

Al centro del pad, il logo Xbox presenta un ring illuminato di bianco che si attiva all’accensione, sotto in posizione standard per lo schema di controlli Xbox, trovano posto i tre pulsanti visualizza, condividi e menù.

Fusion Pro 4 led ring

Il controller presenta inoltre altri quattro pulsanti personalizzabili, due per lato, sul retro dell’impugnatura. Sempre sul retro, un pulsante posto al centro attiva la modalità programmazione macro, mentre due selettori a tre stradi permettono di regolare la corsa dei grilletti analogici.

Innovazione Tecnologica

La lista delle feature “Pro” di questo controller è veramente lunga, le abbiamo quindi divise in paragrafi per analizzarle meglio nel dettaglio una alla volta.

Sistema Hall Effect
Sebbene non sia più una rivoluzione per i controller di terze parti più avanzati commercializzati nel 2024, la tecnologia Hall Effect per gli stick analogici è sicuramente quella più gradita. Oramai non si contano più il numero di controller Elite restituiti per drift del controller. Grazie allla tecnologia Hall Effect che utilizza sensori magnetici per rilevare il movimento degli stick, eliminando completamente il contatto fisico tra le parti meccaniche, il drift è un ricordo del passato. Inoltre, grazie alla tecnologia hall effect, è possibile migliorare la precisione degli stick in quanto è possibile ridurre al minimo la “dead zone” ovvero l’area all’interno della quale i movimenti dello stick non devono essere rilevati dal software. Quest’area per il sistema a potenziometri tradizionale è necessaria proprio proprio per evitare il drift, ovvero i movimenti involontari causati da una non corretta rilevazione del movimento.

Quick-Twist Thumbsticks
Il sistema Quick-Twist è un’altra innovazione interessante. Permette di regolare l’altezza degli stick su tre livelli diversi semplicemente ruotandoli, senza necessità di rimuoverli o utilizzare strumenti e soprattutto senza dover acquistare nuovi stick. È particolarmente utile per adattare rapidamente il controller a diversi generi di gioco: stick più alti per gli FPS dove serve maggiore precisione, più bassi per i platform dove conta la reattività. Nella nostra prova di utilizzo, anche settandoli alla massima altezza e maltrattandoli con sessioni frenetiche di Street Fighter VI, non abbiamo mai riscontrato un abbassamento accidentale degli stessi. Peccato però che agli stick manchi la la possibilità di modificarne la tensione come con Elite controller di Microsoft.

Sistema di regolazione corsa Grilletti
Il sistema di blocco dei grilletti a tre stadi è ben implementato. Permette di ridurre la corsa dei grilletti LT/RT, particolarmente utile negli FPS dove la velocità di attivazione è cruciale. Non raggiunge la reattività istantanea di sistemi più costosi come quelli di Scuf o Razer, ma offre comunque una personalizzazione significativa. La posizione è leggermente più scomoda rispetto a quella dell’Elite Controller, ma comunque non presenta nessun problema anche per una modifica con the go, durante una partita.

Fusion Pro 4 rear

Paddle Posteriori
I quattro paddle posteriori sono posizionati ergonomicamente e sono facilmente raggiungibili con il dito medio e l’anulare, senza dover modificare la presa naturale del controller. La programmazione è intuitiva e può essere effettuata al volo senza software, anche se l’app dedicata offre opzioni di personalizzazione più avanzate. Peccato non ci sia la possibilità di utilizzare delle levette più ampie per una pressione facilitata e più veloce degli stessi.

Software e Personalizzazione
L’app di configurazione gratuita, disponibile su Windows e Xbox, offre un livello di personalizzazione sorprendente per questa fascia di prezzo. È possibile:

  • Regolare le curve di risposta degli stick analogici
  • Personalizzare le zone morte
  • Configurare l’intensità della vibrazione
  • Creare e salvare profili personalizzati
  • Mappare i paddle posteriori con combinazioni complesse

L’interfaccia è intuitiva, anche se non raggiunge la profondità di personalizzazione offerta da software come Razer Synapse o Astro Command Center.

Impressioni di utilizzo

Abbiamo trovato il Fusion 4 Pro estremamente piacevole da utilizzare. La costruzione è solida, con materiali di qualità che trasmettono una sensazione di robustezza. L’impugnatura è comoda e la testurizzazione molto piacevole al tatto e utile per chi ha mani particolarmente scivolose. Le dimensioni leggermente maggiorate rispetto al classico controller Elite Series lo rendono più comodo per chi, come il sottoscritto ha mani grandi, e il peso di soli 286g rispetto ai 345 g (+/- 15 g) di Elite Series 2 (che ricordiamo però ha anche una batteria integrata). La natura cablata del controller garantisce una latenza praticamente nulla, aspetto fondamentale per il gaming competitivo. I pulsanti frontali hanno un feedback tattile eccellente, con una corsa breve e precisa. Il D-pad è particolarmente reattivo, ideale sia per i picchiaduro che per la navigazione dei menu. Molto piacevole il feeling dei bumpers e dei grilletti, così come quello dei pulsanti frontali, del tutto identico a quello dell’Elite Series 2 che abbiamo scelto come punto di riferimento.

Rispetto alla concorrenza di Scuf Instinct Pro, Razer Wolverine V2 e gli stessi Elite Series 2 e DualSense Edge, il vero punto di forza di Fusion 4 Pro è il rapporto qualità prezzo. Il pad, se si eccettua il collegamento wireless, infatti presenta le stesse (o quasi caratteristiche tecniche) dei menzionati controller, ad un prezzo che è praticamente la metà o addirittura un terzo.
Qualità Costruttiva e Durabilità

Commento finale

Il PowerA Fusion Pro 4 Wired è un degno successore dell’apprezzata serie Fusion di PowerA. Il punto di forza è un rapporto qualità prezzo davvero imbattibile (79 euro su Amazon) grazie alla presenza di tutte quelle funzionalità “Pro” un tempo riservate a controller che costano almeno due o tre volte tanto. La tecnologia Hall Effect e la possibilità di regolare su tre livelli l’altezza degli stick senza doversi portare dietro alcunchè, da soli valgono per noi il prezzo d’acquisto. Le uniche vere limitazioni sono la natura cablata e alcune raffinatezze mancanti rispetto ai modelli più costosi, ma considerando il prezzo sono compromessi più che accettabili. Insomma, il Fusion 4 Pro di PowerA non vincerà di sicuro alcun premio di originalità, ma se vi interessa la sostanza è sicuramente un acquisto ultra consigliato.

Joker: Folie À Deux diretto da Todd Phillips arriva in Home Video

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Dall’acclamato sceneggiatore/regista/produttore Todd Phillips arriva Joker: Folie À Deux, il seguito del film vincitore dell’Oscar nel 2019, che ha incassato oltre 1 miliardo di dollari al box-office mondiale. Il nuovo film vede ancora una volta Joaquin Phoenix nel suo doppio ruolo da Oscar di Arthur Fleck/Joker, al fianco della vincitrice dell’Oscar Lady Gaga (“A Star Is Born”). Joker: Folie À Deux sarà disponibile in Home Video a partire dal 17 dicembre per Warner Bros. Home Entertainment.

Sinossi

“Joker: Folie À Deux” trova Arthur Fleck internato in una struttura ad Arkham in attesa di processo per i suoi crimini come Joker. Mentre lotta con la sua doppia identità, Arthur non solo si imbatte nel vero amore, ma trova anche la musica che è sempre stata dentro di lui.

Fanno parte del cast del film i candidati all’Oscar Brendan Gleeson (“Gli spiriti dell’isola”) e Catherine Keener (“Scappa – Get Out”, “Truman Capote – A sangue freddo”), insieme a Zazie Beetz, che riprende il suo ruolo in “Joker”.

Edizioni

Le edizioni di Joker: Folie À Deux 4K UHD e Blu-ray contengono i seguenti contenuti speciali:

  • Tutto Deve Andare (Documentario in 4 Parti)
    • Posso Fumare Una Sigaretta?
    • Trovare Lee
    • Cento Film In Uno
    • Re Di Niente
  • Il Personaggio Della Musica
  • Live! Con Il Joker
  • Colori Della Follia
  • Creato Con Classe

Specifiche

  • 4K UHD, Blu-ray e DVD Data di uscita: 17 dicembre 2024
  • Lingue 4K: inglese, francese canadese, italiano, spagnolo latino
  • Sottotitoli 4K: svedese, spagnolo latino, norvegese, italiano, francese parigino, francese canadese, finlandese, inglese SDH, danese
  • BD Lingue: Inglese, Francese canadese, Latino Spagnolo
  • BD Sottotitoli: Inglese SDH, Francese canadese, Francese parigino, Spagnolo latino
  • Lingue DVD: Inglese, Francese Canadese, Latino Spagnolo
  • Sottotitoli DVD: Spagnolo latino, coreano, francese parigino, francese canadese, inglese SDH,
  • Cinese – Complesso, Cantonese
  • Durata: 138 minuti
  • Valutazione: R per una forte violenza, linguaggio dappertutto, un po’ di sessualità e breve nudità completa
  • DVD: DLBY/DGTL
  • 4K UHD e Blu-ray: ATMOS TrueHD, DLBY/DGTL

Bloodborne, forse ci siamo: tra pochi giorni ci saranno novità sul ritorno ad Yharnam?

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Nelle ultime ore, una ambigua coincidenza potrebbe aver anticipato novità in vista per Bloodborne, l’amatissimo soulslike uscito in esclusiva PlayStation 4 nel 2015.

Una manutenzione programmata e particolarmente estesa è stata infatti annunciata per il prossimo 3 Dicembre. Oltre a non avere dettagli sulla natura dell’intervento tecnico richiesto da Blooborne, non è sfuggita la simultaneità della data con il rumor diffusosi in occasione dello spot Sony targato “Play Has No Limits”. Molti utenti hanno notato infatti la particolare data che appare fugacemente al suo interno, proprio il 3 Dicembre 2024.

Si tratta allo stato attuale di una affascinante suggestione. La data nascosta nello spot PlayStation potrebbe essere un indizio proprio per annunciare qualcosa di relativo a Bloodborne o magari una avvisaglia di uno State of Play o di un evento di più ampio respiro. Magari, tuttavia, potrebbe essere tutta una bolla di sapone alimentata dalla mai sopita speranza di poter tornare ad Yharnam.

Sviluppato dalla software house giapponese FromSoftware con la collaborazione di SCE Japan Studio e pubblicato da Sony Computer Entertainment, Bloodborne è stato diretto da Hidetaka Miyazaki, già ideatore di Demon’s Souls, Dark Souls ed Elden Ring. Nonostante non abbia mai ricevuto un sequel, rappresenta una delle incarnazioni del genere più amate dal pubblico, ancora oggi oggetto di ammirazione per il suo connubio tra estetica gotica e declinazione offensiva del gameplay.

Noi incrociamo le dita, al 3 Dicembre manca davvero poco.

Recensione Farming Simulator 25, vita dei campi

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Oramai è cosa risaputa: la serie Farming Simulator è un piccolo grande fenomeno di costume. Nata nel solco dei “Simulator” diffusi tra le nicchie del pubblico PCista, la serie sviluppata da GIANTS Software ha avuto l’evidente merito di accrescere progressivamente la propria offerta conquistando fette sempre più consistenti di pubblico. Ad ogni iterazione del brand, la simulazione migliorava, aggiungendo attività e caratteristiche, avvicinandosi sempre più alla realtà quotidiana dell’imprenditore agricolo. Al punto tale che gli stessi marchi più famosi ed importanti di questo mondo hanno incominciato a voler essere presenti all’interno della simulazione, per vedere i propri mezzi e strumenti ivi minuziosamente riprodotti. Un aspetto non da sottovalutare, che ha aiutato la serie ad imporsi anche e soprattutto a livello commerciale. Mentre scriviamo questa recensione, sappiamo che il titolo ha infatti già venduto oltre due milioni di copie nella sua settimana di lancio.

Farming Simulator 25 è il nuovo episodio della longeva serie, che si propone come un nuovo passo avanti nei confronti di una vita agricola ancora più ricca e completa. Il periodo di pausa preso dagli sviluppatori (il capitolo precedente è infatti Farming Simulator 23, uscito peraltro solo su Nintendo Switch e dispositivi mobile, mentre dobbiamo risalire al 2021 per l’ultimo capitolo principale uscito per PC e console) ha permesso di inserire all’interno della simulazione di agricoltura ed allevamento un gran numero di novità e migliorie.

Il titolo è disponibile dal 12 Novembre per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Da nonno a nipote

Farming Simulator 25 vuole essere un capitolo importante per il franchise, a metà tra fedeltà ai dettami classici e voglia di innovare per offrire un’esperienza totalizzante.

Tutto ha inizio con un semplice pretesto narrativo. Una volta creato il vostro avatar tra le numerose personalizzazioni estetiche (e di vestiario) presenti, si prenderanno in mano le redini dell’azienda agricola di famiglia. Il ruolo di partenza sarà sempre quello di nipote dell’arzillo nonno Walter, volenteroso di trasmettere il proprio sapere ad una nuova generazione di fronte agli inevitabili acchiacchi della vecchiaia. A cambiare tuttavia sarà lo scenario geografico di partenza. Il nuovo Farming Simulator propone infatti una tra tre opzioni distinte. Uno scenario occidentale (ispirato al nord America), un’ambientazione nordica (tra paesaggi innevati nel nord est europeo che ricordano la regione scandinava) ed un ecosistema asiatico (un mix tra Cina, Thailandia e Vietnam).

Il tutorial introduce alle prime mansioni, tuttavia dovrete apprendere tutto il resto in autonomia.

Le nuove mappe disponibili hanno permesso agli sviluppatori di rinfrescare non solo gli orizzonti visivi della produzione (che si è lasciata alle spalle la vecchia generazione di console) ma anche ludici. Inediti ecosistemi significa infatti nuove colture e bestie da allevamento disponibili, differenti geografie con le quali fare i conti e specifiche condizioni metereologiche da attenzionare. Tra nevicate consistenti, monsoni implacabili e calamità tremende (tutti fattori che influiranno sulla morfologia del terreno, tra l’altro), la varietà è garantita e permette a Farming Simulator 25 di offrire sempre qualcosa di inedito.

Gran parte del merito è del nuovo GIANTS Engine 10, che propone una resa migliore della grafica ed una più approfondita simulazione della fisica. Il colpo d’occhio complessivo (ricordando sempre che non si tratta di un tripla A) è soddisfacente. I mezzi sono letteralmente impressionanti per cura ed attenzione al dettaglio, così come gli aspetti principali dell’attività agricola (meno puntuali invece gli edifici). Su PlayStation 5 abbiamo constatato che il titolo è perlopiù fluido allo stato attuale, salvo qualche occasionale imbarazzo del framerate. Anche sul versante glitch e bug la situazione si è rivelata meno incisiva rispetto alle segnalazioni emerse su PC, nonostante ci sia spazio di manovra per migliorare ancor di più il codice con le prossime patch.

Ogni lavoro ha il proprio mezzo più adatto.

Sfida alla macchina agricola

L’impatto iniziale con Farming Simulator 25 è tendenzialmente più dolce ed accomodante rispetto al passato.

Il tutorial presente segna un incoraggiante passo avanti per una serie incline alla continuità, anche a costo di erigere muri iniziali che possono scoraggiare i nuovi giocatori. Adesso la situazione è migliorata, grazie ai rudimenti proposti da GIANTS Software nonché alla maggiore interattività con i propositivi NPC. C’è ancora margine per migliorare tuttavia, visto che poi il grosso del lavoro starà all’iniziativa di ciascun giocatore che dovrà capire rapidamente come gestire al meglio l’azienda agricola.

Le risaie sono una delle gradite aggiunte di questa edizione.

Ad una solida base di partenza, non sono poche le novità aggiunte dal nuovo capitolo. Anzitutto, le colture disponibili adesso arrivano a venticinque tra cui spinaci, piselli, taccole, riso (con annesse risaie), nonché quelle in serra ed arboricole. Bufali, capre e cuccioli si aggiungono ai recinti del bestiame, per un rinnovato interesse anche sotto il versante dell’allevamento.

Farming Simulator 25 vanta poi oltre 400 veicoli, attrezzi e oggetti autentici di più di 150 marchi internazionali di spicco. Tra questi possiamo citare Case IH, CLAAS, Fendt, John Deere, Kubota, Massey Ferguson, New Holland e Valtra. Da segnalare che alcune tipologie di macchinari specializzati sono poi esclusive di taluni ecosistemi, come nel caso dell’agricoltura asiatica. Un vero e proprio paradiso per gli amanti delle mezzi agricoli, riprodotti con estrema cura e dovizia di particolari.

C’è spazio tuttavia anche per inedite filiere produttive che permetteranno di accedere a nuovi prodotti come la mozzarella o il formaggio di capra. Tutto concorrerà alla creazione di un indotto commerciale che vi porterà a diventare veri e propri colossi del mondo agricolo. Potrete costruire la vostra casa e se poi l’azienda diventerà particolarmente influente, potrà essere addirittura coinvolta nelle grandi opere a favore della comunità per la realizzazione di nuove costruzioni e la manutenzione di importanti monumenti.

Il nuovo motore grafico offre una nuova resa degli agenti atmosferici, anche quelli estremi.

Non è molto, ma è un lavoro onesto

Farming Simulator 25 rappresenta dunque un ottimo capitolo all’interno della serie di successo GIANTS Software.

Il titolo preserva infatti le migliori caratteristiche della serie. Da un lato, impegnativo, profondo e metodico come tutte le migliori simulazioni. Dall’altro, piacevolmente accogliente e sorprendentemente rilassante una volta appresi i suoi meccanismi fondamentali. Assimilare le mansioni più importanti e quali svolgere con priorità sarà ancora una volta il banco di prova da superare per ottenere una enorme gratificazione. In questo senso, la continuità tanto valorizzata dal team di sviluppo è fermamente confermata e rafforzata anche in questa iterazione del franchise. D’altro canto, le aperture segnalate nei confronti di un pubblico più ampio sono una svolta a lungo attesa e caldeggiata.

Ovviamente il profitto è fondamentale per portare avanti l’azienda di famiglia.

Attenzione però a sottovalutere le regole di Farming Simulator. Il gameplay è e resta complesso, così come è estremamente impegnativo districarsi tra le mansioni nei campi e lo spauracchio del calendario colture. La carriera richiede, soprattutto all’inizio, una grande attenzione nel non dilapidare il proprio patrimonio e veder compromessa l’intera iniziativa imprenditoriale. Calma, sangue freddo e tentativi lungimiranti sono la chiave per uno sviluppo sostenibile dell’impresa, con un occhio sempre attento al bilancio.

Avvicinarsi a questo mondo richiede dunque una grande abnegazione, soprattutto laddove sia il primo approccio a titoli di questo genere. Il lavoro svolto da GIANTS Software è encomiabile nell’aver trovato il giusto bilanciamento tra un’esperienza adatta a nuovi e vecchi fan. Speriamo tuttavia che nei prossimi capitoli la formula possa essere ancor più espansa, inserendo al contempo maggiori interazioni per agevolare la nascita della passione per l’agricoltura in una nuova generazione di volenterosi.

Una volta entrati nelle dinamiche del gioco, l’esperienza è incredibilmente rilassante.

Commento finale

Farming Simulator 25 è la nuova iterazione della popolare serie sviluppata da GIANTS Software, ancora più ricca e completa rispetto al passato. Complesso e gratificante, seppur incredibilmente pacifico e rilassante una volta assimilate le meccaniche, la simulazione di agricoltura ed allevamento raggiunge nuovi traguardi grazie ad inediti biomi e colture, oltre ad una serie di interessanti aggiornamenti e migliorie. Non si tratta di un titolo adatto a tutti: coloro che tuttavia cercano un’esperienza diversa e distensiva, troveranno un vero paradiso bucolico.

Recensione Mercoledì: L’Attacco dell’Hyde, chi sopravvivrà ai pericoli della Nevermore Academy?

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Annunciato da Mixlore pochi mesi fa, Mercoledì: L’Attacco dell’Hyde è il nuovo entusiasmante gioco di carte targato Asmodee Italia che arriva sul mercato giusto in tempo per rimpolpare l’offerta della casa editrice in vista delle festività.

Il titolo nasce da una collaborazione con Amazon MGM Studios, detentrice dei diritti sulla famosa serie Mercoledì, divenuta un fenomeno di culto su Netflix. Un successo assolutamente travolgente per la produzione ideata da Alfred Gough, Miles Millar e Tim Burton, ed ispirata ai personaggi della famiglia Addams, capace di battere nel 2022 il record (già stupefacente) segnato da Stranger Things 4. In attesa di poter assistere alla nuova stagione attualmente in lavorazione (il cui cast si sta arricchendo sempre più di grandi star come Lady GaGa), tutti i fan del franchise e dei giochi da tavolo possono dilettarsi con L’Attacco dell’Hyde.

Il titolo è un gioco da carte collaborativo in cui l’obiettivo principale è sopravvivere all’interno della Nevermore Academy di fronte alla mostruosa minaccia dell’Hyde. Attualmente disponibile su Amazon al prezzo di 24,99 €, di seguito vi illustriamo i dettagli della produzione e vi riveliamo perché dovreste tenerla in debita considerazione.


Confezione di vendita

L’Attacco dell’Hyde si presenta fin dal suo packaging come un prodotto solido.

La confezione stessa, realizzata in cartoncino robusto, è altresì di dimensioni inaspettatamente generose: parliamo di un 25,8 cm di altezza per 18,5 cm di lunghezza, oltre che 5,8 cm di profondità. Una compattezza che avvicina il prodotto ad altre proposte del mondo dei giochi da tavolo in cui si ricorre ad elementi aggiuntivi oltre alle mere carte. Tuttavia, non esattamente un formato tascabile al pari di altri greatest hits firmati Asmodee come il sempreverde Exploding Kittens o il combattivo Unstable Unicorns.

Al suo interno, il primo unboxing rivela anzitutto il manuale di istruzioni. Completamente a colori ed impreziosito da una grafica accattivante, il regolamento viene riassunto attraverso le sue regole principali. Presente inoltre una guida al setup iniziale, nonché alcuni esempi pratici utili soprattutto ai novizi ed un glossario con approfondimenti dettagliati.

Successivamente il contenuto della confezione rivela otto stampi di cartone dai quali estrarre con facilità i componenti del tabellone nonché le diverse tipologie di segnalini necessari per giocare. Al termine delle operazioni preliminari, ci saranno dunque: sei tessere Luogo (che comporranno il tabellone di gioco), sei carte Reietto con relative pedine (gli avatar dei giocatori), cinque carte Bersaglio, cinque segnalini Hyde, una pedina Mano ed una carta Livello a due lati. Tutto questo si unisce ai restanti oggetti presenti all’interno della scatola: i necessari piedistalli in plastica per sorreggere le pedine Reieto e la pedina Mano, un mazzo da 62 carte Potere ed un sacchetto di cotone griffato Nevermore Academy.

Nel complesso, si tratta di un set iniziale particolarmente adatto ai primi approcci ai giochi da tavolo leggermente più articolati. I materiali impiegati sono principalmente in carta e cartonati robusti. Una scelta che potrebbe estraniare parte del pubblico (anche dal punto di vista della resistenza nel tempo all’usura), ma una scelta condivisibile per preservare il giusto equilibrio tra qualità e prezzo d’acquisto.

Regole della partita

L’obiettivo del gioco è quello di salvare il maggior numero di persone dagli spietati attacchi del mostro Hyde, nei panni di uno dei Reietti della Nevermore Academy. Per farlo, la collaborazione sarà l’elemento chiave di ogni partita, che dovrà combinarsi con abilità specifiche e condizioni particolari.

Ogni partita inizia con la composizione randomica delle tessere Luogo a formare il campo di gioco. Da due a quattro giocatori scelgono il proprio alter ego tra i personaggi della serie TV (Mercoledì Addams, Bianca Barclay, Enid Sinclair, Ajax Petropolus, Eugene Ottinger e Yoko Tanaka), ciascuno con capacità individuali. I giocatori vengono muniti di tre carte Potere iniziali. Si dispongono poi i restanti segnalini come efficacemente riassunto nel regolamento e si da il via alla partita.

Come anticipato, lo scopo del gioco è collaborare per proteggere i Bersagli dell’Hyde. La partita si svolge nel corso di cinque round. Ciascun round prevede che tutti i giocatori svolgano un turno in senso orario. Ogni Reietto può muovere la propria pedina su un Luogo, giocare una carta Potere, pescare una carta Potere ed eventualmente inviare Mano ad aiutare un altro giocatore. L’utilizzo della carta Potere conferisce una “protezione” a ciascun Luogo dall’attacco dell’Hyde, che si sommerà alle altre carte giocate dai Reietti in ogni location.

Al termine di ogni round, il mostro attaccherà un Luogo estratto a sorte. A questo punto si dovrà conteggiare se le carte Potere ivi assegnate saranno sufficienti per proteggere il Bersaglio. In caso affermativo, l’Hyde scapperà senza conseguenze. In caso negativo, i giocatori perderanno un Bersaglio. Ciascun round prevede richieste sempre maggiori per difese di successo, obbligando i giocatori a valutare strategicamente ogni turno. Davanti a tre round persi, l’Hyde avrà vinto immediatamente la partita.

Mercoledì

L’esperienza di gioco

A scapito di un regolamento apparentemente articolato, l’esperienza di gioco de L’Attacco dell’Hyde si è rivelata fresca ed intuitiva. Ciascun turno scorre rapidamente, ma non senza prestare la dovuta attenzione alle capacità individuali dei Reietti ed alle particolari condizioni fissate da ciascun Bersaglio e Luogo. La collaborazione svolge un ruolo chiave, soprattutto perché è vietato il dialogo esplicito tra i giocatori, così come il parlare e/o mostrare la propria mano.

Le interazioni verbali permesse sono generiche (ed esemplificate nell’ottimo regolamento), un fattore che aiuta a creare un ritmo di coesione tra giocatori, ma anche di genuina ed innocente sfiducia. Enid avrà adeguatamente difeso un Luogo oppure sarà necessario darle un supporto? Mercoledì potrà sfruttare la sua abilità particolare per salvare le situazioni più spinose, ma sarà forse meglio tenersi le strategie migliori per i round più avanzati? Il tutto tenendo in considerazione bonus e malus di ciascun Bersaglio e Luogo. E così, ad esempio alcuni Bersagli potranno godere di un vantaggio nei confronti di talune carte Potere, mentre alcuni Luoghi subiranno privazioni consistenti nelle capacità di difesa.

Il ritmo è progressivamente incalzante per un divertimento che non perde mai di vista l’immediatezza, evitando di inserire un numero eccessivo di regole. La sensazione è che Mercoledì: L’Attacco dell’Hyde voglia essere un titolo accessibile ad una vasta platea, ma senza rinunciare a meccaniche interessanti. Un obiettivo a nostro avviso pienamente centrato. L’esperienza si rivolge non solo ai fan della serie TV, ma anche a tutti coloro che cercano un gioco rapido ed avvincente.

Viceversa, i fan dei giochi da tavolo più impegnativi potrebbero non apprezzare particolarmente il flow della produzione. Anche la semplicità delle meccaniche potrebbe essere vista come un fattore di minore interesse per il pubblico più stakanovista. Riteniamo siano osservazioni lecite, ma ci sentiamo di poter tranquillizzare anche i giocatori più esperti. L’Attacco dell’Hyde è un prodotto valido e divertente, capace di garantire brevi sessioni di svago per tutta la famiglia e per i gruppi di amici. Rappresenta inoltre una scelta ideale per introdurre nuovi utenti al mondo dei giochi da tavolo.

Commento finale

Mercoledì: L’Attacco dell’Hyde è una intrigante aggiunta all’offerta di Asmodee Italia, appena in tempo per il periodo natalizio. La partnership con l’immaginario della celebre serie di successo ha dato vita ad un gioco collaborativo estremamente godibile e divertente. Rapido da apprendere e particolarmente adatto a brevi sessioni con un numero contenuto di giocatori, si tratta di una perfetta idea regalo non solo per gli amanti del franchise ma anche per tutti coloro che cercano un titolo accessibile per allietare piacevolmente le serate invernali. Consigliato.

Si ringrazia Asmodee Italia per il gioco

The Witcher 4, avanti tutta: lo sviluppo entra in fase di piena produzione

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Ottime notizie per tutti i fan della serie CD Projekt: The Witcher 4 è infatti passato dalla fase di pre-produzione alla fase di piena produzione.

A darne conferma è stato l’amministratore delegato Michał Nowakowski, il quale ha commentato con orgoglio lo step successivo del progetto Polaris (il nome in codice che identifica proprio il quarto capitolo di The Witcher). Anche il game director Sebastian Kalemba ne ha data ulteriore notizia tramite il proprio profilo ufficiale X.

Nel frattempo, lo stesso Nowakowki ha confermato il traguardo delle trenta milioni di copie vendute per Cyberpunk 2077. Un numero significativo che attesta l’avvenuta rinascita della produzione dopo le difficoltà del lancio. Anche l’ottima espansione Phantom Liberty (qui la nostra recensione) segna vendite importanti, con un base installata di oltre otto milioni.

The Witcher 4 rappresenterà l’inizio di una nuova saga in tre capitoli, stando alle precedenti parole condivise da CD Projekt. Secondo le stime, tutti gli episodi usciranno in un range contenuto di circa sei anni. Pertanto è verosimile immaginare che si tratti di un progetto di ampio respiro con tempi di sviluppo piuttosto cadenziati. Indispensabile è ricordare che si tratta di mere proiezioni e ben potrebbero incontrare rinvii e ripensamenti.

Ad ogni buon conto, The Witcher 4 potrebbe arrivare nei negozi in circa tre anni, considerando anche che si tratterà del primo progetto partorito con l’Unreal Engine 5.

I nuovi giochi hanno inizio nel nuovo spietato trailer di Squid Game 2

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Netflix Italia ha condiviso un nuovo trailer per Squid Game 2, attesissima nuova stagione della serie TV coreana divenuta fenomeno di massa nel 2021.

Tre anni dopo aver vinto lo Squid Game, il giocatore 456 rinuncia a recarsi negli Stati Uniti e torna con un nuovo proposito in mente. Gi-hun si tuffa ancora una volta nel misterioso gioco di sopravvivenza, iniziando un’altra sfida mortale con nuovi concorrenti riuniti per vincere il premio di 45,6 miliardi di won.

Vi proponiamo di seguito il trailer in questione, come condiviso dall’account ufficiale YouTube della piattaforma streaming.

Il regista Hwang Dong-hyuk, che ha fatto la storia alla 74a edizione dei Primetime Emmy diventando il primo asiatico a vincere il premio come Miglior regia di una serie drammatica, è ancora una volta al timone della serie come regista, sceneggiatore e produttore.

Lee Jung-jae, Lee Byung-hun, Wi Ha-jun e Gong Yoo riprendono i loro ruoli della prima stagione, con una lista ineccepibile di nuovi membri del cast, tra cui Yim Si-wan, Kang Ha-neul, Park Gyu-young, Lee Jin-uk, Park Sung-hoon, Yang Dong-geun, Kang Ae-sim, Lee David, Choi Seung-hyun, Roh Jae-won, Jo Yu-ri e Won Ji-an, che completano l’ensemble di eclettici personaggi della nuova stagione.

Si tratta di uno dei più grandi appuntamenti della fine dell’anno, nonché uno dei maggiori blockbuster dell’anno per Netflix (e non solo) che vuol chiudere il 2024 con un massiccio punto esclamativo puntando a nuovi record di visualizzazioni.

Squid Game 2 sarà disponibile per tutti gli abbonati Netflix il prossimo 26 Dicembre.

Recensione DLC Stellar Blade x NieR:Automata, un meraviglioso e nostalgico crossover

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Dopo l’aggiornamento 1.009.001, che ha aggiunto una serie di interessanti funzionalità e contenuti, fra cui la tanto attesa modalità foto, lip-sync disponibile per altre sei lingue (fra cui l’italiano), maggiore personalizzazione per Eve, Shift Up Studio ha pubblicato il DLC di Stellar Blade in collaborazione con NieR:Automata. La partnership in questione non era del tutto inaspettata, date le precedenti dichiarazioni del direttore Kim Hyung Tae sulla significativa influenza che NieR: Automata ha avuto sulla realizzazione del gioco. La collaborazione tra il direttore Kim Hyung Tae e il direttore Yoko Taro – caratterizzata da rispetto reciproco e creatività – ha dato quindi i frutti sperati? Se vi state chiedendo se valga o meno l’acquisto, siete nel posto giusto.

Il DLC è disponibile dal 20 novembre 2024 per PlayStation 5.

Quanto costa il DLC di Stellar Blade?

Il DLC Stellar Blade x NieR:Automata non è gratuito: costa 9.99 € su PSN Store.

Cosa include il DLC?

Il DLC include quattro outfit per Eve che possono essere mescolati e abbinati, un’opzione speciale per Adam, un outfit cosmetico per il suo Pod e un’uniforme ispirata a 9S per Lily.

  • Outfit di Eve
    • Outfit 2B
    • Outfit A2
    • Uniforme YoRHa 1
    • Uniforme cerimoniale non ufficiale YoRHA 
  • Outfit di Adam
    • Un oggetto cosmetico per il drone
    • Un oggetto cosmetico per Adam
  • Lily
    • YoRHa n. 9 uniforme tipo S

A differenza dei tipici DLC cosmetici, in cui gli abiti sono disponibili immediatamente, l’espansione Stellar Blade x NieR:Automata rende il processo di ottenimento decisamente più coinvolgente. Il DLC ruota attorno a due compiti principali: trovare e catturare Emil (doppiato da Maii Kadowaki), l’amato personaggio del franchise NieR, e collezionare le Lacrime Stellari, un mix tra le lattine di Stellar Blade e le Lacrime Lunari di NieR:Automata.

Ecco come funziona: Emil appare casualmente sulla mappa (nello specifico nelle distese sterminate della Landa e del Vasto Deserto) e dovete fermarlo per accedere al suo negozio. Una volta individuato, dovete attaccarlo (vi consigliamo di usare la pistola per semplificare le cose) per impedirgli di scappare. Se scappa, dovrete dargli la caccia nuovamente. Dopo averlo finalmente fermato, Emil aprirà il suo negozio, consentendovi di acquistare gli abiti, a patto che abbiate raccolto le Lacrime Stellari (che diventeranno la valuta di gioco per il negozio).

Le Lacrime Stellari sono sparse sulla mappa e fungono da collezionabili. Fortunatamente, il gioco fornisce suggerimenti sotto forma di foto nel menu, dandovi indizi sulla loro posizione. Queste Lacrime si trovano solo nella Landa e nel Vasto Deserto, quindi non dovrete scandagliare l’intero mondo di gioco. Raccoglierle richiederà del tempo e non sarà propriamente banale ma vi garantiamo che ne varrà assolutamente la pena.

Vale la pena quindi acquistare il DLC Stellar Blade x NieR:Automata?

È chiaro che l’influenza di Yoko Taro traspare in questo DLC. La sua filosofia non convenzionale e fuori dagli schemi è evidente e ricorda molto da vicino le particolarità che hanno reso NieR: Automata così iconico. La scelta di design, trasforma il DLC in una vera e propria missione extra che richiede circa 6 ore per essere completata. Gli  abiti di NieR:Automata sono decisamente fanservice ma c’è da dire che sono stati ben realizzati. Ironicamente, per chi ha giocato a NieR:Automata, ricorderà bene che è possibile sbirciare sotto la gonna di 2B. Farlo in Stellar Blade si traduce in un bel calcio alla telecamera. Questa sorta di easter egg, unito ai costumi (che fra l’altro includono le loro iconiche versioni autodistruttive riflettendo l’aspetto logoro proprio come in NieR: Automata) e persino alla musica di NieR:Automata, fa capire chiaramente quanto amore e dedizione il team di sviluppo abbia messo per realizzare questa espansione.

Commento finale

Il DLC Stellar Blade x NieR:Automata considerando il calibro dei componenti aggiuntivi inclusi, vale assolutamente i 9,99 € richiesti per l’acquisto. Inoltre, questo DLC integra perfettamente la nuova modalità foto che contiene innumerevoli opzioni che fanno impallidire altre modalità similari. Insomma, Stellar Blade x NieR:Automata è una piccola perla che decisamente arricchisce l’esperienza di gioco di Stellar Blade e ci sentiamo di consigliarlo a chiunque abbia apprezzato i due titoli di questo crossover. Che questo possa essere soltanto un assaggio? Magari in futuro davvero potremmo vivere una epica avventura che fonde i due universi creati da PlatinumGames e Shift Up Studio. Per il momento ci facciamo bastare questo ispiratissimo DLC!

La fine di un’era: Shuhei Yoshida lascia Sony dopo oltre trent’anni

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Con un comunicato affidato al Podcast ufficiale PlayStation, il veterano Shuhei Yoshida ha annunciato che il prossimo 15 Gennaio abbandonerà Sony Interactive Entertainment.

“Lascerà Sony Interactive Entertainment il 15 Gennaio 2025. È come annunciare la data di lancio di un nuovo gioco, [qualcosa] che non faccio da molto tempo. Sono con PlayStation dall’inizio, questo è il mio trentunesimo anno. E quando ho raggiunto i 30 anni, stavo pensando che potrebbe essere giunto il momento per me di voltare pagina. L’azienda sta andando alla grande. Adoro [PlayStation 5], adoro i giochi che stanno uscendo su questa piattaforma. E abbiamo nuove generazioni di dirigenti che rispetto e ammiro. E sono così entusiasta per il futuro di PlayStation. PlayStation è davvero in buone mani. Ho pensato, okay, questo è il mio momento.“

Queste le dichiarazione di Yoshida, che poi si è lasciato andare ai ricordi degli inizi, quando il gruppo si chiamava ancora Sony Computer Entertainment ed era un piccolo dipartimento gestito da Ken Kutaragi, il creatore di PlayStation.

“Il team di Ken si stava occupando dello sviluppo, e c’era un altro team sotto Sony Music Entertainment Japan che realizzava giochi per Super Nintendo, e quello era un altro piccolo team che si preparava a realizzare giochi per PlayStation. Così i due team si unirono, il team di Ken sotto Sony e il team sotto Sony Music Entertainment Japan, per creare Sony Computer Entertainment nel novembre 1993. Quando la società fu fondata come joint venture, organizzammo una festa e tutti erano insieme stanza in albergo. Ricordo che avevamo circa 80 persone in totale. Eravamo molto piccoli.”

Yoshida si occupava dei rapporti con publisher e sviluppatori in Giappone, con i quali riuscì a stringere rapporti importanti soprattutto per i primi anni di PlayStation, divenendo determinante per il successo in madrepatria. Yoshida divenne poi presidente di Sony Computer Entertainment Worldwide Studios, oggi conosciuta come PlayStation Studios, prima di fare un passo indietro e mettersi a capo della supervisione del mondo indie. “Quando gestivo [PlayStation Studios] e lavoravo con grandi studi, realizzare giochi AAA era fantastico. Tuttavia, quando andavo a eventi come l’E3 o la Gamescom, andavo sempre nell’area dei giochi indie. E ho trovato giochi che mi piacevano, e spesso lo sviluppatore era lì a mostrarli. Quindi scattavo una foto con lo sviluppatore, cercando di contribuire a promuovere questi giochi.”

Yoshida non intende tuttavia godersi la sua meritata pensione. Ha infatti manifestato voglia di restare all’interno dell’industria, magari proprio per aiutare sviluppatori e publisher delle produzioni indie che tanto ha dimostrato di amare e valorizzare nel corso degli anni.

Da parte nostra, non possiamo che ringraziare il buon Shuhei per quanto fatto nel corso di questi lunghi trent’anni. Al suo diretto sforzo è possibile ricondurre i successi di titoli indimenticabili come SOCOM U.S. Navy SEALs, Jak and Daxter, Twisted Metal: Black, ATV Offroad Fury, Gran Turismo, Ape Escape, The Legend of Dragoon, oltre ad una quantità incalcolabile di indie ai quali ha concesso opportunità e visibilità internazionale.

PlayStation 2, Sony aggiorna il numero di unità vendute: il risultato è storico

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Sony Interactive Entertainment, in occasione del 30esimo anniversario della propria console, ha aperto un sito web che celebra la timeline di PlayStation ed include molte interessanti statistiche.

L’anniversario, che ricorre esattamente il prossimo 3 Dicembre, è stata l’occasione anche per aggiornare il numero di unità vendute da ciascuna console. Particolarmente significativo è tuttavia il dato emerso riguardante la leggendaria PlayStation 2, che ha superato la sbalorditiva soglia delle 160 milioni di unità vendute.

La notizia era stata già anticipata dall’ex presidente ed amministratore delegato Jim Ryan nel corso di un episodio dell’Official PlayStation Podcast dello scorso marzo. Tuttavi nessuna ufficialità era stata riportata in documentazioni ufficiale, men che meno la pagina dei “Business Data Sales” di Sony Interactive Entertainment, nella quale l’ultimo aggiornamento era fermo a quota 155 milioni.

Non solo PlayStation 2, tuttavia. Aggiornamenti anche per le altre home console di casa Sony, con la PlayStation che arriva a 102 milioni (nel periodo temporale compreso tra il 1994 ed il 2006, PlayStation 3 con 87 milioni (dal 2006) e PlayStation 4 con 117 milioni (dal 2013).

Particolarmente significativa è la statistica di quest’ultima console, capace di imporsi con successo sul mercato nel minor tempo ed in un contesto storico (e di mercato) molto diverso da quello delle precedenti iterazioni PlayStation.

PlayStation 2 si riconferma dunque la console di maggior successo non solo per Sony, ma anche dell’intera storia del settore. Sul podio restano due console Nintendo. Da un lato troviamo il Nintendo DS a quota 154,02 milioni, dall’altro Nintendo Switch attualmente a 146 milioni.

Recensione Dragon Quest III HD-2D Remake, la forma definitiva di un capolavoro intramontabile

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Dragon Quest III – pubblicato nel 1988 per Nintendo Entertainment System da Chunsoft (arrivato in occidente come Dragon Warrior III nel 1992) è stato – storicamente parlando – un vero e proprio evento culturale di massa. Non è un JRPG qualsiasi: è il JRPG per eccellenza; un’opera che ha dato il via ad uno dei più grandi miti del gaming, la legge Dragon Quest. Nello specifico, il gioco era così popolare che i bambini marinavano la scuola e gli adulti si assentavano dal lavoro. Per questo motivo, il governo giapponese promulgò una legge che obbligava lo sviluppatore Enix e l’editore Nintendo a pubblicare i giochi di Dragon Quest di sabato, invece di pubblicarli di giovedì come gli altri videogiochi. Costretti a conformarsi, ogni gioco della serie da allora è stato pubblicato nel weekend, tutto a causa della cosiddetta legge Dragon Quest. Naturalmente il governo giapponese non ha mai emanato una vera e propria legge in merito. La decisione fu del direttore della serie Yuji Horii e Enix stessa che decisero di spostare le uscite al sabato, a causa dei bambini che preferivano giocare piuttosto che andare a scuola.

Da una prospettiva occidentale (dove tradizionalmente l’IP ha avuto più di qualche difficoltà), è un po’ difficile spiegare il fenomeno travolgente e la grande influenza che ha avuto il gioco. Un titolo che ha stabilito record di vendite (vendette oltre un milione di copie in un solo giorno; un risultato a dir poco fuori dall’ordinario per l’epoca) ed è diventato una parte inestricabile della cultura pop giapponese. Ancora oggi, è citato in svariati tipi di media e ed è ​​tenuto in altissima considerazione; non sorprende pertanto che Square Enix abbia ritenuto opportuno ripubblicare (ci sono state numerose versioni, inclusi remake, su varie piattaforme in passato) una edizione HD-2D Remake che è l’ultima in ordine cronologico, la più sontuosa.

Con altre versioni di Dragon Quest 3 già pubblicate, viene da chiedersi cosa abbia fatto lo sviluppatore per migliorare uno dei capitoli più amati della serie. La risposta è: abbastanza, riprendendo l’originale e leggendario Dragon Quest di Chunsoft e reimmaginandolo (non ai livelli di Final Fantasy che in anni recenti fra sequel e remake ha modificato quasi radicalmente la formula) per un pubblico moderno usando lo stesso splendido stile visivo di Octopath Traveler con una serie di aggiunge in termini contenutistici e miglioramenti della qualità della vita che aiutano questa HD-2D Remake a risplendere e a distinguersi, pur mantenendo intatti gli elementi del gameplay “old style” del JRPG vecchia scuola. Dragon Quest 3 HD-2D Remake ora si erge come l’edizione definitiva di un classico intramontabile.

Dragon Quest 3 HD-2D Remake è disponibile dal 14 novembre per PC, PlayStation 5, Nintendo Switch e Xbox Series X/S.


Versione testata: PlayStation 5


Il viaggio al centro di tutto!

Dragon Quest 3 è ambientato molti anni prima del primo e del secondo capitolo; si tratta di una storia di origine per gli eroi e i temi ricorrenti che contraddistinguono la serie. Ma è anche di un’epoca in cui la profondità narrativa non era assolutamente prioritaria. Infatti, la trama del titolo è incredibilmente semplice. La storia inizia con il protagonista – figlio/a del leggendario guerriero Ortega – che si sveglia nel giorno del suo sedicesimo compleanno e si ritrova catapultato in un’avventura incredibile. Il nostro giovane eroe viene infatti convocato dal re di Aliahan che gli affida un arduo compito, ovvero seguire le orme del padre e liberare il mondo dal malvagio arcidiavolo Baramos. Missione che Ortega aveva tentato di portare a compimento ma apparentemente sembrerebbe essere morto in un vulcano. Molti però credono che il grande guerriero sia ancora vivo …

Questo remake aggiunge un po’ di brio alla storia mediante nuovi flashback e frammenti (seppur propinati in maniera ridotta) che mostrano – attraverso nuove animazioni e dialoghi completamente doppiati (vivaci e umoristici) – il viaggio del padre del nostro personaggio. Tali aggiunge, aumentano – e non di poco – il peso emotivo e la comprensione di Ortega elementi totalmente assenti nelle versioni precedenti del gioco. A parte questo, si tratta di un plot narrativo che per gli standard odierni potremmo definire “scontato e banale” ma che porta con se un certo fascino e anche un bel colpo di scena.

I miglioramenti visivi del remake di Dragon Quest 3 HD-2D

Come suggerisce il nome non proprio ricercatissimo “HD-2D Remake“, la vera chicca di questa versione è il completo restyling grafico del gioco. Lo stile HD-2D utilizzato nei giochi Octopath Traveler e Triangle Strategy rappresenta il giusto connubio tra estetica vecchia e nuova, che fonde maestosamente ambienti 3D e 2D aggiungendo profondità e dimensione – con tanto di splendidi effetti di luce – ai tradizionali ambienti dei giochi di ruolo 2D. L’avventura ha un senso di luogo e di spazio molto più grande in una sorta di meraviglioso effetto libro pop-up. Castelli, paesi, grotte, torri e segrete non sono mai stati così invitanti, ma forse siamo rimasti più colpiti dalla mappa del mondo. La natura selvaggia e tentacolare della stessa aumenta notevolmente la vastità del mondo (ispirato alla Terra) e la rende molto più memorabile in 3D, con terreni vari, sia in termini di aspetto che di altitudine e un’acqua finemente realizzata, migliorando notevolmente il viaggio tra una posizione e l’altra e incoraggiando maggiormente il camminare sulla mappa piuttosto che optare per il viaggio veloce. Abbiamo particolarmente apprezzato la scelta di mantenere l’aspetto “piatto” in pixel art di personaggi e mostri.

Il gameplay

Ma la grafica notevolmente migliorata in Dragon Quest 3 HD-2D Remake è solo l’assaggio. Il remake incorpora una serie di aggiunte al gameplay che lo rendono la versione di Dragon Quest 3 migliore di sempre. Dragon Quest 3 HD-2D mantiene ancora battaglie a turni tattiche, le classi di personaggi che apprendono abilità a livelli stabiliti, la gestione oculata degli oggetti ma include anche importanti upgrade relativi alla qualità della vita. Nel dettaglio la possibilità di combattere automaticamente, aumentare la velocità di battaglia e assegnare diverse tattiche a ciascun membro del party per un approccio personalizzato agli incontri affrontando una vasta gamma di mostri in battaglie a turni nel classico stile di DQ. In aggiunta a ciò, il remake offre tre nuovi livelli di difficoltà che possono essere selezionati in qualsiasi momento.

Inoltre è stata aggiunta una nuova classe di personaggi. Oltre alle canoniche (Guerriero, Giullare, Mago, Ladro ecc.) c’è la nuova classe Domamostri (Monster Wrangler) che usa una varietà di abilità offensive, difensive e di supporto carpite dai mostri, in particolare abilità di attacco multi-bersaglio e di guarigione. Si tratta di una delle classi più versatili e potenti in Dragon Quest 3 HD-2D tanto da impattare in modo significativo sul bilanciamento del gioco stesso e da rappresentare un’aggiunta indispensabile a qualsiasi gruppo. Integra – però – anche un’altra grande aggiunta: trovare e reclutare mostri da usare nelle arene di battaglia dei mostri. I giocatori possono mettere insieme squadre di tre mostri per combattere nell’arena, dando a Dragon Quest 3 HD-2D una sorta di verve in stile Pokemon Colosseum. Come in altre versioni di Dragon Quest 3 si ha altresì il pieno controllo sui tre compagni reclutandoli da un elenco di nove vocazioni diverse. Ogni vocazione presenta statistiche iniziali specifiche e potenziali di crescita delle statistiche che influenzano il modo in cui i personaggi progrediscono all’aumentare di livello, ma la possibilità di cambiare vocazione a piacimento mantenendo tutti i progressi consente ai giocatori di sperimentare combinazioni di classi uniche che altrimenti non sarebbero possibili. Il compromesso è che questi personaggi tornano al 1° livello dopo aver cambiato la loro vocazione, ma con statistiche più alte e una potente serie di abilità che rende più facile farli salire di livello rispetto al resto del gruppo.

Un’altra aggiunta degna di nota sono i punti sulla mappa del mondo che contengono oggetti e luoghi nascosti. I luoghi di interesse nel mondo di DQIII tendono a essere piuttosto distanti tra loro, quindi normalmente non c’è una buona ragione per girovagare a meno che non si voglia grindare per aumentare i livelli. Il remake incentiva maggiormente l’esplorazione. Vedete dei piccoli puntini scintillanti sulla mappa? Se andate a ispezionarli, troverete sicuramente degli oggetti, di solito materiali di consumo e vecchi equipaggiamenti ma a volte troverete delle armi e armature incredibili. Queste aggiunte non solo rendono più piacevole camminare nel mondo, ma aiutano anche a salire di livello senza essere obbligati a farmare, dal momento che è più naturale imbattersi in incontri con i nemici lungo il cammino.

Ci sono diversi altri cambiamenti: indicatori di missione che agevolano l’individuazione dell’obiettivo, auto-guarigione quando si sale di livello, più abilità uniche per le classi più semplici e missioni secondarie più sviluppate. Il tutto mantenendo la fedeltà dell’originale Dragon Quest, ma portando con se anche alcuni svantaggi, in particolare nel combattimento. Combat system troppo semplice, basico e familiare anche se coadiuvato dalle impostazioni di combattimento automatico dell’IA. O ancora non si può sfuggire al fatto che Dragon Quest 3 sia un gioco che richiede di grindare e di macinare battaglie anche poco divertenti. Nel passaggio agli ambienti 3D, la portata complessiva del mondo di gioco è stata ampliata in modo significativo; i dungeon sono più grandi di prima e la mappa del mondo impallidisce a confronto. Tuttavia, la frequenza con cui si incontrano battaglie casuali è rimasta invariata, e questo è un grande problema. A volte, è come se non si riuscisse a camminare per pochi metri senza incappare in una battaglia e in un’altra ancora. È possibile utilizzare oggetti che impediscono temporaneamente gli incontri, ma questo finisce per sembrare una soluzione temporanea a un problema che nel remake viene esasperato. Ma a parte questi problemi di gameplay, fatichiamo a trovare difetti in questa rivisitazione che di base richiede quasi 30 ore di gioco che possono tranquillamente arrivare a 50 se siete perfezionisti. P.S. quasi dimenticavamo, il comparto audio ha avuto un rispettoso rinnovamento che mantiene la sua orchestralità classica sfruttando al contempo l’hardware moderno.

Commento finale

Il fascino eterno di Dragon Quest scorre potente in Dragon Quest 3 HD-2D Remake, una rimasterizzazione ben congeniata del classico RPG pubblicato nel 1988 per Nintendo Entertainment System da Chunsoft. Con le sue significative aggiunte al gameplay, alla qualità della vita e lo stile HD-2D utilizzato nei giochi Octopath Traveler e Triangle Strategy, che rappresenta il giusto connubio tra estetica vecchia e nuova e che fonde maestosamente ambienti 3D e 2D aggiungendo profondità e dimensione, è impossibile non consigliare questo remake che da a Dragon Quest 3 la sua forma splendida e definitiva, anche se alcune dei difettucci dell’originale purtroppo vengono maggiormente risaltati in questo remake.

Dragon Quest III HD-2D Remake – guida alle classi/vocazioni

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Ci sono dieci classi totali, o vocazioni, da poter usare in Dragon Quest III HD-2D Remake. Una classe, Eroe, è ovviamente unica per il Protagonista e non può essere usata dai membri aggiuntivi del party, ma le altre nove possono essere mescolate e abbinate a proprio piacimento. Ogni classe ha il suo specifico ruolo in combattimento e la chiave per costruire il gruppo perfetto è conoscere il ruolo generale (punti di forza e di debolezza) di ogni vocazione. Dopo aver ottenuto l’accesso a Patty’s Party Planning nella prima città, potrete reclutare altri tre membri del gruppo da altre otto classi. La Vocazione del Saggio, che è la nona opzione segreta, richiederà un bel po’ di lavoro per essere ottenuta, a seconda del metodo prescelto.

In questa breve guida, vi andremmo ad illustrare le varie classi disponibili e i loro punti di forza:

ClassePanoramica generale
EroeL’Eroe rappresenta il pilastro del gruppo in quanto ha un po’ di tutto, compresi attacchi fisici che infliggono danni elementali, incantesimi di attacco, incantesimi di cura, alcuni incantesimi di supporto e diversi incantesimi di utilità che aiutano anche nell’esplorazione. Insomma, si tratta di una classe piuttosto versatile.
GuerrieroI guerrieri si concentrano sull’infliggere danni fisici e sul “tankare” i danni in arrivo proteggendo i propri alleati, il che li rende ideali per essere posizionati in prima linea. I guerrieri sfruttano la forza e il vigore – oltre ad armi possenti – che gli consentono sia di attaccare per primi in combattimento e sia di proteggere se stessi e altri sul campo di battaglia. Abilità come Danza delle spade o Spaccametallo possono davvero fare la differenza.
MagoI maghi hanno accesso a una vasta gamma di incantesimi, inclusi incantesimi a bersaglio singolo e multi-bersaglio che gli consentono di indebolire i nemici. Sono altresì utilissimi come personaggio di supporto grazie ad incantesimi come Superdifesa fisica. Purtroppo le difese non sono il massimo e per tale ragione è decisamente consigliabile restare nelle retrovie.
SacerdoteI sacerdoti si concentrano quasi esclusivamente sulla guarigione. Dispongono di un buon numero di incantesimi di supporto che permettono di proteggere il gruppo, insieme a solo una manciata di incantesimi di attacco quando devono necessariamente passare all’offensiva, soprattutto se si tratta di non morti. Vento e Morte istantanea sono utilissimi così come la capacità di riportare in vita gli alleati caduti in battaglia. Motivo per cui è fondamentale averne uno nel party.
MercanteUna classe complessivamente debole in combattimento, a parte il fatto che il gruppo guadagna più oro vincendo battaglie e che tornerà utile per migliorare l’equipaggiamento del gruppo. I mercanti possono stimare oggetti e evocare alcuni negozi di oggetti, una locanda o un sacerdote – attraverso Chiamata urgente.
GiullareNon è consigliabile usare il Giullare a meno che non si voglia ottenere la Vocazione del Saggio. In combattimento hanno pochissime opzioni a disposizione e a volte non accettano nemmeno le istruzioni. Sebbene possano comunque fare qualcosa di utile (come utilizzare Danza sacrificale per curare il team), non seguiranno quasi mai il piano e – a causa dell’imprevedibilità – potrebbero essere un ostacolo fatale per il gruppo.
LadroIl Ladro, oltre ad essere perfetto per scovare tesori nei dungeon attraverso abilità come Segugio e Scovatesori, può essere una buonissima opzione per infliggere alterazioni di stato ai nemici. La scaltrezza e la velocità sono i suoi punti di forza.
DomamostriIl Domamostri è una vocazione unica in quanto ha la capacità di apprendere le abilità dai mostri in ​​giro per il mondo. Anche se questo richiederà un po’ di lavoro extra, il Domamostri può contare su una serie di attacchi e abilità di supporto il che lo rendono una vocazione molto forte e completa che apre nuove e interessanti opportunità tattiche.
Artista marzialeGli artisti marziali sono un’altra vocazione incentrata sull’offensiva, potendo contare su alcune abilità basate sui danni e sulla loro agibilità. Possono fare molti danni, persino più del guerriero, anche se subiranno più danni di un guerriero.
SaggioIl Saggio è un mix tra il Sacerdote e il Mago, in quanto può imparare tutti gli incantesimi di entrambe le vocazioni (è in grado di lanciare incantesimi offensivi tipici del Sacerdote e curativi tipici del Mago). Può essere però un’arma a doppio taglio poiché ha a disposizione soltanto un’azione, ma vi garantiamo che ha sempre l’incantesimo perfetto da usare indipendentemente dalla situazione e vale assolutamente la pena di impegnarsi per ottenerlo; assicuratevi solo di avere abbastanza MP. Il Saggio può essere ottenuto portando un Giullare a livello 20 o utilizzando l’oggetto “Parole di Saggezza”. Quest’ultimo è ottenibile nella Torre della Trascendenza. Una volta ottenuto l’oggetto tutti i membri del party potranno selezionare il Saggio tra le vocazioni disponibili.

Dicembre 2024, ecco tutti i principali giochi in uscita

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Arrivati all’ultimo giro di boa del 2024, scopriamo i botti conclusivi per Dicembre: ecco tutti i principali giochi in uscita.

Dopo la grande scorpacciata degli ultimi mesi, anche nel 2024 il mese di Dicembre si presenta ai nastri di partenza con un’offerta quantitativamente modesta, ma non per questo orfana di titoli di grande interesse. La produzione principale sarà Indiana Jones e l’antico Cerchio, in uscita per PC ed Xbox Series (nonché disponibile al lancio per tutti gli abbonati ad Xbox Game Pass Premium), il blockbuster Bethesda sviluppato dai creatori dei recenti Wolfenstein. L’amarcord poi scorrerà potente grazie a Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered, attesa riproposta dei classici Crystal Dynamics. Spazio anche alla scena dei free-to-play, grazie a release come il calcistico UFL, l’affascinante Infinity Nikki, lo scoppiettante Marvel Rivals ed il ruolistico Path of Exile 2. Conclusione col brivido per tutti gli amanti della VR, con Alien: Rogue Incursion.

Ecco di seguito una lista (con i trailer completi) dei titoli di Dicembre 2024: troverete anche un comodo link per Amazon, per assicurarvi il prezzo più basso disponibile!

3 Dicembre

  • ANTONBLAST (PC, Nintendo Switch)

5 Dicembre

  • UFL (Free-to-play – Xbox Series, PlayStation 5)
  • Delta Force (PC, Xbox Series, PlayStation 5)
  • Infinity Nikki (Free-to-play – PC, PlayStation 5)
  • Symphonia (PC, Nintendo Switch, Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4, PlayStation 5)

6 Dicembre

  • Marvel Rivals (Free-to-play – PC, Xbox Series, PlayStation 5)
  • Path of Exile 2 (Free-to-play – PC, Xbox Series, PlayStation 5)
  • Nikoderiko: The Magical World (PC)

9 Dicembre

10 Dicembre

  • Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered (PC, Nintendo Switch, Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4, PlayStation 5)
  • Mighty Morphin Power Rangers: Rita’s Rewind (PC, Nintendo Switch, Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4, PlayStation 5)
  • Urban Strife (Early Access – PC)

12 Dicembre

  • The Spirit of Samurai (PC, Xbox One, Xbox Series, PlayStation 5)

13 Dicembre

17 Dicembre

  • Flint: Treasure of Oblivion (PC, Xbox Series, PlayStation 5)

19 Dicembre

  • Alien: Rogue Incursion (VR Only – PC, PlayStation 5, Meta Quest 3)

Recensione Goat Simulator Remastered, la più grande capra di tutti i tempi?

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Il nostro amore per Goat Simulator non è un mistero. Lo abbiamo ammesso nel corso della nostra recensione di Goat Simulator 3, due anni fa. Abbiamo citato la sua evidente influenza in altre produzioni indie come nel caso del recente Squirrel with a Gun. Ne abbiamo parlato con un affetto sincero poche settimane fa in occasione della prova del simpatico SpongeBob SquarePants: The Patrick Star Game. Le disavventura catastrofiche dell’implacabile capra Pilgor affodano le proprie radici in un bislacco esperimento videoludico di circa dieci anni or sono, che adesso è stato tirato a lucido per il panorama videoludico contemporaneo.

Goat Simulator Remastered è la versione rimasterizza dell’irriverente capostipite Coffee Stain, con una veste grafica migliorata, texture ed illuminazione aggiornate e tutti i DLC usciti nel corso del tempo. Tuttavia, l’originaria odissera di Pilgor era un titolo molto peculiare in presupposti e svolgimento. La Remastered sarà stata l’occasione per svecchiare alcuni profili problematici?

Il titolo è disponibile dal 7 Novembre per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Genesi del chaos

Un pò di storia.

Goat Simulator si affacciava goliardicamente al mondo videoludico il 1° Aprile del 2014. Una data indubbiamente significativa per un titolo nato con lo scopo di canzonare il genere dei “Simulator”. La proposta era a dir poco folle. Nei panni di una capra immortale e pestifera, l’obiettivo del gioco era semplicemente quello di seminare distruzione e disagio nelle modeste aree di gioco presenti. Nessuna trama, nessuna vera e propria missione, nessuna regola. Questi i tre diktat di una produzione semplice e senza alcun tipo di pretesa, capace tuttavia di imporsi con la forza del nonsense presso il pubblico. Divenuto un prodotto di culto, Goat Simulator vide negli anni un fiorire di DLC ed adattamenti, anche per home console e dispositivi mobile. Fino a portare Pilgor ad una nuova avventura con un sequel diretto, quel Goat Simulator 3 che irrideva la moda dei sequel bypassando direttamente la progressione aritmetica.

Tutto normale in Goat Simulator.

La Remastered è, a tutti gli effetti, lo stesso identico gioco capace di conquistare il pubblico una decade fa. Non vi aspettate infatti stravolgimenti della formula o nuove significative evoluzioni. Ancora una volta il vostro unico obiettivo sarà prendere i comandi dell’efferato ovino e seminare discordia e caos in ogni angolo delle aree di gioco. Pilgor può usare le proprie corna per spingere oggetti, animali e persone con risultati deliranti. Oppure può usare la sua lingua per incollarsi a qualsiasi componente delle ambientazioni: immaginate di leccare un’automobile e vi ritroverete ad essere portati a spasso in modo tragicomico. Può inoltre saltare, arrampicarsi e sopravvivere a qualsiasi tipologia di esplosione o impatto. L’unico limite è la fantasia del giocatore, che potrà scovare easter egg e simpatiche interazioni semplicemente esplorando e lasciandosi trasportare dagli eventi.

Anche questo è perfettamente ordinario.

Piatto ricco… mi ci Pilgor

Per tutti gli amanti della serie, l’offerta proposta da Goat Simulator Remastered è decisamente interessante.

Oltre al titolo originario infatti, la rimasterizzazione include tutti i DLC usciti in precedenza per PC oltre ad una delle migliori espansioni in precedenza destinata al solo mercato mobile (Buck to School). Sebbene l’esperienza ludica rimanga sostanzialmente la stessa, ciascuno dei contenuti extra si presenta con una area esplorabile tematica che ricalca il delirio della propria fonte di ispirazione. E così, GOAT MMO scimmiotta il mondo dei massively multiplayer online game, GOATZ ci mette di fronte ad una invasione zombie e PAYDAY in un omonimo scenario da heist movie. Goat City Bay gigioneggia sui riferimenti ai classici Rockstar mentre, infine, Waste of Space ci farà respirare il sapore di una galassia lontana lontana.

La schermata di selezione permette di scegliere qualsiasi DLC, oppure di raggiungerlo in game attraverso mappe interconnesse.

Ciascuno dei DLC presenti concorre alla creazione del pacchetto definitivo per i fan della serie, che possono finalmente mettere le proprie mani su praticamente l’intera offerta ludica del primo simbolico capitolo.

Dal punto di vista tecnico invece, Goat Simulator Remastered propone un nuovo comparto grafico decisamente più al passo coi tempi rispetto al rudimentale capitolo del 2014. La rimasterizzazione vanta una nuova veste grafica migliorata e più vicina al livello visto in Goat Simulator 3, nonché texture aggiornate, un inedito sistema di illuminazione ed una rielaborazione incisiva della vegetazione. Il colpo d’occhio è sicuramente apprezzabile, nonché foriero di dare un tocco di maggiore contemporaneità al titolo. Peccato però che il lavoro svolto si fermi sostanzialmente qui.

Il colpo d’occhio è decisamente più apprezzabile rispetto al capitolo del 2014.

Capra diabolica

Il nostro dispiacere maggiore è stato infatti constatare che l’occasione della Remastered non è stata colta da Coffee Stain per limare i problemi tecnici che affliggevano il titolo dieci anni fa.

Chiariamo subito un equivoco. Goat Simulator ha sempre avuto bug, componetrazioni e glitch esilaranti. Nati come figli di uno sviluppo estremamente modesto, tali problemi tecnici erano divenuti così leggendari da fare il giro e diventare una caratteristica fondamentale dell’esperienza ludica. Da questo punto di vista estremamente peculiare, abbiamo apprezzato che gran parte delle stravaganze tecniche siano rimaste lì. Se vi faceva sbellicare la fisica estremizzata del titolo originario o la sua forza di gravità arbitraria, avrete di che sbellicarvi anche qui.

Troppe incertezze nel comparto tecnico, anche se la singolar tenzone fa sbudellare dalle risate.

Tuttavia non possiamo essere altrettanto accondiscendenti verso un motore grafico incapace di mantenere un framerate costante. Men che meno, un comparto tecnico capace di saltare letteralmente in aria ad ogni esplosione, con vistosi crolli e scatti nella fluidità generale. Qualcosa che si poteva (e probabilmente si doveva) attenzionare in fase di sviluppo. Perché va bene rispettare l’opera di partenza, ma quantomeno è possibile renderla un’esperienza senza problemi tecnici così evidenti e consistenti.

Allo stesso modo, inspiegabile non aver implementato le migliorie introdotte in Goat Simulator 3 al sistema di controllo di Pilgor. La Remastered infatti prevede ancora una volta i ruvidi tank control del titolo del 2014, senza i leggeri ma rilevanti accorgimenti che hanno reso il sequel molto più piacevole da giocare pad alla mano. Il risultato è un’esperienza scattosa, nervosa e fortemente imprecisa. Questa capra meritava un trattamento migliore, senza dubbio.

Tra le poche novità, adesso i Mutatori si possono selezionare molto facilmente e velocemente.

Commento finale

Goat Simulator Remastered è la versione migliore per godersi l’iconica esperienza dell’indie del 2014. Un pacchetto completo che comprende tutti i DLC ed una nuova veste grafica, che tuttavia inciampa maldestramente in una realizzazione tecnica che omette di prestare attenzioni a fattori determinanti che ne pregiudicano la godibilità per il grande pubblico. La rimasterizzazione diventa così un prodotto di culto esattamente come il proprio progenitore, destinata ai fan della spregiudicata capra Pilgor nonché a tutti coloro capaci di soprassedere sugli imbarazzi prestazionali del motore grafico.

Sonic 3, il nuovo trailer italiano mostra la pericolosa minaccia dei cattivi

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Paramount Pictures Italia ha condiviso poco fa il nuovo spettacolare trailer ufficiale di Sonic 3 – Il Film.

Nel filmato abbiamo un assaggio della grande minaccia che dovranno affrontare stavolta Sonic, Knuckles e Tails, che non si limiterà solo al potente Shadow. Ve ne consigliamo la visione, ma occhio agli spoiler se volete arrivare in sala senza sapere altro.

Sonic ritorna al cinema, con una avventura ancora più sorprendente. Sonic, Knuckles e Tails si ritrovano a dover fronteggiare un nuovo e formidabile nemico: Shadow, un misterioso villain con poteri incredibili mai visti prima. Con le loro abilità messe alla prova in ogni modo, il Team Sonic dovra cercare un’alleanza inaspettata per fermare Shadow e proteggere il pianeta.

Il regista Jeff Fowler torna insieme al cast all-star che comprende Jim Carrey, Ben Schwartz, James Marsden, Tika Sumpter, Idris Elba, Colleen O’Shaughnessey, Natasha Rothwell, Shemar Moore, Adam Pally, Lee Majdoub, i nuovi arrivati Alyla Browne e Krysten Ritter, mentre Keanu Reeves si unisce al franchise nel ruolo di Shadow the Hedgehog.

Sonic 3 – Il Film uscirà il 1 Gennaio 2025 solo al cinema.

Sony, una PlayStation 5 portatile è in fase di progettazione?

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Secondo una indiscrezione lanciata da Bloomberg, sembrerebbe che Sony Interactive Entertainment sia al lavoro sullo sviluppo di una nuova console portatile in grado di riprodurre i titoli PlayStation 5.

Stando alle fonti del report, lo sviluppo sarebbe nelle prime fasi preliminari e non dovrebbe vedere la luce prima di alcuni anni, sempre che tutto proceda senza intoppi o ripensamenti.

La console, nelle intenzioni, punterebbe ad espandere la platea del pubblico PlayStation al fine di contendere il mercato a Nintendo e di trovarsi pronta di fronte al potenziale hardware portatile in lavorazione presso Microsoft.

Si tratterebbe dunque di una versione potenziate e standalone di PlayStation Portal, un esperimento definito di successo da parte di Sony Interactive Entertainment con un risultato che ha ecceduto le aspettative.

Un rappresentante del gruppo Sony ha declinato di commentare l’indiscrezione, dopo essere stato contattato da Bloomberg. Restiamo in attesa di nuovi sviluppi.

GameStop Italia, è game over? Cidiverte ne avrebbe acquisito il capitale sociale

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Secondo quanto riportato da Igizmo, sembrerebbe che GameStop Italia abbia ceduto i propri punti vendita nonché tutto il capitale sociale della compagine societaria a Cidiverte.

Per l’esattezza, Cidiverte S.p.A. (società di distribuzione guidata da Pietro Vago) avrebbe acquisito il 100% del capitale sociale di GameStop Italy S.r.l. acquisendone in fatto ed in diritto il pieno controllo.

Con atto dell’8 novembre 2024, repertorio N. 10186/5366, stipulato presso il Notaio Marco Ferrari in Milano, la società GameStop Global Holdings S.à r.l. (la conferente) ha ceduto la totalità delle quote della Gamestop Italy S.r.l. alla società Cidiverte S.p.A. (l’acquirente) e per l’effetto di tale operazione il controllo sul capitale sociale è stato trasferito a quest’ultima e la denominazione della Società modificata in Gamelife S.r.l Questo l’estratto dell’atto notarile citato dal portale italiano.

Cidiverte inizia l’attività di distributore di videogiochi nel 1992. Si fa notare in pochi anni da Take-Two Interactive, multinazionale americana che la acquisisce. Il gruppo tuttavia rinasce autonomamente con lo stesso nome originale, arrivando ad inaugurare nel 2009 l’insegna Gamelife, un’innovativa catena di negozi che offreun’esperienza immersiva tra videogiochi, articoli da collezione, costruzioni, gadget e giochi in scatola. In pochi anni è la nuova Cidiverte che inverte i ruoli ed acquisisce Take-Two Interactive Italia. Ad oggi Gamelife conta 22 negozi di proprietà, 10 in Italia e 12 rilevati in Svizzera nel 2023 e abbraccia la dimensione digitale grazie ai rispettivi siti nonché allo storico sito di commercio elettronico Multiplayer.com acquisito nel 2022.

Alla luce della situazione attuale, entro un periodo massimo di sei mesi le insegne ed il marchio GameStop verrà sostituito da quello Gamelife. Si tratta di un riassetto indiretto per l’americana GameStop, che come noto deve far fronte ad riduzioni e tagli complice il periodo complesso del business e l’andamento a ribasso del mercato fisico.

Restiamo in attesa degli sviluppi della vicenda.