Shenmue I e II, la saga che ha cambiato per sempre la storia dei videogames

Articolo di · 1 Dicembre 2018 ·

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A distanza di anni, forse troppi nella vita, questo è il più grande insegnamento di Shenmue. Quando, 17 anni fa, dietro il fumo di una marlboro morbida (e quell’alone blu che produceva il guardaci attraverso) scorsi Ryo Hazuki accorrere in aiuto del padre morente e incontrai lo sguardo perfido e risoluto di Lan Di avevo già deciso che quel crimine non sarebbe rimasto impunito. Quello che non riuscivo ad immaginare è che di lì a poco la vendetta sarebbe diventata un dettaglio ed avrebbe lasciato spazio alla meraviglia per un mondo tanto reale quanto diverso dal nostro, un viaggio che ci (mi riferisco ai cofondatori di 4news.it ndr) avrebbe portato di lì a qualche anno a scoprire il Giappone ed a respirare quell’area intrisa di tradizione, futuro e disciplina che è tipica del Sol Levante.

Shenmue è, per lo più, una esperienza incomunicabile: come leggere Sheakspeare, udire Mozart, guardare un film di Nolan, recitare una poesia che ci fa vibrare l’anima: di queste opere si può dire che hanno permesso agli autori di vincere premi, di finire sui libri di scuola, ma tutto sommato il miglior riconoscimento è quello che restituisce il nostro cuore.

Davanti a Shenume, il primo Shenmue, abbiamo sperimentato il significato della sindrome di Stendhal e di come ci si possa innamorare dell’arte del videogame (con buona pace dell’ex ministro Calenda). In Shenmue tutto è poesia, a partire dalla colonna sonora passando per l’amore dei dettagli per finire alla dinamica di gioco: quando si vestono i panni di Ryo Hazuki non si vuole completare la storia, si vuole vivere quella vita, si vuole essere Ryo Hazuki. Abbiamo amato Nozomi, abbiamo percepito il calore del suo abbraccio in moto,  siamo diventati amici di Ren, abbiamo sognato anche noi Shenhua, abbiamo fantasticato sugli specchi del drago e della fenice, abbiamo praticato le arti marziali e ci siamo divertiti con  Space Harrier e Hang-On.

Sarebbe impossibile ripercorrere qui la storia di un amore videoludico sfortunatamente destinato all’oblio ma che solo recentemente, per altro con un crowfunding record, ha visto la possibilità di un rinnovato successo. Questa recensione, in attesa dell’uscita del terzo attesissimo capitolo di Shenmue, previsto per l’agosto 2019, dopo ben due rinvii ed una raccolta fondi già da noi ipotizzata anni prima che fossero lanciati i vari siti di crowfunding, non può certamente trattare del titolo come di un videogioco di nuova generazione, non è possibile, invero, usare le categorie di ere videoludiche distanti, pur nella consapevolezza che il mondo dei videogiochi deve molto a Shenmue.

E’ nell’ottica di un racconto di ora per allora che la recensione della riedizione del primo e del secondo capitolo di Shenmue, da noi goduto sia in versione originale Dreamcast (con i vari caricamenti e cambi di disco) sia nella riedizione Xbox, sarà redatta.

Siamo consapevoli che l’insufficiente successo commerciale di Shenmue (probabilmente dovuto anche all’incomprensione del pubblico verso la meravigliosa console di SEGA ndr.) depone nel senso sfavorevole alla supposta meraviglia e qualità del titolo, ma sia consentito ricordare che la storia dell’arte è piena di autori morti in povertà; forse questo per Yu Suzuki non avverrà mai perché unanimemente riconosciuto come uno dei padri fondatori dell’arte videoludica, ma con l’investimento in Shenmue ha sfiorato il pericolo.

Il feeling con Shenmue I e II  è influenzato, per lo più, dall’esperienza di vita del videogiocatore, dai contatti che la propria civiltà possiede con il Giappone della fine degli anni 80, contatti inesistenti (se si eccettuano i manga) per la cultura italiana che si affaccia a quel mondo sostanzialmente “a digiuno”.

Nell’arte lo stupore è una componente importante, vivere un’emozione nuova ha un ruolo determinante nell’apprezzamento dell’opera: un’opera perfetta che ha aderenze nel vissuto del soggetto interagente ha una risposta emotiva certamente diversa dalla prima esperienza positiva che si ha in un settore completamente sconosciuto: è come l’amore per una persona che si conosce da tempo ed è maturato poco a poco, ed il colpo di fulmine improvviso per la persona che non si conosceva affatto fino a quel momento; esperienze sovrapponibili certo, ma con risposte emotive completamente differenti nel breve e nel lungo periodo.

Shenmue oltre ad essere arte è certamente tecnica videoludica di grande qualità ed è grazie a questo titolo se oggi possiamo godere del genere “open world” tanto di moda oggi o, se vogliamo, del “full reactive eyes entertainment” o “FREE” come era definito a quei tempi. Con Shenmue, in sostanza,  nasce l’open world moderno, con la possibilità di esplorare un mondo quasi completamente libero da vincoli, di godere di minigiochi all’interno del gioco (come dimenticare gli storici arcade, più o meno famosi presenti all’interno del titolo), di misurarci con scene che richiedono una risposta reattiva in tempo reale, i tanto amati/odiati Quick Time Event (QTE), una modalità in precedenza sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico.

E’ alla grandezza di Shenmue, quindi,  che dobbiamo necessariamente pensare quando ci confrontiamo con titoli meravigliosi quali L.A. Noire, la serie Yakuza, Heavy Rain, il più recente Sleeping Dogs e molti altri ancora; insomma Shenmue è un punto di riferimento, una pietra miliare, un videogame che merita di essere giocato da chi non lo ha mai visto o non ne ha mai sentito parlare e merita di essere nuovamente vissuto da chi si è emozionato per esso. Mai danaro fu meglio speso per l’acquisto di un videogioco ed il riscontro a tale affermazione non può che derivare dal vostro stesso giudizio.

Remaster: omaggio o  oltraggio?

Di fronte ad un gioco iconico come Shenmue, come abbiamo detto è difficile restare indifferenti e sebbene il titolo allora non abbia incontrato il successo commerciale che meritava, non è detto che in futuro il terzo capitolo non possa incontrare il favore del pubblico. Proprio quel pubblico ha richiesto a gran voce una remaster dei primi due storici capitoli che Sega ha prontamente rilasciato nel giro di qualche mese. L’operazione di adattamento però, ve lo anticipiamo è sostanzialmente un lavoro ricco di luci ed ombre.

Come tutti i titoli datati, il problema principale di una remaster è adattare i controlli ad una utenza non più abituata a legnosità, telecamere ballerine e interazioni con gli elementi di gioco “complicate”. Alcune ottime remaster, come quelle del primo capitolo di Resident Evil, hanno provato ad offrire ai giocatori una alternativa: controlli originali, come si trattasse di una vera e propria emulazione, oppure controlli dinamici, più adatti e godibili da un pubblico moderno. SEGA, invece, ha pensato ad un ibrido che prova a rimediare, con scarso successo a nostro giudizio, a quella legnosità dei movimenti di cui parlavamo in precedenza, che, si badi beni, non era un difetto allora, ma potrebbe esserlo oggi. Il risultato è una via di mezzo, che lascia scontenti coloro che avrebbero voluto godersi la storia, giocando il titolo in maniera simile a quanto avrebbero fatto con un titolo moderno e allo stesso tempo delude anche i puristi che avrebbero voluto ricordare il titolo della loro infanzia. In questi casi non sarebbe meglio proporre un del tutto nuovo schema di controlli?

Anche dal punto di vista grafico SEGA si è limitata al minimo indispensabile. Per fortuna la saga era spettacolare allora e potremmo dire, è invecchiata bene e questo migliora di molto l’impatto che il gioco potrebbe avere sul giocatore moderno. Il titolo allora vantava modelli poligonali di altissimo livello, un ciclo metereologico convincente e una alternanza giorno/notte che fece scalpore. Partendo da questo ottimo materiale di base però SEGA si è limitata ad alzare la risoluzione sino ai 1080p senza modificare alcunchè. La saga di Shenmue avrebbe di sicuro meritato qualcosa in più da parte di SEGA e non un porting di questo tipo che, a dirla tutta, avremmo potuto giocare anche utilizzando uno dei tanti emulatori presenti sulla rete.  Anche la colonna sonora, maestosa e memorabile, non ha subito grandi adattamenti e questo forse è un bene. Eppure la remaster di un titolo così forse avrebbe meritato qualcosa in più.

L’acqua non resta sulle montagne, nè la vendetta in un grande cuore.

Come avrete capito Shenmue è un’esperienza di vita più che di gioco. Ora analizziamo le trame anche per chi ancora non ha avuto la fortuna di provare questi splendidi titoli.

Il primo titolo si svolge a Yokosuka, cittadina giapponese nella prefettura di Kanagawa, l’anno è il 1986 e ci vede impersonare un giovane Ryo Hazuki. Quest’ultimo si sta dirigendo verso casa, mentre nota che davanti al dojo del padre c’è l’insegna spezzata e un’auto nera parcheggiata.

Il 18enne preoccupato si reca al dojo del padre, anche grazie al suggerimento della governante, che giace stremata a terra. Appena Ryo si avvicina, Fuku-san (amico del ragazzo) viene lanciato fuori dalla porta della palestra.

Il ragazzo allora entra nel dojo e vede un uomo cinese minacciare il padre (solo proseguendo nell’avventura Ryo scoprirà che l’uomo si chiama Lan Di) minacciare il padre (Iwao Hazuki).

Lan Di chiede con una certa insistenza a Iwao di dargli uno specchio, ma quest’ultimo continua a negarglielo, allora il cinese lo colpisce con un potente colpo di arti marziali. Ryo allora si fionda per proteggere il padre, ma Lan Di è forgiato da molti combattimenti e prende in ostaggio il ragazzo.

Iwao Hazuki non resiste alla vista del figlio in pericolo, così si arrende e indica il nascondiglio dello specchio al cinese. Quest’ultimo non pago di ciò che aveva ottenuto colpisce a morte l’uomo e scompare a bordo dell’auto nera parcheggiata fuori dal Dojo.

Questo è il momento che scatena nel giovane Ryo Hazuki la voglia di verità e vendetta. Il ragazzo comincia la sua caccia di informazioni e scopre che una persona nota come Master Chen potrebbe fare al caso suo. Dopo aver parlato con lui scopre che Lan Di è un membro di un’organizzazione criminale conosciuta con il nome “Chiyoumen”, inoltre viene a conoscenza dell’esistenza dello Specchio della Fenice, uno specchio del tutto simile a quello rubato al padre, dal criminale cinese.

Continuando nelle indagini Ryo riesce ad entrar in possesso del secondo specchio, grazie al fatto che Iwao è riuscito a nasconderlo poco prima di morire. Tra le altre cose, il giovane Hazuki viene a scoprire che Lan Di non è più in Giappone, ma si sta recando ad Hong Kong.

Il ragazzo decide allora di inseguire il pericoloso criminale e per fare ciò compra un biglietto navale per Hong Kong, che gli viene sottratto da un altro membro di una gang criminale che controlla il porto.

Ryo Hazuki non è un ragazzo che molla facilmente, la sua sete di vendetta lo spinge ad andare avanti senza voltarsi mai. Il giovane allora comincia a lavorare al porto, trasportando merci e… gareggiando con i muletti. Il tutto per scoprire perchè i Mad Angels (organizzazione collegata ai Chiyoumen) non vogliono farlo partire, anzi tentano di ucciderlo ad ogni occasione.

L’aiuto del figlio di Master Chen, Gui Zhang, porterà il nostro eroe a superare tutti gli ostacoli che si paleseranno, compreso Chai, un assassino inviato appositamente per lui da Lan Di.

Finalmente Ryo può partire per Hong Kong, per scoprire dove si trova Lan Di e comprendere i segreti legati agli specchi, così importanti da spingere un uomo a commettere un omicidio.

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Dalla Cina con furore…

Dopo la resistenza incontrata da Ryo, il ragazzo giunge finalmente in Cina e continua la sua ricerca tra vendetta e misteri.

Inizialmente, il giovane Hazuki esplora le zona alla ricerca del Maestro Lishao Tao, quest’ultimo dovrebbe fornirgli indicazioni su dove trovare Yuanda Zhu, che in accordo con il Maestro Chen, potrebbe aiutare il nostro eroe a trovare Lan Di. Dopo essere incappato nella gang dei The Heavens, all’interno del porto di Aberdeen, Ryo raggiunge Lishao Tao, la cui vera identità ci viene svelata dall’interessata, si tratta di una donna chiamata Xiujing.

La donna è una vera Maestra per Ryo, oltre che insegnargli grandi cose nel campo delle arti marziali, gli insegnerà cose che il nostro ragazzo non sa di sé stesso. Xiujing prova anche a dissuadere il ragazzo dai suoi intenti, spiegandogli che la sua avventura lo porterà ad una brutta fine. Dopo aver compreso che la donna non è particolarmente propensa ad aiutarlo, Ryo, si attiverà personalmente nella ricerca, nonostante ciò Xiujing lo aiuterà comunque, vigilando sul ragazzo.

Ryo scopre che l’unica persona che può aiutarlo nella ricerca di Yuanda Zhu è  Wuying Ren, il leader dei The Heavens. Con l’aiuto di Joy e Wong, il nostro Ryo raggiunge Ren, quest’ultimo inizialmente tenterà di defraudare Hazuki, poi dopo un inseguimento al cardiopalma, egli rivelerà l’esistenza dello Specchio della Fenice e vendendo in Ryo delle opportunità di arricchimento decide di aiutarlo.

Ryo finalmente trova il Maestro Yuanda all’interno di un edificio apparentemente abbandonato, ma l’incontro dura poco, difatti la gang degli Yellowhead entra in scena e imprigionano Zhu. Ryo con l’aiuto di Wong, Joy e Ren, tenteranno di salvare Yuanda Zhu, ma durante questo piano di salvataggio non va per il verso giusto, infatti Joy viene presa in ostaggio e verrà liberata solo nel caso che Ryo sconfiggerà Baihu, un potente combattente del clan. Dopo aver vinto lo scontro, il ragazzo si precipita sul tetto per salvare Zhu, appena arrivato, viene sorpreso da Lan Di. Dopo un breve scontro, il nostro Ryo riesce a liberare il Maestro Yuanda Zhu dalle grinfie del criminale cinese.

Quest’ultimo rivela al ragazzo il vero nome di Lan Di  (Longsun Zhao) e lo scopo dei due specchi, i quali dovrebbero mostrare il luogo di un tesoro nascosto che porterà alla resurrezione di un’antica Dinastia. Il Maestro consiglia a Ryo di recarsi al Bailu Village di Guilin. Nello stesso luogo è diretto anche Lan Di.

In questo villaggio, il nostro ragazzo incontra Shenhua, che ci rivela che il nome del gioco deriva da quello di un antico albero. La giovane Shenhua porta Ryo a casa, una volta arrivato il ragazzo scopre che la famiglia della giovane è legata alla storia degli specchi. Entrambi corrono alla cava di pietra, dove il padre della ragazza lavora, ma scoprono che la miniera è totalmente abbandonata. L’unica cosa che trovano è una misteriosa nota ed una strana spada.

Usando la spada e lo specchio Ryo attiverà un meccanismo che rivelerà una rappresentazione enorme degli specchi. Verso la fine scopriremo che la giovane Shenhua è dotata di bizzarri poteri magici.

Il gioco ci lascia con un finale cliffhanger che ci ha lasciato sospesi per ben 16 anni.

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Conclusioni

Shenmue è stato ed è tutt’ora un titolo leggendario, che ha rivoluzionato le vite di molti videogiocatori, grazie ad una serie di innovazioni che solo una console unica ed inimitable come il Sega Dreamcast poteva donare. Console che da poco ha celebrato i suoi 20 anni.

Voi avete vissuto le storiche gesta di Ryo Hazuki? Raccontateci le vostre esperienze sulla nostra pagina Facebook.

Criterion 10

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