eBay liquida l’offerta di Ryan Cohen definendola: “Né credibile né attraente”

L’affondo da 56 miliardi di dollari con cui Ryan Cohen, CEO di GameStop, puntava a prendere il controllo di eBay si è infranto contro un muro di ghiaccio. Il consiglio di amministrazione della piattaforma ha respinto la proposta senza appello, bollandola in una lettera ufficiale come «né credibile né attraente». Una formula che non lascia spazio a interpretazioni e che segna, almeno per ora, la fine del sogno di Cohen di dar vita a un colosso capace di insidiare Amazon.

Sei fattori per dire no

La decisione è maturata al termine di un’analisi condotta fianco a fianco con advisor finanziari e legali indipendenti. Paul Pressler, chairman di eBay, ha firmato la risposta a Cohen pubblicandola integralmente. Nel documento vengono messi in fila sei elementi che hanno pesato sul verdetto: le prospettive di crescita autonoma della società, l’incertezza sul piano di finanziamento dell’acquirente, l’impatto dell’operazione su crescita e redditività di lungo periodo, la leva finanziaria e i rischi operativi legati a un’entità combinata, le implicazioni sulla valutazione complessiva e, infine, la governance di GameStop con i suoi meccanismi di incentivo per i dirigenti.

Pressler ha rivendicato la solidità del percorso intrapreso: negli ultimi anni eBay ha affilato la strategia, rafforzato l’esecuzione, migliorato l’esperienza di mercato per venditori e acquirenti e restituito capitale agli azionisti con regolarità. «Il nostro team resta concentrato sull’esecuzione della strategia, nell’interesse della società, degli azionisti, dei dipendenti e di milioni di acquirenti e venditori in tutto il mondo», ha scritto il chairman.

I numeri e l’architettura dell’offerta

L’operazione arrivava dopo la proposta non richiesta da 55,5 miliardi di dollari (125 dollari per azione, tra contanti e titoli) già presentata a maggio. L’architettura disegnata da Cohen prevedeva che diventasse CEO della nuova realtà nata dalla fusione, con un obiettivo dichiarato: spingere eBay oltre i comparti videogiochi e collezionismo e farne un concorrente diretto di Amazon. Per sé, il quarantenne miliardario californiano aveva messo in conto un payout personale fino a 35 miliardi di dollari.

Sul fronte tagli, GameStop sosteneva di poter ottenere risparmi annualizzati per 2 miliardi di dollari entro 12 mesi dal closing, un segnale piuttosto chiaro di ristrutturazione pesante. La rete di circa 1.600 punti vendita negli Stati Uniti, rtita in hub per autenticazione, accettazione merci, evasione ordini e live commerce al servizio dei venditori eBay. Un’integrazione verticale che Cohen aveva confermato in un’intervista al Wall Street Journal.

Una coperta da 16 miliardi troppo corta

Il vero punto debole stava nella copertura della quota in contanti. GameStop al 31 gennaio 2026 poteva contare su liquidità e investimenti liquidi per 9,4 miliardi di dollari. Il resto sarebbe dovuto arrivare da finanziamenti esterni, con un debito fino a 20 miliardi garantito da TD Securities. Peccato che la capitalizzazione di GameStop si aggiri oggi attorno ai 10,69 miliardi di dollari. Il conto non torna: mancano circa 16 miliardi.

Intervistato da CNBC Squawk Box, Cohen si è trincerato dietro un copione surreale, ripetendo a ogni domanda di Andrew Ross Sorkin che «i dettagli sono sul nostro sito: metà contanti, metà azioni». Alla richiesta esplicita di chiarire da dove sarebbero spuntati i fondi mancanti, ha fatto spallucce, sostenendo di non capire la domanda. Il Wall Street Journal ha ipotizzato un possibile coinvolgimento di fondi sovrani mediorientali, ma Cohen non ha né confermato né smentito.

Una campagna social tra figurine e calzini

L’offensiva di pubbliche relazioni ha avuto contorni a metà tra il marketing virale e la provocazione. Cohen ha iniziato a vendere di tutto su eBay, dichiarando di farlo «per pagare eBay»: figurine di baseball, oggettistica e persino un paio di calzini, accompagnando ogni inserzione con una lettera scritta a mano. Nella stessa settimana ha punzecchiato la piattaforma sui social, attaccando performance finanziarie, l’attività social di un membro del board e vecchie controversie, nel tentativo di accreditarsi come il salvatore del marketplace.

Un payout da 35 miliardi e le critiche degli investitori

Dietro l’operazione c’è anche un pacchetto retributivo che farebbe lievitare il compenso di Cohen fino a 35 miliardi di dollari in azioni, qualora la capitalizzazione della nuova società toccasse i 100 miliardi. A gennaio aveva confidato al Wall Street Journal di volere un accordo «grande, che alla fine sarà geniale o completamente folle».

Con oltre il 9% delle quote, Cohen è il maggiore azionista individuale di GameStop. Non tutti condividono l’entusiasmo. L’investitore Michael Burry, che ha venduto l’intera partecipazione subito dopo l’offerta per eBay, ha descritto la strategia con una metafora agricola: Cohen «ha un business mediocre e lo sta mungendo al meglio, sfruttando il fenomeno meme stock per raccogliere liquidità e aspettare l’occasione di acquistare una vera mucca da reddito in crescita».

GameStop in acque agitate fra chiusure e NFT falliti

All’inizio del 2025 GameStop contava circa 2.325 negozi negli Stati Uniti: a fine anno ne aveva già chiusi 590. I primi mesi del 2026 hanno portato nuovi tagli, coerentemente con la linea di contenimento dei costi. Per molti osservatori l’azienda è un retailer fisico in declino, alla costante ricerca di strade alternative per generare incassi. Ad agosto 2023 aveva abbandonato il settore crypto, seguito pochi mesi dopo dallo spegnimento del marketplace NFT, nato e morto nel giro di un soffio. Più di recente, con scarso entusiasmo dei dipendenti, è partito il primo Trade Anything Day, una giornata in cui i clienti possono portare in negozio letteralmente qualsiasi cosa in cambio di credito.

Mentre Cohen incassa il no secco di eBay, GameStop prosegue la sua navigazione tra chiusure, scommesse eccentriche e una maxi-offerta finita nel cestino. La prossima mossa, qualunque sia, difficilmente passerà inosservata.

Simona Aiello
Simona Aiello
Sono ufficialmente la 'quota pop' di 4news.it. Laureata in Scienze della Comunicazione, appassionata di tutto ciò che è nerd e orgogliosamente italiana. Vivo in un loop infinito tra cinema, fumetti e videogame, cercando di convincere tutti che porto gli occhiali per esigenze editoriali e non solo perché fanno figo. La mia missione? Raccontarvi i pixel da un punto di vista decisamente non scontato.

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