Il vero plot twist dell’ultimo State of Play non è stato solo l’arrivo di un nuovo capitolo del franchise di Santa Monica, ma la scelta di mettere al centro dell’attenzione la moglie di Kratos: questo e molto altro è God of War Laufey.
Una mossa forte, che il game director Ariel Lawrence e Cory Barlog, creative director di Santa Monica Studio, hanno raccontato in esclusiva spiegando le ragioni di un progetto pensato per espandere l’universo della saga, non per rinnegarlo. «Continueremo a raccontare storie su Kratos», ha chiarito Lawrence, «ma questa era l’occasione per parlare di una figura decisiva fin dall’inizio, conoscerla più a fondo e spingerci in un mondo nuovo, con lo spazio per sorprenderci e scoprire come ogni cosa si collega. Non lo vediamo come un allontanamento: è un’espansione». L’idea di mettere Faye sotto i riflettori, ha rivelato Barlog, risale addirittura al 2018. God of War Laufey è il risultato di quella vecchia intuizione. «Il personaggio che ci guida in questo nuovo mondo è lo stesso che ha fatto da ancora alla rinascita del franchise».
I primi venti minuti di gioco mostrati e le parole dei due autori non lasciano dubbi: Faye in combattimento è brutale quanto il marito, ma con uno stile tutto diverso. «Kratos è un muro, un po’ stoico», ha spiegato Lawrence. «Come si mostra qualcuno che è alla sua altezza? Per il concept siamo tornati a guardare tutta la storia di Santa Monica Studio. L’era greca ha influenzato Faye. L’era norrena ha influenzato Faye. Abbiamo ripreso le radici di un combattimento più agile, incrociandole con la gestione dei compagni e un corpo a corpo sporco e ravvicinato. L’obiettivo era fondere questi elementi in qualcosa di immediatamente riconoscibile come Faye, ma che restasse al cento per cento un gioco Santa Monica».
In God of War Ragnarok, Odino era ossessionato dall’idea di sapere cosa accade agli dei quando muoiono. God of War Laufey sceglie proprio quella domanda come punto di partenza. Faye si risveglia in una terra sconosciuta subito dopo il suo funerale e scopre che i piani tessuti per proteggere Kratos e Atreus vacillano. Per salvare chi ama deve addentrarsi nell’Everywhen, l’aldilà divino dove la magia stessa ha origine e dove ogni forma di potere sovrannaturale trova principio e fine. L’Everywhen trascende i reami già esplorati, riunendo divinità e creature strappate a mitologie diverse. L’equilibrio però è andato in frantumi: il flusso naturale della magia è stato interrotto e andarsene da quel luogo si rivela più difficile che entrarvi.
Deborah Ann Woll torna a vestire i panni di Faye, già comparsi in God of War Ragnarok. La guerriera non sarà sola. Al suo fianco si muovono due figure inedite: Phranque, interpretato da Jack Quaid, un cubo cosmico dall’indole schietta e protettiva, e Rue, doppiata da Perlina Lau, guardiana di una spada dal potere devastante che non deve finire nelle mani sbagliate. Il viaggio li mette subito contro avversari spietati. Sekhmet e Begtse, divinità appartenenti a pantheon differenti, vedono nell’arrivo di Faye una minaccia e non hanno alcuna intenzione di lasciarla passare.
Al momento il titolo è ancora senza data d’uscita. Quello che è certo è che Santa Monica Studio non sta semplicemente sostituendo un protagonista: sta allargando il mondo costruito attorno a Kratos, scegliendo l’unico personaggio in grado di reggere il peso della saga e portarla altrove.
