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Il multiverso si scontra, svelato il trailer di Avengers: Doomsday con il ritorno di Captain America

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In occasione di una presentazione riservata nel corso del CinemaCon 2026, è stato mostrato in anteprima un nuovo, spettacolare trailer per Avengers: Doomsday.

Condiviso purtroppo solo a porte chiuse, ha offerto agli astanti il primo sguardo sulla minaccia definitiva incarnata dal Dottor Destino di Robert Downey Jr. e su un’alleanza senza precedenti tra i più grandi eroi del multiverso.

Vendicatori uniti

Il trailer si apre con un’atmosfera di profonda inquietudine, mostrando l’insegna della Xavier Institute mentre una voce narrante, quasi certamente quella del Professor X di Sir Patrick Stewart, ammonisce: “Qualcosa sta arrivando, qualcosa che potremmo non essere in grado di fermare. Prima che questo giorno finisca, dovremo confrontarci con una decisione impensabile”.

Viene mostrato un primo piano del Dottor Destino che parla con il suo accento latveriano. La scena si sposta sulla torre dei Nuovi Vendicatori, seguita dall’incontro tra i Fantastici Quattro e Sam Wilson. Anche Thor è presente e li avverte di ciò che sta per accadere.

La scena introduce un cast sterminato: vediamo i Fantastici Quattro riunirsi con gli Avengers e i Thunderbolts, Shuri incontrare Namor, e Ciclope di James Marsden fare il suo ingresso. Chris Hemsworth, nel ruolo di Thor, esprime una paura mai provata prima. “Lasciamo da parte le nostre meschine dispute e concentriamoci su questo. Se tornerete, tornerete come fratelli e sorelle. Ricordatevi le mie parole, avremo bisogno di un miracolo“.

Scontri e alleanze nel caos

Il montaggio accelera, mostrando scontri iconici come quello tra Shang-Chi e Gambit nella X-Mansion, e incontri strategici tra i Wakandani e la Famiglia Fantastic.

Rebecca Romijn nei panni di Mystique si trasforma in Yelena Belova, mentre la Torcia Umana di Joseph Quinn protegge Sue Storm. La tensione culmina in uno scontro diretto in cui Thor scaglia Stormbreaker contro Destino, venendo però bloccato con apparente facilità.

Il miracolo inatteso

Ed è proprio allora che il miracolo si materializza. “Ehi, amico”, risuona una voce familiare. “Non è possibile”, mormora Thor.

Chris Evans riappare nei panni di Steve Rogers, un Captain America dall’aspetto logoro e dai capelli lunghi, persino più trasandato che in Infinity War. In un momento carico di simbolismo, la sua mano si tende e Mjolnir vola via dalla presa di Thor per obbedire al suo legittimo erede, suggellando un ritorno che ridà speranza alla battaglia.

Il futuro del MCU si delinea

Mentre il pubblico attende la diffusione online del trailer, possibilmente in coincidenza con uscite cinematografiche di fine Maggio, lo stato di produzione del film si fa più chiaro.

Avengers: Doomsday ha ufficialmente completato le riprese ed è entrato in post-produzione, mentre il suo sequel, Avengers: Secret Wars, ha avviato la fase di pre-produzione. Un dettaglio che ha entusiasmato i fan è la rivelazione di James Marsden, il quale ha espresso soddisfazione per il fatto che il suo Ciclope indosserà finalmente una tuta fedele ai fumetti.

Questo trailer non mostra solo una collisione di personaggi, ma sembra promettere una fusione narrativa di interi universi Marvel. Con il ritorno di icone del passato, l’introduzione di nuovi volti degli X-Men e una minaccia che costringe a un’alleanza globale, Doomsday si prepara a essere il culmine di oltre quindici anni di storytelling condiviso, ponendo le basi per il reset multiversale di Secret Wars. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli eroi più potenti della Terra.

Assassin’s Creed: Black Flag Resynced, emersa la data di uscita?

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Il mondo dei videogiochi si prepara a tornare a solcare i mari dei Caraibi: dopo la conferma ufficiale dello scorso marzo, arriva ora una data di rilascio molto specifica per Assassin’s Creed: Black Flag Resynced, il remake tanto atteso del capitolo piratesco della celebre saga Ubisoft.

In base a quanto trapelato online (in particolare da Tom Henderson) il titolo dovrebbe arrivare il 9 Luglio 2026 sul mercato. Ubisoft tuttavia non ha ancora confermato ufficialmente tale indiscrezione.

Tre indizi fanno una prova

L’esistenza del progetto, ribattezzato Assassin’s Creed: Black Flag Resynced, era già emersa in modo inequivocabile lo scorso dicembre attraverso una classificazione PEGI in Europa.

A marzo, Ubisoft aveva alimentato ulteriormente le aspettative pubblicando il primo concept art ufficiale e, in un post sul blog successivamente cancellato, Jean Guesdon, Head of Content, aveva fatto un criptico riferimento ai rumors in circolazione con un messaggio che invitava i fan a tenere d’occhio l’orizzonte.

Anche l’attore protagonista del titolo originale aveva in precedenza lanciato alcuni indizi, consolidando la fondatezza delle voci.

La strategia Ubisoft sui remake

L’ipotesi di un rilascio a Luglio si inserisce perfettamente nella strategia dichiarata dall’amministratore delegato di Ubisoft, Yves Guillemot.

In un’intervista del giugno 2024, Guillemot aveva infatti espresso l’intenzione di “rivisitare alcuni dei giochi creati in passato e modernizzarli“, sottolineando come diversi mondi degli episodi più datati di Assassin’s Creed rimangano “estremamente ricchi“.

Black Flag, con la sua iconica ambientazione navale e il suo mix unico di esplorazione, combattimento e vita da pirata, rappresenta quindi un candidato ideale per questa operazione di rivisitazione in chiave contemporanea.

A gonfie vele

L’annuncio di una data precisa, sebbene non ufficiale, rappresenta un faro nell’oscurità per la community che da anni invoca un ritorno all’esperienza di Black Flag.

L’originale, rilasciato nel 2013, è ancora oggi ricordato come uno dei capitoli più amati della serie, grazie soprattutto alla sua meccanica di combattimento navale e all’atmosfera libera e avventurosa. La prospettiva di rivivere quelle emozioni con grafica, prestazioni e meccaniche di gioco aggiornate per le piattaforme di nuova generazione e per il PC moderno è destinata a mantenere altissima l’attenzione nei prossimi mesi, in attesa del confermato annuncio da parte di Ubisoft.

Top Gun 3 è ufficiale: la sceneggiatura è in sviluppo, Tom Cruise tornerà a volare

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Il mondo del cinema si prepara a un nuovo, fragoroso ritorno in cabina di pilotaggio: dopo anni di indiscrezioni, la produzione di Top Gun 3 ha ricevuto il via libera ufficiale.

Durante la recente presentazione alla CinemaCon, la Paramount Pictures ha confermato che la sceneggiatura del terzo capitolo della saga aeronautica è attualmente in fase di sviluppo attivo. E che tornerà anche l’iconico Maverick.

Conferme e ritorni

La notizia più attesa dagli appassionati è infatti l’ufficiale ritorno di Tom Cruise nel ruolo del Capitano Pete “Maverick” Mitchell.

Al suo fianco, come produttore, ci sarà nuovamente Jerry Bruckheimer. Al momento, non sono state fornite indicazioni sul possibile coinvolgimento di altri membri del cast dei film precedenti, lasciando un alone di mistero su chi affiancherà il protagonista in questa nuova avventura.

Alla ricerca di una storia “esistenziale”

Già nel giugno dello scorso anno, Joseph Kosinski, regista di Top Gun: Maverick, aveva offerto un’anticipazione sull’evoluzione della trama in un’intervista.

“Penso che abbiamo trovato un modo per farlo, non solo nella scala di ciò che stiamo proponendo, ma nell’idea stessa della storia che stiamo raccontando”, aveva dichiarato il regista, aggiungendo: “Stiamo pensando molto più in grande… È una crisi davvero esistenziale che Maverick affronta in questo film, ed è molto più grande di lui stesso… È una questione esistenziale che Maverick deve affrontare, che lo farebbe sentire piccolo, credo, come film, rispetto a ciò di cui stiamo parlando”.

Indiscrezioni sul possibile cast

Nonostante l’assenza di annunci ufficiali, negli scorsi anni sono circolate diverse voci sul ritorno di alcuni volti noti.

Nel 2022, Miles Teller, interprete del Tenente Bradley “Rooster” Bradshaw, aveva espresso la sua disponibilità a riprendere il ruolo, menzionando di averne discusso con Tom Cruise. Più recentemente, nel 2024, anche Glen Powell, che vestiva i panni di Jake “Hangman” Seresin, ha lasciato intendere di avere “un appuntamento” per Top Gun 3.

Il peso del successo

La conferma di questo terzo capitolo era nell’aria, considerando il travolgente successo commerciale e di critica di Top Gun: Maverick. Il film, presentato in anteprima proprio alla CinemaCon del 2022, divenne non solo un must see di quell’anno, ma anche il film di maggior successo nell’intera carriera di Tom Cruise. Questo risultato straordinario ha reso inevitabile lo sviluppo di un sequel, trasformando oggi le speranze dei fan in realtà produttiva.

L’annuncio ufficiale segna l’inizio di un nuovo capitolo per una delle saghe più iconiche del cinema d’azione. Con una storia che promette di spingersi oltre i confini narrativi del predecessore e il ritorno di pilastri creativi come Cruise e Bruckheimer, Top Gun 3 si prepara a sfidare nuovamente i limiti, sia nella drammaturgia che, ci si aspetta, nelle spettacolari sequenze di volo che hanno reso la serie celebre in tutto il mondo.

Metro 2039: svelato il primo sguardo sul cupo ritorno nelle gallerie di Mosca

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Il futuro della celebre saga survival horror si delinea all’orizzonte: Deep Silver e 4A Games hanno finalmente sollevato il velo su Metro 2039, mostrando un primo assaggio di gameplay e annunciando una finestra di rilascio per l’inverno del 2026.

L’annuncio è avvenuto nel corso di una presentazione dedicata, segnando il ritorno del franchise a distanza di ben sette anni dall’ultimo capitolo principale. Di seguito vi proponiamo il trailer diffuso nelle scorse ore.

Un nuovo protagonista in un mondo ancora più oscuro

Laddove Metro Exodus aveva visto Artyom abbandonare i tunnel sotterranei, il nuovo capitolo introduce un personaggio inedito chiamato Lo Straniero.

La storia ci riporta nel cuore della Metro di Mosca, scavando più a fondo nelle sue viscere post-apocalittiche. Il trailer di debutto, della durata di 15 minuti, dipinge un’atmosfera di profonda angoscia psicologica, mostrando il protagonista alle prese con un deserto radioattivo, elementi soprannaturali inquietanti, bambini spettrali e il ritorno degli Oscuri.

Autoritarismo e disperazione nella Novoreich

I direttori creativi hanno svelato dettagli sulla trama, che promette toni più cupi che mai.

Le fazioni sotterranee sono state unificate sotto un’unica bandiera, la Novoreich, guidata da un nuovo Führer: il leggendario Spartan, Hunter.

“Il Führer promette una nuova vita per le persone, in superficie. In realtà, sono intrappolati nella Metro, inondati da propaganda, disinformazione e paura. La gente soffre sotto il suo regime autoritario e la brutale convinzione che se qualcosa è ostile, va ucciso”. Queste le parole del creative director Andriy Shevchenko.

Uno sviluppo segnato da un’attualità drammatica

Il contesto in cui Metro 2039 è stato sviluppato ha occupato ampio spazio della presentazione.

Il produttore esecutivo Jon Bloch ha dichiarato che tutti i piani del team sono cambiati nel 2020 e di nuovo nel 2022 con l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Shevchenko ha aggiunto che gli eventi di questi anni hanno plasmato il gioco in qualcosa di nuovo, dando vita a una storia artigianale e narrata da una prospettiva ucraina.

L’autore originale Dmitry Glukhovsky, che vive in esilio dalla Russia, ha collaborato attivamente alla stesura della trama.

Tecnologia e determinazione

Nonostante le immense difficoltà, il team di 4A Games ha proseguito il lavoro con determinazione, potenziando il proprio 4A Engine per rendere i tunnel radioattivi del loro mondo più viscidi e realistici che mai.

“Andremo avanti a qualsiasi costo. Ricavare elettricità da generatori o batterie. I blackout o i rifugi dagli attacchi di razzi e droni ci interrompono, ma non ci fermano dal creare ciò in cui crediamo profondamente, ciò che sappiamo fare meglio”, ha affermato il co-direttore creativo Pavel Ulmer.

Il gameplay e il futuro della saga

L’anteprima si è conclusa con un video che mischiava sequenze cinematografiche e gameplay, mostrando Lo Straniero esplorare spazi angusti e affrontare una delle molte creature mutate della serie.

Metro 2039 è in sviluppo per PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, promettendo di portare avanti l’eredità di tensione e horror della saga con una potenza narrativa e tecnologica senza precedenti, forgiata non solo dal talento degli sviluppatori, ma anche dal contesto storico in cui sono chiamati a creare.

Spielberg: niente spoiler sul terzo atto di Disclosure Day

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Il regista premio Oscar Steven Spielberg ha rivelato di aver imposto rigide misure per preservare il nucleo narrativo del suo prossimo film, Disclosure Day.

In occasione di una presentazione alla convention del settore cinematografico, il cineasta ha infatti dichiarato di vigilare personalmente affinché nessun elemento cruciale del terzo atto del film compaia in trailer o anteprime, con l’obiettivo di mantenere intatta la sorpresa per il pubblico.

Una strategia di silenzio per massimizzare l’impatto

Durante l’evento, Spielberg ha sottolineato l’importanza di consegnare allo spettatore un’esperienza cinematografica completa e inaspettata.

“Credo che questo film risponderà a delle domande e ne farà sorgere molte altre nelle persone”, ha affermato il regista. “Tutto ciò di cui avrete bisogno dall’inizio alla fine è una cintura di sicurezza”. Queste parole enfatizzano l’intento di creare un percorso narrativo ricco di colpi di scena e rivelazioni, da scoprire esclusivamente nella sala cinematografica.

Il cast e la trama: tra cospirazione e tecnologia inquietante

Il film vanta un cast di alto profilo, con Emily Blunt (“Oppenheimer”, “A Quiet Place”) e Josh O’Connor (“Challengers”, “The Crown”) nei ruoli principali, affiancati da Colin Firth, Eve Hewson e Colman Domingo.

La trama esplora la presunta verità nascosta, secondo cui gli alieni vivono già tra di noi. Dal trailer già diffuso, emerge il personaggio interpretato da Colin Firth, determinato a mantenere segreta questa verità per non sconvolgere l’ordine mondiale. Una sequenza particolarmente significativa lo mostra in una casa mentre comunica a distanza con un interlocutore attraverso un dispositivo tecnologico avanzato connesso alla sua mente, un dettaglio sottolineato anche da un cambiamento nel colore dei suoi occhi.

Le anticipazioni dal nuova trailer esteso

La presentazione si è conclusa con l’anteprima di un trailer esteso, che ha offerto nuovi indizi sulla storia. Si intuisce che i personaggi di Emily Blunt e Josh O’Connor siano stati rapiti dagli alieni durante l’infanzia e che condividano un legame psichico dimenticato. Una scena li mostra mentre utilizzano complessi calcoli matematici per decifrare la cospirazione aliena, in un omaggio che ricorda le atmosfere di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”, storico film dello stesso Spielberg.

La tagline del film pone una domanda cruciale allo spettatore: Se scoprissi che non siamo soli, se qualcuno te lo mostrasse, te lo provasse, ti spaventerebbe? Questa estate, la verità appartiene a sette miliardi di persone. Ci stiamo avvicinando al… Disclosure Day.

L’aspettativa per un evento cinematografico

Con l’uscita nei cinema fissata per il 12 Giugno 2026, Disclosure Day si prepara a essere non solo un film di fantascienza, ma un evento mediatico costruito con la precisa regia di Spielberg.

La scelta di proteggere gli sviluppi narrativi più importanti riflette una filosofia precisa: in un’epoca di spoiler e contenuti diffusi in anticipo, il regista punta a riportare al centro l’emozione della scoperta collettiva in sala, promettendo un viaggio tra scienza, mistero e paranoia che mira a lasciare il segno.

Recensione Starfield (PS5), ancora meravigliosamente imperfetto ma decisamente più maturo!

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A quasi tre anni dal lancio su console Xbox Series e PC, Starfield (che abbiamo recensito in entrambe le versioni) è finalmente “atterrato” anche su PS5 e PS5 Pro. È un momento decisamente propizio per offrire a un nuovo pubblico un gioco spaziale basato sui progetti NASA, con la missione Artemis 2 conclusasi pochi giorni fa. Starfield su PS5 è la versione che molti aspettavano: non perfetta, ma più matura, più leggibile nei suoi intenti e decisamente più convincente rispetto al lancio originale del 2023. È un RPG fantascientifico enorme, che vive di “esplorazione”, progressione e libertà d’approccio, ma che su console Sony porta ancora con sé l’eredità dei compromessi tipici di casa Bethesda.

Prima di proseguire, ci teniamo a precisare che questa è la versione definitiva di Starfield per console. Include il gioco base, l’update gratuito Free Lanes (Rotte libere) e il nuovo DLC Terran Armada, tutte le patch, tutti gli aggiornamenti (che hanno risolto numerosi bug e problemi fin dal lancio di quello che era già il gioco meno problematico di Bethesda) e le nuove funzionalità. Infatti, sfrutta tutte le caratteristiche di PS5, con il supporto quasi completo al controller DualSense e con una grafica impressionante. Su PS5 Pro, quest’ultima viene ulteriormente migliorata con nuove modalità grafiche progettate per sfruttare al massimo la console mid-gen del colosso giapponese.


Versione testata: PlayStation 5 Pro


Storia e struttura

La premessa narrativa resta classica ma funzionale: si parte da una scoperta che apre la strada a una ricerca più grande dell’umanità, con la storia che fa soprattutto da cornice all’avventura e alla voglia di perdersi tra fazioni, missioni e pianeti esplorando la galassia, incontrando i suoi abitanti e ammirando i luoghi simbolo. Il gameplay è il cuore dell’esperienza: combattimenti in prima persona, gestione dell’equipaggiamento, costruzione della nave, dialoghi, esplorazione e progressione ruolistico-sistemica si intrecciano in un loop molto ricco, anche se non sempre rifinito in modo uniforme.

Completare le missioni dell’Avanguardia UC e delle altre fazioni contribuisce ad approfondire il mondo di Starfield e la sua storia. Portare a termine questi incarichi parallelamente alle missioni principali è il modo migliore per vivere un’esperienza narrativa di qualità in Starfield, affrontando minacce aliene per l’Avanguardia UC, collaborando con la Ryujin Industries per sabotare aziende e molto altro.

È proprio nell’intervallo tra il completamento di questi obiettivi che Starfield perde la sua focalizzazione. Per viaggiare nella galassia è necessaria una serie di menu disordinati e confusionari, poiché il viaggio a curvatura da un pianeta all’altro richiede di passare attraverso diverse schermate per selezionare la destinazione e poi un’altra per atterrare effettivamente sulla sua superficie. Questo, insieme alla natura casuale di questi mondi, smorza gran parte del divertimento e della voglia di esplorare. Al di fuori delle sue città realizzate divinamente, il gioco non riesce a creare alcun interesse per le ambientazioni più remote. È così che Starfield inizia presto a sembrare una serie di obiettivi da completare: non c’è nulla tra un obiettivo e l’altro che possa soddisfare la curiosità di scoprire cosa si nasconda fuori dai sentieri battuti. Starfield non ne ha.

Un piccolo inconveniente per chi possiede già Starfield su Xbox o PC e desidera giocarci su PlayStation 5: il gioco non supporta il cross-save, quindi abbiamo dovuto ricominciare da capo con un nuovo salvataggio. Per questo motivo, abbiamo potuto solo “scalfirne” la superficie dell’espansione Terran Armada. Possiamo però affermare che l’abbiamo trovata immediatamente più coinvolgente di Shattered Space. Un elemento che la distingue è la maggiore enfasi sui combattimenti spaziali e il tempo trascorso nello spazio stesso. Non vediamo l’ora di continuare la sua storia e scoprire come si evolverà.

Rotte libere … una vera rivoluzione!

L’aggiornamento Rotte libere (gratis per tutti i giocatori) contribuisce quantomeno a collegare alcuni punti. Ora è possibile navigare tra i pianeti all’interno di un singolo sistema solare, il che può portare a incontri (la cui frequenza è stata aumentata per dare ulteriori motivi per andare in esplorazione nello spazio) sia amichevoli che ostili con altre navi. È possibile esplorare la nave Frontier in modalità pilota automatico (modalità crociera) e gestire l’inventario, parlare con i compagni, lavorare presso i banchi da lavoro, visitare punti di interesse lungo il percorso e altro ancora, mentre ci si avvicina alla destinazione. Rotte libere – in buona sostanza – non solo riduce il numero di schermate di caricamento tra un pianeta e l’altro, ma permette anche di fare più cose contemporaneamente durante i voli spaziali, dando vita a un ciclo di gioco più fluido e meno discontinuo. Aggiunge inoltre più opzioni di creazione, maggiori possibilità di personalizzazione delle navi, nuove action figure da collezione e altro ancora, arricchendo i sistemi di gioco già presenti e introducendone di nuovi. Avere dei momenti di pausa tra una destinazione e l’altra, invece di continue schermate di caricamento, permette di rimanere immersi nel mondo di gioco in un modo che prima non era possibile. Rotte libere – però – può fare ben poco per mitigare alcuni dei principali problemi di design del gioco. La vera esplorazione rimane praticamente inesistente.

Un altro aspetto dell’aggiornamento Rotte libere è rappresentato da X-Tech, una risorsa (ottenibile dai boss, dalle casse e dai relitti delle navi) che permette di personalizzare ulteriormente le armi e di aumentare gli slot aggiuntivi per le modifiche alle stesse, il che arricchisce ulteriormente il sistema di combattimento, il migliore mai realizzato dagli sviluppatori. Potrete equipaggiare il vostro astronauta con una varietà di armi da fuoco e da mischia, tutte completamente personalizzabili in base al proprio livello. I poteri sbloccabili influenzeranno le battaglie e potrete portare con voi un compagno per avere supporto ulteriore. Il classico sistema di dialogo di Bethesda ritorna, permettendo di tentare di convincere l’avversario con le parole, ma se doveste fallire una prova di persuasione, dovrete affrontare un robusto combattimento.

Impatto visivo

Sul piano grafico, Starfield su PlayStation 5 offre un colpo d’occhio pulito e credibile (la flora di Nuova Atlantide non è mai stata così dettagliata su console come ora), soprattutto quando lascia spazio ai panorami spaziali, alle stazioni orbitanti e agli interni curati. La direzione artistica resta il vero punto di forza: l’universo Bethesda comunica bene il senso di vastità, di isolamento e di meraviglia, anche se la qualità degli ambienti non è sempre omogenea e alcune texture risultano piatte o poco sofisticate rispetto agli standard attuali.

La differenza tra le modalità si sente parecchio. Su PS5 base la resa più equilibrata sembra quella orientata alla fluidità (modalità performance), mentre la modalità qualità privilegia dettagli e stabilità visiva; su PS5 Pro il gioco guadagna una terza opzione “Migliorata“, con output più alto e una ricostruzione più aggressiva (mantenendo la risoluzione massima), ma senza rivoluzionare il profilo estetico generale. In pratica, la Pro rende l’immagine più solida e rifinita, ma non trasforma Starfield in un nuovo benchmark grafico (su console chiaramente).

Prestazioni su PlayStation 5

Starfield su PS5 base offre le stesse opzioni della versione per Xbox Series X. Queste includono il target del frame rate (30fps, 40fps, 60fps, illimitato), l’attivazione/disattivazione del V-Sync (sincronizzando la frequenza dei fotogrammi del gioco su quella del monitor per evitare l’effetto di tearing) e la possibilità di dare priorità alla grafica o alle prestazioni. Quest’ultima riduce la risoluzione interna e alcune altre impostazioni grafiche per garantire un’esperienza quanto più vicina ai 60 fps. Sul fronte prestazionale, Starfield su PS5 base gira bene ma non in maniera impeccabile. La modalità performance è la scelta più congeniale per godersi il titolo, con un target di 30 fps che però non resta sempre stabile nelle aree urbane più dense o negli scenari con molti NPC e asset a schermo. Su PS5 base la situazione appare buona nelle aree chiuse o meno affollate, ma Nuova Atlantide e le sezioni più pesanti possono portare a cali evidenti e a qualche oscillazione fastidiosa.

Su PS5 Pro – invece – Starfield si comporta meglio della base (la modalità Prestazioni di PS5 Pro è superiore alla modalità Qualità/Grafica standard di PS5 in molti aspetti), ma il guadagno non è lineare: la console più potente migliora soprattutto la tenuta del frame rate, mentre non risolve alla radice i colli di bottiglia legati alla CPU. In pratica, la Pro rende l’esperienza più solida e più pulita, ma nelle aree dense il gioco continua a mostrare limiti simili a quelli della versione standard. Nella prova, PS5 base con VRR e framerate sbloccato si aggira intorno ai 40 fps medi, mentre in modalità Performance punta ai 60 fps; su PS5 Pro, invece, si parla di circa 50 fps in modalità Qualità, 70 fps in quella Performance e circa 40 fps in quella Migliorata.

Il miglioramento più evidente della versione Pro è la fluidità nelle situazioni soprattutto nelle aree più aperte, dove PS5 Pro può spingersi più in alto del modello standard anche in modo sensibile. Inoltre, la modalità Migliorata usa una ricostruzione dell’immagine più avanzata e porta il rendering interno a 2160p, mentre la base si ferma a valori più bassi nelle modalità equivalenti. Sul piano visivo, però, i miglioramenti sono più di rifinitura che realmente tangibili: ombre e occlusione ambientale risultano leggermente migliori, ma l’impatto complessivo fra le due piattaforme è molto simile.

Il limite vero resta il carico sulla CPU, che nelle aree più dense impedisce a entrambe le console di mantenere i 60 fps in modo stabile. Questo sta a significare che PS5 Pro non elimina i cali nei centri urbani o nelle situazioni più complesse, ma li attenua; il risultato è comunque più gradevole della base, solo non così marcato. Se Starfield sulla base è si giocabile ma in maniera un po’ irregolare, su PS5 Pro è la versione consigliabile per chi vuole la migliore combinazione tra qualità dell’immagine e fluidità. La differenza c’è, soprattutto in stabilità e resa generale, ma non è il tipo di miglioramento che cancella i compromessi tecnici del gioco. Rimangono alcune piccole problematiche legate al sistema di generazione procedurale durante l’esplorazione dei pianeti. Possono infatti palesarsi alcuni brevi fenomeni di stutter e pop-in quando si cambia zona e il gioco deve caricare gli asset. Nulla che – al netto di qualche fastidio – mini davvero l’esperienza complessiva

Il risultato è un porting assolutamente godibile – per lo più in maniera fluida – ma ancora legato a una struttura tecnica che fatica a garantire costanza assoluta soprattutto quando il gioco chiede troppo alla macchina.

Audio e DualSense

L’audio è uno degli aspetti meglio riusciti del pacchetto. La colonna sonora accompagna bene il senso di scoperta, mentre il sound design lavora con cura su passi, armi, interfacce, motori della nave, ambienti e riverberi spaziali, contribuendo molto all’immersione. Su PS5 Pro il vantaggio non è tanto un audio diverso, quanto una presentazione più completa e coerente, perché la maggiore fluidità e la miglior tenuta generale rendono più facile apprezzare il lavoro sonoro senza distrazioni tecniche. Restano però dei limiti tipici della produzione Bethesda: la regia audio non ha sempre la stessa brillantezza della direzione artistica, e il mix complessivo privilegia l’efficacia funzionale più che il colpo di scena.

Per quanto riguarda il DualSense, il supporto è (quasi) completo e aggiunge qualcosa in più all’esperienza di gioco: grilletti adattivi (a seconda della tipologia di arma i grilletti L2 e R2 presentano più o meno resistenza), la barra luminosa corrispondente alla salute (sia del personaggio e sia dell’astronave), lo speaker integrato riproduce i file audio e le comunicazioni di bordo tramite interfono. Una menzione a parte va fatta al touchpad che ci è sembrata la feature meglio sfruttata e che permette di cambiare prospettiva (premendo sul lato sinistro si passa dalla visuale in prima persona a quella in terza persona) o visualizzare la mappa (premendo sul lato destro). È inoltre possibile scorrere in tutte e quattro le direzioni per aprire diversi menu importanti, come l’inventario (swipe verso l’alto), la pagina delle abilità (swipe verso destra) o la pagina delle missioni (swipe verso il basso). In questo modo si evita di dover navigare tra i menu per raggiungere quello desiderato. Eliminare alcune delle seccature legate alla navigazione nei menu rende Starfield molto più piacevole. Abbiamo detto che Starfield sfrutta quasi appieno il controller, e questo perché manca il supporto al giroscopio. Il supporto al giroscopio per il movimento generale e la mira sarebbe stato di grande aiuto, e speriamo che venga aggiunto in futuro, dato che Bethesda ha fatto un ottimo lavoro nell’integrare le altre funzionalità del controller in Starfield. 

Tempi di caricamento

Starfield è penalizzato da tempi di caricamento altalenanti. da piuttosto lunghi, con la maggior parte delle schermate di caricamento che può durare anche più di 20 secondi (questo tempo aumenta naturalmente se l’area di caricamento è più ampia) a caricamenti di pochissimi secondi.

Commento finale

Starfield su PS5 è un gioco ambizioso, ricco di contenuti e capace di regalare – al netto di una esplorazione altalenante – momenti indimenticabili, ma resta un’opera che vive di alti e bassi: quando funziona, assorbe per ore; quando inciampa, mostra ancora i limiti strutturali del suo motore e del suo design. Starfield su PS5 base offre le stesse opzioni della versione per Xbox Series X mentre su PS5 Pro – versione da noi testata – la proposta diventa più convincente (grazie a una resa più solida e a opzioni grafiche aggiuntive), ma non abbastanza, complice anche il limite dovuto alla CPU, da cancellare del tutto le sue imperfezioni tecniche. Ad ogni modo – potrete godervi la versione (console) più rifinita di sempre grazie anche a ben tre anni di aggiornamenti che il gioco ha ricevuto dallo sviluppatore, le nuove Rotte libere che rappresentano una vera rivoluzione, al DLC Terran Armada, al supporto quasi completo al controller DualSense, il tutto impreziosito da una grafica impressionante!

Crimson Desert vola oltre i 5 milioni: è uno dei successi più forti del 2026

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Il successo di Crimson Desert non accenna a rallentare. Pearl Abyss ha infatti annunciato che il titolo ha superato i 5 milioni di copie vendute in meno di un mese, confermando un debutto commerciale di assoluto rilievo nel panorama del 2026.

Un risultato importante, che arriva in una fase delicata per il gioco, caratterizzata da numerosi aggiornamenti post-lancio e da una forte attenzione da parte della community.

Un successo costruito anche dopo il day one

Ciò che rende questo traguardo particolarmente interessante è il modo in cui è stato raggiunto. Crimson Desert non si è limitato a partire forte al lancio, ma ha mantenuto una trazione costante nelle settimane successive, un aspetto tutt’altro che scontato per un open world di queste dimensioni.

Il titolo è rimasto al centro della discussione per diversi motivi: da un lato l’ambizione del progetto, dall’altro la rapidità con cui il team è intervenuto per migliorare l’esperienza attraverso patch e aggiornamenti. Questo ha permesso alla percezione del gioco di evolversi nel tempo, accompagnando le vendite invece di rallentarle.

Il ruolo chiave del supporto post-lancio

Uno degli elementi più rilevanti è proprio il supporto continuo garantito da Pearl Abyss. Le patch rilasciate nelle prime settimane hanno contribuito a rifinire l’esperienza, correggere problemi tecnici e migliorare la stabilità generale. Un lavoro costante che ha avuto un impatto diretto anche sul passaparola tra i giocatori.

Quando un titolo continua a vendere mentre viene ancora aggiornato e migliorato, il segnale per il mercato è chiaro: l’interesse non si è esaurito, ma sta anzi crescendo insieme al prodotto.

Un segnale forte per il mercato AAA

Superare i 5 milioni di copie in così poco tempo non è solo un risultato numerico, ma anche una conferma del peso industriale del progetto. Per Pearl Abyss, Crimson Desert rappresenta una delle produzioni più ambiziose mai realizzate, e questo traguardo rafforza la sua posizione nel panorama AAA internazionale.

Dopo aver già oltrepassato la soglia dei quattro milioni, il nuovo risultato consolida l’idea che il gioco possa diventare uno dei titoli più importanti dell’anno, con effetti concreti anche sul futuro dello studio.

Il futuro dipenderà dagli aggiornamenti

Resta ora da capire quanto slancio riuscirà a mantenere nel medio e lungo periodo. Molto dipenderà dal ritmo degli aggiornamenti, dalla stabilità sulle diverse piattaforme e dalla capacità di Pearl Abyss di trasformare un lancio forte in una crescita duratura.

Per ora, però, il messaggio è chiaro:
Crimson Desert non è solo uno dei debutti più discussi del 2026, ma anche uno dei più solidi dal punto di vista commerciale.

Street Fighter: il trailer ufficiale svela il cast e le mosse iconiche del film

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L’attesa cinematografica per gli appassionati di videogiochi si intensifica con la pubblicazione del primo trailer ufficiale di Street Fighter, l’adattamento live-action della celebre saga di combattimento. Il film, la cui uscita è prevista per il 16 Ottobre 2026, promette di portare sul grande schermo l’energia e i personaggi iconici del franchise Capcom.

La trama e lo sviluppo dei personaggi

Il trailer si concentra sulla dinamica tra due pilastri della serie: Ken Masters, interpretato da Noah Centineo, e Ryu, affidato ad Andrew Koji. La narrazione li ritrova dopo anni di distacco, a seguito di un conflitto non specificato. Mentre Ken sembra aver abbracciato una vita sotto i riflettori, avendo condotto un proprio show televisivo, Ryu è scomparso dalla circolazione, presentandosi con un look radicalmente cambiato che include capelli lunghi e una barba incolta. La loro storia sembra riecheggiare, per certi versi, l’arco narrativo di Johnny Cage nell’imminente Mortal Kombat 2.

A fare da collante è l’agente Interpol Chun-Li, interpretata da Callina Liang, impegnata a reclutare lottatori per il torneo “World Warrior”. In un dialogo significativo, Chun-Li rimprovera Ken, definendolo ormai una semplice attrazione da baraccone, spingendolo forse a riscoprire il suo vero spirito di combattente.

Azione e fan service nel segno del videogioco

La seconda parte del trailer è un’esplosione di pura azione, concepita per deliziare i fan. Le sequenze di combattimento sono volutamente esagerate e ricche di “fan service”, con un’attenzione maniacale nel trasporre le mosse speciali più famose dal pixel alla pellicola. Il montaggio offre scorci di quasi tutto il cast di personaggi annunciato, incluso un fugace ma significativo cameo di Jason Momoa nei panni di Blanka.

La colonna sonora contribuisce a definire i toni del film: si apre con l’incisiva “Ambitionz az a Ridah” di 2Pac per poi lasciare spazio alla melodia riconoscibile di “What’s Up” dei Non Blondes, brano che lo stesso Ken, in stato di ebbrezza, intona durante una scena di karaoke. Il trailer si chiude con un colpo di scena spettacolare: Ryu che scaglia la sua iconica fireball direttamente verso la telecamera.

Conclusioni e prospettive

Questo primo sguardo ufficiale sembra indicare una direzione precisa per l’adattamento: un bilanciamento tra sviluppo drammaturgico dei personaggi più amati e un’azione spettacolare e fedele allo spirito videoludico originale. La sfida per i creatori sarà mantenere questo equilibrio, onorando la ricca mitologia di Street Fighter mentre la traducono per un pubblico cinematografico più ampio. La data di ottobre 2026 segnerà il momento della verità per questo ambizioso progetto.

Battlefield 6: la roadmap 2026 svelata, tra mappe colossali e il ritorno della guerra navale

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Dopo mesi di attesa e feedback da parte della community, gli sviluppatori di Battlefield 6 hanno finalmente svelato i piani ambiziosi per il 2026. La roadmap, che copre le stagioni 3, 4 e 5, promette di rispondere direttamente alle richieste più pressanti dei giocatori, puntando su mappe più vaste, meccaniche di combattimento inedite e funzionalità sociali a lungo attese. Questo piano esteso rappresenta uno sforzo concertato per rivitalizzare l’esperienza multiplayer e riconquistare la fiducia degli appassionati del franchise.

La Stagione 3: le fondamenta della rinascita

La rinascita di Battlefield 6 inizierà a maggio con la Stagione 3, che getta le basi per il futuro del gioco. L’aggiunta più significativa è il remake di una mappa classica: Golmud Railway di Battlefield 4, ribattezzata “Railway to Golmud”. Ambientata in Tajikistan, non sarà una semplice riproposizione, ma una rielaborazione completa con grafica aggiornata, aree di gioco riviste e un nuovo design audio. La sua dimensione, circa quattro volte superiore a quella della già ampia Mirak Valley, segnala l’intenzione degli sviluppatori di soddisfare la richiesta di spazi di gioco più estesi.

La seconda mappa della stagione è un altro ritorno: “Cairo Bazaar”, rivisitazione di Grand Bazaar di Battlefield 3. Rispetto all’originale, è progettata per incontri ancora più intensi e, novità assoluta, includerà l’accesso a veicoli, seppur con un roster limitato rispetto alle mappe più grandi. La Stagione 3 introdurrà anche la modalità “Ranked Play” per Battlefield REDSEC, con ricompense esclusive, e un’opzione di matchmaking in solitaria per il battle royale.

La Stagione 4: L’assalto navale e mappe record

Prevista per luglio, la Stagione 4 potrebbe essere un momento decisivo, con il tanto atteso ritorno della guerra navale in grande stile. I giocatori potranno affrontare battaglie dinamiche che includono portaerei, un sistema di onde che influisce sulla mira, veicoli navali dedicati e relative sfide. Il debutto di questa meccanica avverrà su una rielaborazione della mitica Wake Island.

La seconda mappa della stagione, “Tsuru Reef”, raddoppierà l’impegno sul fronte acquatico. Descritta come ancora più grande di “Railway to Golmud”, diventerà la mappa più vasta mai vista in Battlefield 6 al momento del suo debutto. “Per me, ciò che rende Battlefield davvero interessante e valido sono gli anni di storia e quelle che personalmente considero le migliori mappe FPS di sempre”, ha commentato un direttore creativo, sottolineando la volontà di bilanciare classici rivisitati e nuove esperienze.

Il futuro: bilanciamento e sorprese nella Stagione 5

Gli sviluppatori hanno ammesso che le prime stagioni di BF6 hanno privilegiato mappe di scala medio-piccola. Ora, con le Stagioni 3 e 4, l’obiettivo è spostarsi verso esperienze più ampie e un warfare su larga scala. Questo approccio bilanciato continuerà anche con la Stagione 5, in arrivo nell’autunno 2026, che porterà con sé una gradita sorpresa: tre nuove mappe in un’unica stagione.

Sebbene i dettagli siano ancora top secret (un’immagine teaser mostra solo acqua oleosa), il team ha descritto la Stagione 5 come un “dono per le feste”, lasciando intendere che un’offerta di contenuti così corposa non sarà la norma. “Continuiamo a pianificare di mantenere la strategia attuale, che è adattare la nostra stagione e la sua struttura per soddisfare le esperienze che vogliamo far vivere ai nostri giocatori”, ha chiarito un produttore esecutivo.

Funzionalità e migliorie in arrivo nel 2026

Oltre ai contenuti stagionali, il 2026 porterà una serie di migliorie tecniche e funzionalità sociali fondamentali. La più importante è l’introduzione di un server browser con server persistenti, una richiesta storica della community. Sono inoltre in sviluppo leaderboard, modalità spettatore, plotoni (platoons) e la chat di prossimità.

Non saranno trascurati gli aggiustamenti di bilanciamento e il lavoro sulle mappe esistenti: New Sobek City e Blackwell Fields, spesso criticate dai giocatori, riceveranno delle rielaborazioni. “Battlefield 6 è il Battlefield più coinvolgente che abbiamo mai creato… La cosa più importante per il team giorno dopo giorno è rendere costantemente il gioco migliore”, ha affermato un portavoce del team, riconoscendo l’impegno nell’ascoltare e implementare il feedback dei giocatori.

Questa roadmap dettagliata rappresenta una presa di posizione chiara da parte degli sviluppatori. Dopo un inizio turbolento nel 2026, segnato da ritardi e riassetti interni, il piano per le prossime stagioni dimostra una volontà di dialogo e di azione concreta. La sfida ora è tradurre queste promesse in un’esperienza di gioco solida e duratura che possa riconfermare Battlefield 6 come un pilastro degli shooter multiplayer.

Spaceballs: The New One, il ritorno della parodia cult con Mel Brooks

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Il mondo del cinema è in fermento per l’annuncio ufficiale di un nuovo capitolo di una delle saghe parodistiche più amate. Dopo 38 anni di attesa, Spaceballs: The New One si prepara a portare nuovamente il suo umorismo dissacrante sul grande schermo, sotto la supervisione creativa del leggendario Mel Brooks.

Il trailer debutta al CinemaCon

Il primo trailer ufficiale è stato svelato in anteprima al CinemaCon il 15 aprile, offrendo agli spettatori un assaggio delle nuove dissacrazioni cinematografiche. La sneak peek mostra parodie di popolari franchise di fantascienza e fantasy, tra cui omaggi a Star Wars e Harry Potter. In una delle scene più iconiche, un Na’vi di Avatar è ritratto mentre utilizza un orinatoio accanto al malvagio Lord Dark Helmet, l’antagonista storico della serie. Altre proprietà che dovrebbero essere prese di mira dalla satira includono Star Trek e Alien.

Mel Brooks ed il cast: un mix di storici e nuovi volti

Nonostante la veneranda età di 99 anni, Mel Brooks, scrittore e regista originale della saga, rimane il cuore pulsante del progetto. In un video messaggio inviato alla convention, ha annunciato personalmente il titolo ufficiale del sequel. Per la gioia dei fan, gran parte del cast originale farà ritorno, tra cui Rick Moranis, George Wyner, Daphne Zuniga, Bill Pullman e lo stesso Brooks. A questi si affiancheranno nuove reclute come Keke Palmer, Lewis Pullman, Anthony Carrigan e Josh Gad, quest’ultimo anche co-sceneggiatore del film.

La genesi del progetto e i dettagli di produzione

I primi accenni al progetto risalgono al giugno 2025, quando Brooks pubblicò online un testo di apertura in stile Star Wars che ironizzava sulla proliferazione di sequel, prequel e spin-off dell’universo di Guerre Stellari, contrapponendola alla unicità di “Spaceballs” in quasi quattro decenni. “Trentotto anni fa, c’era solo una trilogia di Star Wars,” recitava il messaggio. “Ma da allora ci sono stati… una trilogia prequel, una trilogia sequel, un sequel del prequel, un prequel del sequel, innumerevoli spin-off televisivi, un film spin-off dello spin-off televisivo, che è sia un prequel che un sequel […] Ma in 38 anni, c’è stato solo un Spaceballs. Fino ad ora…”. La regia de “Il Nuovo Capitolo” è affidata a Josh Greenbaum, mentre la sceneggiatura è firmata da Gad, Dan Hernandez e Benji Samit. Brooks ha anche confermato la data di uscita nelle sale: il 23 Aprile 2027.

Distribuzione e strategia dello studio

Il film sarà distribuito da Amazon MGM Studios, lo stesso studio che al CinemaCon ha presentato anche immagini di altri titoli attesi come Masters of the Universe, Highlander con Henry Cavill e The Thomas Crown Affair con Michael B. Jordan. Lo studio ha inoltre ribadito il suo impegno a distribuire 15 film all’anno nelle sale cinematografiche, un obiettivo che dichiara di essere in linea per raggiungere già a partire dal 2026.

Un ritorno atteso nell’era del franchise

L’annuncio di Spaceballs: The New One arriva in un momento storico in cui l’industria cinematografica è dominata da franchise, sequel e universi cinematografici interconnessi. La promessa di una nuova, irriverente parodia firmata Mel Brooks non è solo un ritorno nostalgico, ma una presa di posizione umoristica sullo stato stesso del cinema moderno. Con un mix perfetto di memorie care al pubblico e nuove provocazioni, il film si propone di essere sia un tributo che una satira dell’odierna cultura pop, dimostrando che, a volte, per guardare al futuro del cinema bisogna saper ridere delle sue stesse convenzioni.

Coyote vs. Acme: rivelato il poster, in arrivo l’atteso trailer

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Il panorama cinematografico si prepara ad accogliere una delle storie di produzione più controverse degli ultimi anni, che trova finalmente la sua via verso il grande schermo: Coyote vs. Acme.

La pellicola live-action che vede il celebre Will E. Coyote intento a citare in giudizio la Acme Corporation per i suoi prodotti difettosi, ha ufficialmente svelato il suo poster e annunciato l’arrivo imminente di un nuovo trailer. Contestualmente ha confermato la data di uscita mondiale nelle sale per il prossimo 28 Agosto.

Dalla produzione alla salvezza passando per il naufragio

La storia dietro le quinte di questo film è quasi più avvincente della trama stessa.

Originariamente prodotto e completato da Warner Bros., il progetto è stato inspiegabilmente accantonato nel 2023 nonostante avesse ricevuto ottimi riscontri nelle proiezioni di prova. La decisione dello studio di cancellarne il rilascio, optando per uno svalutamento fiscale stimato intorno ai 30 milioni di dollari, ha scatenato un comprensibile malcontento tra i fan e nell’industria.

Il destino del film è cambiato radicalmente nel marzo 2025, quando è stato acquisito da Ketchup Entertainment per una cifra vicina ai 50 milioni di dollari, salvandolo da una probabile cancellazione permanente.

Ecco il poster ufficiale

Il poster appena rilasciato è un’immagine semplice ma efficace: Will E. Coyote, ritratto in controluce, corre per salvarsi da un’enorme palla demolitrice che reca il titolo del film. L’artwork mette in evidenza anche il cast principale, composto da Lana Condor, John Cena e Will Forte. L’annuncio del trailer, previsto per la prossima settimana, è stato diffuso con un tempismo perfettamente ironico, coincidendo con il “Tax Day” statunitense e accompagnato da un malizioso invito a “controllare le vostre svalutazioni fiscali”, un chiaro riferimento alla vicenda Warner Bros.

Il potenziale di un progetto dalle solide radici

Oltre alla narrazione della sua salvezza, Coyote vs. Acme vanta credenziali creative di prim’ordine che ne alimentano le aspettative. La sceneggiatura è firmata da Samy Burch, autrice nominata all’Oscar per May December di Todd Haynes. La regia è affidata a David Green, mentre la produzione vede la firma di James Gunn, a capo dei Marvel Studios. Il film trae ispirazione da un omonimo articolo umoristico del New Yorker scritto da Ian Frazier. Le anticipazioni e il cast, in particolare John Cena, suggeriscono un tono e un’atmosfera che riecheggiano il classico Chi ha incastrato Roger Rabbit, promettendo una fusione vincente tra mondo reale e animazione.

Conclusioni: un test case per l’industria

L’imminente uscita di Coyote vs. Acme rappresenta molto più del semplice debutto di un film. Si tratta di un caso emblematico di come la reazione del pubblico e l’intervento di distributori indipendenti possano ribaltare le decisioni dei grandi studi. La pellicola non è più solo un prodotto d’intrattenimento, ma un simbolo di resilienza creativa. Se il team riuscirà a mantenere la promessa delle prime impressioni, combinando una premessa umoristica solida a una realizzazione tecnica e narrativa di qualità, potrebbe non solo riscattare la sua travagliata produzione, ma anche imporsi come una delle sorprese più piacevoli dell’anno.

Bloodborne: annunciato il film d’animazione per adulti, Jacksepticeye tra i produttori

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Il mondo di Yharnam torna a muoversi, ma questa volta sul grande schermo. L’annuncio di un lungometraggio animato basato su Bloodborne, il capolavoro di FromSoftware, ha acceso l’entusiasmo della community, soprattutto per un dettaglio inedito: il coinvolgimento di Seán McLoughlin, meglio conosciuto come Jacksepticeye, nel ruolo di produttore. La pellicola sarà destinata a un pubblico adulto (R-rated), garantendo così la fedeltà ai toni cupi e brutali del titolo originale.

Dalla console alla produzione: l’ossessione per Yharnam

In una risposta diretta ai fan, Jacksepticeye ha voluto chiarire immediatamente il suo approccio al progetto, sottolineando la serietà con cui affronterà l’incarico. “È letteralmente un sogno che si avvera per me”, ha dichiarato il creator. “Vivo e respiro i giochi FromSoftware, ma Bloodborne in particolare è per me l’eccellenza assoluta”. La sua dedizione al titolo non è solo verbale: McLoughlin vanta un tatuaggio del Marchio del Cacciatore e una collezione di statue dei personaggi, a testimonianza di un legame profondo con l’universo creato da Miyazaki.

Un ruolo di garanzia per l’opera originale

Il creator ha espresso con forza il senso di responsabilità che questo incarico comporta, definendolo come uno dei traguardi più significativi della sua carriera, ben oltre i successi ottenuti su YouTube. “Essere associato a qualsiasi cosa riguardi Bloodborne è la cosa più incredibile che io abbia mai potuto fare”. Pur specificando che il suo ruolo di produttore sia distinto da quello di sceneggiatore o regista, ha garantito un impegno totale nella supervisione del progetto: “Qualsiasi cosa sia in mio potere fare, la farò. Combatterò con le unghie e con i denti per rendere questa cosa la migliore possibile dal mio punto di vista”.

La sintesi tra cinema e gaming

Per Jacksepticeye, questo progetto rappresenta il punto d’incontro tra le sue due grandi passioni: l’arte cinematografica e i videogiochi. “Mi sento come se fosse questo lo scopo per cui sono stato messo su questa Terra. È la mia stella polare”, ha confessato. Con un bagaglio di oltre 600-700 ore di gioco accumulate tra la versione originale per PS4 e i successivi playthrough, la sua conoscenza del lore di Yharnam è viscerale. Questa competenza tecnica e narrativa costituirà la base del suo contributo alla produzione.

PlayStation Productions e Lyrical Animation, al lavoro

L’annuncio arriva in un momento di riscatto professionale per il creator, dopo che un precedente progetto di serie animata basato su Soma non era giunto a termine. Per questo motivo, le sue promesse alla community suonano come un impegno solenne: “Vi prometto che farò del mio meglio, il mio assoluto meglio. Metterò tutto me stesso in questo e farò del mio meglio per renderlo il più buono possibile”.

La produzione è gestita da PlayStation Productions e Lyrical Animation, con Lyrical Media che co-finanzia l’opera insieme a Sony Pictures. Mentre si attendono dettagli sulla trama e sul cast creativo, resta certa la presenza di un produttore la cui dedizione al materiale originale è totale. La sfida sarà ora tradurre l’atmosfera opprimente, il lore intricato e l’azione frenetica del gioco in un medium differente, sotto lo sguardo vigile di un fan che ha fatto della passione una missione professionale.

Starfield in viaggio verso Nintendo Switch 2: la rivelazione del rating taiwanese sembrerebbe confermarlo!

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Il panorama delle esclusive console potrebbe subire un’ulteriore evoluzione, infatti l’organo di classificazione taiwanese, ha infatti rivelato il rating di una versione di Starfield per Nintendo Switch 2, suggerendo che il colossal RPG spaziale di Bethesda Game Studios potrebbe presto ampliare i propri orizzonti di distribuzione.

La scoperta e il contesto dell’approdo multipiattaforma

La segnalazione, emersa nelle scorse ore, mostra che una versione del gioco per la console ammiraglia di casa Nintendo ha superato il processo di rating, sebbene non sia ancora stata annunciata una data di pubblicazione ufficiale. Questo sviluppo arriva a pochi giorni dal debutto di Starfield su PlayStation 5, avvenuto quasi tre anni dopo il lancio originale su PC e Xbox Series X/S. Il titolo, presentato come il nuovo franchise di punta dagli autori di The Elder Scrolls e Fallout, ha ricevuto un’accoglienza critica e di pubblico più contenuta rispetto alle aspettative.

Lo stato del gioco e le dichiarazioni di Bethesda

Nel corso degli ultimi mesi, Bethesda ha rilasciato numerosi aggiornamenti per implementare funzionalità richieste dalla community. Tuttavia, lo studio ha recentemente precisato che l’ultimo grande aggiornamento non costituisce una versione “2.0” del gioco. Todd Howard, capo dello sviluppo di Bethesda, ha commentato lo scorso mese: “Pensiamo che se ami Starfield, amerai anche questo. Sono aggiornamenti e modifiche che cambiano – senza stravolgerlo – il gioco“. La possibile pubblicazione su Switch 2 si inserisce in un quadro di espansione della presenza del gioco, seguendo le voci circolate negli ultimi tempi, nonostante Bethesda non abbia ancora rilasciato conferme pubbliche.

Le sfide tecniche e il precedente di Microsoft

Un eventuale porting su una piattaforma ibrida come Switch 2 rappresenta una sfida tecnica non indifferente, soprattutto considerando che Starfield ha affrontato problemi di performance e stabilità anche su console più potenti. Con i recenti problemi tecnici che hanno interessato i giocatori su PS5, è plausibile che Bethesda e Microsoft vogliano assicurarsi che l’esperienza su Switch 2 sia ottimizzata e fluida al momento del lancio. Microsoft ha già un precedente nel pubblicare su Switch titoli un tempo esclusivi, come Grounded e Pentiment. Inoltre, Indiana Jones e l’antico cerchio di Bethesda è atteso su Switch 2 il prossimo mese, mentre un remastered di Oblivion è previsto per la fine dell’anno.

Considerazioni strategiche sul valore delle esclusive

La mossa riflette una possibile revisione strategica riguardo al valore delle esclusive. Già nel 2023, Todd Howard aveva discusso i benefici dell’esclusività temporanea di Starfield per Xbox, citando proprio l’associazione di cui gode Nintendo con i suoi titoli first-party. Credo che le persone associno determinati brand a certi giochi, aveva affermato Howard. Quando pensi a Zelda, pensi a Switch, e ci sono momenti in cui questo può essere un vero vantaggio. Portare un titolo di tale portata su Switch 2 potrebbe quindi essere visto come un modo per sfruttare l’ampia fanbase di Nintendo e raggiungere un nuovo vasto pubblico.

Un futuro più aperto per gli RPG epici

L’approvazione del rating taiwanese per Starfield su Nintendo Switch 2, sebbene non costituisca un annuncio ufficiale, segnala una tendenza sempre più marcata verso un ecosistema gaming meno frammentato. Dimostra come titoli ambiziosi e ad alto budget possano aspirare a superare i confini hardware per massimizzare la propria portata. Per i giocatori, questo si traduce in una maggiore libertà di scelta su dove vivere le proprie avventure digitali. Resta da vedere come Bethesda gestirà le inevitabili sfide tecniche del porting e quando potremo ufficialmente intraprendere questo viaggio interstellare anche in modalità portatile.

Il Futuro di 007: Amazon MGM Studios annuncerà presto il nuovo interprete di James Bond

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Nel panorama cinematografico in costante evoluzione, l’annuncio del nuovo interprete di James Bond rappresenta sempre un evento di portata globale. Amazon MGM Studios, custode del prestigioso franchise, ha recentemente affrontato le crescenti aspettative dei fan, sottolineando una filosofia produttiva basata sulla meticolosità piuttosto che sulla fretta.

Una decisione che merita tempo

Durante un recente panel alla convention del settore CinemaCon, Courtenay Valenti, responsabile della divisione film di Amazon MGM Studios, ha parlato apertamente dell’attesa che circonda il casting per il ruolo di 007. In risposta alle numerose speculazioni e voci che circolano sull’argomento, Valenti ha chiarito la posizione dello studio: “So che vi state tutti chiedendo quando annunceremo chi interpreterà James Bond. Sappiate che ci stiamo prendendo il tempo necessario per farlo con cura e profondo rispetto per il franchise”.

La manager ha proseguito definendo il progetto “il sogno di una vita per tutti noi è portare al pubblico questo nuovo capitolo”, aggiungendo che si tratta di “una responsabilità che non prendiamo alla leggera”. L’approccio comunicato è quindi quello di attendere finché “il momento non sarà quello giusto” per condividere ulteriori dettagli.

Un team d’eccezione per un’icona del cinema

Nonostante il silenzio sul nome dell’attore, Valenti ha voluto rassicurare gli appassionati evidenziando il calibro eccezionale del team creativo già al lavoro sul film. Ha infatti svelato che a dirigere il nuovo capitolo sarà il pluripremiato Denis Villeneuve, affiancato dalle produttrici di grande esperienza Amy Pascal e David Heyman. Completano il gruppo la produttrice esecutiva Tanya Lapointe e lo sceneggiatore Steven Knight.

“Quando unisci uno dei franchise più amati della storia a un team di realizzazione cinematografica di livello mondiale… stai preparando il terreno per qualcosa che sia veramente all’altezza dell’eredità di Bond”, ha affermato Valenti, concludendo con una promessa: “Al momento giusto avremo molto di più da condividere”.

La riflessione: pazienza come strategia in un’epoca di istantaneità

In un’era mediatica dominata dall’istantaneità e dalle fughe di notizie, la scelta di Amazon MGM di privilegiare un annuncio ponderato rappresenta una dichiarazione d’intenti significativa. Più che un semplice ritardo, questa pausa riflette una strategia consapevole che pone la cura del personaggio e la qualità dell’operazione creativa al di sopra della pressione dell’hype immediato. La costruzione di un nuovo James Bond per una nuova generazione è un processo delicato, e lo studio sembra intenzionato a gestirlo con la stessa precisione e raffinatezza che hanno caratterizzato il successo dell’agente segreto più famoso del mondo per oltre sessant’anni. Il messaggio è chiaro: per un’icona senza tempo, vale la pena aspettare.

La rinascita di Highlander: prime immagini dal reboot con Cavill e Bautista

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L’atteso reboot di “Highlander” ha finalmente mostrato i suoi primi, promettenti fotogrammi in occasione del CinemaCon 2026. Le immagini, come riportato da Variety, presentate in anteprima riservata, hanno svelato l’epico scontro tra Henry Cavill, nei panni dell’immortale Connor MacLeod, e Dave Bautista, che interpreta il temibile antagonista Kurgan, in un conflitto dove, come da tradizione, “ne resterà soltanto uno”.

Un anteprima dal set

La presentazione è iniziata con un messaggio video dello stesso Henry Cavill, registrato direttamente sul set dove le riprese sono ancora in corso. La produzione, è bene ricordarlo, ha subito uno slittamento all’inizio del 2026 a causa di un infortunio alla gamba riportato dall’attore durante gli intensi allenamenti di preparazione al film. La sua presenza ha sottolineato l’impegno nel portare a termine questo ambizioso progetto.

Lo stile e l’action di John Wick con le spade

Il footage vero e proprio, accompagnato dal potente ritmo di “We Will Rock You” dei Queen, ha immediatamente definito il tono dello scontro. In una scena, il Kurgan di Bautista pronuncia una minaccia a MacLeod: “Quando la mia spada cambierà la storia, tu avrai un posto in prima fila”. L’azione si è rivelata dinamica e visivamente intensa, con sequenze di combattimento con la spada che riecheggiano chiaramente lo stile coreografico e l’estetica della saga di “John Wick”. Una scelta stilistica non casuale, considerando che alla regia siede Chad Stahelski, regista e stuntman noto proprio per aver plasmato la trilogia dell’iconico assassino.

Il mito di Highlander rivisitato

Come anticipato in precedenza, il reboot non sarà un semplice remake, ma una rivisitazione ambientata tra la New York contemporanea e Hong Kong. Cavill interpreterà Connor MacLeod, un maestro di spada immortale nato nel 1518, che in cinque secoli di vita ha affinato le sue abilità in numerose arti marziali. Il film esplorerà il concetto del “Raduno”, un evento del lore originale che costringe tutti i guerrieri immortali a riunirsi per dare vita al “Gioco”, un duello mortale che decreterà l’ultimo sopravvissuto. Le immagini hanno confermato questa direzione narrativa.

Il primo sguardo al nuovo eroe

Già nel gennaio scorso, Henry Cavill aveva offerto un primo assaggio del suo personaggio attraverso due fotografie scattate sul set. Le immagini, che lo ritraggono con in mano la sua iconica spada, suggeriscono le location di Hong Kong e New York, allineandosi perfettamente con la trama multietnica e contemporanea descritta. L’aspetto del personaggio unisce un’estetica moderna alla solennità di un guerriero antico.

Un nuovo canto per gli immortali

Le prime immagini del reboot di “Highlander” delineano un progetto ambizioso, che punta a fondere il mito fantasy della saga originale con i canoni dell’action movie moderno. La combinazione della regia esperta di Chad Stahelski, della presenza fisica di Henry Cavill e della carisma minaccioso di Dave Bautista promette di rigenerare la proprietà intellettuale per un nuovo pubblico, senza tradirne lo spirito epico e drammatico. Il Raduno è solo all’inizio, e l’attesa per vedere chi sopravviverà nel Gioco finale si fa sempre più palpabile.

Per i corridori esperti arriva Amazfit Cheetah 2 Pro

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Amazfit, marchio globale di dispositivi indossabili per lo sport, presenta oggi uno smartwatch professionale pensato per i corridori esperti: Amazfit Cheetah 2 Pro. Dotato di un sistema GPS a doppia antenna e di una potenza di elaborazione potenziata, l’orologio monitora con precisione il ritmo e lo sforzo, comprese le valutazioni della soglia del lattato e delle valutazioni delle prestazioni della corsa. Cheetah 2 Pro offre inoltre analisi avanzate dell’allenamento ed è in grado di prevedere i tempi di arrivo in tempo reale durante le gare.

L’Amazfit Cheetah 2 Pro è stato progettato per affiancare i corridori esperti e più esigenti in ogni fase: dalla pianificazione stagionale, passando per l’esecuzione degli allenamenti e gli aggiornamenti, fino al recupero e al raggiungimento delle massime prestazioni in gare specifiche», afferma Jesús Carrero, Direttore Generale EMEA di Amazfit. “I dati precisi forniti dal Cheetah 2 Pro costituiranno un prezioso supporto e un complemento all’esperienza sia dell’atleta che dell’allenatore”.

Progettato per la corsa su lunghe distanze

Con un peso inferiore a 46 g, il Cheetah 2 Pro è leggerissimo e quasi impercettibile al polso. La sua cassa è realizzata in titanio, un materiale più resistente della plastica o dell’alluminio.

Il display AMOLED da 1,32 pollici è protetto da vetro zaffiro e una luminosità massima di 3000 nit garantisce una chiara visibilità dei dati di allenamento anche in pieno sole. La sera o di notte, gli utenti possono inoltre contare sulla torcia LED integrata.

La capacità della batteria è stata aumentata del 20%, offrendo fino a 20 giorni di utilizzo con attività moderata. Per un programma di allenamento tipico di 5-6 sessioni a settimana, inclusa una corsa lunga, la ricarica potrebbe essere necessaria solo dopo circa 7 giorni. Con il GPS attivo, la durata della batteria raggiunge le 29 ore.

Monitoraggio preciso dell’andatura

Cheetah 2 Pro è dotato di un sistema di geolocalizzazione a doppia frequenza che supporta più segnali contemporaneamente, tra cui GPS e Galileo. Un’antenna a polarizzazione circolare, abbinata alla tecnologia PDR (Point Dead Reckoning), consente un tracciamento accurato della posizione e dei movimenti anche quando i segnali satellitari sono deboli o interrotti.

Ciò garantisce misurazioni più precise della distanza e dell’andatura, aiutando i corridori a gestire l’allenamento e le strategie di gara. Gli utenti possono inoltre creare percorsi e accedere a mappe offline dettagliate, migliorando il comfort durante l’allenamento in diverse condizioni.

Metriche avanzate di formazione

Cheetah 2 Pro offre decine di parametri di allenamento e analisi avanzate per ottimizzare le prestazioni in vista di gare specifiche.

I corridori possono personalizzare la visualizzazione dei dati, selezionando le metriche esatte che desiderano monitorare durante le corse facili, le corse di ritmo, le sessioni progressive o gli intervalli. Tra le caratteristiche degne di nota vi è il monitoraggio della soglia del lattato. In combinazione con la stima del VO₂ max, l’orologio indica le zone di allenamento ottimali — quando spingere e quando stabilizzare il ritmo — per raggiungere gli obiettivi di allenamento e migliorare costantemente la resistenza e la forma fisica.

Durante le gare, Cheetah 2 Pro è in grado di visualizzare in tempo reale i tempi di arrivo previsti.

Lo smartwatch supporta oltre 170 discipline sportive, tra cui allenamenti di resistenza, funzionali e di forza. La modalità di allenamento della forza rileva automaticamente gli esercizi, evidenzia i muscoli coinvolti e valuta la qualità della sessione.

Analisi dei progressi e del recupero

Dopo ogni allenamento, Cheetah 2 Pro analizza i dati post-allenamento, tra cui il carico, il tempo necessario per il recupero completo e, per le sessioni di corsa, il confronto delle prestazioni rispetto agli allenamenti precedenti, il tempo di falcata e l’ampiezza del movimento.

Fornisce inoltre metriche dettagliate sul recupero: tempo necessario per il recupero completo, qualità e durata del sonno, variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e affaticamento cumulativo derivante dai carichi di allenamento a breve e lungo termine.

Integrato con la tecnologia BioCharge, che mostra il livello di energia del corridore in tempo reale, Cheetah 2 Pro aiuta ad adattare l’intensità dell’allenamento alla forma fisica del momento.

Programmi di formazione completi

Cheetah 2 Pro accompagna i corridori fin dalla fase di pianificazione. I programmi integrati preparano i corridori a qualsiasi distanza, comprese le mezze maratone e le maratone. I piani possono essere personalizzati dai corridori.

Include inoltre l’allenatore basato sull’intelligenza artificiale, Zepp Coach, che crea e aggiorna piani di allenamento personalizzati in base al livello di forma fisica e alle distanze da raggiungere.

Gli utenti che si allenano con un allenatore possono creare modelli personalizzati nell’app Zepp oppure utilizzare piattaforme esterne come TrainingPeaks. I piani possono essere facilmente caricati sul Cheetah 2 Pro.

Ecosistema integrato Amazfit

I dati di allenamento registrati dal Cheetah 2 Pro possono essere visualizzati su piattaforme quali Strava, intervals.icu, Komoot, Relive, Google Fit e TrainingPeaks.

L’orologio sportivo è compatibile con accessori Amazfit come Helio Strap e Helio Ring, oltre che con dispositivi di terze parti come Stryd. Inoltre, il Cheetah 2 Pro offre oltre 400 app, tra cui Jet Lag Manager, che aiuta ad adattarsi quando si parte in un fuso orario diverso. È anche in grado di monitorare l’utilizzo delle scarpe da corsa.

Disponibilità e prezzo

La versione europea dell’Amazfit Cheetah 2 Pro supporta i pagamenti NFC. Sarà disponibile a partire dal 16 aprile 2026 sul sito web europeo di Amazfit e presso alcuni partner selezionati, al prezzo al dettaglio consigliato di 449 €.

PXN presenta il volante GT ONE: caratteristiche da gara GT di alta gamma a un prezzo imbattibile

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PXN, ha presentato il volante PXN GT ONE, un volante da corsa in stile GT ricco di funzionalità, progettato per offrire un controllo di alta qualità, un’ampia personalizzazione e un valore eccezionale per i piloti di simulatori che passano a configurazioni più avanzate. Progettato per gli appassionati che passano dalle corse occasionali a esperienze di simulazione più coinvolgenti, il GT ONE combina un design di livello professionale, un controllo di input esteso e una compatibilità con l’ecosistema aperto, rendendolo un potente aggiornamento per le moderne postazioni di gara.

Costruito pensando alla versatilità, il sistema di sgancio rapido del GT ONE gli permette di integrarsi perfettamente con il crescente ecosistema direct drive di PXN, per prestazioni massime con i wheelbase della serie VD di PXN, supportando al contempo configurazioni più ampie grazie alla connettività USB e alle soluzioni di sgancio rapido. Con un layout di controllo robusto, illuminazione telemetrica personalizzabile e compatibilità sia con il software PXN SimRacing che con SimHub, il GT ONE offre un’esperienza di guida professionale senza il prezzo elevato.

Progettato per un controllo GT completo

Il GT ONE offre un livello di controllo impressionante, raramente visto nella sua categoria, con 78 segnali di input progettati per dare ai piloti il comando totale sul loro ambiente di gara. Il volante include quattro paddle in fibra di carbonio, dodici pulsanti programmabili, tre encoder assoluti, due encoder a pollice e due interruttori a sette vie, fornendo ai piloti ampie opzioni di mappatura dei comandi per tutto, dalla ripartizione della frenata e il controllo della trazione alle strategie ai box e alle regolazioni della telemetria.

Questa configurazione completa garantisce ai piloti la possibilità di mettere a punto il proprio setup e di reagire istantaneamente durante le gare competitive, offrendo un’esperienza di controllo di livello professionale a un pubblico più ampio di piloti di simulatori.

Sensazione professionale, design resistente

Progettato per garantire prestazioni e comfort, il GT ONE presenta un volante in stile GT da 300 mm progettato per adattarsi a diverse posizioni delle mani e stili di guida. L’impugnatura è realizzata con materiali TPE ingegnerizzati per un maggiore comfort e una maggiore durata durante le lunghe sessioni di gara, mentre il telaio in composito di fibra di vetro con finitura superficiale in fibra di carbonio garantisce sia resistenza che un’estetica di alta qualità.

Insieme, questi materiali offrono una combinazione equilibrata di resistenza, comfort e reattività, fornendo ai piloti il feedback tattile e il supporto ergonomico necessari per intense sessioni di gara.

Telemetria personalizzabile e illuminazione immersiva

Il GT ONE migliora l’immersione con pulsanti completamente retroilluminati e LED di telemetria a 15 RPM, consentendo ai piloti di monitorare le prestazioni del motore e i tempi di cambio marcia direttamente dal volante. Tutti gli elementi di illuminazione supportano la personalizzazione del colore a 8 bit, consentendo agli utenti di personalizzare la propria configurazione di gara in base alle preferenze del proprio impianto o del gioco.

Grazie al software PXN SimRacing e all’integrazione con SimHub, gli utenti possono configurare le mappature dei pulsanti, regolare gli effetti di illuminazione e personalizzare i comportamenti della telemetria, creando un’esperienza di guida su misura che si adatta allo stile di ogni pilota.

Progettato per un ecosistema di sim racing aperto

Il GT ONE è costruito per integrarsi senza sforzo nell’ecosistema di sim racing in espansione di PXN. È pienamente compatibile con i wheelbase della serie VD di PXN, inclusi il VD6 e il VD10, consentendo ai piloti di accoppiare il volante a potenti sistemi a trasmissione diretta per un force feedback e un realismo migliorati.

Per gli utenti che utilizzano configurazioni alternative, il GT ONE può funzionare anche tramite un cavo a spirale USB, con compatibilità opzionale per basamenti di terze parti tramite l’adattatore Z QS Quick Release, che supporta mozzi a sgancio rapido standard da 50–70 mm. Questo design flessibile garantisce ai piloti di poter integrare facilmente il GT ONE in un’ampia gamma di configurazioni di sim racing esistenti.

Altre caratteristiche principali

  • Ampia configurazione degli input: 78 input totali tra cui paddle, encoder e interruttori multidirezionali per una mappatura avanzata dei comandi.
  • Materiali di alta qualità: le levette del cambio in fibra di carbonio e il telaio in composito di fibra di vetro garantiscono durata e un’estetica professionale.
  • Integrazione della telemetria: 15 LED RPM personalizzabili e pulsanti completamente retroilluminati supportano un feedback di gara coinvolgente.
  • Personalizzazione del software: supporto completo per il software PXN SimRacing e SimHub per la messa a punto, gli effetti di illuminazione e le impostazioni di telemetria.
  • Compatibilità aperta: integrazione perfetta con i telai della serie PXN VD e supporto opzionale per telai di terze parti.

Espansione dell’ecosistema PXN Sim Racing

Il GT ONE rappresenta il passo successivo nella missione di PXN di rendere più accessibile l’hardware di sim racing di livello professionale. Combinando caratteristiche di design di fascia alta con un’ampia compatibilità e prezzi competitivi, il GT ONE apre le porte a un numero maggiore di giocatori per sperimentare configurazioni di gara avanzate, pur rimanendo saldamente connessi al crescente ecosistema di hardware a trasmissione diretta di PXN.

Sia che si tratti di un upgrade da volanti entry-level o di espandere un impianto di guida esistente, il GT ONE offre una soluzione versatile e ricca di funzionalità progettata per aiutare i piloti a sentirsi più connessi alla pista.

Disponibilità

Il volante PXN GT ONE sarà lanciato oggi con un prezzo Early Bird a tempo limitato di 209 € seguito da un prezzo al regolare d 229 € dopo la sconto a tempo limitato. Il volante sarà disponibile sia come prodotto singolo che in bundle abbinato ai wheelbase a trasmissione diretta PXN VD6 e VD10.

God of War, tutto quello che sappiamo sul prossimo capitolo: nuovi pantheon, il ritorno all’azione e un cambio di prospettiva narrativa

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Stando alle sempre più insistenti voci di corridoio del settore, il futuro del franchise God of War si prepara a un’espansione senza precedenti.

Il prossimo capitolo in sviluppo presso Sony Santa Monica, che potrebbe essere annunciato entro la fine di Aprile (o poco più in là, a ridosso dell’estate) non si limiterà ad ospitare un singolo pantheon, ma intreccerà elementi tratti da diverse tradizioni mitologiche, allargando drasticamente i confini narrativi della serie.

Ma procediamo con ordine.

Oltre i confini del nord: l’arrivo di nuove mitologie

Dopo aver esplorato in profondità le saghe greca e norrena, il nuovo titolo sembra destinato a rompere gli schemi consolidati.

Le informazioni suggeriscono infatti che gli sviluppatori stiano lavorando all’integrazione di elementi riconducibili a ben tre mitologie distinte: quella egizia, quella sudamericana (Maya) e quelle orientali (cinese e/o giapponese).

Ma i rumor suggeriscono altro ancora: stando ai bene informati, sembra che il prossimo capitolo della serie metterà finalmente chiarezza sulla coesistenza dei pantheon, fungendo da tassello imprescindibile per una lore ufficiale e condivisa dell’intero franchise anche in prospettiva futura.

Il ruolo centrale di Faye e l’orizzonte temporale

Le novità non riguardano solo l’ambientazione, ma toccano il cuore della trama.

La narrazione del nuovo gioco potrebbe ruotare attorno alla figura di Faye, la defunta moglie di Kratos, interpretata da Deborah Ann Woll in God of War Ragnarök. Una scelta simile offrirebbe una lente completamente nuova attraverso cui osservare l’universo della serie, spostando il focus emotivo e narrativo. Resta da capire quando sarà ambientato il titolo, anche se la suggestione principale sembra puntare verso un vero e proprio capitolo che cammina parallelamente agli eventi dei God of War nordici. Come è possibile, visto il fato di Faye? Lo scopriremo.

Per quanto riguarda i tempi di uscita, si ipotizza un lancio nel 2027, con un possibile svelamento ufficiale già nel corso di quest’anno.

Gameplay: ritorno a un’anima più action

Il progetto sembra rappresentare un’evoluzione significativa anche sul piano del gameplay.

Le voci parlano di un ritorno a un approccio più marcatamente action-oriented per la serie veterana, segnando un distacco dal formato Action-RPG più ponderato degli ultimi due capitoli. L’obiettivo sarebbe quello di offrire un’esperienza così rinnovata che, come sottolineato da alcuni insider, potrebbe non trattarsi di un nuovo IP, ma darne comunque la sensazione.

Si parla infatti di un approccio molto più spregiudicato, più vicino alle sensazioni di un action puro che non al feeling dei capitoli più recenti.

La strategia di Santa Monica: l’espansione del brand

L’esistenza di un nuovo progetto di ampio respiro risulta coerente con l’attuale momento di Sony Santa Monica.

A quasi quattro anni dal lancio di Ragnarök, lo studio si trova in una fase di straordinaria vivacità: mentre lo spin-off Sons of Sparta è stato affidato a un team esterno, il lavoro di rimasterizzazione della trilogia originale sembra essere appena all’inizio. L’inserimento di un nuovo capitolo principale completerebbe così un ecosistema produttivo che punta a massimizzare l’eredità del brand. Soprattutto se svolgerà, come pare, un ruolo chiave in termini narrativi per espandere il franchise verso nuovi ed imprevedibili futuri.

Una nuova era per Kratos?

Se confermate, queste indiscrezioni delineano un’operazione audace e ambiziosa.

L’integrazione di mitologie diverse, il potenziale cambio di prospettiva narrativa e la revisione del ritmo di gioco suggeriscono che Sony Santa Monica non intenda riposare sugli allori, ma sia pronta a reimmaginare le fondamenta della sua serie di maggior successo. La community attende ora l’annuncio ufficiale per scoprire i contorni di quella che si preannuncia come una nuova, epica era per l’universo di God of War.

Recensione Cthulhu: The Cosmic Abyss, siete pronti ad affrontare la minaccia occulta del Grande Antico?

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Cthulhu: The Cosmic Abyss di Big Bad Wolf (autori fra l’altro di The Council e Vampire: The Masquerade – Swansong) è un horror investigativo in prima persona che prova a fondere Lovecraft, fantascienza e thriller psicologico in un contesto sottomarino affascinante e opprimente. Punta più sull’atmosfera, sulla deduzione e sulla tensione mentale che sull’azione pura, e questo lo rende un progetto molto più interessante di quanto sembri a prima vista.

Il titolo è disponibile dal 16 aprile 2026 per PC (Steam, GOG), PlayStation 5 e Xbox Series X|S.


Versione testata: PlayStation 5 Pro


Benvenuti a R’lyeh la città sommersa legata al mito di Cthulhu

La trama è ambientata nel 2053. In tutto il mondo, la minaccia occulta diventa sempre più evidente e si moltiplicano fenomeni strani e incomprensibili. Con l’esaurirsi delle risorse sulla superficie terrestre, potenti corporazioni si spingono verso le profondità inesplorate degli oceani, ignare dell’antico orrore che stanno per risvegliare. Il protagonista di questo thriller ispirato a Lovecraft è Noah, agente di Ancile (una divisione segreta dell’Interpol specializzata in affari occulti), inviato a indagare sulla scomparsa di minatori ed equipaggi in una stazione mineraria collocata in una regione abissale del Pacifico. La ricerca – attraverso geometrie quasi impossibili – conduce verso R’lyeh, città sommersa legata al mito di Cthulhu, con l’idea di far precipitare il protagonista in una spirale di scoperta, paranoia e corruzione mentale. Il pregio principale dell’impianto narrativo sta nel taglio lovecraftiano aggiornato in chiave futuristica: non c’è solo l’orrore dell’ignoto, ma anche quello di una tecnologia che tenta di misurarlo, classificarlo e controllarlo. La presenza di Key, l’assistente IA, aggiunge un contrappunto interessante capace di rafforzare sia il lato investigativo sia quello psicologico della storia.

Gameplay e meccaniche

Il gameplay ruota attorno all’analisi degli indizi, alla manipolazione degli oggetti e alla deduzione ambientale. Il gioco incoraggia a prestare molta attenzione a ciò che vi circonda e a sperimentare i vari strumenti messi a disposizione: strumenti come il sonar, la Cripta (una sorta di raccoglitore di indizi) e Key, l’IA di supporto (un personaggio a sé stante, addestrata ad assumere un carattere più umano: disinvolta, curiosa e presente, sempre pronta a esprimere la sua opinione e a mostrare una sincera paura quando Noah, il protagonista, è in pericolo), così come la possibilità di sbloccare nuove frequenze per il sonar che – combinate fra loro – permettono di individuare elementi nascosti nell’ambiente (dopotutto, vi trovate in una storia lovecraftiana, e alcune cose potrebbero non apparire come sembrano a occhio nudo) e a seguire – al meglio – determinate tipologie di indizi. Ad esempio, impostando la frequenza su acciaio, è possibile seguire quella tipologia di elemento, o ancora su alfa-cheratina (che compone una determinata e particolare tipologia di fungo), consente di individuare l’elemento e ottenere un composto in grado di ripristinare l’energia del nostro agente dell’occulto (fondamentale per analizzare gli indizi) e aumentarne la concentrazione e le capacità di analisi. Il sonar, senza frequenze attive, consente – invece – di visualizzare esclusivamente l’ambiente circostante.

Altresì, è fondamentale dare il giusto peso ai documenti rinvenibili nei vari mondi di gioco. Spesso al loro interno sono nascosti ulteriori e importanti indizi così come alla citata Cripta che consente di rivedere ogni indizio (ad eccezione di quelli minori), documento e oggetto che avete trovato. In questo modo è possibile collegare gli indizi (ordinandoli in tre diverse tipologie: in base alla frequenza sonar, per luoghi di rinvenimento e per archivi che – in quest’ultimo caso – raggruppa gli indizi dei capitoli precedenti) e metterli alla prova con le “Deduzioni”, ergo una domanda a cui si può rispondere con un altro indizio. Depositando l’indizio sulla deduzione è possibile testare una risposta; se l’indizio depositato è la risposta corretta alla deduzione, nuovi indizi si sbloccheranno per aiutare la risoluzione dell’indagine in corso. A volte avete già tutto ciò che vi serve per risolvere l’enigma che avete appena scoperto.

Questa struttura sembra voler quindi privilegiare l’esplorazione ragionata rispetto a quella frenetica che contraddistingue altre produzioni similari, con un sistema di risorse limitate legato all’energia necessaria per le analisi. A quanto detto, si aggiunge l’idea della corruzione mentale (ovvero, più ci si addentra nella leggendaria città sommersa e più la mente del protagonista soccombe all’implacabile influenza di Cthulhu). Oltre ad essere coerente con il tema portante della produzione, funziona altrettanto bene perché trasforma una meccanica pratica in una pressione costante sul giocatore. Nulla potrà impedire l’espansione della corruzione nella testa del giocatore (che è possibile consultare quando si vuole premendo sul touchpad), tuttavia le scelte di risoluzione indagine possono migliorarla (limitandola) o peggiorarla. Per mantenere il controllo è necessario individuare risoluzioni di indagine che proteggono dal Grande Antico.

In termini di difficoltà, il gioco è impostato automaticamente sulla modalità di difficoltà “Indagine“. Se desiderate condurre la vostra indagine con maggiori indicazioni, potete passare alla modalità “Esplorazione“. In questo modo riceverete consigli chiari da Key su come risolvere l’enigma in corso e potrete analizzare ogni indizio senza consumare energia o subire alcun tipo di corruzione. Il sistema di difficoltà può essere personalizzato andando in “opzioni di difficoltà“. Qui è possibile attivare gli aiuti della IA per ottenere ulteriori indizi, indizi per luogo che mostra il numero preciso di indizi mancanti per ogni luogo, analisi degli indizi gratuita, è possibile analizzare gli indizi senza consumare energia né tantomeno influisce sulla corruzione, sonar prolungato, le onde sonar e ciò che rivelano rimangono sullo schermo per un tempo maggiore, corruzione ridotta, la progressione della corruzione è ridotta. Insomma, lo sviluppatore ha pensato proprio a tutto!

E per quanto riguarda gli enigmi?

Il rischio, tipico di molte avventure investigative è che se gli enigmi non sono abbastanza vari o se la progressione resta troppo rigida, l’impianto può diventare ripetitivo. In Cthulhu: The Cosmic Abyss, fortunatamente questo non accade; attraverso l’ausilio di Key, seguendo gli indizi, raccogliendo le prove sparse e affinando le capacità deduttive, si potranno risolvere enigmi complessi e decisamente coinvolgenti che aumentano di difficoltà in modo appagante. L’ultimo enigma – che non vi sveleremo – è probabilmente uno dei più folli e fra i migliori che abbiamo mai avuto modo di affrontare (e risolvere) in un videogioco. L’assenza di un approccio più fisico al confronto con l’orrore potrebbe lasciare qualcuno con la sensazione di un horror più contemplativo ma in definitiva, la formula funziona e convince.

Differenze rispetto a… SOMA

Rispetto a SOMA (pubblicato quasi un decennio fa) di Frictional Games e che ci è tornato subito alla mente mentre giocavamo, Cthulhu: The Cosmic Abyss, sembra più vicino all’idea di un horror investigativo che a quella di un’esperienza filosofica pura: condivide il gusto per l’atmosfera, la tensione psicologica e l’ambientazione opprimente, ma appare più orientato alla deduzione ambientale e alla componente tecnica del mistero. Il paragone con SOMA funziona soprattutto sul piano del tono: entrambi sembrano interessati a far sentire il giocatore piccolo, vulnerabile e in balia di qualcosa di incomprensibile. La differenza è che SOMA tende a colpire di più con il tema esistenziale (perché trasforma l’horror in una riflessione continua su identità, coscienza e condizione umana) e con il peso della sua scrittura (decisamente più incisiva e e memorabile), mentre Cthulhu: The Cosmic Abyss sembra usare il mistero cosmico e la corruzione mentale come motore dell’indagine. Sul piano del gameplay, però, Cthulhu: The Cosmic Abyss sembra voler offrire un po’ più di “giocato” di SOMA (che è anche più lineare e più povero sul piano ludico, con puzzle semplici e un gameplay spesso subordinato alla narrazione), almeno per quanto si percepisce dai sistemi di analisi, sonar e progressione degli indizi. In altre parole, Cthulhu: The Cosmic Abyss potrebbe risultare meno contemplativo e più strutturato sul lato interattivo e più vicino a quella che si potrebbe definire una “detective story cosmica”, anche se probabilmente non raggiunge la stessa densità narrativa di SOMA.

Grafica e tecnica su PS5

Su PS5 il gioco si presenta come un prodotto costruito – grazie all’Unreal Engine 5 – per valorizzare ambienti ciclopici, luci soffocate e spazi deformati dalla logica onirica di R’lyeh. L’impostazione visiva è improntata principalmente sul piano atmosferico, piuttosto che sul puro spettacolo e – tale scelta – risulta azzeccata. Gli ambienti di gioco sono finemente curati, al netto di qualche sbavatura di texture in “low quality”. Su PlayStation 5 c’è inoltre il supporto per la vibrazione e gli effetti dei grilletti del DualSense (davvero ben integrato), un dettaglio che aiuta – e non poco – in termini di immersione specialmente nei momenti più tesi.

Il punto che ci ha lasciati un po’ interdetti è relativo alle prestazioni. Cthulhu: The Cosmic Abyss offre due impostazioni: Grafica e Prestazioni. In alcuni scenari complessi o caratterizzati da interni bui, abbiamo percepito un po’ di fatica e rallentamenti della scena (indipendentemente dalla modalità selezionata) – con un calo evidente del framerate (anche se è stato testato su PS5 Pro) – e in questo tipo di produzioni, la stabilità del framerate, la leggibilità e la pulizia dell’immagine contano quanto il colpo d’occhio generale. Presumiamo che con una patch correttiva la situazione migliorerà. Ottima – invece – la regia di stampo squisitamente cinematografico.

Audio e sonoro

L’audio ha un ruolo centrale perché il gioco usa il sonar come mezzo di percezione del mondo, quindi il sonoro non è solo di accompagnamento ma parte del linguaggio ludico. Questa scelta rende il sound design uno degli elementi più riusciti, soprattutto perché il gioco sfrutta bene riverberi, silenzi, frequenze distorte e rumori ambientali per suggerire presenza e minaccia. Anche il taglio psicologico dell’esperienza fa capire quanto lo sviluppatore abbia fatto un uso studiato di musica e effetti per alimentare la tensione senza dover sempre alzare il volume dell’azione. Insomma, il comparto sonoro regge le aspettative e rappresenta uno dei motivi principali per cui il gioco riesce a distinguersi nel panorama degli horror narrativi moderni.

Commento finale

Cthulhu: The Cosmic Abyss ci è sembrato un progetto ambizioso e interessante in grado di fondere Lovecraft, fantascienza e thriller psicologico in un contesto sottomarino affascinante e opprimente. Il gameplay ruota attorno all’analisi degli indizi, alla manipolazione degli oggetti e alla deduzione ambientale offrendo strumenti come il sonar, la Cripta e Key, l’IA di supporto, così come la possibilità di sbloccare nuove frequenze, in grado di dare un taglio differente alla solita esperienza lovecraftiana, in quella che potremmo definire un’avventura inquietante e cervellotica. È una scelta coerente con il materiale di partenza e, proprio per questo, siamo sicuri che conquisterà chi ama gli horror eleganti, lenti e mentali, ma potrebbe anche lasciare perplesso chi desidera un ritmo più alto o una maggiore varietà in termini di azione. Ottimo il colpo d’occhio con ambienti – grazie all’Unreal Engine 5 – decisamente curati e pieni di dettagli, anche se non manca qualche sbavatura; peccato per il comparto tecnico, non sempre all’altezza ma che può essere agevolmente migliorato attraverso una patch correttiva!

Prince of Persia torna davvero? Ubisoft potrebbe aver riunito il team di The Lost Crown

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Il futuro della saga di Prince of Persia: The Lost Crown potrebbe essere meno incerto di quanto sembrasse solo pochi mesi fa.

Secondo alcune indiscrezioni emerse nelle ultime ore, Ubisoft avrebbe deciso di riunire il team di sviluppo originale del gioco, permettendo agli autori di proporre nuove idee per un possibile capitolo successivo. Si tratta, al momento, di un rumor non confermato ufficialmente, ma che ha già acceso l’interesse della community, soprattutto tra chi aveva apprezzato il ritorno della serie con The Lost Crown.

Il rumor: team ricostruito e nuove idee sul tavolo

A riportare la voce è stato un giornalista francese, che ha condiviso alcune informazioni raccolte da fonti interne. Secondo quanto emerso, il team principale dietro The Lost Crown avrebbe ricevuto il via libera per riunirsi e lavorare su nuove proposte legate al futuro della saga.

Un segnale importante, se confermato, perché indicherebbe un cambio di direzione rispetto alle decisioni prese da Ubisoft nel recente passato. Il giornalista stesso ha preferito non aggiungere ulteriori dettagli, sottolineando come sia meglio lasciare spazio al team creativo per sviluppare le proprie idee.

Dallo smantellamento al possibile rilancio

La situazione attorno a The Lost Crown è stata tutt’altro che lineare. Nell’ottobre 2024, Ubisoft aveva infatti deciso di smantellare il team di sviluppo, interrompendo di fatto ogni possibilità immediata di un sequel. Una scelta legata a risultati commerciali considerati inferiori alle aspettative, nonostante il buon riscontro da parte della critica e dei giocatori.

Col passare del tempo, però, il titolo ha continuato a registrare numeri significativi, arrivando a superare i tre milioni di giocatori già prima dell’approdo su Xbox Game Pass. Un risultato che ha contribuito a mantenere vivo l’interesse attorno al franchise.

Un successo costruito nel tempo

Il caso di The Lost Crown è emblematico di come alcuni progetti riescano a trovare il proprio pubblico nel lungo periodo. Pur non essendo partito con numeri esplosivi, il gioco ha conquistato una base solida di appassionati, grazie a un gameplay raffinato e a una reinterpretazione moderna della serie.

Questo percorso potrebbe aver convinto Ubisoft a riconsiderare il futuro del brand, soprattutto in un momento in cui il publisher sta cercando di rilanciare alcune delle sue proprietà intellettuali più importanti.

Cosa aspettarsi dal futuro di Prince of Persia

Al momento, è impossibile sapere se queste indiscrezioni porteranno davvero a un nuovo capitolo. Tuttavia, il solo fatto che il team originale possa tornare al lavoro sulla serie rappresenta già una notizia significativa.

Un eventuale seguito potrebbe sviluppare ulteriormente le idee introdotte con The Lost Crown, mantenendo l’identità action platform che ha caratterizzato il gioco, ma ampliandone struttura e ambizione.

In attesa di conferme ufficiali

Come sempre, è bene ricordare che si tratta di informazioni non ufficiali. Ubisoft non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito, e per il momento tutto resta nel campo delle indiscrezioni.

Ma se anche solo una parte di queste voci dovesse rivelarsi fondata, allora Prince of Persia potrebbe essere davvero pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

E per una saga che negli anni ha vissuto alti e bassi, sarebbe senza dubbio un ritorno importante.