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Pokémon Go, i mostri tascabili sbarcheranno presto su smartphone

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Un annuncio a sorpresa, forse un po’ prevedibile.

La “The Pokémon Company” ha recentemente annunciati i nuovi piani in merito al franchise dei Pokémon che ha visto apparire, tra le tante novità, l’apparizione di un nuovo titolo questa volta destinato agli smartphone iOS ed Android. Questo nuovo gioco prende il nome di Pokémon GO! ed è in sviluppo ormai da un paio di anni, in collaborazione con Niantic Labs e Nintendo.

Il gioco prevede di portare in vita il mondo dei Pokémon, permettendo in base alla propria posizione di trovare e catturare specie differenti di Pokémon.

A seguire il comunicato stampa ufficiale:

I Pokémon nel tuo mondo con Pokémon GO! Acchiappali tutti!

Pokémon, Niantic e Nintendo collaborano a un nuovo gioco Pokémon per dispositivi mobili in uscita nel 2016

Tokyo, 10 settembre 2015The Pokémon Company, Niantic, Inc. e Nintendo Co., Ltd hanno annunciato oggi la loro collaborazione a un nuovo progetto per dispositivi mobili: Pokémon GO. Questo gioco innovativo permetterà ai fan di incontrare i Pokémon… nel mondo reale! Pokémon GO uscirà nel 2016 e sarà scaricabile gratuitamente sull’App Store e su Google Play.

I videogiochi della serie Pokémon si sono sempre ispirati a luoghi reali per le loro ambientazioni: le regioni giapponesi del Kanto e dell’Hokkaido o città come New York e Parigi. Con Pokémon GO i giocatori potranno catturare i Pokémon, scambiarli e affrontare entusiasmanti lotte nel mondo reale usando dati di posizione reali. L’esperienza di gioco offerta da Pokémon GO va oltre lo schermo di un dispositivo: i giocatori, infatti, esploreranno il loro quartiere e la realtà in cui vivono per andare in cerca di Pokémon assieme ad amici vecchi e nuovi. Al progetto lavorerà anche Junichi Masuda, il Game Director di Game Freak Inc., sviluppatore dei videogiochi della serie Pokémon, per portare in questo gioco lo spirito e il divertimento che caratterizzano il mondo Pokémon. Masuda esplorerà anche nuove potenzialità di gioco e un’eventuale connessione ai videogiochi della serie. In Pokémon GO sarà inoltre possibile eseguire acquisti all’interno dell’app.

“Il nostro obiettivo era un gioco per smartphone che desse vita ai valori del mondo Pokémon”, ha affermato Tsunekazu Ishihara, presidente e amministratore delegato di The Pokémon Company. “E la risposta è stata Pokémon GO.”

“Pokémon GO sposa perfettamente uno dei marchi più amati della pop culture con la piattaforma di gioco basata sul mondo reale ideata da Niantic”, ha detto John Hanke, fondatore e amministratore delegato di Niantic, Inc. “La collaborazione con The Pokémon Company e Nintendo segna uno straordinario passo avanti per i giochi basati sul mondo reale e nell’uso della tecnologia per stimolare i giocatori a scoprire il mondo e le persone intorno a loro”.

L’esperienza di gioco sarà ulteriormente arricchita grazie a un dispositivo che permette di giocare senza necessità di guardare lo smartphone: Pokémon GO Plus. Sarà possibile catturare i Pokémon ed eseguire altre semplici azioni semplicemente premendo un pulsante sul dispositivo. Progettato e realizzato da Nintendo Co., Ltd., Pokémon GO Plus sarà collegato allo smartphone tramite Bluetooth e, usando segnali luminosi e vibrazioni, notificherà gli eventi di gioco, come ad esempio… la comparsa di Pokémon nelle vicinanze!

Pokémon GO è in fase di progettazione da parte di Niantic, Inc., una start up di Google fondata da John Hanke, uno dei creatori di Google Earth. Niantic è nota per aver creato Ingress, un gioco per dispositivi mobili che conta 12 milioni di download in tutto il mondo. Questo gioco sfrutta la realtà aumentata e usa la tecnologia GPS per alimentare una storia di fantascienza che abbraccia il mondo intero.

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Recensione Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente

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George Stobbart e Nicole Collard sbarcano sulle console di nuova generazione.

Versione testata: PlayStation 4.

Era il 1996 quando Virgin Interactive ha lanciato sul mercato il primo Broken Sword, titolo che ha riscosso subito un grande successo per il fatto di essere un’avventura punta e clicca che giocava su una trama basata su antiche leggende “riportate in vita” nel presente, con un susseguirsi di eventi che rendevano interessante tutta la produzione. La grafica prevedeva inoltre un’ambientazione completamente disegnata a mano, offrendo paesaggi davvero pittoreschi. Solo un anno dopo, Revolution Software ha sviluppato Broken Sword: La Profezia dei Maya, secondo capitolo che ha contribuito a consolidare ed incrementare ulteriormente i fan della serie proponendo una nuova storia sempre legata alla mitologia.

A partire dal terzo capitolo, il team di sviluppo ha deciso di modificare la formula di gioco, eliminando il tradizionale punta e clicca per far posto a controlli diretti sui personaggi e realizzando tutta l’ambientazione con una grafica tridimensionale. Inutile dire che molti fan, tra cui il sottoscritto, non hanno particolarmente apprezzato questa scelta, poiché Broken Sword era stato privato di ciò che lo aveva reso affascinante e quasi inimitabile.

Dopo ormai 6 anni dal quarto capitolo, quando sembrava che non ci fossero più speranze di rivedere la saga, nel 2013 Revolution Software ha lanciato Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente, uscito su PC in due episodi pubblicati a distanza di quattro mesi. Ora, il gioco è sbarcato anche su PS4 e Xbox One in versione completa ed è pronto a riportare indietro nel tempo anche i possessori di una console di nuova generazione, con un ritorno all’insostituibile punta e clicca e alle ambientazioni realizzate a mano che allietano gli occhi di qualunque giocatore.

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“La Maledicciò” del serpente

Parigi ai giorni nostri. Durante una mostra d’arte tenuta nel piccolo negozio Le Lézard Bleu, dove è presente anche George Stobbart, un ladro irrompe all’improvviso con l’obiettivo di rubare il quadro “La Maledicciò” senza alcun particolare motivo. Nel tentativo di fermarlo, il proprietario della bottega viene ucciso. Dopo diversi secondi di terrore, George capisce che dietro tutta questa faccenda c’è qualcosa di misterioso e losco su cui ha intenzione di investigare per scoprire la verità. Una nuova ed intrigante avventura ha inizio.

La trama ritorna ai vecchi tempi, con gli eventi mostrati all’inizio che lasciano sin da subito un alone di mistero e “confusione” nel giocatore, che deve scoprire cosa ci cela dietro l’accaduto facendosi strada fra centinaia di indizi. Come da tradizione, il gioco ruota sempre intorno alla mitologia, questa volta legata all’antico simbolo dell’uroboro, la figura di un serpente che si morde la coda visibile al centro del quadro rubato, pertanto c’è anche una sorta di insegnamento storico-mitologico contenuto nella produzione che molti potrebbero apprezzare. L’avventura, quindi, vede il celebre duo Stobbart – Collard nuovamente in azione per far luce sui fatti e sventare un’altra minaccia da parte di una qualche cospirazione.

La caratterizzazione dei personaggi poco spiccata, purtroppo, vede dialoghi molte volte interpretati in modo superficiale che si riducono ad essere vere e proprie letture di frasi senza trasmettere particolari emozioni o tonalità di voce. Nonostante ciò, comunque, la possibilità di mostrare qualunque oggetto in nostro possesso a qualsiasi persona con cui parliamo (altra “feature” storica della serie) dà spesso luogo a ridicole conversazioni che strappano qualche sorriso. I fan più fedeli, inoltre, apprezzeranno sicuramente il ritorno di alcune figure cardine dei primi capitoli, tra cui il sergente Moue, il critico d’arte Hector Laine e addirittura la famosa capra.

Il punta e clicca non si tocca

Come già accennato, Broken Sword 5 torna all’insostibuile formula del punta e clicca, quella con cui è nata la saga nonché la preferita da tutti i giocatori, e che si comporta anche bene su console senza avere un cursore troppo lento o scomodo da usare. Oltretutto, è anche possibile utilizzare il touchpad di PS4 per muoverlo, che dispone di una giusta sensibilità. L’esplorazione dell’ambiente circostante e l’esaminazione degli oggetti in ogni loro dettaglio è sempre importante, poiché tante volte potrebbe sfuggire qualcosa di fondamentale per proseguire che, però, potremmo non ritenere utile a tale fine, ritrovandoci apparentemente bloccati. Anche gli enigmi, come da tradizione d’altronde, hanno un ruolo cardine nel gioco e diverse volte occorre anche far bene attenzione ai dialoghi a cui assisteremo, perché la risposta potrebbe trovarsi proprio lì.

In generale, quindi, il quinto capitolo adotta nuovamente le meccaniche di gioco che hanno debuttato con i primi Broken Sword, e ciò permette di comprendere anche ai novizi della serie come effettivamente fosse agli inizi. E se siete fra i nuovi arrivati ed amate il titolo, recuperate assolutamente tutti i precedenti, in particolar modo i primi due: non ve ne pentirete, parola di un fan storico.

Per quanto concerne la longevità, occorrono circa una decina di ore per portare a termine l’avventura la prima volta, ma molto dipende anche da quanto si è perspicaci nel risolvere gli enigmi presenti, dato che alcuni richiedono un ragionamento logico a cui non tutti arrivano immediatamente senza risultare, comunque, troppo complicati. La storia, in ogni caso, non è noiosa ed evolvendosi diviene sempre più interessante, il che spinge i giocatori a voler continuare per capire ciò che accadrà più avanti.

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Un viaggio fra Europa ed Asia occidentale

L’ambientazione tipica della saga rimane sempre la città dell’amore, ovvero la splendida Parigi, che viene rappresentata con disegni realizzati a mano dai colori vivi che danno vita a paesaggi quasi idilliaci che fanno viaggiare la fantasia di chiunque. La prima parte del gioco si svolge per la maggior parte del tempo in Francia quindi (a parte una breve sessione a Londra), mentre la seconda vede l’ambientazione spostarsi principalmente in Catalogna e poi in Iraq, anch’esse rappresentate in modo superbo sempre grazie a disegni in grado di trasmettere emozioni nei giocatori più “artistici”. Inoltre, la località di Montserrat è stata riprodotta fedelmente alla realtà, segno che i luoghi giocano sempre un ruolo importante nell’intera serie. Se però il tocco degli artisti è più che apprezzabile, c’è da dire che il comparto grafico non ha subito particolari cambiamenti rispetto alla versione PC: è possibile intravedere svariate compenetrazioni poligonali e alcuni elementi non realizzati a mano non godono di grandi dettagli, sebbene tutto ciò possa passare in secondo piano in un titolo di questo genere.

Il comparto sonoro è ben realizzato, anche se in alcuni momenti la musica risulta essere troppo alta e lo si può notare maggiormente durante dei dialoghi. Ovviamente, è un fattore molto
soggettivo e certo, basta diminuire il volume dell’audio dalle impostazioni. In generale, comunque, si può sentire ogni singolo suono specifico per quella ambientazione, dal cinguettio degli uccelli al sottofondo “rumoroso” delle strade di Parigi.

Commento finale

Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente è il ritorno in grande stile della serie, con tanto di meccaniche punta e clicca e ambientazioni realizzate completamente a mano dagli artisti di Revolution Software. Amato da tutti già su PC, la versione completa arrivata sulle console di nuova generazione non può far altro che soddisfare tutti coloro che non hanno potuto giocarlo su un computer o su dispositivi mobili, soprattutto perché costa solamente 30€. Il vero Broken Sword è tornato e se siete fra gli amanti del genere o, più semplicemente, fan fedelissimi, questo quinto capitolo è un must have e forse anche un addio definitivo coi fiocchi alla serie. Ma chissà, magari il team di sviluppo ci farà un’altra sorpresa fra diversi anni, e lo speriamo vivamente.

Pro Contro 
– Il vero Broken Sword è tornato!
– Ambientazioni sublimi
– Storia interessante
– Buona longevità
– Personaggi poco caratterizzati
– Non vogliamo che sia l’ultimo capitolo 
  Voto Globale: 80 
 
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Apple live event a San Francisco, ecco a voi iPhone 6S e iPhone 6S Plus

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Live now.

Proprio ora Apple sta svelando i suoi nuovi top di gamma per questo 2015, come ormai sappiamo da tempo. La prima novità introdotta su questi due nuovi device è data dalla finitura in alluminio, ma non uno qualsiasi, bensì la stessa lega utilizzata nell’industria aerospaziale. I display saranno più resistenti per via di una particolare lavorazione del vetro, ed ovviamente su di essi saremmo finalmente in grado di testare la nuova tecnologia che Apple ha apportato nei nuovi smartphone: la tanto spettegolata Force Touch, chiamata dagli sviluppatori 3D Touch.
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Grazie ad essa, in grado di riconoscere le varie pressioni esercitate dalle nostre dita, potremmo accedere facilmente alle nostre app preferite, a quelle usate più frequentemente o ad alcune pre-impostate.
Il team di Cupertino sta mostrando al pubblico come questa tecnologia funzioni ed un esempio è: una rapida preview se teniamo premuto su un messaggio, informazioni più dettagliate quando usiamo Maps
L’azienda ha dovuto stringere importanti partnership con altre case in modo da implementare il Force Touch anche in app di terze parti come Facebook (è possibile aggiornare il proprio stato dalla home page) e Dropbox. Apple parla inoltre con molto entusiasmo del nuovo processo produttivo che ha visto realizzare, grazie ad una nuova architettura, il nuovo processore A9-64bit (co-processore M9 costruito direttamente nel chip di A9): 70% più veloce nelle operazioni dedicate alla CPU e 90% in quelle dedicata alla GPU, in confronto al precedente A8.
Per rendere l’idea, Freeblade è stato scelto in quanto anche Pixel Toys ha preso parte negli accordi della Force Touch.
Uno dei momenti clue è anche quello dedicato alla fotocamera, una 12MP in grado di garantire una qualità del 50% maggiore rispetto a quella di iPhone 6. Introdotti anche i video in 4K ma quello che stupisce è il miglioramento alla camera frontale di 5MP: il display Retina diventa 3 volte più luminoso fungendo come una sorta di Flash per aiutare quando c’è poca luce, feature chiamata “Retina flash”.
Sarà possibile scattare delle “Live photo”, ovvero delle foto che grazie al Force Touch, potremmo vederne il movimento. Cosa significa? Significa che, selezionando le live photo dall’interfaccia della fotocamera e scattando una foto, quest’ultima catturerà alcuni secondi della scena oltre alla foto normale e, per vederne l’effetto di movimento, come abbiamo detto, utilizzeremo il Force Touch.
Facebook è già al lavoro per integrare le live photo in un aggiornamento che verrà rilasciato nell’App Store. 23 bande LTE e WiFi veloce il doppio, promette Apple.
I predecessori, 6 e 6 Plus scenderanno di prezzo di circa 100$ ed il 5S diventerà Entry Level. I pre-order partiranno Sabato 12, disponibile dal 25 negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Germania, Cina, Francia, Hong Kong, Giappone e pochi altri, tra cui l’Italia. IOS 9 sarà disponibile già dal 16 Settembre con un nuovo pricing di iCloud:

-50GB, 99 centesimi al mese
-200GB, 2.99$ al mese
-1TB, 9.99$ al mese

Il prezzo dei due flagship dovrebbero essere gli stessi dei precedenti all’uscita.

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Companion, l'app che tiene compagnia

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E’ capitato a tutti, prima o poi, di tornare a casa e sentirsi a disagio mentre si percorre una strada completamente buia.
Per questo è nata Companion, un’app in grado di trasformare il tuo smartphone in un “angelo custode”.
Il suo funzionamento è semplice: si seleziona il punto di partenza ed il punto d’arrivo, dopodichè si dovrà scegliere un compagno di viaggio (o più, se si vuol essere tranquilli), direttamente dai propri contatti, che verrà aggiornato durante tutto il tragitto. Tra le varie indicazioni inoltre ogni tanto, l’app porrà la domanda “Stai bene?” e se la risposta non dovesse arrivare entro 15 secondi l’app avviserà il compagno scelto. L’applicazione rileverà quando si corre oppure quando si staccano le cuffie, presumibili in segnali di pericolo, ed attenderà sempre i fatidici 15 secondi prima di avvisare qualcuno.
Ovviamente l’app non garantirà una sicurezza totale, però riuscirà sicuramente a dare più tranquillità agli utenti.

Fallout 4, Bethesda annuncia Season Pass e DLC gratuiti

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Ormai l’uscita di Fallout 4 è imminente. Bethesda Games Studios riguardo a questo titolo vuole annunciare diverse novità.

  • Aggiornamenti gratuiti. Come è successo per Skyrim gli aggiornamenti per Fallout 4 saranno completamente gratuiti, e non solo conterranno bug fix, ma introdurranno diverse novità nel gioco. Esattamente come un update. Bethesda vuole capire cosa vorranno trovare i giocatori nel gioco, in maniera da garantire loro delle novità o miglioramenti.
  • Mod e Creation Kit. L’intenzione di Bethesda è quella di dare ai player la possibilità di personalizzare il proprio gioco tramite l’uso dello stesso “Kit” che usa la casa editrice. In questo modo i giocatori potranno usare e condividere le proprie mod. Queste mod arriveranno poi più tardi nelle console. 
  • Season Pass. La season pass non sarà gratuita e includerà maggior parte dei contenuti scaricabili, però la Bethesda vuole premiare i giocatori più fedeli con uno sconto portando il prezzo a 29,99€. Inoltre i contenuti scaricabili saranno disponibili a partire dall’anno prossimo e, seguendo gli esempi dei giochi della casa come Fallout 3, Oblivion e Skyrim, probabilmente il prezzo rimarrà invariato intorno ai 39,99€.

Heroes of the Storm, nuovo personaggio in arrivo

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Heroes of the Storm si arricchisce.

Ieri la Blizzard, tramite un suo account Twitter, ha pubblicato un tweet dove annunciava i nomi dei personaggi che sarebbero stati aggiunti nel proprio MOBA, Heroes of the Storm. Sta di fatto che ha mantenuto la parola, rilasciando nella nuova patch Rexxar, Campione dell’Orda e colui che accompagnava il giocatore che sceglieva il mazzo cacciatore in Hearthstone. Il personaggio porta con sé anche il suo famiglio, di nome Misha. Oltre alle sue abilità uniche, Rexxar potrà essere personalizzato con due particolari skin esattamente come tutti gli altri personaggi già disponibili in gioco. Ovviamente, la patch sistemerà anche dei bug e aggiungerà oggetti nello shop in-game.

Kingdom Hearts 2.9, titolo in sviluppo su PlayStation 3 e 4?

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Il profilo LinkedIn di un dipendente “fa acqua” da tutte le parti!

Grazie al noto “social network” del lavoro: LinkedIn, trapelano nuove informazioni in merito ad un nuovo titolo appartenente al franchise nato dalla collaborazione tra Square Enix e Disney: Kingdom Hearts 2.9. Il titolo semrerebbe sia in via di sviluppo su PlayStation 4 e PlayStation 3, seppur non siano disponibili ulteriori informazioni (che si tratti del titolo segreto in sviluppo presso la software house giapponese?). Il titolo sembra essere in sviluppo da almeno 10 mesi.

Nel medesimo profilo, inoltre, sbucano fuori feature e funzionalità di Kingdom Hearts III ancora sconosciute, come ad esempio delle funzionalità di rete dedicate al multiplayer!

Insomma, Square Enix ha ancora qualche sorpresa da svelare; il Tokyo Game Show 2015 è vicino e siamo certi che alcune di queste informazioni verranno confermate da Square Enix.

Rise of The Tomb Raider, nuove informazioni sull'online

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No alla modalità Multiplayer però sarà possibile giocare contro i propri amici.

Come ormai annunciato qualche tempo fa, Rise of The Tomb Raider non avrà alcuna modalità Multiplayer però Crystal Dynamics a quanto pare è a lavoro per implementare una modalità che permetterà di sfidare i propri amici.

In pratica, come riportato sulle pagine di Videogamer, Microsoft ha dichiarato che «Crystal Dynamics sta lavorando duramente su The Rise of The Tomb Raider in quanto l’obiettivo è quello di offrire un’esperienza di gioco straordinaria ed entusiasmante; nelle prossime settimane e nei prossimi mesi forniremo maggiori informazioni relativamente al gioco e in particolar modo a come i giocatori potranno estendere la Campagna in Single-Player e competere quindi con i propri amici».

Naturalmente siamo molto curiosi di scoprire come funzionerà questa modalità, che a quanto pare sarà comunque legata, in qualche modo, al Single Player.

 

FIFA 16, svelato il peso del gioco

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Aggiungete 10Gb ai 12,67Gb di FIFA 15.

Probabilmente merito delle più opzioni disponibili e del notevole cambiamento grafico apportato nel nuovo capitolo del franchise – o almeno speriamo siano queste le motivazioni – FIFA 16 arriva a pesare, su Xbox One, circa 10Gb in più del suo predecessore, FIFA 15. Il totale del peso, dunque è di circa 21,84Gb.

La notizia arriva per merito della divulgazione di alcune delle dimensioni di installazione dei nuovi titoli in arrivo sulla console di nuova generazione di Microsoft tra i quali appare, per l’appunto, il titolo sportivo targato EA.

Guitar Hero Live, si aggiungono ben 10 nuove tracce

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Delle tracce da paura.

Attualmente si sa che Guitar Hero Live vanterà più di un centinaio di tracce giocabili ma Activision ha voluto esagerare e quindi ha deciso di annunciare ben 10 nuove tracce che si vanno così ad aggiungere alla già ricca Tracklist.

Ecco le tracce in dettaglio:

  • Passenger – Let Her Go
  • Pearl Jam – Sirens
  • Haim – The Wire
  • Tonight Alive – The Ocean
  • 36 Crazyfists – Also Am I
  • Surfer Blood – Demon Dance
  • Gerard Way – No Shows
  • Wavves – Demon to Lean On
  • Lamb of God – Ghost Walking
  • Orianthi – According to You

Guitar Hero Live sarà pubblicato a partire dal 20 Ottobre prossimo su PlayStation 4, XBOX One, PlayStation 3, XBOX 360, Wii U e Mobile.

GTA V, presto disponibili più opzioni "sessuali"

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Uomini e Donne che diventano, rispettivamente, Donne e Uomini.

Un nuovo leak riguardo Grand Theft Auto V è da poco apparso online, con il ricordo sempre bene impresso nella mente dell’arrivo dell’aggiornamento 1.29 previsto per i primi giorni di Settembre. Stando a quanto è stato divulgato su Twitter da TezFunz – noto leaker le cui rivelazioni si sono spesso rivelate veritiere –  con il nuovo aggiornamento, ormai alle porte, sarà possibile cambiare sesso al proprio personaggio tramite una funzione di gioco o chiedendo supporto al team Rockstar.

Insomma sarà possibile avere personaggi dalle sembianzi femminili che in realtà sono uomini e personaggi dalle sembianze maschili che in realtà sono donne; tutto ciò viene reso possibile da nuove “tecnologie chirurgiche estetiche” rese disponibili all’interno del gioco.

Se non altro Rockstar Games è stata in grado di motivare in modo soddisfacente l’aggiunta di questa nuova funzionalità, c’è da vedere in che modo i mass-media recepiranno il messaggio, creando sicuramente un nuovo polverone mediatico mirato a screditare il titolo.

Star Wars Battlefront, nuovi dettagli sulla modalità "Drop Zone"

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Ispirata alla classica modalità “King of The Hill”

DICE ha divulgato nuovi dettagli in merito alla modalità “Drop Zone” di Star Wars Battlefront, da tempo annunciata e mai resa nota; questa nuova modalità prende ispirazione dalla modalità “King of The Hill” dei più conosciuti First Person Shooter e mette in campo 16 giocatori, divisi in 2 squadre da 8, che dovranno contendersi il controllo di 5 postazioni chiave in un arco di tempo di 10 minuti.

DICE rassicura i fan, assicurando che i camper saranno cosa rara da vedere ed affermando che il possesso di una postazione farà sì che in quella stessa postazione vengano casualmente generati degli speciali potenziamenti.

Vi ricordiamo che Star Wars Battlefront sarà disponibile su PC, PlayStation 4 ed Xbox One a partire dal 17 Novembre.

The Witcher 3: Hearts of Stone, nuove carte Gwent, brani musicali e storie d'amore

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Iniziamo a conoscere i contenuti dell’espansione di The Witcher 3!

The Witcher 3: Hearts of Stone è la nuova espansione dedicata al GdR dell’anno in arrivo il 13 di Ottobre; CD Projekt Red non perde tempo e nelle persone di Damien Monnier, Rafal Jaki, Marcin Przybylowicz e Morcin Mormot inizia a distribuire piccoli ma eccitanti dettagli in merito ai nuovi contenuti.

Sono due le nuove carte mostrate su Twitter (1 e 2) che andranno ad arrichire i contenuti di Gwent, e che potrete vedere più in basso; un piccolo spezzone di un brano inedito che andrà a farcire la colonna sonora ed infine un piccolo dettaglio in merito alla storia d’amore dell’espansione, che non intaccherà in alcun modo le vicende della storyline principale.

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Un art book in arrivo per Splatoon

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Uscirà mai in Europa? Chissà!

Ebbene, il prossimo 10 Ottobre, con ogni probabilità soltanto nella terra del Sol Levante, verrà pubblicato un art book relativo ad uno degli ultimi titoli marchiati Nintendo ovvero Splatoon; l’art book in questione conterrà una miriade di tavole illustrate, di concept art, character design, calamari e molto molto altro ancora.

In Giappone l’editore sarà Kadokawa-Dwango e il prezzo consigliato al pubblico del volume sarà di circa 18 euro (2400 Yen); al momento purtroppo non ci sono notizie in merito all’uscita in Europa.

 

Recensione Sinister 2

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L’uomo nero vittima di sé stesso.

Uno dei dilemmi che regnano sovrani nell’attuale panorama cinematografico, il quesito più inflazionato, quello che capita di porsi dopo la visione di film come Sinister 2, verte sicuramente sulla effettiva necessità  di produrre un così alto numero di sequel, specie se si prende in considerazione il genere horror. Viene da chiedersi sempre più spesso, in effetti, se,  la ricerca di un profitto più elevato perseguito con il minimo rischio da parte delle case produttrici, non finisca sistematicamente per svilire opere di per sé di buon valore, cercando di trasformare quella che in origine si è presentata allo spettatore come un’idea vincente in un brand eventualmente fonte di facili guadagni,  inserito all’interno di un processo di serializzazione che con ogni probabilità nulla finirà per aggiungere in potenza ad una qualsiasi creazione di tipo artistico. Se a tutto questo si aggiunge che, quando si ha a che fare con il piano emozionale altrui, la sfida di imprimere nuovamente un segno tangibile nello spettatore, quella che dovrebbe rappresentare la chiave di volta in ogni sequel degno di tale nome, diventa ancora più ardua, è facile figurarsi la risposta alla domanda iniziale.

Un responso sicuramente negativo e Sinister 2 ne è un’ulteriore conferma, ennesimo esempio di come possano cadere in tentazione anche case produttrici come la Blumhouse, alla quale va sicuramente tributato il merito di aver conferito, negli ultimi anni, nuova linfa vitale ad un genere, quello horror, schiacciato dal peso dei suoi stessi cliché. Il primo Sinister ne è stato la prova inconfutabile. Nato da un budget molto limitato, tipico della casa produttrice, e da un’idea di certo non originale, quella dell’uomo nero che si nutre delle anime di bambini, ma riproposta in una veste rinnovata, ha trovato la propria forza soprattutto nell’enigmaticità di un antagonista, Bughuul, che ha fatto della sottigliezza la sua arma vincente, dimostrando  a Derrickson e Cargill, gli sceneggiatori,  di aver centrato il bersaglio pur trattando un tema ormai abusato.

Probabilmente i padri dell’oscuro demone si sono un po’ troppo affezionati alla propria creatura ed hanno così deciso, in Sinister 2, di indagarne più a fondo le origini, scavando faticosamente all’interno della mitologia pagana, allo scopo di proporre allo spettatore una spiegazione minuziosa ed il più credibile possibile circa le origini della malvagia ispirazione, concernente lo sterminio della propria famiglia, che investe tutti i bambini  venuti a contatto con il demone secondo lo schema da lui prestabilito.
I guai di Bughuul  sono nati proprio da  tale presupposto. Troppo viene spiegato durante la proiezione. Troppo viene mostrato allo spettatore e così, quello che era riuscito ad impressionare nel primo film, il male che sottile e inesorabile si insinua nelle vite quotidiane degli innocenti per eccellenza, finisce per trasformarsi invece nel protagonista di uno show di sicuro macabro, ma diluito nella sostanza da un eccesso di zelo nel sottolineare i movimenti di un antagonista che, complici anche le sue troppo frequenti apparizioni, sembra assumere in questo sequel più le fattezze di un killer seriale che di un’oscura entità sovrannaturale dedita a circuire giovani anime.

L’osservazione estetica della violenza

Altro punto sul quale Sinister 2 sembra voler insistere, anche prepotentemente, è quello della presentazione allo spettatore di una violenza fine a sé stessa, attraverso la riproposizione dei numerosi filmati girati, tramite una Super8, dagli stessi bambini, divenuti assassini della propria famiglia nonché maliziosi aiutanti del demone che ormai ne possiede l’anima corrotta. Molto è stato sacrificato per portare avanti tale idea. Quello che, infatti, inizialmente è utilizzato in maniera sapiente non solo come un medium per consentire a Bughuul di realizzare i suoi oscuri piani, ma soprattutto come uno strumento in grado di fornire allo stesso tempo maggiore enfasi narrativa scandendo con rivelatoria precisione i punti critici della trama e spingendo lo spettatore ad indagare con minuzia ogni singolo filmato proiettato nel primo film, diviene qui solo veicolo di una violenza reiterata inutilmente e puntualmente preannunciata dall’arrivo dei fantasmi dei precedenti bambini scomparsi nella camera del protagonista durante ogni notte.sinister-2-1

Le stesse vicende della famiglia al centro della storia sembrano voler spingere goffamente in tale direzione. Una trama resa insipida da percorsi già battuti, che vede una madre in fuga con i suoi due figli da un padre violento , il quale a sua volta cerca di sfruttare il proprio potere per riottenere illegalmente l’affidamento, vorrebbe invogliare lo spettatore a ricercare la vendetta, portandolo a parteggiare, tramite un semplice espediente, per il cinico uomo nero. L’osservazione estetica della violenza, quella che nelle intenzioni avrebbe dovuto  fungere da movente corruttivo della vicenda oltre che da motore dell’azione per l’intera durata del film, finisce invece per perdere ogni possibilità di fornire spunti critici di riflessione allo spettatore. Non siamo purtroppo sui campi solcati da un esperimento cinematografico come Funny Games, il quali effettivamente mirava anche tramite episodi di meta-cinematograficità a smuovere la coscienza di chi si trovava davanti allo schermo. Nel film della Blumhouse l’unico espediente di tal genere che vorrebbe richiamare l’attenzione dello spettatore su un differente punto di vista è presente solo in forma di dialogo tra uno dei protagonisti e lo studioso del paranormale di turno, ma viene poi perseguito in malo modo fino alla fine. Il resto non è altro che violenza che non incide o sconvolge  per i modi con cui è proposta a differenza di quanto accaduto con Sinister, ma che diviene purtroppo sterile contorno delle azioni di Bughuul.

Non ci resta che Sinister

E così l’uomo nero finisce col perdere il proprio sinistro fascino. Chi ha apprezzato il primo film non potrà certamente fare a meno di notarlo.  Lo scalpore suscitato dai filmati in Super8 unito ad un sapiente uso degli effetti sonori, centrati in modo da rendere le proiezioni fittizie ancora più sconvolgenti, è, in questo secondo capitolo della serie, solo un lontano ricordo. Certo, in Sinister 2 non mancano le classiche situazioni da sobbalzo, i tanto agognati jumpscare, alcuni dei quali architettati con originalità, ma oramai il pubblico navigato degli horror avrebbe bisogno d’altro.  Permane, invece, per tutta la durata del film la chiara sensazione di assenza di una effettiva tensione emotiva in grado di scalfire anche gli animi più empatici. Una tensione che nella parte conclusiva finisce paradossalmente per svanire del tutto.  L’unica certezza è che, visti anche i risvolti della trama, ci sarà probabilmente da attendersi un terzo capitolo nel quale si spera che Bughuul  possa recuperare il terreno perso. Al momento, però, come testimonia anche la scena conclusiva, chiaro marchio di fabbrica  richiamante il primo film, l’uomo nero sembra piuttosto essersi calato nei panni del personaggio famoso di turno, pronto ad offrirsi grottescamente in sacrificio ad una cultura della produzione in serie che lo ha reso l’ennesimo prodotto di scarso livello qualitativ
o. Contento lui.

A noi non resta che ricordarlo com’era all’inizio della sua carriera.

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Recensione One Piece Pirate Warriors 3

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La Rotta Maggiore ci aspetta!

Versione testata Playstation Vita.

C’è voluto un po’ di tempo, ma finalmente la ciurma di Rufy, Zoro, Nami e tutti gli amici di Cappello di Paglia sono pronti per un ritorno in grande stile in uno dei giochi più dinamici e concitati che li abbia mai visti protagonisti. One Piece Pirate Warriors 3 si presenta come continuatore di una formula già collaudata nei precedenti capitoli, perfezionandola e arricchendola di nuove interessanti caratteristiche, ma senza stravolgere le impostazioni di fondo che dovreste già aver avuto il tempo di conoscere. Abbiamo comunque tutto il tempo necessario per una ricapitolazione generale e, a conti fatti, per vedere quanto ora c’è di vecchio e quanto di nuovo. Mollate gli ormeggi, diventerete il re dei pirati!

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Eiichiro Oda sarebbe fiero

Primo elogio doveroso e necessario: One Piece Pirate Warrios 3 (da ora lo abbrevieremo semplicemente in Pirate Warriors 3) abbandona la predisposizione narrative casuale dei suoi predecessori e si presenta come difensore assoluto della fedeltà del manga. Via avventure avventate, via personaggi aggiunti a caso: si comincia dove comincia il manga, si finisce dove attualmente finisce il manga al momento della sua contemporanea pubblicazione (la battaglia contro Don Flamingo e compagnia). La scelta di seguire coerentemente la narrazione dell’opera originale non può che essere un punto a favore, soprattutto considerando l’ottima coerenza, capacità riassuntiva e stimolazione emotivache ad essa si accompagna. Le fasi “animati” predisposte al racconto vero e proprio, così come i testi a schermo, sono tutti ottimamente dosati e alternati, il doppiaggio giapponese è perennemente presente e parecchio gradevole e tutto si presenta a definire un prodotto realizzato con cura ed energia calcolata. Le varie saghe in cui si articola il manga sono organizzate come paragrafi di cinque capitoli, i cui protagonisti oltre ovviamente a Rufy e alla sua ciurma sono i più potenti nemici che si ritrovano ad affrontare: Kuro, Arlong, Smooker, Crocodile, Ener e via dicendo. Fino ad arrivare ovviamente ai ben più pericolosi nemici della Flotta dei Sette.

Se comunque ripassare la storia di Rufy non fosse la vostra prerogativa, la seconda opzione a schermo nel menù vi permetterà di esplorare livelli casuali disseminati in un fittizio arcipelago di isole, avventurandovi attraverso regioni inesplorate e assistendo a improbabili alleanze fra vari comprimari (Law che fa squadra con la spadaccina subordinata di Smooker? Sì, è qui è possibile). Le storie vengono qui ridisegnate e reimmaginate volta per volta, in una modalità di gioco più libera a difficoltà crescente, tutta incentrata sul “cosa sarebbe accaduto se Tizio invece di questo avrebbe fatto questa altra cosa”.

Ottocentomila nemici a schermo e non sentirli

Pirate Warriors 3 è ancora una volta tutto incentrato sul genere mosou, il che significa essenzialmente due cose: tanti tanti tanti nemici da eliminare tutti in una volta e una potenzialmente pericolosa ripetitività di fondo. Per quanto riguarda il primo punto non c’è nulla di preoccupante per i giocatori inesperti, dal momento che i livelli di difficoltà sono liberamente selezionabili in qualsiasi momento. Inoltre i nemici basilari di One Piece, quelli che inondano lo schermo, non sono poi generalmente degli strateghi o dei supereroi, ma si limitano a gettarvisi contro o a restare, per di più con una barra vitale così imbarazzante da essere svuotata con un paio di pugni ben assestati. Ne consegue comunque una grande soddisfazione personale: devastare decine e decine di soldati della marina con il Gear Second di Rufy (magari in combo con gli attacchi speciali degli altri personaggi) è divertentissimo oltre che appagante. 

Il nodo scomodo che pochi mosou sono in grado di sciogliere è quello della ripetizione e ripetizione di mosse, azioni ed esplorazioni sempre uguali a se stesse. Dopotutto, cosa si fa a parte massacrare i nemici e fare fuori i boss di fine livello (che richiedono una dose di cazzotti più sostanziosa, ma non più strategica)? Il punto è che a compare Pirate Warriors 3 dovrebbe essere senza ombra di dubbio o un amante delle avventure di Cappello di Paglia (la trama assicura ore e ore di divertimento) o un estimatore del genere mosou stesso. Se poi le due cose vanno a braccetto tanto meglio, avete scelto un ottimo investimento. Ciononostante, il titolo è in grado di offrire una varietà di modalità di gioco, di extra, collezionabili e sfide ineguagliati. Se avete tempo da perdere, gli svilupattori saranno ben lieti di farvene perdere un sacco (figurarsi poi se ambite addirituttra al completamento assoluto): hanno pensato a ben tre modalità di gioco diverse.

“Diario della Leggenda” è la classica modalità storia, divisa per capitoli e paragrafi: soddisfacendo determinati requisiti, livello per livello sfiderete migliaia di nemici e affronterete il boss finale. La novità rispetto ai capitoli precedenti è poter giocare impersonando anche gli altri membri della ciurma, dato che comunque tutti possono salire di livello, essere potenziati e migliorari tra un’avventura e l’altra, grazie alle monete raccolte dai nemici più forti e ai berry accumulati con le uccisioni. Una volta finita la storia (o in contemporanea) potrete dedicarvi al “Gioco Libero”, che sostanzialmente è sempre la modalità storia, ma potrete riviverla in modo molto diverso. Per esempio utilizzando Crocodile per eliminare Arlong, o Buggy contro Odr e Gekko Moria. La differenza è la possibilità di scelta di qualsiasi personaggio abbiate già sbloccato. Ultima ma non meno interessante è la terza modalità a menu, cui abbiamo già accennato, con avventure inedite, isole dmai viste da esplorare e nemici molto più potenti da eliminare. Ancora non basta? Ci sono i collezionabili.

Completisti, preparatevi a dannarvi. Primo: il completamento degli episodi. Ogni livello di gioco presenta un “livello leggenda” da completare al 100%. Realizzarlo in un’unica seduta sarà impossibile, dal momento che le condizioni sono varie e specifiche, sebbene nulla sia particolarmente difficile. Il più delle volte si tratta di rifare il capitolo con questo o quel personaggio, di portare a termine eventi bonus, eliminare il boss con un attacco specifico. Secondo: le monete. Ogni personaggio “maggiore” può rilasciare la propria effige una volta che lo avrete sconfitto. Nel gioco ci sono più di venti monete da raccogliere: in bocca al lupo. Terzo: la galleria. Di livello in livello potrete comprare al negozio, con i berry accumulati, video, musiche e persino vestiti per determinati personaggi. Quando avrete accumulato tutto di tutto, avrete a disposizione un wikipedia a tema One Piece e se non sarete diventati re dei pirati, almeno sarete il re dei completisti.

 

Aiuto!

Rufy sarà anche un pirata, ma nel 2015 si naviga soprattutto in rete. Preparatevi quindi ad una divertente componente online caratterizata dalla “modalità soccorso”: ogni livello potrà essere giocato con la partecipazione di un compagno che dovrà agganciarsi alla vostra partita. Se avrete bisogno di aiuto quindi le cose veranno semplificate di molto. D’altra parte potrete avere la vostra occasione di dimostrarvi delle brave persone: un vostro amico in difficoltà può mandarvi in qualsiasi momento una rischiesta di aiuto che apparirà nel menu principale. Cosa state asp
ettando? Andate a picchiare i marines in sua compagnia.

bella immagine

Una conversione da 100 milioni di Berry

One Piece Pirate Warriors 3 su PlayStation Vita è sinceramente incredibile anche dal punto di vista tecnico, tanto che non abbiamo paura di definirlo un vero e proprio gioellino portatile. E’ vero, gli ambienti sono caratterizzati da pochi elementi a schermo, ma questa è una caratteristica del genere mosou non un limite della componentistica hardware. Anzi, la portatile Sony è spremuta fino al midollo: i nemici a schermo sono tanti quanto le controparti casalinghe, i cali di frame rates sono una rarità assoluta e la fluidità delle azioni di gioco è perennemente garantita. Il lavoro degli sviluppatori dimostra chiaramente che anche con delle risorse ridotte si può fare qualcosa di grande: basta avere volontà e determinazione.

Pulite, nitide e sgarcianti anche i filmati narrativi nonstante la necessaria compressione; ottimo l’accompagnamento sonoro, mai fuori luogo, con musiche azzeccate e incalzanti per le fasi in cui si danno batoste ai nemici, capaci di diventare sentimentali e malinconiche nel momento giusto. Sempre e comunque emotive, fareste un grave errore scegliendo di ridurre a zero il volume, anche se talvolta la ripetitività di certi dialoghi e battute da parte dei personaggi potrebbe spingervi in quella direzione. Farete uno sforzo, non è vero?

Commento finale

One Piece Pirate Warriors 3 è un ottimo gioco, capace di intersecare le avventure della ciurma più famosa dei manga/anime con un genere apparentemente ripetitivo ma capace alla lunga di dare enormi soddisfazioni, oltre ad ore ed ore di puro divertimento. Longeva, pulita ed orecchiabile, tecnicamente quasi ineccepibile, questa versione portatile non ha nulla da invidiare alle controparti fisse, anzi ha il merito di portare le mazzate gommose del protagonista dal salotto di casa al treno che usate abitualmente, di renderle fruibili in qualsiasi altro luogo. Avanti tutta: c’è un solo posto disponibile per il futuro re dei pirati!

Pro Contro 
– Divertente, esuberante, fuori di testa: come il manga!
– Tantissime cose da fare
– Conversione da applausi
– Alla lunga ripetitivo
– Alla lunga ripetitivo
– Ah, sì: alla lunga ripetitivo
  Voto Globale:  80
 
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The Witcher 3, Heart of Stone si mostra in un nuovo video

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Disponibili anche le carte da gioco GWENT.

Namco Bandai, distributore per l’Italia del capolavoro dei CD Projeckt RED, The Witcher 3, ha appena annunciato la disponibilità di un primo trailer dell’imminente primo DLC a pagamento del gioco, dal titolo  Heart of Stone. 

Il DLC, venduto al prezzo di 8,99 sullo store GOG, permetterà ai giocatori di vivere una nuova avvenutura nei panni di Geralt, aggiungendo ben 10 ore di gioco ricche di colpi di scena, nuovi nemici, mostri, una nuova storia d’amore e nuove meccaniche. Namco Bandai ha inoltre reso nota una iniziativa che permetterà ai giocatori di acquistare una versione pacchettizzata del DLC (al costo di 19,99 euro) comprendente un pacchetto di carte GWENT e un manuale con le regole di gioco, per giocare dal vivo con i vostri amici. Il DLC arriverà il 13 ottobre 2015 per PC, PS4, XBOX ONE.

Maggiori dettagli e il video trailer del DLC continuate a scorrere la pagina.
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Annunciata la data di uscita dell’espansione “Hearts of Stone” di The Witcher 3!

Ritorna a vestire i panni del cacciatore di mostri Geralt di Rivia, questa volta, ingaggiato per sconfiggere uno spietato bandito di nome Olgierd von Everec, un uomo dotato del potere dell’immortalità. L’espansione consente di scegliere liberamente il percorso da intraprendere per vivere una nuova avventura, che vedrà impegnati a reclutare un gruppo di esperti scassinatori, trascorrere una notte speciale con un fantasma e superare in astuzia le creature più bizzarre che Geralt abbia mai dovuto affrontare.
 
Disponibile dal 13 ottobre 2015, Hearts of Stone offrirà oltre 10 ore di nuove avventure, introducendo nuovi personaggi, potenti mostri, una storia d’amore unica e una trama inedita, basata sulle scelte dei giocatori. L’espansione introdurrà anche un nuovo sistema di Runewords in grado di influenzare l’esperienza di gioco. Infatti, ogni Runeword influenzerà un diverso aspetto delle meccaniche di gameplay, consentendo di sperimentare varie tattiche e strategie.
 
Oltre all’edizione digitale, sarà possibile acquistare anche una speciale edizione pacchettizzata e limitata di Hearts of Stone (prezzo consigliato al pubblico di 19,99€). La confezione include un codice per il download dell’espansione in formato digitale, due mazzi di carte reali per Gwent, il gioco di carte ambientato nel mondo di The Witcher, e un ampio manuale che ne illustra le regole. Con due nuovi set di carte unici, Monsters e Scoia’tael, sarà ora possibile sfidare gli amici in emozionanti combattimenti tattici su vasta scala anche al di fuori del mondo di The Witcher 3: Wild Hunt!
 
Lo studio ha lanciato anche una speciale iniziativa per tutti i possessori dell’Expansion Pass digitale, che consentirà di acquistare le carte separatamente. Per maggiori informazioni sull’iniziativa, visitare la pagina redeemgwent.com.

Samsung Z3, il ritorno di Tizen?

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Serie Z.

Vi ricordate il primo smartphone della nuova serie Z di Samsung? E’ da qualche tempo che ormai Samsung sta investendo in un proprio sistema operativo, chiamato Tizen. Seppur molto legata a Google e Android, l’azienda coreana sta sentendo un bisogno sempre crescente di creare il proprio ecosistema, come anche annunciato ad IFA 2015 di Berlino per l’Internet of Things. 
Con il primo modello della serie, lo Z1, Samsung ha ricevuto ampio consenso, che l’ha portata a credere sempre di più nel progetto. Lo smartphone, un entry level davvero low cost, commercializzato inizialmente in India, al prezzo equivalente di circa 78 euro, ha ormai superato la soglia di un milione di vendite. La strategia del colosso coreano, è implementare il proprio OS in telefoni di fascia bassa, destinati per ora al mercato asiatico emergente, per aver modo di studiarne i feedback ed avere anche un certo margine di guadagno non andando in perdita. Così facendo, probabilmente entro pochi anni, Tizen sarà pronto per sbarcare nel mercato mondiale con un piano strategico davvero intelligente.

In ogni caso, Samsung continua nel suo intento con il nuovo Z3 che probabilmente sarà dotato di:
-display 5 pollici con risoluzione 1280×720,
-processore quad-core Spreadtrum SC7730S,
-1.5GB di RAM,
-fotocamera posteriore da 8MP, fotocamera frontale da 5MP,
-dual-sim, 
-batteria da 2600mAh.

 
(Tra le immagini trapelate sul Net – Z3 a destra, Z1 a sinistra… ma dov’è il Z2? Samsung non starà mica imparando da Windows?)

Lo Z3 verrà commercializzato con la versione 3.0 di Tizen, solamente in India, Bangladesh e Nepal, per il momento; data di rilascio ancora incerta. 

Recensione Monitor ASUS PB279Q

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L’era del 4K

Negli ultimi mesi non si fa altro che parlare di 4K. TV, gaming, smartphone, la sigla viene ora appiccicata un po’ su tutto. Un po’ come successo con il 3D, il marchio 4k aiuta a vendere, soprattutto tra quella fetta di utenza meno esperta che, forse, non si è accorta che al momento il numero dei contenuti TV o i film in 4K è trascurabile, i video in 4k sono prevalentemente demo e filmati dimostrativi, le connessioni a banda ultra larga sono ancora fantascienza in molta parte del paese, ed una macchina da gaming in grado di riprodurre giochi in 4k ad un prezzo abbordabile è ancora un miraggio.

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Quasi a voler verificare questo assunto, abbiamo chiesto ad Asus uno dei loro monitor 4k più allettanti, sia come caratteristiche, che come prezzo, il PB279Q, e abbiamo configurato una macchina affinchè fosse in grado di riprodurre discretamente contenuti in 4k, senza tuttavia costare un occhio della testa. [Spoiler] La premessa è confermata: è ancora troppo poco il materiale in 4K per poter apprezzare un monitor così, ma possiamo garantirvi che la differenza c’è e si vede, soprattutto quando tornerete indietro ai vostri monitor tradizionali.

Design Professionale 

Il monitor in questione è uno dei primi display 27″ di Asus ad offrire risoluzione di 3840×2160 in abbinamento ad un pannello AHVA (nel caso di specie un AU Optronics M270QAN01.0 AHVA). La tecnologia AUO AHVA (Advanced Hyper-Viewing Angle) promette di mantenere una visibilità quasi perfetta anche ad angoli di visione molto ampi, senza perdita di saturazione di colore e con risultati superiori sicuramente a quelli dei pannelli IPS tradizionali e che si avvicinano a quelli, per la verità imbattibili, dei display AMOLED. 

Tra le altre caratteristiche

  • Luminosità 300 cd/m²
  • Colour support: 1.07 billion (8-bits per subpixel plus dithering)
  • Tempi di risposta (G2G): 5ms
  • Refresh rate: 60Hz
  • Contrast ratio: 1,000:1 (100m:1 Dynamic Contrast)
  • Angolo di visione : 178º orizzontale, 178º verticale

Dal punto di vista estetico, il monitor ha un design piuttosto professionale con una finitura in plastiche nere opache, ed una cornice sottile solo 13 mm ai lati e 18 nella parte inferiore, sul retro della quale trovano posto i pulsanti per il menù a schermo e per l’accensione. Sebbene la funzione dei pulsanti sia indicata nella parte frontale, abbiamo trovato piuttosto scomoda questa scelta, che impedisce un riconoscimento immediato del pulsante che si sta premendo.

Il pannello in sè ha una finitura semi-lucida che garantisce un maggiore contrasto, senza però generare eccessive riflessioni. 

Lo stand, molto pesante e quindi molto stabile, permette una rotazione dello schermo di 90° per posizionare lo schermo in verticale (Pivot), ed una inclinazione di 5° in avanti e 20° all’indietro. Possibile inoltre la regolazione dell’altezza, molto utile ad individuare il corretto angolo di visione in relazione alla seduta.

Nella parte inferiore, sul retro trovano posto

  • #4 HDMI 1.4 (MHL)
  • #1 Display Port 1.2 e (cavo incluso nella confezione)
  • #1 Mini Display Port 1.2,
  • #1 Jack da 3.5mm

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Il monitor dispone anche di un piccolo speaker da 2w, le cui prestazioni non sono in realtà esaltanti, ma che resta comunque una buona soluzione per la riproduzione dei suoni di sistema e di altro audio di base. Assente invece un HUB USB, elemento questo invece disponibile su altri prodotti della stessa fascia di prezzo.

Configurazione di prova

  • OC AMD FX 8350@4,8Ghz
  • Gigabyte G1 Gaming NVIDIA GeForce 970
  • Corsair Memory Vengeance Jet Black 8GB DDR3 1866
  • ASROCK – 990FX Extreme 4
  • SSD Samsung 840 Pro 250 GB

Qualità dell’immagine

L’assenza di HDMI 2.0 ha richiesto il collegamento del display con il cavo Display Port 1.2 incluso, per poter godere del refresh rate a 60hz a 3840×2160. Collegando il monitor in HDMI (presenti solo porte HDMI 1.4) infatti, si otterrà, alla risoluzione nativa, esclusivamente un refresh rate a 30hz. Il subpixel layout del monitor è RGB, il che garantisce una buona visione dei caratteri sia su Mac che su Windows con ClearType. La definizione dei caratteri è molto buona grazie anche al buon rapporto pixel per pollice che è di 163ppi.
Eccellente la calibrazione dello schermo out-of-the-box, sebbene sulla qualità generale pare influire una certa non uniformità della illuminazione ai bordi. La resa dei colori è da primo della classe, risultando gli stessi sempre saturi e brilanti ma allo stesso tempo realistici. Identico discorso per il nero, profondo e mai slavato. Le ottime e approfondite modalità di calibrazione inoltre, permettono di agire sulla calibrazione del bianco, cosi’ come su quelle dei colori RGB e di ottenere un settaggio ancora più accurato del gamma. L’immagine risultante con una calibrazione anche minima è sempre dotata di una discreta profondità e tridimensionalità, che rende piacevole la visualizzazione di qualsiasi contenuto. 

Buona anche la reattività: sebbene i tempi di risposta (5ms,) non siano i più bassi mai registrati per un monitor gaming, in game non ci è stato possibile osservare, anche in situazioni piuttosto frenetiche, alcun fenomeno di ghosting.

Il Display offre inoltre una serie di funzioni di calibrazione preimpostate cosiddette “SPLENDID” che migliorano la qualità dell’immagine in relazione all’utilizzo che si fa del display. Tra i vari settaggi predefiniti vi sono:  Scenario, Standard, Teatro, Gioco, Notturna, sRGB, Lettura e Camera OscuraInteressante la funzione Vivid Pixel che migliora, agendo sui contorni, la qualità e la definizione del testo visualizzato (su questo punto la renderizzazione del testo su Mac Os X 10.10 è su un altro pianeta)
Ai preset si affiancano una serie di modalità di settaggio manuale che funzionano intervenendo sul l
ivello di saturazione dei tre colori base e permettono di impostare il gamma e la temperatura del colore tra tre livelli preimpostati: “Caldo, “Normale” e “Freddo”. 

La resa del 4k con Windows 8.1 e Windows 10

Arrivati a questo punto della recensione, sebbene non strettamente connesso all’hardware in prova, è necessaria una piccola digressione sul formato 4K ed in particolare sulla resa con Windows 8.1 e Windows 10 che abbiamo avuto modo di provare soltanto per qualche ora prima che il sample inviatoci fosse restituito. Windows 8.1 è evidente non è fatto per sfruttare una risoluzione così elevata. Nonostante il sistema operativo di Microsoft permetta un settaggio di caratteri e altri elementi dell’OS in un formato più grande, la gestione del settaggio personalizzato è, diciamoci la verità, fatta con i piedi. Il testo, il più delle volte, al massimo ingrandimento appare fuori dalla finestra e la quasi totalità delle applicazioni, da GOG a Steam, passando per Photoshop e gli applicativi Office, presentano caratteri troppo piccoli per poter essere utilizzati. Con Windows 8.1 abbiamo anche rilevato un problema in fase di avvio del PC. Il monitor, collegato in Display Port, non riceveva il segnale dalla scheda grafica rimanendo “In attesa di segnale” sino all’avvio del sistema operativo e rendendo impossibile accedere alle funzioni del bios. Il problema, risolto con l’aggiornamento a Windows 10 e dei driver della scheda grafica utilizzata (Gigabyte G1 Gaming Nvidia Geforce 970), per la verità può essere risolto anche sotto windows 8.1 collegando il display sia con cavo HDMI che con cavo DP e poi selezionando una volta avviato il sistema la visualizzazione solo tramite DP, ma è una ulteriore dimostrazione di come l’adozione del 4K non sia ancora “problem free”. 

Sotto Windows 10 la situazione caratteri migliora decisamente, pur essendo ancora necessari numerosi miglioramenti, soprattutto nella gestione del dimensionamento icone. Alcuni applicativi non supportano ancora del tutto il 4k, o presentano, come nel caso di Steam Big Picture, problemi di incompatibilità con lo strumento di ridimensionamento di Windows, generando malfunzionamenti e qualche crash.

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4K, Gaming e Cinema ne vale realmente la pena ?

L’argomento 4k Gaming è ancora controverso. Nonostante oramai la gran parte dei titoli più recenti supporti il 4K, sono ancora poche le soluzioni hardware, ed in particolare le schede grafiche, che permettono di giocare con la giusta tranquillità ad una risoluzione così elevata, mantenendo al contempo stabile, intorno ai 60, il numero di frame per secondo.

La configurazione di prova (vedi in apertura ndr.), che potremmo considerare al momento in cui vi scriviamo, di fascia media, nella gran parte dei titoli testati non riusciva ad offrire una fluidità sufficiente alla risoluzione di 3840x2160p. I giochi da noi testati,Tomb Raider, The Witcher 3 e Far Cry 4 in particolare, soffrivano di vistosissimi cali di frame rate fino ai 20 fps, senza al contempo apportare un miglioramento della qualità dell’immagine rispetto alla risoluzione immediatamete precedente, tale da giustificare l’ingente esborso economico necessario ad un upgrade hardware. C’è da dire che con un aliasing praticamente azzerato o in larga parte ridotto, risultano inutili tutti i filtri antialiasing che tanto incidono sul framerate del gioco e pertanto una calibrazione fine di tali settaggi di gioco potrebbe appianare alcuni di questi problemi, senza tuttavia poterli risolvere del tutto. 

Più interessante, come accennato, la soluzione 2k (2560×1440), che riesce a garantire con la quasi totalità dei giochi recensiti, un frame rate stabile e soprattutto una differenza qualitativa evidente rispetto alla canonica definizione di 1080p.

Resa con materiale cinematografico

Impostando la visione a schermo intero l’immagine in full HD proveniente dai vostri filmati o bd, verrà ovviamente upscalata. Uno dei vantaggi del 4k è che l’immagine in Ultra HD (3840×2160) è esattamente il doppio, in termini di pixel, rispetto a quella in Full HD (1920×1080). Tale circostanza rende meno gravoso il compito dell’upscaler e tutto ciò si tradurra in una minore perdita di dettaglio, che diviene del tutto trascurabile con visione ad una distanza di circa un metro, e che solo raramente dà luogo a qualche piccolo artefatto.
L’ottima taratura del monitor ha garantito una visione cinematografica perfetta, molto realistica e senza eccessi di saturazione, una circostanza questa non sempre osservabile in display votati più al gaming e al mondo professionale che al cinema. Praticamente assenti i fenomeni di juddering.

Commento finale

Con uno street price di circa 600 euro, il monitor ASUS PB279Q da 27″ è uno dei più appetibili schermi 4k in circolazione. Il suo buon pannello, capace di garantire colori carichi e fedeli, e una diagonale che lo rende duttile sia per un utilizzo propriamente PC che quale schermo destinato all’intrattenimento cinematografico e gaming, ne fanno una scelta sicuramente consigliata, se vi sentite di adottare la tecnologia 4K sin da ora.
Ragionando più serenamente e con un occhio al portafogli, visti i numerosi intoppi che al momento la risoluzione Ultra HD sta riscontrando, sarebbe più furbo attendere una maggiore maturità (anche a livello economico) dell’hardware complementare (schede grafiche e processori) e soprattutto un incremento considerevole del materiale 4K. Ricordate in ogni caso una cosa, il passaggio al 4K è irreversibile. Una volta fatto l’occhio alla qualità visiva e alla definizione di uno schermo con risoluzione 3840×2160 difficilmente riuscirete a tornare indietro.

Pro Contro 
– Buona qualità dell’immagine
– Tante funzioni di settaggio
– Una volta provato il 4k non si torna indietro
– Prezzo elevato
– Poca utilità, al momento, del 4K
  Voto Globale: 80 
 
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Metal Gear Solid The Phantom Pain: Guida alla Mother Base

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Cos’è la Mother Base?

La Mother Base è sicuramente una delle più grandi innovazioni introdotta da Kojima in questo nuovo capitolo di Metal Gear di cui potete trovare la nostra recensione qui. Imparare ad usarla e a svilupparla vi darà enormi vantaggi sul campo e vi permetterà anche di sbloccare alcuni trofei. Essa è la centrale operativa dei Diamond Dogs. Inizialmente sarà formata da una sola piattaforma, la piattaforma di comando, ma più avanti nel gioco sarà possibile espanderla.

Piattaforme

Oltre alla piattaforma di comando, sarà possibile sviluppare altre 6 piattaforme.
Esse sono:

Ricerca e sviluppo
La piattaforma di ricerca e sviluppo è fondamentale. Essa ci permetterà di creare nuovi oggetti, armi, e di sbloccarne particolari upgrade. Più sarà alto il livello della piattaforma, più saranno potenti le tecnologie sviluppate.

Piattaforma di sviluppo della base
Questa piattaforma garantirà un costante afflusso di materiali e risorse alla Mother Base. Con l’aumentare del livello, aumenteranno proporzionalmente le quantità recuperate e diminuirà il tempo di attesa fra un carico e l’altro.

Piattaforma di supporto
Questa unità invece, sarà in grado di aiutarci sul campo in vari modi. Potrà inviare equipaggiamenti, inviare repentinamente un elicottero per l’estrazione (se la situazione diventa bollente), oppure effettuare un bombardamento aereo.
Sviluppare questa piattaforma incrementerà anche la percentuale di recupero Fulton di soggetti in condizioni critiche, e svilupperà le tecnologie necessarie per permettere di inviare alla Mother Base anche gli oggetti più pesanti (ad esempio veicoli, o piattaforme antiaeree) altrimenti intrasportabili.

Piattaforma di spionaggio
La piattaforma di spionaggio sarà in grado di posizionarci in una posizione di vantaggio considerevole sul campo di battaglia, fornendoci informazioni in tempo reale riguardo il numero e la posizione del nemico, ma non solo! Sarà anche utile per individuare gli oggetti e i materiali nascosti nelle basi nemiche, e svilupperà nuove caratteristiche per l’iDroid.
Maggiore sarà il livello della piattaforma, più precisi e frequenti saranno i rapporti che riceveremo sul campo.

Piattaforma medica
Questa piattaforma sarà in grado di guarire le ferite o le malattie dello staff.
Più avanti nel gioco sarà fondamentale svilupparla poichè grazie ad essa riusciremo a diminuire le perdite, specialmente quelle riguardanti le unità da combattimento.
Inoltre, se sviluppata a dovere, riuscirà ad aumentare la percentuale di estrazione Fulton di soldati (o prigionieri) feriti.

Piattaforma di combattimento
La piattaforma di combattimento è l’ultima piattaforma che svilupperemo nel gioco.
Grazie ad essa, sarà possibile inviare le nostre unità da combattimento in missione, (non può mica fare tutto Snake!) garantendo, in caso di successo, profumate ricompense in denaro e materiali.
Per la buona riuscita della missione, però, sarà necessario valutare il livello della vostra unità di combattimento. Sarà possibile generare automaticamente le unità, oppure selezionarle manualmente. Confrontare sempre le proprie unità con quelle del nemico garantirà quasi sempre la riuscita della missione, e consentirà di portarla a compimento mantenendo le perdite al minimo, o almeno, si spera!

Espansione

Espandendo ogni piattaforma, ne faciliterete l’aumento del livello, ne sbloccherete nuove funzionalità e ne aumenterete infine il numero massimo dello Staff reclutabile.
L’unica eccezione riguarda la piattaforma di comando. Sviluppandola, infatti, aumenterete automaticamente il numero massimo del personale di tutte le altre piattaforme!
Ognuna di queste piattorme potrà successivamente essere espansa con altri 4 ponti, a patto di avere, ovviamente, una discreta disponibilità economica e di materiali.

I materiali presenti nel gioco sono i seguenti:

  • Metalli (divisi in 3 sottocategorie: comuni, rari, e preziosi)
  • Materiali Biologici
  • Carburanti
  • Erbe medicinali
  • Diamanti

Essi saranno reperibili solitamente all’interno delle aree o degli accampamenti nemici, ma non sarà raro trovarli anche sparsi per il mondo o addirittura all’interno della stessa Mother Base!

Lo Staff

La parte più importante per assicurarsi di avere una Mother Base di tutto rispetto, è sicuramente lo Staff. La prima opzione per ampliare lo staff, è senz’altro il recupero Fulton. Basterà infatti stordire o addormentare un nemico, ed avvicinandoci ad esso comparirà l’opzione di recupero Fulton. Questa funzine “spedirà” direttamente il nemico alla Mother Base, dove verrà in maniera molto gentile “invitato” (per non dire costretto) ad unirsi ai Diamond Dogs. Si raccomanda sempre di identificare il nemico con il binocolo prima di recuperarlo. Con gli upgrade necessari, infatti,il binocolo ci fornirà informazioni importanti riguardo il livello e le capacità del nemico, permettendoci in questo modo di selezionare la “preda” che più ci interessa. Il livello del nemico è indicato con delle lettere, che vanno da E a S++.

Una volta recuperati, i nemici verranno automaticamente assegnati nel reparto in cui hanno le migliori capacità. Questa opzione però, sarà effettuabile anche manualmente. Spetterà a noi in questo modo, decidere quali e quante unità assegnare ad ogni piattaforma. Una piattaforma con più personale, ad esempio, avrà anche un livello più elevato. Inoltre, alcuni membri dell’equipaggio hanno delle particolari capacità che potranno tornarci utili come, ad esempio, quella della diplomazia, che permetterà di ridurre significativamente le “risse” del personale all’interno della piattaforma. Valutare sempre questi parametri sarà fondamentale per avere il meglio dal proprio Staff.

Ma come si fa esattamente a sviluppare la Mother Base?

Per sviluppare la propria Mother Base, basterà accedere in un qualiasi momento nel menù del nostro iDroid, selezionare la finestra Mother Base, e poi entrare in Gestione della Base.
Ora siete in grado di sviluppare a dovere la vostra Mother Base. Andateci piano però, non vorrete mica mandare sul lastrico Snake e i Diamond Dogs!