Elden Ring – cinque consigli per prepararsi al meglio al suo arrivo

L’arrivo di Elden Ring è ormai dietro l’angolo. La nuova fatica di Miyazaki e dei ragazzi di FromSoftware è pronta a invadere la sfera videoludica con una forza brutale, con il suo grande carico di novità, misto a tanta “tradizione” di cui i fan sembrano già non poter fare a meno, a testimonianza del grande lavoro svolto in fase di creazione di un mondo spaventosamente ricco, denso e artisticamente smisurato. Del resto, anche quando abbiamo potuto provare l’Alpha, mi sono subito reso conto della grande ambizione dietro al progetto: Elden Ring vuole innovare e rinnovare senza stravolgere, ma vuole rappresentare allo stesso tempo un punto di snodo fondamentale sia per la compagnia sia per il genere “soulslike” e, onestamente, posso affermare senza molti dubbi che, almeno stando a quanto visto finora, sembra avere tutte le carte in regola per riuscirci.

Ma quindi, cosa rappresenta Elden Ring per i giocatori e soprattutto per i “veterani” del lavoro di FromSoftware e di Miyazaki? Come prepararsi al meglio, in particolar modo parlando per questi ultimi ma non per questo escludendo quelli che si avvicineranno al lavoro della compagnia nipponica in maniera più “vergine” e con occhi più innocenti, al suo arrivo? La risposta non è, come prevedibile, affatto semplice e non si può riassumere in una singola parola. Per questo motivo, ho deciso di stilare una lista di cinque punti salienti, utili per conoscere meglio cosa ci e vi aspetterà a partire dal prossimo 25 febbraio, giorno in cui il gioco (finalmente) arriverà sul mercato, dopo il leggero rinvio subito rispetto all’originale release, fissata per lo scorso 25 gennaio. Allacciatevi le cinture, dunque: il viaggio nell’Interregno è appena iniziato!

Elden Ring

Potrebbero interessarvi anche le seguenti guide:

Prima di cominciare inoltre, qui potete trovare alcune risorse utili:

Non chiamatelo Dark Souls

Può sembrare semplice e scontato, ma in realtà è molto importante: Elden Ring, per quanto simile nel suo linguaggio estetico e ludico, non è assolutamente Dark Souls e tantomeno “Dark Souls 4”, come in molti sostengono, anche in maniera provocatoria. Elden Ring è un prodotto diverso, certamente in linea con i suoi predecessori ma anche ricco di novità, sia ludiche sia tematiche, tali da renderlo, almeno nelle intenzioni degli sviluppatori, un prodotto non rivoluzionario ma comunque in grado di risultare una sorta di ulteriore step in avanti per tutta FromSoftware, un mattone aggiuntivo importante dopo le basi solide imbastite con Sekiro ormai quasi cinque anni fa. Senza soffermarci sulle varie novità più importanti e intriganti della produzione, di cui parleremo un po’ alla volta, è chiaro che nelle intenzioni di Miyazaki e della sua squadra, con Elden Ring, ci sia una grandissima voglia di esplorare e di osare, per quanto è innegabile che sotto diversi aspetti si è giocato un po’ in una sorta di comfort zone da cui era, oggettivamente, difficile allontanarsi. Elden Ring però vuole essere più vasto, più ampio, vuole catturare più tipologie di giocatori, sia ludicamente sia narrativamente, conservando però la sua essenza di “Soulslike”, un termine sempre più delicato e su cui si fa troppo affidamento quando si parla di prodotti del genere. E, come detto poc’anzi, che ci sia la volontà di “separarsi” dai lavori precedenti è anche per certi versi molto evidente. Per questo motivo, e lo dico da appassionato del lavoro di From, credetemi: non chiamatelo Dark Souls, né Bloodoborne, né Sekiro.

Armatevi di tanta voglia di “perdere tempo” in Elden Ring

Come ogni buon “soulslike” partorito dalla mente di Miyazaki e del suo team e a maggior ragione ancor di più grazie alla collaborazione con il geniale George R.R. Martin, Elden Ring ha davanti a sé una lunga e rigogliosa strada, specialmente sul piano della lore e in generale di tutto ciò che è l’impianto narrativo da cui è pervasa l’opera. Del resto, è molto semplice immaginare il perché: Miyazaki ha sempre puntato forte su quello che è il background narrativo dei suoi titoli, sul creare dei mondi di gioco stracolmi di nozioni e informazioni su ogni singolo aspetto di ogni città, personaggio e nemici/boss affrontati durante il viaggio dei vari portatori del segno oscuro e – chiaramente – anche il viaggio del senza luce farà fortemente affidamento su queste solide fondamenta. Eccome. Per “quantificare” il tutto, infatti, basti pensare che il principale apporto della famosa penna (Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco) sulla storia è proprio legato alla creazione delle fondamenta narrative su cui poi si poggiano le avventure della storia principale, come al solito un perfetto mix di nozioni, informazioni e segreti, tutti da scoprire e da vivere con quella che è la solita “fame” tipica di ogni buon appassionato che si rispetti. Di conseguenza, non posso non consigliavi di mettere in conto di “perdere molto tempo” pad alla mano, di andare in giro anche a costo di pensare di non star facendo progressi, di provare a cercare indizi, passaggi segreti e luoghi nascosti, ma anche – banalmente – di analizzare il più possibile ciò che il vestiario e i vari oggetti recuperati hanno da dire, al fine proprio di assimilare tutte le verità che, sono sicuro, il nuovo lavoro di From avrà da raccontare.

Elden Ring

Aprire la mente a tante possibilità di approccio

A differenza dei vari lavori precedenti, e in particolare dei vari capitoli della saga Souls e di Bloodborne, Elden Ring si pone, a livello squisitamente ludico, su un livello diverso, più ampio, e abbracciando con forza alcune delle tematiche introdotte con Sekiro, mixate sapientemente a tanti altri nuovi stilemi da “videogioco a trecentosessanta gradi” offre al giocatore un mondo di possibilità decisamente smisurato. Basti pensare al salto: nelle fasi iniziale dell’Alpha Test Tech, ad esempio, per sconfiggere un determinato boss opzionale è possibile sfruttare due delle novità introdotte, ossia il salto e la cavalcatura. Entrambe le nuove aggiunte si sono rivelate fondamentali per affrontare in maniera più agevole il gigantesco avversario, per renderlo più abbordabile e meno spaventoso, ed è proprio questa particolarità, per quanto mi riguarda, l’emblema della volontà della software house nipponica di ampliare il suo bagaglio ludico, di osare sempre di più di lavoro in lavoro, spingendo il giocatore a non rinchiudersi mai in una comfort zone ma, al contrario, cerca di convincerlo a lasciarsi andare a una sana voglia di osare, di tentare e sperimentare, sfruttando proprio le tante novità – a livello di meccaniche e dinamiche di gioco – con cui il gioco si presenta ai nastri di partenza. Quindi, in parole povere, osate: sperimentate, provate e riprovate, non abbiate paura di fallire poiché Elden Ring vuole proprio rappresentare un nuovo status quo della libertà secondo From Software, e io penso che il tutto possa funzionare a dovere.

Sfruttare al meglio una delle novità principali dell’opera: la mappa

Una delle aggiunte più importanti di Elden Ring, specchio riflesso della sua volontà di rappresentare un vero e proprio open world, liberamente esplorabile dal giocatore e completamente plasmabile a suo piacimento, è senza dubbio l’introduzione della mappa di gioco, una delle grandi assenti storiche dell’universo dei soulslike. Miyazaki e il suo team hanno deciso di remare controcorrente con Elden Ring, inserendo nel mondo di gioco, per la gioia di molti ma anche in maniera forse non tanto apprezzata dai puristi del genere, la possibilità di tenere sotto controllo i propri spostamenti, con tanto di viaggio rapido da una fonte di grazia perduta (i falò, ndr) all’altra e persino con la possibilità di utilizzare le puntine, utili a segnare un punto di interesse da ricordare o da esplorare. Inutile dirvi che, almeno per quanto mi riguarda, ho trovato questa dinamica straordinariamente utile e appagante, ma soprattutto per nulla facilitante, come in molti potrebbero pensare. La scelta di inserire la mappa è invece da vedere come la volontà del team di sviluppo di favorire l’esplorazione, probabilmente l’aspetto su cui si sta puntando maggiormente per Elden Ring, di agevolare i più curiosi, desiderosi di lasciarsi dai tanti luoghi più o meno nascosti di cui la mappa trabocca e, fidatevi, già soltanto la “prima area” (quella dell’Alpha, per intenderci) sembra averne a sufficienza per mandare in brodo di giuggiole i più affezionati al lavoro di Miyazaki e del suo team. Lunga vita alla mappa 3D, dunque, una feature che anche io non ho ben visto all’inizio ma che in realtà funziona alla perfezione e che ho trovato subito fondamentale per non perdermi nel vasto Interregno, al netto della mia personale esperienza con i titoli del genere. E poi, oh, per i più tradizionalisti, la mappa non è disponibile nei luoghi “chiusi” come dungeon et similia, che rimangono più “hardcore” e legati all’identità più arcaica del brand. Cosa volere di più dalla vita?

Elden Ring

Liberare la mente (e la Libreria di giochi) per dedicare a Elden Ring il giusto tempo

Come si evince dalle mie parole, ma anche e soprattutto da quelle del team di sviluppo, che ha parlato di una longevità in linea con le loro più “ampie” opere passate e, anzi, ancor più estesa se si considerano tutti i segreti, i luoghi opzionali e tanto altro ancora, è chiaro che Elden Ring vuole rappresentare uno step avanti per FromSoftware anche a livello di densità generale e di longevità, intesa anche come rigiocabilità. Proprio il community manager di From Software ha voluto sottolineare in particolare quest’ultimo aspetto, ritenuto fondamentale al fine di vivere l’esperienza di gioco nella maniera più completa e appagante possibile, cosa che chiaramente apre le porte a una verità importante e che tutti i fan – probabilmente – desideravano di ascoltare sin dal primissimo vagito di un gioco che si preannuncia veramente enorme, a livello ludico e contenutistico, ma soprattutto a livello di background narrativo, storico e strutturale. Di conseguenza, e questo è un consiglio che sto provando a dare anche a me stesso, specialmente in queste ultime settimane, sarebbe meglio arrivare all’appuntamento in maniera più scarica possibile, non di voglia di fare o di giocare, sia chiaro, ma di impegni videoludici (e, magari, non solo!) proprio per la necessità di donare al nuovo titolo di From tutte le attenzioni che merita. Elden Ring, del resto, vuole proprio essere questo: un viaggio enorme e particolare, chiaramente fedele alle sue origini ma allo stesso tempo innovativo, un impegno costante sia a livello mentale sia manuale e, se siete come il sottoscritto, non potete che fossilizzarvi su di esso una volta che il gioco entrerà nelle vostre case. Iniziate a smaltire roba, dunque, fidatevi.

Commento finale

Insomma, l’attesa intorno a Elden Ring sta diventando semplicemente impossibile da gestire. Io ci sto provando a fatica e, sono sicuro, anche voi starete già contando i giorni che ci separano dall’arrivo del titolo che per fortuna sono sempre di meno. Mancano soltanto due settimane al giorno “X” e nell’attesa vi invitiamo a dire la vostra in merito a ciò che ci attenderà una volta iniziato il viaggio nell’Interregno. Cosa vi aspettate? Cosa ne pensate dei nostri cinque punti fondamentali: siete d’accordo con la nostra analisi? Parliamone insieme!

Se questo articolo vi è piaciuto, supportateci iscrivendovi ai nostri social:
YouTube
Telegram
Facebook
Gruppo Facebook
Twitch
Twitter
Instagram

Salvatore Cardone
Salvatore Cardone
Scrivo, cucino, mangio. Spesso contemporaneamente. Necessito di più mani (e più fegati).

Rispondi

Ultimi articoli

Articoli che potrebbero interessarti