Una famiglia possiede in media quattro dispositivi, tra smartphone e tablet, che necessitano di essere ricaricati con frequenza. Grazie a Home Charging Station di VARTA, tutta la famiglia può ricaricare fino a cinque device contemporaneamente utilizzando una sola presa di corrente. Dotato di cinque potenti uscite (due porte USB 2.4A e 1.0A e una porta USB-C 3.0A), il nuovo dispositivo VARTA permette di ricaricare anche device di ultima generazione, senza l’aggiunta di adattatori.
Caratterizzato da un design essenziale e total black, Home Charging Station si adatta a ogni stile di arredamento e aiuta a mantenere la casa e l’ufficio in ordine, con i dispositivi in carica sempre nello stesso posto. Al termine dell’utilizzo, i cavi possono essere risposti nel pratico vano porta oggetti posto all’interno dell’apparecchio. Inoltre, un LED indica l’energia che la stazione ha a disposizione e le manopole in gomma situate sul lato inferiore impediscono che l’apparecchio scivoli su superfici
lisce.
Misure 183 x 100 x 52 mm
Peso 449 g
Prezzo consigliato 29,99 €
La confezione include un cavo di alimentazione e due cavi micro USB.
Durante un’intervista, Dan Houser (co-fondatore di Rockstar), ha sostenuto che da Red Dead Redemption 2 sono state recentemente tagliate ben 5 ore di contenuti, che fino a quel momento si attestavano su un totale di 65 ore.
Viene inoltre citato che durante il gioco, il protagonista avrà un intercorso amoroso. La parte tagliata includeva una seconda trama romantica, ma è stato deciso che era inutile continuarla.
Altre missioni hanno subito dei tagli, come una missione su un treno, dove il nostro Arthur è alle prese con dei cacciatori di taglie.
Viene anche comunicato che il motion capture per la storia principale è completato, al momento Rockstar sta ancora preparando delle sezioni per Red Dead Online, la cui beta è prevista per il mese di Novembre.
L’intervista fatta da Vulture è esaustiva, racconta di quando Houser fu insultato da Burt Reynolds e che Red Dead Redemption 3 uscirà solo se questo andrà bene e se ci saranno ancora cose interessanti da dire.
Ormai la data di uscita incombe, Red Dead Redemption 2 uscirà il prossimo 26 Ottobre e potrete acquistarlo cliccando qui.
Nella giornata di oggi, Nintendo of Europe ha annunciato il rilascio di una Nintendo Switch dedicata a Diablo III in tutta Europa.
Questa preziosa edizione limitata, conterrà Diablo III: Eternal Collection, contenente tutti i DLC, la console e la Dock Base arricchiti con alcune pitture custom, senza dimenticare l’armatura di Ganondorf.
Il bundle arriverà sui nostri scaffali il prossimo 2 Novembre, data di lancio del gioco. Vi lasciamo al trailer di annuncio di questa edizione unica.
Ormai l’ondata nostalgica del retrogaming sta portando buoni risultati alle grandi case videoludiche, tanto da coinvolgere anche Sony in questa “caccia al tesoro”. E’ inutile dire che i vecchi gamer, compreso il sottoscritto cercano nei titoli nuovi quelle emozioni che da piccoli li lasciava incollati ore e ore davanti alle TV (a tubo catodico).
La guerra tra Nintendo e Sony inizia moltissimo tempo fa, quando il fallito matrimonio le trasformò in concorrenti dirette (come raccontato in questo nostro speciale).
Le immagini che circolano in rete queste ore, mostrano quella che plausibilmente potrebbe essere la versione “mini” dell’epica console, vi preghiamo comunque di prendere queste immagini con le pinze.
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Queste foto, mostrano come Nintendo abbia deciso di continuare ad utilizzare l’attacco proprietario messo sulle precedenti retro-console, non permettendo ai precedenti possessori dell’artiglio di utilizzare i propri Joypad.
E voi cari lettori, che ne pensate? Acquisterete questa Nintendo 64 Mini?
Ogni anno sembra che la serie WWE di 2K compia due passi avanti e quattro indietro. C’è sempre la solida base e le grandi idee che dimostrano che Visual Concepts e Yuke’s conoscono il prodotto WWE ma nella sostanza si percepisce che forse la serie non è riuscita ancora a raggiungere la maturità definitiva. Sebbene i fan della WWE possano accontentarsi di ciò che WWE 2K ha da offrire, è sempre difficile consigliare il gioco a qualcuno al di fuori della fanbase della World Wrestling Entertainment. WWE 2K19, tenta di correggere questi “errori”, ma ci riesce soltanto parzialmente, apportando alcuni miglioramenti in termini di modalità presenti ma ben poco per quanto riguarda il gameplay, che possano fare davvero la differenza.
L’obiettivo di WWE 2K19, come dichiarato dal direttore creativo del gioco, è “rendere il gioco divertente” e lo fa in diversi modi. Ma paradossalmente non tramite il suo gameplay che risulta ancora troppo simulativo, legnoso e ostico da gestire, ben lontano dagli show quasi pirotecnici offerti dalla compagnia di Stamford. Nel complesso però, l’azione si fa un po’ più veloce; le animazioni sembrano essere più snelle e la velocità dei movimenti è leggermente migliorata. Non è molto, ma rende più piacevole l’esperienza di gioco rispetto al passato.
Gameplay
Il gameplay di WWE 2K19 non ha subito radicali cambiamenti. Sul ring, 2K19 va a consolidare i punti di forza dei capitoli precedenti, come ad esempio, dare ad ogni wrestler un feeling unico per quanto riguarda gli attributi e il set di mosse, ed eliminando i punti deboli. È leggermente più veloce rispetto allo scorso anno e pone l’accento sull’emulazione del “vero” wrestling piuttosto che sull’essere un puro picchiaduro win-at-all-costs. Fra le aggiunte più significative, troviamo l’abilità Payback. Queste mosse speciali – ne avremo due da usare durante un match – ci aiutano nei momenti di difficoltà e potrebbero letteralmente portare l’esito dell’incontro a nostro favore. Il Payback (settabile prima dell’incontro) viene visualizzato a schermo attraverso due piccoli cerchi sull’HUD del personaggio: uno giallo, uno rosso. Subendo dei danni, proprio come il misuratore di vendetta di Street Fighter 4, questi cerchi si riempiono e alla fine ci permettono di scatenare le mosse di ritorno che si tramutano in un recupero istantaneo o un possibile pin. L’aggiunta risulta essere perfettamente in linea con quello che vediamo durante i pay-per-view della WWE, dal momento che i lottatori in difficoltà e ad un passo dallo schienamento o dalla sottomissione improvvisamente tirano fuori forze nascoste riuscendo a capovolgere il risultato all’ultimo istante.
Mantenendo una struttura simulativa, l’esperienza di gioco continua a basarsi quasi completamente sul tempismo. In particolar modo, dovremo gestire al meglio i reversal; se agiamo troppo presto, andremo a vuoto, ma se invece temporeggiamo troppo finiremo inevitabilmente in balia dell’avversario di turno. Alla fine, il gameplay si dimostra essere lo stesso degli anni passati. Abbiamo la barra della salute semi-arbitraria, c’è ancora qualche inesattezza nel prendere e colpire e si avverte una certa frustrazione nell’effettuare determinati movimenti e/o mosse. Quindi, tutti i difetti che caratterizzavano la serie sono ancora presenti. La strada è lunga e tortuosa e a nostro avviso non basta aver smussato qualche controllo, aver snellito qualche combinazione di tasti e trigger, è davvero arrivato il momento che lo sviluppatore riveda completamente la formula, offrendo un sistema di gioco più divertente e consono ad un prodotto qual è WWE 2K.
Yes, yes, yes!
Dal passaggio della licenza WWE da THQ a 2K nel 2013, tutti i tentativi di creare una story mode sono miseramente falliti. Scelte infelici, complicate meccaniche di progressione e noiose card di match settimanali hanno costretto Visual Concepts a ripensare la modalità in WWE 2K19. Con una narrativa lineare e un cast completamente doppiato, MyCareer è la vera sorpresa di quest’anno. Non partiremo più dal centro di talenti localizzato ad Orlando, ma bensì vestiremo i panni di un wrestler con pochi mezzi e poche possibilità economiche.
“Ho vissuto in un furgone e sono diventato una superstar”
Un giorno, però, la fortuna gira finalmente a favore e il nostro lottatore riesce ad ottenere un provino con la WWE e il COO della compagnia “The Game” – Triple H. La storia è scritta bene e si rivela essere particolarmente interessante, salvo alcuni piccoli problemi nelle scelte, a nostro giudizio piuttosto pilotate, MyCareer riesce a coinvolgere. Purtroppo, ci sono una serie di obiettivi obbligatori da portare a termine e per la maggiore richiedono l’esecuzione sul ring di determinate mosse non sempre facilmente eseguibili. Ma ancora una volta il concetto di stella nascente funziona.
La Presentazione
È stata reintrodotta la modalità Showcase che ci vedrà ripercorrere le tormentate gesta dello “Yes Man” – Daniel Bryan. Una delle superstar WWE più amate degli ultimi anni. Partiremo dal basso, nelle serie indies fino a fare il salto che conta, ovvero arrivare in WWE e conquistare il World Heavyweight Championship. Vivremo alcune delle vicende più significative legate al wrestler fra cui il doloroso ritiro dovuto ad un grave infortunio, fino alla rinascita avvenuta qualche mese fa con il ritorno sul ring a tempo pieno. Anche nella modalità Showcase abbiamo una serie di obiettivi obbligatori da portare a termine che sarebbe stato meglio rendere opzionali direttamente dal menu.
Un’altra significativa aggiunta, è la modalità Torri. Simile a quelle di Mortal Kombat, combatteremo contro dei lottatori a difficoltà crescente. Saremo ricompensati con alcuni premi che vanno dalla valuta virtuale ai nuovi abiti indossabili dal giocatore creato. Le torri variano non soltanto in termini di difficoltà ma anche per il tipo di clausole e per giunta sono a tempo. È sicuramente la modalità più divertente dell’intero pacchetto e speriamo che diventerà una solida aggiunta anche nel gioco WWE 2K del prossimo anno.
Non mancano inoltre i classici contenuti ormai presenti in tutti i capitoli WWE 2K. L’editor che permette di creare il proprio alter ego virtuale, scegliendone fattezze, move set, musica di ingresso e molto altro, la modalità Universe (modalità che permette di personalizzare le card dei match, magari non facendo mai vincere Roman Reigns), le esibizioni che permettono di decidere anche la stipulazione del match e le modalità multiplayer online e locali. Andando avanti nelle varie modalità, si sbloccano dei crediti che possono essere spesi per sbloccare nuovi wrestler, anche se il parco lottatori è già molto fitto, con più di 200 nomi.
Grafica e sonoro
2K ci ha sempre notevolmente sorpreso per quanto riguarda la grafica dei suoi giochi. NBA 2K19 e WWE 2K19 su questo fronte sono sicuramente fra i giochi sportivi che meglio si presentano dal punto di vista visivo. Negli ultimi due anni, c’è stato uno sforzo enorme per realizzare in maniera quasi certosina ogni lottatore, al netto di qualche lieve sbavatura, il roster si presenta in forma strepitosa. Le entrance sono realizzare molto bene, e ogni aspetto degli atleti, così come le movenze e le caratteristiche distintive rasentano quasi la perfezione.
L’arena, che già aveva beneficiato di importanti miglioramenti lo scorso anno, risulta essere ancora più viva, con il pubblico più differenziato e realistico. Per quanto riguarda invece il sonoro, il palazzetto è un giubilo di suoni e di incitamenti, meno convincente è il commento a bordo ring, che ha visto solo l’aggiunta di qualche nuova frase ma che non riesce ad entusiasmare così come accade negli show reali della WWE. La soundtrack dei menu è molto varia per quanto riguarda i generi musicali ma abbiamo soltanto 12 brani. Fra i brani più importanti troviamo: Eminem – Survival, Slipknot – Overdrive, Metallica – Spit Out the Bone e i Bullet for My Valentine – Skin.
- Il ritorno della modalità Showcase- MyCareer in grande spolvero- L'abilità Payback può invertire le sorti dell'incontro- Roster eccezionale
Contro
- Gameplay ancora legnoso e lento- Alcuni difetti dei trascorsi capitoli permangono- Obiettivi obbligatori a volte frustranti
Riassunto
WWE 2K19, seppur non differenziandosi particolarmente dal passato capitolo, riesce a coinvolgere molto bene. Presenta alcune idee davvero solide che sfortunatamente, come quasi ogni iterazione prima di questa, non sono state eseguite al meglio. Il difetto principale di WWE 2K19 sta nel gameplay, ancora acerbo e macchinoso. Mentre ci sono alcune grandi implementazioni come l'abilità Payback, il ritorno della modalità Showcase e una MyCareer in grande spolvero che danno quel tocco in più. Ancora una volta, se siete fan della WWE, vi sentirete a vostro agio, ma se vi avvicinate per la prima volta alla serie, potreste avere ben più di qualche difficoltà a muovervi sul ring.
Cuore pulsante della civiltà occidentale, la Grecia Classica ha rivestito un ruolo essenziale nello sviluppo delle nostre moderne nazioni, basate, oggi, sui concetti di Libertà, di Repubblica, di Democrazia che tanto brillantemente furono delineati dai filosofi dell’età classica. Con l’ultima incarnazione di Assassin’s Creed, la saga forse più longeva della storia moderna dei videogiochi, Ubisoft ci trasporta durante la guerra del Peloponneso, uno dei periodi più floridi dell’età classica, dominato dallo scontro tra due poleis, Atene e Sparta, all’apice della propria potenza. Lo scontro tra questi due modi di intendere il mondo e la società: aperta e democratica, ma anche corrotta e spregiudicata la prima; spietata e militarizzata ma anche efficiente ed organizzata, la seconda, avrebbero segnato per sempre lo sviluppo della civiltà.
Su detto epico scenario, nel quale giganteggiano le figure dei vari Erodoto, Socrate, Aspasia ed Ippocrate, si dipana la storia, o per meglio dire, la coinvolgente ”odissea” di un mercenario rinnegato che, perseguendo i propri interessi, scoprirà infine le proprie origini e la sua vera natura.
Con Asssassin’s Creed Odissey, Ubisoft ha quindi scelto di rappresentare un periodo storico cruciale per la storia della civiltà e lo ha fatto al compimento del decimo anno di età della serie, che con questo capitolo, dopo il preludio rappresentato da Origins, va incontro finalmente alla sua più naturale evoluzione in un vero e proprio RPG. Il periodo storico pre – credo dell’assassino, inoltre, permette agli sceneggiatori di offrire una visione più chiara dell’intera vicenda dei frutti dell’Eden, già intravista in Origins e ora posta alla base dello sviluppo della civiltà come la conosciamo.
“Conosci te stesso”. Iscrizione sul tempio di Apollo a Delfi
Sin dalle battute iniziali il gioco rende chiare le sue intenzioni: offrire al giocatore una esperienza personalizzata in grado di cambiare in base alle sue scelte, in una lore immensa come quella di Asssasin’s Creed. Lo fa inizialmente chiedendoci di scegliere tra un personaggio maschile ed uno femminile, Kassandra o Alexios e poi permettendoci di plasmare, attraverso dialoghi a scelta multipla, il carattere del nostro personaggio, scontroso e ribelle o eroico e gentile, fino alla scelta di campo finale: Atene o Sparta. Le scelte, mai fini a se stesse, influenzeranno il corso dell’avventura, anche se, a ben vedere, i reali effetti di queste saranno evidenti solo più in là nel gioco. Ogni bivio narrativo, insomma, contribuisce a delineare le caratteristiche di un protagonista credibile e realistico, mosso dalle passioni più naturali e basse, ma anche da improvvisi slanci di umanità.
La personalizzazione dell’esperienza viene amplificata da un sistema di progressione del personaggio chiaro ed efficace, suddiviso in tre “percorsi”: quello del Cacciatore, del Guerriero e dell’Assassino. Completando missioni primarie e secondarie, guadagneremo punti esperienza e, raggiungendo un nuovo livello personaggio, sbloccheremo un punto abilità spendibile in uno dei tre menzionati percorsi. La strada scelta influenzerà di conseguenza il nostro modo di approcciare alle battaglie, grazie alle abilità speciali proprie di ciascun percorso. La strada del Cacciatore, ad esempio, ci permetterà di sbloccare l’abilità speciale del colpo mirato che ci consentirà di guidare la freccia al bersaglio tenendo premuto il grilletto destro causando incredibili danni, o quella delle frecce multiple, per un approccio alla battaglie dalla distanza; quella del guerriero, ci permetterà di utilizzare il “calcio spartano”, versione videoludica del celeberrimo calcio reso celebre da Gerard Butler/Leonida in “300” e qui estremamente utile per far fuori rapidamente i nemici durante gli abbordaggi (aspetto sul quale torneremo tra un attimo) o per provocare danni da caduta a nemici troppo forti per un approccio diretto all’arma bianca. Infine le abilità dell’Assassino torneranno a dare giustizia alla vocazione principalmente stealth della saga, permettendoci di aumentare il danno degli attacchi furtivi, di avvelenare la punta delle nostre armi o di avanzare ancora più silenziosi in aree densamente popolate di nemici. Assassin’s Creed Odissey lascia libero il giocatore di combinare queste abilità nella maniera che ritiene più opportuna, in questo modo personalizzando ancora di più il nostro modo di giocare e addirittura di ricominciare da zero, spendendo qualche dracma, qualora la combinazione di abilità speciali non facesse più al caso nostro.
“Qui ad Atene noi facciamo così.” Pericle, discorso agli ateniesi. “Questa è Sparta!” Leonida incontra il messaggero persiano.
Così come nella trama, non c’è un modo giusto o sbagliato di giocare ad Assassin’s Creed Odissey, ci si può dedicare all’esplorazione dell’immenso open world, o al completamento dei contratti da mercenario, esposti in apposite bacheche in giro per la Grecia, in maniera simile a quanto visto in The Witcher 3: Wild Hunt. Ci si può persino dedicare a completare le missioni di romance con alcuni dei personaggi incontrati dell’avventura, ancora una volta, in assoluta libertà: spazio dunque ad amori saffici e fuggevoli o a relazioni più “complicate”. Il nocciolo principale dell’avventura, tuttavia, ruota attorno alle vicende del mercenario da noi interpretato e dal percorso che decideremo di intraprendere, in favore di Atene o di Sparta. Le missioni principali infatti ci chiederanno di uccidere determinati personaggi, capi militari o politici, di indebolire il potere di una determinata nazione sabotandone gli approvvigionamenti militari, o prendendo il controllo dei mari.
Proprio come in Black Flag, uno dei capitoli meglio riusciti dell’intero franchise, il nostro eroe, potrà mettersi alla guida di una nave da guerra per seminare il terrore tra le flotte di mercantili o per ristabilire la supremazia dei mari, con alcune battaglie davvero memorabili e divertenti, o anche semplicemente per esplorare luoghi nascosti. Durante questi frangenti potrete addirittura apprezzare alcune canzoni marinaresche in lingua greca intonate dai rematori. Anche la nave, così come il personaggio, potrà essere potenziata spendendo risorse e completando determinati obiettivi. Sarà possibile ad esempio potenziare rostri e polene, migliorare la resistenza agli speronamenti di altre imbarcazioni, potenziare i tempi di ricarica e il danno degli arcieri. Sarà anche possibile affidare a luogotenenti arruolati in giro per la mappa specifici compiti, ottenendo un bonus alla velocità, alla resistenza o alla precisione e al danno degli arcieri e dei lanciatori di giavellotto. Restando in tema di battaglie navali abbiamo trovato, invece, un po’ deludenti le fasi di abbordaggio nelle quali avremmo gradito un maggior grado di spettacolarità.
“L’inizio è la metà di ogni cosa”. Pitagora
Il mondo di gioco, fatte salve alcune eccezioni è interamente esplorabile sin dall’inizio e i vincoli posti all’esplorazione sono abilmente nascosti con alcuni escamotage come l’assenza di un particolare potere o di un particolare strumento, ad esempio una nave e il suo equipaggio per poter lasciare finalmente le coste di Cefalonia. Anche le missioni in cui potrete imbarcarvi, sia principali che secondarie, non hanno limiti, ma come in ogni RPG che si rispetti scordatevi di procedere “dritti alla meta”: alcuni nemici saranno semplicemente troppo forti da affrontare e vi costringeranno ad effettuare un po’ di grinding in giro per il mondo di gioco. Neanche provare ad agire di nascosto vi esimerà dal far progredire il personaggio al livello giusto per affrontare determinati nemici. L’assassinio furtivo infatti, per i personaggi più forti del gioco, non è sufficiente ad eliminarli azzerando la loro barra della salute ed in poco tempo vi trovereste accerchiati da nemici troppo forti per essere battuti.
Dal punto di vista del gameplay vero e proprio e del combat system, Assassin’s Creed Odissey riprende e migliora quanto di buono si era visto in Origins. I tasti dorsali sono deputati all’attacco leggero e alla parata, mentre il trigger sinistro all’arco e quello destro per l’attacco pesante. La combinazione dei tasti dorsali e di un pulsante specifico del pad da noi scelto, serviranno poi all’attivazione dell’abilità speciale equipaggiata. Altra novità consiste, inoltre, nella possibilità di attivare, effettuando una schivata con il giusto tempismo, una modalità bullet time (una vera e propria costante negli ultimi action adventure da Bayonetta a God Of War) che rallentando il tempo ci permette di attaccare il nemico inerme.
Anche dal punto di vista della gestione dell’inventario Ubisoft ha ripreso il sistema che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare in Origins. Le armi sono divise in categorie: lance, spade, asce, daghe e bastoni, tutte potenziabili con incisioni o con materiali migliori presso i fabbri. Stesso discorso per corazze e pezzi di armatura: spallacci, guanti e scarselle. La varietà è buona, anche se più in là nell’avventura ci ritroveremo con le medesime armi già viste ma con DPS maggiori. Diverso invece il discorso per quanto riguarda la gestione dell’arco: non più appannaggio esclusivo di alcune categorie specifiche di archi, le abilità speciali come quella che permette di scoccare frecce multiple saranno disponibili con tutti i tipi di arco e dovranno essere sbloccate tramite il path del cacciatore.
Molto apprezzabile inoltre il sistema che riduce al minimo l’hud (è lo stesso gioco a consigliarvi di scegliere questa modalità, definita “Esplorazione”), costringendovi a cercare da soli gli obiettivi verso cui dirigersi. In nostro aiuto arriva sempre la nostra fedele aquila Icaro, capace di individuare obiettivi e nemici dall’alto con l’abilità “volo stazionario”, ma l’assenza di un percorso obbligato rende meno guidati gli spostamenti, permettendoci di apprezzare la vastità dell’open world creato da Ubisoft Quebec. Questa modalità rende inoltre praticamente obbligatorio prestare attenzione ai dialoghi e, più in generale, fare le domande giuste per la corretta individuazione di un bersaglio o di un oggetto. Il sistema è comunque liberamente riattivabile a piacimento, anche solo per una missione.
Non mancano le note negative e queste sono rintracciabili principalmente in una intelligenza artificiale davvero basilare e in un sistema stealth semplificato sin troppo. Vi basterà infatti allontarvi leggermente dall’area di gioco, o nascondervi in piena vista dopo aver compiuto un attacco perché i vostri nemici passino dallo stato di allerta a quello di tranquillità in men che non si dica.
“La bellezza è nei dettagli” . Platone.
Ubisoft è riuscita a ricreare un mondo di gioco vasto e credibile, capace di offrire scorci davvero suggestivi che fanno da contorno ad una trama che, sebbene non profondissima, riesce a trattenere il giocatore per le quasi 40 ore necessarie al completamento del gioco.
Dal punto di vista tecnico il gioco si comporta più che bene su PS4 Pro e l’enorme open world appare ben caratterizzato e sufficientemente dettagliato. Certo la direzione artistica non è particolarmente ispirata e, complice anche i colori un po’ troppo accesi delle poleis greche, spesso l’atmosfera ne risente, spingendovi ad affrontare anche le missioni più seriose un po’ troppo all’acqua di rosa. Il gioco comunque gira a 1440p e 30fps su PS4 pro in maniera piuttosto costante, con cali di frame rate davvero sporadici e mai in grado di influire sull’esperienza. Certo alcuni problemi non sembrano all’altezza di una produzione come questa, come un sistema meteorologico davvero basilare, le animazioni dei personaggi durante i dialoghi, un po’ troppo artificiose, e qualche effetto particellare davvero basico (a parte le texture dell’acqua, che meritano un applauso). Pessimi e assolutamente da rivedere, invece, i caricamenti ogni tre per due. Alcuni di questi sono talmente lunghi da rendere davvero fastidiosa l’attesa, come quelli dopo un game over o ancora peggio, quelli che si presentano quando si switcha dal volo di Icaro al nostro eroe se la nostra aquila si è spinta leggermente più in là rispetto al punto in cui ci si trova.
Come in ogni Assassin’s Creed, inoltre, non mancano bug e glitch ma siamo ben lontani dagli orrori grossolani di Unity. Nel nostro walktrough solo in un paio di casi ci siamo trovati costretti a riavviare la partita dall’ultimo checkpoint. Abbiamo però riscontrato in alcuni momenti l’impossibilità di attivare con la pressione dello stick destro lo stordimento.
Mirabile il doppiaggio in italiano, con alcune interpretazioni che non sfigurerebbero in una serie tv Netflix o HBO; certo doversi scaricare 2Gb aggiuntivi dopo la “classica” patch day one da ben 18Gb non è una cosa facile a digerirsi, ma l’attesa è decisamente ben ricompensata.
“Panta rhei”. Eraclito
Assassin’s Creed Odissey restituisce ai fan una produzione davvero in linea con quello che era stato il franchise sino a Black Flag e conclude un percorso di ammodernamento iniziato con Origins. Assassin’s Creed è ora finalmente un vero Action RPG, caratterizzato da un open world davvero enorme e ricco di cose da fare e da vedere e da un sistema di scelte capace di influenzare davvero il corso della vostra avventura. Accompagnato com’è da una lore che attinge alla tradizione classica e all’enormità di miti e leggende che ci sono state tramandate di questo straordinario periodo per la civiltà occidentale, Assassin’s Creed Odissey è un viaggio che vale davvero la pena di intraprendere. Certo le atmosfere non sono così ispirate come nella saga di Bayek, ma il numero e la qualità delle quest, sia primarie che secondarie, vi faranno presto superare anche questa mancanza. Peccato solo per quei caricamenti davvero anacronistici anche per un Assassin’s Creed…
- Lore del gioco davvero incredibile- Le nostre scelte avranno delle conseguenze notevoli- Componente GDR ulteriormente rifinita rispetto ad Origins- Mondo di gioco vastissimo...
Contro
- ...forse anche troppo- Caricamenti davvero eccessivi- L'IA avversaria necessita di ulteriori rifiniture
Riassunto
Assassin’s Creed Odissey restituisce ai fan una produzione davvero in linea con quello che era stato il franchise sino a Black Flag e conclude un percorso di ammodernamento iniziato con Origins. La serie targata Ubisoft è finalmente un vero Action RPG, caratterizzato da un open world davvero enorme e ricco di cose da fare e da vedere e da un sistema di scelte capace di influenzare davvero il corso della vostra avventura. Accompagnato com’è da una lore che attinge alla tradizione classica e all’enormità di miti e leggende che ci sono state tramandate di questo straordinario periodo per la civiltà occidentale, Assassin’s Creed Odissey è un viaggio che vale davvero la pena di intraprendere.
Nei mesi scorsi, complice un dannato torcicollo che mi rendeva complicato passare tante ore seduto davanti ad un PC, ho iniziato ad interessarmi di ergonomia, apportando numerose modifiche alla mia postazione di gioco e di lavoro e, soprattutto, provando ad acquisire una corretta postura da seduto. Nonostante gli indubbi benefici dell’ utilizzo di periferiche ergonomiche, quali sedie da gaming e da lavoro, mouse e tappetini, sentivo che qualcosa ancora non andava. Il torcicollo, sebbene affievolitosi, tornava a tormentarmi di tanto in tanto. La mia ricerca tuttavia sarebbe durata ancora per poco, dopo qualche tempo infatti, ho capito che a causare i miei dolori cervicali e i conseguenti mal di testa era principalmente il mio modo di dormire, o per meglio dire, il luogo dove dormivo, ma di questo vi parlerò nella prossima recensione; per ora vi basti sapere che da buon nerd ho iniziato a farmi una cultura di materassi in memory e cuscini, di materiali e tecniche per il corretto riposo, ma soprattutto ho iniziato a cercare le aziende più innovative in questo settore, in grado di offrirmi non soltanto un prodotto all’avanguardia e di design, ma anche un modello nuovo di acquistare: niente più televendite e numeri di telefono (Mastrota perdonami perchè ho peccato!) ma internet ed e-mail. La mia ricerca mi ha portato oltralpe, fino ai lidi digitali di Tediber, una interessante startup francese che produce i suoi migliori materassi in Belgio, utilizzando i migliori materiali disponibili e tecnologie all’avanguardia.
Approfittando della disponibilità della Country Manager italiana, Alice Mordonini che ci ha gentilmente concesso qualche minuto del suo tempo per l’intervista che leggerete di seguito, proveremo a scoprire qualcosa in più di questa start-up francese, in una sorta di anteprima alla recensione del loro “incredibile materasso” che verrà pubblicata nei prossimi giorni sul nostro sito. A questo punto bando alle ciance e buona lettura!
Come nasce l’idea di una start up in un settore tanto tradizionalista come quello dei materassi?
Tediber è frutto della mente di tre imprenditori appassionati: Julien Sylvain, Juan Pablo Naranjo e Aude du Colombier. Un giorno, semplicemente, hanno avuto bisogno di cambiare materasso e si sono resi conto che acquistarne uno nuovo era una vera e propria odissea. Difficile districarsi tra la miriade di offerte a disposizione, impossibile affidarsi al prezzo per conoscere la reale qualità del prodotto, complicato trovare un unico materasso che potesse adattarsi perfettamente alle esigenze di due persone morfologicamente diverse. Inoltre, provare il materasso con i vestiti addosso, in un negozio pieno di gente, sotto gli occhi attenti di un commesso, rendeva il tutto ancora più complicato.
Per questo motivo, partendo dal presupposto che passiamo un terzo della nostra vita dormendo, e che quindi riposare bene dovrebbe essere un diritto e non una fatica, i futuri fondatori di Tediber hanno deciso di darsi un obiettivo tanto semplice quanto rivoluzionario: cambiare la vita di migliaia di persone rendendo accessibile a tutti, nel modo più facile possibile, un incredibile materasso.
Il mercato tradizionale aveva bisogno di essere rivoluzionato ed è stato così che Tediber ha deciso di semplificare l’acquisto di un prodotto tanto importante, ma spesso sottovalutato. Abbiamo reso l’esperienza d’acquisto più facile e divertente offrendo un prodotto di altissima qualità a un prezzo giusto, che arriva a casa in un paio di giorni, con 100 notti di prova e la formula soddisfatti o rimborsati. Questo nuovo modello di business ha rapidamente conquistato oltre 40.000 persone e totalizzato oltre 10.000 recensioni positive con voto medio di 4,7/5, a conferma del fatto che il mercato aveva decisamente bisogno di una ventata di novità!
Producete i vostri materassi in house o vi rivolgete ad una manifattura esterna?
Noi di Tediber facciamo della qualità dei nostri prodotti e del nostro servizio la nostra priorità. Per questo motivo, abbiamo deciso di produrre i nostri materassi in Belgio, paese di riferimento per la produzione di sistemi letto di alta gamma. Il Belgio sta infatti ai materassi come la Svizzera sta agli orologi: è qui che nascono le anime dei materassi di più alta qualità disponibili in commercio. E noi, ovviamente, abbiamo deciso di affidarci ai migliori sul mercato.
Quando si riposa sul materasso Tediber, la sensazione che si percepisce è quella di sostegno e avvolgenza al tempo stesso, grazie alla sua composizione in lattice microforato (per garantire una corretta termoregolazione), memory foam (per alleviare i punti di pressione) e schiuma ad alta resilienza Tediber® (per garantire un sostegno perfetto alla colonna vertebrale). Tediber è interamente sfoderabile grazie a una fodera removibile realizzata in Tencel, un tessuto nobile derivato dalla fibra di eucalipto e solitamente utilizzato per i materassi per bambini perché estremamente soffice e delicato. Prima di partire per il suo lungo viaggio verso il futuro proprietario, Tediber viene messo sottovuoto ed arrotolato in uno scatolone con tanto di istruzioni di apertura. Una volta aperto, basterà attendere un massimo di 3 ore ed il materasso Tediber riprenderà il 100% della sua forma iniziale. Per poter realizzare un prodotto così incredibile avevamo bisogno di un produttore di fiducia e, ad oggi, siamo davvero entusiasti di questa collaborazione.
Allo stesso modo, i cuscini e i piumini Tediber sono realizzati in Francia dai migliori produttori sul mercato che realizzano i nostri prodotti rispettando pienamente i nostri altissimi standard di produzione. I cuscini sono rivestiti in cotone pettinato e le piume ed il piumino d’oca utilizzati per l’imbottitura provengono da oche certificate di origine europea destinate al consumo alimentare. In questo modo, i cuscini Tediber avvolgono e sostengono perfettamente la nuca. I piumini, incredibilmente gonfi e leggeri al tempo stesso, sono anch’essi rivestiti da cotone pettinato e la loro imbottitura è composta da fiocchi di microfibra di ultima generazione e piume e piumino d’oca certificati di origine europea.
Infine, il nostro incredibile mini-materasso per bambini Tedi è realizzato in Francia, perché è qui che abbiamo trovato il partner ideale per produrre un materasso bello, confortevole, perfettamente antiacaro, antibatterico e antisoffoco per i piccoli sognatori.
Scegliamo attentamente i nostri collaboratori per garantire l’altissima qualità dei nostri prodotti e siamo convinti che questa strategia sia la migliore per conquistare la fiducia a lungo termine dei nostri clienti.
Il modello di vendita esclusivamente online e l’assenza di intermediari permettono di mantenere bassi i prezzi e alta la qualità: come sta funzionando questo modello di vendita in Italia, notoriamente un po’ indietro rispetto ad altri paesi europei in fatto di e-commerce? Gli italiani stanno superando la loro tradizionale diffidenza verso gli acquisti online?
Contro ogni aspettativa, il mercato italiano ha risposto benissimo sin dai primi giorni. Per rendersene conto basta dare una sbirciata alle recensioni presenti sul nostro sito: diverse centinaia dal voto medio di 4,7/5 e spesso sottoforma di vere e proprie dichiarazioni d’amore (anche in rima!). Nonostante la diffusione dell’e-commerce in Italia si mantenga inferiore rispetto alla Francia, gli italiani si stanno piano piano avvicinando a questi nuovi modelli di business presenti unicamente sulla rete. I nostri connazionali, infatti, stanno diventando sempre più esigenti e consapevoli dei loro acquisti e sono sempre più attenti alla qualità di ciò che acquistano e a come investono i loro risparmi. Bisognerà attendere ancora un po’ di tempo prima che l’Italia possa allinearsi alla Francia e sarà sicuramente necessario continuare ad adattare la comunicazione verso il pubblico italiano per poter conquistarne la fiducia a lungo termine, ma siamo persuasi che un prodotto dall’incredibile rapporto qualità/prezzo come Tediber non possa che continuare a riscuotere un immenso successo nel nostro Paese.
La settimana scorsa ho ricevuto il mio materasso e il cuscino e racconterò le mie impressioni nei prossimi giorni sulle pagine di 4news.it; la prima cosa che ho notato è l’estrema cura del packaging e l’attenzione ai dettagli: un piccolo taglierino di sicurezza per rimuovere il cellophane in cui è avvolto il materasso, ad esempio, oppure il cuscino avvolto in una bellissima carta velina blu e poi ancora una meravigliosa borsa di tela per il suo trasporto (già “rubata” dalla mia compagna per i suoi frequenti viaggi tra Roma, Milano e Napoli). Quanto conta per voi il marketing e che modello di business state pianificando? Vedremo mai Tediber in uno spot tv o preferite la rete?
Tediber è un DNVB, ovvero un Digitally Native Vertical Brand, cioè un marchio nato e sviluppatosi unicamente online. Per questo tipo di brand il marketing è fondamentale al fine di ottenere notorietà, conquistare la fiducia dei consumatori e difendere rapidamente la propria immagine rispetto a quella dei concorrenti. Al momento ci siamo concentrati quasi esclusivamente sul marketing digitale, attraverso campagne SEM, una solida strategia SEO, l’influencer marketing e l’animazione delle nostre community social. Inoltre, diamo molta importanza alle attività di PR on&offline che stanno dando ottimi risultati. Avendo una presenza esclusivamente online, facciamo estremamente attenzione a ogni dettaglio affinché l’esperienza d’acquisto risulti davvero incredibile. Vogliamo eliminare la distanza che ci separa fisicamente dai nostri clienti, avvicinandoci a loro con dei prodotti incredibili curati nei minimi dettagli.
Abbiamo comunque tantissimi progetti in cantiere ed è assolutamente possibile che Tediber appaia in qualche spot TV il prossimo anno!
Logo e nome dell’azienda mettono allegria al primo sguardo. Ha qualche aneddoto curioso da raccontarci?
Tediber è un’équipe di persone appassionate che si sono date l’obiettivo di rivoluzionare il mercato opaco e complesso dei materassi semplificando e “rallegrando” l’esperienza d’acquisto di un prodotto così importante, ma spesso sottovalutato.
Di conseguenza, abbiamo voluto che questo messaggio si riflettesse in ogni aspetto del brand, a partire dal logo e dal nome dell’azienda, così da dare a Tediber un’identità omogenea, immediatamente comprensibile e intuitiva.
Tediber, quindi, riflette perfettamente il DNA del suo team giovane e dinamico. Un team che fa colazione insieme ogni mercoledì mattina, che si sfida in agguerriti escape game e che parte per un weekend di team building al mare, in montagna o in città ogni trimestre. Siamo un’équipe di colleghi unita e solidale, attenti gli uni verso gli altri come lo siamo con i nostri clienti. Noi di Tediber vogliamo continuare a contagiare quante più persone possibili con la passione per il nostro lavoro e con gli incredibili prodotti che offriamo!
Siamo arrivati alla conclusione di questa intervista dedicata a Tediber e ringraziamo calorosamente Alice per il suo tempo e per le sue risposte che ci hanno permesso di conoscere più a fondo questa promettente azienda. Nei prossimi giorni con la nostra recensione vi diremo cosa ne pensiamo dei loro prodotti… Stay tuned!
Vediamo da cosa dipendono i principali errori e motivi di mancato aggiornamento della console con conseguenti errori e codici che appaiano a video oppure che vengono notificati tramite il colore del led della console in questione.
Per fare luce su questo argomento abbiamo deciso di chiedere aiuto a chi se ne intende davvero, ossia Dedoshop, che di riparazioni su PS4 e Xbox One se ne intende, anche stando a quanto si può evincere dal web e da quello che si scrive di loro.
Iniziamo con il dire che il momento della verità, quello ciò durante il quale ci si accorge di eventuali problemi hardware è quello dell’aggiornamento del firmware di sistema; ogni console, infatti, durante un aggiornamento di sistema ad una versione superiore, esegue un vero e proprio check di alcuni componenti hardware, una interrogazione, se vogliamo, da cui “esige delle risposte” a livello elettronico. Tali controlli restituiscono un vero e proprio feedback dai diversi componenti, che danno un’idea al sistema dello stato d’uso e di funzionamento complessivo. Qualora uno dei componenti interrogati dovesse restituire una risposta non soddisfacente per una rottura o per un guasto, la console manifesterà nella maggior parte dei casi un blocco di sistema e l’impossibilità di terminare l’installazione del nuovo firmware.
Problema numero uno: il lettore ottico
Ogni console, almeno sino ad oggi, è legata in modo indissolubile ad un “lettore ottico”, composto dal lettore vero e proprio e da una vera e propria scheda logica autonoma (è il caso dei primi modelli di PlayStation 4 e di tutte le Xbox One), o di un componente specifico più piccolo e compatto, presente ad esempio sulla scheda madre della console, come ad esempio il chip Rensas sulle schede madri PS4 Slim, che ha il compito di “interpretare” i dati letti dal laser. Queste due componenti lavorano all’unisono e pertanto il malfunzionamento dell’uno comporterà il malfunzionamento dell’altro. Proprio a causa della loro inscindibilità, durante i controlli eseguiti dal sistema operativo della console in fase di aggiornamento, è necessario che sia la scheda logica che il lettore risultino abbinati correttamente, in caso contrario la console mostrerà un messaggio di E10x (dove x sta per un numero che indica il tipo di errore manifestatosi) su Xbox One, o quello di “mancato aggiornamento” su PS4.
Quindi, la prima regola è che il lettore deve funzionare ed essere quello originale con cui la console è uscita di fabbrica poichè il check del componente rileverà come errore la mancata corrispondenza tra i due elementi. Ovviamente in caso di guasto del lettore mentre la console è funzionante si può procedere alla riparazione specifica del componente guasto, ma essa deve essere fatta da personale esperto, non basta meramente comprare un lettore nuovo e collegarlo alla scheda madre della console, in quanto occorre abbinare, come abbiamo chiarito, la scheda logica montata originariamente sulla console quando essa esce di fabbrica.
Problema numero due: l’hard disk.
Altro importate controllo che la console esegue è quello di integrità dell’Hard Disk; infatti non è possibile completare l’aggiornamento se qualche cluster o settore del disco rigido risulta malfunzionante. Nel caso, più frequente sulla console Microsoft, in cui la nostra Xbox One abbia un Hard disk guasto o in procinto di diventarlo, sarà possibile udire strani rumori meccanici durante ogni accesso al disco, ad esempio per il caricamento di un gioco. In fase di aggiornamento la console, inoltre, non riuscirà ad effettuare l’update del Kernel e ci troveremo con la console che mostra lo schermo nero senza alcun segnale, ed ovviamente senza la visualizzazione della dashboard. Occorre perciò prestare particolare attenzione ai rumori provenienti dalla console, soprattutto se si dispone di una console “vissuta”.
Problema numero 3: il modulo Wi-FI / Bluetooth
L’ennesimo controllo da cui non possiamo “scappare” è quello del modulo wifi, un problema quello del malfunzionamento del chipset molto più frequente su PS4. Il principale segnale di un modulo difettoso consiste nell’improvvisa impossibilità di rilevare la rete domestica (o la maggiore difficoltà nel rilevarla) senza che vi siano state precedenti modifiche alla configurazione di rete, o nell’impossibilità di rilevare il controller wireless. Ciò avviene perché il chip che regola le connessioni wireless di PlayStation 4, ovvero il Wi-Fi per la rete domestica e il Bluetooth per il controller, è lo stesso. In questi casi l’unica soluzione è la sostituzione del chip.
Come abbiamo cercato di spiegare, tutti i problemi che abbiamo elencato si manifestano principalmente durante la fase di aggiornamento proprio perchè la console effettua un check approfondito dell’hardware di sistema, rendendo evidenti eventuali anomalie.
Se avete uno di questi problemi, comunque, non disperate, non è infatti sempre necessario sostituire la propria fidata console; spesso infatti basta affidarsi all’assistenza di un centro esperto e qualificato. Ovviamente per evitare di inviare la console in assistenza possiamo prevenire qualsiasi problema accertandoci che ognuno dei suddetti componenti sia funzionante ed integro al momento in cui la nostra PS4 o Xbox One ci propone una nuova versione del sistema operativo. Molte volte un’attenzione in più ci evita di incappare in problemi maggiori che ci costringeranno a separarci dalla nostra amata console.
Velocity 2X gira da un po’ sul mercato, sin dal “lontano” 2014, basti pensare che è uscito anche su PSVita, console portatile dalle alterne fortune. Molti lo avranno provato grazie al fatto che Sony lo aveva messo come titolo in regalo sul PlayStation Plus, a prima vista magari non vi ha nemmeno convinti, ma la formula “tanto è gratis” convince sempre.
Il titolo prodotto dalla software house britannica ha convinto a tal punto critica e giocatori da spostare le proprie attenzioni anche in altri lidi, infatti l’anno successivo arrivò su tutte le altre piattaforme (Xbox One, PC, Linux, Mac OS X) tranne che sull’ammiraglia Nintendo dell’epoca, la sfortunata Wii U. Fortunatamente questa piccola perla è arrivata anche su Nintendo, grazie alla nuova console e all’impegno di Curve Digital.
Trama
In seguito ad una battaglia violenta, la nostra protagonista, il tenente Kai Tana perde i sensi, per poi risvegliarsi su di un tavolo operatorio, catturata dai Vokh, temibili mostri spaziali con l’obiettivo di assoggettare tutte le razze. Ralan, scienziato schiavo di questa terribile tribù, aiuta la nostra eroina nella fuga, permettendole di tornare alla propria navicella, senza però aver prima recuperato un particolare sistema di teletrasporto.
La storia di Velocity 2X è suddivisa in ben 50 livelli, non fatevi impressionare dal numero, il ritmo di gioco è elevato e durante il susseguirsi di essi scopriremo come la giovane tenente si sia ribellata e come voglia tornare sulla Terra.
Gameplay
I videogiochi si sono evoluti, questo fatto è innegabile, infatti negli anni non ci si è limitati più ad un singolo genere, ma si è sempre puntato ad unire meccaniche più o meno buone da altri generi. Velocity 2X è il segno dei tempi che cambiano e in meglio aggiungo, infatti questo titolo unisce abbastanza sapientemente le meccaniche shoot’em up e quelle platform. I primi minuti di gioco il gioco ci abituerà alle sue meccaniche, specialmente quelle di teletrasporto attraverso livelli più brevi. Successivamente verrete introdotti alle sezioni sulla navicella e platform.
L’obiettivo di ciascun livello è abbastanza semplice, bisogna arrivare alla fine entro il tempo limite, ma per proseguire nel gioco senza intoppi dovrete ottenere punteggi alti. Come si fanno punti? Semplice, il gioco tiene conto del tempo impiegato e dei vari oggetti raccolti (capsule e cristalli). Se non otterrete dei buoni punteggi, non sarà possibile terminare il gioco, infatti gli ultimi livelli richiedono uno score abbastanza alto, tanto da richiedere dei perfect score su circa 15 livelli.
Il titolo di FuturLab ci metterà anche di fronte ad alcuni enigmi ambientali, attraverso l’utilizzo dei vari gadget della nostra eroina, non preoccupatevi, sono abbastanza semplici. Il gioco non è in alcun modo impossibile, ma se volete dimostrare a tutti di che pasta siete fatti, niente vi darà più soddisfazione di completare i livelli al 100%, per giungere a questo agognato traguardo dovrete fare una corsa contro il tempo, salvare gli ostaggi e raccogliere Rekenium (valuta del gioco, indispensabile per i gadget), avvisiamo che questo tipo di sfida può scoraggiare molti, richiede metodo, bravura e tanta, ma tanta pazienza.
Aspetto Tecnico
Velocity 2X si presenta anche su Nintendo Switch con una buonissima grafica in 2D, accompagnata da colori scelti con cura, in grado di migliorare di gran lunga l’esperienza visiva del giocatore e mostrare la capacità dei ragazzi di FuturLab. Inoltre, l’animazione è stata sapientemente studiata e permette di non scendere mai sotto i 60 fps. Parliamo del comparto audio, le melodie di sottofondo sono gradevoli all’orecchio e sapranno accompagnarvi in questa particolare avventura. Il doppiaggio del titolo è in lingua inglese, sono inoltre presenti i sottotitoli in italiano, quindi non preoccupatevi amanti della lingua del Bel Paese.
Velocity 2X
8.0 / 104News.it
Disponibile suSwitch
Pro
- Gameplay ben bilanciato- Frame rate stabile- Comparto grafico di qualità
Contro
- Trama troppo lineare- Completare i livelli al 100% potrebbe essere frustrante
Riassunto
Concludendo, Velocity 2X è una piccola perla che deve entrare nella vostra libreria Switch. I ragazzi di FuturLab sono riusciti ad unire sapientemente diversi generi, offrendo un'esperienza divertente e stimolante. La grafica bidimensionale è curata nel dettaglio e le animazioni non subiscono cali di framerate, che resta granitico a 60 fps. Avvertimento ai naviganti, non arrendetevi con facilità, questo gioco saprà premiare il vostro orgoglio.
Il primo gioco ufficiale di rally Dakar in quindici anni
Dakar 18 è un videogioco di corse sviluppato da Bigmoon Entertainment e pubblicato da Deep Silver per PlayStation 4, Xbox One e Microsoft Windows basato sul più famoso raduno annuale organizzato dalla Amaury Sport Organization.
La Dakar Rally è una gara di rally raid endurance considerata uno degli eventi più ardui e impegnativi del calendario motoristico. L’edizione di quest’anno ha una lunghezza di 9000 km, ed è anche la decima Dakar Rally a svolgersi in Sud America dopo il trasferimento della serie dall’Europa e dall’Africa nel 2009.
Dakar 18, essendo il primo gioco di rally Dakar in 15 anni, doveva semplicemente essere decente per meritare l’acquisto. Eppure, qualcosa è andato terribilmente storto. Dakar 18 è un gioco che raggiunge stentatamente la sufficienza e vi spieghiamo il perché nella nostra recensione.
Sulla carta ha tanto da offrire
Come gioco ufficiale dell’evento Amaury Sport Organization, Dakar 18 ha molto da offrire, almeno sulla carta. Ha un vasto mondo aperto da esplorare (circa 15.000 m2), cinque categorie di veicoli, simulazione del tempo e del meteo, e permette anche di salire e scendere dal veicolo per esplorare a piedi o assistere gli altri concorrenti rimorchiandoli. Tutte caratteristiche importanti, peccato che abbiamo soltanto una modalità carriera e una modalità di caccia al tesoro free-roaming, oltre alle solite opzioni multiplayer. Inspiegabilmente non esiste una modalità esibizione, e una volta scelto il veicolo con cui affrontare la modalità carriera, siamo letteralmente bloccati a meno che non iniziamo una nuova carriera.
Ci vogliono solo pochi minuti per scoprire il più grande problema di Dakar 18. La gestione affidabile e piacevole del veicolo è senza dubbio l’aspetto cruciale di qualsiasi gioco di corse, ma in Dakar 18 è atroce se si sceglie di guidare una macchina o un quad. Entrambi i tipi di veicoli si sentono come se avessero una vita propria, spesso rifiutandosi di lasciarci guidare in linea retta e facendoci combattere con lo sterzo in più di una occasione. Di conseguenza, chiunque sia interessato all’acquisto di Dakar 18 per guidare auto o quad è meglio che desista. Per fortuna, gli altri tre tipi di veicoli presenti: biciclette, camion e UTV si comportano molto meglio. Le biciclette rappresentano la categoria più debole delle tre citate. Si gestiscono piuttosto bene ma abbiamo avuto l’impressione come se non riuscissero ad adattarsi perfettamente agli impervi ambienti di gioco. Camion e UTV, invece sono i mezzi più divertenti da guidare e in definitiva rappresentano gli unici veicoli attraverso cui godersi pienamente il gioco. La guida risulta comunque essere piuttosto semplificata e arcade, indipendentemente dal mezzo prescelto.
Eventi unici e interessanti
Gli eventi offerti da Dakar 18 sono interessanti e unici in quanto ci sfidano a guidare attraverso una serie di checkpoint in ambienti open world. Non è necessario affrontarli in un ordine prestabilito, anche se generalmente affrontarli in sequenza è l’opzione migliore. È possibile tagliare il traguardo (per così dire) senza trovare tutti i checkpoint in un evento; incorreremo in una penalità o in una squalifica se ne mancheremo troppi. Una delle caratteristiche che contraddistinguono positivamente Dakar 18 dagli altri titoli motoristici è il fatto di dover mettere alla prova non soltanto le capacità di guida ma anche quelle di navigazione.
Purtroppo, Dakar 18 non è adatto a coloro che non vogliono che l’esperienza sia così hardcore. In un mondo così vasto e aperto, i checkpoint da passare non sono indicati in alcun modo. Non ci sono grandi frecce nel cielo, pilastri di luce o pennacchi di fumo colorato che ci indichino la strada; saremo soltanto noi a dover valutare la giusta direzione e, a seconda del veicolo utilizzato, un copilota. I co-piloti ci urleranno le indicazioni, ma non è detto che sia effettivamente la giusta direzione. In mancanza, dovremo tenere d’occhio il Road Book per capire dove andare. Purtroppo, il gioco è tradotto ma non doppiato in italiano pertanto dovremo ascoltare le indicazioni in inglese. Viene da sé che se non si riesce a comprenderlo almeno ad un livello decente, mettersi lì a leggere i sottotitoli in un gioco di corse ci farà soltanto perdere del tempo e ci porterà a distrazioni con ogni probabilità fatali.
Autenticità non vuol dire divertimento
Dakar 18, è un titolo impegnativo, perché è facile andare nella direzione sbagliata e ritrovarsi in un batter d’occhio a dover evitare un pericolo o un ostacolo che, in caso di contatto, ci costringerà a riparare una componente del nostro mezzo. In caso di riparazioni, sarà necessario andare nell’apposito menù et voilà istantaneamente saremo pronti per ripartire. Non sarà difficile ritrovarsi impantanati nella sabbia, il che ci costringerà ad armarci di pala per liberare il veicolo. Insomma, Dakar 18 sembra quasi un titolo di sopravvivenza piuttosto che un gioco di corse. Mettere l’autenticità prima dell’accessibilità è stata una scelta coraggiosa, che potrebbe limitare considerevolmente il pubblico del gioco. L’unico modo per rendere le cose un po’ più semplici è giocare ad una difficoltà Rookie, che oltre ad aumentare la resistenza ai danni del veicolo scelto, posiziona un marker sul display di navigazione per aiutarci a individuare il prossimo checkpoint.
Graficamente non sfigura
Graficamente, rispetto ad altre produzioni motoristiche, Dakar 18 non sfigura. Le ambientazioni sono riprodotte in maniera convincente e c’è una buona alternanza di condizioni meteo e di orari che faranno risaltare ancora di più determinati scenari. Purtroppo, alcune magagne tecniche ci sono, in prossimità di diversi elementi si possono notare asset in bassa risoluzione, mancanza di poligoni per quanto riguarda la vegetazione, i selciati, le strade, i sentieri e le rocce, che riducono notevolmente la resa grafica della produzione. Certo, passeremo la stragrande maggioranza del tempo alla guida, quindi non staremo li a notare i dettagli, ma ci saremmo sicuramente aspettati qualcosina in più.
I modelli dei veicoli sono fin troppo basilari e non impressionano affatto. Così come gli effetti ambientali, sabbia e fango che si poggiano sulla carrozzeria e vengono alzati quando ci passiamo sopra con le ruote, che non riescono a convincere appieno. Inoltre, inspiegabilmente le tracce dei veicoli concorrenti scompaiono dopo una manciata di secondi. Il sonoro non è di altissimo livello ma fa il suo lavoro. In aggiunta ci sono anche alcuni problemi tecnici e bug fastidiosissimi che potrebbero rendere l’esperienza di gioco a tratti frustrante.
- Un vasto mondo open world da esplorare- Diverse categorie di veicoli fra cui scegliere- Un'esperienza di guida unica nel suo genere
Contro
- Non adatto a tutti- Alcuni veicoli sono difficili da gestire- La navigazione non funziona al meglio soprattutto ai livelli di difficoltà più alti- Svariati bug
Riassunto
Se siete appassionati di giochi racing e volete provare un'esperienza diversa e insolita rispetto ad altre produzioni del genere, allora Dakar 18 potrebbe fare per voi. Per tutti quelli che invece ricercano un gioco di corse più tradizionale, è meglio lasciar perdere.
Oggi amanti del retrogaming parliamo di uno dei platform che ha portato la storica software house britannica nell’Olimpo dei videogiochi.
Parliamo proprio dell’indivisibile duo composto dall’orso Banjo e dalla breegull (razza inventata dalla Rare) Kazooie.
Banjo in qualche modo era già una vecchia conoscenza dei videogiocatori, infatti avevamo già avuto la possibilità di giocarci su Diddy Kong Racing, altro titolo leggendario uscito su N64, che avremo modo di approfondire in un altro speciale.
A volte da fantastici sogni può nascere qualcosa di più…
Non tutti sanno che lo sviluppo di questo storico titolo nasce su SNES e il concept di base non includeva era totalmente differente da quanto conosciamo oggi, il nome in codice di questo nuovo titolo era “Project Dream: Land of Giants”.
Della storia attorno a questo progetto si sa ben poco, a parte che il protagonista, un giovane ragazzo di nome Edisone ed il suo fedele cane (Dinger) erano alla ricerca di Madeleine, la ragazza del protagonista.
Mentre il ragazzo era immerso nella ricerca, venne in contatto con un gruppo di pirati, capitanati dal malvagio Blackeye (lo stesso pirata che appare in Banjo-Tooie).
Non sono presenti altri dettagli, fortunatamente però esistono testimonianze in rete di questo progetto, fino a qualche anno fa limitato al rango di “leggenda metropolitana”.
Lo sviluppo si spostò sulla nuova macchina di Nintendo, ma vista la grande richiesta di potenza computazionale, il gioco venne spostato su N64DD (Disk Drive), ma non vide mai la luce.
Alcuni personaggi sono stati spostati da questo progetto al nuovo. Infatti, l’orso Banjo che appariva come personaggio secondario in Dream, divenne il protagonista del nuovo titolo, Gruntilda venne trasformata da gigantessa a Strega e Kazooie da uccellino disperso a membro del dinamico duo.
A dirla tutta, questo cambiamento di percorso ha portato tra le nostre mani uno dei più grandi platform di tutti i tempi. Penso di parlare a nome di tutti dicendo che sarei felice di vedere quel sogno trasformato in realtà.
Tutto nuovo, dai personaggi alla trama.
Il cambio di rotta che Rare (Rareware al secolo) prese, costrinse la software house a rielaborare quasi totalmente il mondo di gioco, partendo dai personaggi, infatti a parte alcune riconferme dal progetto precedente, il resto del gioco pullula di personaggi nuovi e fantasiosi, come:
Tooty: la sorellina di Banjo;
Bottles: la talpa che insegnerà a Banjo e Kazooie una serie di importanti abilità;
Jinjo: una serie di creature colorate nascoste in ogni livello (esattamente 5). Unendo i loro poteri formano il Jinjonator, creatura che aiuterà Banjo e Kazooie nello scontro finale;
Mumbo Jumbo: come non parlare dell’iconico stregone che trasforma i nostri protagonisti in svariati animali, utili per raccogliere i preziosissimi pezzi di puzzle o Jiggies come vengono chiamati nel gioco.
Una nuova trama
In una alta torre di un castello stregato, una strega malvagia di nome Gruntilda, sta chiedendo al suo calderone chi fosse la “più bella del reame”, inizialmente il calderone risponde che si tratta di lei, poi si corregge e le dice che la più bella è un’orsetta di nome Tooty, che vive con suo fratello (Banjo) a Spiral Mountain.
La strega inferocita si precipita a rapire la sorellina di Banjo, unico testimone oculare è Bottles la talpa, quest’ultimo avvisa poi l’orso del triste evento. Gruntilda rapisce Tooty per rubarle la sua bellezza e trasferirla a lei, ciò viene reso possibile da un potente macchinario.
Da questo momento inizia l’avventura di questa “strana coppia”.
Livelli
Per accedere ai mondi, Banjo e Kazooie dovranno accumulare Jiggies, in totale i livelli esplorabili sono 9, così suddivisi:
Spiral Mountain: zona in cui vivono Banjo, Kazooie, Bottles e Tooty, viene utilizzato essenzialmente come un livello tutorial. Scalando la montagna arriverete al castello di Gruntilda;
Gruntilda’s Lair: Il covo della malvagia strega funge da HUB principale, ed è inoltre luogo della battaglia finale;
Mumbo’s Mountain: Primo livello vero e proprio, dove potrete incontrare lo stregone che durante il gioco aiuterà i nostri eroi con i suoi immensi poteri;
Treasure Trove Cove: Isola del tesoro che custodisce enormi segreti;
Clanker’s Cavern: Una caverna che ospita un pesce robotico;
Freezeeazy Peak: Landa ghiacciata dove possiamo trovare nuovamente lo sciamano Mumbo;
Gobi’s Valley: Mondo di chiara ispirazione egiziana, tra piramidi, sfingi e faraoni;
Mad Monster Mansion: Lugubre livello con tanto di casa stregata e chiesa sconsacrata;
Rusty Bucket Bay: Nient’altro che una baia;
Click Clock Wood: Livello particolarmente innovativo, include 4 mondi in uno, basato sulle stagioni;
Stop “N” Swop
Una volta completato al 100% il gioco, Mumbo si palesa mostrando ai due eroi alcuni video, i quali indicano l’ubicazione di alcuni oggetti particolari (6 uova ed una chiave di ghiaccio), dicendo che sarebbero stati utili nel successivo capitolo della saga Banjo-Tooie.
Per accedere a questa serie di collezionabili, i nostri eroi dovevano recarsi al castello di sabbia presente a Treasure Trove Cove ed inserire uno ad uno i vari Cheat Codes per sbloccare la presenza di questi oggetti unici dei mondi.
Tra l’altro una volta completata questa missione speciale, non era più possibile ripeterla in alcun salvataggio.
Altre informazioni…
Dopo il passaggio di Rare da Nintendo a Microsoft, si decise di far uscire su Xbox 360 sia Banjo-Kazooie che Banjo-Tooie, seguiti da Banjo-Kazooie: Viti e Bulloni, titolo sfortunato della serie esclusivo per la console ammiraglia di Microsoft.
Conclusioni
Il titolo ha ricevuto onori da giocatori e critica, in quanto si tratta di un platform veramente unico, facente parte della categoria (ormai scomparsa) dei Collectathon. Sappiamo tutti che i ragazzi di Rare sono stati capaci di grandi cose su N64, da Killer’s Instinct a Conker’s Bad Fur Day, quindi mi limiterò a dire soltanto una cosa: provatelo!!!
Invitiamo chi avesse già avuto modo di giocare a questo fantastico titolo a dire la propria sulla nostra Pagina Facebook.
Consigli per gli acquisti
E’ di questi giorni la notizia che l’orso e l’uccello più famosi della storia dei videogame arriveranno sotto forma di Totaku, assieme al simpaticissimo scoiattolo Conker (cliccate qui per l’articolo dedicato).
Non siamo sicuri che la PlayStation 5 sarà chiamata PS5, ma di una cosa siamo certi, il Presidente di Sony Interactive Entertainment, Kenichiro Yoshida in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al Financial Times ha confermato che il successore di PS4 esiste davvero. Sebbene abbia rifiutato di rivelare il nome della console, Yoshida ha spiegato che “a questo punto, quello che posso dire è che è necessario avere un hardware di nuova generazione”.
Quindi, Yoshida sta tacitamente ammettendo l’inevitabile, e la sua risposta corrobora ciò che abbiamo sentito da altri dirigenti Sony riguardo la PS5 negli ultimi anni. Il CEO di Sony Interactive Entertainment John Kodera ha ammesso, lo scorso 22 maggio, che PS4 stava entrando nella “fase finale del suo ciclo di vita“, ma ha anche affermato che il “prossimo grande passo” del marchio PlayStation non avverrà fino a marzo del 2021. È del tutto possibile che il grande salto del marchio non sia PlayStation 5, ma le prove si stanno accumulando. La nuova console di Sony è stata oggetto di alcune chiacchiere alla Games Developers Conference (GDC 2018) a San Francisco nel marzo 2018. Queste indiscrezioni includono dettagli sul processore e sulla possibile data di lancio di PS5.
Per aiutarvi a farvi un’idea di cosa bolle in pentola in casa Sony, abbiamo deciso di raccogliere tutti gli indizi, i rumor e quant’altro per provare a offrirvi una visione più chiara di PlayStation 5. Cosa ci offrirà in termini grafici PS5? E per quanto riguarda le prestazioni? Siamo abbastanza certi che la grafica e la tecnologia delle CPU, dovrebbero effettivamente raggiungere un certo grado di maturità proprio con PS5. Un recente articolo di Digital Foundry afferma anche che un ingegnere di PlayStation sta lavorando all’architettura della console. Ciò che sappiamo è che dovrebbe montare un processore AMD Ryzen.
PS5 utilizzerà la conveniente tecnologia grafica Navi di AMD?
Secondo il sito SemiAccurate.com, PS5 utilizzerà la tecnologia grafica Navi di AMD. Perché dovremmo considerare veritiera questa previsione? A discapito del nome più fuorviante che altro, il sito di notizie hi-tech, ha un buon track record, infatti hanno previsto l’arrivo di PS4 Pro e Xbox One X già nel 2013 oltre ad aver rivelato le specifiche caratteristiche di PS4 nel 2012.
Di per sé, questa non è garanzia di sicurezza, ci mancherebbe, siamo ancora nell’ambito dei rumor, ma la tecnologia Navi potrebbe effettivamente essere utilizzata da PS5. Il CEO di AMD, Lisa Su, ha fatto riferimento alla sua esistenza nel maggio 2017 durante la conferenza di JPMorgan Tech, Media and Telecoms. Navi è un’architettura GPU basata su un processo di produzione a 7 nanometri, che dovrebbe portare a schede grafiche più veloci e ad una migliore efficienza energetica. Ai fini del benchmarking, le attuali console sono state costruite utilizzando un processo a 16 nanometri.
Questo è il punto chiave: non si ritiene che Navi superi la tecnologia grafica NVIDIA di fascia più alta, ma potenzialmente offrirà una soluzione più economica: una considerazione fondamentale per l’hardware della console, che probabilmente mirerà ad avere un prezzo di circa $500, rispetto ai $2000 + prezzo di un PC da gaming con specifiche maggiori. Navi potrebbe fornire le prestazioni di una GTX 1080 a prezzi abbordabili. Attualmente, la scheda grafica GTX 1080 di Nvidia è in vendita a $700, quindi effettivamente potrebbe essere montata anche su PS5.
Per un’analisi più dettagliata vi rimandiamo all’articolo di Eurogamer.net, che suggerisce inoltre che PS5 possa essere retrocompatibile con PS4. Una delle ragioni principali è che Sony utilizzerà probabilmente l’architettura del chip Intel X86, come fatto con PS4 Pro e PS4. Una ragione più convincente è che con oltre 82 milioni di possessori di PS4, Sony non vorrebbe lasciarli indietro. Le voci di SemiAccurate su PS5 affermano anche che la CPU sarà custom Zen (una microarchitettura del processore AMD), che i kit di sviluppo PS5 sono già in circolazione e che ‘VR Goodies’ potrebbe essere integrato nella tecnologia di PS5.
Il lancio della console potrebbe essere anticipato? Non è detto!
La voce più sbalorditiva di SemiAccurate.com è stata che la PS5 potrebbe essere lanciata nel 2019, ma la previsione, fin troppo ottimistica, ci sembra estremamente improbabile. Infatti, Kotaku ha suggerito che la data di lancio potrebbe essere fissata al 2020 e ciò sarebbe in linea con quanto dichiarato qualche mese fa sul “prossimo grande salto” previsto nel 2021.
Kotaku non ha comunque escluso che effettivamente possa esserci una data di lancio più immediata rispetto a quella prevista. Molto dipenderà anche dalla concorrenza, da come si muoverà Microsoft o se effettivamente un nuovo competitor possa avere in cantiere una console. Magari la presentazione potrebbe avvenire al prossimo E3 2019 a Los Angeles, l’evento più importante nell’ambito videoludico.
Prima di andare all’E3, ricordatevi i documenti
Parteciperete all’E3, state pensando di andarci? Ricordate che prima di recarvi di persona negli Stati Uniti avete bisogno dell’ESTA, del passaporto elettronico e di un’assicurazione sanitaria. Ma qualcuno di voi potrebbe chiedersi a questo punto: cos’è l’ESTA? ESTA è l’acronimo di Electronic System for Travel Authorization, ovvero Sistema Elettronico per l’Autorizzazione al Viaggio. L’ESTA è un sistema di domanda online sviluppato dal governo degli Stati Uniti per sottoporre a un controllo preliminare i viaggiatori prima che siano autorizzati a imbarcarsi su un aeroplano o un’imbarcazione per gli Stati Uniti. A partire dal 12 gennaio 2009, chiunque entri negli Stati Uniti nell’ambito del programma di viaggio senza il relativo visto deve essere in possesso di un’Autorizzazione al Viaggio ESTA valida. In aggiunta a questo tutti i viaggiatori devono essere in possesso di un passaporto a lettura ottica per poter entrare negli Stati Uniti. L’inoltro della domanda di autorizzazione al viaggio ESTA si svolge interamente online e viene gestito dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale (Department of Homeland Security).
Tornando a noi, le fonti di Kotaku sono scettiche nei confronti delle affermazioni di SemiAccurate.com sui kit di sviluppo PS5 già ampiamente distribuiti, ma hanno comunque dichiarato che i kit di sviluppo possono assumere molte forme differenti. ‘PlayStation 5’ può esistere più come una struttura hardware, condivisa con una determinata fascia di sviluppatori, in contrapposizione alla nozione più tradizionale di un kit di sviluppo, ovvero una scatola fisica contenente i relativi chip PS5. Potete dare uno sguardo ai vecchi kit di sviluppo PS4 Pro che un giocatore ha ottenuto ad un’asta quando lo sviluppatore United Front Games di Sleeping Dogs ha chiuso alla fine del 2016. Questo kit di sviluppo “PS Neo” (il nome in codice originale per PS4 Pro) conteneva l’hardware corretto, ma il suo design era molto più ingombrante rispetto all’unità PS4 Pro poi distribuita nei negozi.
La grafica di PS5
Al momento, il massimo raggiungibile in termini di risoluzione è 4K/60 fotogrammi al secondo, che si chiama “True 4K”. Sulle console, i giochi nativi in 4K sono disponibili soltanto su Xbox One X mentre su PS4 Pro non abbiamo un 4K nativo ma la risoluzione UHD viene ottenuta attraverso escamotage software, il cosiddetto upscaling. In particolar modo, soltanto una decina di giochi hanno beneficiato di aggiunte extra in termini grafici su PS4 Pro. Inoltre, è importante fare una doverosa considerazione, Microsoft Studios e Naughty Dog, tanto per citare due degli sviluppatori più importanti attualmente, hanno il budget e i mezzi per spingere per il 4K, ma la maggior parte dei creatori di medie dimensioni e di minori dimensioni non hanno il budget o la manodopera per farlo.
Se montiamo una CPU Intel Core i7, 16 GB di RAM nel PC e si installa la scheda grafica GTX 1080 di Nvidia, con un potente rig in grado di eseguire la maggior parte dei giochi del 2017 e del 2018, la qualità grafica è nettamente superiore ad una PS4 Pro. Ovviamente, questi componenti costano fino a $1300. Considerando anche che ora è un pessimo momento per costruirsi il proprio PC da gaming, con prezzi ormai alle stelle per quelli di fascia medio/alta, a causa dell’aumento dei prezzi delle schede grafiche guidato dalla domanda di mining di Cripto valute/Bitcoin. Inoltre, i giochi richiedono una potenza più grezza della scheda grafica e dalla CPU per far funzionare i giochi con impostazioni elevate. Le console ottengono le stesse prestazioni in modo più efficiente ma.
PS5 dovrebbe avere specifiche hardware coerenti con quanto visto con Xbox One X e riuscire a raggiungere finalmente il 4K nativo, ma ora come ora non siamo a conoscenza di come potrà farlo. Sicuramente gli sviluppatori potranno essere più efficienti ed efficaci con ciò che PS5 avrà da offrire. Le prossime console possono fare di più con meno rispetto a quanto richiesto se si assembra un PC da gaming, quindi la prossima Playstation non avrà necessariamente bisogno di una Nvidia GTX 1080 per arrivare al 4K/60fps.
C’è da considerare che alcuni giochi PS4, ad ormai quasi cinque anni dal lancio della console, fanno fatica a girare a 1080p/30 frame al secondo, quindi il 4K/60fps può essere una vera e propria sfida per PS5 a meno che i creatori non saranno in grado di spremere a fondo la macchina. Al momento, le GTX Titan X e 1080 Ti di Nvidia sono in grado di fare quanto farà PS5. In realtà, i 4K/30fps o 1440p/60fps potrebbero essere obiettivi più realistico per molti giochi PlayStation 5, ma i grandi studi AAA dovrebbero essere in grado di arrivare a 4K/60. Il sito Tech Tweak Town è in realtà più ottimista sulle possibilità che PS5 sarà effettivamente in grado di raggiungere il 4K/60fps. In particolar modo, grazie ad una fonte interna rimasta anonima, la prossima PlayStation potrebbe avere una GPU dedicata. Le opinioni su questo sono tuttavia divergenti, alcuni esperti del settore continuano ad ipotizzare che Sony continuerà a ospitare GPU e CPU sullo stesso chip per mantenere l’efficienza in termini di costi. “È probabile che entrambe le aziende integreranno sia componenti CPU che GPU in un unico chip, mantenendo bassi i costi e rendendo più semplice la realizzazione dei futuri modelli”, afferma Richard Leadbetter di Digital Foundry.
Tuttavia, se la GPU dovesse essere separata dalla CPU, sarebbe davvero la svolta considerando che attualmente sia PS4 che PS4 Pro sono un po’ ostacolate dal fatto che usano una APU: un processore che combina CPU e GPU in una architettura singola. Con una scheda grafica dedicata a sua disposizione, che non è direttamente collegata a una CPU, PS5 potrebbe effettivamente offrire esperienze in 4K/60fps.
Le intelligenti tecniche di rendering attualmente in uso su alcuni giochi PS4 Pro sono di buon auspicio anche per il futuro 4K dei giochi PS5. Grazie all’ottimizzazione molto intelligente, la Pro (per non parlare di un’ipotetica PS5) può già eseguire giochi in modo convincente a 4K/30fps tramite il rendering. Più di ogni altro titolo, Horizon: Zero Dawn rappresenta un grande esempio di utilizzo perfetto di questa tecnica. Quando verrà lanciata PS5, è probabile che gli sviluppatori saranno più a loro agio con la tecnica del rendering il che si potrà tradurre in una grafica e prestazioni più convincenti. Questo dovrebbe garantire che la prossima PlayStation non avrà bisogno di una scheda grafica GTX 1080 sotto la scocca per offrire esperienze 4K soddisfacenti.
Dopo molti anni di assenza e un tentativo di sopperirla con un titolo simile, ma scadente, Mega Man torna sulle nostre console. Finalmente Capcom sembra aver capito che il robottino blu aveva bisogno di un nuovo episodio tutto suo, infatti negli ultimi anni la software house nipponica sembrava aver accantonato totalmente quest’icona degli anni’90.
La stessa Capcom ha però visto che la fanbase del celebre platform approdato su Nintendo Entertainment System nel lontano 1987, era abbastanza numerosa ed in trepidante attesa di un ritorno in grande stile di Mega Man.
La casa che ha dato i natali anche a Street Fighter e Resident Evil, ha quindi deciso di correre un rischio tutt’altro che semplice, in quanto oggi sono cambiati gli standard di gioco e titoli con quel tipo di gameplay sono prodotti di nicchia per pochi nostalgici degli anni ’90.
Un aggiunta interessante…il Double Gear
Il Double Gear, aggiunta unica di questo episodio del Blue Bomber è un utilissima meccanica dalla duplice funzione (non per niente si chiama Double). Infatti grazie a questa invenzione del Dr.Wily, il nostro protagonista può sia lanciare colpi molto più potenti rispetto al solito, sia rallentare il tempo, si avete letto bene, grazie a questa ultima feature potrete schivare abilmente anche gli attacchi più ostici.
Tra l’altro in situazioni disperate, quando il nostro eroe è ad un passo da un’ingloriosa fine e credetemi non mancheranno le occasioni, premendo i due tasti questa potente arma può lanciare un colpo potentissimo premendo assieme i due comandi dedicati al Double Gear.
Certo è che questa innovazione potrebbe far storcere il naso ai puristi, ma senza sarebbe potuto cadere nell’anonimato.
Trama
La parte narrativa in questo Mega Man lascia un po’ a desiderare, mentre i precedenti titoli, ad esempio Mega Man 8 o quelli della serie X, erano ricchi di cutscenes, questo nuovo capitolo ci racconta la storia limitandosi ad utilizzare qualche dialogo e delle illustrazioni qua e la.
La storia racconta il rapporto ostile tra il Dr.Light (creatore di Mega Man) e il Dr. Albert W. Wily (il cattivo principale della serie), facendoci capire quale fu il motivo che portò i due grandi amici a separarsi.
Il malvagio Dr.Wily si ricorda dopo molti (troppi) anni ed altrettante sconfitte, di aver creato ai tempi dell’università un congegno che trasformava i Robot in potentissimi automi, progetto scartato in favore di un altro del Dr.Light.
Wily allora decide di utilizzare questa sua antica invenzione per disseminare caos e distruzione, trasferendo questo potere a otto Robot Master. Il Dr.Light dona invece a Mega Man il Double Gear, facendo così partire questa nuova avventura del Blue Bomber.
Gameplay
Gli sviluppatori hanno ben pensato di inserire 4 livelli di difficoltà (principiante, facile, normale e supereroe), potete sceglierlo una volta sola, quindi pensateci bene.
Il livello “normale” è per coloro che sanno già dove mettere le mani (nei capelli aggiungerei), il gioco conferma la sua difficoltà anche con l’agevolazione del Double Gear, in certi casi si avvicina alla frustrazione, ma è anche per questo che ci piace.
Infatti, negli anni i giochi hanno cambiato marcia, arricchendo i mondi con tesori e collezionabili vari, tralasciando la sfida che solo vecchi titoli come questo offrivano.
Come negli episodi precedenti sarete voi a “scegliere di che morte morire”, ci sono 8 mondi e siete liberi di affrontarli nell’ordine che preferite. Nella lista dei nemici è impossibile non notare la mancanza di Proto Man e Bass.
Aspetto artistico… e qui arriva la nota dolente
Nonostante il level design sia veramente ben fatto, l’aspetto che ha lasciato un po’ di amaro in bocca è proprio l’aspetto artistico.
L’operazione di restyling è più che azzeccata, ma la vera delusione per questa serie sono i fondali che sprizzano anonimato da ogni linea e la colonna sonora, quest’ultima da sempre protagonista indiscussa degli scorsi episodi è priva di epicità, tutti i giocatori delle avventure del Blue Bomber concorderanno che la colonna sonora è uno dei tanti aspetti che ancora resta nelle menti di noi appassionati (il motivetto di Air Man lo canticchio ancora adesso).
Altre aggiunte…
I fan saranno felici di poter affrontare la temibile modalità time attack, che metterà alla prova anche gli speedrunner più esperti, i risultati potranno essere inoltre confrontati con il resto della community grazie alle classifiche online.
Interessante è l’introduzione del Laboratorio di Dr.Light, dove potrete scambiare i bulloni trovati nel mondo di gioco con consumabili, power-up o vite extra, in modo da rendere la vostra avventura più piacevole (compito a dir poco arduo).
Infine, non poteva mancare il Museo, dove potrete ammirare artwork e informazioni aggiuntive su ogni aspetto del gioco.
- L'introduzione del Double Gear è azzeccata- Boss Battle letteralmente epiche- Alto tasso di sfida...
Contro
- ...ma troppo spesso frustrante- Colonna sonora dimenticabile
Riassunto
Finalmente Capcom ha riportato alla ribalta il leggendario Blue Bomber, compagno indimenticabile dei pomeriggi dei giovani degli anni'90. Il nuovo restyling è ben riuscito, anche se il gameplay potrebbe sembrare anacronistico per molti dei giocatori odierni. Nonostante ciò il level design è buono come sempre e i boss sono sempre stramaledettamente tosti. L'aspetto maggiormente negativo di questa nuova avventura dell'iconico robottino blu è quello artistico, da una parte c'è un buon comparto grafico, anche se migliorabile, dall'altra c'è una trama priva di pathos e una colonna sonora che lascia molto a desiderare.
Se comunque cercavate un platform che vi ricordasse i bei vecchi tempi, l'avete trovato...
Come ogni anno, la statistica della velocità regna sovrana su FIFA. La capacità di sfuggire alle difese avversarie correndo sulle fasce resta uno dei modi migliori per piazzare la palla in rete. Per aiutarvi nella scelta di questi novelli Usain Bolt, abbiamo preparato questa guida. I giocatori qui di seguito sono classificati per velocità.
Giocatori più veloci di FIFA 19
Sappiate che per costruire un team competitivo in FIFA 19, sia in modalità carriera che su Ultimate Team, non può fare a meno della statistica “Velocità”, affinché voi possiate effettuare delle giocate in grado di spezzare le difese più ostiche.
Certamente non basta la velocità per poter affrontare qualunque sfida, infatti vi serviranno giocatori con una Fisicità decente ed un buon dribbling (dalle 4 stelle in su). Non bisogna dimenticare l’importanza della statistica sul piede preferito, generalmente opposto alla fascia di gioco, se ha almeno 4 stelle di piede debole è già un buon punto di partenza.
CR7? Ecco Mbappè ed i suoi fratelli…
Nonostante la classe del fenomeno portoghese in forze alla Juventus sia straordinaria, molti giocatori lo superano in velocità, basti pensare all’egiziano Mohamed Salah o al “Campioncino del Mondo” Kylian Mbappé, per non parlare del giovane Leroy Sanè che negli ultimi anni è cresciuto particolarmente o di Gareth Bale, da sempre beniamino dei “Pace-Abusers”
Qui di seguito i giocatori con la velocità più alta di FIFA 19:
Giocatore
Overall
Velocità
Squadra
Adama Traore
Wolves
96
75
Kylian Mbappé
PSG
96
87
Jurgen Damm
Tigres
95
75
Gareth Bale
Real Madrid
95
88
Douglas Costa
Juventus
95
86
Kekuta Manneh
San Gallo
94
69
Rashad Muhammed
Sarpsborg 08 FF
94
61
Jonad Aguirre
Belgrano
94
68
Jonathan Biabiany
Parma
94
74
Alex Kiwomya
Doncaster Rovers
94
62
Ryan Fredericks
West Ham
94
73
Luis Advincula
Rayo Vallecano
94
74
Tom Barkhuizen
Preston
94
71
Thievy Bifouma
Ankaragucu
94
75
Gelson Martins
Atletico Madrid
94
82
Sadio Manè
Liverpool
94
86
Aubameyang
Arsenal
94
87
Kingsley Coman
Bayern Monaco
94
83
Ilhas Bebou
Hannover 96
93
76
Leon Bailey
Bayer Leverkusen
93
82
Mohamed Salah
Liverpool
92
88
Perchè dovrei incentrare il mio gioco su questi giocatori?
E’ presto detto, basterà fare qualche partita online (dove la correttezza generalmente manca) per scoprire che molti dei giocatori elencati qui sopra (specialmente Gelson Martins) manderanno in bambola le vostre difese, costringendovi a prendere gol, spesso molti di questi giocatori sono particolarmente “buggati”, l’esterno portoghese dell’Atletico ne è la riprova.
Quindi se volete essere competitivi su FIFA 19, dovrete basarvi su una buona tecnica di gioco e tanta corsa, quest’anno poi come molti avranno notato, bisognerà fare attenzione alla statistica del “Fisico”, in quanto il gioco dopo aver subito un “leggero” rallentamento, ha permesso ai giocatori più fisici di contrastare questa specie di “Speedy Gonzalez”.
I velocisti della Serie A
Il nostro campionato ha visto sfrecciare molti di questi campioni di velocità, come Gervinho e “Momo” Salah, ma quali sono i giocatori del campionato nostrano con il “vizio” della corsa?
Douglas Costa: come citato nella classifica precedente, il brasiliano della Juve è una vera scheggia, poi grazie al suo 91 di dribbling riuscirà a mettere in difficoltà i difensori più scafati;
Juan Cuadrado: C’era bisogno di dirlo, il colombiano della squadra Campione d’Italia è notoriamente un velocista che sia in gioco, sia nella vita reale fa impazzire difese e non solo…;
Insigne: Il talento tutto italiano del Napoli è dotato di grande velocità e di un buon destro (anche se FIFA ancora non l’ha capito) ed è una ottima scelta per la vostra fascia sinistra “Made in Italy”;
Cristiano Ronaldo: Beh, non c’è molto da dire… il fenomeno portoghese non solo è dotato di grande velocità, ma unisce questa sua peculiarità a tiro, dribbling e fisico, stiamo parlando del giocatore ideale, se solo non fosse così difficile da trovare…;
Dries Mertens: Il belga è famoso per il suo sprint da centometrista, assieme alla precisione chirurgica del suo destro e il dribbling da brasiliano, questo rende l’attaccante del Napoli la perfetta punta in grado di sgusciare tra giganti come Chiellini o Koulibaly;
Alejandro “Papu” Gomez: L’argentino dell’Atalanta sarà piccolo, ma picchia forte, il suo 90 di velocità lo fanno entrare di diritto in questa classifica anche se 76 di tiro è proprio ingiusto, assieme alla mancanza dell’iconica “Papu Dance”;
Keita Baldè: Bentornato a casa!!! Perchè? Il senegalese che ora milita nell’Inter corre come non ci fosse un domani (92 di velocità) è dotato di un buon dribbling e di un buon fisico, purtroppo il tiro è un po’ scarso, ma fidatevi se vi dico che per 2000 crediti (prezzi PS4) sarà l’affare della vostra vita.
Spero che questa guida vi sia stata utile nella scelta del vostro giocatore perfetto per affrontare gli impegnativi scontri che FIFA 19 vi proporrà online e offline.
Intel annuncia il suo migliore processore desktop per il gaming:
Intel rivela inoltre la gamma completa di prodotti per PC desktop per gaming e creazione di contenuti, inclusi i nuovi processori Intel Core di nona generazione e Intel Core serie X
PUNTI PRINCIPALI
Debuttano i processori Intel Core di nona generazione per PC desktop, che comprendono il processore Intel Core i9-9900K, il migliore processore desktop Intel per il gaming1; preordini a partire da oggi.
Sono stati svelati i dettagli completi sui nuovi processori Intel Core serie X progettati per piattaforme premium di creazione di contenuti, con disponibilità a novembre.
Intel ha anche fornito aggiornamenti sul nuovo processore Intel Xeon W-3175X, un concentrato di potenza da 28 core per le workstation ideato per i carichi di lavoro e le applicazioni ad uso intensivo di elaborazione, che sarà disponibile a dicembre.
Assago (Milano), 8 ottobre 2018 – Intel ha annunciato il processore Intel® Core i9-9900K di nona generazione, il migliore processore desktop Intel per il gaming1, e ha comunicato che i preordini del nuovo processore iniziano da oggi. L’annuncio è avvenuto insieme all’introduzione di una serie di nuovi processori per PC desktop che consentiranno straordinarie prestazioni e funzionalità atte a soddisfare una vasta gamma di esigenze dei consumatori, dal gaming alla creazione di contenuti. I nuovi processori presentati oggi includono i primi processori Intel Core di nona generazione, nuovi processori Intel Core serie X e il processore Intel Xeon W-3175X.
“Il nostro obiettivo è offrire prestazioni leader in tutti i segmenti di computing e linee di prodotti”, ha dichiarato Anand Srivatsa, Vice President e General Manager, Desktop, Systems and Channel nell’ambito del Client Computing Group di Intel. “Gli annunci odierni sottolineano la nostra capacità di raggiungere proprio questo obiettivo, incluso il migliore processore desktop Intel in assoluto per il gaming. Che si tratti di gamer, creatori di contenuti o utenti esperti che utilizzano le più avanzate applicazioni per workstation, Intel e i suoi partner si sono impegnati ad offrire piattaforme bilanciate con prestazioni leader nel mondo reale e robuste capacità che superano le esigenze dei clienti”.
Diamo inizio ai giochi
Il processore Intel Core i9-9900K di nona generazione è il migliore processore desktop Intel per il gaming1. Offre un livello eccezionale di prestazioni alla linea di prodotti per PC desktop, rappresentata dal primo marchio Intel Core i9 nel segmento dei PC desktop mainstream. Tutti e tre i processori Intel Core di nona generazione presentati oggi (i5-9600K, i7-9700K e i9-9900K) offrono ai gamer un’esperienza veloce e coinvolgente, con fino a 8 core e 16 thread, frequenza Turbo single-core fino a 5 GHz2 e 16 MB di Intel Smart Cache.
I processori Intel Core di nona generazione per PC desktop offrono prestazioni straordinarie, includono SKU “K” sbloccate3 per ogni livello e fino a 40 linee PCIe 3.0 nella piattaforma per garantire espandibilità del sistema per il gaming, la creazione di contenuti e l’overclocking3. I miglioramenti di questa generazione includono:
Oltre 220 fotogrammi al secondo (FPS) in tre dei più diffusi titoli di videogame per PC a livello globale.4
La tecnologia Intel Turbo Boost 2.0 offre una frequenza single-core fino a 5 GHz, grazie a cui i gamer possono godersi i loro videogame preferiti con FPS fino al 10%5 superiori rispetto alla precedente generazione nei titoli più diffusi, nonché FPS fino al 37% superiori rispetto a un PC di 3 anni fa.6
Possibilità di catturare il gameplay, transcodificare e fare streaming mentre si gioca. Con questo tipo di megatasking, i gamer possono godersi FPS fino all’11%7 superiori rispetto alla precedente generazione e fino al 41% superiori rispetto a un PC di 3 anni fa.8
Editing di video migliorato con Adobe Premiere* – Editing di video fino al 34%9 più veloce rispetto alla precedente generazione e fino al 97% più veloce rispetto a un PC di 3 anni fa.10
Le prestazioni complessive di sistema sono state migliorate fino al 15% rispetto alla precedente generazione e fino al 40% rispetto a un PC di 3 anni fa.11
Possibilità di effettuare l’overclocking3 di questi nuovi processori con Intel® Extreme Tuning Utility (Intel® XTU), uno strumento di precisione per ottimizzazioni avanzate, e di trarre vantaggio da un maggiore margine termico grazie a Solder Thermal Interface Material (STIM).
Per realizzare il pieno potenziale dei nuovi processori Intel Core di nona generazione, Intel lancia il nuovo chipset Intel® Z390. Il chipset Intel Z390 include USB 3.1 Gen 2 ad alta velocità e Intel® Wireless-AC integrata con supporto per velocità Wi-Fi Gigabit. I processori Intel Core di nona generazione sono inoltre compatibili con tutte le schede madri basate su chipset Intel® serie 300, per offrire maggiori opzioni ai consumatori.
GAMINGI preordini per i processori Intel Core di nona generazione e le schede madri basate su chipset Intel Z390 iniziano da oggi presso una vasta gamma di fornitori e retailer a livello globale.
Piattaforma PC all’avanguardia per i creatori di contenuti e utenti esperti
Intel ha anche annunciato sette nuovi processori Intel Core serie X (i7-9800X, i9-9820X, i9-9900X, i9-9920X, i9-9940X, i9-9960X e i9-9980XE) per la piattaforma desktop Intel più scalabile, dotati di numeri di core e capacità di I/O che variano in base ai modelli, oltre a dettagli sul processore Intel Xeon W-3175X. Questi processori sono stati ideati per gestire le attività e le applicazioni più impegnative, progettati con frequenze elevate e funzionalità di piattaforma sia per i carichi di lavoro che necessitano di pochi thread che per quelli che necessitano di un elevato numero di thread. Entrambi i prodotti sono basati sull’architettura Intel® Mesh, che incrementa la larghezza di banda di memoria e I/O riducendo al contempo la latenza; si tratta di un’esigenza fondamentale per i carichi di lavoro impegnativi dei creatori di contenuti e degli utenti esperti.
I nuovi processori Intel Core serie X offrono opzioni scalabili che vanno da 8 a 18 core, con prestazioni e tecnologie di piattaforma di alto livello che aiutano i creatori di contenuti a trasformare la loro immaginazione in realtà. Con fino a 18 core, 36 thread, 24,75 MB di Intel Smart Cache e fino a 68 linee PCIe nella piattaforma, i sistemi basati su processori Intel Core serie X consentono ai creatori di contenuti di registrare, codificare, modificare, renderizzare e transcodificare in modo rapido e simultaneamente.
Con la tecnologia Intel Turbo Boost Max 3.0 che offre fino a 4,5 GHz12 di frequenza single-core, i carichi di lavoro più critici possono essere indirizzati ai due core più veloci del processore, ottimizzandoli per prestazioni leggermente threaded quando necessario. Ciò significa che i clienti non devono scendere a compromessi tra la scelta di un processore per carichi di lavoro leggermente o altamente parallellizzati.
I processori Intel Core serie X consentiranno inoltre agli sviluppatori di software di creare applicazioni che sfruttano le istruzioni Intel AVX-512 per accelerare le prestazioni di elaborazione per carichi di lavoro paralleli.
Per alcune applicazioni altamente parallelizzate e ad uso intensivo di elaborazione, come la progettazione architettonica e industriale e la creazione di contenuti professionali, Intel offrirà il processore Intel Xeon W-3175X sbloccato.3 Questo nuovo processore Intel Xeon a 28 core è stato progettato tenendo conto delle prestazioni del mondo reale per questi carichi di lavoro impegnativi e intensivi, con fino a 4,3 GHz15 di frequenza Turbo single-core, 56 thread e processori sbloccati per gli utenti che desiderano spingere le prestazioni ancora più in alto. Questa piattaforma fornisce anche 38,5 MB di Intel Smart Cache, supporto per memoria DDR4 a 6 canali con fino a 512 GB a 2666 MHz e supporto ECC e RAS standard.
I nuovi processori Intel Core serie X saranno disponibili a novembre e il processore Intel Xeon W-3175X sarà spedito da Intel a dicembre.
Per celebrare il lancio dei nuovi processori Intel Core di nona generazione, Intel organizza il concorso “9th Gen Intel Core i9 Processor Dreamstakes” per regalare nove viaggi VIP esclusivi per partecipare a eventi di eSport e gaming di livello mondiale, tra cui Intel Extreme Masters, Overwatch League, ESL One e NBA2K League. Inoltre, migliaia di codici digitali per alcuni dei videogame più diffusi verranno regalati con questa estrazione a premi. Visitate www.corei9.intel.com a partire dal 5 novembre 2018 per leggere le regole ufficiali e partecipate per avere la possibilità di vincere.
1 Misurazioni effettuate in base alle prestazioni con la modalità benchmark in-game dove disponibile o al valore mediano più elevato di fotogrammi al secondo (FPS) quando la modalità benchmark non è disponibile. Processori per PC per il gaming confrontati: Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione, Intel® Core™ i9-9980XE Extreme Edition e Intel® Core™ i9-9900X serie X; Intel® Core™ i7-8700K e i7-8086K di ottava generazione; AMD Ryzen™ 7 2700X, AMD Ryzen™ Threadripper 2990WX e AMD Ryzen™ Threadripper 2950X. I prezzi dei prodotti confrontati possono differire. Configurazioni: Grafica: NVIDIA GeForce GTX 1080 TI, Memoria: 4 x 16 GB DDR4 (2666 MHz o 2933 MHz in base alla massima velocità del processore corrispondente), Storage: 1 TB, OS: Windows* 10 RS4 Build 1803, SSD Samsung 970 Pro. Risultati: Il processore Intel® Core™ i9-9900K ha ottenuto un punteggio migliore nella maggior parte dei 19 titoli di videogame testati. Il processore Intel® Core™ i9-9900K ha ottenuto lo stesso punteggio dei processori Intel® Core™ i7-8700K e Intel® Core™ i7-8086K con “Middle Earth: Shadow of War” e ha ottenuto un punteggio inferiore rispetto al processore Intel® Core™ i9-9980XE Extreme Edition con “Rise of the Tomb Raider.” Ulteriori dettagli sui carichi di lavoro, la metodologia di test e le configurazioni sono disponibili all’indirizzo http://facts.pt/11u9e2.
I risultati prestazionali sono basati su test eseguiti da Principled Technologies in data 4 ottobre 2018 e potrebbero non riflettere tutti gli aggiornamenti di sicurezza pubblicamente disponibili. Per i dettagli, consultare le informazioni sulla configurazione. Nessun prodotto è totalmente sicuro.
Intel promuoverà il processore Intel® Core™ i9-9900K con lo slogan “Prestazioni senza limiti” in determinate giurisdizioni, tra cui la Repubblica Popolare Cinese e il Vietnam. Intel promuoverà il processore Intel Core i9-9900K con lo slogan “Il migliore processore desktop Intel per il gaming” in determinate giurisdizioni, tra cui Argentina, Bielorussia, Belize, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, Italia, Giappone, Panama, Perù, Arabia Saudita e Turchia. Se fate parte dei media o siete influencer in questi Paesi o se effettuate direttamente comunicazioni ai residenti in questi Paesi (ad es. sui social media in lingua locale), fate riferimento esclusivamente allo slogan che Intel utilizzerà in tale Paese al posto del claim di questo documento/diapositiva.
2 Si riferisce alla massima frequenza single-core che è possibile ottenere con la tecnologia Intel® Turbo Boost 2.0.
3 Avvertenza: la modifica della frequenza di clock o della memoria del PC e/o della tensione può (i) ridurre la stabilità del sistema e la durata utile del sistema, della memoria e del processore; (ii) causare guasti al processore e ad altri componenti del sistema; (iii) causare la riduzione delle prestazioni del sistema; (iv) causare un aumento della temperatura o altri danni e (v) avere un impatto negativo sull’integrità dei dati del sistema. Intel non si assume responsabilità per l’idoneità della memoria per uno scopo particolare, anche se utilizzata con frequenze di clock e/o tensioni alterate. Consultare il produttore della memoria per la garanzia e dettagli aggiuntivi.
4 Il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione ha ottenuto fino a 309 FPS con Rainbow Six: Siege; fino a 224 FPS con Fortnite; fino a 440 FPS con Counter-Strike: Global Offensive; e fino a 221 FPS con PlayerUnknown Battlegrounds. I risultati prestazionali sono basati su test eseguiti da Principled Technologies in data 4 ottobre 2018 e potrebbero non riflettere tutti gli aggiornamenti di sicurezza pubblicamente disponibili. Per i dettagli, consultare le informazioni sulla configurazione. Nessun prodotto è totalmente sicuro.
5 Misurazioni effettuate con carichi di lavoro di World of Tanks enCore Demo App, FPS con Hitman 2 e FPS con Conqueror’s Blade confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione con il processore Intel® Core™ i7-8700K di ottava generazione.
6 Misurazioni effettuate con carichi di lavoro di World of Tanks enCore Demo App, FPS con Hitman 2 e FPS con Conqueror’s Blade confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione con il processore Intel® Core™ i7-6700K di sesta generazione.
7 Misurazioni effettuate con scenario di megatasking con Total War: WARHAMMER II confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione con il processore Intel® Core™ i7-8700K di ottava generazione.
8 Misurazioni effettuate con scenario di megatasking con Total War: WARHAMMER II confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione con il processore Intel® Core™ i7-6700K di sesta generazione.
9 Misurazioni effettuate con carico di lavoro di editing di video con Adobe Premiere Pro confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K con il processore Intel® Core™ i7-8700K.
10 Misurazioni effettuate con carico di lavoro di editing di video con Adobe Premiere Pro confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K con il processore Intel® Core™ i7-6700K.
11 Misurazioni effettuate con SYSmark* 2014 SE punteggio complessivo confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione con il processore Intel® Core™ i7-8700K di ottava generazione e confrontando il processore Intel® Core™ i9-9900K di nona generazione con il processore Intel® Core™ i7-6700K di sesta generazione.
12 Si riferisce alla massima frequenza single-core che è possibile ottenere con la tecnologia Intel® Turbo Boost 3.0. La tecnologia Intel® Turbo Boost Max 3.0 offre fino a 4,5 GHz di frequenza Turbo single-core con li processori i7-9800X, i9-9900X, i9-9920X, i9-9940X, i9-9960X e i9-9980XE. La tecnologia Intel® Turbo Boost Max 3.0 offre fino a 4,2 GHz di frequenza Turbo single-core con il processore Intel® Core™ i9-9820X serie X.
15 Si riferisce alla massima frequenza single-core che è possibile ottenere con la tecnologia Intel® Turbo Boost 2.0.
Fist of the North Star (Ken il Guerriero) è uno dei più famosi manga giapponesi della storia. Realizzato da Tetsuo Hara e Buronson è stato pubblicato nella rivista Weekly Shōnen Jump della Shūeisha a partire dal lontano 1983. Gli adattamenti televisivi, i romanzi e i film d’azione hanno reso leggendario l’artista marziale Kenshiro anche al di fuori dei confini del Sol Levante. L’ultima entrata nell’ormai ricco franchising è Fist of the North Star: Lost Paradise, un videogioco action – adventure sviluppato da SEGA e pubblicato in esclusiva su PS4 l’8 marzo scorso in Giappone e il 2 ottobre 2018 in occidente.
Non è necessario avere alcuna conoscenza pregressa della serie e non è indispensabile l’aver giocato ai due precedenti capitoli: Fist of the North Star: Ken’s Rage e Ken’s Rage 2 pubblicati rispettivamente nel 2010 e 2013 su PS3 e Xbox 360. Fist of the North Star: Lost Paradise è una storia indipendente che può essere apprezzata sia dai principianti che dai veterani, e vi consigliamo di viverla questa esperienza in quanto vi immergerà in un mondo tanto affascinante quanto stravagante come solo Ken il Guerriero sa fare.
“You are already dead”
“Sei già morto” è un ritornello familiare del protagonista di Fist of the North Star, Kenshiro – spesso detto dopo aver sfiorato senza alcuno sforzo uno dei punti di pressione di un mastodontico bandito. È uno slogan potente che si traduce in una sicurezza quasi infettiva. Ancora più soddisfacente è ciò che segue, poiché il nemico di Kenshiro implode in un pasticcio sanguinoso – una macabra punizione inflitta a coloro che danneggiano gli innocenti. Questa raffigurazione così macabra e violenta della morte ha catturato per decenni l’immaginazione dei fan di anime e manga, coinvolgendo innumerevoli persone con la sua straordinaria giustizia frutto delle tanto affascinanti arti marziali. È una qualità che lo sviluppatore di Yakuza, RGG Studios, cattura davvero bene in Fist of the North Star: Lost Paradise.
Fin dall’inizio, Lost Paradise offre una vasta gamma di strumenti utilizzabili in combattimento contro i banditi e i criminali del deserto, eseguendo esecuzioni devastanti e combo micidiali sui nemici che spesso ci sottovalutano. Per tutto il tempo, una gestione esperta del melodramma e dell’assurdo umorismo che accompagnano il nostro cammino assicurano che gli epici drammi della serie vengano trasmessi chiaramente, mentre li spingono in nuove, eccitanti direzioni. C’è una grande ambizione in Lost Paradise, e anche se alcuni potrebbero non immediatamente realizzarne appieno il potenziale, il gioco è eccezionale e riesce a metterci perfettamente nei panni del lottatore messianico Kenshiro.
Yuria ha bisogno di noi!
Dopo una guerra nucleare, gli oceani si sono prosciugati e ciò che resta del genere umano deve lottare ogni giorno per sopravvivere. Kenshiro, il successore dell’arte marziale Hokuto Shinken è l’unica speranza per un mondo ormai martoriato e morente. Dopo aver rimediato una dolorosa sconfitta contro Shin, resa ancora più dura da digerire a seguito del rapimento della sua fidanzata, Yuria, Kenshiro inizia un viaggio attraverso le terre desolate e desertiche per trovare la sua amata. Alla fine, sente dire che una donna chiamata Yuria potrebbe trovarsi nella città di Eden.
Questa è soltanto la punta dell’iceberg. C’è molto di più sotto la superficie ma non saremo noi a rivelarvelo. Oltre a fare domande su dove possa essere la sua dolce metà, Kenshiro riesce a farsi coinvolgere nella politica e nelle lotte della città. Questo porta a una serie di situazioni narrative che ci sorprenderanno e ci scioccheranno, con colpi di scena in abbondanza. La trama si perde un po’ verso la metà del gioco, con obiettivi e situazioni a tratti banali ma riesce a rimettersi insieme nel momento più opportuno, ovvero verso le ultime ore di gioco, nelle quali si susseguono una serie di eventi a dir poco epici.
Un nuovo Yakuza o c’è di più?
In vista del rilascio, sono stati fatti diversi paragoni tra il gioco e il franchise di Yakuza, grazie al fatto che in parte condividono lo stesso sviluppatore. Fist of the North Star: Lost Paradise effettivamente è molto simile ai più recenti titoli di Yakuza come Yakuza 0, Yakuza: Kiwami e Yakuza 6: The Song of Life, ma ci sono alcune importanti differenze. Sorprendentemente, le correlazioni più interessanti fra le due serie si trovano in realtà al di fuori dell’azione. Ad esempio, la schermata della mappa è modellata esattamente nello stesso modo a quella dell’affascinante città di Kamurocho, con le stesse icone e colori usati per evidenziare diverse aree di intrattabilità. Ritroviamo inoltre i minigiochi e le sotto storie, che si svolgono quasi allo stesso modo, anche se in termini di missioni opzionali, nessuna, delle poche che abbiamo affrontato era altrettanto fuori di testa o barbara come le prove e le tribolazioni affrontate da Kazuma Kiryu.
Anche il gameplay è molto simile a quello di Yakuza ma forse trova la sua più grande differenza nelle meccaniche di combattimento. In battaglia, Kenshiro si affida alle tecniche della scuola Hokuto Shinken, l’arte marziale di cui è l’erede. Si dice che il suo stile di combattimento gli consenta di decidere fra chi vive o muore e, a causa di ciò, le cose diventano particolarmente cruente durante i combattimenti con i nemici che esplodono a sinistra, a destra e al centro. È uno spettacolo affascinante da vedere, ma lo sono altrettanto anche i letali attacchi che andremo ad infliggere.
Creeremo combo mescolando attacchi leggeri e pesanti, mentre potremo eseguire una determinata tecnica quando è il momento giusto. In particolar modo andremo a colpire i punti di pressione nascosti dei nemici, questi infliggono una quantità enorme di danni mentre appaiono incredibilmente appariscenti nel processo di esecuzione. Oltre a questo, è disponibile un contatore che verrà caricato ad ogni pugno o calcio inferto. Una volta riempita la relativa barra il nostro Kenshiro entrerà in una sorta di modalità Rage. I danni inflitti saranno notevoli e in un batter d’occhio anche i nemici più ostici verranno spazzati via. Ad aumentare notevolmente la varietà degli attacchi ci pensano i Talismani del Destino che agiscono come abilità aggiuntive che possiamo attivare in determinate situazioni attraverso la pressione del d-pad del Dualshock 4.
L’esecuzione di queste tecniche durante i nostri combattenti è chiaramente il momento clou degli scontri. Attraverso una serie di quick-time events, effettueremo un attacco particolarmente fiammeggiante mentre Kenshiro invoca il nome della mossa. Ci sentiremo dei gran fighi quando avremo mandato al creatore il nemico di turno mentre urliamo Stone Mountain Splitting Slash, Hokuto Hundred Fist Rush, o Two-Finger Interception. Eliminare i banditi ci farà inoltre guadagnare XP per aumentare il nostro livello, che ci permetterà di migliorare Kenshiro in ben quattro differenti rami di abilità. Questa è un’altra meccanica che prende spunto dalle serie Yakuza. Il layout è molto simile ed è presente lo stesso limite di utilizzo delle sfere, che allo stesso modo dei vari capitoli recenti di Yakuza rende poco stimolante l’intero sistema di progressione.
L’Eden non è un paradiso
La terra al di fuori della città è un luogo desolato quasi completamente privo di cibo e acqua, mentre la città dei miracoli è in completo contrasto con gli altri ambienti. Piena di cose da vedere e da fare, ed il trambusto delle persone che incontreremo ci faranno andare molto in là con l’immaginazione. È una città che si sente viva nonostante il destino e l’oscurità che la circonda, e state certi che vorrete esplorare e scoprire ogni centimetro di essa.
È questa atmosfera che distingue Fist of the North Star da qualsiasi altra cosa. Gli eccentrici personaggi che incontreremo lungo il cammino rimarranno impressi nella nostra mente, forse sarebbe stata necessaria una maggiore caratterizzazione di alcuni di essi, magari affrontando meglio il loro passato vissuto ma tutto sommato va bene anche così. In contrapposizione alla violenza che accompagnerà le nostre gesta ci pensa lo stile della commedia giapponese che riuscirà a strappare una risata anche alla persona più pessimista di questo mondo.
Per terminare il gioco sono richieste circa 18 ore mentre se affronterete secondarie, minigiochi e tutto quello che il titolo ha da offrire, ne sono richieste circa 30. Il doppiaggio in giapponese (ma c’è anche in inglese, con sottotitoli) è di primissimo livello e vede la partecipazione di alcuni attori che hanno già prestato la loro voce alla serie Yakuza e riescono a trasmettere umore, tono e ironia anche al pubblico occidentale. Il doppiatore giapponese di Kenshiro è lo stesso di Kiryu, quindi è facile stabilire la connessione tra entrambi i personaggi e la loro natura riluttante ad aiutare chi ne ha bisogno. Per quanto riguarda il sonoro, lo sviluppatore non ha utilizzato le iconiche musiche di Hokuto no Ken, ma ha deciso di inserire brani a tratti anonimi che non riescono a dare quel tocco in più che un titolo del genere avrebbe sicuramente meritato.
Chiudiamo la recensione parlando di Fist of the North Star: Lost Paradise in termini puramente grafici e tecnici. La scelta stilistica relativamente al personaggio di Kenshiro è molto simile a quello dei tradizionali Shōnen giapponesi. Il modello proposto dallo sviluppatore è realizzato magistralmente e salvo qualche lieve sbavatura, convince pienamente così come a convincere sono tutti gli altri personaggi presenti. L’unico vero problema è relativo alle ambientazioni di gioco. La città di Eden non si avvicina neanche lontanamente a quelle di Kamurocho e uno stile piuttosto datato accompagnato da diverse texture e elementi in bassa risoluzione ne riducono enormemente l’attrattività. L’engine utilizzato non è quello di Yakuza, ovvero il Dragon Engine, ma ci saremmo sicuramente aspettati un risultato migliore. Purtroppo, invece così non è, caricamenti leggermente lunghi, movimenti dei personaggi legnosi e a tratti ripetitivi, alcuni rallentamenti durante l’azione di gioco, per forza di cose inficiano negativamente sulla valutazione complessiva di Lost Paradise.
- Affascinante narrativa melodrammatica che mescola sapientemente elementi tradizionali di Fist of the North Star e nuovi- Fantastico sistema di combattimento- Un mondo ricco di attività- Doppiaggio da 10 e lode- L'umorismo nipponico vi strapperà più di una risata
Contro
- Evidenti limiti tecnici- Un Yakuza ambientato nel mondo di Kenshiro- Ci saremmo aspettati una maggiore caratterizzazione dei personaggi- La colonna sonora lascia a desiderare
Riassunto
Fist of the North Star: Lost Paradise è un gioco particolare. È difficile raccomandarlo oppure no, è una sorta di ibrido che si basa in gran parte sulla serie Yakuza ma con i tipici elementi e i personaggi di Ken il Guerriero. Il personaggio di Kenshiro in sé funziona alla perfezione, ci farà sentire invincibili, capaci di sgominare orde di nemici e salvare chi ha bisogno di noi. Purtroppo è il gioco che manca di identità propria, forse il budget ridotto e un motore grafico non propriamente recentissimo, hanno inevitabilmente portato il team di sviluppo a dover fare delle scelte. L'esperimento di SEGA e di RGG Studios a nostro giudizio è comunque superato, seppur parzialmente, in quanto se in futuro ci sarà un sequel ci aspettiamo che il gioco sarà un po' meno Yakuza e molto più Ken il Guerriero
L’uscita di Okami HD su Switch, avvenuta un paio di mesi fa e caldamente consigliato dal sottoscritto come titolo aggiunta alla vostra libreria. Il gioco con il lupo torna a stupire ancora.
Infatti, il titolo ha guadagnato il suo secondo Guinness World Record, l’agognato riconoscimento è stato presentato durante il Comic Con di New York al panel Capcom.
Il record? Okami è il “Titolo più acclamato dalla critica con un animale protagonista”.
Evitando di soffermarci sui metodi di classificazione e i regolamenti interni a questo particolare premio, Okami raggiunge ben 2 Guinness World Record, il primo risale al 2006 ed è un po’ triste a dirla tutta, ma il primo posto è sempre importante…
Il premio ottenuto ben 12 anni fa, fu per il “Vincitore del Game of the Year con meno successo commerciale”, infatti quando il titolo uscì, pochi lo presero in considerazione, il mondo dei videogiochi ci ha abituato anche a questo, piccole perle dimenticate nei meandri del tempo.
Drinkbox Studios ha annunciato che entrambi i titoli della acclamata serie dedicata ai luchadores arriveranno sulla console ibrida di Nintendo, Guacamelee! 2 arriverà verso la fine dell’anno, mentre il suo predecessore Guacamelee! Super Turbo Championship Edition è disponibile sin da ora per il download.
La serie aveva terminato le sue apparizioni su Nintendo, nonostante il primo gioco uscì anche su Wii U.
Il secondo invece aveva visto la luce su PC e PS4, ma nessuna versione per Switch era stata confermata fino ad ora.
Entrambi i giochi sono stati acclamati per i loro titoli in stile Metroid e la accoppiata portabilità e multiplayer lo renderanno un must have per Switch.
Rising Star Game e Zoink Games hanno annunciato nella giornata di oggi che Flipping Death, successore del simpaticissimo Stick it To The Man (da provare, è veramente unico nel suo genere), arriverà anche con una copia fisica.
La riceveranno prima Europa, Medio Oriente, Australia, Nuova Zelanda e altri paesi. L’America stavolta dovrà attendere fino al 16 Ottobre, ogni tanto aspetteranno anche loro (scusate la malcelata soddisfazione).
Zoink ci ha presentato per la prima volta il titolo nel Febbraio 2017 e dopo alcune travagliate vicende è arrivato nel nostro mondo lo scorso Agosto.
Per chi di voi non avesse mai sentito parlare di questo particolare platform dello studio di sviluppo svedese, vi lasciamo al trailer di lancio.
Chi invece volesse acquistarlo in edizione retail, può cliccare qui.