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Recensione Layers of Fear: The Final Masterpiece Edition, la spirale della follia arriva su Switch 2

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A due anni e mezzo di distanza dal lancio su PlayStation 5, Xbox Series e PC, Layers of Fear: The Final Masterpiece Edition ci ha offerto l’opportunità di sviluppare una riflessione appena accennata a suo tempo. Acqua sotto i ponti ne è passata per Bloober Team da quel Giugno 2023, quando nella nostra recensione li attendavamo al varco di un esame di maturità rappresentato dall’impegnativo remake di Silent Hill 2. Riproporre il loro titolo di esordio nel panorama degli horror psicologici era sembrato un atto di amore verso l’inizio del loro percorso, apprezzabile nelle intenzioni ma che lasciava esposti alle ataviche contestazioni verso il team polacco in merito a concretezza ludica e narrativa.

In un arco temporale piuttosto ristretto tuttavia, Bloober Team è riuscita in quello che tutti ci aspettavamo in cuor nostro. Fare un deciso passo di consapevolezza, regalando al pubblico non solo un eccellente riproposizione del classico Konami e poggiando le basi per un ulteriore ammodernamento del primo Silent Hill, ma anche lanciando Cronos: The New Dawn, affascinante nuova IP in grado di rivolgersi agli orfani di Dead Space e non solo. Con The Final Masterpiece tuttavia il team di sviluppo regala l’ultimo commiato alla saga iniziata nel 2016.

Layers of Fear: The Final Masterpiece Edition è disponibile dallo scorso 19 Dicembre per Nintendo Switch 2.


Versione testata: Nintendo Switch 2


Il compito dell’artista

Per chi non lo conoscesse e come avevamo già illustrato a suo tempo, Layers of Fear è al contempo remake e reimagining della serie horror di Bloober Team, con un nuovo impianto tecnico ed un inedito scheletro espositivo che inserisce all’interno della medesima cornice narrativa gli eventi narrati dai due capitoli rispettivamente del 2016 e 2019.

In un faro buio e tetro, una scrittrice tenta di completare il suo romanzo. La strada per realizzarlo, tuttavia, la porterà a dover fare i conti con sé stessa e con un’oscura presenza che le farà rivivere le inquientati vicende di altri personaggi. Le folli ossessioni di un pittore in un vecchio maniero dell’epoca vittoriana e le inquietudini di una produzione cinematografica girata a bordo di un transatlantico. Il tutto vissuto attraverso punti di vista differenti e paralleli.

Un progetto, quello sviluppato da Bloober Team e Anshar Studios, impreziosito dall’Unreal Engine 5, che ha permesso di dar lustro ad un’eccelsa direzione artistica (anche grazie all’apporto del compositore Arkaiusz Reikowski) aggiungendo, tra gli altri, il ray tracing, l’HDR, le tecnologie Lumen e Niagara, nonché la risoluzione in 4K. Insomma, la versione definitiva della saga. Quantomeno fino a questa edizione.

La storia del pittore è, a nostro giudizio, la più inquietante.

L’ultima pennellata

The Final Masterpiece Edition nasce dunque come un adattamento del titolo per Nintendo Switch 2, in una versione ulteriormente completa di correzioni e DLC successivi.

Da un punto di vista contenuistico, l’edizione comprende infatti The Lighthouse Chapter (il trait d’union narrativo che abbiamo citato), Layers of Fear (con i contenuti aggiuntivi Inheritance e The Final Note) e Layers of Fear 2. In merito a quest’ultimo capitolo e rispetto alla versione precednete, adesso è incluso altresì The Final Prologue, espansione narrativa rilasciata ad Ottobre 2023 che mette i giocatori nei panni del regista intento a sprofondare nella follia con la sua sfortunata troupe. Ulteriore integrazione, stavolta esclusiva Nintendo, è la possibilità di sfruttare le funzionalità mouse per avvicinarsi all’esperienza ludica offerta dalla versione PC.

Un pacchetto dunque definitivo e completo, che fornisce l’affresco finale del percorso tracciato da Bloober Team, che pone tuttavia una inevitabile riflessione. Chi ha già avuto modo di godersi appieno Layers of Fear in precedenza, troverà un appeal molto moderato nella The Final Masterpiece Edition. Quantomeno sul versante squisitamente contenutistico nei confronti di un titolo che si avvicina più ad un walking simulator che ad un survival horror in senso stretto. Layers of Fear si basa su esplorazione lineare ed osservazione ambientale, con risoluzione di semplici enigmi e fugaci attimi di maggiore tensione dinamica. Insomma, se cercate qualcosa di più “concreto”, le ultime produzioni Bloober Team sono di ben altro spessore.

The Final Prologue approfondisce Layers of Fear 2.

Paura tascabile?

Assodato dunque che sul versante dell’offerta la differenza rispetto alla versione del 2023 è minima, il nodo centrale di The Final Masterpiece è dunque quello della qualità dell’adattamento per la nuova console Nintendo.

Da questo versante, siamo rimasti piacevolmente stupiti. Al netto di condivisibili e preventivati compromessi rispetto alle altre versioni, The Final Masterpiece continua ad essere davvero piacevole anche su Switch 2. Le ambientazioni continuano ad impressionare per realizzazione, con tutte quelle piccole interazioni che garantiscono al titolo quell’aura di misteriosa insicurezza… cosa accade realmente quando non si guarda? Splendidi i giochi di luce, in cui l’Unreal Engine 5 riesce a raggiungere risultati estremamente simili a quelli visti su Xbox Series S (ma anche qualcosina in più). Permangono alcune titubanze nelle texture, ma il sacrificio ci sembra ragionevole.

Altrettanto valida si è dimostrata la performance tecnica. In modalità docked il titolo punta ai 60 fps con una buona stabilità, mentre in modalità portatile The Final Masterpiece si adagia sui 30 fps con un motion blur più accentuato. Anche in quest’ultimo caso tuttavia abbiamo riscontrato che la portabilità tende ad accentuare la connessione emotiva con quanto accade a schermo, con un’angoscia che viene trasmessa in maniera superiore. Magari è solo un caso soggettivo, ma ci sembrava interessante da segnalare, posto che anche la versione del 2023 non era estranea a qualche titubanza lato framerate. Tutto il comparto audio continua ad essere invece un fiore all’occhiello, soprattutto con un buon paio di cuffie.

Anche su Nintendo Switch 2 il colpo d’occhio è pregevolissimo.

Commento finale

Layers of Fear: The Final Masterpiece Edition si è rivelato un ottimo adattamento del pacchetto rielaborato da Bloober Team e dedicato alla sua saga di esordio nel panorama degli horror psicologici. Un’edizione completa di tutte le migliorie e DLC usciti, in grado ancora oggi di coinvolgere in storie disturbanti di grande atmosfera e suggestione. L’adattamento per Nintendo Switch 2 si è rivelato solido, anche al netto di qualche piccola rinuncia. Come nel 2023, il punto resta tuttavia lo stesso. Se amate il genere e non avete mai provato le vicende raccontate dal team polacco, questa è un’occasione molto stuzzicante. Al contrario, se conoscete già le sue inquietanti storie e non riuscite ad andare oltre una ludica lineare, meglio puntare ad altri titoli di questo team sempre più a suo agio col brivido.

In Giappone tutti pazzi per la Switch 2: oltre 4 milioni di copie vendute, supera anche il Gamecube

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Secondo quanto riportato in queste ore dal sito giapponese di famitsu.com, in Giappone l’ultima console Nintendo starebbe andando a gonfie vele. Le vendite registrate sono oltre le 4 milioni di copie soltanto nella Terra del Sol Levante (per la precisione, 4.09). Oggi dunque la Switch 2 può stabilire un nuovo record nel panorama videoludico. Con questi numeri, infatti, ha superato il record di vendite del Gamecube di 4.04. E l’ultima console Nintendo è stata rilasciata solo dal 24 aprile dello scorso anno. Ci si può aspettare dunque che questi numeri continuino ad aumentare in maniera proporzionale anche nel corso del 2026, visto il successo di Switch 2 e i giochi che sono già usciti.

In continuo aggiornamento

Uno ma probabilmente non l’unico motivo del successo di Switch 2 è anche l’attenzione costante agli aggiornamenti di sistema per risolvere eventuali bug nei titoli per la console. L’impegno da parte di Nintendo è quello di rendere quanti più giochi Switch 1 pienamente fruibili su Switch 2. L’ultimo aggiornamento di sistema, pubblicato ieri, ha infatti risolto ulteriori problemi di compatibilità con alcuni titoli. L’aggiornamento 21.2.0 non è enorme, ma comprende due nomi di peso: Pokémon Diamante Lucente e Pokémon Perla Splendente. In passato alcuni utenti avevano infatti segnalato crash improvvisi, problemi che, secondo la pagina ufficiale di Nintendo dedicata alla retrocompatibilità, dovrebbero ora essere stati completamente risolti.

Recensione motherboard MSI MAG X870E TOMAHAWK MAX WIFI PZ

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Quando MSI ha lanciato la sua linea Project Zero, sapevamo che si trattava di qualcosa di diverso dal solito. Ma finché non si ha tra le mani una motherboard con tutti i connettori sul retro, è difficile comprendere quanto questa filosofia progettuale possa cambiare radicalmente l’esperienza di assemblaggio e l’estetica complessiva di un sistema.

La MSI MAG X870E TOMAHAWK MAX WIFI PZ rappresenta l’evoluzione della celebre serie Tomahawk applicata al nuovo chipset AMD X870E e, soprattutto, al design back-connect che caratterizza l’intero ecosistema Project Zero. Dopo settimane di test approfonditi con il recentissimo Ryzen 7 9800X3D, posso affermare che questa scheda madre ridefinisce gli standard della fascia media, ma non senza alcune considerazioni importanti da fare.

Unboxing e prime impressioni: quando la confezione anticipa la qualità

Aprire la scatola della MSI MAG X870E TOMAHAWK MAX WIFI PZ è un’esperienza che comunica immediatamente il posizionamento premium del prodotto. Il packaging è robusto, con grafiche che enfatizzano il logo “Project Zero” e il design back-connect, quasi a voler preparare l’utente alla rivoluzione che troverà all’interno.

Sotto la sovracopertina, una confezione nero opaco in cartone rigido con apertura a libro, protegge al motherboard. La prima cosa che colpisce l’occhio è l’assenza quasi totale di connettori sul lato frontale – un’immagine straniante per chi è abituato alle motherboard tradizionali. Il PCB si mostra pulito, quasi minimalista, dominato dai massicci dissipatori VRM color argento e dai quattro slot DIMM DDR5.

Design Estetico: Minimalismo Industriale

MSI ha optato per una palette cromatica sobria ma elegante: bianco opaco per il PCB, grigio metallizzato per i dissipatori principali, con accenti bianchi sulla serigrafia e sui loghi. Non c’è RGB integrato sulla motherboard stessa – una scelta consapevole che si allinea perfettamente con la filosofia “zero distrazioni” del Project Zero. L’illuminazione sarà affidata ai componenti che installerete, rendendo ogni build unica.

I dissipatori VRM sono particolarmente imponenti: strutture alettate sovradimensionate che si estendono lungo tutta la sezione superiore del PCB. Non sono solo belle da vedere – come scopriremo nei test, sono estremamente funzionali. La finitura satinata e le alette fittamente impacchettate trasmettono solidità e attenzione alla dissipazione termica.

Gli slot M.2 sono coperti da dissipatori anche questi molto ben dimensionati. Il design è pulito e funzionale, senza eccessi decorativi a parte il logo Tomahawk e qualche grafica stilizzata. Anche qui, MSI ha privilegiato la sostanza allo stile, ma il risultato finale è comunque gradevole. Il dissipatore NVME principale, quello PCIe 5.0 ha una apertura a clip, che rende ancora più semplice l’installazione del drive, anche questo con installazione tool less. Gli altri dissipatori sono invece più classici con fissaggio a vite. Sotto il dissipatore più grande, sono presenti altri due slot M.2, il primo con supporto PCIe 5.0 (collegato al chipset) e l’altro con supporto PCIe 4.0. Infine un terzo dissipatore protegge e raffredda il quarto e ultimo slot M.2;

Accessori: tutto il necessario (e qualcosa in più)

Insieme alla motherboard troviamo un kit di accessori ben fornito:

  • Antenna Wi-Fi 7 con base magnetica: Design “EZ Antenna” che si fissa senza dover ruotare, molto comodo
  • Cavi SATA 6Gb/s (3 pezzi): Qualità decente, sufficienti per la maggior parte degli utilizzi
  • EZ M.2 Clip II Remover: Lo strumento dedicato per riposizionare le clip M.2 tra i vari slot
  • Viti di montaggio: Per eventuali componenti aggiuntivi
  • Documentazione di base Project Zero

Manca purtroppo un cavo USB Type-C interno, che sarebbe stato utile considerando che molti case moderni montano porte USB-C sul pannello frontale. Non è un problema critico, ma è un accessorio che ci si aspetterebbe in questa fascia di prezzo.

Il Retro: dove avviene la magia

Girando la motherboard, ecco la vera rivoluzione. Il lato posteriore presenta una densità di connettori impressionante: i due connettori ATX 24-pin e 8+8 pin EPS per l’alimentazione, tutti gli header delle ventole (ben 7 in totale), i pin SATA, i connettori USB interni, il pannello frontale… tutto è stato spostato qui.

MSI ha utilizzato il grigio per il retro del PCB, optando per il bianco, invece, per la serigrafia dei nomi dei connettori. Il tutto risulta ben leggibile, con indicazioni precise per ogni connettore. MSI ha pensato anche ai meno esperti, fornendo guide visive che rendono praticamente impossibile sbagliare i collegamenti.

L’I/O Shield pre-installato finalmente standard

Lo schermo I/O è pre-installato, eliminando uno dei passaggi più fastidiosi dell’assemblaggio tradizionale. La piastra è robusta, con doppia protezione ESD (scariche elettrostatiche) e uno strato di materiale spugnoso che migliora l’isolamento elettrico e riduce le radiazioni elettromagnetiche.

Il pannello posteriore offre una connettività ricchissima:

  • 1x USB4 Type-C (40Gbps) con supporto DisplayPort Alt Mode
  • 4x USB 3.2 Gen 2 (10Gbps): 2x Type-A + 1x Type-C
  • 4x USB 3.2 Gen 1 (5Gbps) Type-A
  • 1x HDMI 2.1 per l’uscita video integrata (quando si usa una APU)
  • 1x DisplayPort 1.4
  • Porta LAN 5G (5 Gigabit Ethernet)
  • Wi-Fi 7 con connettori antenna
  • Jack audio 7.1 con S/PDIF ottico
  • Pulsanti Clear CMOS e Flash BIOS: Facilmente accessibili senza dover aprire il case

La disposizione è logica e ben studiata: le porte USB più veloci sono facilmente raggiungibili, l’ethernet è centralmente posizionata, e i pulsanti di servizio sono protetti da pressioni accidentali ma comunque accessibili.

Qualità Costruttiva: si sente la differenza

Prendendo in mano la motherboard, si percepisce immediatamente il peso superiore alla media. Il PCB a 8 layer con rame rinforzato da 2 once non è solo una specifica tecnica: si traduce in maggiore rigidità strutturale. La scheda non flette, non scricchiola, trasmette solidità.

Le zone attorno ai fori di montaggio sono stampate con vernice protettiva per evitare graffi o danni durante l’installazione. Le aree “keep out zone” sono chiaramente marcate per evitare collisioni con componenti del case. Sono dettagli che dimostrano attenzione al processo di assemblaggio reale, non solo alle specifiche sulla carta.

Gli slot PCIe con Steel Armor II sono rinforzati con metallo che copre anche la parte inferiore dello slot, non solo quella superiore. Questo aumenta la resistenza strutturale del 21% rispetto alla generazione precedente, un vantaggio non trascurabile considerando il peso crescente delle GPU moderne – la nostra RTX 5090 supera abbondantemente i 2 kg.

Design Project Zero

Ma torniamo all’elefante nella stanza: il design back-connect. Come dicevamo, MSI ha spostato praticamente tutti i connettori – alimentazione della motherboard, alimentazione CPU, header delle ventole, SATA e persino i pin del pannello frontale – sul retro del PCB. Il risultato visivo è semplicemente spettacolare: guardando la scheda madre dal lato frontale, si vedono solo i componenti essenziali, gli slot PCIe, i dissipatori e gli slot RAM. Zero cavi in vista.

Durante l’assemblaggio del nostro sistema di test ho potuto apprezzare immediatamente i vantaggi. Collegare l’alimentatore, le ventole e gli SSD M.2 è diventato un processo molto più intuitivo e ordinato. Non devi più preoccuparti di far passare i cavi davanti alla motherboard cercando disperatamente di nasconderli dietro il pannello laterale. Tutto viene naturalmente instradato dietro, risultando in un aspetto pulitissimo che farebbe invidia anche alle build più curate con cable management tradizionale.

Il prezzo della bellezza

Tuttavia, c’è un “ma” importante: servono case specifici. Non tutti i case, come abbiamo avuto modo di verificare tristemente solo quando abbiamo avuto tra le mani la Motherboard, sono compatibili. Nel nostro caso, ad esempio, nè l’Hyte Y60, nè l’Hyte Y70, due case fishtank che avrebbero sicuramente beneficiato di una installazione di questo tipo, non erano compatibile. Il design back-connect richiede case appositamente progettati con i cutout corretti sul tray della motherboard per far passare tutti questi connettori e sebbene MSI abbia collaborato con diversi produttori per rendere questi case compatibili con il suo design Back Connect, molti altri produttori si rifiutano ancora di supportare il formato back connect (che peraltro è utilizzato ad esempio anche da altri produttori come Asus).

Nonostante questo, il mercato offre già una discreta scelta di case compatibili, tra questi, oltre a quelli di MSI, il MAG PANO M100R/L PZ e MAG PANO 100L PZ, possiamo citare ad esempio il Corsair 2500D AIRFLOW, i SAMA SAK451 e SAK702, i Lian Li: L216R e O11 Vision Compact, tutta la gamma NV5 e Evolv di Phanteks oltre ad alcuni Jonsbo come il D32 Pro e il nostro preferito DeepCool CH270 Digital.

La lista si sta espandendo, ma rimane il fatto che soprattutto per chi decide di upgradare e non sta costruendo una build da zero, potrebbe essere necessario investire anche in un nuovo case.

Chipset X870E: evoluzione o marketing?

Prima di addentrarci nelle specifiche tecniche, vale la pena chiarire cosa porta realmente il chipset X870E rispetto al predecessore X670E. Le differenze sono più sottili di quanto si possa pensare:

  • USB4 obbligatorio: La specifica X870E richiede almeno una porta USB4 a 40Gbps, mentre su X670E era opzionale
  • Wi-Fi 7: Supporto nativo per lo standard wireless di ultima generazione
  • AGESA aggiornato: Migliore supporto per le CPU Ryzen 9000 e ottimizzazioni per l’overclocking della memoria

Sostanzialmente parliamo dello stesso chipset con alcuni requisiti aggiuntivi. Le linee PCIe rimangono identiche: 24 linee Gen 5.0 native dalla CPU (suddivise tra GPU x16 e due slot M.2 Gen 5), più le linee aggiuntive dal chipset stesso. Non aspettatevi rivoluzioni prestazionali rispetto a una buona X670E, ma piuttosto un insieme di funzionalità più complete e aggiornate.

Sistema di alimentazione

MSI ha equipaggiato questa Tomahawk MAX con un robusto sistema VRM 14+2+1 Duet Rail basato su Smart Power Stage da 80A. Traducendo dal tecnichese: abbiamo 14 fasi dedicate all’alimentazione del processore, 2 fasi per il SOC e 1 fase per i circuiti ausiliari.

Qualità Costruttiva dei VRM

Durante i test con il Ryzen 7 9800X3D spinto ai suoi limiti, le temperature dei MOSFET sono rimaste sempre entro margini eccellenti. Gli 80A SPS (Smart Power Stage) sono componenti di alta qualità che combinano driver, high-side e low-side MOSFET in un singolo package. Questo si traduce in maggiore efficienza, minore dissipazione di calore e delivery di potenza più stabile.

La configurazione a doppio connettore 8-pin EPS per l’alimentazione della CPU non è solo marketing: con processori sempre più affamati di potenza, soprattutto in overclocking, avere quella capacità extra di fornire corrente pulita e stabile fa la differenza. Nel nostro caso, con il 9800X3D che può raggiungere tranquillamente i 120W in boost, non abbiamo mai registrato drop di tensione o instabilità.

Dissipazione Termica di Livello Superiore

MSI ha fatto un ottimo lavoro con la soluzione termica. I dissipatori VRM sono massicci, con placcatura pesante e un design a alette sovradimensionato che aumenta significativamente la superficie di scambio termico. Ma la vera differenza la fanno i dettagli:

  • Pad termici da 7W/mK per i MOSFET: una conduttività termica eccellente che permette un trasferimento di calore molto efficiente verso i dissipatori
  • Pad termici aggiuntivi sulle induttanze: anche le choke, spesso trascurate, hanno la loro copertura termica
  • PCB a 8 layer con rame rinforzato da 2 once: una base solida che aiuta nella dissipazione del calore e migliora la stabilità del segnale

Nei test sotto stress prolungato (rendering multi-thread per ore), i VRM non hanno mai superato i 65°C con ventilazione del case standard. È un risultato eccellente che garantisce longevità e stabilità anche nelle condizioni più impegnative.

Connettività: USB4 e la banda da 40Gbps

La porta USB4 Type-C a 40Gbps è probabilmente una delle feature più interessanti di questa motherboard. Non si tratta solo di velocità di trasferimento dati impressionanti (fino a 5GB/s teorici), ma anche della possibilità di collegare display 4K, docking station Thunderbolt 4 e dispositivi esterni ad alte prestazioni con un singolo cavo.

Durante i test, collegando un SSD NVMe esterno via USB4, abbiamo registrato velocità di lettura sequenziale sopra i 3500MB/s – prestazioni che solo pochi anni fa erano dominio esclusivo degli SSD interni. È una feature che guarda al futuro, quando sempre più dispositivi adotteranno questo standard.

Wi-Fi 7

Il modulo Wi-Fi 7 integrato supporta velocità teoriche fino a 5.8Gbps, più del doppio rispetto al Wi-Fi 6/6E. Utilizza canali fino a 320MHz (su banda 6GHz), modulazione 4096-QAM e, soprattutto, il Multi-Link Operation che permette di trasmettere simultaneamente su diverse bande di frequenza.

Nella pratica, con un router Wi-Fi 7 compatibile e in condizioni ideali, ho registrato velocità di trasferimento locale oltre i 2Gbps – numeri che rendono il wireless competitivo con molte connessioni cablate. Per il gaming online, la latenza si è mantenuta costantemente sotto i 10ms sulla rete locale, equivalente a una connessione ethernet.

La LAN 5G (5 Gigabit Ethernet) complementa perfettamente il wireless, offrendo una connessione cablata più che sufficiente per qualsiasi scenario, dal gaming al trasferimento di file di grandi dimensioni.

Alimentazione PCIe supplementare a 8-pin

Una delle aggiunte più discusse è il connettore di alimentazione PCIe supplementare a 8-pin (PCIE_PWR1). MSI lo descrive come necessario per GPU ad alte prestazioni e carichi AI, ma la verità è più sfumata.

Con la nostra RTX 5090 Gainward Phantom – una scheda che può consumare oltre 450W – il connettore supplementare fornisce una riserva di potenza aggiuntiva che può aiutare in scenari di carico estremo. Le GPU moderne prendono la maggior parte dell’alimentazione dai propri connettori PCIe (12VHPWR nel caso delle RTX 5000), ma lo slot stesso può fornire fino a 75W. Il connettore supplementare garantisce che questa potenza sia disponibile senza stressare eccessivamente le tracce del PCB.

È obbligatorio? No, la scheda funziona anche senza. È consigliato con GPU di fascia alta? Assolutamente sì. L’abbiamo collegato durante tutti i test e la stabilità sotto carico è stata impeccabile.

Supporto Memoria DDR5

Le specifiche dichiarano supporto fino a DDR5-8400+ MT/s in overclocking, ma come sempre con la memoria, molto dipende dall’IMC del processore e dalla qualità dei moduli.

Per i test abbiamo utilizzato un kit 64GB (2x32GB) a 6000MHz CL36, che rappresenta il sweet spot per le CPU Ryzen 9000. Con profilo EXPO attivato, il sistema ha riconosciuto e configurato automaticamente tutti i parametri senza alcun problema.

Le latenze risultanti sono state eccellenti: circa 68ns in AIDA64, un valore molto buono per questa piattaforma. La stabilità è stata assoluta anche sotto stress test prolungati con TM5 e Karhu RAM Test.

Latency Killer e High-Efficiency Mode

MSI include nel BIOS alcune funzioni interessanti per ottimizzare le prestazioni della memoria:

  • Latency Killer: Riduce la latenza memoria fino al 12% quando si opera ad alte frequenze. L’abbiamo testato e, effettivamente, il guadagno c’è ed è misurabile, soprattutto nei giochi sensibili alla latenza
  • High-Efficiency Mode: Quattro preset di timing che permettono di trovare il miglior compromesso tra stabilità e performance in base alla qualità dei moduli

Per gli appassionati di overclocking, c’è ampio margine di manovra. Abbiamo brevemente sperimentato spingendo il kit a 6400MHz con timing leggermente allentati, e il sistema è rimasto stabile. Chi vuole dedicare tempo al tuning della memoria troverà pane per i suoi denti.

Click BIOS X: Moderno e Funzionale

Il nuovo Click BIOS X di MSI è un bel passo avanti in termini di usabilità. L’interfaccia è pulita, moderna e reattiva. La funzione di ricerca nell’angolo in alto a destra è particolarmente utile quando cerchi un’impostazione specifica senza dover navigare tra infiniti sottomenu.

Le funzioni di overclocking sono ben esposte:

  • Performance Switch: Combina PBO di AMD con le ottimizzazioni MSI per massimizzare le prestazioni single e multi-core
  • PBO Thermal Point: Permette di impostare limiti termici personalizzati (85°C, 75°C, 65°C) mantenendo le performance
  • Config TDP: Preset per diverse modalità di consumo, dalla ECO mode (65W) fino al massimo TDP

Per il 9800X3D, che già di suo è un processore estremamente efficiente e performante, abbiamo utilizzato principalmente le impostazioni stock con PBO Auto, ottenendo prestazioni eccellenti senza bisogno di tweaking estremi.

MSI Center: Croce e Delizia

MSI Center è il software centralizzato per gestire tutti gli aspetti della piattaforma: RGB, ventole, monitoraggio hardware, aggiornamenti driver. La teoria è buona, l’esecuzione… migliorabile. AI Engine dovrebbe ottimizzare automaticamente le impostazioni in base all’applicazione in uso. Nella pratica, i benefici sono marginali e a volte interferisce più che aiutare. L’abbiamo disabilitato preferendo gestire manualmente le impostazioni. Cooling Wizard invece è utile: permette di creare curve personalizzate per tutte le ventole e la pompa, con la possibilità di salvare diversi profili. L’integrazione con i sensori di temperatura è buona e il sistema risponde rapidamente ai cambiamenti di carico. Mystic Light per gli RGB funziona come previsto, con sincronizzazione tra tutti i componenti MSI e compatibilità con altri ecosistemi (A-RGB standard).

Il mio consiglio: installate MSI Center per gli aggiornamenti driver iniziali e la gestione delle ventole, poi decidete se il resto delle funzioni AI vi serve davvero o è solo bloatware.

Configurazione di Test e Performance

Sebbene la motherboard non influisca più di tanto sulle prestazioni generali della macchina, abbiamo comunque voluto provare a testare la configurazione con la nuova motherboard di MSI. Il sistema costruito su questa Project Zero è sicuramente di altissimo livello e molto difficile da mettere in difficoltà, ma anche per questo in grado di testare a fondo le capacità della motherboard:

  • CPU: AMD Ryzen 7 9800X3D
  • RAM: 64GB (2x32GB) DDR5-6000 CL36
  • GPU: RTX 5090 Gainward Phantom
  • PSU: FSP HydroG 1000W
  • Storage: Samsung 990 Pro 2TB PCIe 4.0
  • Raffreddamento: Liquid Freezer III AIO 360mm

Prestazioni Gaming

Con il 9800X3D e la RTX 5090, stiamo parlando del top assoluto per il gaming e sebbene la GPU, soprattutto nel case utilizzato un Darkflash DPW90, generi una quantità esagerata di calore una volta sotto carico, le temperature della VRM si sono mantenute fresche anche durante sessioni prolungate:

  • Cyberpunk 2077 (4K, Path Tracing, DLSS Quality): Media 105 FPS, VRM max 58°C
  • Microsoft Flight Simulator 2024 (4K, Ultra): Media 87 FPS, VRM max 61°C
  • Counter-Strike 2 (1440p, max settings): Media 520 FPS, VRM max 52°C

In tutti gli scenari, la stabilità è stata assoluta. Zero crash, zero throttling, zero problemi. Il PCIe 5.0 x16 fornisce tutta la banda necessaria alla RTX 5090 (anche se in realtà PCIe 4.0 sarebbe ancora più che sufficiente per le GPU attuali).

Prestazioni Produttività

Il 9800X3D è ottimizzato per il gaming, ma regge egregiamente anche i carichi produttivi:

  • Blender (BMW27 render): 96 secondi, temperature CPU max 78°C, VRM 64°C
  • Handbrake (encoding 4K HEVC): 142 FPS average, temperature stabili
  • Compilation (Linux kernel): Completata senza problemi, sistema rock-solid

La motherboard ha gestito tutto senza battere ciglio. Il delivery di potenza è stato sempre pulito e costante, come confermato dal monitoraggio con HWiNFO64.

Audio e connettività aggiuntiva

Il controller audio Realtek ALC4080 è di buona qualità, superiore ai codec entry-level che si trovano su molte motherboard di fascia media ed include condensatori audio di alta qualità per ridurre distorsioni e rumore, una circuiteria audio isolata, separata fisicamente dal resto del PCB per minimizzare interferenze elettromagnetiche. E’ inoltre incluso un amplificatore per cuffie dedicato in grado di pilotare driver fino a 300 ohm e il supporto S/PDIF ottico per chi vuole collegare sistemi audio esterni con la comodità del cavo ottico.

Nei test con cuffie Beyerdynamic DT990 Pro (250 ohm), l’amplificatore integrato le ha pilotate senza problemi, con volumi adeguati e qualità audio pulita. Ovviamente, per setup audio professionali, consiglio sempre un DAC/AMP esterno dedicato, ma per la maggior parte degli utenti questa soluzione integrata è più che valida.

Prezzi e disponibilità in Italia

La MSI MAG X870E TOMAHAWK MAX WIFI PZ è disponibile sul mercato italiano con prezzi che variano a seconda del rivenditore. Al momento della stesura di questa recensione (gennaio 2026), intorno ai 390 euro di Amazon Italia

Per confronto, la versione standard X870E Tomahawk WiFi (senza design Project Zero) si trova intorno ai €340-350, con un delta di circa 50-70€ rispetto alla versione PZ. Questo sovrapprezzo è essenzialmente legato al design back-connect e alla maggiore complessità costruttiva del PCB. Se a questo aggiungiamo un piccolo sovrapprezzo per la scelta di un case compatibile (generalmente si tratta di case che partono dai 100 euro in su) possiamo dire che stiamo parlando di una funzionalità, quella garantita dal Back Connect che comporta un aggravio di spesa di circa 100 euro. Se state costruendo da zero una build potente e soprattutto di impatto scenico, non sarà certo questa somma a farvi cambiare idea nella scelta della motherboard.

Commento finale

La MSI MAG X870E TOMAHAWK MAX WIFI PZ rappresenta un passo evolutivo importante per la serie Tomahawk e per l’ecosistema Project Zero. Non è una semplice motherboard con connettori spostati: è un ripensamento completo dell’esperienza di assemblaggio e dell’estetica del PC desktop.

Il VRM di altissima qualità, la dissipazione termica eccellente, la connettività futuristica e la compatibilità perfetta con il Ryzen 7 9800X3D ne fanno una base solidissima per un sistema di fascia alta. La stabilità nei test è stata impeccabile, le temperature sempre sotto controllo, e le prestazioni al top.

Il design back-connect divide: o lo ami per la pulizia estrema che porta, o lo eviti per i limiti che impone. Per chi apprezza un sistema pulito, ordinato, quasi minimalista nella sua essenza visiva, il compromesso di dover usare case specifici è accettabile. Per chi privilegia flessibilità e facilità di manutenzione, la versione standard X870E Tomahawk (senza PZ) offre le stesse prestazioni core senza i vincoli.

Nel complesso, MSI ha fatto un lavoro eccellente. Questa non è una motherboard per tutti, ma per chi cerca il meglio in termini di qualità costruttiva, features moderne e design innovativo, difficilmente troverà alternative migliori nella fascia media.

Sophie Turner è Lara Croft nella prima immagine della serie Tomb Raider di Prime Video

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Amazon MGM Studios ha comunicato ufficialmente l’inizio delle riprese di Tomb Raider mostrando la prima immagine di Sophie Turner nei panni di Lara Croft nella nuova serie di Prime Video.
 
Tomb Raider è tratta dall’iconica serie di videogiochi. La serie vede Sophie Turner nel ruolo della famosa archeologa Lara Croft, affiancata dal cast, recentemente annunciato, composto da Sigourney Weaver, Jason Isaacs, Martin Bobb-Semple, Jack Bannon, John Heffernan, Bill Paterson, Paterson Joseph, Sasha Luss, Juliette Motamed, Celia Imrie e August Wittgenstein.

Phoebe Waller-Bridge (Fleabag) è a capo del progetto in qualità di ideatrice, sceneggiatrice, executive producer e co-showrunner della serie insieme a Chad Hodge, co-showrunner ed executive producer; a loro si unisce Jonathan Van Tulleken che ricoprirà il ruolo di regista e di executive producer.
 
Amazon MGM Studios, Crystal Dynamics, Phoebe Waller-Bridge e Jenny Robins per Wells Street Films, Dmitri M. Johnson, Michael Lawrence Goldberg, Timothy I. Stevenson e Dallas Dickinson per Story Kitchen, Michael Scheel e Legendary Television sono executive producer della serie.  Matt McInnis figura come co-executive producer, mentre Jan R. Martin è produttore. Tomb Raider è prodotta da Story Kitchen, Crystal Dynamics, e Amazon MGM Studios.

Licenziamenti Rockstar, le prove aziendali finiscono sotto esame

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Il caso dei licenziamenti avvenuti in Rockstar Games è entrato in una fase particolarmente delicata dopo che un tribunale del lavoro britannico ha reso pubbliche le prove utilizzate dall’azienda per giustificare il licenziamento per “grave condotta” di 34 dipendenti. I documenti, emersi durante un’udienza preliminare presso il Glasgow Employment Tribunal, riguardano conversazioni interne, politiche aziendali e presunte violazioni delle norme di sicurezza.

Secondo quanto riportato da People Make Games, che ha avuto accesso alla documentazione non coperta da restrizioni di pubblicazione, Rockstar avrebbe classificato come informazioni “top secret” alcune discussioni avvenute su Discord tra i lavoratori, considerate dall’azienda potenzialmente dannose per la tutela della proprietà intellettuale.

Conversazioni Discord e presunte violazioni della sicurezza

Tra le prove presentate figura una conversazione relativa a una nuova politica interna che limitava a cinque il numero massimo di dipendenti che potevano assentarsi contemporaneamente. In quel contesto, uno dei lavoratori aveva riportato che l’azienda giustificava tale scelta citando difficoltà nell’organizzare sessioni di playtest con 32 giocatori.

Secondo Rockstar, questo dettaglio costituirebbe un’informazione riservata legata a un servizio live non ancora annunciato. La testimonianza di Jennifer Kolbe, head of publishing dello studio, ha definito la discussione come una divulgazione di una “caratteristica materiale” di un progetto non rivelato pubblicamente, trasformando così un confronto interno in una violazione grave delle politiche aziendali.

Il caso del messaggio sul crunch

Particolarmente significativo è il licenziamento di un dipendente basato su un singolo messaggio pubblicato nel server Discord, in cui affermava l’assenza di crunch nel dipartimento QA di Rockstar North. Il messaggio recitava: “Niente di quanto ho sentito in North QA! Vi terrò aggiornati se qualcosa cambia”.

Secondo la posizione dell’azienda, questa comunicazione conteneva informazioni sui modelli di lavoro del team che avrebbero potuto suggerire la fase di sviluppo di Grand Theft Auto 6, con il rischio di compromettere la collaborazione interna e la riservatezza del progetto.

Sindacato, giornalismo e accesso alle prove

Dai documenti è emersa anche l’identità della persona che Rockstar riteneva essersi “infiltrata” nel server Discord dell’Independent Workers’ Union of Great Britain. Si tratta di Scott Alsworth, game writer e narrative designer ed esponente eletto della sezione Game Workers dell’IWGB, non presente come giornalista ma in qualità di rappresentante sindacale.

Rockstar ha espresso preoccupazioni citando alcuni articoli scritti da Alsworth per The Morning Star tra il 2022 e il 2025, sostenendo che il suo coinvolgimento potesse rappresentare un rischio per la sicurezza delle informazioni. Il barrister Andrew Burns, rappresentante legale dell’azienda, aveva inizialmente chiesto che i messaggi considerati sensibili non venissero letti in tribunale, ma l’assenza di una richiesta formale di limitazione alla pubblicazione ha consentito l’accesso integrale alla documentazione.

Un caso che riapre il dibattito nel settore

La vicenda solleva interrogativi rilevanti sull’equilibrio tra la tutela della riservatezza nelle produzioni AAA e il diritto dei lavoratori di discutere condizioni di lavoro, organizzazione interna e rappresentanza sindacale. La classificazione di conversazioni su ferie e playtest come “altamente confidenziali” pone interrogativi sull’estensione delle clausole di non divulgazione applicate nel settore videoludico.

L’udienza preliminare ha respinto la richiesta di interim relief avanzata dai dipendenti licenziati, ma il procedimento completo davanti all’Employment Tribunal proseguirà nei prossimi mesi.

007 First Light, IO Interactive rivede i requisiti PC

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IO Interactive ha aggiornato e ripubblicato i requisiti di sistema PC di 007 First Light, correggendo diverse incongruenze segnalate dalla community nelle versioni precedenti delle specifiche tecniche. La revisione arriva a meno di due mesi dal lancio e ridimensiona in modo significativo alcune richieste hardware, rendendo il titolo più accessibile per il pubblico PC.

Lo studio danese ha spiegato che le discrepanze erano dovute a problemi di comunicazione interna, che avevano portato alla diffusione di dati non definitivi. Dopo ulteriori sessioni di test, il team ha quindi chiarito i requisiti effettivi necessari per giocare.

Requisiti minimi e consigliati aggiornati

Tra le modifiche più rilevanti spicca la riduzione della RAM raccomandata, passata da 32 GB a 16 GB, e una revisione dei valori relativi alla VRAM. Un cambiamento che incide direttamente sulla percezione dell’impatto tecnico del gioco.

I requisiti minimi aggiornati indicano come base un Intel Core i5-9500 o un AMD Ryzen 5 3500, affiancati da 16 GB di RAM e 6 GB di VRAM. Per quanto riguarda la scheda video, IO Interactive cita NVIDIA GeForce GTX 1660, AMD RX 5700 o soluzioni Intel discrete equivalenti. Lo spazio richiesto su disco è pari a 80 GB, mentre il sistema operativo supportato è Windows 10 o 11 a 64 bit.

Salendo di livello, le specifiche consigliate prevedono processori più recenti come Intel Core i5-13500 o AMD Ryzen 5 7600, sempre con 16 GB di RAM ma con 8 GB di VRAM. Le GPU di riferimento sono NVIDIA GeForce RTX 3060 Ti e AMD RX 6700 XT, una configurazione pensata per giocare in 1440p con impostazioni elevate.

Ulteriori dettagli prestazionali in arrivo

IO Interactive si è scusata per la confusione generata dalle precedenti comunicazioni e ha promesso che, avvicinandosi all’uscita, verranno condivisi ulteriori dettagli sulle prestazioni. In particolare, lo studio intende fornire indicazioni più precise su frame rate, risoluzioni supportate e opzioni grafiche, informazioni fondamentali per chi sta valutando eventuali upgrade hardware.

007 First Light sarà disponibile su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e dispositivi portatili, inclusa Nintendo Switch 2. Il gioco rappresenta un ritorno alle origini per James Bond, raccontandone le prime missioni, e vede nel cast anche Lenny Kravitz, che interpreta il trafficante d’armi Bawma, come annunciato durante i The Game Awards.

Guild Wars 3, spuntano nuovi segnali dal team di sviluppo

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Il futuro della serie Guild Wars torna a far parlare di sé. Nelle ultime ore, un’offerta di lavoro pubblicata da ArenaNet ha riacceso le speculazioni sull’esistenza di Guild Wars 3, suggerendo che lo studio possa essere al lavoro su un nuovo progetto ambientato nell’universo narrativo della storica saga MMORPG.

L’annuncio, rivolto alla ricerca di un senior writer/narrative designer, fa riferimento a un progetto non annunciato che coinvolge direttamente la “narrativa di Guild Wars”, un dettaglio che ha immediatamente catturato l’attenzione della community e degli osservatori del settore.

Un’offerta di lavoro che punta dritta alla narrativa della serie

La posizione aperta da ArenaNet richiede una figura con esperienza specifica nel mondo degli MMORPG e nella costruzione di strutture narrative complesse, elementi che difficilmente verrebbero associati a semplici contenuti di supporto per un titolo già esistente. Il riferimento esplicito alla narrativa di Guild Wars ha alimentato l’ipotesi che il team stia lavorando a un progetto di ampio respiro, potenzialmente un nuovo capitolo della serie.

Non si tratta del primo segnale in questa direzione. Già nel corso del 2025, durante un meeting con gli azionisti di NCSoft, il nome Guild Wars 3 era stato menzionato apertamente come progetto in sviluppo. In quell’occasione ArenaNet aveva però ridimensionato la portata dell’informazione, ribadendo che la priorità rimaneva il supporto a Guild Wars 2.

La nuova offerta di lavoro, tuttavia, suggerisce che qualcosa potrebbe essere cambiato, indicando una possibile fase di sviluppo più avanzata che richiede ora competenze narrative dedicate.

Unreal Engine 5 e il possibile cambio di tecnologia

Tra i requisiti richiesti spicca un dettaglio tecnico particolarmente significativo: la familiarità con Unreal Engine 5. Se confermata, questa scelta segnerebbe un cambio importante per ArenaNet, che storicamente ha utilizzato un motore grafico proprietario sia per Guild Wars che per Guild Wars 2.

L’adozione dell’engine di Epic Games aprirebbe la strada a tecnologie moderne come il ray tracing avanzato e Nanite, offrendo una maggiore scalabilità tecnica e una resa visiva più in linea con gli standard attuali. Un passaggio che rafforzerebbe l’idea di un progetto pensato per il lungo periodo e per una nuova generazione di hardware.

Un momento favorevole per il ritorno di Guild Wars

Il tempismo dell’annuncio non sembra casuale. Negli ultimi mesi il franchise ha vissuto una fase di rinnovata attenzione, grazie al lancio di nuovi contenuti e iniziative celebrative. In particolare, Guild Wars 2 ha registrato il suo picco storico di giocatori su Steam solo poche settimane fa, dimostrando come i veterani del genere continuino a preferire titoli consolidati rispetto alle nuove proposte.

Il mercato degli MMORPG attraversa infatti una fase complessa. Diversi progetti recenti non sono riusciti a mantenere una base di giocatori stabile, mentre altri titoli tripla A annunciati negli anni scorsi non hanno soddisfatto le aspettative. In questo contesto, l’ipotesi di un nuovo Guild Wars assume un peso ancora maggiore.

Al momento, oltre al misterioso progetto di ArenaNet, l’unico altro grande MMORPG in sviluppo di cui si ha notizia è quello firmato da Riot Games, ancora avvolto dal riserbo ma indicato come uno dei progetti più ambiziosi del genere.

Attesa e cautela, in attesa di conferme ufficiali

Per ora non esistono annunci ufficiali né finestre temporali confermate. Tuttavia, l’insieme di segnali emersi negli ultimi mesi — dalla menzione nei meeting finanziari fino alla nuova offerta di lavoro — rende sempre più difficile ignorare l’ipotesi che Guild Wars 3 sia effettivamente in lavorazione.

Resta da capire quando ArenaNet deciderà di rompere il silenzio e svelare i propri piani, ma una cosa è certa: l’interesse attorno al futuro della saga è tornato a crescere.

Assassin’s Creed 4: Black Flag, indizi sempre più evidenti sul remake

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Il mare dei Caraibi potrebbe presto tornare a popolarsi di shanties, battaglie navali e abbordaggi. Nelle ultime ore Ubisoft ha ricaricato sul proprio canale musicale ufficiale di YouTube numerose canzoni marinaresche tratte da Assassin’s Creed 4: Black Flag, un’operazione che ha immediatamente riacceso le speculazioni su un remake del celebre capitolo piratesco della saga.

Si tratta di un gesto apparentemente innocuo, ma che arriva in un contesto ormai carico di segnali convergenti, tanto da rendere l’ipotesi di un ritorno di Black Flag sempre meno una semplice voce di corridoio e sempre più un progetto in attesa di ufficializzazione.

Le shanties tornano online e la community non crede alle coincidenze

I brani ricaricati sul canale Ubisoft Music includono alcune delle canzoni più iconiche dell’esperienza originale, come Over the Hills and Far Away e Spanish Ladies, colonne sonore indissolubilmente legate alle traversate oceaniche a bordo del Jackdaw. Canzoni che, all’epoca, avevano contribuito in modo decisivo all’immersione e all’identità del gioco.

La community non ha impiegato molto a leggere questa mossa come qualcosa di più di una semplice operazione di archiviazione digitale. Tra i commenti spicca quello ironico dell’utente Spriteking3944, che ha scritto: “Rilascio molto sottile, Ubisoft”, sintetizzando perfettamente il sentimento generale: difficile credere a una coincidenza, considerando il momento e la lunga serie di indizi già emersi nei mesi precedenti.

Una catena di indizi che dura da mesi

Il possibile remake di Black Flag è al centro di voci sempre più insistenti da almeno metà 2025. Uno degli episodi più discussi risale all’agosto dello scorso anno, quando Matt Ryan, doppiatore di Edward Kenway, lasciò intendere durante una convention l’esistenza del progetto, salvo poi rivelare di aver ricevuto azioni legali da parte di Ubisoft. Un tentativo di contenimento che, di fatto, ha finito per rafforzare i sospetti.

A novembre, i report finanziari del publisher francese hanno menzionato un titolo non annunciato in uscita nel quarto trimestre dell’anno fiscale corrente, senza fornire ulteriori dettagli. A dicembre è poi emerso un rating PEGI legato proprio a un remake di Black Flag, comparso in un periodo particolarmente sensibile come quello a ridosso dei The Game Awards, evento spesso utilizzato per svelare produzioni di peso.

Anche alcune iniziative collaterali, come collaborazioni promozionali con altri brand, hanno contribuito ad alimentare l’idea che il ritorno di Edward Kenway sia ormai questione di tempo.

Black Flag, un capitolo che ha segnato la saga

Uscito originariamente nel 2013, Assassin’s Creed 4: Black Flag è considerato da molti fan l’apice creativo della serie. Il titolo riuscì a reinventare la formula classica introducendo un sistema navale profondo e sorprendentemente complesso, capace di reggere l’intero impianto ludico senza snaturare l’identità del franchise.

Il carisma di Edward Kenway, pirata per necessità e Assassino quasi per caso, unito all’ambientazione caraibica dell’età d’oro della pirateria, ha reso Black Flag uno degli episodi più ricordati e apprezzati. Le battaglie tra galeoni, l’esplorazione libera dei mari e una colonna sonora composta da autentiche shanties hanno contribuito a creare un’esperienza ancora oggi molto amata.

Un remake che avrebbe perfettamente senso

Se considerate singolarmente, le canzoni ricaricate su YouTube potrebbero sembrare un’operazione di routine. Inserite però nel contesto attuale, assumono il sapore di una classica strategia di pre-annuncio: piccoli segnali, apparentemente innocui, utili a testare la reazione del pubblico e a riaccendere l’attenzione su un franchise iconico.

Negli ultimi anni Ubisoft ha dimostrato di voler recuperare e valorizzare i capitoli più amati della serie, come dimostrato dall’operazione Assassin’s Creed Mirage, pensata come ritorno alle origini stealth. Un remake completo di Black Flag, con comparto tecnico aggiornato e supporto alle tecnologie moderne, rappresenterebbe una scelta coerente e potenzialmente molto solida anche dal punto di vista commerciale.

Per ora, tuttavia, manca ancora l’annuncio ufficiale. Resta solo da capire quanto Ubisoft vorrà prolungare questo silenzio carico di indizi prima di uscire allo scoperto.

God of War, la serie Prime Video trova il suo Kratos in Ryan Hurst

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Lo scoop è arrivato nel corso delle ultime ore: sarà Ryan Hurst ad interpretare l’iconico Kratos nella serie live action God of War in arrivo su Amazon Prime Video.

Variety conferma la notizia del casting, che riaccende il coinvolgimento di Hurst nel franchise PlayStation, avendo già prestato la sua voce nell’ambito del doppiaggio di Thor in God of War: Ragnarok. Come già riportato in precedenza, la serie riprenderà la storia dell’ambientazione nordica, in cui Kratos deve crescere suo figlio Atreus. Secondo la trama, “Padre e figlio, Kratos e Atreus, intraprendono un viaggio per spargere le ceneri della moglie e madre, Faye. Attraverso le loro avventure, Kratos cerca di insegnare a suo figlio a essere un dio migliore, mentre Atreus cerca di insegnare a suo padre come essere un essere umano migliore”.

Hurst ha recitato in diverse serie televisive, tra cui la sua acclamata interpretazione di Opie nella serie di successo Sons of Anarchy e quella del cattivo Beta in The Walking Dead. Ha anche recitato in serie come The Abandons, Outsiders e Bates Motel. Nel cinema, è noto per aver recitato in film come Remember the Titans, Salvate il soldato Ryan e We Were Soldiers, mentre apparirà anche nella prossima versione di Christopher Nolan de L’Odissea.

L’adattamento di Amazon di God of War è stata originariamente approvata dalla divisione streaming del gigante dell’e-commerce nel 2022. Lo showrunner originale Rafe Judkins ha lasciato la serie nell’ottobre 2024, e poco dopo Ronald D. Moore è entrato a far parte del team come nuovo showrunner, sceneggiatore e produttore esecutivo. Maril Davis è anche produttore esecutivo insieme a Cory Barlog, Naren Shankar, Matthew Graham, Asad Qizilbash, Jeff Ketcham, Hermen Hulst, Roy Lee e Brad Van Arragon. Joe Menosky, Marc Bernardin, Tania Lotia e Ben McGinnis sono i co-produttori esecutivi della serie. La serie è coprodotta da Sony Pictures Television e Amazon MGM Studios in collaborazione con PlayStation Productions e Tall Ship Productions.

Colori su tela nello strategico astratto INK, disponibile da oggi!

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Firmato da Kasper Lapp, l’astratto strategico e competitivo INK fa il suo esordio in Italia da oggi grazie ad Asmodee.

In INK l’eleganza minimale del design si intreccia con una profondità tattica. I giocatori, come artisti, devono creare splendidi disegni utilizzando gocce d’inchiostro su una griglia. Ogni mossa lascia un segno permanente sulla “tela”, e i giocatori devono pensare strategicamente per massimizzare il proprio impatto e limitare le possibilità dell’avversario. Vince il primo giocatore che riesce a piazzare tutte le sue bottigliette d’inchiostro! Ogni goccia d’inchiostro posizionata influenza il controllo di determinate aree della propria griglia, rendendo il piazzamento determinante per il dominio strategico.

Forte di una componentistica di qualità ed una direzione artistica ad opera del veterano Chris Quilliams (Azul, Pandemic Legacy), INK si rivolge da otto anni in sù per partite di circa 30/45 minuti da uno a quattro giocatori. E’ disponibile da oggi nel nostro Paese distribuito da Asmodee Italia.

L’avvincente Tag Team è disponibile da oggi!

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Asmodee Italia festeggia oggi il lancio di Tag Team, spumeggiante gioco di scontri 1 vs 1 di Gricha German e Corentin Lebrat.

Con un punteggio di ben 7.7 su BoardGameGeek, Tag Team è un auto battler e un gioco di deckbuilding unico nel suo genere. In questo competitivo per due giocatori dovrete mettere insieme una squadra di due combattenti e creare la sinergia definitiva combinando i loro mazzi unici! I combattimenti si svolgono automaticamente, applicando uno dopo l’altro gli effetti sulle carte giocate, plasmando il mazzo tra un round e l’altro declinando strategie attraverso dodici combattenti, ciascuno con le sue tecniche e le sue mosse distintive.

Disponibile da oggi in Italia grazie ad Asmodee, Tag Team è uno dei più attesi competitivi del 2026 ed è adatto dai dieci anni in sù per partite da circa 15 minuti.

Otto nomination per Expedition 33 e Ghost of Yotei ai D.I.C.E. Awards 2025

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L’AIAS, meglio nota come Academy of Interactive Arts & Sciences, come ogni anno ha annunciato i candidati alla 29°edizione dei D.I.C.E. Awards. Per chi non fosse familiare, si tratta di un serie di premi annuali dedicati ai titoli migliori dell’anno passato. In questo caso quindi si rivolge ai videgiochi usciti durante tutto il 2025. Tra i favoriti spicca ovviamente Clair Obscur Expedition 33, che dopo aver vinto il GOTY, sembra voler fare ancora incetta di premi con ben 8 candidature ai D.I.C.E. Awards. Ma non è l’unico candidato.

Gli altri giochi con le rispettive nomination

L’RPG capolavoro degli studi Sandfall guida l’elenco dei videogiochi che si contenderanno la vittoria della statuetta Game of The Year e degli altri premi ai D.I.C.E. Awards 2025. La giuria dell’Academy of Interactive Arts & Sciences ha però stilato la lunga lista dei giochi che si daranno battaglia per la conquista del premio. Anche Ghost of Yotei riesce a ottenere ben 8 nomination, superando titoli acclamati come Dispatch e ARC Raiders (6 candidature ciascuno), Blue Prince (5) e Death Stranding 2 On the Beach (4 nomination).

I titoli per il GOTY e dove seguire la premiazione

Per quanto riguarda i giochi che si sfideranno per la vittoria del Game of the Year dei D.I.C.E. Awards troviamo ARC Raiders, Blue Prince, Clair Obscur, Dispatch e Ghost of Yotei. Anche per l’edizione 2025/26 l’organizzazione propone 23 diverse categorie e in totale sono stati presi in condirezione 64 videogiochi differenti. I vincitori verranno svelati in diretta dall’Aria Resort & Casino di Las Vegas il prossimo 12 febbraio. L’orario è ancora da definire, mentre la trasmissione potrà essere seguita in diretta sui canali social dell’evento.

Il Principe sta tornando: Prince of Persia Le Sabbie del Tempo Remake classificato dall’ESRB

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Dopo anni di silenzio, rinvii e un cambio di studio di sviluppo che aveva fatto temere il peggio, sembra che la sabbia stia finalmente scorrendo. Prince of Persia Le Sabbie del Tempo Remake è stato infatti ufficialmente classificato dall’ESRB, l’ente statunitense che valuta i contenuti dei videogiochi. Questo significa che il titolo Ubisoft ha compiuto un passo decisivo verso il debutto sul mercato.

Il lancio del gioco è imminente?

Nel mondo dell’industria videoludica, la classificazione da parte di enti come ESRB o PEGI avviene solitamente quando il gioco è in una fase di sviluppo avanzata, se non addirittura completa. Questo passaggio formale serve a stabilire l’età consigliata per il pubblico e precede quasi sempre l’annuncio della data di uscita ufficiale.

Il remake, originariamente annunciato nel 2020 e poi passato dalle mani di Ubisoft Pune e Mumbai a quelle dei veterani di Ubisoft Montréal (gli autori originali della saga), sembra aver finalmente trovato la sua forma definitiva. La classificazione conferma che il gioco manterrà il suo spirito action-adventure, con i combattimenti e le acrobazie che hanno reso iconico il capitolo del 2003. Ovviamente il comparto tecnico sarà totalmente ricostruito per adattarsi agli standard moderni, portando il Principe in una nuova luce.

Prince of Persia Le Sabbie del Tempo Remake: Cosa aspettarsi?

Secondo le informazioni trapelate e i primi dettagli confermati ufficialmente, il team di Montréal non si è limitato a un semplice aggiornamento grafico. Il progetto è stato infatti descritto come una vera e propria ricostruzione che sfrutta le potenzialità dei motori grafici moderni.

L’idea è di offrire una grafica e animazioni moderne, con un look fotorealistico che non tradisca però l’atmosfera “mille e una notte” dell’originale. L’impatto grafico è stato una delle principali critiche mosse al team quando il gioco era stato mostrato per la prima volta al pubblico. Speriamo quindi che il nuovo studio sia stato in grado di migliorare sotto questo punto di vista.

Anche sul fronte del gameplay i miglioramenti dovrebbero essere sensibili, con una gestione del parkour e del combattimento più fluida e adatta agli standard odierni. E per quanto riguarda la colonna sonora, indimenticabile nel capitolo originale, si parla del ritorno delle musiche originali, rimasterizzate o ri-arrangiate per un’esperienza ancora più immersiva.

Prince of Persia

Quando potremo giocarlo?

Sebbene Ubisoft non abbia ancora rilasciato una comunicazione ufficiale, la comparsa del rating suggerisce che potremmo vedere un nuovo trailer o un annuncio a sorpresa durante i prossimi grandi eventi digitali. La stessa casa francese aveva annunciato infatti che il gioco sarebbe uscito entro la fine dell’anno fiscale corrente, ovvero Marzo 2026. La community attende con ansia di capire se il titolo ce la farà o se la finestra di lancio sarà fissata per la fine dell’anno.

L’arrivo di Prince of Persia Le Sabbie del Tempo Remake rappresenterebbe una vittoria per i fan che non hanno mai smesso di credere nel progetto, nonostante il lungo “inferno dello sviluppo”. Il Principe è pronto a sfidare nuovamente il tempo, e questa volta sembra che nulla possa più fermarlo.

Palworld si prepara a lanciare il proprio gioco di carte. E c’è già una data!

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L’universo di Palworld continua ad espandersi. Pocketpair ha infatti annunciato il Palworld Official Card Game, un gioco di carte collezionabili ispirato alla saga di Pokémon. Il titolo in questione arriverà il 30 luglio e sarà sviluppato in collaborazione con Bushiroad, e sarà pensato come un’esperienza competitiva per due giocatori, confermando l’ambizione dello studio di portare la propria immagine oltre i confini del videogioco tradizionale. Il gioco di carte riprenderà molte delle idee chiave che hanno contribuito al successo di Palworld, diventato nel 2024 uno dei titoli più giocati di sempre su Steam al lancio, con oltre 32 milioni di giocatori totali.

Arrivano i Pals

Le partite ruoteranno attorno allo schieramento dei cosiddetti “Pals“, protagonisti di scontri strategici e tattici, con un sistema che unirà combattimento, gestione delle risorse e sviluppo della propria base. Ogni Pal avrà caratteristiche uniche in grado di influenzare l’esito delle battaglie, spingendo i giocatori a costruire mazzi ben bilanciati e pieni di sinergie.

Prezzi e Palworld: Palfarm

Al momento Pocketpair non ha ancora svelato dettagli su prezzi o composizione dei set di carte, limitandosi a promettere ulteriori novità nei prossimi mesi. Un breve teaser è già stato pubblicato per dare un primo assaggio del progetto, confermando la volontà dello studio di continuare a investire su Palworld a quasi due anni dal suo debutto ufficiale. Oltre al TCG, è in sviluppo anche Palworld: Palfarm, uno spin-off gestionale sempre in uscita nel 2026 e con maggiori dettagli sul sito di Steam. E voi, proverete questo nuovo gioco di carte in stile Pokémon?

PS Plus Gennaio 2026: Resident Evil e Like a Dragon in arrivo su Extra e Premium

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Il 2026 di PlayStation inizia col botto. Mentre gli abbonati al piano Essential si stanno già godendo titoli del calibro di Need for Speed Unbound, Core Keeper ed Epic Mickey: Rebrushed, l’attenzione della community si è spostata freneticamente verso i cataloghi Extra e Premium.

Come da tradizione, prima dell’annuncio ufficiale atteso per oggi, mercoledì 14 gennaio, il celebre insider Billbil-kun di Dealabs ha colpito ancora, svelando in anteprima quella che si preannuncia come una delle migliori mandate mensili degli ultimi anni.

Resident Evil e Like a Dragon guidano i giochi di Gennaio

Secondo le indiscrezioni, il prossimo 20 gennaio il catalogo PS Plus Extra accoglierà due veri giganti dell’industria. Il primo è Resident Evil Village (PS4/PS5). L’ottavo capitolo della saga Capcom è un tassello fondamentale per chiunque voglia rinfrescarsi la memoria in vista del futuro Resident Evil Requiem, offrendo un mix perfetto di azione e horror gotico.

La vera sorpresa, però, è Like a Dragon: Infinite Wealth. Per la prima volta, l’ultimo GDR di massa di Ryu Ga Gotoku Studio approda su un servizio in abbonamento. Sebbene i membri Premium avessero già accesso a una prova a tempo, l’inclusione nel catalogo completo permetterà a milioni di giocatori di immergersi nelle spiagge delle Hawaii con Ichiban Kasuga.

Tutte le novità per Extra e Premium

Non solo tripla A ovviamente per tutti gli abbonati al Plus: la line-up trapelata offre una varietà di titoli incredibile, toccando generi molto diversi tra loro. Ecco quindi la lista completa dei titoli in arrivo per il livello Extra:

  • Resident Evil Village (PS5, PS4)
  • Like a Dragon: Infinite Wealth (PS5, PS4)
  • Expeditions: A MudRunner Game (PS5, PS4)
  • A Quiet Place: The Road Ahead (Esclusiva PS5)
  • The Exit 8 (PS5, PS4)
  • Art of Rally (PS5, PS4)

Per quanto riguarda il livello Premium, i nostalgici potranno mettere le mani sulla versione originale PS1 di Ridge Racer. Questo grande classico si unirà a Ridge Racer 2 e Type 4 già presenti nel catalogo Classics, sebbene trattandosi della versione originale non includerà i contenuti aggiuntivi visti nella collana Arcade Archives.

Sarà tutto vero?

Se il leak venisse confermato (e ammettiamo che la precisione storica di Billbil-kun lascia poco spazio ai dubbi), PlayStation starebbe puntando motlo forte sulla fidelizzazione degli utenti, dopo un dicembre 2025 che ha visto l’ingresso di ben otto giochi.

L’appuntamento per la conferma ufficiale è fissato nel pomeriggio di oggi. Restate quindi sintonizzati per scoprire se Sony ha in serbo qualche “shadow drop” dell’ultimo minuto o ulteriori classici per il catalogo Premium.

Code Vein 2, tanti dettagli nel nuovo trailer di presentazione

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In arrivo il prossimo 30 Gennaio per PlayStation 5, Xbox Series e PC, Code Vein 2 torna a mostrarsi con un nuovo trailer esteso ricco di tante novità.

Il nuovo filmato propone una ricca panoramica sugli strumenti per la creazione del personaggio, il combattimento e uno sguardo ai diversi ambienti che i giocatori scopriranno. Una demo dedicata alla creazione del personaggio sarà inoltre disponibile gratuitamente dal prossimo 23 Gennaio, permettendo non solo di creare il proprio personaggio ma anche di trasferirlo nel gioco finale.

Nel dettaglio, il combattimento di Code Vein 2 darà al giocatore molto controllo e possibilità per creare il proprio stile di combattimento attraverso le armi scelte, gli artefatti, le Formae o i Codici Sanguigni. Anche il partner gioca un ruolo importante, non solo attraverso i suoi punti di forza e di debolezza, ma anche quando resterete senza vita, poiché le Restorative Offering gli consentiranno di ripristinare la salute.

Spazio anche a qualche anticipazione sulla storia: per salvare un mondo sull’orlo del collasso un viaggio pericoloso condurrà i giocatori attraverso le rovine allagate della Città Sommersa, la Foresta della Non-Morte, la Cicatrice Corrosa, l’isola di MagMell e molti altri luoghi, interagendo con gli eroi leggendari del passato per salvare il futuro.

Infine, il video mostra anche il vasto sistema di creazione del personaggio. I giocatori possono dedicarsi anche ai più piccoli dettagli, dalle dimensioni del corpo e la pettinatura alle espressioni del viso, dagli accessori al trucco. La Character Creator Demo offrirà ben 64 slot di salvataggio che si trasferiscono direttamente al gioco finale.

Recensione Stay Away!, c’è qualcuno che non è quello che sembra

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Ad oltre dieci anni di distanza dal lancio originario, Stay Away! torna con una nuova edizione distribuita da Asmodee. Un lasso di tempo non di poco conto, all’interno del quale il party game degli italianissimi Antonio Ferrara e Sebastiano Fiorillo era diventato un piccolo cult. Un mostro senza nome, un contagio implacabile, una sfida di sopravvivenza. Elementi horror intriganti, mescolati con saggezza all’interno di un card game basato sulla meccanica dei ruoli nascosti.

In qualità di componenti di una squadra di soccorso inviata sulle montagne ghiacciate di Crystal Country per rintracciare i membri di una precedente spedizione, i giocatori si troveranno a fare i conti con una presenza misteriosa. Una Cosa proveniente da un posto innominabile, che punta a diffondersi come un contagio infettando ogni essere vivente. Riuscirete a fermare la minaccia e sopravvivere?

Il gioco è disponibile al prezzo consigliato di € 19,90 nei negozi fisici e presso i rivenditori online (come Amazon), distribuito nel nostro Paese da Asmodee Italia.

Confezione di vendita

A differenza dell’edizione di oltre un decennio fa, il nuovo Stay Away! decide di presentarsi con un’estetica leggermente rivisitata. A nostro avviso, con un risultato molto più incisivo.

L’originale, illustrato dallo stesso Fiorillo e da Alessia Valentina Coppola, si basava prettamente sulle suggestioni dei racconti di H.P. Lovecraft. A partire dall’ambientazione: un’isola misteriosa riemersa dalle profondità marine chiamata R’lyeh, ospitante un ancestrale orrore cosmico. Riferimenti piuttosto palesi per chiunque si sia mai avventurato nella lettura del racconto Il richiamo di Cthulhu. Un’identità estetica di indubbio appeal, ma forse fin troppo inflazionata nel panorama dei giochi da tavolo. Uno dei motivi che probabilmente hanno spinto i creatori e la nuova artista Elisa Di Virgilio ad esplorare l’altra fonte di ispirazione del gioco, fin dalle sue origini. Parliamo de La cosa di John Carpenter, a sua volta liberamente tratto dal racconto La cosa da un altro mondo di John W. Campbell.

Persa l’immediata riconducibilità alle atmosfere lovecraftiane ma non alle sue inquietudini tematiche, Stay Away! strizza l’occhio alla pellicola del 1982 con Kurt Russell senza tuttavia, lo precisiamo, vantarne la licenza ufficiale. Niente MacReady ed Antartide quindi, ma non per questo si rinuncia ad un’ambientazione glaciale, un mostro mutaforma ed un caro vecchio lanciafiamme. Da questo punto di vista, la presentazione artistica appare nettamente più accattivante dell’edizione del 2014, con disegni carismatici e ben delineati. Anche se forse a qualcuno mancherà il buon vecchio tentacolare Grande Antico.

Dal canto suo, la confezione conferma l’ottima natura tascabile di Stay Away!. Un packaging da appena 3 cm di spessore, con un’altezza da 20 cm ed una larghezza da 10 cm. Un piccolo rettangolo in grado di contenere il regolamento e le centonove carte necessarie per far giocare da quattro a ben dodici persone. Un compromesso tra dimensionalità e numero di giocatori supportati assolutamente eccellente anche all’interno del vivace panorama dei party game.

Regole della partita

Stay Away! si fonda sulla contrapposizione tra opposte fazioni di giocatori: da un lato gli Umani, dall’altro lato La Cosa. Quest’ultima progressivamente convertirà gli avversari in Infetti alleati, mentre gli Umani dovranno sopravvivere e collaborare per eliminare la Cosa.

La preparazione del gioco è molto semplice. Si scremano le carte Sopravvivenze e le carte Panico a seconda del numero di giocatori presenti. Si distribuisce dunque, dalle carte Sopravvivenza, la mano di partenza dei giocatori. Uno dei giocatori si troverà a ricevere subito la carta La Cosa assumendone il ruolo per tutta la partita. Le rimanenti carte Sopravvivenza si mescolano alle carte Panico e si forma il mazzo centrale di pesca. A quel punto si seleziona il giocatore di partenza e gli si assegna la carta Segnaturno.

All’interno di ciascun turno, il giocatore esegue in ordine quattro fasi. La prima prevede di pescare una carta dal mazzo. Se è una carta Panico, dovrà essere giocata immediatamente per poi passare il turno al giocatore successivo. Se invece si tratta di una carta Sopravvivenza, si unirà alla mano e si passerà alla seconda fase. Il giocatore dovrà infatti giocare o scartare una carta Sopravvivenza dalla propria mano. La terza fase prevede di selezionare una carta Sopravvivenza dalla propria mano e scambiarla con un’altra del giocatore immediatamente successivo, da quest’ultimo scelta. Il turno termina con il passaggio della carta Segnaturno, con l’avvertenza che alla fine di ciascun turno ogni giocatore deve verificare di avere sempre quattro carte in mano.

Mentre gli Umani dovranno puntare a non farsi contaggiare ed eliminare gli Infetti e La Cosa, questi ultimi avranno il ruolo diametralmente opposto. Entrambi agiranno nell’ombra per ingannare gli Umani e, se La Cosa riesce a scambiare con successo una carta Infetto! con un Umano, convertirà il giocatore alla sua causa.

Esperienza di gioco

Nella sua nuova incarnazione, Stay Away! non solo si è confermato un valido gioco da tavolo a ruoli nascosti ma altresì un ottimo upgrade rispetto all’edizione originale.

Stay Away! migliora la propria formula sposando al contempo una veste grafica più accattivante e nuove meccaniche, grazie ad una solida varietà di situazioni differenti. Carte come “Granata”, “Morso” e “Specchio Riflesso” aggiungono interazioni inedite ma sono le carte “Rientro” ad essere un graditissima introduzione. Come spesso capita nei titoli ad eliminazione con giocatori che restano prematuramente con le braccia conserte, adesso qui ci sono carte che permettono di rientrare in gioco. Il tutto è graziato da un regolamento perfezionato, con casi particolari dettagliati (il caso dell’infezione indiretta) e regole avanzate per i giocatori esperti. In un certo qualsenso, la nuova versione di Stay Away! fa un po’ quello che Samurai Sword ha realizzato nei confronti di Bang! (con le dovute differenze, sia chiaro). Sfrutta pregi e difetti del predecessore per proporre un gioco simile ma maggiormente equilibrato.

Amiamo i titoli basati sui ruoli nascosti e Stay Away! si è rivelato una delle conferme più piacevoli del 2025. Immediato e facile da intavolare, permette di creare quella deliziosa atmosfera di sana diffidenza che è il sale di queste produzioni. Condendola con un’atmosfera horror a base di quarantene e depistaggi. La capacità di tenersi in grande equilibrio (anzi, migliorare drastiacamente) con l’aumentare dei giocatori rende Stay Away! un vero e proprio must buy per chi cerca un party game simpaticamente infame che possa scalare bene con tante persone.

L’unico difetto della produzione, a ben riflettere, è forse legata al suo inserirsi all’interno di un genere che negli ultimi anni ha regalato diverse gioie al pubblico. Stay Away! resta infatti un upgrade di una meccanica preesistente, a sua volta molto simile a tante altre proposte più diffuse. Al contempo lontano da presentazioni eclatanti o tematiche originali con componentistica di alto livello (Nemesis e Secret Hitler, tanto per dirne due). Se avete giocato allo sfinimento la versione originale del titolo o a Saboteur o all’iconico Bang!, forse potreste non subire molto il fascino del titolo Escape Studios.

Commento finale

A distanza di oltre dieci anni, Stay Away! torna con una nuova edizione che migliora sotto tutti i punti di vista questo piccolo cult tutto italiano. Una nuova direzione artistica, tante dinamiche inedite e alcune regole avanzate regalano un’esperienza decisamente più avvincente e frizzante rispetto al passato. Antonio Ferrara e Sebastiano Fiorillo firmano un ottimo gioco di bluff all’insegna di sibillini ruoli nascosti, che strizzano l’occhio ad atmosfere horror piacevoli e mai troppo spregiudicate. Accessibilità e rigiocabilità ad alti livelli completano il quadro di un party game da non farsi scappare. Magari non sarà la proposta più fresca ed innovativa dell’anno, ma poco importa: imbracciate il lanciafiamme e stanate La Cosa!

Si ringrazia Asmodee Italia per il gioco

Hellblade 3 in sviluppo: Ninja Theory cambia rotta per un sequel più interattivo

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Hellblade 2

Il viaggio tormentato di Senua potrebbe non essere finito. Nonostante infatti il secondo capitolo sia approdato su Xbox e PC da relativamente poco tempo, un nuovo rumor ci porta un’informazione importante. Ninja Theory sarebbe già al lavoro su Hellblade 3.

La notizia non arriva da un leaker qualunque, ma da Jez Corden, noto editor di Windows Central e voce autorevole dell’ecosistema Microsoft. Durante l’ultimo episodio del podcast The Xbox Two, Corden ha lanciato una bomba che potrebbe cambiare la percezione del futuro dello studio di Cambridge. Il prossimo grande progetto di Ninja Theory non sarebbe più una nuova IP, bensì il terzo capitolo della saga di Hellblade.

Hellblade 3 sarà un “vero gioco”

Se Hellblade: Senua’s Sacrifice e il suo seguito, Saga, sono stati universalmente lodati per il comparto tecnico e la rappresentazione cruda della salute mentale, non sono mancate le critiche al gameplay. Molti giocatori e testate giornalistiche hanno infatti lamentato un’eccessiva vicinanza al genere dei “walking simulator”, accusando Ninja Theory di aver dato forse troppa priorità alla cinematografia rispetto alla profondità del gameplay e dell’esperienza ludica.

Secondo Corden, Hellblade 3 punterà a essere “più gioco”. L’idea sarebbe quella di espandere l’universo di Senua introducendo molti più elementi interattivi, ampliando l’appeal del titolo verso quella fetta di pubblico che desidera meccaniche di combattimento ed esplorazione più stratificate. L’obiettivo sembra quindi chiaro: mantenere l’impatto emotivo e visivo che ha reso celebre il brand, ma dotarlo di una struttura ludica decisamente più robusta.

E Project Mara?

L’indiscrezione su un possibile terzo capitolo, oltre all’entusiasmo dei fan dei primi due capitoli, porta però una notizia agrodolce per chi attendeva Project Mara. Corden è stato infatti categorico in merito: lo studio non starebbe più lavorando all’ambizioso titolo sperimentale annunciato nell’ormai lontano 2020.

“Project Mara era solo un concetto, non un gioco completo in fase di sviluppo”, ha dichiarato Corden, specificando che tecnicamente il titolo non è stato cancellato dato che non ha mai superato la fase di prototipo tecnologico. Questo cambio di rotta dello studio potrebbe essere legato anche all’addio silenzioso di Tameem Antoniades, co-fondatore dello studio, la cui partenza è stata confermata da Microsoft solo l’anno scorso.

Hellblade 3 getta un'ombra su Project Mara: è stato cancellato?

L’ombra dell’IA in Hellblade 3

Ninja Theory, oltre che un ottimo studio di sviluppo, continua ad essere un centro d’eccellenza per la ricerca e lo sviluppo. Negli ultimi anni infatti lo studio ha collaborato con Muse, il modello di intelligenza artificiale generativa di Microsoft per simulare clip di gameplay e animazioni. È probabile quindi che queste tecnologie, insieme agli studi di neuroscienza clinica portati avanti dal team proprio per la sua IP di punta, verranno integrate nel prossimo progetto per rendere il mondo di Hellblade ancora più reattivo e immersivo.

Resta ora da capire se il gioco si chiamerà effettivamente Hellblade 3 o se sarà uno spin-off ambientato nello stesso universo della saga. Una cosa però è certa: la community Xbox ha fame di esperienze single-player di alto livello e Ninja Theory sembra intenzionata a rispondere alla sfida.

Cosa ne pensate di questo cambio di rotta da parte di Ninja Theory? Avreste preferito che lo studio continuasse a concentrarsi su esperienze cinematografiche o non vedete l’ora di capire come avrà deciso di evolverne il gameplay?

Dal Giappone arrivano indizi sulla possibile Definitive Edition di The Division

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Poco prima di Natale, Ubisoft ha voluto sorprendere i suoi fan aggiornando The Division, lo sparatutto online del 2016, per consentirgli di girare a 60 FPS su PlayStation 5. A quanto pare, però, non era l’unica mossa in programma. Come si può intuire da questo post su X, in Giappone sono infatti comparse alcune pubblicità che fanno riferimento a una presunta The Division Definitive Edition, una nuova edizione del primo capitolo della serie. Le inserzioni sono collegate a un evento eSport sponsorizzato da Ubisoft che si sta svolgendo a Shinjuku, nel cuore di Tokyo. L’idea è che la compagnia francese potrebbe sfruttare proprio questo contesto per presentare ufficialmente la nuova edizione del gioco. Per ora comunque non c’è ancora conferma da parte di Ubisoft stessa.

Al momento sono solo speculazioni, ma…

Non è chiaro cosa includerà esattamente The Division Definitive Edition né quale sia la strategia dietro a una sua possibile pubblicazione. Una delle ipotesi più accreditate è che questa nuova edizione sia pensata per attirare il pubblico giapponese o per approdare su nuove piattaforme, come la vociferata Nintendo Switch 2, su cui, parlando di sparatutto, dovrebbe anche arrivare Call of Duty. In quest’ottica, il fatto che la campagna promozionale sia partita proprio dal Giappone assumerebbe un significato ben preciso. Bisognerà solo aspettare prima di capire i reali intenti di Ubisoft e se The Divison tornerà effettivamente alla riscossa.