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Super Mario Odyssey, pubblicato il nuovo video musicale

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Jump Up, Super Star!

In attesa di Super Mario Odyssey, la nuova avventura di Mario in uscita esclusiva per Nintendo Switch il 27 ottobre, il nostro eroe sbarca nel mondo reale per vivere una vera e propria odissea nel nuovissimo video musicale di Super Mario Odyssey: Jump Up, Super Star! Non perderti Mario nelle strade della città in un fantastico numero di ballo!

Super Mario Odyssey esce il 27 ottobre, sia nei negozi che come versione scaricabile nel Nintendo eShop. Lo stesso giorno saranno disponibili una custodia in tema Super Mario (pellicola protettiva inclusa) e uno speciale bundle che comprende una console Nintendo Switch, i controller Joy-Con rossi ispirati a Mario e un codice download per il gioco.

Recensione Lego Worlds su Nintendo Switch

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Torniamo a costruire mondi, anche su Nintendo Switch.

Di Lego Worlds abbiamo già avuto modo di raccontarvi parecchie cose la scorsa primavera, quando il titolo di Warner Bros. è stato pubblicato per la prima volta in quasi tutte le salse e su quasi tutte le console disponibili, come da bravo titolo Lego. Restava fuori dal giro, paradossalmente, la portatile/fissa più promettente di tutte, sul quale credevamo che Lego Worlds potesse dare il meglio di sè: Nintendo Switch. Vuoi perchè era stata lanciata sul mercato davvero troppo recentemente, vuoi lo sviluppo di Lego Worlds al quale mancavano i dev kit consegnati per tempo, su Switch il titolo è stato rimandato a data da destinarsi.

Da destinarsi fino allo scorso settembre, quando Lego Worlds è arrivato ufficialmente anche sulla nuova ibrida della Casa di Kyoto. Portandosi dietro tutti i pregi e i pacchetti di espansioni dei fratelli già nati, naturalmente. Ma anche qualche difettuccio di troppo che l’hanno contraddistinto subito come la pecora nera della famiglia. Vediamo cosa è andato bene e che cosa invece è andato storto su Nintendo Switch.

Two schermi is meglio che one?

Partiamo dai pregi, altrimenti la questione va subito a finire male. Nintendo Switch è l’unica console portatile dove potremo vivere un’avventura Lego davvero next gen, il sistema più evoluto dal punto di vista tecnico, al passo con i tempi. Un punto a favore. Secondo punto a favore: due schermi. Uno per la portatile, se volete giocare in handled mode, uno fisso (il televisore di casa) se volete giocare sul divano. La comodità dello “switching” è connaturata alla console stessa. Ma appunto, stiamo parlando di pregi dovuti alla console, non alla conversione del gioco per quella console. E parlando di quest’ultima iniziamo con i problemi.

Innanzitutto il sistema di controllo. La disposizione di default dei tasti sul controller è oscena, una delle meno intuitive che si possano pensare. Non solo: i tasti non si possono cambiare, perchè la disposizione non è in alcun modo configurabile. In generale, inoltre, se è vero che un gioco del genere ha moltissime opzioni e riportarle tutte sul pad presenta sicuramente non poche difficoltà, alcune scelte degli sviluppatori sono davvero discutibili: una su tutte, il tasto X che con una semplice e leggera pressione equipaggia l’ultimo strumento utilizzato, mostrando il menù radiale di selezione dei vari tool tenendolo premuto e, in prossimità di un veicolo, fa entrare al posto di guida.

Vi capiterà non poche volte di dover riporre lo strumento uscito al posto del menù radiale o di dovervi allontanare dal veicolo se volete effettuare una delle azioni appena citate; i tasti dorsali sono delegati allo zoom in e zoom out mentre forse, come accade in Minecraft, sarebbero stati più adatti come tasti azione. Insomma, non stiamo parlando di un difetto irreparabile del gioco (e a forza di giocare prenderete l’abitudine ai tasti posizionati in un certo modo) ma l’inclusione della legenda dei comandi in basso a destra dello schermo consultabile in qualunque momento sembra quasi un’ammissione di colpa da parte di sviluppatori disperati, che continuano a ricordare come utilizzare i tasti proprio perchè sanno che in loro consiste il “livello di difficoltà” di Lego Worlds.

Giochiamo in due? Eh, volevi…

Direte voi: d’accordo, i tasti saranno anche impossibili da memorizzare o utilizzare in modo confortevole, però almeno posso giocare in due con un amico “staccando” i Joy-Con. E invece proprio per niente. Per giocare in due bisogna utilizzare due coppie di Joy-Con oppure una coppia di Joy-Con accompagnata da un Controller Pro. Insomma, impossibile usare un solo telecomandino a testa come per tante altre produzioni anche più “complesse” di Lego Worlds. Certo, la nota negativa è bilanciata dal divertimento online e offline di un mondo di mattoncini intero da distruggere e ricostruire in compagnia degli amici. Peccato che l’esperienza sia funestata dal lag generale, vera carta di identità del porting sulla portatile, e da una fluidità ballerina e comunque sempre inferiore alle controparti PC/PS4/Xbox One.

Resta inalterato il cuore della produzione. Nei due anni del suo early access Lego Worlds è riuscito a divertire facendo leva “solo” su due elementi: la varietà dei mondi di gioco e l’estrema personalizzazione di ogni meccanica presente. Sostanzialmente, si entrava in mondi generati casualmente, che potevano essere dunque di tutti i tipi, e si iniziava non solo a distruggere, ma soprattutto a costruire, a proprio piacimento. E in ogni dettaglio: dalla roccia in fondo alla strada agli alberi, alle stesse “zolle” che formano la superficie del suolo, e via dicendo fino a spostare i corsi dei fiumi, l’altezza e la collocazione delle montagne e tutto il resto. Lego Worlds significa appunto questo: i Mondi dei lego. Mondi completamente modellabili dal giocatore, senza alcun limite. Ora la modalità creativa e l’avventura sono disponibili da subito, salutando con la manina i fastidiosi tutorial: chiudiamo quindi con un ultimo gradito accorgimento degli sviluppatori.

Commento Finale

Lego Worlds su Nintendo Switch è un porting: partiamo da questo punto di riferimento. Che cosa dobbiamo valutare? Il gioco in sè? Il gioco in sè è da 8 pieno, ve l’abbiamo già spiegato nella recensione della scorsa primavera. Dobbiamo valutare la conversione, piuttosto. E la conversione, fintanto che non uscirà una patch seria a mettere a posto un po’ di cosine, non rende affatto onore al titolo. Proprio per nulla. Ci sono tutti i difetti delle controparti, più qualcuno uscito fuori per l’occasione. L’unico lato positivo è la portabilità e il sistema di scambio tra dock e handled mode: pregi della console, non del titolo.

Bethesda: pubblicato un nuovo approfondimento su Wolfenstein II: The New Colossus

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11 nuovi modi per uccidere un nazista.

È un quarto di secolo ormai che B.J. Blazkowicz fa strage di nazisti, ma la nostra vecchia volpe ha un bel po’ di nuovi giocattoli a disposizione in Wolfenstein II: The New Colossus. Giunto nell’America infestata dai nazisti per unirsi alla resistenza contro il regime, B.J. ha portato con sé un po’ di arnesi per affettare, crivellare, squartare, strangolare, sminuzzare, sbudellare, fulminare e arrostire tutti i nazisti che gli si pareranno di fronte.

A fianco di vecchi compagni fidati come fucili a pompa e granate, che continuano a fare egregiamente il loro lavoro, in The New Colossus fanno il loro debutto ben 11 nuovi modi per far fuori i nazisti.

Metteteli a ferro e fuoco con le armi personalizzate

A volte a B.J. basta un approccio frontale per far fuori un gruppo di nazisti. Familiarizzando con il crescente inventario di armi a sua disposizione, però, può cominciare ad aggiungere qualche tocco personale per rendere i suoi fucili e le sue granate ancora più potenti.

Usando i kit di potenziamento armi trovati lungo il percorso, B.J. può arricchire le proprie armi di nuove parti, dotandole di dispositivi come sistemi di fuoco avanzati, mirini, caricatori estesi, proiettili perforanti per corazze o anche munizioni surriscaldate. Fortunatamente B.J. può decidere come e quando usare questi kit, scegliendo di dare priorità ai potenziamenti che più si adattano al suo stile e costruendo l’arsenale perfetto secondo il suo gusto personale.

Sparate con due armi alla volta

In The New Colossus torna la possibilità di imbracciare due armi contemporaneamente, ma stavolta si aggiunge un particolare che raddoppierà per B.J. il piacere di far fuori i nazisti. Con grande sfoggio di forza e destrezza, B.J. può ora impugnare due armi diverse nelle sue mani e sparare così due tipi differenti di munizioni alla volta!

Questo non è soltanto utile per dare una dose extra di piombo ai nazisti più ostici, come il Supersoldat corazzato, ma apre anche dei nuovi orizzonti strategici. Dovete fronteggiare allo stesso tempo una squadra d’élite nazista e un Panzerhund in avanzata? Blazkowicz può usare la maschinepistole a fuoco rapido con una mano e la potente kampfpistole con l’altra per sbaragliare le forze naziste, sia quel che sia.

Attaccateli dall’alto

Per vincere un combattimento a volte occorre cambiare prospettiva. In The New Colossus, B.J. ha a disposizione una serie congegni meccanici nuovi di zecca, oltre le sue classiche armi, che gli possono dare quel qualcosa in più in battaglia.

Uno di questi macchinari è il Bipode, una coppia di robusti trampoli meccanici altamente tecnologici che non solo permettono a B.J. di raggiungere aree nascoste o zone altrimenti fuori portata, ma gli offrono una visuale a volo d’uccello della zona di battaglia. I nazisti che si nascondono dietro i muri più bassi o scelgono le vie sopraelevate rimpiangeranno immediatamente la loro scelta quando guarderanno in alto e vedranno Terror Billy svettare su di loro a fuoco spiegato.

Sono tre i dispositivi meccanici integrali disponibili in The New Colossus. B.J. può decidere quale di queste modifiche fisiche sbloccare per prima, fino a poterle utilizzare tutte e tre contemporaneamente per trasformarsi in una macchina ammazza-nazisti ancora più letale.

Fatevi largo a spallate

Il prossimo congegno a disposizione di B.J. è l’Ariete, che dà un nuovo significato alla frase “andare alla carica”. Quando utilizza l’Ariete, B.J. conosce ben pochi limiti: può avanzare in modo così veloce e poderoso che molti degli ostacoli che gli si parano innanzi, compresi i corpi dei nazisti, vengono semplicemente spazzati via.

Non solo l’Ariete premia le azioni di battaglia più audaci, rendendo quella che può essere un’azione evasiva in un attacco improvviso, ma è d’aiuto anche nell’esplorazione, essendo capace di buttare giù le pareti più instabili. Questo per dire che a volte l’unica soluzione, è passarci attraverso.

Colpiteli quando meno se l’aspettano

Anche se non è un’arma vera e propria, il Costrittore nelle mani giuste può trasformarsi in uno strumento letale. Capace di assottigliare il robusto corpo di B.J. fino a farlo passare dentro condutture, prese d’aria o altri luoghi angusti, il Costrittore offre molte nuove opzioni in termini di furtività e, soprattutto, attacchi a sorpresa.

Gli ignari nazisti si trasformano in vittime facili per Blazkowicz, il quale così nascosto può afferrare il nemico, farlo fuori rapidamente e tornare a infilarsi in qualche anfratto nascosto prima di essere notato. Per quelli che preferiscono un approccio furtivo al combattimento, specie quando entrano in gioco i comandanti nazisti che chiedono rinforzi, il Costrittore può essere efficace per fuori i nemici quanto una pistola col silenziatore.

Fateli a pezzi

Come ha detto una volta Jerk Gustafsson, “Si possono fare tante cose con un’accetta e un nazista”. Il produttore esecutivo di MachineGames non scherzava. In The New Colossus, B.J. prende le sue parole alla lettera e usa questo affilato strumento come perfetta arma da mischia.

Tanto efficacie quando brutale, l’accetta può essere usata per abbattere un nazista senza fare rumore, il che la rende particolarmente adatta quando si opta per un approccio furtivo. Allo stesso modo, si può usare anche nel mezzo di un furioso scontro a fuoco se il nemico è troppo vicino o le munizioni scarseggiano.

Fateli a pezzi a distanza!

L’abilità con l’accetta di B.J. resta notevole anche da una certa distanza. Usando delle accette monouso da lancio che abbiano peso sufficiente, B.J. può far fuori i nazisti in modo tanto efficiente (e silenzioso) quanto portando un attacco ravvicinato.

E sapete il bello? Se B.J. incappa in un nazista con un’accetta conficcata nella schiena, può recuperarla e riutilizzarla, risparmiando così munizioni preziose. Questo significa per uccidere i nazisti un’accetta da lancio non è solo veloce e letale, ma anche riciclabile! Un punto in più a favore dell’ambiente.

Fateli saltare in aria

A volte proiettili e lame non sono sufficienti a rimettere un nazista al suo posto. È qui che entra in gioco il Dieselkraftwerk. Sparando dei globi adesivi di combustibile, il Dieselkraftwerk piazza velocemente degli esplosivi che possono essere fatti detonare a distanza premendo un bottone.

Non sarà granché discreto, ma B.J. non deve preoccuparsi troppo di tenere un profilo basso quando è in corso un barbecue di nazisti e c’è il Dieselkraft a preparare i piatti. Assicuratevi semplicemente di trovarvi a distanza di sicurezza delle bombe adesive, se non volete che anche B.J. finisca sul menu.

Folgorateli

Se sarà la timeline di Fergus a prevalere su quella di Wyatt in The New Colossus, B.J. potrebbe trovarsi a scambiare il fuoco e le fiamme del Dieselkraftwerk con qualcosa di più… concentrato.

A fare il suo ritorno (con qualche miglioria, ovviamente) è il Laserkraftwerk: un accumulatore modificato che spara un raggio laser capace di affondare anche nelle armature più coriacee come un coltello nel burro. Finché riesce a trovare carburante per alimentare il Laserkraftwerk, B.J. continuerà imperterrito ad abbrustolire i nazisti come wurstel.

Fateli fuori anche in viaggio

Se c’è qualcosa di più piacevole di uccidere i nazisti con accette, potenziamenti meccanici e armi personalizzate, è uccidere i nazisti con accette, potenziamenti meccanici e armi personalizzate mentre si è comodamente a letto o su un autobus diretto verso casa.

Grazie all’arrivo di Wolfenstein II: The New Colossus su Nintendo Switch, previsto per il prossimo anno, i giocatori potranno tranquillamente portare le imprese di B.J. dallo schermo di casa su quello portatile, così non dovrete smettere di vaporizzare i nazisti solo perché a qualcun altro serve il televisore. Ovviamente state attenti quando giocate The New Colossus sui mezzi pubblici: combattere i nazisti è una causa che chiunque sposerebbe, ma questo non significa che i contenuti siano adatti a ogni età.

Batteteli con l’arte oratoria

A volte per risolvere i problemi basta il dialogo. Ecco, questo non sembra funzionare in The New Colossus. Passiamo oltre…

Fategli conoscere una belva sputafuoco

Se c’è un modo di uccidere i nazisti che ha davvero la firma “Wolfenstein”, è farlo con un quadrupede robotico che incenerisce i nemici col sul alito al napalm. Lo ammettiamo: poche cose caratterizzano l’esperienza targata Wolfenstein più che cavalcare un destriero infernale che trasforma i nazisti in fiammiferi.

Panzerhund64

Rivolgere questa macchina disumana contro i suoi stessi disumani creatori è qual genere di ironia catartica per cui tanto B.J. quanto noi andiamo pazzi. Per quella e, ovviamente, per il fatto che è un robot sputafuoco che incenerisce i nazisti.

Wolfenstein II: The New Colossus sarà pubblicato il 27 ottobre 2017 per Xbox One, Playstation 4 e PC, con la versione per Nintendo Switch prevista per il 2018. Vincitore di oltre 100 premi all’E3 2017, Wolfenstein II: The New Colossus ha ottenuto quattro nomination agli E3 Game Critics Awards (tra cui “Best of Show”) e ha vinto il premio come “Best Action Game”.

Recensione Fortnite – Battle Royale

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Apocalisse!

È innegabile come i giochi “battle royale” siano uno dei generi videoludici più caldi del momento: il successo straripante di Playersunknown’s Battleground su Steam ha ormai aperto le porte a questo nuovo genere. Pronto ad accogliere frotte di giocatori  ansiosi di affrontarsi su enormi campi di battaglia, fino all’ultimo uomo.

Ed è proprio sull’onda di questo importate successo che Epic Games, creatrice fra le altre cose dell’Unreal Engine e della serie Gears of War, ha deciso di aggiungere a Fortnite, attualmente in accesso anticipato su pc e console, una modalità Battle Royale completamente free-2-play, battendo sul tempo, almeno per il mercato console, l’arrivo di PUbG.

Un gioco pensato per tutti

Presa confidenza con le meccaniche di base e lo stile cartoon, come tutti i “battle royale” anche Fortnite ha dalla sua un’immediatezza di gioco davvero importante, permettendo a tutti, qualunque sia il proprio livello di confidenza con gli shooter in terza persona, di poter competere alle prime posizioni in classifica, già dalle prime partite. La struttura è decisamente ispirata a PUBG, verremo quindi letteralmente paracadutati insieme ad altri 99 giocatori da un veivolo – in questo caso un pulmino dotato di retrorazzi – su un’isola disabitata ma piena di varie tipologie di edifici. Proprio come nella modalità PVE del gioco, è stata aggiunta la possibilità di costruire protezioni, muri e vere e propri fortini, utili sopratutto nelle fasi finali delle partite.

Possiamo infatti dividere le partite (in singolo o gruppo che sia) in due fasi: la prima è dedicata al loot nelle varie case e baracche sparse per la mappa, con il solo obiettivo di dotarsi dei migliori armamenti presenti nel gioco e, se si è fortunati, anche di dotarsi di scudo (nel gioco rappresentato sotto forma di pozione) in modo da essere molto più resistente negli scontri contro gli altri giocatori. La seconda fase è invece dedicata alla scelta del luogo, in cui “attendere” i giocatori, man mano che la zona giocabile si restringe. E’ possibile in alcuni casi organizzare vere e proprie imboscate, possibili anche grazie alla presenza di trappole da applicare sui soffitti o pavimenti. Ed è proprio in questa seconda fase che la possibilità di creare costruzioni, grazie ai materiali recuperati nella mappa, diventa  più che mai interessante, permettendo di creare veri e propri fortini da cui eliminare man mano gli altri giocatori avvicinandosi sempre di più alla vittoria.

Altra caratteristica molto interessante è la suddivisione delle armi per rarità. Caratteristica generalmente dei giochi MMO, permette di dare un’ulteriore sfumatura al gioco, giustificando in questo modo la continua ricerca di un loot sempre più raro e potente, in modo di trovarsi sempre in vantaggio rispetto agli avversari. Certo è che questa modalità Battle Royale di Fortnite mostra chiari segni di “giovinezza”, apparendo in certe fasi ancora acerba e con ampissimi margini di miglioramento. Primo fra tutti andrà migliorata la mappa dal punto di vista dei contenuti e dei punti di loot per renderla sempre più interessante, in secondo luogo l’aggiunta dei veicoli, già disseminati sul territorio, ma non pilotabili.

L’importante è che Epic Games non cerchi semplicemente di emulare i colleghi di Bluehole copiando feature e modalità dal già citato Playerunknown’s Battlegrounds dia un tocco originale al proprio gioco, soddisfando e venendo incontro alle richieste dell’utenza che, soprattutto in giochi come questi, è davvero parte fondamentale dello sviluppo del gioco; ed ora vi lasciamo al nostro gameplay che vi farà avere un’idea ancora più precisa del feeling di questo gioco, a voi e buona visione!

Commento finale: Fortnite – Battle Royale si staglia sicuramente come dominatore del panorama dei giochi battle royale sul mercato console sia per l’ovvia mancanza di concorrenza (almeno per il momento), sia per la formula di gioco che è sicuramente interessante; la prova del nove sarà sicuramente affrontare l’arrivo di giochi concorrenti ma soprattutto continuare a supportare il gioco aggiungendo features, mappe e contenuti che continuino a far rimanere interessata l’utenza.

Call of Duty: WWII: Servono soldati per il Lucca Comics & Games

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We Want YOU!

Activision, attraverso un annuncio davvero particolare, ha confermato la presenza di Call of Duty: WWII al Lucca Comics & Games. La particolarità dell’annuncio? Sta nel fatto che sembra un vero e proprio dispaccio militare.

Ecco il comunicato ufficiale qui di seguito:

Quasi ci siamo! Le truppe di ‘Call of Duty WWII‘ entreranno a Lucca Comics & Games il prossimo 1 novembre, insediandosi in zona ‘Porta Santa Maria’, dove sorgerà il nostro head quarter.

Per il prossimo 3 novembre servono soldati!

Da pochi minuti sono aperti gli arruolamenti, che avverranno esclusivamente tramite ‘social network’. A tutti quelli che decideranno di servire la causa di COD: WWII, verrà assegnata una divisa americana, impartito un addestramento militare completo che prevede l’utilizzo di armi e la conoscenza dei mezzi miliari e molto altro. Per diventare soldato per un giorno sarà sufficiente seguire i social delle principali pagine di ‘fan’ di Call of Duty intervenendo sotto il post dedicato con una semplice frase: “MI ARRUOLO PER LUCCA”

Le pagine di riferimento sono: Call of Duty Italia, Call of Duty Community Italiana e Call of Duty – Pubblica e Competitive.

Recensione FIFA 18

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Una sfida eterna.

Come ogni anno si ripete la sfida fra i due rivali calcistici per eccellenza: Pro Evolution Soccer 2018 (che abbiamo recensito qualche settimana fa) e FIFA 18. Come abbiamo già analizzato nel nostro confronto, i due titoli concettualmente sono orientati verso lo stesso risultato, ovvero offrire un titolo calcistico, divertente, ricco di contenuti e fedele o quasi a quanto accade sui campi di calcio reali. Il concetto è quindi lo stesso, ma l’idea alla base è diametralmente differente. PES 2018, ha mantenuto quella sua indole arcade, con giocate più semplici (anche se più ragionate) da realizzare e pochi, ma utili, tatticismi, il che lo rende un prodotto adatto a tutti, anche a quei giocatori che giocano di tanto in tanto. FIFA 18, invece fa (o meglio cerca di fare) della simulazione il suo punto forte, ricercando quindi un realismo, che in fin dei conti, soprattutto nelle competizioni online, a volte non si può definire tale, che lo rende più complesso da giocare, proprio perché ci sono una serie di tatticismi e di meccaniche di gioco che devono essere assimilate per poter competere al meglio con i nostri avversari.

Avversari online e non, anche se la tendenza di Electronic Arts è stata quella di rendere FIFA un gioco multiplayer competitivo. Qui qualcuno potrebbe avere da ridire, dicendoci: ma c’è la modalità Il Viaggio, Alex Hunter, la carriera da giocare… In parte potremmo anche essere d’accordo, ma a nostro avviso, la strada intrapresa da circa 2 anni a questa parte è indubbiamente quella del multiplayer. Inutile prenderci in giro, chi compra FIFA lo fa per giocare online. FUT ormai è diventata la modalità più giocata, ammetto di essermi dedicato al 99% a quest’ultima da almeno 6 anni a questa parte. Non che sia priva di difetti, tutt’altro, in Ultimate Team vengono amplificati a dismisura, ma la possibilità di creare il proprio team, per poi competere online, affrontando divisioni, FUT Champions, Draft, la nuova modalità Squad Battles (l’unica offline), bè valgono da sole il prezzo del biglietto. Personalmente offline non giocavo praticamente mai, la carriera non era un qualcosa che riusciva a tenermi attaccato allo schermo e anche Il Viaggio, sebbene sia stata una trovata “geniale”, in quanto non si era mai visto niente di simile in un titolo calcistico, non è riuscita ad esaltarmi. Quest’anno però soprattutto la carriera e la nuova modalità Squad Battles, della quale vi abbiamo già parlato nella nostra guida, sono riuscite a farmi riavvicinare al gioco in locale.

Ma scopriamo quanto ha da offrire il nuovo FIFA 18 nella nostra recensione!

FIFA è sempre lo stesso?

Il titolo del paragrafo non è stato messo lì a caso. Molti, soprattutto quelli non appassionati di questo sport, ritengono che i titoli calcistici praticamente da quando l’essere umano ha inventato il videogioco siano sempre gli stessi. Calcia il pallone di là, passa di qua, torneo sempre uguale, la grafica è la stessa di 10 anni fa ecc. Nulla di più sbagliato. FIFA 18 non è una fotocopia del precedente capitolo, i cambiamenti sono evidenti. Innanzitutto parliamo del motore grafico, il tanto pubblicizzato Frostbite. Il quale era già presente su titoli del calibro di Star Wars: Battlefront e Mirror’s Edge e proprio lo scorso anno è stato introdotto su FIFA 17. L’evoluzione è stata significativa, in quanto è stato possibile non soltanto rendere il gioco migliore dal punto di vista grafico, ma anche dal punto di vista del gameplay. Ecco, l’esperimento ha funzionato e pertanto è stato proseguito anche con FIFA 18. “Ma la grafica è la stessa dai, non cambia di una virgola e la giocabilità? Non la cambiano mai”. Graficamente FIFA 18 raggiunge i livelli più alti di sempre della serie. Niente è stato trascurato, la presentazione pre-gara, l’atmosfera dello stadio, i tifosi, il personale a bordo campo, i fotografi, i cameraman, le panchine, il manto erboso. Tutti elementi che in questi anni non avevano mai convinto. La storia quest’anno è diversa, si sentono le vibrazioni, le emozioni dei tifosi che non si comportano più all’unisono ma ogni tifoso o quasi ha una propria reazione a quanto sta accadendo sul campo. L’atmosfera è davvero magica, sembra di assistere ad una partita in TV. Questi sono sicuramente vezzi grafici o di contorno, per i più di poco conto, ma nella formula complessiva risultano essere fondamentali. Uniti al gameplay, vanno a confezionare un prodotto che rasenta quasi la perfezione.

Il gameplay risulta essere solidissimo come non mai. La formula complessiva non è stata stravolta, risultando praticamente la medesima dello scorso anno…o quasi. In FIFA 17 si finiva per raggiungere la porta avversaria, in stile Holly & Benji, ovvero palla al piede, corri a più non posso e GOL. Quest’anno, in parte e ripeto, soltanto in parte, questo difetto è stato risolto; c’è sempre quella tendenza a scivolare dalle grinfie del difensore di turno, ma in misura limitata rispetto allo scorso anno. Ormai credo che questa sia una scelta voluta e consapevole degli sviluppatori canadesi, se mancherete l’intervento a meno che non entrerete con un tackle a gamba tesa da dietro, difficilmente riuscirete a fermare il giocatore che scatta sulla fascia. Questo è sicuramente quello che piace di meno; può accadere che Cristiano Ronaldo, Neymar, la “pulce” Messi, Bale, Sterling e altri velocisti, riescano a superare quasi in scioltezza i nostri interventi, non può accadere invece che un Kalinic con 73 di velocità, finisca per essere infermabile. Non ci va proprio giù. Per il resto, la velocità di gioco è stata leggermente ritoccata verso il basso, ora, salvo qualche corridore che si possa inevitabilmente presentare nel corso del match, la manovra andrà costruita, passaggio dopo passaggio, tiki taka e tocchi di prima e riuscirete a penetrare nella difesa avversaria.

L’aspetto che caratterizza questa nuova produzione Electronic Arts è la migliorata mobilità dei calciatori. Ogni centimetro del loro corpo si muoverà in maniera molto verosimile, ogni cambio di direzione, ogni stop, ogni movimento della caviglia influirà, positivamente o negativamente sul sistema di controllo. Il tutto si nota maggiormente durante la corsa, il dribbling e la gestione di palla. Non mancheranno piccoli difetti ma è naturale che ci siano altrimenti staremo parlando del gioco sportivo migliore di sempre. Ora tutto è ancora più ragionato, avere giocatori con il baricentro basso, non vi darà automaticamente un vantaggio su chi ha le leve più alte. Personalmente con Insigne lo scorso anno facevo impazzire la difesa avversaria, quest’anno Insigne risulta essere meno decisivo e meno propenso a scartare giocatori come se fossero birilli. Naturalmente è un bene, altrimenti che simulazione sarebbe? Il ritmo della gara quindi nel complesso sarà meno frenetico rispetto a quanto visto in FIFA 17. Partita dopo partita si percepirà sempre di più che il tatticismo è di un’importanza vitale e bisognerà analizzare al meglio la formazione schierata dagli avversari. Non fatevi ingannare se l’avversario di turno ha una formazioni più scarsa perché potrebbe farvi passare davvero un brutto quarto d’ora.

Anzi cercate di ponderare al meglio le vostre scelte, eventualmente in fase di sostituzione dei giocatori. Proprio per farvi preparare al meglio al match o eventualmente “aggiustarvi” in corso di partita, ci sono una serie di opzioni con le quali potrete settare le vostre tattiche offensive e/o difensive alle quali, si aggiungono le nuove sostituzioni dinamiche che vi permetteranno, attraverso la pressione del tasto R2 e confermando con X, di sostituire al volo un calciatore quando il gioco è fermo. L’opzione introdotta, salvo qualche cambio consigliato non propriamente azzeccato, è utilissima in quanto oltre a non spezzettare il gioco, eviterà di farci deconcentrare. Quest’anno, anche la difesa ha subito un cambiamento, gli interventi delle CPU sono minimi e starà a voi far pratica per controllare al meglio i difensori. Facilmente vi capiterà di trovarvi in situazioni di inferiorità numerica ma non è detto che l’attacco avversario vada facilmente in porto. Ora dipenderà tutto da voi, dalla rapidità con la quale riuscirete a premere i tasti e le levette giuste. Ci vorrà anche tanto spirito di adattamento, in quanto, come potrete sperimentare nelle Squad Battles, le formazioni che affronteremo giocheranno sempre in maniera differente.

In apertura di recensione abbiamo detto che la strada intrapresa da EA è quella di un multiplayer competitivo. L’idea di fondo è questa ma fortunatamente, per quanti vogliano sperimentare un’esperienza in locale, la rinnovata Intelligenza Artificiale vi renderà felici. Dimenticate possessi palla infiniti, soprattutto a livello estremo, non era possibile recuperare il pallone. Ora la CPU gioca come un’utente online o quasi, impostando azioni sempre varie, difendendo o sbagliando come una persona reale e punendoci quando saremo noi a sbagliare. Tale novità si percepisce nelle Squad Battles introdotte in FUT quest’anno. In pratica, ci verranno proposte 4 squadre di utenti reali ma controllate dalla CPU; ogni squadra ha un proprio schema e modo tattico di giocare e dopo aver selezionato il livello, da principiante ad estremo, potremo affrontare la partita per ottenere un certo quantitativo di punti e scalare la classifica settimanale. In questi match toccherete con mano la rinnovata IA. Sarà più probabile vincere contro squadre sulla carta assurde che con squadrette con valutazione 76, in quanto tenderanno a difendersi, coprendo praticamente ogni linea di passaggio e ripartendo non appena perderemo palla.

E’ qui che il gioco in locale offre un tasso di sfida nuovo e appagante costringendovi ad adattarvi match dopo match. Nonostante i miglioramenti, la CPU ci è apparsa in più di un’occasione aggressiva oltre il limite, non lasciandoci praticamente respirare e riuscendo a compiere passaggi e manovre al limite della fantascienza. Rubarle il pallone, spesso, si rivelerà un’impresa da “Mission Impossible”, soprattutto contro giocatori con una stazza fisica importante. Le trattenute per fermarli non servono praticamente a niente e rispetto allo scorso anno, in cui il fallo tattico dava quella sicurezza di poter fermare un attacco, quest’anno anche una trattenuta reiterata non farà andare a terra l’avversario. C’è da dire che però a favore nostro, sono stati apportati alcuni miglioramenti; il lavoro era iniziato lo scorso anno, ma funzionava a fasi alterne. Ora i nostri giocatori, non controllati da noi, tenderanno ad analizzare meglio le possibili scelte da compiere, attaccando gli spazi possibili e offrendo nuove linee di passaggio. La manovra di gioco risulta quindi essere più dinamica e varia.

Ad aiutare i nostri attacchi ci penseranno i nuovi cross. Dimenticate l’anno 2014 e Balotelli capace di segnare da ogni cross che gli arrivava. I cross rappresentano si un’arma in più capace di mettere in difficoltà l’intero reparto difensivo avversario ma non saranno sempre efficaci. Se le difese del vostro avversario saranno poco attrezzate, riuscirete sicuramente ad arrivare su molte palle alte. Discorso inverso se davanti vi troverete Sergio Ramos o Chiellini, con questi due, neanche Luis Nazario da Lima Ronaldo riuscirà ad avere vita facile. Sembra quasi tutto perfetto ma purtroppo fra i difetti maggiori abbiamo notato una vera e propria inversione di tendenza nei portieri. Non era possibile fare di peggio e invece EA ci è riuscita. In alcuni frangenti, sembrano degli spettatori non paganti. E’ capitato in almeno 3 occasioni di subire gol al limite del, poso il joypad e spengo tutto. Reina che su un retropassaggio di testa resta immobile, Consigli che mentre spazzo si mette davanti e si fa autogol.  E’ mai possibile che ogni anno è sempre la stessa storia? Tralasciando questi accadimenti, basterà un tiro a giro (al 99% segnerete anche) o un tiro di potenza calibrato al meglio, a volte neanche così angolato per metterli in estrema difficoltà. Per non parlare delle uscite, a volte non sai come devi comportarti, restare in porta o provare a spazzare con i pugni. Sembra proprio che la papera è sempre dietro l’angolo. Siamo sicuri che dopo aver migliorato determinati aspetti, lo sviluppatore canadese interverrà prontamente per risolvere questo annoso problema.

Road to Division One

Passando ai contenuti, l’offerta di FIFA 18 è davvero consistente. Abbiamo le classiche modalità Stagioni Online, Pro Club, Stagioni Co-Op, Amichevoli Online, Prove Abilità, Tornei e Calcio D’Inizio che restano sostanzialmente invariate. Fra le grandi novità invece abbiamo la rinnovata carriera, che mantiene inalterate determinate caratteristiche ma ha beneficiato di un lavoro di revisione che mancava davvero da anni. Il risultato? Nuove trattative che vanno a sostituire quelle irreali degli ultimi 4/5 capitoli. Il calciomercato non è più relegato ad un ruolo marginale ma assume un ruolo attivo. Il tutto è stato possibile anche grazie al Frostbite Engine che ha permesso di introdurre nuove animazioni durante la compravendita di giocatori. La scena infatti si sposterà nei nostri uffici dove potremo discutere dei termini dell’accordo con il Presidente dell’altra squadra e con l’agente del calciatore. Le nuove proposte prevedono anche bonus su un’eventuale rivendita futura, bonus sulle presenze, aumento dell’ingaggio e le tanto amate/odiate clausole rescissorie, il Barcellona ne sa qualcosa, sui calciatori. Proprio come nella realtà, se interessati ad un giocatore con clausola rescissoria, potremo decidere di scavalcare le volontà del club e trattare direttamente con lui. Inoltre è stata aggiunta la possibilità di trovare un’intesa con un giocatore nel corso della stagione.

La modalità più amata (anche da chi vi scrive) resta comunque quella Ultimate Team. A differenza dello scorso anno, anno in cui le novità si chiamavano: FUT Champions (rimasta invariata) e Sfide Creazione Rosa, le novità in FIFA 18 sono poche. La nuova modalità si chiama Squad Battles (ne abbiamo parlato prima e anche nella nostra guida a FUT in FIFA 18), mentre Le Sfide Creazione Rosa quest’anno si chiamano Sfide Creazione Rosa ampliate e prevedono nuove interessanti sfide e tanti, tantissimi premi.

In aggiunta abbiamo la FUT Champions TV, un canale che permette ai giocatori di rivedere e analizzare nel dettaglio tutte le partite disputate dai pro-player più forti del pianeta. A cosa serve? A carpire i segreti dei migliori; sarà quindi possibile mettere in pausa il match, zoomare su uno specifico calciatore, modificare l’inquadratura della telecamera e guardare le azioni salienti al rallentatore. L’ultima succosa novità riguarda l’arrivo su PS4 e PC delle Leggende, ribattezzate Icone, ovvero 120 giocatori leggendari, ognuno ha 3 carte che riguardano uno specifico periodo della sua carriera.

The Journey: il ritorno di Alex Hunter

FIFA 18 segna anche il ritorno de Il Viaggio (The Journey in inglese). La modalità narrativa del gioco di EA Sports entra finalmente nel vivo, abbandonando quella struttura debole che ha caratterizzato le circa 20 ore del primo atto, per accompagnarci in un vero e proprio “viaggio”. Lo scheletro di gioco, fondamentalmente, non cambia. Rimangono i dialoghi a scelta multipla della prima stagione di Alex Hunter, che servono a modellare la personalità del giovane talento, così come sono ancora presenti i vari allenamenti per migliorare l’oramai professionista del calcio inglese. Il grosso del lavoro però è stato fatto sicuramente sul piano narrativo. Nella seconda stagione di Hunter, infatti, non mancano i colpi di scena.

Alex si ritrova a fare i conti con i rumor di mercato, con un rapporto padre-figlio sempre più complesso e circondato dall’attenzione mediatica che esercita una pressione non indifferente su un ragazzo di soli 19 anni. Sono molte di più le cutscene rispetto alla prima stagione, così come i “bivi” le scelte narrative, che non risparmiano colpi di scena in grado di farci sobbalzare dalla sedia. Più ricco è anche il carnet di star coinvolte: da Henry fino agli allenatori di squadre tedesche, spagnole e francesi, non mancano anche new entry tutte da scoprire. Da elogiare il doppiaggio in lingua originale, che dimostra sempre di avere una marcia in più rispetto al nostrano.

Per quanto riguarda invece il gameplay, EA Sports ha introdotto una serie di novità non indifferenti. Ad un certo punto della stagione ad Hunter verrà affiancato un compagno (a nostra insindacabile scelta da un roster di campioni affermati), con diversi obiettivi da rispettare. In fase di prova abbiamo virato per Thomas Muller, con il compito di servirci a vicenda assist da trasformare in preziosi goal. Oltre a ciò, EA Sports ha lavorato anche sulla personalizzazione di Hunter, da tatuaggi a divise fino all’outfit per il tempo libero, con diversi elementi sbloccabili solamente completando alcuni obiettivi (non Achievement o Trofei, proprio obiettivi proposti dagli sviluppatori) nel corso dei capitoli de Il Viaggio.

Fondamentalmente, Il Viaggio non è solo una nuova serie di partite e di sfide. Si tratta di un’evoluzione piuttosto importante. Pur essendo ancora “minorenne”, la modalità di FIFA 18 è sicuramente cresciuta ed è molto più matura rispetto alla prima stagione. Inutile dire che con simili premesse il prossimo anno ci aspettiamo ancora più novità da parte di EA Sports e ovviamente un livello qualitativo decisamente più alto di quest’anno.

Campionati per tutti i gusti

I campionati presenti sono tantissimi, circa 30. Non c’è molto da dire, le licenze sono quasi infinite, l’unica nota stonata riguarda la Serie A, la quale presenta tutte le squadre licenziate, ma non il logo ufficiale della competizione (Serie A diventa Calcio A) mentre il campionato cadetto presenta soltanto due squadre con piena licenza. Per quanto riguarda invece l’aspetto puramente tecnico, oltre a quello già detto in corso di recensione, ci resta da fare una piccola disamina sui volti dei giocatori, alcuni strabilianti, ad esempio Cristiano Ronaldo, uno dei giocatori ad aver beneficiato del nuovo Real Player Motion Technology, una tecnica di motion capture che ha permesso di riprodurre realisticamente ogni movenza dell’asso portoghese. Sui volti resta sempre un po’ di perplessità. Anche alcuni giocatori noti, vedi Valero e Candreva, sono irriconoscibili, per non parlare di Felipe Anderson che di anno in anno peggiora sempre di più. Ci saremmo aspettati un lavoro sui poligoni sicuramente migliore e invece non è stato così. Chiudiamo parlando del sonoro e della telecronaca, il sonoro ambientale è fantastico, non mancheranno cori e canti dei tifosi e inni ufficiali, You’ll Never Walk Alone ad esempio. Buona la playlist musicale, molto orecchiabile e personalmente la trovo una delle migliori utilizzate in un capitolo di FIFA. La telecronaca invece è ancora affidata al duo Pardo Navas e risulta essere molto convincente con frasi varie e analisi tecniche precise.

Commento finale:

FIFA 18 rappresenta il titolo calcistico per eccellenza. Tralasciando qualche difetto congenito, come una fisica della palla non sempre convincente, portieri non sempre brillanti e una persistente presenza di scatti e corse degne del miglior Bolt, il gameplay resta convincente, più ragionato e tattico rispetto al passato. Tantissimi i contenuti presenti, lo scettro spetta ancora una volta alla modalità FUT, che grazie all’aggiunta delle Squad Battles e delle Sfide Creazione Rosa ampliate, mantiene un grandissimo appeal fra la fan base. La modalità carriera, dopo essere stata relegata per anni ad un ruolo quasi marginale, torna in grande spolvero grazie alle nuove aggiunte. Per tutti gli appassionati di calcio e soprattutto di videogiochi, FIFA 18 è l’essenza stessa del calcio, quindi non potete farvelo scappare.

Recensione Gundam Versus

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Il giusto tributo per una serie che merita molto di più.

Gundam. Una parola che apre tutto un mondo per chi guardava i cartoni animati negli anni ’80, o che ha continuato a seguire la serie localizzata soprattutto sul suolo giapponese negli ultimi anni. Mobile Suit Gundam fu una serie di manga/anime ideata da Yoshiyuki Tomino insieme al gruppo creativo della Sunrise. In sostanza: robottoni giganti antropomorfi da combattimento, in difesa del nostro pianeta. Gundam Versus è l’ultimo di una lunga serie, ma quasi sconosciuta qui da noi.

La serie di Gundam VS ha visto il suo esordio ai tempi del Dreamcast e della PlayStation 2, per poi proseguire con tutta una serie di nuovi episodi che quasi mai hanno fatto parlare di sè per più di pochi giorni. Capitoli dimenticabili di un prodotto tutto sommato sconosciuto nel nostro paese, in grado di attirare tutta una serie di appassionati. Non ci credete? Eppure dovreste ricordare che solo mesi fa un altro episodio di Gundam è approdato anche su PlayStation Vita, proprio in occidente. A detta di Bandai è stato un tentativo per tastare il terreno, Gundam Versus rappresenta lo step successivo: il giusto tributo per una serie che merita molto di più.

E che potrà avere molto di più, se i fan lo permetteranno naturalmente. In caso di accoglienza tiepida semplicemente il brand se ne tornerà con tutta probabilità nel paese del Sol Levante sparendo dai radar. Noi stiamo per dirvi qualcosa di più, riguardo un titolo che in fondo ci ha convinti, anche se lo avevamo abbandonato tra i ricordi dei cartoni animati d’infanzia.

Quasi Arcade, quasi da sala giochi

Tanti quasi, ma poca precisione: il primo approccio con Gundam Versus non è stato dei migliori. Ricorda molto quei titoli arcade che proprio sul suolo giapponese hanno trovato il periodo del massimo splendore, ma qui non siamo in Giappone, e il salotto di casa dove riposa la nostra PlayStation 4 non è una sala giochi (per quanto ci piacerebbe). Gundam Versus si propone subito in tutta la sua immediatezza e ci getta in campo (su un pianeta sconosciuto) a darcele di santa ragione contro altri robottoni. Fin qui tutto bene, menare le mani sin da subito non è mai un male, soprattutto controllando robot giganteschi.

Il problema è che non si capisce esattamente cosa si abbia tra le mani. La struttura più profonda di un Arcade ci porta fuori della sala giochi, ma le impostazioni alla picchiaduro in terza persona con ambientazioni più vaste e tutte le direzioni dell’asse del movimento a disposizione, ci rendono incerti. Sicuramente Gundam Versus non è Tekken, eppure l’esecuzione delle mosse e i movimenti ci ricordano da vicino un vero e proprio picchiaduro.

Vogliamo essere sinceri anche su un altro punto: se non conoscete Mobile Suit Gundam, o se il cartone animato non vi è mai piaciuto, allora difficilmente apprezzerete Gundam Versus, che è una produzione pensata per i fan, sviluppata per i fan, e rilasciata nella speranza che i fan la considerino per un loro ipotetico acquisto. Certo l’assenza di una qualsiasi modalità storia non aiuta per niente, il giocatore è lasciato a se stesso, libero di scegliere tra l’online (di cui vi diremo tra poco) e una serie di missioni slegate tra loro e tutte piuttosto lineari, che messe l’una di seguito all’altra pretendono di riempire la sezione “storia” della produzione. Dove abbiamo già visto un’escamotage simile? A già: proprio nei picchiaduro!

Mobile Suit Online

Ebbene sì, se metà del cuore di Gundam Versus risiede nella componentistica online, l’altra metà è imperniata su partite in multigiocatore competitivo online. Versus nel titolo, “versus” di fatto, si scende in campo su vari pianeti (o sulla Terra) e si inizia a fare fuoco sui malcapitati giocatori online, naturalmente non lasciandosi a casaccio all’assalto ma ponderando bene ogni singola situazione e caso. E neppure la scelta della singola unità deve essere lasciata al caso, dal momento che le statistiche variano da Gundam a Gundam e che si gioca in squadre composte da più giocatori.

Studiamo il funzionamento. Ogni Mobile Suit possiede certi precisi valori che dipendono da vari fattori, e che sostanzialmente ne esprimono la potenza.  Ogni squadre possiede precisi “indicatori” a schermo, segna-punteggio. Ogni volta che sconfiggiamo un avversario, sottraiamo all’indicatore della squadra il valore di quel Mobile Suit: se l’indicatore raggiunge lo zero, la squadra corrispondente è sconfitta. Ciò significa che bisogna scegliere attentamente i Mobile Suit, specie se si gioca contro avversari organizzati che potrebbero prendere di mira, insieme, i bersagli più temibili ma anche più “prestigiosi”.

Gundam Versus è semplice da apprendere ma difficile da padroneggiare, e si potrebbe dire che l’intera produzione ruoti attorno ai quattro tasti frontali. Salvo rare eccezioni, ogni Mobile Suit può attaccare a distanza, eseguire colpi in mischia, saltare e cambiare bersaglio. I tasti dorsali consentono di effettuare alcuni colpi speciali, mentre lo stick analogico sinistro è utile per eseguire il Boost Dive, una meccanica chiave che, una volta padroneggiata, distingue nettamente i migliori giocatori in campo, perchè permettere di eseguire una “picchiata” al suolo riempiendo l’indicatore del Boost. Ma eseguendolo al momento sbagliato saremo praticamente spacciati…

Commento Finale

Gundam Versus non sarà un capolavoro, ma è un capitolo di transizione perfettamente riuscito, in grado di divertire per parecchie ore sia in singolo che nel multiplayer online. La ripetitività generale delle missioni e la mancanza di una vera e propria trama mostrano in realtà come Bandai punti i suoi assi migliori in una componente online profonda, tecnica e (se padroneggiata) appagante. Aspettiamo un degno nuovo capitolo entro i prossimi due anni, magari con qualcosa di più sostanzioso anche per la campagna in singolo – e più curata anche sul piano tecnico.

The Elder Scrolls Online, informazioni sul nuovo DLC “Clockwork City”

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Confermata la data di uscita.

Bethesda ha annunciato che il nuovo DLC per ESO,  Clockwork City, sarà pubblicato il 23 ottobre per PC/Mac e il 7 novembre per PlayStation 4 e Xbox One. Clockwork City sarà gratuito per tutti i membri di ESO Plus e sarà disponibile per l’acquisto al prezzo di 2.000 corone tramite Crown Store in gioco per tutti gli altri giocatori. Il DLC è disponibile per tutti i giocatori e non richiede ESO: Morrowind.

Oltre alla versione base del gioco, sarà inoltre disponibile la Clockwork City Collector’s Bundle, che includerà il DLC, l’animale Clockwork Skeevaton (Skeevaton meccanico), la cavalcatura Kagouti Fabricant (Fabbricatore Kagouti) e cinque Crown Experience Scrolls (pergamene dell’esperienza). I giocatori potranno acquistare la Collector’s Edition per 4.000 corone tramite Crown Store in gioco.

Il DLC porterà gli avventurieri di Tamriel in una nuova zona diversa da tutte quelle incontrate finora, la leggendaria Clockwork City di Sotha Sil, per indagare su una nuova minaccia daedrica. Il DLC offrirà circa 10 ore di nuove storie sul mondo di The Elder Scrolls, nonché nuove strutture, strane creature e potenti mostri ibridi. Inoltre, i giocatori potranno affrontare una nuova Trial, l’Asylum Sanctorum (Santuario del Rifugio), che metterà alla prova la loro abilità in gruppi da 12 giocatori. Infine, saranno presenti nuovi set di armature, oggetti personalizzabili, temi di creazione e altro ancora!

I giocatori potranno avere un’anteprima di Clockwork City affrontando una missione che fungerà da prologo, già disponibile per tutti. In questa missione, si troveranno a indagare sull’omicidio di importanti divinatori, studiosi e archeologi planari, uccisi dalle proprie ombre. I giocatori troveranno una nota intitolata “Order of the Eye Dispatch” (Bollettino dell’Ordine dell’Occhio) sui tavoli dei quartieri generali delle Gilde dei Machi di Tamriel. Leggendo tale nota, otterranno la missione “Of Knives and Long Shadows” (Pugnali e ombre), che li guiderà attraverso questa nuova avventura. Una volta completata, otterranno il “Clockwork Obscuros” (Obscuros meccanico) per la loro Collezione.

Recensione OnePlus 5 A5000

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OnePlus 5 si conferma una valida alternativa ai più conosciuti smartphone in commercio, migliorato nelle caratteristiche, non dimentica quanto di buono aveva già saputo fare puntando dritto al futuro.

Giunto nella nostra redazione ormai in un pacchetto consunto dalle prove delle altre testate giornalistiche, il nuovo OnePlus 5 e con esso le grandi aspettative sulla qualità di questo terminale, hanno sin da subito catalizzato la nostra attenzione.

Superata la diffidenza iniziale dello stato del package, circostanza questa che gli acquirenti del prodotto non dovranno certo affrontare, iniziamo immediatamente a prendere confidenza con un terminale di fascia alta ma dal costo medio, destinato a far parlare di sé e a rimpiazzare degnamente non solo il suo predecessore.

Una presa instabile.

Il primo impatto con i nostri sviluppati sensori tattili è decisamente positivo, il OnePlus 5, nome di fabbricazione OnePlus 5 A5000, si presenta piacevole al tocco, così come alla vista.

La scocca posteriore all’inizio offre qualche perplessità per la scarsa mancanza di grip che restituisce una marcata sensazione di scivolamento, ma dopo averlo maneggiato per qualche ora la presa torna piuttosto salda.

Sarebbe utile tuttavia effettuare qualche prova con il dispositivo in condizioni di particolare concitazione come l’estrazione alla guida di un motociclo con una sola mano, operazione che possiamo soltanto ipotizzare e che certo non vi invitiamo a replicare in quanto vietata dal codice della strada.

Due sim sì o due sim no?

Ad ogni buon conto, tralasciando le ottime sensazioni estetiche che, unitamente a quelle gustative, non possono essere oggetto di speculazione, l’indagine è entrata subito nel vivo dell’utilizzo e delle caratteristiche tecniche di questo smartphone Android.

Il primo passo è ovviamente l’inserimento di almeno una sim, trattasi invero di terminale dual-sim non full active ed uno dei due alloggiamenti delle nano-sim, qualora non venisse utilizzato per un secondo numero telefonico, potrebbe essere utilizzato per l’espansione di memoria tramite microSD.

Per chi avesse bisogno di usare il terminale con due sim, è necessario riferire che gli alloggiamenti non differiscono in quanto a caratteristiche tecniche, ovvero risulta indifferente quale dei due alloggiamenti si occupi, ma una volta inserite entrambe le sim è necessario selezionare quale sia quella principale e quale quella secondaria in quanto una sola delle due sim è in grado di navigare a 4G e di supportare contemporaneamente le chiamate, mentre la seconda sim sarà in grado di utilizzare la tecnologia 3G e GPRS permettendovi l’effettuazione delle sole telefonate e l’invio di messaggi di testo. La scelta non è del tutto condivisibile, ma vi è da dire che, dal menu, con un semplice tap, è possibile selezionare la sim 1 e la sim 2 , effettuando lo switch delle relative peculiarità.

Design e caratteristiche tecniche.

Tornando al design, il modello in nostro possesso è realizzato con una scocca unibody in alluminio anodizzato di colore nero, anzi, secondo il produttore “Slate Gray”, ovvero grigio ardesia che è effettivamente il colore della scocca posteriore, mentre la parte anteriore appare semplicemente di un nero lucido piuttosto elegante.

L’altra versione disponibile è “Soft Gold” con la scocca posteriore color oro ed il display frontale bordato da una cornice di colore bianco che, più della versione in scuro, fa pensare immediatamente all’ iPhone 7 ed oggi al nuovo iPhone 8.

La versione top è disponibile anche nella colorazione “Midnight Black” ma è sempre più difficile acquistarla in quanto le scorte scarseggiano, infine, dal 2 ottobre scorso, è disponibile una versione “artistica” griffata da Jean Charles De Castelbajac con il suo stile inconfondibile e la piacevole colorazione dei tasti.

Tra le caratteristiche degne di nota, a parte la tanto sbandierata Horizon Line che “avvolge il dispositivo creando bellissime ombre se posto alla luce”  ma che in sostanza sembra creare un effetto “dimagrante” al dispositivo – ovvero,  fornisce l’impressione di avere tra le mani un dispositivo ancora più sottile dei suoi 7,25 mm – quello che appare un vero punto di forza del OnePlus 5, è la qualità dei materiali e dei tasti, in particolare, del tasto sinistro regolatore delle notifiche, il quale ha tre posizioni (tre scatti) ed è dotato di una superficie reticolare in grado di restituire una piacevole sensazione ai polpastrelli.

Il predetto tasto è una scelta mutuata dai precedenti modelli ciononostante è una conferma utile e di qualità, scelta che è necessario apprezzare in special modo in un settore dove non sempre le soluzioni gradite agli utenti sono coltivate. Le molte cover in materiali nobili, legno ed alluminio, valorizzano ancora di più il “corpo” del OnePlus 5 ed i tasti laterali, completando l’offerta estetica dello smartphone.

Allo stesso livello di qualità risulta il tasto centrale dotato di riconoscimento delle impronte digitali, un lettore ultra veloce con a fianco i due tasti “touch” per la navigazione in perfetto stile Android, uno dedicato ai “recenti”, l’altro per tornare “indietro”.

Questi ultimi, oltre a poter essere invertiti nel menu della versione del sistema operativo installato sul terminale OxygenOS 4.5 basato su Android 7.1.1 “Nougat”, possono essere visualizzati anche alla base del display come una barra di navigazione, funzionalità questa molto utile per gli affezionati del sistema operativo di Google.

Cosa c’è dentro?

La versione di OnePlus 5 in prova è dotato di ben 6GB di memoria RAM e 64 GB di memoria ROM (memoria interna di archiviazione), la fluidità del sistema operativo e di ogni applicazione testata ci fanno solo piacevolmente immaginare la potenza dell’altra versione in commercio, con addirittura 8 GB di memoria RAM e 128 GB di memoria ROM.

Lo smartphone è dotato di un processore Qualcomm Snapdragon 835 , Octa-core con tecnologia costruttiva a 10 nm,  frequenza di clock fino a 2,45 GHz; un “cervello” che permette al OnePlus 5 di eseguire ogni applicazione lanciata, grazie all’interazione con la capiente dotazione di memoria RAM, senza alcun problema.

Per le altre caratteristiche vi rimandiamo alle dichiarazioni del produttore con le tabelle riepilogative. Per il peso e la caratteristiche vi è da dire che pur non ospitando un display tra quelli più grandi e performanti in commercio – si pensi ai nuovi schermi con effetto “wow” – questo OnePlus 5 risulta delle giuste dimensioni per essere utilizzato senza problemi,  nonostante il display comunque generoso.

Impugnato con la sola mano dominante consente il facile utilizzo senza l’utilizzo dell’altra mano, anche nell’atto di scrivere testi o messaggi, caratteristica, quest’ultima, un tantino dimenticata dai produttori di smartphone, sempre di più alla ricerca di qualcosa di “più grande” con la produzione di versioni “Plus”  e di Phablet e/o di Tablet.

Il display è un Gorilla Glass 5 da 5.5 pollici 2.5D Corning dotato di tecnologia  Amoled 1080p Full HD con risoluzione 401 ppi, pur essendo quasi indistruttibile secondo le indicazioni del costruttore, non è certo quanto di meglio si possa trovare già in commercio ( si pensi all’infinity display di Samsung in quanto a brillantezza e risoluzione o al prossimo arrivo del Super Retina HD del nuovo iPhone X), eppure, anche in considerazione della differenza di prezzo tra i terminali, la qualità dello schermo del OnePlus 5 ci ha piacevolmente impressionati, la luminosità spicca e i colori hanno una buona resa cromatica.

La leggera curvatura, fornita dalla caratteristica 2.5D Corning, ben fornisce quel leggero senso di profondità per cui è stato progettato. Tra le funzioni implementate nel sistema operativo, degna di nota è la nuova modalità lettura che trasforma il OnePlus 5 in una sorta di e-reader come il più famoso Kindle, questa funzione, che affianca la modalità “notturna”, può essere associata ad una o più applicazioni di modo che quando si lancia, ad esempio, un’app lettore di pdf, il cellulare passa automaticamente alla modalità lettura.

Appare superfluo riferire che la versione di Android precaricata sul nuovo Oneplus 5 ha un launcher decisamente intuitivo e ben organizzato, molto piacevole, con tutto ciò che serve a portata di mano e senza troppi fronzoli.

Con un semplice tocco dall’alto verso il basso si ha a disposizione una barra di stato a due livelli, con il primo che fornisce le ultime notizie ed un iniziale “assaggio” delle scorciatoie per le impostazioni, il secondo, invece, mostra tutte le funzionalità più utilizzate nonché le info di esercizio del sistema.

Le gesture sono personalizzabili e il touch ha un’ottima risposta, la nostra preferenza è per l’eliminazione immediata della vibrazione al tocco dei tasti, particolarmente sgradevole se combinata alla sensazione di scivolamento ed al vigore della vibrazione, intensificata, con ogni probabilità, dal materiale utilizzato per la scocca.

Tanta energia in poco tempo.

Prima di passare alla qualità fondamentale che deve avere un cellulare per essere definito tale, ovvero una buona ricezione, parliamo della batteria da 3300 mAh non removibile inserita nel OnePlus 5.

Lo smartphone è dotato di un caricabatteria Dash Charge, il quale, utilizzando il connettore Type-C, promette – e a dirla tutta mantiene egregiamente la promessa – una ricarica veloce di mezz’ora per consentire l’utilizzo dello smartphone (in modalità soft aggiungiamo noi) per un’intera giornata.

Il Dash Charge è molto utile in quanto consente anche con soli 10 minuti di ricarica di ottenere energia sufficiente a permettervi la stragrande maggioranza delle attività urgenti che possano richiedersi ad uno smartphone, con buona pace di ingombranti energy bank, charge bank e custodie ultra fat con batterie incorporate.

Niente di straordinario e di innovativo, in quanto la ricarica veloce è ormai presente in terminali che costano la metà, ma sicuramente risulta una scelta vincente da implementare quale “standard” per il futuro.

Non perdete quella chiamata.

Veniamo dunque alla ricezione, la prova è stata fatta prevalentemente in un’area dove spesso la copertura non è ottimale e alcuni gestori, dei quali ci guardiamo bene dal citare i nomi, non garantiscono quelle prestazioni ottimali che ci si aspetterebbe da colossi del settore.

Ad ogni modo, il OnePlus 5, sfruttando ben 34 bande, svolge egregiamente il lavoro per cui è stato progettato, anche con poco segnale la chiamata resta stabile, la qualità dell’audio è assolutamente sopra la media e non sono stati registrati buchi rilevanti durante conversazioni.

Il comparto audio è buono ma non straordinario, nonostante abbia tre microfoni con cancellazione del rumore e la presa per jack audio da 3,5 mm, lo smartphone è dotato di un solo altoparlante rivolto in basso: da un terminale di questo livello ci si aspetterebbe almeno un doppio altoparlante stereo. La mancanza viene in qualche modo riequilibrata dalla qualità generale dell’altoparlante, il volume è decisamente alto e i suoi sono riprodotti fedelmente, con qualche sbavatura metallica in condizioni estreme.

Connettività a tutta forza.

Avviandoci alla conclusione di questa nostra prova e prima di passare a descrivere le qualità tecniche del comparto fotografico (seconda buona ragione per l’acquisto di uno smartphone), è necessario ricordare che il OnePlus 5 è dotato di tecnologia NFC per il trasferimento di dati con altri terminali e per ogni applicazione in grado di utilizzare la tecnologia.

La connettività è garantita praticamente su ogni diavoleria tecnologica esistente: dal 4G LTE in ogni sua declinazione, al 3G HSPA, W-CDMA e chi più ne ha più ne metta; in casa e fuori casa, ove presente una connessione Wi-Fi, quest’ultima è agganciata da un ottimo chip 2×2 MIMO, Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac, 2.4G/5G. Nella nostra prova la connessione da router proprietario è risultata particolarmente performante.

Per quanto concerne invece i tanto apprezzati servizi di geolocalizzazione il OnePlus 5 ha pensato a tutto il mondo: è servito da GPS, dalla sua versione russa GLONASS, dall’europeo Galileo, per finire al sistema di navigazione sviluppato dalla repubblica popolare cinese BeiDou. Ovviamente il tutto interagisce con i sensori dedicati al movimento di cui è dotato OnePlus 5: il sensore Hall, l’accelerometro, il giroscopio, il sensore di prossimità, la bussola elettronica, per finire al sensore Hub.

Due occhi sul mondo.

Dulcis in fundo, non ci resta che parlare degli “occhi” del OnePlus 5. Gli occhi (le fotocamere ndr) del nuovissimo smartphone della casa cinese OnePlus, sono stati fabbricati dalla giapponese Sony con ottimi risultati.

I due sensori, entrambi da 16 megapixel, hanno caratteristiche tecniche differenti; quello posteriore, oltre ad un rapporto focale inferiore, f/1.7, a fronte di un rapporto f/2.0 per quello anteriore, è dotato di un teleobiettivo da 20 megapixel con rapporto focale f/2.6.

In modalità ritratto la combinazione del teleobiettivo con l’altro sensore permette la corretta e più precisa determinazione delle distanze, mentre un software proprietario svolge il resto delle operazioni restituendo una immagine più a fuoco e meglio illuminata. La fotocamera è inoltre in grado di registrare video in altissima risoluzione fino a 4K, utilizzando la tecnica del Time Lapse oppure lo Slow Motion (rallentatore da 720 p a 120fps).

L’impostazione di default permette lo scatto di fotografie con rapporto 4:3 con la massima risoluzione, selezionando invece il rapporto 16:9 la risoluzione scende a 12 megapixel tuttavia senza troppi compromessi nel risultato finale.

La cattura dei colori è soddisfacente e fedele, la luce offre qualche intoppo al sensore, in special modo quando è scarsa, il rumore di fondo a tarda notte è presente ma non in maniera da rendere indistinti gli sfondi, certo la rielaborazione dell’immagine potrebbe subire qualche miglioramento a software, ma siamo ai livelli di macchine fotografiche compatte delle migliori marche.

 

Le impostazioni tecniche per la cattura delle foto sono molteplici e consentono una larga gestione dell’estro artistico del possessore, solo il tempo e l’utilizzo del software riescono a farvi individuare le migliori condizioni ed impostazioni di scatto.

Ok il prezzo è giusto.

In definitiva, il nuovo OnePlus 5, merita l’acquisto soprattutto se si confronta il costo di questo terminale con quello degli altri di fascia alta.

Nel periodo della nostra prova l’acquisto è possibile intorno ai 400 euro, il prezzo di lancio era stato, in Giugno, di 499 euro per la versione da 64 GB e di 559 euro per quella da 128 Gb.

E’ proprio il rapporto qualità prezzo, il punto di forza di questo terminale, OnePlus 5 in ragione del prezzo contenuto, risulta, a pieno titolo, una valida alternativa ai più costosi e blasonati terminali Samsung ed Apple, e, con ogni probabilità, sarà così per diversi mesi ancora.

La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, disponibile da oggi

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Torniamo nella Terra di Mezzo.

Warner Bros. Interactive Entertainment oggi ha annunciato che La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, l’epico seguito del pluripremiato La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor, è ora disponibile per Xbox One, PC e PlayStation 4. I miglioramenti per Xbox One X saranno disponibili contemporaneamente al lancio della console, il 7 novembre.

La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra narra le vicende di Talion e Celebrimbor, il Lucente Signore, che devono forgiare un nuovo Anello del Potere e si scontrano con i nemici più temibili, compreso Sauron e i suoi Nazgûl, in una battaglia epica per la Terra di Mezzo. Questo GDR d’azione a mondo aperto è alimentato dal sistema Nemesis, che presenta seguaci Orchi con nuovissime storie di lealtà, tradimento e vendetta, e le incredibili Fortezze Nemesis, che richiedono diverse strategie per conquistare roccaforti dinamiche e creare mondi personalizzati con più opportunità e possibilità di scelta che mai.

In La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, Monolith Productions ha fatto passi di gigante con la sua innovativa intelligenza artificiale, per creare un’esperienza di gioco diversa da qualsiasi altra. I giocatori incontreranno un mondo completamente personalizzato che si ricorda di ogni loro mossa e che, grazie anche alla storia avvincente, sarà molto apprezzato sia dai vecchi fan che dai nuovi giocatori.

Ambientato fra gli eventi di Lo Hobbit e quelli di Il Signore degli Anelli, La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra presenta un ricco ecosistema di missioni, esplorazioni e dinamicità sociale grazie a Orchi di diverse culture. Adesso gli Orchi appartengono a tribù, permettendo ai reggenti al comando di potenti fortezze di estendere la propria influenza in tutti i vari ambienti. Con i seguaci Orchi e le Fortezze Nemesis i giocatori adesso hanno modi completamente nuovi per conoscere il mondo, grazie alle scelte e alle opportunità fornite dalla versione ampliata del sistema Nemesis. Non importa se il giocatore ne risulterà sopravvissuto, ferito, reclutato o umiliato, ogni incontro sarà ricordato e contribuirà ad alimentare la dinamica della società e del conflitto all’interno di Mordor, tutti portati in vita dall’innovativo sistema Nemesis.

I giocatori possono provare l’ampio mondo aperto in molti modi per creare storie personali e originali. Con nuovi e migliori attacchi corpo a corpo, a distanza o furtivi, abilità ampliate e il nuovo Anello del Potere, i giocatori potranno sfruttare il potere del Lucente Signore per dominare Mordor dall’interno. Nella loro missione, incontreranno alleati nuovi e familiari, incluso Eltariel, il cacciatore d’élite di Nazgûl, Baranor il Capitano di Minas Ithil, Carnàn, il misterioso spirito della natura e personaggi memorabili come Shelob e Gollum. Oltre a questi alleati, affronteranno un’incredibile varietà di nemici letali tra cui Orchi, Olog-hai, bestie mostruose, l’antico Balrog Tar Goroth, draghi sputafuoco, i Nazgûl e infine lo stesso Oscuro Signore: Sauron.

Gear.Club Unlimited, rilasciate nuove informazioni

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Su multiplayer locale, risoluzione ed altro.

Pascal Clarysse, CEO di Eden Games, ha condiviso alcune nuove informazioni su Gear.Club Unlimited, prossimo racing game in arrivo su Nintendo Switch.

Il team di sviluppo si sta concentrando per raggiungere i 1080p per la modalità TV ed i 720p per la modalità portatile, mentre entrambe le configurazioni gireranno a 30 fps.

Una cosa di cui non dovrete preoccuparvi saranno le microtransazioni. Il CEO di Eden Games ha infatti confermato la loro totale assenza. Sarà presente invece la possibilità di giocare gare multiplayer in locale con l’utilizzo di un joycon a testa.

Ricordiamo infine che Gear.Club Unlimited è in arrivo in esclusiva Nintendo Switch il primo dicembre.

 

 

Cyberdimension Neptunia: 4 Goddesses Online, nuovo trailer

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Tuffiamoci nel mondo di Alsgard.

Idea Factory International ha rilasciato un nuovo video dedicato al suo prossimo RPG, Cyberdimension Neptunia: 4 Goddesses Online, che sarà disponibile su PlayStation 4 a partire dal 13 ottobre. La versione per PC è prevista per l’inizio del 2018

Il nuovo trailer ci mostra in azione le protagoniste storiche della saga nella loro forma finale: Purple Heart, Black Heart, White Heart e Green Heart.

In Cyberdimension Neptunia: 4 Goddesses Online i giocatori potranno viaggiare nel mondo digitale di Alsgard in compagnia del proprio party per cacciare mostri, collezionare oggetti o anche solo per divertirsi insieme ai propri personaggi preferiti.

Di seguito potete dare uno sguardo al trailer:

Guida completa alla lore di Destiny

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Tutto ciò che i PC gamer devono sapere prima di tuffarsi nell’universo di Destiny 2.

Il primo Destiny, dobbiamo dirlo, non è stato sicuramente lodato per la sua trama quando ha debuttato su PlayStation 4 e XBOX One a Settembre 2014. Lo sparatutto MMO targato Bungie, infatti, mancava di un solido comparto narrativo, il che ha deluso quella fetta di giocatori che cercavano una campagna tradizionale. Nel tempo, comunque, la qualità del gioco ha iniziato ad emergere, prima con piccoli elementi come le carte Grimorio e in seguito grazie a delle buone ed interessanti espansioni, in particolare Il Re dei Corrotti.

Destiny 2, invece, si basa su un’impostazione più dettagliata e diversificata rispetto al suo predecessore, puntando indubbiamente più in alto e migliorandosi sotto tutti gli aspetti. A tal proposito:

  •  qui trovate la nostra recensione.
  • Questa guida invece vi aiuterà a risolvere i problemi di rete legati al titolo su PC.
  • E se non sapete quale classe scegliere…
  • … abbiamo curato per voi le sottoclassi del Titano!

Se siete dei PC gamer e siete intenzionati ad acquistare il sequel ma non avete mai avuto modo di giocare il primo capitolo, indubbiamente ci sono parecchie cose che dovete conoscere perché vi sia tutto chiaro.

Con questa guida, quindi, andremo a spiegarvi tutto ciò che c’è da sapere su Guardiani, Viaggiatore, robot, viaggi nel tempo e molto altro, così da cominciare l’avventura ben ferrati il prossimo 24 Ottobre, quando il titolo sbarcherà su PC.

Il Viaggiatore

La sfera extraterrestre denominata il Viaggiatore è l’elemento più iconico di Destiny oltre che il suo mistero principale. Scoperta su Marte nell’era moderna, ha coltivato un’età d’oro della tecnologia che ha permesso all’umanità di espandersi nel sistema solare. Il Viaggiatore, però, aveva un nemico, una forza misteriosa denominata l’Oscurità. L’arrivo dell’Oscurità ha innescato un evento apocalittico conosciuto come il Collasso, durante il quale si ritiene che il Viaggiatore si sia “sacrificato” per salvare la Terra. Per l’intera durata del primo capitolo è rimasto sospeso immobile e inattivo sopra l’Ultima Città, l’unico luogo sulla Terra che l’Oscurità non è stata in grado di raggiungere.

La natura dell’intelligenza del Viaggiatore, come funzioni e cosa voglia restano ancora un mistero. E’ implicito che possa trattarsi di una Sfera di Dyson con proprietà extradimensionali e la sua presenza nella storia di diverse altre razze aliene suggerisce che sia incredibilmente vecchia e che sia stata coinvolta nell’elevazione di razze sapienti per moltissimo tempo. Il potere del Viaggiatore è chiamato Luce, ma è semplicemente il nome affibbiatogli dalla civiltà sorta sulla Terra dopo il Collasso.

L’Oscurità

La natura del rivale del Viaggiatore è sconosciuta e non ci sono prove sopravvissute al Collasso che ci permettano di comprendere esattamente che cosa sia. Non si tratta di una singola razza aliena o magari di più razze e le sue rare manifestazioni nel gioco sono decisamente astratte: squarci spaziotemporali, sfere e macchie oscure. Viene strettamente associata con il Corrotto e Oryx, il nemico principale del secondo anno di Destiny, anche se quest’ultimo era un dio dell’Alveare a cui è stato concesso solo una parte del potere dell’Oscurità, ma non l’Oscurità stessa.

L’Oscurità rientra in quel genere di cose che non vengono direttamente spiegate durante l’avventura e che si possono intuire solamente leggendo un sacco di carte Grimorio, quindi la sua comprensione non è semplice soprattutto per l’astrattezza dei suoi elementi. Il modo più semplice per capire di cosa si tratta è sapere che l’Oscurità è l’opposto del Viaggiatore. Il Viaggiatore è un singolare punto di luce, mentre l’Oscurità è un ampio vuoto. Il Viaggiatore è fisico, l’Oscurità è immateriale. Il Viaggiatore crea ed eleva, l’Oscurità consuma e uniforma. Sono eterni opposti e probabilmente voi sapete da quale parte preferireste stare, ma la loro moralità è meno chiara di quanto sembri inizialmente.

Guardiani e Fantasmi

I protagonisti di Destiny sono i Guardiani della Torre, agenti superpotenziati del Viaggiatore muniti di armi, navicelle spaziali, moto a propulsione e poteri elementali alimentati dalla Luce. Ogni Guardiano viene accompagnato da un Fantasma, un piccolo robot volante che è stato creato al momento della “morte” del Viaggiatore. I Fantasmi perlustrano le terre desolate della Terra in cerca di cadaveri che corrispondano a specifici criteri e che trasformeranno poi in Guardiani grazie alla loro avanzata tecnologia di ricostruzione.

Esatto, i Guardiani possono essere visti come un esercito di “non-morti” che non hanno memoria delle loro vite precedenti e che combattono al fianco di un silente dio alieno i cui fini restano sconosciuti.

La “Ricostruzione” messa in atto dal Fantasma è il modo in cui Destiny spiega il respawn ad ogni morte, ma è anche il motivo per cui i Guardiani sono così potenti e, diciamolo, strani. Sono esseri viventi ma non hanno paura di morire. Uccidono finché muoiono per poi ritornare in vita e continuare il loro lavoro. I Fantasmi vengono anche utilizzati per spiegare come un Guardiano sia in grado di accedere al suo equipaggiamento: le cose che raccogliete non sono oggetti fisici ma dei dati criptati che il vostro Fantasma è in grado di “trasformare” in nuove armi o componenti di armatura.

L’Ignota

Famosa per aver detto la frase più emblematica e curiosa del primo capitolo, “Non ho tempo di spiegare il motivo per cui non ho tempo di spiegare”, l’Ignota è una figura enigmatica che guida il giocatore lungo il corso dell’avventura. Più precisamente, si tratta di una donna Exo, che sostanzialmente è un robot che ospita la coscienza di un umano morto da molto tempo. Probabilmente, questa straniera proviene dal futuro come si può facilmente dedurre anche dal finale della campagna, quando affida al giocatore un fucile realizzato con componenti che “non dovrebbero ancora esistere” denominato, per rimanere in tema, Senza Tempo per Spiegare. Insomma, c’è sempre un alone di mistero su tutto, ma vi abituerete.

Gli Insonni

Gli Insonni sono una razza caratterizzata da persone di colore blu. Nello specifico, si tratta di persone che hanno tentato di fuggire dal sistema solare al momento della morte del Viaggiatore e che sono state investite dalla conseguente onda d’urto. Questo le ha trasformate in un ibrido di umano, Viaggiatore e Oscurità.

Mentre molti Insonni sono ritornati sulla Terra, altri hanno deciso di mantenere la loro propria civiltà chiamata l’Atollo. L’Atollo è governato dalla Regina Mara Sov, che nel corso dell’avventura si è alleata con i Guardiani e la Torre abbandonando il suo spirito neutrale. All’inizio dell’Anno Due di Destiny, è scomparsa insieme alla maggior parte degli Insonni fuggiti durante la battaglia con Oryx.

Rasputin e le menti belliche

L’altro enigmatico alleato durante il primo anno di Destiny era la mente bellica Rasputin, una sofisticata e potente IA creata dall’umanità durante l’Età dell’Oro che ha preceduto il Collasso. Lo scopo delle menti belliche è quello di difendere il Sistema Solare, per questo motivo furono dotate di armi e satelliti (i warsat) in grado di colpire i nemici dall’orbita dei vari mondi. Una teoria sostiene che quando l’Oscurità ha attaccato la Terra, il Viaggiatore abbia tentato di abbandonare l’umanità ma Rasputin e le altre IA lo hanno disabilitato in modo da costringerlo a rimanere e combattere. Le cicatrici del Viaggiatore, d’altronde, sono visibili sulla faccia rivolta verso la Terra.

Gli attuali obiettivi di Rasputin sono sconosciuti, ma si pensa che stia cercando Charlemagne, la mente bellica di Marte. In Destiny 2, Rasputin giocherà un ruolo più importante rispetto al primo capitolo.

I Caduti

La prima delle due razze aliene di Destiny sono i Caduti, nemici ossessionati dal Viaggiatore tanto da ispirarvi la loro tecnologia e organizzati in una struttura sociale divisa in Casati. La storia dei Caduti è abbastanza tragica, in quanto questa razza è stata elevata e successivamente abbandonata dal Viaggiatore quando l’Oscurità ha distrutto la loro civiltà. I Caduti dipendono da una sostanza definita Etere per sopravvivere, che è una sostituta della Luce del Viaggiatore.

Fra i nemici di Destiny, i Caduti sono i più propensi a diventare alleati, come Variks, un Guardiano appartenente a questa razza. Tutti i tentativi di questa civiltà di reclamare la loro vecchia gloria sono miseramente falliti: il primo è stato quando Skolas, un capitano Caduto esiliato, ha tentato di unire i Casati contro la Regina degli Insonni, in quanto è stato catturato e assassinato dai Guardiani. Il secondo tentativo è stato quando la macchina Aksis ha scoperto una potente nanotecnologia chiamata SIVA sulla Terra e ha provato ad utilizzarla per potenziare sé stessa e il suo Casato. Anche in questo caso, Aksis è stato ucciso dai Guardiani.

I Cabal

L’altra razza del gioco sono i Cabal, dei potenti bestioni in armatura con una gerarchia militare che ricorda lo stile romano. Questa razza è stata presente sin dall’inizio di Destiny ma non ha mai rappresentato la minaccia principale. Si sostiene che i Cabal stiano combattendo una guerra persa contro una qualche minaccia esterna, e ovviamente il candidato in questa teoria è l’Oscurità, ma a rivaleggiare con loro per il secondo posto ci sono anche i Vex.

I Vex

I Vex sono dei cyborg avanzati costruiti intorno ad un nucleo liquido organico che potrebbe essere senziente, ed è questo l’elemento più strano sul loro conto. Sono dei viaggiatori nel tempo che hanno dato origine a vaste ed astratte strutture nel sistema solare diversi miliardi di anni addietro. Queste rappresentano le confluenze nella rete dei Vex, un labirinto extradimensionale che attraversa luce e spazio.

In un enorme complesso sotterraneo su Venere denominato La Volta di Vetro, un’avanzata mente Vex di nome Atheon ha tentato di unire la razza con l’universo, rendendo la loro creazione e l’eventuale trionfo inevitabili “scrivendo” la logica dei Vex nel tempo stesso. Le difese di Atheon includevano armi in grado di cancellare i Guardiani dal mondo reale, sebbene la Volta sia un luogo dove risiedono molteplici realtà. Atheon è stato sconfitto dai Guardiani in diverse di queste realtà, che hanno combattuto attraverso tre linee temporali separate per recuperare un artefatto che ha permesso loro di eliminarlo.

La mente dei Vex, pertanto, è abbastanza potente da essere in grado di generare delle realtà simulate e ciò ha causato una crisi per i ricercatori umani su Venere quando hanno realizzato che l’unità Vex da loro catturata stava simulando l’intera realtà, pertanto questi scienziati non stavano realmente tenendo sotto osservazione il Vex ma si trattava di una simulazione volontaria di quest’ultimo (complicato, vero?). Dato che non c’era nessun altro modo per stabilire se la loro realtà fosse “reale” o si trattasse dell’ennesima simulazione, i ricercatori hanno provato ad entrare nella rete dei Vex per scoprire la verità. Una teoria sostiene che l’Ignota Exo sia uno di questi scienziati e che stia “saltellando” fra le realtà controllate dai Vex (inclusa quella in cui viviamo) anziché viaggiare nel tempo.

L’Alveare

Nonostante sembrino degli zombie spaziali, quella dell’Alveare è la razza con la cultura più complessa rispetto alle altre. Nell’antichità, i loro antenati hanno avuto vite brevi e precarie su continenti distrutti sospesi nell’atmosfera di un gigante gassoso. Spaventate per la probabile fine della loro civiltà, tre principesse requisirono un’antica navicella per cercare aiuto. Vennero avvicinate dal Leviatano, un servitore del Viaggiatore, ma respinsero la passività a cui la razza sarebbe stata sottoposta e scelsero di inoltrarsi nel gigante gassoso anziché proseguire nella ricerca della salvezza. Là trovarono le Divinità dei Vermi, delle larve servitrici dell’Oscurità che collaborarono con le principesse per creare quello che sarebbe diventato l’Alveare. Una principessa, Aurash, emergerà come Auryx.  Pochi milioni di anni di conquiste dopo, Auryx diverrà Oryx.

Il trionfo dei Guardiani sul semidio dell’Alveare Crota e, più tardi, su suo padre Oryx è stato possibile perché sono stati in grado di utilizzare la Logica della Spada  dell’Alveare contro di loro. Questa logica, sostanzialmente, sostiene che qualsiasi cosa che può essere sconfitta dovrebbe essere sconfitta. Eliminando questi dei nel loro paradiso auto-creato (una realtà alternativa definita mondo del trono), i Guardiani hanno definitivamente messo fine alle inarrestabili conquiste millenarie di Oryx e Crota e, con questo, anche alla Logica della Spada dettata dal loro “impero”.

I Corrotti

I Corrotti sono l’esercito di Oryx e provengono da tutte le razze, inclusi i Vex. Un’entità chiamata il Profondo ha conferito ad Oryx il potere di crearli e sono stati “perfezionati” dall’Oscurità. Forse a causa dell’influenza di Oryx o forse a causa dell’influenza dell’Oscurità su Oryx, queste “versioni modificate” dei nemici di Destiny riflettono alcuni elementi della filosofia dell’Alveare.

In un certo senso, i Corrotti sono la versione dell’Oscurità di ciò che i Guardiani sono per il Viaggiatore. Ma a differenza di quest’ultimo, che cerca cadaveri per riportarli in vita e creare servitori autonomi, l’Oscurità trasforma ciò che è vivo in orde di esseri “vuoti, assenti”. Sono letteralmente una minaccia esistenziale.

Ahamkara, i Nove e Osiride

Sebbene non siano mai comparsi direttamente nel gioco, gli Ahamkara (raffigurati nell’immagine sopra) sono uno dei misteri più enigmatici del gioco e sono una razza estinta di draghi. Vi basta sapere della loro passa esistenza comunque, null’altro.

I Nove, invece, sono i dominatori dello spazio oltre Saturno, il pianeta più lontano raggiunto dai Guardiani durante il primo Destiny. La loro identità è sconosciuta, ma interagiscono con la Torre tramite Xur, meglio conosciuto dai giocatori come quel personaggio che si presenta ogni weekend per vendere equipaggiamento raro. Anche sui Nove, comunque, non si sa molto altro.

Infine, ancora un nome che dovreste conoscere: Osiride. Osiride era un Guardiano ossessionato dall’Oscurità e, in particolare, dai Vex, il che lo ha portato ad essere esiliato dalla Torre prima di svanire nel nulla. I suoi seguaci tengono un torneo denominato Le Prove di Osiride, la sfida PvP più tosta del primo capitolo. Se una squadra riesce a vincere nove partite ad eliminazione in una sola volta senza mai perdere, ottiene l’accesso temporaneo al Faro, la base di Osiride su Mercurio. Lì, in un luogo segreto, è possibile trovare lo scheletro di un umano accanto ad un portale Vex disabilitato.  La teoria dei fan sostiene che, in qualche modo, Osiride sia entrato nella rete dei Vex e che possa avere un nesso con l’Ignota.

Destiny non usa il PvP per raccontare la storia, ma le Prove di Osiride fanno eccezione. Il numero nove si presenta ripetutamente in associazione ad Osiride, e il concetto di probabilità e improbabilità è centrale al modo in cui i Vex percepiscono le varie realtà in cui operano. Lo scopo del torneo è quello di individuare i Guardiani che negano la probabilità, ma il motivo per cui questo dovrebbe interessare ad Osiride è un’altra storia. O un altro gioco, forse.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, pubblicato il nuovo trailer

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La saga continua.

Il nuovo capitolo della longeva saga di Star Wars si mosta in un nuovissimo trailer in italiano che potete visualizzare sotto.

Ricordiamo che Star Wars: Gli Ultimi Jedi debutterà ufficialmente nei cinema il prossimo 13 Dicembre.

Jurassic World Evolution: mostrato un nuovo trailer

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Che ci presenta un buon numero di dinosauri.

Annunciato lo scorso agosto alla Gamescom, Jurassic World Evolution, titolo gestionale sviluppato da Frontier Developments, torna a mostrarsi questa volta in un video in-engine. Nel trailer possiamo vedere t-Rex, brontosauri, triceratopi e molti altri mentre vagano liberi per l’isola, mostrando di fatto una ottima resa grafica.

Jurassic World Evolution ci permetterà di controllare il nostro parco personale, dove potremo creare e gestire le varie razze di dinosauri, oltre a realizzare luoghi e attrazioni di divertimento per i visitatori.

L’uscita del titolo è prevista per l’estate 2018 su PC, Playstation 4 e Xbox One.

Red Glove presenta i suoi prossimi titoli in occasione di Essen e Lucca, vediamo tutti i dettagli

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Red Glove è lieta di annunciare le prossime occasioni in cui verranno mostrati i suoi futuri progetti dedicati al boardgame. Innanzitutto Essen e Lucca: sono particolarmente vicine ma i fan avranno ottimi motivi per passare a trovare gli sviluppatori!
Riepiloghiamo le fiere e i contenuti di ciascuna, facendo attenzione ad ogni singola produzione presentata.

Vudulhu (Lucca):

Senza tanti giri di parole, la risposta da parte del pubblico all’annuncio di questo gioco è stata clamorosa, sapevamo dell’affetto, ma un successo del genere ci ha riempito il cuore e ci ha convinto corrisponderlo concretamente con una sorpresa a Lucca, dove il gioco sarà disponibile per tutti.
Vogliamo soprattutto che tutti voi possiate provarlo prima di Lucca, poco prima, poiché arriverà quasi a ridosso della manifestazione; perciò mandatemi subito il vostro recapito, vi manderemo il gioco non appena arriverà a magazzino!

Warstones (Essen + Lucca):

Finito. I soliti imprevisti dell’ultimo minuto hanno ritardato la consegna ma la settimana del 16 di Ottobre chi ha partecipato al Gamebooster riceverà la sua copia! A Essen lo proporremo ai nostri partner stranieri e a Lucca sarà disponibile per la libera vendita! Intanto vi invito a tenere d’occhio la pagina Facebook e quella di Boardgamegeek che saranno, nel prossimo futuro, il nostro punto di riferimento per comunicare update vari su componenti, esclusive, regole ecc.. ecc..
 

Clans of Caledonia (Essen + Lucca):

Siamo orgogliosi di essere tra i più grandi (se non il più grande) editori italiani, intendendo EDITORE nel suo senso più letterale (che esclude localizzatori e distributori). Siamo consapevoli, però, che in un mercato sempre più attento all’estero a discapito di ciò che viene fatto in casa nostra, le localizzazioni rappresentino un insostituibile strumento per costruire la percezione di un brand “forte”. Perciò con Clans of Caledonia – in assoluto il titolo più atteso di Essen – con nuovo entusiasmo ribattezziamo l’impegno a portare in Italia titoli dall’indiscutibile qualità e interesse, che confermi una volta ancora, dopo 10 anni, Red Glove come marchio di giochi di qualità. Perciò oltre a questo e al prossimo titolo, aspettatevi in futuro altre interessanti localizzazioni.
I nostri Fan troveranno Clans of Caledonia in Italiano a Essen in una prima ‘run’ limitatissima, e in una seconda ‘run’ ancor più limitata a Lucca, in attesa della prima edizione italiana in arrivo a cavallo tra il 2017 e il 2018.

Loot (Essen + Lucca):

‘What’s your game?’ fa ancora centro, facendo rizzare un sacco di antenne con l’annuncio di questo titolo leggero e intrigante, dove i giocatori dovranno affrontare tutte le difficoltà derivanti dal fatto di essersi messi in testa di voler arraffare i ricchi tesori dei pirati dei tempi che furono.. su un’isola maledetta!
WYG è garanzia di giochi capaci di catalizzare grande interesse, a prescindere dal loro “peso”, siamo quindi orgogliosi di annunciare che questo, come i prossimi titoli WYG (Brasil, AI), saranno portati in Italia da Red Glove!

Dolly Crush (Essen + Lucca):

Un gioco immediato e divertente, veloce e facilissimo da spiegare, visto che chiunque abbia giocato a una qualunque app per cellulari che si basi sul mettere 3 caramelle, gemme, torte, pizze, ecc.. in fila o in colonna ci si butterà subito a capofitto e si troverà di fronte a qualcosa di familiare. Questo insieme alla grafica super accattivante rende il gioco davvero adatto a tutti! Crediamo molto in Dolly Crush e al suo modo di essere estremamente divertente.

Oceanhorn: in arrivo la demo su Nintendo Switch

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Sarà disponibile dal 12 ottobre.

Lo sviluppatore FDG Entertainment, tramite il proprio account Twitter, ha confermato che la demo di Oceanhorn sarà disponibile sull’eshop di Nintendo Switch a partire dal 12 ottobre.

The Evil Within 2 – Approfondimento con il game director John Jonas

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Il fascino della paura.

Proprio come il personaggio di cui vestono i panni, l’ex investigatore Sebastian Castellanos, in The Evil Within 2, i giocatori sono chiamati a vincere le proprie paure.

Il genere del survival horror rispecchia il fascino che esercita su di noi la paura o, più precisamente, il piacere che proviamo nell’essere spaventati. Come si spiega questa attrazione nei confronti della paura, dalle storie di fantasmi raccontate intorno al fuoco al fenomenale successo di giochi, libri, film e serie horror? La risposta è probabilmente composita.

La scienza ha dimostrato che la sensazione di pericolo imminente stimola gli stessi sensori collegati al piacere. È il fenomeno noto come «riflesso combatti o fuggi». In entrambe le situazioni, le pupille si dilatano, le mani sono sudaticce e nel corpo vengono rilasciate dopamina e adrenalina. L’horror sfrutta questa ambiguità, combinando le due sensazioni in modo che paura e piacere diventino una cosa sola.

Da un punto di vista psicologico, leggere una storia horror, guardare una serie TV horror o giocare a un gioco horror nella comodità della nostra quotidianità ci consente di superare le nostre paure interiori senza esporci a pericoli reali. Acquistiamo maggior fiducia in noi stessi e sentiamo di avere il controllo delle nostre emozioni.

Ma la paura è anche un costrutto sociale. Il genere horror consente di dare espressione alle paure esistenziali della società semplificandole e concretizzandole attraverso simbolismi mostruosi. Ascoltare, raccontare o leggere una storia dell’orrore rappresentano un rito di passaggio: ci consentono di comprendere emotivamente delle cose che potrebbero essere troppo difficili da spiegare a parole.

LA PAURA NEI VIDEOGIOCHI (parla John Jonas, Game Director)

Qual è stato il tuo primo incontro con la paura?

Ricordo che da piccolo uno dei miei amici mi fece vedere L’esorcista a un’età a cui probabilmente non avrei dovuto vederlo. Mi spaventò a morte, ma da lì nacque anche il mio interesse per il genere horror. Provavo emozioni che mi facevano battere il cuore in gola.

Crescendo, mi sono appassionato ai videogiochi del genere survival horror e l’unico posto in cui a casa mi era permesso di giocare era sul televisore del seminterrato, che era freddo e buio. Questo e il fatto che crescendo ho sviluppato una formidabile paura del buio sono il motivo per cui mi vengono ancora i brividi se penso a quando giocavo al primo Resident Evil o a Silent Hill.

Da ragazzo avrei fatto l’esatto opposto di qualsiasi protagonista di un survival horror… sarei scappato via! Ora, da adulto, capisco che bisogna affrontare e superare le proprie paure. Sai cos’è veramente spaventoso? Lavorare per Shinji Mikami, l’inventore del survival horror!

Come spieghi l’ossessione nei tuoi giochi per le deformazioni della carne, particolarmente evidenti nella serie The Evil Within?

L’essenza dei giochi della serie The Evil Within finora sta nel fatto che si tratta di mondi creati dalla mente, che possono essere manipolati da chi li abita. Mi sono accorto che la manipolazione della carne e le immagini dei corpi fanno presa anche sulla maggior parte dei giocatori. Nonostante le deformazioni, è possibile riconoscere un nucleo di umanità, è possibile identificare quegli esseri come umani, anche se l’aspetto esteriore fa sorgere dei dubbi al riguardo. Quando vediamo un oggetto deforme, qualsiasi esso sia, per poterlo comprendere meglio la nostra mente è spinta a immaginarne la versione normale. Per questo, a volte, contemplando la deformità (della carne, in questo caso) l’osservatore può spingersi in angoli bui della propria mente popolati da presenze inquietanti.

Ma forse detta così è troppo complicata… In parole povere: la deformità fa paura!!!

Come ti spieghi l’amore per la paura nell’intrattenimento?

Provare paura mentre si usufruisce di un prodotto d’intrattenimento ci consente di provare sensazioni estreme senza rischiare nulla. Probabilmente è questo il motivo per cui è così facile apprezzare dei buoni film horror. Ci si può rilassare sapendo che alla fine non siamo uno dei protagonisti della storia. I giochi con elementi horror fanno un ulteriore passo in avanti, perché in qualche modo consentono al giocatore di sperimentare un po’ più da vicino i rischi derivanti da una situazione spaventosa, in quanto è lui ad avere il controllo dei protagonisti.

SPELUNKER PARTY, la demo è disponibile su Nintendo eShop

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Nella demo gratuita sarà possibile giocare da soli o in co-op

Square Enix Ltd. ha annunciato oggi che la demo di SPELUNKER PARTY!, l’ultima avventura platform della serie Spelunker, è ora disponibile su Nintendo eShop per Nintendo Switch.

Nella demo i giocatori potranno divertirsi con un’anteprima della fantastica esperienza che li attende su SPELUNKER PARTY!, in uscita a fine mese. Nella demo sarà possibile giocare da soli o insieme agli amici in modalità co-op offline e divertirsi con vari livelli e un’anteprima delle avventure disponibili nel gioco completo.

SPELUNKER PARTY! sarà disponibile in formato digitale su Nintendo eShop per Nintendo Switch e su STEAM dal 19 ottobre 2017.

FIFA 18 – guida ai match e su come diventare i migliori in FUT

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Uno due, passaggi veloci e tanto tanto allenamento!

Dopo la nostra guida sulla modalità FUT e su come eseguire tutte le finte nel nuovo capitolo targato Electronic Arts, abbiamo deciso di realizzare un’ulteriore piccola guida su come diventare maestri di FIFA 18 ed in particolare di FUT.

Una premessa è però necessaria. Il gameplay quest’anno non è stato stravolto ma rispetto al capitolo 17, ci sono alcuni piccoli ma importanti cambiamenti. Innanzitutto partiamo con il dirvi che l’IA avversaria è stata affinata e resa più “umana”, infatti la CPU si comporterà come un giocatore in carne e ossa o quasi. Costruirà azioni di gioco varie e ragionate, se in vantaggio, tenderà a mettersi in difensiva chiudendo ogni linea di passaggio. Potrà anche compiere errori ed è qui che dovremo essere rapidi ed approfittarne. Dimenticate un possesso asfisiante che non vi farà recuperare più la palla, ora i match in locale sono finalmente giocabili.

Per approcciarli al meglio sarà necessario un minimo di preparazione, soprattutto se giocate a FUT e alla nuova modalità Squad Battles, dove ogni squadra avversaria, oltre ad avere spesso giocatori sopra la media, adotterà anche precisi schemi e tattiche personalizzate. Quindi, non guardate soltanto l’overall della squadra ma in particolar modo muovendo la levetta analogica destra verso l’alto, nella schermata di selezione avversario, controllate quale tattica viene utilizzata e adattatevi di conseguenza. Tiki Taka, Dribbling o attacco equilibrato porteranno la CPU a imbastire azioni sempre diverse. Utilizzate giocatori consoni e schemi ragionati. Non incaponitevi ad utilizzare sempre il classico 4 3 3 che potrebbe lasciarvi scoperti in più di una occasione.

Utilizzate il menù apposito per preparare la gara, decidete se approcciare il match più sulla difensiva che sull’offensiva e cercate di non essere frettolosi. Variate spesso la tipologia di passaggio, in quanto la CPU difficilmente si farà superare più di una volta dalla medesima giocata. Il nostro consiglio è quello di giocare molto la palla a centrocampo, passaggi veloci, possibilmente di prima in modo tale da aprire qualche spazio e lanciare l’attaccante verso la porta avversaria. Sopratutto ai livelli di gioco più alti, diciamo da leggenda in poi, la CPU sarà davvero spietata. Dovrete ragionare velocemente, muovere le giuste levette e premere i tasti al momento opportuno. Anche se vi trovate davanti alla porta a tu per tu con il portiere, non cercate di fare il gol dell’anno, non tergiversate, siate cinici, passaggio, stop, mira e tiro. Se perderete quella frazione di millesimo di secondo, il difensore di turno vi recupererà e vi garantiamo che l’intervento per fermarvi sarà degno del migliore Nesta.

Le vostre incursioni dovranno essere varie, utilizzate quindi passaggi rasoterra quando giocate la palla a centrocampo, uno due veloci in modo tale che il nostro giocatore attacchi gli spazi e cercate di ridurre al minimo i lanci lunghi. L’utilizzo dei cosiddetti lob calibrati al 99% vi farà perdere il pallone, soprattutto se la difesa avversaria ha giocatori alti e forti fisicamente. Per superarli giocate rasoterra, lanciate gli attaccanti esterni con triangolo/tasto Y (passaggio filtrante) e crossate nel mezzo. Vedrete che la difesa andrà in difficoltà regalandovi spesso un calcio d’angolo. Per sfruttare al meglio questa occasione, chiamate il secondo giocatore vicino alla bandierina, passategli la palla e crossate subito, vedrete che il vostro giocatore riuscirà a prendere la palla di testa e a colpirla in una sorta di pallonetto calibrato sul secondo palo che neanche il miglior Buffon riuscirà facilmente a prendere. Questa tattica l’ho sperimentata più volte e diciamo che almeno la metà delle volte ho fatto gol. Se volete imparare tutti i segreti del gioco, affidatevi ai tutorial e alle sfide, in tal modo riuscirete a padroneggiare al meglio i comandi e le novità di quest’anno.

Inutile dirvi che tentare di arrivare in porta scartando gli avversari come birilli, non ha molto senso e non ha molta efficacia. Verrete recuperati rapidamente e avrete quindi sprecato un’occasione potenziale. Ricordate, giocate la palla, in fondo è così che si gioca al calcio. Il consiglio vale anche per le partite online e in particolare proprio nell’ Ultimate Team, soltanto con qualche piccolo accorgimento. Rinforzate le fascie con giocatori veloci, anche se hanno una difesa non propriamente altissima. In tal modo, se il vostro avversario dovesse scapparvi via, avrete almeno una chance di recuperarlo. Purtroppo questo aspetto nelle modalità online continua ad arreccare disturbo, in quanto spessissimo anche giocatori con 73 di velocità, utilizzando l’apposita levetta analogica per allungarsi la palla, risulteranno essere infermabili. Quindi il nostro consiglio è quello di temporeggiare, evitare che l’avversario possa fare scatti boltiani ed eventualmente sfruttare i tackle. Non vi stiamo dicendo di abbattere l’avversario da dietro, ma di sfruttare a vostro favore le eventuali trattenute, inspiegabilmente meno efficaci rispetto al passato, ma sempre utili per fermare l’attacco avversario in extremis o le scivolate al momento giusto.

Non dimentica inoltre di sfruttare i comandi rapidi tramite le freccette direzionali. Scambiate gli esterni, applicate il pressing quando necessario e partite in contropiede se avete l’occasione giusta. Ricordate di utilizzare anche le sostituzioni dinamiche tramite il tasto R2 soprattutto per cambiare i centrocampisti. Tutto passa da loro e se sono stanchi, tutta la squadrà ne risentirà. Se vi serve qualche piccolo consiglio tattico, personalmente preferisco utilizzare una punta centrale fisica, in quanto riesce a proteggere meglio la palla e ha più possibilità di fare a sportellate con i difensori avversari rispetto a giocatori più veloci, ad esempio Gomez, ma fisicamente inferiori. Ali veloci sulle fasce, sia come AS/ES, AD/ED e sia come TS e TD. Inutile mettere un giocatore con 83 di difesa e scarso 70 di velocità. Utilizzate sempre DC alti e con una velocità accettabile, minimo 65. A centrocampo invece, come CDC o comunque centrocampista difensivo prediligete sempre un giocatore fisico, con una buona difesa e una buona velocità, anche se tecnicamente non è eccelso. Mentre gli altri centrocampisti, meglio sceglierli in base alla tecnica, in tal modo sarà più facile costruire gioco e finalizzare l’azione.

Per quanto riguarda la rosa che utilizzerete, ricordate di avere sempre un sostituto per ruolo in modo tale da avere cambi sempre freschi e risparmiare sulle costose forme fisiche.

Credo che sia tutto, i consigli valgono anche per le altre modalità offline (carriera ad esempio) e online (divisioni).

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