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EA SPORTS acquisisce TRACAB Technologies

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Electronic Arts ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di TRACAB Technologies, leader in soluzioni avanzate di tracking ottico e analisi nell’ambito sportivo.

Con il loro ingresso in EA SPORTS, l’obiettivo è di utilizzare al meglio la tecnologia e i team di TRACAB in sinergia con l’AI avanzata, il machine learning e i dati sportivi in tempo reale per migliorare il modo in cui vengono create animazioni realistiche ed azioni del mondo reale.

Nel futuro TRACAB supporterà l’obiettivo di EA di andare oltre i giochi e la vision riguardo l’app EA SPORTS di farla diventare la principale piattaforma sportiva interattiva al mondo.

L’acquisizione dovrebbe concludersi nel primo trimestre fiscale del 2026 di EA.

Tutti i dettagli possono essere consultati al link ufficiale.

Ulteriori dettagli riguardo l’acquisizione possono essere trovati nel blog a questo link.

Recensione Kingdom Come: Deliverance 2, un GdR di proporzioni epiche

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A distanza di quasi sette anni dal lancio del “travagliato” Kingdom Come: Deliverance, Warhorse Studios, torna con il successore: Kingdom Come: Deliverance 2. Non dissimilmente dal primo capitolo, lo sviluppo non è stato propriamente semplicissimo – si è rivelato piuttosto difficile a causa della necessità di mantenere un equilibrio tra accuratezza storica e nuove meccaniche di gioco. Una fase chiave dello sviluppo è stata l’espansione del team di Warhorse Studios, che ha collaborato con l’editore Deep Silver. Sono state introdotte risorse e specialisti aggiuntivi per garantire un elevato livello di qualità. Gli sceneggiatori hanno studiato attivamente documenti storici e cronache per preservare il realismo che i fan della prima iterazione hanno amato così tanto. È stata prestata particolare attenzione a dettagli come la situazione politica, le caratteristiche culturali e la vita quotidiana dell’Europa nel XIV secolo. Una fase importante dello sviluppo è stata l’introduzione del feedback della community. Gli sviluppatori hanno preso in considerazione molte richieste dei giocatori, tra cui il miglioramento al sistema di combattimento, l’aggiunta di più missioni e l’espansione del mondo aperto. Ciò ha permesso allo studio di adattare il progetto alle aspettative del pubblico senza perdere la sua unicità. Tuttavia, a causa della pandemia da COVID-19, il processo di sviluppo ha subito alcuni ritardi, che hanno influenzato la data di lancio. Il gioco inizialmente doveva essere pubblicato per console e PC entro la fine del 2024 e – invece – è stato dapprima rinviato al 11 febbraio 2025 per poi essere anticipato al 4 febbraio 2025. Il titolo del 2018, al netto di diverse imperfezioni (risolte nel corso del tempo a suon di patch correttive), ci ha piacevolmente sorpreso; chi vi scrive lo aveva definito: “Potenzialmente, Kingdom Come: Deliverance può ambire al posto di miglior RPG del 2018 per quanto ci riguarda. La ricchezza che ci ha offerto il titolo di Warhorse Studios non la vedevamo da tanto tempo in una produzione di questo tipo. Non fatevi ingannare dall’aspetto simil The Witcher 3: abbiamo richiamato i CD Project Red per i dovuti confronti, ma l’opera storica di Warhorse Studios ha un carisma tutto suo. Quello di un titolo Europeo, che abbandona il fantasy per concedersi il lusso del realismo storico.“

Dopo esserci calati completamente nel sequel e averlo giocato per tantissime ore, possiamo anticiparvi che sebbene sembri piuttosto simile a Kingdom Come: Deliverance, è molto più rifinito del gioco originale, con un sistema di combattimento modificato e decisamente più intuitivo e funzionale, sistemi profondi e diversificati che fanno in modo che un determinato stile di gioco impatti ancora di più sullo stesso, alcuni scenari davvero spacca mascella e (quasi) nessun bug o glitch durante le missioni (il che in un prodotto così vasto non è da poco). Tuttavia, è ancora caratterizzato da un ritmo lento e compassato (soprattutto nelle prime 7/8 ore di gioco) e – in determinate situazioni – tediosamente realistico e pesante. Una pesantezza che poi capirete e intenderete nel senso buono del termine che vi farà sentire quello che dovete fare e come lo dovete fare, proprio come si faceva nel medioevo. Stavolta però lo scudiero (Henry) è un po’ più esperto; ora è un cavaliere – seppur fin troppo scanzonato – in addestramento … che superato lo scalino iniziale, vi garantiamo vi farà vivere una epica avventura!

Kingdom Come: Deliverance 2 sarà disponibile per PC (via Steam), PlayStation 5 e Xbox Series il 4 Febbraio 2025.


Versione testata: PC (Steam)


Storia

L’apertura di Kingdom Come: Deliverance 2 è a dir poco roboante e segue un assedio al castello mentre si è intenti a combattere al fianco di Sir Hans Capon. Quando le cose cominciano a precipitare, veniamo rimandati indietro nel tempo di diverse settimane all’arrivo di Henry e Hans nella regione, chiedendoci come questo inizio apparentemente pacifico vada a culminare nella battaglia a venire. L’incipit, da soltanto un piccolo assaggio di ciò che il futuro ha in serbo per il nostro protagonista, Henry di Skalika. Conosciuto dal gioco precedente, Henry è ancora una volta il protagonista principale, il figlio di un fabbro che ha perso i genitori quando il suo villaggio natale, Skalitz, è stato saccheggiato dalle forze di Sigismondo. Questa volta, si reca al castello di Trosky con Sir Hans Capon come sua guardia del corpo per cercare alleati contro Sigismondo. Purtroppo, a seguito di una decisione nefasta e disgraziata, si ritrova – suo malgrado – in un villaggio (Troskowitz) privo (o meglio ancora, spogliato) delle sue vesti pregiate, equipaggiamento, denaro e soprattutto di esperienza e abilità. A differenza di giochi che vi fanno indossare i panni di un soldato esperto ma in qualche modo privo delle sue migliori abilità, non spiegando davvero il perché, in KCD2, niente è lasciato al caso. Il modo in cui inizia la storia di Kingdom Come: Deliverance 2 giustifica il motivo per cui Henry non è abile come dovrebbe, e finisce per avere senso insieme a come funziona la progressione.

Il vostro percorso dipende da voi

Non approfondiremo il plot narrativo per evitare annosi spoiler, ma vi basta sapere che ci ha tenuti incollati allo schermo attraverso il suo intricato sviluppo. Kingdom Come Deliverance 2 è un calderone ricchissimo, pieno di contenuti secondari coinvolgenti, attività più piccole che richiedono attenzione e missioni secondarie (che non rappresentano soltanto una continuazione della storia di Henry, ma che mettono in risalto anche eventi storici chiave dell’epoca) che si intrecciano alla storia principale in modo che il giocatore non si senta ricompensato esclusivamente a mezzo di beni materiali, ma anche attraverso una sorta di ricompensa narrativa. Una narrativa che rispetta le decisioni del giocatore e sul come intenda approcciarsi alla stessa. Vi piace derubare la gente? Ubriacarvi e fare a pugni con persone a caso per strada? Kingdom Come Deliverance 2 promuove percorsi di progressione unici per attaccabrighe, ladri e ubriachi. Il tutto mentre la gente della Boemia nota le vostre azioni, borbottando tra di loro, e portando a conseguenze durature e di impatto. Siamo rimasti sbalorditi su come diversi stili di abbigliamento – ad esempio – possano influenzare il carisma del protagonista o ancora, se non vi fermerete un attimo per lavarvi al tinello, puzzerete o ancora, i vestiti insudiciati rimarranno sporchi come una specie di debuff permanente.

Gameplay

Una delle prime cose che abbiamo notato è stato il miglioramento del combat system; nel primo gioco, si hanno a disposizione cinque input direzionali per eseguire un attacco, così come un fendente centrale, richiedendo di avere un certo tempismo per eseguire combo e parate e superare in astuzia i nemici. L’idea era quella di renderlo altrettanto fedele alla realtà, ma ne è uscito fuori un meccanismo piuttosto ostico da assimilare, complice anche la non sempre precisa responsività dei comandi prescelti. In Kingdom Come Deliverance 2, il sistema è leggermente più semplificato, dinamico e immediato; ma ciò non va assolutamente a scapito della complessità, ma bensì più a vantaggio del divertimento e dell’immersività dell’azione. Avete sempre cinque input direzionali di sinistra, destra e in alto, con l’indicatore in basso adibito al fendente centrale. Rimane intatto e invariato il controllo nel corso del “duello”, così come la tensione nell’affrontare l’avversario, ma sta anche a significare che ora è più semplice passare (con una fluidità incredibile) – da una direzione all’altra – durante l’attacco e contrattaccare più prontamente quando a schermo apparirà uno scudo di colore verde. In quest’ultima circostanza, è possibile effettuare quello che comunemente viene indicato come parrying; il che – con il giusto tempismo – “romperà” brevemente le difese del nemico di turno permettendovi di “rispondere” all’attacco. Naturalmente, non è possibile infliggere colpi concatenati sperando che il nemico semplicemente capitomboli. Tutto va ragionato, tutto va studiato (perché la stamina si riduce abbastanza velocemente) e (in caso le cose dovessero mettersi male), allontanarsi per un attimo non è affatto sbagliato. Ha senso che Henry – divenuto più esperto rispetto all’iterazione originale – si senta più a suo agio nel combattimento in generale – il che, come anticipato, si traduce (per il giocatore) in un maggiore divertimento grazie a queste sottili ma brillanti modifiche. Imparare combo e altre tecniche completando le missioni secondarie (Addestramento Combattimento I e Addestramento Combattimento II) è importantissimo per approcciarsi al meglio agli scontri. Altresì, il livello di resistenza è essenziale; se lo si esaurisce il blocco/parata non sarà efficiente e Henry subirà danni maggiori (la stessa logica è applicata agli avversari).

Ci è piaciuto molto anche il sistema di progressione. Quasi tutto ciò che farete nel gioco avrà un impatto sulla reputazione e sulle abilità. Nel corso dell’avventura sarà possibile ottenere punti talento da usare per migliorare attributi, abilità e Arte bellica. Ci sono un sacco di abilità individuali che vale la pena approfondire (e che si vanno a dipanare nel nutrito albero delle abilità del nostro Henry) e sembra che si possa davvero fare in modo che Henry rappresenti il personaggio che desiderate. Per migliorare il personaggio è consigliabile completare 2-3 missioni secondarie su ciascuna mappa per sperimentare il mondo aperto e acquisire più esperienza prima di seguire le missioni principali. Per quanto riguarda la reputazione, invece, se verrete scoperti a rubare o ad entrare nelle case (anche aprire una porta chiusa può fare insospettire gli NPC), la gente vi etichetterà (e vi tratterà) come un ladro e agirà di conseguenza (denunciandovi alle guardie o affrontandovi direttamente), sia se effettivamente avete fatto qualcosa (magari vi siete cimentati nello scassinamento a mezzo dei grimaldelli) e sia quando non avete effettivamente commesso dei crimini. Anche se non verrete beccati, scopriranno che eravate in città e se qualcosa dovesse essere stato trafugato dedurranno che siete stati voi, e guadagnerete (senza necessariamente passare del tempo in una cella di prigione) reputazione come ladro. Perdere questa reputazione è incredibilmente costoso, richiedendovi di svuotare il portafoglio (pagando un’indulgenza) o di intraprendere una missione di buona volontà (un peregrinaggio imposto da un prete) che richiede molto tempo o di accettare la gogna e la relativa umiliazione pubblica (il che incrinerà temporaneamente i vostri rapporti con la gente). Altresì è possibile comportarsi onestamente, magari aiutando qualcuno in difficoltà. Le voci girano rapidamente e tutti in zona sapranno come vi siete comportarti. In realtà, molto può essere gestito a mezzo della dialettica. Nello specifico, è possibile “provare” ad evitare un “assalto corpo a corpo” magari facendo forza sul carisma (che sfrutta il nostro aspetto da nobile e la reputazione) oppure sulla possenza (passando pe un eroe protettore dei più deboli) o ancora sull’intimidazione (quando la diplomazia fallisce) fino ad arrivare alla coercizione e alla dominanza. Tutti modi che di base hanno la persuasione e che verrà influenzata dagli attributi citati e dalle abilità possedute. Si tratta di un sistema che va a determinare il pensiero degli altri (che ci circondano) verso di noi. Proprio come nella vita reale, insomma, permettendoci di interagirne con gli le persone nel modo che più ci aggrada e facendo si che il gioco risulti essere estremamente coinvolgente (quasi come se ci trovassimo noi – carne e ossa – nei luoghi visitati da Henry).

Sono così tanti gli stili di gioco non solo possibili ma chiaramente presi in considerazione dagli sviluppatori. Volete essere un Soldato, allora c’è un ricco e stratificato sistema fra combo, armature e armi che eccellono contro diversi tipi di nemici. Desiderate un approccio più furtivo? Potete benissimo farlo come Sentinella nascondendovi nell’ombra (o nella foresta), compiendo missioni senza fare rumore e furtivamente, in modo che non vi scoprano e perché no, cacciando selvaggina e raccogliendo erbe per creare veleni e altri reagenti. Non volete combattere? Indossate un bel vestito e date sfoggio della vostra parlantina (puntando a risolvere i problemi con intelligenza, eloquenza e empatia) in qualità di Consigliere. Oppure, ubriacatevi tutti i giorni e giocate a dadi. Più berrete e più andrete a dimezzare i danni da caduta che subirete quando siete ubriachi. Semplicemente geniale!

Il sistema di inventario (e il menu in generale) – invece – ci ha inizialmente confusi, complice la sua ricchezza e stratificazione; ma – piano piano – siamo riusciti a destreggiarci (grazie anche ai tanti tutorial presenti e rivisitabili) attraverso di esso. È facile vedere quali pezzi di armatura influenzano il protagonista in termini di vistosità, rumore prodotto e quanto l’armatura protegga il giocatore (verificando la copertura della testa, di aver indossato il gambesone sotto la corazza, quello strato morbido che separa il corpo dal freddo metallo, la calzabranca sotto la difesa delle gambe e le scarpe sotto gli speroni). Ci sono un bel po’ di slot, con diversi di questi sbloccabili, dedicati all’equipaggiamento, quindi avrete un ottimo motivo per dedicarvici e plasmare ancor di più Henry a vostro piacimento. Anche i minigiochi, come creare le proprie pozioni con i banchi di Alchimia o il giocare a dadi, sono divertenti da provare. Non sono sicuramente coinvolgenti come il combattimento, ma abbiamo apprezzato sia il realismo delle meccaniche che l’immersività delle stesse (ad esempio per preparare una pozione non solo è richiesto di trovare gli ingredienti ma anche di seguire la ricetta dal relativo libro, non mixando semplicemente gli stessi per ottenere il giusto infuso ma attenzionando la temperatura del calderone, la sua altezza e la base necessaria per preparare quella ricetta nel modo giusto).

Detto questo, il mondo aperto di KCD2 è pieno di opportunità. Sin dagli inizi, sia interagendo con gli NPC e sia prestando attenzione alle conversazioni, è possibile coglierne molteplici. Come ad esempio: dove poter trovare un cavallo, come ottenere soldi e soprattutto come imparare più tecniche di combattimento. Altresì, nel peregrinare da una zona ad una altra della mappa di gioco, è necessario tenere sott’occhio i livelli di fame e di stanchezza (mangiando e riposando all’occorrenza), ma anche lo stato del proprio equipaggiamento è di fondamentale importanza. E’ vivamente consigliabile prendersi cura delle cose possedute in modo da non avere problemi durante il viaggio.

Grafica e tecnica

La grafica di Kingdom Come: Deliverance 2 è un passo in avanti significativo rispetto all’originale. Utilizzando una versione aggiornata del motore CryEngine, gli sviluppatori hanno creato un mondo incredibilmente realistico e dettagliato. Ogni villaggio, città e foresta è reso con incredibile precisione, trasmettendo l’atmosfera della Repubblica Ceca medievale. Effetti di luce come l’illuminazione globale e le ombre dinamiche forniscono un livello impressionante di immersione visiva. Texture ad alta risoluzione e modelli dei personaggi migliorati rendono il gameplay ancora più impressionante. I volti dei PNG sembrano vivi grazie ai sistemi avanzati di motion capture e all’animazione migliorata. Vestiti e armature sono progettati nei minimi dettagli, riflettendo le caratteristiche storiche dell’epoca (qualche lieve sbavatura di alcune texture, c’è). Inoltre, ogni dettaglio dell’ambiente, dalle pietre sul marciapiede al fogliame sugli alberi, presenta texture uniche che interagiscono con l’illuminazione.

Il sistema meteorologico e il cambio di stagione meritano una menzione particolare. I giocatori potranno vedere come la pioggia bagni il terreno e la neve ricopra la vegetazione. Questi elementi non solo migliorano l’estetica del gioco, ma influenzano anche il gameplay. Ad esempio, il maltempo può rendere difficile muoversi o vedere adeguatamente, aggiungendo realismo e innalzando il tasso di sfida. Gli sviluppatori non hanno dimenticato le prestazioni. Nonostante l’alto livello in termini grafici, il gioco è ottimizzato per funzionare su sistemi diversi. Per i possessori di PC di fascia alta, c’è il supporto per la risoluzione 4K e le tecnologie NVIDIA DLSS e AMD FSR, che consentono di godere del massimo dettaglio senza perdere prestazioni. Kingdom Come: Deliverance 2 è basato – come anticipato – sul CryEngine, che è stato notevolmente migliorato per soddisfare i requisiti moderni. Il motore ha permesso agli sviluppatori di implementare le loro ambiziose idee relative al mondo aperto, all’interattività e alla fisica. Una delle caratteristiche principali era la tecnologia che fornisce modelli dettagliati di oggetti senza compromettere le prestazioni. Ciò è particolarmente importante per i giochi open-world, in cui i dettagli dell’ambiente svolgono un ruolo chiave. Il sistema di luci e ombre, basato su CryEngine, consente un gioco realistico di luci e ombre, rendendo il mondo di gioco ancora più vivo. La luce reagisce ai cambiamenti in tempo reale, che si tratti del cambio dell’ora del giorno o di oggetti in movimento. Ciò crea un’atmosfera unica che era impossibile ottenere con le vecchie versioni CryEngine.

Un’altra innovazione importante è il sistema di IA migliorato che controlla i PNG. Gli abitanti del mondo di Kingdom Come: Deliverance 2 si comportano in modo naturale, seguendo i loro programmi, interagendo tra loro e reagendo alle azioni del giocatore. Ciò rende il mondo non solo vivo, ma anche credibile, il che è particolarmente importante per i giochi di ruolo di stampo storico. Inoltre, gli sviluppatori hanno implementato un nuovo sistema di fisica che consente di interagire con l’ambiente a un livello più profondo. Dal movimento dell’acqua nei corsi d’acqua alla distruzione degli oggetti, ogni dettaglio è soggetto alle leggi della fisica. Questo realismo aumenta l’immersione e consente ai giocatori di calarsi completamente nel gameplay. L’utilizzo del CryEngine aggiornato ha quindi aperto enormi opportunità per gli sviluppatori, grazie alle quali Kingdom Come: Deliverance 2 è diventato uno dei giochi a sfruttarlo al meglio.

Impostazioni minime: con le impostazioni minime Kingdom Come: Deliverance 2 offre un’illuminazione semplificata, texture ridotte ed effetti ombra limitati. Ciò consente al gioco di funzionare in modo stabile anche su sistemi base. Il dettaglio dell’ambiente e dei personaggi è mantenuto a un livello accettabile in modo da non perdere l’atmosfera del gioco.

Impostazioni massime: con le impostazioni massime, il gioco rivela tutto il suo potenziale. I dettagli completi delle texture creano un ambiente realistico: ogni elemento, come edifici, armature e armi è elaborato nei minimi dettagli. L’illuminazione migliorata aggiunge profondità alle scene, rendendo ombre e riflessi a dir poco dinamici e realistici. Gli effetti atmosferici come pioggia e nebbia rasentano la cinematografia e influenzano l’atmosfera del gameplay. Inoltre, le impostazioni massime rendono il paesaggio ricco e dettagliato, specialmente nelle ampie viste panoramiche. Gli FPS elevati sui sistemi più performanti forniscono un’esperienza fluida e immersiva. La differenza tra le impostazioni minime e massime è particolarmente evidente nelle battaglie, dove i più piccoli dettagli di armature e armi enfatizzano il realismo di ciò che sta accadendo.

Ultra: A livello Ultra il gioco raggiunge un nuovo livello di realismo visivo. I modelli dei personaggi e degli oggetti ricevono il più alto anti-aliasing possibile e texture ad alta risoluzione, che consentono di vedere i più piccoli dettagli dell’equipaggiamento e dell’ambiente. Le ombre diventano più profonde e chiare e l’illuminazione è ancora più naturale e dinamica. Gli effetti atmosferici e gli effetti speciali sono impressionanti e conferiscono al gameplay un aspetto ancora più cinematografico.

Impostazioni sperimentali: le impostazioni sperimentali sono pensate per i sistemi più produttivi. Rispetto a Ultra, qui non ci sono cambiamenti fondamentali, ma il dettaglio dei modelli e la draw distance sono aumentati: sarete in grado di discernere i dettagli sugli oggetti più distanti, che siano alberi o castelli.

La differenza tra Ultra e Sperimentale non è così marcata da cambiare radicalmente l’esperienza di gioco, quindi se il sistema riesce a gestire la modalità Ultra, il passaggio alla modalità Sperimentale sarà evidente solo osservando attentamente i dettagli da lunghe distanze. In Kingdom Come: Deliverance 2 la scelta tra DLSS, FSR e nessun upscaling dipende dalle capacità del sistema e dalle preferenze di gioco. Se la scheda grafica supporta DLSS (rilevante per i modelli NVIDIA RTX), allora questo upscaling sarà la scelta migliore. Utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale, DLSS consente di migliorare significativamente le prestazioni, fornendo al contempo un’immagine chiara e dettagliata, soprattutto nella modalità “Qualità”. Ciò rende DLSS l’opzione migliore per coloro che desiderano mantenere un equilibrio tra qualità dell’immagine e frame rate elevato.

FSR, la tecnologia di upscaling di AMD, è più versatile, in quanto è disponibile non solo per le schede grafiche AMD, ma anche per NVIDIA. Può anche aumentare significativamente gli FPS, il che è particolarmente importante per i sistemi con meno risorse. Tuttavia, la qualità dell’immagine quando si utilizza FSR può essere leggermente inferiore rispetto a DLSS, soprattutto nelle scene frenetiche, dove possono apparire artefatti e perdita di chiarezza. Tuttavia, per coloro i cui sistemi non supportano DLSS, FSR rimane una scelta degna.

Il gioco lo abbiamo testato sul nostro sistema:

CPU: AMD Ryzen 5800x
Scheda madre: MSI B450M-A PRO MAX
RAM: 16GB DDR4 Crucial Ballistix
GPU: NVIDIA GeForce RTX 3080 Ti
Case: Thermaltake Core P3 open frame
Storage: Kingston NVMe 500GB + 2 HDD da 2TB
Alimentazione: Corsair RM750
OS: Microsoft Windows 11 Pro

Il monitor è un HP OMEN 32c con pannello VA 16:9 2K QHD a 165Hz, ottenendo i seguenti risultati: Risoluzione 1920×1080, 51 -76 fps, Risoluzione 2560×1440 45 – 67 fps. Sperimentale: Risoluzione 1920×1080, 36 – 46 fps, Risoluzione 2560×1440, 24 – 41 fps. Il tutto senza superare i 58° centigradi di temperatura.

Insomma, Kingdom Come: Deliverance 2 in definitiva mostra un livello di grafica eccellente, superando significativamente lo standard dei giochi moderni. Ambienti dettagliati, illuminazione realistica e texture altamente accurate offrono un’immersione visiva sbalorditiva. Allo stesso tempo, il gioco si distingue per un’ottimizzazione eccezionale: funziona stabilmente praticamente in qualsiasi occasione, salvo rari casi di stuttering. Il CryEngine conferma ancora una volta il suo status di uno dei motori tecnologicamente più avanzati, senza mai smettere di stupire per la qualità grafica. Il passaggio a DirectX 12 migliora significativamente le prestazioni, consentendo al gioco di utilizzare le risorse in modo più efficiente. Tutto ciò rende Kingdom Come: Deliverance 2 un esempio di come la tecnologia grafica all’avanguardia e le alte prestazioni possano essere combinate con successo, stabilendo un nuovo standard per i giochi di ruolo open-world. Il gioco attualmente utilizza un sistema di protezione Denuvo, ma gli sviluppatori hanno confermato che verrà disattivato al lancio della versione finale. Ciò sta a significare che la build definitiva girerà ancora più velocemente.

Anche le musiche rendono l’avventura piena aumentando ancora di più quel senso di trovarsi lì nel medioevo.

Commento finale

Kingdom Come: Deliverance 2, è una vera e propria meraviglia. Fra realismo e accuratezza storica, senza disdegnare scanzonatezza e irriverenza, vi immergerete in un RPG open-world incredibile, vivo e coinvolgente (proprio come se vi trovaste lì, dritti nel medioevo), maggiormente rifinito rispetto all’originale del 2018, con un sistema di combattimento modificato e decisamente più intuitivo e funzionale, sistemi profondi e diversificati che incentivano ancora di più a ricercare un determinato stile di gioco, scenari davvero spacca mascella e (quasi) nessun bug o glitch durante le missioni (il che in un prodotto così vasto non è da poco). Tuttavia, è ancora caratterizzato da un ritmo lento e compassato (soprattutto nelle prime 7/8 ore di gioco) e – in determinate situazioni – tediosamente realistico e pesante (d’altra parte, questo è stato esattamente ciò che ha attirato milioni di giocatori a cimentarsi nel primo capitolo e siamo sicuri ne attirerà altrettanti in questo seguito). Una pesantezza che poi capirete e intenderete nel senso buono del termine che vi farà sentire quello che dovete fare e come lo dovete fare, proprio come si faceva nel medioevo, facendovi vivere una epica avventura. Kingdom Come: Deliverance 2 è un gioco unico che – sebbene potrebbe non essere attrattivo per tanti – delizierà i fan più accaniti dei giochi di ruolo open world.

Recensione Big Helmet Heroes, gioviali mazzate secondo il codice cavalleresco

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C’è una sottile e serafica gioia nel cimentarsi, di tanto in tanto, in titoli come Big Helmet Heroes. Produzioni indipendenti sviluppate da team di giovani vonterosi, in questo caso di Montpellier, la cui aspirazione è regalare del puro e semplice divertimento. C’è un che di nobile in questo obiettivo, a nostro avviso. Perché spesso si trascura, sull’altare di una sognante ambizione, quello che i videogiochi dovrebbero di base sempre garantire: intrattenimento. E si finisce con l’inseguire desideri che magari si riesce a realizzare, “dimenticandosi” o addirittura sacrificando ciò che rende un titolo indimenticabile da giocare e non solo da vivere.

In un’ottica di questo tipo, Big Helmet Heroes rappresenta il primo vero esordio nel panorama videoludico maggiore per Exalted Studio. Prima di esso, l’IP era stata lanciata infatti con un titolo mobile multiplayer PvP, riscuotendo un successo tale da motivare gli sviluppatori a tentare il grande salto verso palcoscenici più impegnativi. Un passo compiuto con l’impavido coraggio e lo spirito leggero che contraddistingue i buffi cavalieri protagonisti di questo beat’em’up a scorrimento.

Big Helmet Heroes sarà disponibile dal 6 Febbraio per PC (via Steam), PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch.


Versione testata: PlayStation 5


L’onore del cavaliere

Capirete che Big Helmet Heroes non ha alcuna intenzione di prendersi sul serio fin dai primi minuti di gameplay.

Nei panni di un coraggioso cavaliere alle prese con i rudimenti delle abilità combattive, parteciperete ad un festoso torneo medievale per allietare la vostra regina. Peccato però che l’evento verrà interrotto da un mostro alato, agguantando la sovrana e portandola via. Toccherà al piccolo eroe e ad un manipolo di improbabili guerrieri intraprendere un viaggio pericoloso e rocambolesco, dove salvare la guida del regno sarà solo l’inizio.

Dune di sabbia al chiaro di luna? Piramidi. Si e si.

La sceneggiatura alla base della produzione Exalted Studio è estremamente semplice e fornisce il classico espediente del rapimento per mettere in moto un’avventura dai risvolti imprevedibili. La storia viene narrata attraverso segmenti di gameplay e brevi cutscene animate che replicano l’umoristico design di Big Helmet Heroes. Ciò che salta subito all’occhio non è infatti la scrittura in senso stretto bensì il concept design del titolo e come esso permea ogni sua sfaccettatura.

Minuti personaggi super deformed, tanto tosti quanto adorabili, che si muovono all’interno di imprevedibili ambientazioni, coloratissime e ricche di dettagli. Il minimo comune multiplo è l’ironia che avvolge e da lustro alla produzione. I cavalieri sanno essere determinati ma altrettanto goffi, i nemici sapranno incutere timore e al contempo strappare una risata. Nel corso dell’avventura, si susseguiranno scenari non esclusivamente tratti dall’immaginario cavalleresco ma anche paesaggi nelle notti d’oriente e bucoliche campagne inglesi, talvolta con escursioni che si faranno beffe della continuità spaziotemporale. Di punto in bianco, ecco dunque una spiaggia da villeggiatura estiva, una taverna munita di piste da bowling e molto altro. Il tutto graziato da un ottimo accompagnamento musicale a tema.

A voler essere fiscali, possiamo sottolineare come la direzione artistica non sia in senso stretto assai originale. Inevitabile è infatti un facile paragone con Castle Crashers, iconica avventura arcade del 2008. Quella che può essere una probabile fonte di ispirazione va altresì in collisione con alcune sezioni meno ispirate di altre (per dirne una, il campo di balle di fieno del primo livello), per uno sguardo di insieme che tende ad essere un pochino altalenante.

Big Helmet Heroes inizia in salita non mostrando subito le sue migliori qualità.

Spade, martelli e… mattarelli

Il fulcro ludico di Big Helmet Heroes è sostanzialmente quello di un picchiaduro a scorrimento, con qualche idea intrigante.

Di base, l’esperienza generale è quella tipica del genere di riferimento. Sarà necessario attraversare livelli, facendo fronte alle ondate di nemici sul vostro cammino, destreggiandosi tra opzioni offensive e difensive fino allo scontro con il boss di fine livello di turno. Tuttavia, non mancano aspetti peculiari. Anzitutto, il giocatore può scegliere fino a due personaggi da poter scambiare in tempo reale durante i combattimenti. Il numero può addirittura salire in caso, nel corso dell’esplorazione, troverete altri personaggi imprigionati che, una volta liberati, si uniranno alle vostre fila. Non solo questo consente di poter provare e divertirsi con praticamente tutte le opzioni del ricco (e folle) roster del titolo, ma consente altresì di introdurre più tatticità agli scontri.

Alcune armi potrebbero essere meno efficaci della vostra dotazione base.

I personaggi si inscrivono infatti idealmente in quattro macro categorie: Guerriero, Bruto, Furfante e Monaco. Ciascuna di esse ha specifiche dotazioni di armi ed abilità che li rendono adatti a circostanze peculiari. Il Guerriero è il classico tuttofare, equipaggiato con spada e scudo per un ottimo bilanciamento. Il Bruto, come facile intuire, può contare su armi possenti a due mani capaci di falciare gli avversari, ma sconta una velocità ridotta. Il Furfante è più debole fisicamente ma compensa con furtività e velocità grazie a combo rapidissime. Il Monaco è l’opzione che richiede più pratica, vista la sua imprevedibilità nella fluenza dei movimenti capaci di confondere i nemici.

La possibilità di scegliere più personaggi consente così di equilibrarsi di fronte alle sfide che vi troverete davanti. Esse infatti non saranno poche. Da fasi in cui dovrete uscir vivi da un labirinto previo improvviso cambio di inquadratura a test di sopravvivenza contro vere e proprie mandrie di avversari, Big Helmet Heroes rende varia l’esperienza non sedendosi mai sugli allori. Proprio per questo motivo, dovrete sempre tenere d’occhio altresì gli oggetti presenti nei livelli, che vi daranno aiuti fondamentali per vincere le vostre battaglie. Da bastoni e zappe passando per scettri magici a schiacciamosche elettrificati, da martelli giocatollo e spade incagliate nella roccia (letteralmente) ad ortaggi andati a male, la varietà non manca e le risate tanto meno.

Occorre sempre prestare attenzione ai boss.

Two is megl che uan

Scegliere due personaggi non implica solo avere più opzioni strategiche offensive, ma altresì introduce la necessità di gestire le proprie risorse.

Infatti, quando uno dei personaggi sarà “in panchina”, esso potrà beneficiare delle cure legate al buon andamento delle combo del combattente “titolare”. Big Helmet Heroes spinge dunque i giocatori a dare il meglio di loro stessi, padroneggiando il sistema di combattimento come risorsa di attacco ma anche come fonte di cura indiretta. Un equilibrio molto piacevole, soprattutto perché il titolo appare ben bilanciato sotto il versante della difficoltà. Lungi dal proporre un’esperienza troppo semplice o eccessivamente frustrante, il titolo Exalted Studio ci ha messo di fronte ad una sfida equilibrata in grado di impegnarci e, occasionalmente, punirci per una eccessiva leziosità.

Accumulare combo permette di curare i personaggi non giocanti.

Da buon picchiaduro a scorrimento, Big Helmet Heroes non dimentica altresì che il divertimento si amplifica laddove condiviso con un amico. Il titolo offre così una piacevolissima modalità cooperativa locale. Si apre così la possibilità di affrontare i livelli in coppia, pianificando le mosse successive (e le scelte dei personaggi) e godendosi la frenesia della battaglia. Peccato per l’assenza di un’opzione multigiocatore online che avrebbe probabilmente aiutato il titolo verso il grande pubblico.

Un’esperienza godibile a tutto tondo, in cui tuttavia emerge una non ottimale calibrazione dei diversi personaggi giocabili. Il gran numero di alternative presenti tende a perdere rilevanza quando si percepisce che alcuni personaggi sono molto più performanti di altri. Inoltre, il rimando ai quattro archetipi principali finisce con il rendere molti personaggi sostanzialmente delle skin alternative in cui la principale differenza è nella mossa speciale individuale. Un compromesso inevitabile che fortunatamente non pregiudica l’esperienza complessiva.

Commento finale

Big Helmet Heroes è un beat’em’up a scorrimento che fa della rappresentazione ironica dell’immaginario cavalleresco il suo punto forte. Ma soprattutto, al di là della cifra evidentemente umoristica della produzione, Exalted Studio realizza un titolo genuinamente divertente, capace di far sorridere grazie ai suoi simpatici protagonisti alle prese con frizzanti combattimenti corpo a corpo. Certamente, non si tratta del titolo del mese e non rientra nelle sue ambizioni esserlo. Ciò non toglie che se volete trascorrere qualche ora in allegria, magari con un amico sullo stesso divano, questo è un titolo da tenere in debita considerazione.

Sleeping Dogs, il riadattamento potrebbe essere già in lavorazione

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La scorsa settimana la star dell’universo Marvel, Simu Liu ha suscitato scalpore tra i fan di Sleeping Dogs. L’attore ha infatti pubblicato un post su X in cui ha rivelato di star lavorando con i creatori dell’amato videogame per poterlo portare sui grandi schermi. 

È venuto fuori che il processo è già ben più avviato di quanto l’attore abbia fatto intendere. Una fonte vicina al progetto ha rivelato che il film di Sleeping Dogs è, in effetti, già in lavorazione e sembra che Simu Liu (Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli) ne sarà sia il produttore che l’attore protagonista, nel ruolo di Wei Shen. 

Sleeping Dogs è stato pubblicato per la prima volta nel 2012 per PlayStation 3, Xbox 360, e PC. Racconta la storia del detective Wei Shen e della sua infiltrazione in una delle più famose organizzazioni criminali di Hong Kong. Il videogame, alla sua uscita, non ha soddisfatto le aspettative di vendita che Square Enix (il produttore) aveva prefissato, è però molto amato dai fan, che non hanno mai smesso di sperare in un sequel. 

L’adattamento originale era stato annunciato nel 2017 e si prevedeva che il volto protagonista sarebbe stato quello di Donnie Yen. Ma le riprese si fermarono solo un anno dopo, e l’attore protagonista stesso dichiarò che il film era stato scartato. 

“Ho passato molto tempo e lavorato tanto con questi produttori, ho addirittura investito un po’ del mio denaro nelle bozze del film e nei diritti d’autore” ha dichiarato Yen.

“Ho aspettato per anni. Anni. E voglio veramente farla questa cosa. Ho tutta una serie di progetti in testa e sfortunatamente…Non so, sapete come funziona Hollywood, no? Ho dedicato a questo progetto molti, molti anni. È stata una gran sfortuna. Vorrà dire che mi concentrerò su progetti migliori.”

Quando Liu ha dichiarato di star lavorando per portare a realtà la trasposizione cinematografica di Sleeping Dogs, quindi, ha suscitato un certo stupore nei fan. Liu stesso ha continuato con una seconda dichiarazione che non ha fatto che buttare benzina sul fuoco, rivelando la sua intenzione di produrre anche un sequel di Sleeping Dogs.

“Sono molto pochi i progetti cinematografici che riescono ad uscire dalla fase progettuale e a diventare delle vere e proprie produzioni”, ha detto. “Sottoporre il progetto a produttori esecutivi che non capiscono il videogame è stato stancante. Il grande amore che i fan hanno per Sleeping Dogs, però, ci ha riportati alla vita!”

“Prima il film, poi il sequel del videogame … è sempre stato questo il sogno.”

Story Kitchen (Sonic, Tomb Rider) è a capo del progetto insieme a Square Enix, che ne detiene i diritti. 

L’anno scorso, Story Kitchen ha annunciato l’adattamento cinematografico di Giusta Causa, sempre di Square Enix, diretto da Angel Manuel (Blue Beetle). Anche il progetto di Sleeping Dog, sembra avere tra le sue fila dei grandi nomi, sia per quanto riguarda la regia che la stesura. Non abbiamo ancora, però, né una data d’uscita, né di inizio produzione. 

Il film rappresenta una resurrezione non indifferente per Sleeping Dogs, il cui sequel è stato cancellato nel 2013 prima ancora dell’inizio della produzione. Anche lo sviluppatore originale del gioco, United Front Games, ha poi chiuso i battenti solo tre anni dopo. Ora, a distanza di più di dieci anni, Sleeping Dogs potrebbe finalmente tornare sotto le luci della ribalta e – se tutto dovesse andare per il verso giusto – ad ottenere il successo che merita. 

Microsoft porta Fable e Starfield su PlayStation 5: nuovi rumor

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Negli ultimi giorni, il dibattito sui giochi Xbox in arrivo su PlayStation 5 si è intensificato, e le indiscrezioni non accennano a fermarsi. Dopo le voci su  Gears of War Collection, ora emergono nuovi rumor che coinvolgono due titoli simbolo dell’ecosistema Microsoft: Fable e Starfield.

Un cambiamento epocale per le esclusive Xbox?

Le nuove indiscrezioni suggeriscono che Microsoft stia valutando l’arrivo di Fable e Starfield su PS5. Queste voci, per il momento non confermate ufficialmente, alimentano il crescente dibattito sulla strategia di Xbox, sempre più orientata a portare le proprie esclusive su piattaforme concorrenti.

Starfield, uscito nel 2023 su Xbox Series X|S e PC, è stato uno dei titoli di punta di Bethesda, mentre il nuovo Fable, ancora in sviluppo presso Playground Games, è tra i giochi più attesi dell’ecosistema Microsoft. Se queste indiscrezioni dovessero rivelarsi fondate, il lancio su PlayStation 5 segnerebbe un cambio di rotta significativo nella strategia del colosso di Redmond.

La strategia multi-piattaforma di Microsoft prende forma

Il recente annuncio di Forza Horizon 5 su PlayStation 5 sembra aver aperto un nuovo capitolo nella strategia di Xbox. Se queste voci venissero confermate, sarebbe solo questione di tempo prima che altre IP importanti approdino anche sulle console Sony e Nintendo.

Un’apertura così ampia metterebbe fine all’epoca delle esclusive rigide, spingendo Microsoft a puntare più sulla vendita del software che sull’hardware. Questo approccio potrebbe aumentare i profitti e ampliare il bacino d’utenza, ma solleva dubbi sul futuro della stessa Xbox come piattaforma hardware.

Un futuro tutto da scrivere

Per ora, Microsoft e Bethesda non hanno confermato nulla, ma il crescente numero di rumor lascia intendere che qualcosa bolle in pentola.

Se Fable e Starfield arrivassero davvero su PS5, sarebbe un cambiamento storico nel mondo del gaming. Resta da vedere come reagiranno i fan Xbox, divisi tra l’entusiasmo per un pubblico più vasto e il timore di perdere l’esclusività che ha sempre contraddistinto la loro console.

Gears of War Collection in arrivo su PS5, Xbox e PC?

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La Gears of War Collection potrebbe presto diventare realtà. Secondo il noto leaker eXtas1s, la raccolta delle storiche avventure di Marcus Fenix verrà annunciata in contemporanea su PS5, Xbox Series X|S e PC, con supporto al crossplay fin dal lancio.

Se confermata, questa mossa segnerebbe una svolta per la serie, aprendo le porte a una community unificata tra giocatori di diverse piattaforme. Per i fan di lunga data e per chi non ha mai avuto occasione di provare la saga, questa collection rappresenterebbe un’opportunità imperdibile per vivere (o rivivere) le battaglie iconiche contro le Locuste.

Gears of War su PlayStation? Una svolta epocale

eXtas1s ha dichiarato di aver ricevuto diverse conferme sull’esistenza della Gears of War Collection, anche se al momento non si conoscono dettagli precisi sulla data di annuncio. Tuttavia, un elemento interessante emerge dalle sue dichiarazioni: la versione PS5 sarà inclusa fin da subito, un dettaglio che sfata ogni dubbio su una possibile esclusività per le piattaforme Xbox e PC.

Rimane invece incerta l’eventuale uscita su Nintendo Switch 2, che secondo il leaker potrebbe essere valutata più avanti, ma non farebbe parte dei piani iniziali del lancio.

Un annuncio che non sorprende

L’esistenza della collection non arriva come un fulmine a ciel sereno. Tom Warren, giornalista di The Verge, ha infatti commentato che il leak non dovrebbe stupire più di tanto. Microsoft sta progressivamente aprendo il suo ecosistema, portando alcune delle sue esclusive su piattaforme concorrenti.

Un chiaro esempio di questa strategia è l’annuncio di Forza Horizon 5 per PS5, che ha già fatto discutere la community. In generale, la sensazione è che con l’annuncio di Forza Horizon 5 per PS5 ormai sia solo questione di tempo perché tutte le proprietà intellettuali più importanti di casa Microsoft approdino anche sulle console Sony e Nintendo. 

Gears of War Collection: un’operazione in stile Halo?

L’idea di una remaster dell’intera saga di Gears of War è nell’aria da anni. In molti hanno paragonato questo progetto a quanto già fatto con Halo: The Master Chief Collection, e se Microsoft seguirà una strada simile, i giocatori potrebbero aspettarsi un pacchetto con Gears of War 1, 2, 3 e Judgment, tutti aggiornati con miglioramenti grafici e un frame rate più fluido.

Quando potrebbe arrivare l’annuncio?

Per il momento, Microsoft non ha ancora confermato nulla, ma se le indiscrezioni si rivelassero esatte, l’annuncio potrebbe essere molto vicino.

Sareste entusiasti di rivedere Gears of War in versione remaster? E soprattutto, credete che Microsoft porterà sempre più esclusive su PlayStation e Nintendo? 

The Sandman, doccia fredda per i fan: Netflix conferma che la seconda stagione sarà l’ultima

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Tra le notizie condivise da Netflix nelle ultime ore, arriva una brutta notizia: The Sandman, adattamento dell’opera fumettistica di Neil Gaiman, si concluderà con la seconda stagione in arrivo quest’anno.

L’annuncio, condiviso attraverso i canali social della piattaforma streaming, ha subito fatto pensare che la scelta sia legata alle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo lo scrittore britannico, sul quale vertono accuse di stupro. Tuttavia, ufficialmente le motivazioni condivise sono diverse.

Nelle parole condivise dallo showrunner Allan Heinberg a Variety, sembra infatti che l’idea di concludere la serie con la seconda stagione fosse già ben chiara fin dal 2022, quando The Sandman è arrivata su Netflix.

“La serie ha sempre riguardato esclusivamente la storia di Morfeo e, nel 2022, quando abbiamo esaminato quanto residuava del materiale fumettistico sul personaggio, sapevamo di averne abbastanza solo per un’altra stagione. Siamo estremamente grati a Netflix per aver riunito di nuovo il team e per averci dato il tempo e le risorse per realizzare un adattamento fedele, in modo che possa sorprendere ed affascinare sia i lettori fedeli dei fumetti che i fan della nostra serie.”

La prospettiva dell’incertezza sul futuro della serie era, ad onor della cronaca, già stata ipotizzata proprio nel 2022. Il rinnovo della serie era infatti giunto solo a Novembre, a distanza di alcuni mesi dall’uscita della prima stagione. Verosimile dunque che le parole dello showrunner siano concrete e non una motivazione di facciata per sorvolare sui problemi legali dell’autore britannico.

Al cast della seconda stagione si aggiungono Esmé Creed-Miles (Delirium), Adrian Lester (Destiny), Barry Sloane (The Prodigal), Ruairi O’Connor (Orpheus), Freddie Fox (Loki), Clive Russell (Odino), Laurence O’Fuarain (Thor), Ann Skelly (Nuala), Douglas Booth (Cluracan), Jack Gleeson (Puck), Indya Moore (Wanda) e Steve Coogan (Barnabas).

Tra i membri del cast della prima stagione che ritornano ci sono Tom Sturridge (Morfeo), Patton Oswalt (Matthew il Corvo), Vivienne Acheampong (Lucienne), Gwendoline Christie (Lucifer Morningstar), Jenna Coleman (Johanna Constantine), Ferdinand Kingsley (Hob Gadling), Stephen Fry (Gilbert), Asim Chaudhry (Abel), Sanjeev Bhaskar (Cain), Vanesu Samunyai (Rose Walker) e Razane Jammal (Lyta Hall).

The Sandman è sviluppata da Neil Gaiman, dallo showrunner Allan Heinberg e da David S. Goyer sulla base degli omonimi fumetti della DC di Gaiman, Sam Keith e Mike Dringenberg. Tutti gli episodi della seconda stagione sono stati diretti da Jamie Childs. La seconda stagione arriverà in esclusiva su Netflix nel corso del 2025.

Recensione Tails of Iron 2: Whiskers of Winter: un sequel brutale!

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Dopo il sorprendente successo del primo Tails of Iron, Odd Bug Studio ritorna con un sequel che espande la formula originale sotto ogni aspetto. Tails of Iron 2: Whiskers of Winter non è solo una continuazione narrativa, ma un’evoluzione del gameplay che introduce nuove meccaniche, nemici più temibili e una maggiore profondità gestionale. Con un comparto artistico disegnato a mano e un combat system affinato, il gioco si propone come un’esperienza più complessa e appagante rispetto al primo capitolo. Ma sarà riuscito a mantenere il fascino del predecessore senza perdere la propria identità? Scopriamolo nella nostra recensione completa del gioco.


Versione testata: PlayStation 5


Una lotta per la sopravvivenza in un regno ghiacciato

La storia di Whiskers of Winter si apre con un regno devastato. Il protagonista, Arlo, erede di Redgi, deve ricostruire il suo dominio e affrontare una minaccia ancora più oscura: il ritorno dei pipistrelli ghiacciati, creature leggendarie che dopo anni di esilio sono tornate per conquistare la terra dei ratti.

A differenza del primo gioco, che raccontava la vendetta personale di Redgi, questo sequel mette Arlo di fronte a una minaccia incombente. Non è solo un guerriero, ma anche un sovrano chiamato a difendere il suo regno dal ritorno dei pipistrelli ghiacciati. Per salvare il suo popolo, dovrà ricostruire il castello e affrontare battaglie sempre più difficili, bilanciando strategia e combattimento.

La narrativa, pur mantenendo una struttura fiabesca, è più articolata e ben sviluppata. Il tono oscuro e malinconico è enfatizzato dalla narrazione fuori campo, che rende ogni evento più impattante. Tuttavia, la trama soffre di qualche prevedibilità, soprattutto per chi ha già giocato il primo capitolo.

Arlo si prepara ad affrontare i temibili Pipistrelli Ghiacciati

Gameplay: combattimenti affinati e una gestione più strategica

Il gameplay mantiene le solide basi soulslike del primo capitolo, richiedendo tempismo, strategia e precisione. Ogni scontro, soprattutto contro i boss, è una danza di schivate, parate e attacchi, dove ogni errore può essere fatale.

Le principali novità includono:

  • Gestione del castello: Arlo deve ricostruire il proprio regno, potenziando edifici come il fabbro, la cucina e il laboratorio magico. Questo aspetto gestionale aggiunge profondità al gameplay, incentivando i giocatori a esplorare e raccogliere risorse.
  • Magia elementale: Una delle aggiunte più interessanti è l’introduzione di abilità magiche basate su quattro elementi: fuoco, ghiaccio, veleno ed elettricità. Queste abilità si ricaricano attaccando i nemici e offrono un vantaggio strategico, soprattutto nei combattimenti più impegnativi.

Difficoltà bilanciata, ma non per tutti

Uno degli aspetti più apprezzati del primo Tails of Iron era la difficoltà punitiva, e questo sequel non fa eccezione. Tuttavia, Odd Bug Studio ha bilanciato meglio gli scontri, rendendoli impegnativi ma meno frustranti. Alcuni boss, però, presentano ancora picchi di difficoltà improvvisi, che potrebbero mettere alla prova anche i veterani del genere.

Grafica e Atmosfera: il miglioramento artistico che serviva

Lo stile visivo di Tails of Iron 2 è ancora una volta un punto di forza. Il mondo è interamente disegnato a mano, e questa scelta artistica permette di creare ambientazioni dettagliate e suggestive. Le foreste innevate, le caverne ghiacciate e le rovine del castello sono realizzate con grande cura, dando al gioco un’identità visiva unica. L’uso della neve non è solo estetico: le tempeste e il ghiaccio influenzano anche il gameplay, creando nuove sfide durante l’esplorazione e il combattimento.

Il design dei nemici è altrettanto ispirato. I pipistrelli ghiacciati, in particolare, sono tra i mostri più inquietanti della serie, con movimenti fluidi e attacchi devastanti. Tuttavia, alcune animazioni rimangono un po’ rigide, soprattutto nei combattimenti corpo a corpo.

Ogni boss fight è una sfida brutale: tempismo e strategia sono essenziali per la vittoria.

Colonna sonora ed effetti sonori

L’atmosfera è amplificata da una colonna sonora epica e malinconica, che alterna momenti di tensione a melodie più rilassate. Gli effetti sonori, come il clangore delle spade e il rumore del vento gelido, contribuiscono a rendere il mondo di gioco ancora più immersivo.

Longevità e Rigiocabilità

Con una durata che si attesta sulle 15-20 ore, Whiskers of Winter offre un’esperienza longeva e coinvolgente. Le missioni secondarie, legate alla caccia ai mostri e alla ricostruzione del regno, aggiungono ulteriore profondità. Tuttavia, la rigiocabilità è limitata dalla natura lineare della storia. Non ci sono scelte narrative che influenzano l’andamento del gioco, rendendo il secondo playthrough meno stimolante.

Commento finale

Tails of Iron 2: Whiskers of Winter è un sequel che riesce a migliorare ogni aspetto del primo capitolo, mantenendo la sua identità unica. Il combat system affinato, le nuove meccaniche e l’atmosfera oscura lo rendono un titolo imperdibile per gli amanti dei soulslike e delle fiabe dark fantasy. Tuttavia, alcuni difetti rimangono, come la trama prevedibile e la difficoltà a tratti sbilanciata.  Il gioco dello studio Odd Bug Studio è disponibile su PC, PlayStation, Xbox e Nintendo Switch. Se volete mettervi nei panni di Arlo e affrontare le sfide di questa brutale avventura, è acquistabile su Steam, PlayStation Store, Xbox Store e Nintendo eShop.

Black Forest, l’ultima fatica di Uwe Rosenberg, è disponibile da oggi

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Cranio Creations festeggia oggi l’uscita, nei negozi fisici e presso i rivenditori online, di Black Forest, il nuovo gioco da tavolo di Tido Lorenz e Uwe Rosenberg.

Illustrato da Lukas Siegmon, Black Forest si pone in linea di continuità con l’acclamato Glass Road riportando in auge la storica Ruota delle Risorse. L’obiettivo del gioco è espandere il proprio dominio attraverso la realizzazione di edifici, il duro lavoro dei migliori artigiani e l’instancabilità degli allevatori.

Adatto dai 14 anni in su da uno a quattro giocatori per partite da circa 90 minuti, il titolo distribuito in italia da Cranio Creations può vantare uno score di 7.7 su Board Game Geek.

Le leggendarie Ruote delle Risorse di Uwe Rosenberg fanno il loro ritorno a 11 anni dal loro debutto in Glass Road (2013). Black Forest è la continuazione di questa storia, come suggerisce il titolo, nella Foresta Nera.

  • In questo gioco, iniziate da un piccolo dominio che necessita di nuovi edifici e bestiame.
  • Viaggerete di villaggio in villaggio per assicurarvi l’aiuto dei migliori artigiani. Scegliete gli edifici giusti, posizionate terreni, avviate la vostra produzione di vetro ed espandete i vostri domini.
  • Due Ruote delle Risorse vi aiuteranno a tenere traccia delle vostre risorse e produzioni, mentre un’ampia selezione di edifici e i loro diversi effetti vi offriranno varie strade verso la vittoria.

Scream 7, Scott Foley e Matthew Lillard ritornano nel nuovo capitolo della saga

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Scream 7 continua a prendere forma, stavolta con notizie incredibili riguardanti il casting della pellicola diretta dal veterano Kevin Williamson: Scott Foley e Matthew Lillard torneranno ufficialmente.

Si tratta di una conferma a lungo attesa dai fan del franchise, che da tempo sognavano un ritorno soprattutto di Lillard nei panni di Stu Macher, iconico personaggio del primo Scream. Proprio l’attore statunitense ha confermato la notizia riportata in anteprima da Deadline, postando un breve video su Instagram che cita apertamente una delle frase più famose del suo ruolo.

Recentemente, Lillard si è riproposto nel genere horror nella pellicola di successo Five Nights at Freddy’s, adattamento firmato Blumhouse Productions dell’omonimo videogioco.

Le notizie sul casting di Scream 7 tuttavia non si fermano qui. A sorpresa, anche un altro veterano del franchise tornerà nel nuovo capitolo, ovvero Scott Foley. L’attore aveva interpretato il ruolo di Roman Bridger in Scream 3. Verosimilmente il ruolo sarà il medesimo e, per chi conosce gli eventi del film, può immaginare bene in che modi potrebbe apparire a schermo questa volta.

Da ultimo, anche Mark Consuelos entra nel cast, in un ruolo non specificato. Si aggiunge anche lui ai precedentemente noti Neve Campbell, Courteney Cox, Mason Gooding, Jasmin Savoy Brown, Isabel May, Celeste O’Connor, Asa Germann, Mckenna Grace, Sam Rechner, Anna Camp e Joel McHale.

Scream 7 arriverà nei cinema il 27 Febbraio 2026.

Bandai Namco Entertainment Europe e Square Enix Limited espandono il loro accordo di distribuzione 

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Bandai Namco

Bandai Namco Entertainment Europe ha annunciato l’espansione del suo accordo di distribuzione con Square Enix Limited.

A partire dal 1° febbraio 2025, le filiali di Bandai Namco Entertainment Europe in Germania, Regno Unito, Spagna, Italia e Nordic saranno responsabili di tutte le attività commerciali per le versioni retail dei titoli Square Enix nei rispettivi mercati.

“Questa espansione evidenzia il fantastico lavoro che Bandai Namco ha fatto negli ultimi anni nei mercati di Francia e ANZ“, ha commentato Alberto Gonzalez Lorca, VP of Business Development and Southern European Market per Bandai Namco Entertainment Europe, “consolidare il nostro rapporto con Square Enix ci permette di rinsaldarci come partner primario di distribuzione per gli editori giapponesi nel mercato europeo.“

“Square Enix è lieta di espandere la sua partnership attuale con il team esperto e qualificato di Bandai Namco Entertainment. Siamo felici di consolidare il potenziale commerciale per i nostri titoli in versione retail in Europa e creare un futuro di successo insieme“, ha aggiunto Karine Parker, Senior Director of Sales and Operations in Europa.

Bandai Namco Entertainment Europe è già stata responsabile di tutte le attività commerciali per le versioni retail dei giochi di Square Enix in Francia, Australia e Nuova Zelanda.

Video Game History Foundation apre una libreria digitale gratuita

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La Video Game History Foundation ha appena compiuto un passo importante per la conservazione del patrimonio videoludico. La sua nuova libreria digitale, completamente gratuita, permette di esplorare la storia del gaming attraverso documenti inediti, interviste esclusive e materiali di sviluppo che raccontano il dietro le quinte di alcuni dei titoli più iconici di sempre.

Un progetto che vuole rendere più accessibili le informazioni sui videogiochi e colmare quel vuoto documentale che, per anni, ha ostacolato la ricerca e la preservazione di un settore in continua evoluzione.

Un viaggio nel passato del gaming, aperto a tutti

L’idea alla base di questa iniziativa è semplice: permettere a chiunque, dagli appassionati agli sviluppatori, di immergersi nel passato dell’industria e comprendere meglio il percorso che ha portato ai videogiochi di oggi.

Il portale offre una vasta raccolta di materiali: dagli storyboard e sceneggiature originali ai concept art che mostrano le prime idee dietro capolavori del passato. Ci sono poi interviste con sviluppatori che hanno segnato intere generazioni, rivelando dettagli inediti sui processi creativi e sulle difficoltà incontrate durante la realizzazione di alcuni titoli storici.

Un altro aspetto interessante riguarda i materiali promozionali d’epoca, con poster, spot pubblicitari e contenuti che raccontano come il marketing abbia contribuito a plasmare il successo di giochi che oggi consideriamo leggendari.

Tutto questo è disponibile gratuitamente sul sito della Video Game History Foundation, senza restrizioni di accesso.

Un’iniziativa necessaria per il futuro del videogioco

Da anni, la conservazione dei videogiochi e dei loro documenti originali rappresenta una delle sfide più complesse per il settore. Molte produzioni del passato sono andate perdute o rese inaccessibili a causa di limitazioni legali, della chiusura degli studi di sviluppo o della mancanza di un archivio centralizzato.

La Video Game History Foundation ha sempre sottolineato quanto sia fondamentale preservare questa eredità e, con questa libreria digitale, compie un passo concreto per evitare che interi pezzi di storia svaniscano nel nulla.

Non si tratta solo di celebrare il passato, ma anche di fornire una risorsa utile a chiunque voglia studiare l’evoluzione dei videogame. Gli sviluppatori possono trarre ispirazione dai lavori precedenti, gli storici possono approfondire il contesto che ha portato alla nascita di determinati giochi e gli appassionati possono scoprire dettagli inediti sui loro titoli preferiti.

Un archivio in continua espansione

Questa libreria digitale rappresenta solo il punto di partenza. La Video Game History Foundation ha dichiarato di voler ampliare costantemente il catalogo, includendo nuovi documenti e collaborando con sviluppatori ed editori per arricchire ulteriormente il database.

L’obiettivo è quello di costruire un archivio il più completo possibile, che possa diventare un riferimento per chiunque voglia esplorare la storia del gaming con documenti ufficiali e approfondimenti curati.

Con sempre più aziende che guardano al futuro con remake e riedizioni di grandi classici, sapere da dove siamo partiti diventa fondamentale per comprendere la direzione che prenderà il medium nei prossimi anni.

Recensione Ender Magnolia: Bloom in the Mist, una rosa senza spine

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Ender Magnolia

Ender Magnolia: Bloom in the Mist è il seguito di quella piccola gemma grezza di Ender Lilies: Quietus of the Knights che aveva colpito i videogiocatori per la sua atmosfera, l’eccellente sistema di progressione ed il suo gameplay tanto immediato quanto appagante, nonostante le evidenti rigidità. Appagamento che derivava principalmente dal suo livello di sfida e dall’alone di mistero che permeava tutta la produzione. Questo sequel si presenta con una proposta più rifinita, accessibile, ma senza “brivido”. Ender Magnolia è una bellissima rosa, ma senza le “spine” che avevano reso “passionale” l’approccio con il capostipite.

Se vogliamo tracciare un parallelo con un altro franchise, Ender Lilies sta al primo Blasphemous come Ender Magnolia sta a Blasphemous 2. In entrambi i casi, i sequel perfezionano la formula, rendendo i titoli più appetibili al grande pubblico, ma perdono un po’ dell’identità e del fascino che caratterizzavano i capostipiti. Mentre Blasphemous 2 e Ender Magnolia sono sicuramente esperienze migliori sotto molti aspetti, è difficile non avvertire che una parte della magia originale si sia leggermente affievolita nel nome dell’accessibilità.

Ender Magnolia: Bloom in the Mist, sviluppato da Adglobe e Live Wire ed edito da Binary Haze Interactive, è disponibile dallo scorso 22 gennaio 2025 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.


Versione testata: PlayStation 5


Gotta Catch ‘Em All

Le vicende di Ender Magnolia prendono piede dieci anni dopo la fine di Ender Lilies, a Vaporterra, una grande nazione magica che deve la sua prosperità a una vasta sorgente arcana sotterranea. Prosperità che doveva condurre il paese alla gloria grazie alla creazione di vite artificiali: gli Homunculi. Tuttavia, misteriosi vapori provenienti dal sottosuolo fecero impazzire questi esseri, trasformandoli in mostri fuori controllo. Dovremo quindi accompagnare Lilac, un “Accordatrice”, nel suo viaggio attraverso un mondo distrutto, alla ricerca della verità dietro una misteriosa calamità. Un viaggio davvero corposo, che ci terrà impegnati per una ventina di ore e anche più, a seconda di quante attività vorremo completare.

Sebbene gli spunti narrativi siano intriganti, la storia non riesce mai a decollare completamente. I dialoghi, seppur ben scritti, mancano di quel peso emotivo necessario a rendere il racconto davvero memorabile. Tuttavia, la trama ed il background del mondo di gioco sono “raccontati” in maniera più diretta rispetto al predecessore, che abbracciava la filosofia della predominanza della narrativa ambientale.

Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti

Ender Magnolia è un metroidvania 2D dark fantasy che è praticamente un contenitore di tutto quello che un prodotto di questo ormai sovraffollato sotto-genere deve avere.

La peculiarità maggiore del franchise risiede nel sistema degli Homuncoli. Combattendo contro questi potenti avversari e liberando le loro anime, difatti, Lilac potrà reclutarli nella propria squadra. Ognuno di questi possiede abilità uniche, utili sia in battaglia che nell’esplorazione. Per esempio, alcuni possono distruggere muri segreti, mentre altri permettono di raggiungere piattaforme altrimenti inaccessibili. Questo sistema offre un elevato livello di varietà, su tutti i fronti. Vien da sé che le mappe sono ricche di segreti, passaggi nascosti e scorciatoie, ed incentivano il backtracking per scoprire ogni angolo del mondo di gioco.

Ender Magnolia
Tutto il gameplay ruota intorno agli Homuncoli

Sia i combattimenti che le sezioni platform, dunque, godono di una fluidità ed una solidità impressionante. Come dicevamo in apertura, questo Ender Magnolia: Bloom in the Mist è un sequel praticamente impeccabile, che ripulisce tutte le spigolosità del primo: mappa strutturata in maniera eccellente e che ci “tiene intelligentemente per mano” soprattutto nelle prime ore di gioco, boss fight molto più equilibrate, tantissimi ritocchi al game design che rendono il prodotto molto più accessibile (le cure finalmente sono reattive, ad esempio). Tuttavia un po’ per la ovvia natura dei sequel, un po’ per questa ricerca dell’accessibilità, è stata persa un po’ di magia, quell’alone di mistero che, lo ribadiamo anche in questa sede, è il pepe che rende i metroidvania ed i soulslike (ed i loro figli illegittimi) così dannatamente entusiasmanti. Ma va bene anche così.

Una fiaba malinconica

Fin dal primo avvio, Ender Magnolia colpisce per il suo stile artistico mozzafiato. Le ambientazioni sono un mix perfetto tra il fiabesco e il macabro, con foreste oscure avvolte dalla nebbia, antichi castelli in rovina e cieli dipinti di tonalità malinconiche. Ogni area è curata nei dettagli, con un uso sapiente di luci e ombre che riesce a catturare l’attenzione del videogiocatore. Il comparto tecnico è impeccabile: nella nostra prova non abbiamo riscontrato neppure una singola sbavatura.

La colonna sonora accompagna l’esperienza con melodie che oscillano tra il dolce e l’inquietante, amplificando l’atmosfera, così suggestiva e riuscita. Peccato solo che in alcuni casi la musica non si “accordi” alla perfezione con l’azione a schermo.

Commento finale

Ender Magnolia: Bloom in the Mist è il sequel perfetto. Risolve tutte le criticità del precedente e perfeziona ancora di più l’elemento distintivo del franchise: la gestione degli Homuncoli. Tuttavia, in nome dell’accessibilità, si è persa un po’ di quella magia che rese Ender Lilies così affascinante. Ma va benissimo così.

Biancaneve, il live action Disney si mostra in un nuovo trailer

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Ad aggiungersi alla scia della “nuova era” di rifacimenti in live action Disney (Il Re Leone, La Sirenetta) c’è anche la trasposizione di un film classico senza tempo, Biancaneve. Distribuito per la prima volta nella sua versione animata nel 1937, è pronto ad arrivare sul grande schermo il prossimo 20 marzo 2025. 

La trama è, in parte, quella originale della fiaba che tutti noi conosciamo: “una bellissima principessa viene perseguitata dalla regina maligna e invidiosa e cerca riparo a casa di sette nani, che la ospitano nella loro piccola oasi.”

Il volto della protagonista è quello dell’attrice Rachel Zegler (Hunger Games-La Ballata Dell’Usignolo e del Serpente; West Side Story) al suo fianco troviamo anche Gal Gadot, Andrew Bruna e tanti altri attori e attrici che vanno a comporre il cast ad alto budget che da Disney ci si aspetta. 

Nonostante questa uscita non sia nulla di sorprendente, ma anzi un’ovvia conseguenza della decisione da parte di Disney di lanciarsi negli adattamenti di tutti i suoi classici animati, inaspettata è la reazione che l’ampio pubblico della punta di diamante dell’animazione ha avuto prima ancora di vedere il film. 

Le polemiche intorno ai live action dell’azienda vanno avanti ormai da diverso tempo, sono iniziate con il Re Leone e poi proseguite con La Sirenetta. Una buona fetta di opinione pubblica, infatti, sembra concordare che dietro questo tentativo di riproporre i grandi classici ci sia in realtà una mancanza di nuove idee e la ritiene un’operazione volta al mero guadagno. 

Le polemiche si fermerebbero qui se non fosse che Disney, strizzando l’occhio alle idee politiche del target giovanile, si ostina ad apportare dei cambiamenti nelle trasposizioni di questi classici e a “cancellare” tutte quelle componenti che potrebbero essere ritenute, ad oggi, razziste o misogine. 

Biancaneve non fa eccezione. La scelta di un attrice di origini colombiane, ad esempio, vista in questa luce, non sembra casuale. La Zigler stessa, poi, ha dichiarato che il personaggio di Biancaneve sarà ben diverso da quello della versione animata. A suo dire, vedremo sullo schermo una donna ben più forte e indipendente di quanto non lo fosse la principessa originale. 

Queste ultime dichiarazioni dell’attrice, in particolare, hanno suscitato un’ondata di forte malcontento. Il recrimine non pare essere contro il messaggio progressista in se, che è invece ben accetto, ma contro la necessità di passare suddetto messaggio andando a manipolare un prodotto già esistente invece di crearne di altri. C’è una forte divisione tra chi accusa Disney di “revisionismo storico” e chi invece è impaziente di poter vedere la nuova versione di Biancaneve.

Disney sarà stata in grado di portare sugli schermi un live action fedele alla versione originale, o sarà completamente stravolto?

Lo potremo sapere solo dal 20 marzo 2025, quando la pellicola farà finalmente il suo debutto nelle sale cinematografiche.  

Forza Horizon 5 arriva in primavera su PlayStation 5!

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Forza Horizon 5

Questa primavera Forza Horizon 5 debutterà ufficialmente su PlayStation 5 permettendo ai giocatori in possesso della console ammiraglia di Sony di esplorare le strade del Messico e vivere per la prima volta l’emozione del leggendario Horizon Festival.

La versione PS5 è sviluppata da Panic Button, in collaborazione con Turn 10 Studios e Playground Games, e includerà lo stesso contenuto delle versioni per Xbox e PC. I pacchetti auto precedentemente rilasciati, insieme alle espansioni Hot Wheels e Rally Adventure, saranno disponibili per l’acquisto separato anche su PS5.

Gli sviluppatori hanno dichiarato di essere entusiasti di vedere la community di Forza Horizon 5 crescere con nuovi giocatori su PS5, portando nuove idee e creatività al gioco. Sarà interessante vedere come i nuovi piloti e creatori contribuiranno alla scena online, arricchendo ulteriormente l’esperienza.

Inoltre, oltre al lancio su PS5, è previsto un nuovo aggiornamento gratuito per tutti i giocatori, chiamato Horizon Realms.

Voi lo avete già giocato? Noi lo abbiamo amato, come potete leggere nella nostra recensione.

Kingdom Come: Deliverance 2, il nuovo trailer riassume la trama del primo capitolo

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A pochi giorni dal lancio di Kingdom Come: Deliverance 2, Warhorse Studios ha condiviso un nuovo trailer per il GdR d’azione che ripercorre la storia del capitolo precedente.

Si tratta di un’ulteriore tappa di avvicinamento al 4 Febbraio, quando il viaggio di Henry proseguirà su PC, PlayStation 5 ed Xbox Series S|X. Oltre che su Steam ed Epic, il gioco arriverà presto anche su GOG.

Vi proponiamo di seguito il video di riassunto, ricordandovi che solo pochi giorni fa il team di sviluppo ha condiviso un ironico trailer CGI.

Un emozionante GdR d’azione a mondo aperto incentrato su un’avvincente trama, ambientato nell’Europa medievale del XV secolo. Vivi l’avventura medievale definitiva attraverso gli occhi del giovane Henry, affrontando un’impresa di proporzioni epiche.

Squid Game 3, Netflix annuncia la data di uscita ufficiale della stagione finale!

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Netflix ha confermato ufficialmente che Squid Game 3 arriverà il prossimo 27 Giugno, confermando l’indiscrezione che era filtrata nelle scorse settimane.

Come vi avevamo anticipato, lo show sudcoreano campione di visualizzazioni tornerà con la sua stagione finale e conclusiva tra pochi mesi, appena in tempo per l’inizio dell’estate. Per l’occasione, Netflix ha altresì condiviso il primo poster ufficiale, che invita tutti gli spettatori a prepararsi all’ultimo macabro gioco.

Senza spoilerare gli eventi della seconda stagione, possiamo dire di essere estremamente curiosi di sapere quale sarà l’epilogo delle vicende, come terminerà realmente il gioco e quali personaggi riusciranno a salvarsi da un triste destino che sembra inevitabile.

Vi ricordiamo che nei primi quattro giorni il ritorno di Seong Gi-hun ha siglato il record di 68 milioni di visualizzazioni, segnando un nuovo traguardo Netflix ritoccando il precedente primato di Mercoledì (fermatasi a 50,1 milioni). Squid Game 2 ha esordito piazzandosi al primo posto in tutte le divisioni territoriali di Netflix e non fatichiamo ad immaginare che un simile scenario possa replicarsi nuovamente con la terza stagione.

L’appuntamento con Squid Game 3 è dunque per il prossimo 27 Giugno.

Light No Fire: Hello Games al lavoro su un nuovo progetto

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Hello Games, lo studio che ha rivoluzionato il concetto di sandbox spaziale con No Man’s Sky, è impegnato su un nuovo titolo noto con il nome in codice “Light No Fire”. Secondo le ultime indiscrezioni, i creatori di uno dei giochi più longevi e chiacchierati degli ultimi anni stanno sviluppando un’esperienza capace di superare, in termini di scala e ambizione, persino l’immenso universo di No Man’s Sky.

Le informazioni arrivano direttamente da fonti vicine a Hello Games. Il team guidato da Sean Murray non ha rilasciato dettagli ufficiali, ma i rumor suggeriscono che la fase di sviluppo sia già piuttosto avanzata. L’idea di base è offrire qualcosa che non solo riprenda la visione a lungo termine di No Man’s Sky, ma vada addirittura oltre, puntando a stupire ancora una volta la community e a consolidare la reputazione dello studio.

Un nuovo orizzonte dopo No Man’s Sky

Chi segue Hello Games sa bene quanto i loro progetti possano evolversi dopo l’uscita. No Man’s Sky ne è l’esempio perfetto: partito con diverse polemiche, è stato trasformato in un’opera di culto, grazie a continui aggiornamenti gratuiti e a una dedizione impressionante da parte del team di sviluppo.

Stando alle fonti, “Light No Fire” proverà a ripercorrere quella stessa filosofia di evoluzione costante, ma con un approccio diverso e un concept ancora più vasto. Non è chiaro se resterà fedele al genere survival-exploration o se si avventurerà su nuovi fronti di gameplay. Ciò che sembra certo è la volontà di creare un’esperienza capace di tenere alto l’interesse del pubblico a lungo termine, proprio come accaduto con No Man’s Sky.

Come procede lo sviluppo

Le fonti indicano che Hello Games stia mantenendo il massimo riserbo, probabilmente per evitare la pressione e le aspettative che avevano accompagnato il lancio di No Man’s Sky. Alcuni insider parlano di un team che lavora in modo compatto e focalizzato, senza rilasciare anticipazioni azzardate o scadenze pubbliche.

Ci si aspetta, tuttavia, che Sean Murray e il suo gruppo di sviluppatori comunichino i primi dettagli quando il progetto sarà “sufficientemente maturo”. Nel frattempo, i fan possono solo speculare sulle eventuali meccaniche, l’ambientazione e la natura dell’universo che “Light No Fire” offrirà.

Mentre aspetti, esplora “World Part 2” di No Man’s Sky

In attesa di saperne di più sul nuovo gioco, Hello Games non ha certo abbandonato No Man’s Sky. Se vuoi restare aggiornato sulle ultime novità dell’universo spaziale più in evoluzione di sempre, puoi leggere il nostro articolo dedicato all’aggiornamento “World Part 2”, che ha introdotto miliardi di nuovi mondi e creature.

Recensione Final Fantasy VII: Rebirth (PC), il viaggio verso l’ignoto continua attraverso un porting fantastico

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A distanza di quasi un anno dopo il suo viaggio inaugurale su PlayStation 5, Final Fantasy VII: Rebirth approda su PC (verificato anche Steam Deck) con una serie di significativi miglioramenti tecnici. Si tratta della seconda parte del remake (che si concluderà con una parte 3) dell’iconico Final Fantasy VII di Squaresoft pubblicato nel lontano 1997. I lavori sul progetto sono iniziati subito dopo l’uscita della prima parte del remake nel 2020. Lo sviluppatore – guidato da Naoki Hamaguchi e dal produttore Yoshinori Kitase, che ha anche lavorato al gioco originale del 1997 – ha cercato non solo di preservare lo spirito dell’originale, ma anche di espandere la storia aggiungendo nuovi elementi e approfondendo lo sviluppo dei personaggi. Il capitolo centrale della saga del remake di Final Fantasy VII porta Cloud e compagni lontano da Midgar – in un viaggio attraverso il pianeta – per dare la caccia a Sephiroth e fermare i suoi piani malvagi. Pieno di cose da fare e da vedere, una miriade di missioni secondarie da scoprire e una storia che vi terrà impegnati fin dall’inizio, è un JRPG tentacolare che abbiamo davvero amato giocare. Per un approfondimento, potete leggere la recensione completa della versione PS5 che il nostro buon Danilo ha particolarmente apprezzato definendolo, senza mezzi termini, “un capolavoro assoluto nonché il miglior titolo targato Square Enix degli ultimi anni”.


Versione testata: PC (Steam)


Requisiti di sistema

Di seguito sono riportati i requisiti di sistema ufficiali e una breve descrizione di come cambia la componente visiva a seconda delle impostazioni:

Minimi:

Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit

  • Sistema operativo: Windows 10 64-bit
  • Processore: AMD Ryzen 5 1400 / Intel Core i3-8100
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: AMD Radeon RX 6600 (RX 6600 or above required) / Intel Arc A580 / NVIDIA GeForce RTX 2060 (RTX series required)
  • DirectX: Versione 12
  • Memoria: 155 GB di spazio disponibile
  • Note aggiuntive: 1080P / 30FPS (Graphics Quality Preset “Low”), SSD Required. Graphics Cards with Shader Model 6.6 support and OS with DirectX 12 Ultimate support required. 12GB VRAM or above recommended to play on 4k resolution.

Consigliati:

Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit

  • Sistema operativo: Windows 11 64-bit
  • Processore: AMD Ryzen 5 5600 or Ryzen 7 3700X / Intel Core i7-8700 or Core i5-10400
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: AMD Radeon RX 6700 XT / NVIDIA GeForce RTX 2070
  • DirectX: Versione 12
  • Memoria: 155 GB di spazio disponibile
  • Note aggiuntive: 1080p / 60FPS (Graphics Quality Preset “Medium”), SSD Required. 12GB VRAM or above recommended to play on 4k resolution.

Impostazioni minime

L’immagine appare meno dettagliata: le texture hanno una risoluzione inferiore, i modelli dei personaggi e gli ambienti sono semplificati. Gli effetti di illuminazione e ombra sono meno evidenti e la quantità complessiva di dettagli visivi è ridotta. I colori potrebbero apparire un po’ più sbiaditi, poiché la post-elaborazione e gli effetti speciali (come bagliore e profondità di campo) sono attivati ​​al minimo o disattivati del tutto.

Impostazioni massime

Al massimo, il gioco rivela l’intera gamma di capacità grafiche: texture di alta qualità, modelli dettagliati, ombre realistiche e illuminazione volumetrica. La post-elaborazione funziona a piena capacità: transizioni morbide e evidenti di luce e ombra, colori saturi, riflessi nitidi e altri effetti visivi che migliorano significativamente il realismo dell’immagine complessiva.


L’edizione definitiva?

Final Fantasy VII: Rebirth prosegue nel reboot della serie cult, sfrutta il DirectX 12 ed è stato progettato per sistemi operativi a 64 bit. La grafica di Final Fantasy VII: Rebirth è sicuramente uno degli aspetti chiave che fanno davvero risaltare il gioco. Utilizzando il rodatissimo Unreal Engine 4, gli sviluppatori hanno raggiunto un incredibile livello di dettaglio e realismo. Ogni personaggio, luogo, bioma ed elemento dell’ambiente sembra vivo, grazie a texture elaborate, un complesso sistema di illuminazione ed effetti cinematografici. Nel dettaglio: L’illuminazione dinamica su PC è significativamente migliorata e consente maggiore chiarezza, una maggiore densità di texture e un aumento della densità dei poligoni di sfondo, così come le ombre, ancora più realistiche. Ciò è particolarmente evidente negli spazi aperti, dove la luce del sole e gli effetti atmosferici come la nebbia o la pioggia creano un senso di enorme immersione. Così come particolare attenzione è stata rivolta all’animazione dei personaggi. Le espressioni facciali, i movimenti e l’interazione con l’ambiente sono elaborati nei minimi dettagli. Ciò consente non solo di rendere più spettacolari le scene di combattimento, ma anche di trasmettere profondità emotiva nei dialoghi e nei momenti più significativi della trama. Il gioco è stato ottimizzato per le schede video moderne, consentendo di scegliere il giusto equilibrio tra prestazioni e qualità grafica (permettendo di scegliere tra tre configurazioni di dettaglio grafico ottimizzate).

Con il supporto al DLSS è possibile ottenere un frame rate fino a 120 fps. Questo rende il titolo molto più fluido rispetto ai 60 fps ottenibili su PlayStation 5, che sono comunque più che sufficienti per una buona esperienza di gioco. Su PC – altresì – è possibile aumentare ulteriormente il livello di dettaglio con texture ad alta risoluzione dinamica, dal 33% al 100% (qui niente supersampling), anti-aliasing migliorato (offre tre opzioni: TAA, TAAU e DLSS) e altre funzionalità grafiche (come i modelli sullo sfondo, l’oceano, i modelli dei personaggi, gli effetti di nebbia, le ombre, il numero di personaggi visualizzati e la distanza da cui verranno visualizzate le loro ombre). C’è anche un’opzione per il font a bassa risoluzione. La maggior parte di queste opzioni può essere impostata su Bassa o Alta, mentre altre su Media o Ultra. Ciò permette anche ai più piccoli dettagli nell’ambiente e nei design dei personaggi di risaltare, rendendo l’esperienza più immersiva.

Inizialmente eravamo un pochino titubanti dati i requisiti tecnici richiesti. Tuttavia, siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel vedere la nostra configurazione composta da CPU 5800X di AMD, GPU NVIDIA RTX 3080Ti, 16 GB di RAM e un SSD NVMe PCI-e 4.0, riuscire a gestire Rebirth con relativa facilità permettendoci di giocare in 2K senza problemi e di raggiungere un livello di dettaglio grafico quasi completo (settato su Alto e con anti-aliasing DLSS). A livello di prestazioni, gli fps oscillavano da 85 a 105 (1920×1080) e fra 71 e 86 (2560 x1440) con generalmente cali di FPS minori (e intendiamo dire 2 o 3).

I risultati – nel complesso – sono stati sbalorditivi, dai volti dettagliati dei personaggi (con tanto di riflessi negli occhi dei personaggi e le più piccole rughe sui loro volti) ai tramonti che si riflettono magnificamente nell’ambiente. Il gioco non supporta FidelityFX Super Resolution (FSR) di AMD e XeSS (il che sorprende) e manca anche il supporto all’ultra-wide screen, ma la suite di opzioni grafiche disponibili fanno comunque una grande differenza. Ad esempio, quando ci si trova in ​​una scena in cui il sole sta tramontando e/o le luci intorno si stanno accendono, si crea un’atmosfera che è allo stesso tempo tanto magnifica quanto malinconica. La luce danza sulle superfici degli edifici e sembra quasi di poter sentire il candido calore dei lampioni, il che dà la sensazione di essere nel mondo di gioco. In termini prestazionali, anche durante le battaglie più intense non abbiamo mai notato che il gioco scendesse sotto i 60 fps. I bug sono stati rari e non abbiamo riscontrato crash di alcun tipo. Il port è incredibilmente rifinito, il che fa capire quanto il team abbia imparato dopo le critiche del 2021. Da segnalare solo più di qualche texture pop-in (al pari di PS5), ma non le abbiamo trovate troppo fastidiose.

Sebbene non siano stati aggiunti nuovi contenuti alla versione per PC (dal peso non indifferente di oltre 150 GB), sembra comunque un’esperienza più completa grazie ai tanti miglioramenti tecnici. La grafica e gli alti frame rate rendono le battaglie più intense e coinvolgenti. Gli effetti particellari e i dettagli derivanti dal sistema di illuminazione dinamica nelle battaglie sembrano fantastici, specialmente nelle scene in cui più personaggi eseguono i loro attacchi contemporaneamente e lo schermo si riempie di effetti esplosivi. Si rimane davvero colpiti da ciò che un PC prestazionale può offrire. Sebbene la versione PS5 a 30 fotogrammi e con risoluzione 4K risulti piuttosto buona (al netto di una qualità dell’immagine un po’ sporca anche selezionando la modalità grafica) in termini di nitidezza dell’immagine, impallidisce se confrontata con questa versione PC (che sfoggia una qualità visiva pulita e senza compromessi).

Comandi

Naturalmente, la versione PC consente di giocare con mouse e tastiera, ma vi diciamo chiaramente che il gioco è stato progettato per funzionare al meglio con un controller (abbiamo optato per quello Xbox One anche se è pienamente compatibile con il di DualSense). I controlli della tastiera funzionano, ma richiedono una certa maestria e destrezza muscolare, soprattutto durante le battaglie in cui le combinazioni di tasti complesse possono essere davvero ardue da padroneggiare. Fortunatamente, è possibile riconfigurare i tasti, il che aiuta un po’ (ma non riuscirete mai a raggiungere il livello di perfezione e di naturalezza offerto da un controller tradizionale). Un’altra sfida in termini di controlli tramite tastiera è che la telecamera – in più di una occasione – è risultata imprecisa, specialmente in spazi angusti o durante i combattimenti più frenetici. Questo può portare a commettere errori non voluti perché la telecamera non riesce a tenere il passo. È frustrante, ma per fortuna non è qualcosa che rovina completamente l’esperienza. Optate per il controller, in questo modo le battaglie diventano più intuitive e le combo complesse più facili da eseguire. Soprattutto nei combattimenti più lunghi con i boss, dove precisione e tempismo sono cruciali, un controller fa una differenza significativa.

Stessa musica di qualità

La musica è un altro grande punto di forza del gioco. È impressionante sia su PC che su console, ma con un buon sistema audio o delle cuffie di qualità (come ad esempio le Turtle Beach Stealth 700 Gen 3), l’esperienza è ancora più appagante. Gli arrangiamenti nel gioco sono fra i più epici ed emozionanti dell’industry videoludica, spaziando da melodie drammatiche a melodie più intime a seconda di cosa sta accadendo. Unite la colonna sonora ai magnifici dettagli visivi, e sarete davvero risucchiato nel mondo di gioco.

Performance su ASUS Rog Ally

Final Fantasy VII: Rebirth è un gioco molto esigente ed è stato lanciato – come detto precedentemente – su PC senza opzioni di upscaling come FSR o XeSS. Dopo aver portato la VRAM a
8GB e impostando tutto su medio (ad eccezione del livello di dettaglio del personaggio e degli effetti, impostati su alti), siamo riusciti ad ottenere un’esperienza a 30/35 FPS (elevabili ad una quarantina utilizzando AFMF 2 o software di terze parti Lossless Scaling) con risoluzione a 720p. L’esperienza è stata buona, con lievissimi fenomeni di stuttering. Anche se visivamente il downgrade è evidente, dobbiamo dire che la nitidezza e la qualità dell’immagine è risultata essere comunque buona, complice anche lo schermo di ridotte dimensioni. Non siamo riusciti a goderci l’esperienza portando la qualità su “alto”. I cali di framerate sono stati costanti, addirittura fino a 5 fps, il che ha portato a freeze e blocchi della schermata durante il gioco. Mentre su un preset “basso”, gli fps sono arrivati agevolmente vicini agli 80.

Commento finale

Vale la pena acquistare Final Fantasy VII: Rebirth su PC? Dipende! Se avete già giocato alla versione console, vi diciamo chiaramente di no (non ci sono abbastanza novità per giustificarne l’acquisto), se invece non avete ancora vissuto l’esperienza, la versione PC – a patto di aver una configurazione di un buon livello – è la scelta consigliabile per i miglioramenti grafici, la flessibilità delle impostazioni e la fluidità. Tuttavia, c’è un piccolo bonus per coloro che posseggono i salvataggi di Final Fantasy VII: Remake Intergrade. La versione PC riconosce i salvataggi precedenti e fornisce alcuni piccoli vantaggi. Ad esempio, è possibile ottenere equipaggiamento o oggetti extra che possono darvi un piccolo boost all’inizio del gioco. Questa può essere una bella motivazione per quei giocatori che vogliono vedere come i loro progressi precedenti impattino (seppur limitatamente) sull’esperienza di gioco. Nel complesso, quindi, la versione per PC di Final Fantasy VII: Rebirth è un’esperienza potente che mostra davvero cosa può fare un hardware PC di livello in termini di gaming. Se amate la storia e i personaggi del gioco e avete aspettato con trepidazione la versione per PC, non rimarrete delusi. Square Enix ha realizzato un solido porting che consente a un numero ancora maggiore di giocatori di provare questa epica avventura. La solida base tecnica del gioco, combinata con una storia e un gameplay già fantastici, lo rende un’uscita imperdibile.

Capcom annuncia un imminente evento digitale, spazio ad Onimusha: Way of the Sword e Monster Hunter Wilds

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Capcom ha ufficializzato che il prossimo 4 Febbraio si terrà l’evento digitale Capcom Spotlight, in cui tornerà a mostrarsi anche Onimusha: Way of the Sword, seguito da un Monster Hunter Wilds Showcase.

Per l’esattezza, l’appuntamento sarà alle ore 23:00 italiane e sarà possibile seguirlo tramite YouTube (in inglese o in giapponese).

La trasmissione in streaming durerà complessivamente circa 35 miunti e permetterà ai fan di avere un nuovo sguardo su titoli come Onimusha: Way of the Sword, Capcom Fighting Collection 2 e Marvel vs. Capcom Fighting Collection: Arcade Classics. A seguire, il producer Ryozo Tsujimoto condividerà nuove informazioni su Monster Hunter Wilds, tra cui un nuovo trailer ed anticipazioni sul secondo open beta test.

Non resta che attendere pochi giorni per scoprire tutte le novità del Capcom Spotlight.