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Darwin’s Paradox!, il nuovo trailer annuncia il rinvio del platform Konami

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Il publisher Konami ed il team di sviluppo ZeDrimeTim hanno condiviso un nuovo trailer di gameplay per Darwin’s Paradox! confermandone il rinvio al 2026.

Il platform action adventure, originariamente previsto per il 2025, arriverà per PlayStation 5, Xbox Series, Nintendo Switch 2 e PC via Steam. Proprio la versione per la nuova console Nintendo è una delle novità del trailer, oltre alla conferma che è stata contestualmente scartata la versione per Switch.

Parti per una grande avventura degna di un vero film d’animazione con Darwin, un polpo affascinante e intelligente, strappato dall’oceano e intrappolato in un enorme e misterioso complesso industriale. Con la sua straordinaria intelligenza e incredibili abilità, nuoto, mimetismo e molte altre affascinanti capacità, aiutalo a superare le trappole e i pericoli più formidabili in questo avvincente gioco platform, d’avventura e rompicapo.

Nella tranquilla vastità dell’oceano, il giovane polpo Darwin esplora le profondità marine… finché un misterioso raggio di luce non penetra nell’abisso e lo trascina verso la superficie. Cacciato fuori dal suo mondo acquatico, si risveglia disorientato nel mezzo di una gigantesca discarica, con alle spalle una fabbrica inquietante.

Ma qualcosa non va. Tra macchine minacciose, serbatoi strani e creature e personaggi misteriosi e pericolosi che abitano il luogo, Darwin si rende conto di essere in pericolo. Per tornare nell’oceano, Darwin dovrà essere astuto, evolversi e, durante il suo viaggio, svelare ai giocatori i misteri di una cospirazione che va oltre ogni immaginazione… e che potrebbe davvero segnare il destino dell’umanità!

Caratteristiche principali del gioco:

  • Una grandiosa avventura degna di un film d’animazione. Grazie all’ispirata direzione artistica e a un mondo vivace, Darwin’s Paradox ti trasporta in una commovente epopea illustrata magistralmente, dove ogni dettaglio svela un’incredibile storia.
  • Stile di gioco originale. Il gioco offre un perfetto equilibrio tra sequenze platform e risoluzione di enigmi. Nuota, nasconditi, infiltrati, salta e usa le straordinarie abilità di un polpo per avanzare nella tua avventura, sfuggire a situazioni pericolose o risolvere i tanti enigmi del gioco.
  • Un mondo vivo e interattivo. Scopri vasti livelli con una direzione artistica unica e raffinata, ricchi di enigmi, pericoli e creature e personaggi sorprendenti.
  • Una narrazione coinvolgente e toccante. Tra umorismo, emozioni e suspense, Darwin ti porta in una memorabile odissea.

Recensione Turtle Beach Mouse Burst II Pro, veloce, efficiente e incredibilmente leggero

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Lo scorso anno, abbiamo recensito il Turtle Beach Burst II Air, un mouse da gaming del quale abbiamo apprezzato il suo peso super leggero, le prestazioni di alto livello e l’ergonomia ben studiata sia per chi predilige una presa ad artiglio e sia per chi è avvezzo a quella punta delle dita, e a chi gioca principalmente a titoli che richiedono movimenti rapidi e precisi. Il Turtle Beach Burst II Air ha dimostrato (a giudizio del nostro Arturo) che l’eredità di ROCCAT è davvero in buone mani e che Turtle Beach ha raggiunto l’agognata maturità per poter competere ai massimi livelli nel mercato dei mouse gaming (e non solo) di alta qualità. Con il lancio del Turtle Beach Mouse Burst II Pro, nonostante si tratti di un modello Pro con alcune caratteristiche incredibili come Polling rate a 8.000 Hz, una batteria decisamente capiente e uno dei sensori più recenti e performanti (Owl-Eye 30K basato su PixArt PAW3950) la società produttrice di accessori con sede a San Diego, California è riuscita a proporre un prodotto che conserva un peso incredibilmente contenuto (parliamo di 57g, solo 10g in più del superleggero Burst II Air) che lo mette in competizione con prodotti “Ultraleggeri” di altri produttori. Il prezzo? Per potervi portare a casa il Burst II Pro dovrete sborsare 129.99 €. È questo il compromesso ottimale per avere fra le mani un modello Pro ma con un peso piuma? Continuate a leggere la nostra recensione per scoprirlo!

Specifiche tecniche

CaratteristicaSpecifica
Peso57g
Dimensioni122,3 x 67,3 x 39,6 mm circa
SensoreOwl-Eye 30K Ottico (PixArt PAW3950)
DPI50 – 30.000 (regolabili)
Accelerazione70g
Velocità Tracking750 IPS
Polling RateFino a 8.000 Hz wireless, latenza 0,125 ms
SwitchTitan Optical, 100 milioni di clic
Autonomia40h @ 8kHz, 150h @ 1kHz (wireless USB)
RicaricaUSB-C, 75% di capacità in 2h
ConnessioniWireless 2.4 GHz, Bluetooth, USB-C cablato
Memorìa integrataSì, profili personalizzati
Accessori inclusi3 set Dot Skates (PTFE, UHMW-PE), grip tape, cavo USB-C
SoftwareSwarm II
CompatibilitàNVIDIA Reflex, Windows 10+, USB 2.0+

Cosa c’è nella scatola

  • Turtle Beach Burst II Pro (in bianco o nero)
  • Trasmettitore USB-A wireless a 8 kHz
  • Cavo di ricarica PhantomFlex 8K da USB-C a USB-A
  • Adattatore da USB-A a trasmettitore USB-C
  • Grip Tape
  • 1 PTFE integrale + 8 PFTE Dot + 8 UHMW-PE Dot Skates
  • Inserto di avvio rapido

Design e qualità costruttiva

Il Burst II Pro si distingue per il suo design simmetrico e ultraleggero (57g), pensato per i giocatori competitivi (in particolar modo – a giudicare dalla posizione dei pulsanti – per utenti destrorsi) e per le lunghe sessioni. I mouse più leggeri sono preferibili per gli sparatutto in prima persona (FPS) e i Battle game online multigiocatore, soprattutto se si desidera un mouse che offra movimenti reattivi e precisi. La scocca è solida, priva di flessioni o scricchiolii, e la finitura opaca in plastica bianca liscia resistente alle macchie (il Burst II Pro è disponibile anche in nero) garantisce una presa sicura anche dopo ore di utilizzo. Il package include grip tape e diversi Dot Skates, offrendo una personalizzazione – in termini di frizione con la superficie di utilizzo – piuttosto generosa; un dettaglio raro anche tra i mouse di fascia premium. I piedini/adesivi in PTFE puro trattato termicamente, noto anche come Teflon, mantengono la base in plastica scorrevole su ogni tipo di superficie. L’estetica è sobria: nessuna illuminazione RGB, solo indicatori LED funzionali, a favore di uno stile improntato sulla praticità. Il logo di Turtle Beach in argento è stampato sulla parte inferiore della scocca frontale mentre una striscia cromata lucida percorre la parte centrale. I lati non sono zigrinati, ma offrono – grazie alla forma concava – comunque una buona presa durante l’uso.

Il Turtle Beach Burst II Pro presenta dimensioni standard, con una profondità di 122 mm, una larghezza di 67 mm e un’altezza di 39 mm. Queste dimensioni sono quasi identiche a quelle del Burst II Air e leggermente maggiori del Burst Pro Air. Il design simmetrico facilita l’adattamento a diverse dimensioni delle mani e stili di impugnatura. Abbiamo provato l’impugnatura a palmo completo e il Burst II Pro si è adattato benissimo e anche testandolo con un’impugnatura ad artiglio (claw grip), dobbiamo dire che non ci siamo trovati male. Le mani di medie dimensioni troveranno probabilmente il confort perfetto, mentre gli utenti con mani più grandi potrebbero preferire una lunghezza leggermente superiore. I pulsanti laterali sono posizionati in modo confortevole per gli utenti destrorsi, sebbene non siano speculari per l’uso con la mano sinistra. Nonostante ciò, il layout sembra ben studiato, con input facilmente accessibili (e difficilmente cliccabili accidentalmente) che non intralciano durante il movimento.

In termini di posizionamento dei pulsanti, come anticipato, il Turtle Beach Burst II Pro ha esattamente lo stesso aspetto del Burst II Air. Oltre al clic sinistro standard, al clic destro e alla rotellina di scorrimento cliccabile, c’è un pulsante avanti e indietro sulla sinistra. C’è anche un interruttore di regolazione della sensibilità sempre sul lato sinistro. Il mouse consente di salvare cinque impostazioni di sensibilità per profilo, quindi premendo questo pulsante si scorreranno i livelli di sensibilità configurati in ordine crescente. Abbiamo trovato tutti i pulsanti e gli interruttori a portata di mano.

Sotto i pulsanti si “nascondono” gli switch Titan Optical pretensionati con una durata stimata di 100 milioni di clic. Si tratta degli stessi switch presenti in tutti i prodotti Turtle Beach degli ultimi anni. L’obiettivo di questi switch è offrire tattilità, affidabilità e una risposta rapida e a nostro parere sono – sebbene non raggiungono ancora il livello di precisione e feedback tattile offerto da alcuni concorrenti premium – incredibilmente buoni. I clic sono si silenziosi, ma udibili quanto basta, il che conferisce una sensazione di solidità. Non abbiamo notato alcuna discontinuità tra gli switch con una risposta dei Titan Optical distintiva e molto pulita. Tra i pulsanti e sotto la rotellina di scorrimento è presente un piccolo LED indicatore multicolore che evidenzia lo stato della batteria, dei DPI e della connettività. Un aspetto che attirerà immediatamente l’attenzione sono i tre ritagli sul retro del device, due dei quali servono a ridurre il peso e uno a contenere il trasmettitore USB. Il rovescio della medaglia è che accumulano parecchia polvere, quindi è consigliabile pulirli regolarmente.

Esperienza d’uso e prestazioni

Dal punto di vista pratico, il Burst II Pro si comporta bene grazie al sensore Owl-Eye 30K DPI, in grado di raggiungere fino a 30.000 DPI con un grado di precisione e fluidità notevole. Anche con impostazioni più basse, il tracciamento risulta costante, senza problemi di jitter o accelerazione. Con una velocità massima di 750 IPS e un’accelerazione fino a 70 g, non fatica mai a tenere il passo, indipendentemente da quanto frenetici e intensi siano i movimenti, questi risultano fedeli alla propria mano. Il design ultraleggero, unito alla connessione wireless a bassa latenza, lo rende un’estensione del braccio, piuttosto che uno strumento separato in una vera e propria connessione tra movimento e risposta sullo schermo. Nelle sessioni più lunghe, il peso light (accompagnato dal baricentro del mouse prossimo al centro, allineato con il sensore nella parte inferiore) si rivela davvero vantaggioso. Si avverte meno affaticamento, il polso rimane più rilassato e la regolazione della mira risulta più semplice anche dopo ore di gioco. I Dot Skates scorrono bene sia su superfici in tessuto che rigide (mousepad, vetro, tessuto, la precisione è rimasta impeccabile), e passare al set in UHMW-PE su una superficie in vetro è quasi privo di attrito. Se avete già utilizzato mouse wireless più pesanti, questo vi darà immediatamente una sensazione di libertà.

La versatilità è ulteriormente aumentata dal supporto wired, dongle wireless USB-A, Bluetooth, e dalla presenza di memoria integrata, per salvare i profili personalizzati. Sia che siate collegati in modalità wired o in modalità wireless, il mouse scorre liberamente senza alcun attrito percepibile e il grip tape incluso offre la possibilità di regolare ulteriormente il feeling. ​

Il Burst II Pro supporta altresì una frequenza di polling wireless fino a 8.000 Hz, con una latenza di soli 0,125 millisecondi. È otto volte più veloce dei 1.000 Hz standard utilizzati dalla maggior parte dei mouse da gaming e, sebbene sia opinabile se la maggior parte dei giocatori noteranno questa differenza, l’immediatezza è innegabile. Il movimento del cursore risulta più nitido e l’input lag praticamente è assente. I giocatori competitivi che cercano ogni possibile vantaggio apprezzeranno la sua reattività. La risposta al clic è altrettanto impressionante. Gli switch Titan Optical, garantiti per 100 milioni di clic, assicurano una risposta rapida, priva di “morbidezza” e perfetta per giochi che richiedono click continui, istantanei e veloci come FPS e MOBA. Essendo ottici, l’attuazione è più rapida rispetto ai tradizionali switch meccanici e non si degradano nel tempo con l’usura dei contatti fisici. Questa affidabilità, unita alla leggerezza del guscio, li rende ideali per i giochi ad alta intensità, dove velocità e costanza sono fondamentali.

Autonomia

L’autonomia è un punto di forza: con polling 8kHz si ottengono circa 40 ore di utilizzo, mentre in modalità 1kHz la durata sale fino a 150 ore e e 165 ore tramite Bluetooth. Il sistema USB-C e la ricarica rapida (gli avvisi di batteria scarica sono tempestivi) consente di raggiungere il 75% della carica in due ore, ottimale per non interrompere la propria sessione di gioco. Questi valori lo rendono uno dei mouse wireless più longevi oggi disponibili sul mercato. Il cavo intrecciato PhantomFlex da 1,8 m può essere collegato nella parte anteriore del mouse, sia per la ricarica del dispositivo e sia se si vuole optare per un utilizzo del Burst II Pro in modalità cablata e senza alcuna perdita di prestazioni.

Prestazioni di gioco

Durante le sessioni competitive in titoli come Counter-Strike 2, Valorant e Overwatch 2, il Burst II Pro si è contraddistinto per la fluidità di movimento, la precisione del sensore e il feeling “istantaneo” dei click. La compatibilità con NVIDIA Reflex permette una latenza sotto i 25ms, dettaglio che favorisce i giocatori professionisti. Negli sparatutto competitivi, il mouse è estremamente affilato. Inseguire i bersagli, regolare la mira o apportare micro-correzioni risulta essere naturale e immediato. Per i MOBA o gli RTS, la precisione e la bassa latenza del clic offrono un forte senso di controllo (sebbene gli switch presentino una corsa lievemente più lunga rispetto ad alcuni competitor premium). Si adatta perfettamente a tutti i generi, dimostrando che Turtle Beach non si è limitata a “inseguire i numeri”, ma si è concentrata sul far sì che queste specifiche si traducessero in vantaggi concreti. Anche al di fuori del gaming, il mouse è altrettanto fluido ed efficiente. Scorrimento, editing e navigazione web generale beneficiano del suo peso ridotto e della sua precisione. La modalità Bluetooth offre un’esperienza più silenziosa e a basso consumo energetico per la produttività, ed è facile tornare alla modalità wireless ad alte prestazioni quando è il momento di giocare.

Applicazione

Burst II Pro funziona con l’ultima versione di Swarm II. Questo programma unifica le periferiche Turtle Beach compatibili in un’unica applicazione. Dopo aver installato il modulo corrispondente, vi verrà richiesto di aggiornare il firmware del mouse. L’aggiornamento è stato rapido e indolore, ma – non dissimilmente da altri prodotti wireless del produttore – richiede che il mouse sia collegato fisicamente al PC. L’utente ha la possibilità di personalizzare elementi come le cinque impostazioni di sensibilità preimpostate, la frequenza di polling, l’angolazione di snapping e la modalità standby o ancora di assegnare funzioni a diversi pulsanti. Tra queste, tasti di scelta rapida, disabilita, standard, macro, DPI, Easy Shift, Profili, Sistema e sistema operativo, Funzioni Windows, Browser, Multimedia e Apri. Nota: non tutte le funzioni sono disponibili per ogni pulsante. Il gestore macro consente di collegare direttamente le azioni da un elenco preimpostato di giochi come Apex Legends e Fortnite.

Confronto con la concorrenza

Rispetto ai rivali come Glorious Model O3, SteelSeries Rival 110 e Razer DeathAdder V2 Pro, Burst II Pro si posiziona vantaggiosamente sul fronte del peso (più leggero), polling rate (superiore), autonomia (fra le migliori in 1kHz), e accessori inclusi. Se cercate un mouse dalle prestazioni simili, altri modelli competitive come Viper Ultimate o Logitech G Pro X Superlight offrono prestazioni top e opzioni RGB, ma senza raggiungere la stessa combinazione di leggerezza ed autonomia. Tuttavia, il Burst II Pro si distingue per la completa dotazione, la modularità dei pattini e la velocità wireless 8kHz, che restano valori aggiunti esclusivi.

Commento finale

Il Turtle Beach Burst II Pro è un mouse wireless pensato per il competitivo (ma ben si adatta anche al di fuori del gaming), puntando tutto su velocità, leggerezza (che lo rende quasi un ultraleggero) e precisione. Non è il più appariscente della categoria non reinventando nulla dal punto di vista estetico, anzi, ma privilegia la sostanza: ottima qualità costruttiva, esperienza d’uso personalizzabile e prestazioni – con un polling rate fino a 8.000 Hz e il sensore ottico Owl-Eye – di assoluto livello. Alcuni concorrenti spiccano per design e/o feature extra, ma pochi uniscono autonomia, precisione e accessori come il Burst II Pro. Il prezzo non è bassissimo e potrebbe ridurne l’appeal, ma per chi ci tiene soprattutto alla velocità, alla latenza e al feeling, il Burst II Pro è sicuramente una scelta da valutare tanto per il gaming quanto per la produttività.

“It Happens on PS5” è la nuova campagna promozionale dedicata ai momenti indimenticabili della console Sony

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Si chiama “It Happens on PS5” la nuova campagna promozionale annunciata da Sony in vista del quinto anniversario della propria console, dedicata alle esperienze più straordinarie e inaspettate vissute dai gamer in questi anni.

La campagna globale, disponibile da oggi, propone tre momenti che catturano la meraviglia e l’imprevedibilità del gioco su PS5. Nel lasciarvi alle parole condivise da Isabelle Tomatis, vice presidente di SIE Global Marketing, vi anticipiamo che nelle prossime settimane appariranno installazioni fisiche in diverse città del mondo per proseguire le celebrazioni della ricorrenza.

Ci stiamo avvicinando al quinto anniversario dal lancio della console PS5 ed è straordinario vedere il numero di esperienze incredibili che PS5 ha offerto ai gamer di tutto il mondo… Per non parlare delle tante altre avventure in arrivo! Negli ultimi cinque anni, i nostri giocatori hanno condiviso le loro reazioni di entusiasmo e sorpresa ai momenti straordinari che hanno vissuto durante il gioco su PS5. Sono stati proprio questi a ispirare la nostra nuova campagna promozionale: abbiamo catturato l’essenza di questi momenti con le esperienze più inaspettate e indimenticabili vissute su PS5.

Lo spot pubblicitario, che verrà lanciato oggi, presenterà tre storie distinte:
Il più grande salto acrobatico di sempre
Una cattura sorprendente
– Problemi quotidiani con veicoli straordinari

Oltre allo spot pubblicitario, porteremo alcuni di questi momenti inaspettati anche nel mondo reale, in forma fisica. Da novembre a dicembre, i gamer potranno vedere di persona alcuni di questi temi ispirati alla campagna in varie località di tutto il mondo, come UFO che atterrano in Australia, Spagna e Germania, o misteriose creature scoperte in Messico, Italia e nel Regno Unito.

Non vediamo l’ora di vedere le altre reazioni e i momenti straordinari che i nostri fan condivideranno online con tutto il mondo. Il futuro è ricco di tanti altri viaggi incredibili, come spesso accade su PS5!

Recensione Once Upon a KATAMARI, dove stiamo andando non c’è bisogno di strade

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Con Once Upon a KATAMARI, ci siamo sentiti di aver riabbracciato un caro amico dopo tanti, tantissimi anni. Una persona candidamente fuori di testa, partita per un lungo viaggio quattordici anni fa. E da allora presente nelle nostre memorie con i vecchi ricordi dei bei tempi trascorsi.

Correva l’anno 2011 quando Touch My Katamari arrivava su PlayStation Vita, ultimo capitolo inedito di un franchise nato dalla visionarietà di Keita Takahashi. Proprio l’episodio per la sfortunata portatile Sony segnò l’inizio del declino della serie, a causa di un prodotto meno ispirato rispetto ai memorabili titoli iniziali (tra cui l’immortale We Love Katamari del 2005). Da quel momento, solo alcuni tentativi sporadici (talvolta affidati ad incerte iniziative mobile) avevano tentato di ridestare il Re del Cosmo dal proprio torpore.

In tempi più recenti, un esubero di rimasterizzazioni degli episodi più amati (tra cui il più recente ed apprezzato We Love Katamari Reroll+ Royal Reverie) avevano tenuta accesa in noi una flebile speranza. Quella di veder tornare finalmente la serie con un capitolo tutto nuovo. Un desiderio che è divenuto realtà. Il goffo sovrano onnipotente ne ha combinata un’altra delle sue e ancora una volta il Principe dovrà porre rimedio. Arrotolando tutto sul proprio cammino.

Once Upon a KATAMARI è disponibile dal 24 Ottobre per PC (via Steam), Nintendo Switch, Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Mamma, ho distrutto l’universo

Non esiste titolo della serie senza un preambolo folle e Once Upon a KATAMARI non è da meno.

Attraverso una narrazione che strizza l’occhio ai libri delle fiabe, apprendiamo che la reale famiglia proprio non sa stare lontana dai guai. Per la precisione, è ancora una volta l’onnipotente e sbadatissimo Re del Cosmo ad aver fatto un pasticcio. Stavolta, bisticciando con un’antica pergamena dai misteriosi poteri magici. Non sarebbe un grosso problema, se non fosse che il risultato abbia portato alla cancellazione istantanea di tutti i pianeti della galassia, compresa ovviamente la nostra cara Terra. Un danno al quale dovrà porre rimedio il solito industrioso Principe con il suo Katamari, stavolta tornando indietro nel tempo per ricreare tutti i corpi celesti del cosmo.

Il piccolo Principe è tornato con una nuova missione.

Si tratta di un impianto narrativo che, nel pieno rispetto dello spirito della serie, fornisce un carismatico e folle contesto alle peripezie del piccolo protagonista. Se avete già giocato ad un KATAMARI in passato, saprete cosa attendervi. Per tutti gli altri, la storia viene narrata attraverso sequenze di vignette di stampo umoristico, con un tono deliberatamente scanzonato che non vuole prendersi mai troppo sul serio. E che non ruba mai molto tempo al vero cuore del titolo: rotolare su tutto ciò che incontrerete.

E lo si fa negli immancabili scenari variopinti e stilizzati da direzione stilistica low poly iconica come sempre. Tra ironia di situazioni quotidiane a siparietti surreali, passeggiare (anzi, rotolare) tra le ambientazioni di Once Upon a KATAMARI riconferma il forte carattere artisticamente identitario della saga. Il beneficio principale rispetto ai vecchi capitoli, oltre ad una maggiore pulizia grafica, è assistere ad una superiore stabilità tecnica senza rallentamenti nelle situazioni più concitate.

Discorso a parte invece per il comparto audio, dove Bandai Namco ha dato davvero il massimo. Tra sound design sempre sul pezzo ed una selezione di brani che include il meglio dei precedenti capitoli ed inediti di artisti come Saya Asakura, Once Upon a KATAMARI riuscirà ad imprimersi nella vostra memoria musicale ancora una volta. D’altronde, l’attenzione della serie verso motivetti orecchiabili è passata alla storia. Da oltre vent’anni ancora fischettiamo Katamari on the Rocks… ci sarà un motivo.

Il Re del Cosmo sa sempre come lavarsi le mani da un impegno.

Rotola che ti passa

La domanda classica che ci si pone spesso nel settore è: come si aggiusta qualcosa che non è rotto? A volte c’è chi rischia e prende la tangente, portando a risultati inaspettati tanto in senso positivo quanto in negativo. Altre volte tuttavia, certe formule ludiche sono così perfette nella loro semplicità che non occorre “complicare il pane”, come cantava Samuele Bersani. Once Upon a KATAMARI fa esattamente questo.

Il core ludico continua ad essere quello di sempre. Il piccolo Principe si trova a spingere una palla, il Katamari, con una capacità sensazionale: quella di riuscirà ad attrarre ed assorbire tutto ciò che incontra. Unico limite: rotolare sempre prima sugli oggetti più piccoli o di pari dimensioni del Katamari. Solo incrementandone la dimensione, l’oggetto sferico riuscirà ad incollarsi ad oggetti (ma anche animali, persone, edifici, astronavi, pianeti e stelle) sempre più grandi. Sensibili sono i miglioramenti apportati nel nuovo capitolo, con una telecamera notevolmente perfezionata, opzioni di controllo che consentono di scegliere tra lo stile classico ed uno moderno, un pulsante per scattare ed alcune funzioni rapide per regolare la propria posizione. Once Upon a KATAMARI si gioca meglio di qualsiasi altro capitolo della serie.

Le differenti ere forniscono un’ottima varietà ai livelli.

La gimmick principale della produzione ruota attorno ai viaggi nel tempo, necessari per ripristinare quanto distrutto dallo svagato Re del Cosmo. Non sono tuttavia i viaggi in sé e per sé ad essere protagonisti, quanto piuttosto la possibilità, offerta agli sviluppatori, di dare fondo ad una varietà di ambientazioni. Anche prendendo qualche licenza rispetto all’innata orientalità dei capitoli precedenti. Troviamo così accanto all’Edo giapponese anche periodi preistorici, scorrerie piratesche ed il selvaggio West.

Ma Once Upon a KATAMARI non si limita ad una selezione inedita di livelli (che dopo 14 anni è finalmente una boccata d’aria), ma propone idee sempre diverse per rendere ogni “rotolata” unica a suo modo. Nella Grecia antica dovremo così collezionare quanti più filosofi classici possibile, mentre nell’era Giurassica l’obiettivo sarà raccogliere i simpatici lucertoloni presenti. Si passa dal rendere forzuti dei giovani combattenti per renderli capaci di indossare pesanti armature al farsi strada sfruttando la luce delle anime degli Yokai catturati. L’imprevedibilità la fa da padrona ed anche se il gameplay sostanzialmente resta sempre uguale a sé stesso, le variabili sono parecchie. Talvolta ci sono livelli poetici oppure veri e propri enigmi da risolvere, mentre a volte si rotola per il classico gusto di rendere il proprio Katamari impareggiabile.

Anche i pirati trovano spazio in Once Upon a KATAMARI.

Raccogliere tanto, raccogliere tutto

A rendere ancor più varia la formula ci pensa un’altra idea semplice ma efficace: gli oggetti. Si tratta di pratici utensili introdotti nei livelli, utili per rendere le proprie missioni più dinamiche. C’è ad esempio il magnete che raccoglie gli oggetti intorno, oppure il missile che fornisce un po’ di vivace propulsione extra. Assolutamente fondamentale è poi il cronometro, che non solo ferma il tempo ma immobilizza oggetti e creature. Una soluzione strategica indispensabile per alcuni obiettivi da completare, anche se forse vista la follia del titolo, ci si poteva aspettare un maggiore estro su questo versante. O magari rendere gli oggetti ancor più rilevanti implementando sfide appositamente studiate.

Once Upon a KATAMARI attua anche una variazione parziale rispetto al passato. Mentre prima l’avanzamento era legato esclusivamente al raggiungimento delle condizioni di vittoria (quasi sempre, raggiungere una dimensione specifica), adesso tutto passa attraverso la necessità di raccogliere dei collezionabili. Parliamo così delle corone del Re del Cosmo, sparse per i livelli spesso in posizioni assurde o con dimensioni ciclopiche che richiedono ragionamento e tattica per essere collezionati. Si tratta di una svolta che abbiamo apprezzato, capace di dare maggior mordente al titolo e rievocarci i collectathon che tanto amiamo. Ovviamente non ci sono solo le corone da raccogliere: troviamo infatti anche i regali e i cugini, una selezione di personalizzazioni estetiche gradevoli che hanno solleticato la nostra mania collezionista.

La calamità è un oggetto molto utile per incrementare velocemente le dimensioni del Katamari.

La produzione contiene anche una modalità multigiocatore, tanto competitiva quanto cooperativa, chiamata KatamariBall. Obiettivo dei giocatori è di acchiappare quanti più oggetti possibile depositandoli sulla propria nave che continuerà a cambiare di posto nel corso delle partite. Si tratta di una modalità frenetica e davvero divertente, che può dare il giusto brio se giocata con la giusta compagnia. Speriamo, in questo senso, che il suo potenziale possa essere espanso ed alimentato nel tempo e che, soprattutto, la risposta dell’utenza sia positiva. Fermo restando che KATAMARI è e resta un’esperienza da godere principalmente in single player.

Raccogliere le corone è fondamentale per proseguire.

Commento finale

Dopo anni di rimasterizzazioni, collection e spin-off mobile, Once Upon a KATAMARI segna il ritorno della folle serie Bandai Namco con un capitolo totalmente inedito. Di fronte all’ennesimo guaio dello sbadatissimo Re del Cosmo, toccherà ancora una volta al Principe trovare una soluzione stavolta viaggiando nel tempo. Un capitolo in cui la semplicità magnetica del franchise splende di idee sempre nuove e divertenti, pur senza proporre un’esperienza in grado di stravolgere la tradizione. Chi ha sempre amato il brand, non potrà non adorare questo atteso revival. Per chi invece non ha mai avuto occasione di provare un episodio della serie, non c’è occasione migliore per iniziare a rotolare!

Ninja Gaiden 4 – Guida ai cimenti del Purgatorio (trofeo Annientatore)

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Ninja Gaiden 4

I cimenti del Purgatorio di Ninja Gaiden 4 possono sembrare, a prima vista, una prova durissima. In realtà, pur essendo impegnativi, sono ben al di sotto degli standard di difficoltà estrema tipici della serie. Con un po’ di attenzione e i giusti suggerimenti riuscirete ad affrontarli senza troppi problemi, anche nelle sfide più avanzate.


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Nella videoguida che vi presentiamo oggi vi mostriamo come gestire ogni cimento al meglio, spiegando meccaniche, ricompense e strategie per completare tutto in modo efficiente (e senza inutili frustrazioni). Inoltre, completando tutti i cimenti del Purgatorio sbloccherete il trofeo argento Annientatore, quindi se puntate al 100% del gioco, vi conviene affrontarli con metodo.

Difficoltà fissa e sistema “risk/reward”

Partiamo da un punto essenziale: i cimenti del Purgatorio hanno una difficoltà fissa impostata su Normale, indipendentemente dal livello scelto per la campagna principale. Che giochiate in modalità Eroe (facile) o Maestro Ninja (molto difficile), la sfida rimane sempre la stessa.

La vera variabile è il sistema di malus, un meccanismo di tipo risk/reward che vi permette di scegliere quanto mettere in gioco la vostra barra vitale in cambio di ricompense maggiori.

Esistono diversi livelli di malus, dal più lieve al più estremo, e ai due opposti troviamo:

  • Reame dell’Inferno – Malus massimo del -75% della barra vitale, ma con ricompense più ricche;
  • Reame degli Dei – Nessun malus alla salute, ricompense base.

Tra questi due estremi ci sono varie opzioni intermedie (ad esempio -15%, -50% e così via), ma la sostanza non cambia: più rischiate, più guadagnate.

Detto ciò, per ottenere il trofeo non serve complicarsi la vita. È sufficiente completare i cimenti senza malus, quindi nel Reame degli Dei. Le ricompense extra (NinjaCoin e punti esperienza per potenziare le armi) non sono particolarmente rilevanti, perché nel corso della partita ne accumulerete già in abbondanza.

Nel nostro video trovate un approccio misto: alcune prove le abbiamo affrontate con il malus massimo, altre senza, proprio per mostrarvi le (non) differenze ma anche per sottolineare che, nella pratica, non vale davvero la pena spingersi oltre.

Quando affrontare la sfida

Una volta completata la storia, potete giocare i cimenti anche dal menu principale, nella sezione “Sfide”. Tuttavia, qui non vengono conteggiati ai fini del trofeo. Di conseguenza, se durante la vostra run non avete completato alcuni cimenti che avete trovato, sappiate che, inspiegabilmente, farli dal menu “Sfide” non basterà per ottenere il trofeo.

Assicuratevi quindi di affrontarli all’interno della modalità Storia o tramite la Selezione Capitolo, così che vengano correttamente registrati ai fini del completamento.

Noi li abbiamo affrontati man mano che venivano sbloccati, quindi con limitazioni naturali: meno armi, meno skill passive (come il numero di colpi parabili o gli slot accessori) e un equipaggiamento ancora incompleto. Questo approccio rende la videoguida utile anche per chi li gioca durante la prima run, con risorse ancora ridotte.

Affrontarli invece dopo aver completato la storia offre diversi vantaggi: personaggi più forti, più oggetti, più salute e, soprattutto, la possibilità di usare Ryu anche nelle sfide di Yakumo, cosa che semplifica di molto gli scontri grazie alla sua potenza devastante.

Ninja Gaiden 4
Il buon Ryu è una… bestia!

Consigli generali

Nel video trovate la nostra prova senza uso di oggetti curativi o di potenziamento, per mostrarvi una gestione “pulita” del combattimento e delle risorse.

Detto questo, voi potete usare tutti gli oggetti che volete: le pozioni curative, buff e pozioni di potenziamento temporaneo, persino l’elisir che rianima automaticamente alla prima morte. Non ci sono penalità, quindi non fatevi scrupoli se vi servono per portare a casa la vittoria.

Stesso discorso per gli accessori, che possono rendere la vita molto più semplice. In particolare vi consigliamo:

  • quelli che aumentano la difesa e riducono i danni subiti;
  • quelli che ripristinano una piccola quantità di vita con determinate uccisioni.

Usarli in modo oculato, insieme a una buona gestione della Frenesia, può fare la differenza soprattutto nelle sfide più lunghe o affollate.

Come dicevamo, quello mostrato non è il modo più ottimizzato, ma è quello che vi farà capire davvero come funziona il sistema e come adattarvi ai diversi nemici e scenari senza dipendere solo dal livello di potenza del personaggio.

Non ci resta che augurarvi una buona visione… e buona fortuna!

Le migliori VPN Gratuite: La Guida Rapida alla Privacy dopo la delibera AGCOM che ha bloccato alcuni siti.

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L’ecosistema digitale italiano sta affrontando un cambiamento che va ben oltre la discussa (e spesso fraintesa) questione dello “SPID per i siti p0rn0”. La nuova normativa AGCOM, che mira a implementare un sistema di verifica dell’età, solleva questioni fondamentali sulla nostra privacy.

Questo, a sua volta, sta generando una domanda senza precedenti di strumenti per l’anonimato, prime fra tutte le VPN (Reti Private Virtuali). Ma nel mondo della tecnologia, “gratuito” è quasi sempre un compromesso.

Analizziamo quindi la situazione reale venutasi a creare dopo la delibera dell’ AGCOM che ha attuato il cosiddetto “decreto Caivano” e individuiamo le migliori VPN gratuite, distinguendo tra quelle sicure per la privacy e quelle realmente performanti per il gaming.

Il “Muro” AGCOM: Non Solo SPID, il Rischio è il “Certificatore”

La confusione nasce dalla delibera AGCOM 96/25/CONS, attuazione del “Decreto Caivano” , che impone un blocco per la verifica dell’età (age verification) su un elenco iniziale di siti per adulti a partire dal 12 novembre 2025.

Contrariamente a quanto si crede, la legge non impone lo SPID come unico metodo. Il sistema proposto da AGCOM è un’architettura a “doppio anonimato” che coinvolge tre attori: utente, sito web e un “soggetto terzo certificatore”.

Ecco come funziona:

  1. Certificazione: L’utente dimostra la sua maggiore età una tantum a un ente certificatore (come un provider SPID, una banca o un operatore telefonico).
  2. Token Anonimo: Il certificatore rilascia un “token” digitale che attesta solo: “Il possessore è maggiorenne”. Il certificatore, teoricamente, non sa per quale sito l’utente userà il token.
  3. Accesso al Sito: L’utente presenta il token al sito per adulti che verifica la maggiore età senza conoscere l’identità reale dell’utente.

Il Vero Problema di Privacy

Sebbene tecnicamente superiore a un login diretto con SPID, il problema della privacy non scompare: si sposta.

Il punto critico è il certificatore. Per ottenere il token, l’utente deve autenticarsi con la propria identità reale (CIE, SPID, conto bancario). Anche se il certificatore “non sa” il sito di destinazione, sa che “Mario Rossi” ha richiesto un token per accedere a contenuti che richiedono la verifica dell’età.

La paura non è più che il sito sappia chi sei, ma che lo sappia la tua banca o il tuo provider SPID.

Questa diffidenza spingerà molti utenti non ad adottare il sistema, ma ad aggirarlo. Una VPN, mascherando l’origine del traffico, diventa lo strumento d’elezione per eludere l’intera architettura di verifica AGCOM.


VPN Gratuite: I Rischi e Cosa Cercare

Nel mondo della cybersecurity, se un prodotto è gratuito, il prodotto sei tu. I provider gratuiti devono coprire i costi, e spesso lo fanno vendendo i tuoi dati: Registrano la cronologia di navigazione e la vendono a data broker o Iniettando pubblicità, ad esempio inserendo attivamente tracker nel tuo traffico. Infine, un altro problema importante che si verifica sempre più spesso, è la presenza di false VPN gratuite che, offrendo una falsa sicurezza, usano protocolli obsoleti o, nel peggiore dei casi, veicolano malware.

I 3 Pilastri della Sicurezza

Quando si sceglie una VPN gratuita, è bene ignorare il marketing e controllare piuttosto questi tre fattori:

  1. Giurisdizione (Sede Legale): È l’aspetto più importante. Evitate i paesi dell’alleanza “Five Eyes” (FVEY) come Stati Uniti e, soprattutto, il Canada. Preferite “paradisi della privacy” come la Svizzera o la Malesia.
  2. Politica No-Log: Una “politica no-log” ( ovvero l’impegno a non registrare o conservare i dati relativi all’attività online dei suoi utenti come cronologia di navigazione, indirizzi IP, timestamp delle connessioni o le query DNS) non vale nulla se non è “auditata”, cioè verificata da una società di sicurezza indipendente. Proton VPN ad oggi è uno dei pochi ad averlo.
  3. Funzioni Essenziali: Dovete avere un Kill Switch (che blocca il traffico se la VPN cade, proteggendo il vero IP) e supportare protocolli moderni come WireGuard più veloce e leggero, ideale per il gaming in quanto filtra a monte, nel vostro router, tutto il traffico in entrata e in uscita. (attenzione però perchè filtrando tutto a livello di router, questo potrebbe comportare tanti problemi con telecamere IP, VOIP e persino con la vostra posta o l’accesso ad alcuni siti).

Tabella riassuntiva delle principali VPN commerciali da noi selezionate

Di seguito trovate quelle che secondo noi , ad oggi sono le migliori VPN sulla base delle indicazioni che vi abbiamo fornito. Ciascuna di essere offre anche un servizio gratuito (server gratuiti) che vi permette di usarle per la navigazione per qualche tempo. Tenete comunque a mente che generalmente i server gratuiti sono sempre i più lenti rispetto a quelli premium.

CaratteristicaProton VPN (Scelta Privacy)Windscribe (Scelta Gaming)PrivadoVPN (Scelta Bilanciata)Hide.me (Scelta P2P)
Limite Dati MensileIllimitato10 GB (con email)10 GB (con throttling a 1Mbps)10 GB
Prestazioni (Velocità/Ping)Moderate (Alta latenza)Eccellenti (Bassa latenza)Elevate (fino ai 10GB)Buone
Giurisdizione (Sede)Svizzera (Eccellente, no 5-Eyes)Canada (Rischio 5-Eyes)Svizzera (Eccellente, no 5-Eyes)Malesia (Buona, no 5-Eyes)
Politica No-LogSì (Auditata)Log Minimi (Non auditata)Sì (Verificata)Log Minimi (Temporanei)
Server Gratuiti (Paesi)5 Paesi10 Paesi10 Paesi5 Posizioni
Kill Switch
Supporto P2P (Torrent)No (Solo Piani Pagati)No (Solo Piani Pagati)No
Ideale per…Privacy, Browsing illimitato, Elusione Blocco AGCOMGaming (Basso Ping)Uso ibrido (Velocità + Privacy)Torrenting, Privacy

Le Scelte Migliori: Privacy vs. Performance

Come potete vedere nella tabella riassuntiva, nessuna VPN gratuita eccelle in tutto. La scelta dipende dalla priorità: dati illimitati per la privacy o basso ping per il gaming.

1. Per la Privacy e il Browsing: Proton VPN

È la scelta migliore in assoluto per la privacy e per aggirare il blocco AGCOM.

  • Vantaggio Chiave: Dati Illimitati. Puoi lasciarla attiva 24/7.
  • Privacy: Eccellente. Sede in Svizzera (fuori dai FVEY) e una rigorosa politica no-log auditata da enti terzi.
  • Il Compromesso: Le velocità sono definite “moderate”. I server gratuiti (solo 5 paesi) sono spesso congestionati. Non è adatta al gaming competitivo a causa dell’alta latenza.

2. Esclusivamente per il Gaming: Windscribe

È universalmente riconosciuta come la migliore opzione gratuita specifica per il gaming, ma al costo della privacy.

  • Vantaggio Chiave: Prestazioni Eccellenti. I test confermano che ha un impatto minimo sul ping (latenza), cruciale per evitare il lag.
  • Il Compromesso (Grave):
    1. Limite Dati: Solo 10 GB al mese (confermando l’email) questo significa che non riuscirete a giocarci a lungo.
    2. Giurisdizione: Sede in Canada, un membro fondatore dell’alleanza Five Eyes. Usarla per la privacy è un controsenso strategico.

L’Errore da Non Fare: App VPN vs. Estensione Browser

Questo è un errore critico, specialmente per i gamer. La principale cosa da tenere a mente è che App ed estensione Web, svolgono un ruolo molto diverso tra loro.

  • Estensione Browser (Proxy): Protegge esclusivamente il traffico generato dentro quella specifica finestra del browser (es. Chrome).
  • Applicazione Desktop (Vera VPN): Protegge tutto il sistema operativo. Crea un tunnel crittografato per ogni applicazione: il browser, Steam, Discord e il file eseguibile del gioco stesso.

Avviso ai Gamer: Se installi solo l’estensione per aggirare il blocco AGCOM, nel momento in cui avvii un gioco, il tuo vero indirizzo IP è completamente esposto. Per giocare, è obbligatorio usare l’applicazione desktop.


La Strategia “Doppia VPN”

L’analisi che abbiamo effettuato poco sopra, dimostra che non esiste la “migliore VPN gratuita” universale. Per un utente che necessita sia di privacy nella navigazione sia di prestazioni nel gioco, la strategia ottimale è usarne due.

  1. Per la Privacy (Sempre Attiva): PROTON VPN
    • Usala 24/7 per la navigazione quotidiana e per eludere il blocco AGCOM. I suoi dati illimitati e la giurisdizione svizzera garantiscono la massima privacy.
  2. Per il Gaming (Solo al Bisogno): WINDSCRIBE
    • Tienila spenta di default. Attivala solo prima di iniziare una sessione di gioco. Il suo basso ping è l’unica opzione gratuita valida per il gaming competitivo. Data la sede in Canada (Five Eyes), non usarla mai per la navigazione sensibile.

Recensione Tormented Souls 2, brividi dal passato

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Tormented Souls 2

Dopo l’ottimo riscontro del primo capitolo, Dual Effect rimette le mani sulla sua creatura, sviluppando un sequel che non si accontenta di ri-celebrare l’archetipo di prodotto a cui si ispira, ma lo eleva alla sua massima potenza. Un’opera guidata da una sensibilità mirata, frutto di chi ha compreso i limiti e le potenzialità della nostalgia. Tormented Souls 2 è un gioco che pretende attenzione, non regala nulla, e invita a vivere il terrore lentamente, respirandolo, lasciandosi consumare da esso. Non una corsa contro il male, ma una lenta discesa nelle sue viscere.

Ciò che emerge, fin dai primi minuti, è la volontà di proporre un’esperienza più grande, più ambiziosa e più varia rispetto al predecessore. Una promessa che si traduce in un percorso pieno di ombre, di suoni lontani e di silenzi che pesano più di qualsiasi urlo. E proprio in quei silenzi, Tormented Souls 2 trova la propria voce per accompagnarvi in un viaggio da brividi provenienti dal passato… in tutti i sensi.

Tormented Souls 2, edito da PQube, è disponibile dallo scorso 23 ottobre 2025 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.


Versione testata: PlayStation 5


Non si può sfuggire al passato

La storia di Tormented Souls 2 si apre nel punto esatto in cui credevamo che tutto fosse finito. Caroline Walker, sopravvissuta alle atrocità del primo capitolo, vive un’apparente quiete accanto alla sorella Anna. Ma la tranquillità è solo un’illusione fragile, e il passato non smette mai davvero di reclamare ciò che gli spetta.

Quando Anna inizia a soffrire di visioni inspiegabili, Caroline comprende che l’incubo non è finito. Il richiamo oscuro la conduce fino a Villa Hess, una cittadina sperduta tra le montagne del sud del Cile, dove superstizione, religione e follia si fondono (e confondono) in un’unica, inquietante messa in scena.

Da qui, tutto si piega, si distorce. I confini della realtà si sfaldano. Ciò che inizialmente sembra un viaggio per salvare la sorella diventa presto un pellegrinaggio interiore, un ritorno verso il trauma e la verità. La narrazione di Tormented Souls 2 non ha fretta di spiegare, preferendo suggerire, insinuare, confondere. Ci invita a interpretare, a leggere tra le righe dei documenti trovati, a osservare i simboli incisi sui muri, a lasciarci condurre dai sogni e dalle visioni che Caroline sperimenta come frammenti di una mente ormai incrinata.

Pur muovendosi su binari familiari Tormented Souls 2 riesce a restituire una tensione sincera, perché ogni elemento, anche il più abusato, è trattato con misura e coerenza. Non c’è compiacimento nello spavento, ma un’inquietudine sottile e persistente, costruita più sull’atmosfera che sul jumpscare.

Tormented Souls 2
Atmosfera a pacchi

Il risultato è un racconto cupo e ossessivo. Caroline non è un’eroina invincibile, ma una figura fragile, spezzata, che agisce per amore e per colpa. Le tematiche di maternità, peccato e redenzione sono il fil rouge di tutta la trama, che usa l’orrore come metafora di un male più profondo: quello del senso di responsabilità verso chi amiamo. È una narrazione che si nutre di ambiguità, che non ha paura di lasciare domande senza risposta, e che preferisce la suggestione alla spiegazione.

Una scelta che potrà risultare opinabile, certo: spetta a ciascuno decidere se una struttura così interpretativa rappresenti un pregio o un limite. A noi, però, è sembrata una direzione coraggiosa, capace di parlare oltre l’horror stesso. Perché nel suo messaggio più intimo Tormented Souls 2 ci ricorda che, a volte, convivere con i nostri errori è l’unico modo per addomesticarli. Quei mostri interiori, trasformati in routine quotidiane, diventano cicatrici che non fanno più male, ma che continuano a ricordarci perché non vogliamo sbagliare di nuovo. È in questo equilibrio fragile tra dolore e accettazione che il titolo trova il suo insegnamento più umano e forse, il suo valore più autentico.

Tradizionalista, ma con brio

Giocare Tormented Souls 2 significa accettare, in un certo senso, un patto. Non vi troverete di fronte ad un titolo che tende la mano, ma a un’esperienza che pretende di essere ascoltata, studiata, capita. È un horror che torna alle origini, che si rifà ai grandi classici senza mascherarlo, ma che riesce comunque a mantenere una propria identità forte e riconoscibile.

Le basi sono quelle note: telecamere fisse o semi-statiche, movimenti rigidi, gestione delle risorse limitata, esplorazione attenta e paziente. La gestione delle risorse è “cattiva”, ma mai ingiusta. Ogni proiettile, ogni cura è importante, e decidere come e quando usarli diventa una parte fondamentale della strategia. Tuttavia, dietro questo impianto apparentemente conservatore, si nasconde una cura notevole nel ritmo e nel bilanciamento.

La cittadina di Villa Hess si aprirà lentamente davanti ai vostri occhi, un labirinto di strade, edifici e passaggi sotterranei che si intrecciano con logica meticolosa. Le scorciatoie, gli accessi nascosti e i collegamenti tra le aree restituiscono quella gratificante sensazione di scoperta che apprezziamo sempre tantissimo.

Tormented Souls 2
Il pacing è ottimo

Gli enigmi, già elemento cardine del primo capitolo, raggiungono qui un equilibrio che mancava. Sono intelligenti, mai banali e finalmente meno criptici, con una logica che premia l’osservazione e la deduzione piuttosto che la sperimentazione cieca. Ogni puzzle è parte integrante del mondo di gioco, coerente con il contesto narrativo e sempre gratificante da risolvere. La sensazione di progresso è costante, e ogni soluzione trovata restituisce la soddisfazione di aver realmente capito qualcosa, non solo di averla indovinata.

Dove il titolo mostra qualche incertezza è nel sistema di combattimento. Caroline può difendersi, ma lo fa con movimenti lenti e limitati, e la gestione della mira richiede pazienza. Anche in questo caso i passi in avanti rispetto al primo capitolo sono tangibili, ma ci troviamo sempre di fronte alla parte meno riuscita del pacchetto. Nonostante tale macchinosità, il combattimento rimane, comunque, coerente con la filosofia del gioco: la vulnerabilità è parte integrante dell’esperienza. E va bene così, dopotutto.

Atmosfera da… brivido

Pur essendo un titolo indipendente, Tormented Souls 2 mostra una consapevolezza artistica e una padronanza dei mezzi che pochi altri esponenti del genere possono vantare.

Le ambientazioni sono il cuore pulsante dell’esperienza. Ogni location è costruita con attenzione al dettaglio e alla composizione, e ogni angolo racconta qualcosa. E qui va riconosciuto un merito importante: in questo secondo capitolo, la varietà delle ambientazioni è impeccabile, nettamente superiore al primo. Anche se si rientra nei cliché tipici del genere, la direzione artistica riesce comunque a mantenerli vivi, credibili e suggestivi. Le luci e le ombre si rincorrono in un gioco di contrasti che amplifica la sensazione di pericolo imminente.

L’uso del sonoro è altrettanto efficace. Ogni rumore, ogni eco, ogni passo sul pavimento si trasforma in un messaggero d’inquietudine. Le musiche sono dosate con grande sensibilità, mai invasive, spesso sostituite da silenzi tesi e minacciosi.

Sul fronte tecnico, il titolo mostra una buona ottimizzazione, anche se non mancano piccoli difetti: qualche animazione rigida, texture meno rifinite in certe zone e una IA non sempre convincente. Il titolo gira quasi sempre a 60 fps stabili, con solo sporadici cali in alcune situazioni, che tuttavia non compromettono l’esperienza complessiva. Vale la pena sottolineare questo dato perché la demo su PlayStation 5 gira, inspiegabilmente, a 30 fps.

Commento finale

Tormented Souls 2 è, prima di tutto, un atto d’amore. Un omaggio al passato, ma anche una dichiarazione d’intenti per il presente: dimostrare che l’horror non ha bisogno di eccessi per funzionare, ma solo di buone idee, di atmosfera e di rispetto per il ritmo della paura. Tormented Souls 2 sceglie la lentezza, la tensione e l’attesa. Un’esperienza che parla direttamente agli amanti del survival horror classico, ma che riesce anche a offrire qualcosa di nuovo a chi non l’ha mai vissuto davvero. Un incubo elegante, viscerale e malinconico, che non urla per spaventare, ma sussurra per insinuarsi sottopelle.

Recensione Galline in fuga: Non mi becchi, furtività piumata e fughe esilaranti

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Persino nel 2025 riescono ancora ad esserci titoli in grado di volare al di sotto dei radar, come questo Galline in fuga: Non mi becchi. Di certo, l’adattamento italiano non aiuta granché a far notare il titolo. Soprattutto nel marasma che è stato questo inizio di Autunno. Forse avrebbe deposto (ehm) in suo favore il ben più affascinante titolo in lingua madre. Non è una rifessione squisitamente anglofila, quanto piuttosto un parere sincero che si basa su una riflessione di lungo corso. In quanti darebbero fiducia ad un prodotto che sembra avere, all’apparenza, tutte le carte in regola per essere un blando tie-in figlio delle mode di qualche generazione videoludica fa?

Beh, non c’è niente di più lontano dal vero. Non mi becchi (sigh, Eggstraction aveva molto più appeal) non solo si è rivelato un titolo curato e divertente, ma a tutti gli effetti anche e soprattutto un esilarante nuovo capitolo del franchise di Aardman Animations. Se abbiamo solleticato la vostra attenzione e siete tra coloro che amano la claymation (di Wallace e Gromit e non solo), fidatevi. Restate con noi per scoprire questa piccola sorpresa.

Galline in fuga: Non mi becchi è disponibile dal 24 Ottobre su Nintendo Switch, PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S e PC tramite Steam e Microsoft Store.


Versione testata: PlayStation 5


Risate a crepapollo

Ambientato dopo le vicende della pellicola Galline in fuga – L’alba dei nugget, Non mi becchi prosegue la storia di Molly, Rocky, Frizzle e compagni nell’onorevole missione di salvare altri loro simili dalle grinfie della corporazione SEAL.

Senza voler anticipare troppo delle peripezie nelle quali i simpatici volatili saranno coinvolti, possiamo dirvi che l’impegno profuso da Aardman Animations nella realizzazione della copione è evidente. Non solo il titolo si pone in continuità canonica rispetto al film distribuito da Netflix, ma persino gli sceneggiatori sono i medesimi. Altresì sono stati confermati nomi importanti come quelli di Bella Ramsey (la Ellie dell’adattamento televisivo di The Last of Us) e Josie Sedgwick-Davies Josie Sedgwick-Davies (attrice promettente vista recentemente anche nella prima stagione di Doctor Who distribuita da Disney+ nonché in Baby Brother). Il risultato finale, oltre ad essere di fatto un vero e proprio terzo capitolo all’interno del franchise, è un prodotto irriverente e folle come i precedenti, ricco di quello humor inglese che è cifra stilista dello studio di Bristol.

I filmati sono praticamente come vedere un film.

Laddove l’impegno produttivo si fa evidente è in tutta la direzione artistica. Non mi becchi ricava il massimo dall’apporto dei talenti di Aardman Animations, potendo vantare in ogni aspetto le peculiarità della claymation. Dalle gag alle animazioni, passando per i cambi di ritmo e le diversificate ambientazioni, tutto risulta coerente con l’universo di Galline in fuga e perfettamente in linea con l’estetetica dello studio britannico.

Certamente, non ci troviamo di fronte ad un titolo dall’imponente profilo tecnico. Il titolo è piacevole da vedere ma altresì piuttosto semplice e, al netto di qualche chicca, non è destinato ad essere memorabile per una grafica di alto livello o texture di qualità sopraffina. In questo senso, dove viceversa non c’è proprio nulla da dire è nelle cutscene. Queste infatti sono realizzate con l’iconico stile di Aardman Animations e sono semplicemente eccellenti. Insomma, se siete fan del franchise preparatevi a vivere a tutti gli effetti un film interattivo.

Se apprezzate lo humor di Aardman Animations, qui ci sarà da ridere.

Muoversi di soppollo

Da un punto di vista squisitamente ludico, Non mi becchi decide di mescolare le meccaniche stealth ed extraction con una visuale isometrica.

L’obiettivo di massima sarà sempre quello di salvare le galline di turno e portarle in salvo. Tuttavia, Non mi becchi spinge il giocatore a pensare rapidamente visto che le galline, una volta liberate, correranno autonomamente verso il punto di estrazione. Sarà dunque necessario pensare in fretta per liberare la strada con astuzia, disinnescare trappole e distrarre i nemici. Ciascuna missione avrà le proprie peculiarità ed insidie, legate ad un level design che pur senza essere memorabile è altresì sempre solido e ben realizzato. Per affrontare puzzle ed enigmi di infiltrazione sarà poi necessario gestire i membri della propria squadra, con ogni personaggio caratterizzato da abilità specifiche che verranno messe al servizio del leader.

Dovrete gestire bene strumenti ed abilità per vincere ogni sfida.

Di fondo, le regole dello stealth di Non mi becchi son quelle classiche del genere, con la tradizionale esigenza di non farsi vedere dai coni visivi dei nemici per agire di soppiatto. La visuale dall’alto talvolta si rivela funzionale alle peculiarità del ritmo del titolo, sempre piuttosto fresco e rapido, particolarmente adatto a sessioni molto dirette e che incitano alla rigiocabilità per aspirare ai risultati migliori. Altre volte, rende forse un po’ meno agevole notare alcune trappole ed oggetti, soprattutto in alcune ambientazioni. Un piccolo peccato.

Ad ogni buon conto si tratta di uno stealth piuttosto indulgente ed adatto a tutte le tipologie di giocatori, pur se i giovanissimi potrebbero comunque trovarlo leggermente impegnativo. Resta infatti sempre necessaria un’attenta pianificazione delle proprie azioni nonché una gestione ottimale dei punti di forza della propria squadra. Andando avanti nel gioco, Non mi becchi offre la possibilità di ottenere nuovo equipaggiamento tra una missione e l’altra nonché ulteriori personaggi. Un modo stimolante di riprovare le missioni passate per sperimentare nuove strategie e perfezionare i pani di fuga, soprattutto per ottenere i punteggi massimi (con un familiare meccanismo a tre stelle).

A volte la visuale dall’alto non è molto chiara.

Pollo combinaguai

Galline in fuga: Non mi becchi offre inoltre anche una piacevole modalità cooperativa locale.

Forse proprio per assonanza tematica con quello che il franchise esprime da sempre, la cooperazione tra galline riesce a rappresentare al meglio le peculiarità dell’IP di Aardman Animations. Lavorare insieme ad un partner per riuscire a salvare i polli, collaborando nelle attività di distrazione di guardie e disattivazione delle trappole si è rivelato un bel divertimento da condividere non solo con altri amanti di Galline in fuga, ma anche con giocatori più piccoli.

Al tempo stesso, nella coop emergono più facilmente alcune piccole sviste di game design. Oltre alla questione della telecamera già accennata (che in multiplayer si nota inevitabilmente di più), alcuni comandi (anche se molto chiari) tendono a diventare un po’ macchinosi e si presentano più spesso leggeri bug legati ad interazioni non sempre puntuali e comportamento dell’IA a volte claudicante. Nulla che pregiudichi la fruibilità del titolo, ma se siete perfezionisti, forse la coop non è il modo migliore di approcciarsi all’avventura.

A volte il comportamento dell’IA non è impeccabile.

Non mi becchi è un titolo che non non ci sottraiamo nel considerare una piccola sopresa di questo ultimo segmento del 2025. La produzione, sia chiaro, non vuole reinventare la ruota. Non presenta così elementi di novità, idee innovative o un comparto tecnico all’avanguardia. Il gameplay loop è semplice e chi è fan del genere stealth noterà presto le ispirazioni prese qui e là. E probabilmente, se non siete fan dei personaggi dello studio di animazione britannico non subirete una grande attrattiva.

Al tempo stesso, questa incursione in punta di piedi nell’universo di Galline in fuga è un titolo incredibilmente divertente. Nonché assolutamente rispettoso del materiale di partenza. Al tempo stesso, Aardman Animations firma un prodotto che non sfigurerebbe in una trasposizione cinematografica diretta per il grande schermo. Il merito è di una sceneggiatura che fa dell’ironia e di una velata critica sociale le sue armi principali. E non è poco.

Se siete fan di Galline in fuga, questo titolo fa per voi.

Commento finale

Suo malgrado, Galline in fuga: Non mi becchi è uno di quei titoli che possono scivolare via sotto silenzio nel marasma di un mercato videoludico sempre più vivace ed abbondante. Abbastanza ironico per uno stealth game. Tuttavia, ignorare la produzione di Aardman Animations ed Outright Games può essere un grave errore di giudizio. Non solo ci siamo trovati di fronte ad un’avventura divertente con un gameplay stimolante adatto ad ogni età, ma anche ad un sequel esilarante della pellicola “L’alba dei nugget”. Se siete amanti del franchise, non avete scuse per non prestargli attenzione. Per tutti gli altri, si tratta dell’ennesima dimostrazione che a volte le piccole sorprese sanno… nascondersi in piena vista.

Recensione Painkiller : la resurrezione mancata di un classico dannato

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C’è un modo tutto suo in cui Painkiller fa rumore. Non è soltanto il fragore metallico delle armi, né il ruggito dei demoni che popolano il Purgatorio. È un’eco che arriva dal passato, da un’epoca in cui “sparatutto” voleva dire ritmo, brutalità e istinto. Quella stessa eco oggi ritorna grazie ad Anshar Studios e 3D Realms, che hanno deciso di riportare in vita uno dei nomi più iconici del genere.

Vent’anni dopo l’incubo gotico firmato People Can Fly, Painkiller riemerge con un reboot che punta a rinfrescare la formula originale, mescolando sangue, acciaio e mobilità acrobatica in un cocktail che non lascia mai respirare. È un progetto che guarda avanti con convinzione, ma lo fa snobbando — forse troppo — i nostalgici, preferendo attirare un pubblico nuovo, curioso e abituato agli shooter cooperativi moderni. La promessa è chiara: un inferno rinnovato, ma alla portata di tutti. Il risultato, però, racconta una storia diversa.


Versione testata : Playstation 5


Il nuovo inferno: ritmo, caos e redenzione

Nel reboot, il giocatore impersona un’anima dannata condannata per i propri peccati, a cui viene offerta una seconda possibilità: sopravvivere e sterminare le armate di Azazel per evitare la discesa dei demoni sulla Terra. È una trama volutamente marginale, più che altro un pretesto per lanciare il giocatore in un vortice di distruzione continua.

Il Purgatorio è una distesa di biomi gotici e infernali, tre in totale, ognuno con la propria estetica e un diverso ritmo d’azione. Niente pause, nessuna contemplazione: il tutorial lo chiarisce subito, non c’è tempo per respirare. Tutto si muove veloce, forse troppo, e dopo pochi minuti si è già immersi in un flusso costante di carne e metallo, in cui ogni arena è una gabbia da cui si esce solo facendo a pezzi ciò che si muove. La progressione è scandita dalle nove missioni principali della modalità “Raids”, ognuna culminante in un boss Nephilim dalle proporzioni colossali e dai design disturbanti. Tra una battaglia e l’altra si raccolgono Oro e Anime Antiche, utilizzate per sbloccare nuove armi, varianti elementali e carte dei Tarocchi, un sistema di progressione che aggiunge un pizzico di strategia a un’esperienza altrimenti tutta istinto e riflessi.

Eppure, dopo le prime ore, la sensazione di déjà-vu comincia a farsi sentire. Il ciclo si ripete: orde di nemici, cancello, boss, altra arena. È un flusso di sangue e proiettili che intrattiene, ma raramente sorprende.

Sparare, muoversi, sopravvivere

L’essenza del vecchio Painkiller sopravvive nel ritmo. Correre, saltare, sparare, ripetere. Ma Anshar Studios ha spinto sull’acceleratore, trasformando quel movimento old-school in una danza più fluida e moderna. Il rampino è la vera novità: consente di agganciarsi a sporgenze e strutture per muoversi con rapidità, aggiungendo verticalità e nuove soluzioni tattiche. Scivolate, balzi, dashing e wall bounce completano un sistema che, quando funziona, è puro piacere muscolare. Non sempre la fisica risponde con la precisione che ci si aspetterebbe, ma nei momenti migliori il flusso del gameplay riesce a catturare quella frenesia da arena shooter che si era un po’ persa negli anni.

Il gunplay è altrettanto solido. Ogni arma ha un peso e un’identità precisa: il ritorno della Stakegun, dell’Electrodriver e della lama Painkiller strappa più di un sorriso ai veterani, mentre le nuove varianti elementali — fuoco, elettricità, gravità — aggiungono varietà al massacro. Alcune armi appaiono sbilanciate, altre mancano di “peso” nei colpi, ma la sensazione generale resta positiva.E poi c’è quella lama. L’arma che dà il nome al gioco, che taglia, tritura e sbriciola i demoni in una coreografia macabra e liberatoria. È qui che il reboot trova il suo momento di verità: quando smette di inseguire gli altri e si ricorda di essere Painkiller.

Il dolore condiviso: la co-op infernale

La cooperativa online a tre giocatori è il cuore pulsante di questo nuovo inferno. Qui Painkiller diventa un’esperienza collettiva, fatta di sinergie elementali e catene di attacchi spettacolari, in cui un colpo di fucile incendia l’aria e una scarica elettrica rimbalza da un nemico all’altro come una danza mortale. Giocato in compagnia, il divertimento cresce in modo esponenziale: le battaglie diventano più strategiche, le corse più folli e il caos più gestibile. Peccato che in modalità offline il supporto dei bot rovini parte dell’esperienza: spesso finiscono per eliminare i nemici prima ancora che tu possa alzare il grilletto, spezzando l’immersione.

È chiaro che Anshar Studios volesse rendere il titolo più accessibile, più “amichevole”. Ma in questo tentativo di aprirsi, qualcosa si perde: la solitudine, l’angoscia, quel senso di isolamento che aveva reso unico l’originale. L’anima disturbata e sacrilega di Painkiller si dissolve in un inferno troppo pulito, troppo controllato. Tecnicamente impeccabile, ma spiritualmente addomesticato.

Rogue Angel: la varietà che non arriva

In parallelo alla modalità principale, Painkiller introduce Rogue Angel, una variante roguelike che genera arene casuali e azzera la progressione a ogni run. Sulla carta, è un’aggiunta intrigante: promette varietà, longevità e un pizzico di imprevedibilità. In pratica, però, il risultato è meno convincente.

Dopo poche partite, il senso di ripetizione riemerge: arene troppo simili, nemici poco ispirati, boss riciclati. La tensione cede il passo all’automatismo, e quella che dovrebbe essere una parentesi di novità si trasforma presto in routine. È un peccato, perché l’idea di fondo — affrontare l’inferno come una serie di prove generate proceduralmente — aveva il potenziale per ridefinire l’identità del reboot. Invece, si ferma a metà strada, incapace di dare reale profondità all’esperienza. Painkiller vuole essere tante cose: un tributo, un rinnovamento, un’arena cooperativa e un roguelike. Ma nel tentativo di abbracciare tutto, finisce per non appartenere pienamente a nulla.

Un inferno che brilla, ma non arde

Sul piano tecnico, il lavoro di Anshar Studios è indiscutibilmente solido. L’ottimizzazione è eccellente, con un framerate stabile a 60 fps su PS5 anche nelle situazioni più caotiche, e tempi di caricamento ridotti quasi a zero. L’uso del feedback aptico e dei grilletti adattivi aggiunge un tocco di fisicità ai combattimenti, amplificando il senso di impatto.

Graficamente, il colpo d’occhio è piacevole: architetture gotiche, ponti di carne e cattedrali metalliche si fondono in un’estetica coerente e disturbante. Tuttavia, non tutto regge all’esame ravvicinato: texture altalenanti, illuminazione incostante e un uso un po’ grossolano degli effetti volumetrici tradiscono i limiti di un budget intermedio. La colonna sonora — un martello industrial-metal che non conosce tregua — accompagna perfettamente il caos, anche se manca quella vena epica e ossessiva che aveva reso indimenticabili le tracce del capitolo originale. Il comparto audio generale, invece, mostra qualche sbavatura: i dialoghi vengono spesso coperti dagli effetti, e il mixaggio tende a sacrificare le sfumature in favore della pura potenza sonora. Il risultato è un inferno visivo e sonoro efficace, ma privo di mistero. Ti colpisce forte, ma non ti perseguita.

L’identità smarrita che non avremmo voluto provare

Il problema più grande di Painkiller non è tecnico, ma emotivo. Non riesce a ricordare chi è. Il gioco originale viveva di contrasti: la brutalità sacra, la follia barocca dei livelli, il senso di colpa che permeava ogni colpo sparato. Era un viaggio dentro un inferno che sapeva essere tanto disturbante quanto affascinante.

Il reboot, invece, cerca di modernizzare tutto, ma nel processo perde la sua anima. Non c’è più spazio per il mistero o per la blasfemia; tutto è visibile, spiegato, quantificato. È un inferno in 4K, pulito e accessibile, dove il dolore è spettacolo ma non più sentimento. Eppure, nonostante tutto, c’è qualcosa di autentico che resiste. Un’energia, una rabbia. Quando il ritmo si allinea e il gameplay scorre, Painkiller riesce ancora a divertire, a far sorridere di fronte al caos. Non è il ritorno che i fan attendevano, ma non è nemmeno un fallimento totale. È una resurrezione incompleta: rumorosa, muscolare, ma senza cuore.

Commento finale

Painkiller è un esercizio di stile ben confezionato: il gameplay è solido, la co-op funziona e il comparto tecnico convince. Ma sotto la superficie non c’è molto altro. La sua furia è reale, la sua anima no. Anshar Studios ha dimostrato di saper costruire un buon sparatutto, ma non di saper evocare il demone che dormiva nel nome che ha risvegliato. Painkiller torna dalle fiamme del Purgatorio, ma lo fa con un’anima dimezzata: intrattenimento immediato, privo di quella follia e sacrilegio che lo avevano reso immortale. È un inferno che si gioca volentieri, ma che si dimentica presto.

Il terrore divampa nel primo trailer ufficiale di Scream 7

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Eagle Pictures ha condiviso l’atteso primo trailer ufficiale di Scream 7, il nuovo capitolo della saga horror che vedrà il ritorno della protagonista Sidney Prescott (Neve Campbell).

Nel cast, oltre a Neve Campbell che torna a reinterpretare l’iconico ruolo della donna sopravvissuta, una lunga serie di nomi tra cui Courteney Cox, Mason Gooding, Jasmin Savoy Brown, Roger L. Jackson, David Arquette, Isabel May, Joel McHale, Anna Camp, Mark Consuelos, Ethan Embry, Asa Germann, Mckenna Grace, Celeste O’Connor, Sam Rechner, Michelle Randolph, Jimmy Tatro, Matthew Lillard e Scott Foley. Proprio l’affascinante ritorno di alcuni personaggi usciti di scena nei precedenti capitoli del franchise (tra cui Arquette, Lillard e Foley) desta un grande interesse su quello che sarà l’intreccio narrativo di Scream 7. Ricordi, allucinazioni o clamorosi ritorni in vita?

Di seguito vi proponiamo il trailer ufficiale appena condiviso da Eagle Pictures.

Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott (Neve Campbell) ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia (Isabel May). Decisa a proteggere ciò che ama, Sidney dovrà riaprire le porte del suo passato e affrontare, una volta per tutte, l’orrore che pensava di aver lasciato alle spalle.

Il film è diretto da Kevin Williamson su sceneggiatura dello stesso regista nonché Guy Busick. A sua volta, il soggetto è stato immaginato da James Vanderbilt e Busick.

Scream 7 arriverà nel corso del 2026 al cinema.

10 trucchi tech per viaggiare leggeri e connessi

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Viaggiare oggi è molto più semplice rispetto a qualche anno fa: bastano uno smartphone e una buona connessione per orientarsi, prenotare, lavorare o restare in contatto con il mondo. Ma dietro la libertà digitale del viaggiatore moderno si nascondono anche piccoli accorgimenti che possono fare la differenza tra un’esperienza serena e un viaggio stressante. Ecco dieci strumenti e abitudini tech per muoversi leggeri, organizzati e sempre connessi.

1. Pianifica tutto… ma lascia spazio all’imprevisto

Le app di itinerari come TripIt o Wanderlog permettono di concentrare voli, prenotazioni e note in un solo posto, ma è sempre bene non esagerare con la pianificazione. Lascia un po’ di spazio alla spontaneità: è lì che spesso nascono i ricordi migliori.

2. Usa mappe offline

Applicazioni come Google Maps e Maps.me offrono la possibilità di scaricare aree geografiche per consultarle anche senza rete. Un salvavita nei luoghi dove la connessione è debole o dove usare dati mobili può costare caro.

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3. Proteggi i tuoi dispositivi

Un buon antivirus e un backup in cloud sono fondamentali, soprattutto se viaggi con laptop o tablet. Ricorda: le reti Wi-Fi pubbliche negli aeroporti o negli hotel non sono sempre sicure.

4. Naviga in modo sicuro

Quando ti connetti da reti aperte, è utile attivare una VPN (Virtual Private Network): crea una connessione crittografata che protegge i tuoi dati personali, come password e informazioni bancarie. Non serve essere esperti di informatica — ormai molte app offrono interfacce semplici, con un solo tocco per attivarla.

5. Adatta la connessione alle tue esigenze

In alcuni Paesi, certi siti o servizi potrebbero essere limitati. Una VPN può anche aiutarti ad accedere ai tuoi contenuti abituali o a strumenti di lavoro che altrimenti sarebbero bloccati.

6. Trasforma il telefono in un hub digitale

Con le app giuste puoi scannerizzare documenti, archiviare biglietti o usare il telefono come hotspot per altri dispositivi. Meno carta, più libertà.

7. Power bank e prese universali

Mai sottovalutare l’energia: una power bank compatta e un adattatore internazionale sono ormai accessori di sopravvivenza.

8. Traduttori e valute a portata di tap

Google Translate e XE Currency sono strumenti pratici per comunicare e gestire il budget, anche offline.

9. Organizza i tuoi ricordi digitali

Usa Google Photos, Apple Photos o app di journaling per salvare e ordinare immagini e note di viaggio. Rivederle dopo qualche mese sarà come rivivere il viaggio da capo.

10. Disconnettiti ogni tanto

Essere connessi è meraviglioso, ma ogni tanto conviene spegnere tutto e guardarsi intorno. Il miglior panorama non è quello sullo schermo, ma quello davanti ai tuoi occhi.

La tecnologia può rendere i viaggi più fluidi e sicuri, purché la si usi con consapevolezza. Dai documenti digitali alla VPN, ogni strumento serve a un unico scopo: farti vivere l’esperienza al massimo, senza pensieri.

Stranger Things 5, la minaccia di Vecna si fa reale nel nuovo trailer ufficiale

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Come anticipato nelle scorse ore, Netflix ha finalmente condiviso il nuovo trailer ufficiale di Stranger Things 5 mostrando Vecna all’attacco di Hawkins.

Autunno 1987. Hawkins è rimasta segnata dall’apertura dei portali e i nostri eroi sono uniti da un unico obiettivo: trovare e uccidere Vecna, che è svanito nel nulla: non si sa dove si trovi né quali siano i suoi piani. A complicare la missione, il governo ha messo la città in quarantena militare e ha intensificato la caccia a Undici, costringendola a nascondersi di nuovo. Con l’avvicinarsi dell’anniversario della scomparsa di Will si fa strada una paura pesante e familiare. La battaglia finale è alle porte e con essa un’oscurità più potente e letale di qualsiasi altra situazione mai affrontata prima. Per porre fine a quest’incubo è necessario che il gruppo al completo resti unito, per l’ultima volta.

L’atteso capitolo conclusivo della serie debutterà su Netflix in tre volumi: il Volume 1 il 27 Novembre (ep.1-4), il Volume 2 (ep.5-7) il 26 Dicembre ed il Finale il 1º Gennaio 2026, tutti alle 2 del mattino (ora italiana). Di seguito trovate il trailer ufficiale condiviso poco fa.

L’arrivo della stagione conclusiva di Stranger Things offrirà solo il culmine di diversi modi per partecipare al fenomeno dell’anno. Ricordiamo infatti la pluripremiata opera teatrale nominata ai Tony Award Stranger Things: The First Shadow che ha debuttato a Broadway lo scorso aprile, ma anche la Stranger Things Experience itinerante (che quest’anno arriverà in Brasile e in Australia) oltre ad un imponente elenco di collaborazioni con brand imiportanti. I fan celebrano anche il 6 Novembre – giorno della scomparsa di Will Byers – come lo “Stranger Things Day”, un giorno speciale per condividere il loro amore per il mondo di Stranger Things.

Vi ricordiamo inoltre che domani, venerdì 31 Ottobre, i protagonisti – Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp – nonché i creatori di Stranger Things – Matt e Ross Duffer – saranno ospiti di Lucca Comics & Games 2025 per celebrare la quinta e ultima stagione della serie più amata di sempre. Quartier generale e cuore pulsante sarà Piazza San Michele, con il padiglione e lo store esclusivo dedicati a Stranger Things in cui i fan potranno immergersi nelle iconiche atmosfere della serie.

Battlefield 6 – Guida: come sbloccare facilmente il trofeo “Prima vittima 2”

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Battlefield 6 si sta rivelando un grande successo, tuttavia alcuni trofei ed achievements non sono esattamente facilissimi da portare a termine.

Dopo l’avvento di una recente patch correttiva ha infatti reso molto più complesso completare obiettivi che prima potevano essere facilmente sbloccati tramite le mappe customizzate di Portal. Gli sviluppatori infatti avevano dapprima lasciata aperta la possibilità di ottenere trofei/achievements e tutti gli avanzamenti di progressione sulle mappe personalizzate dall’utenza. Tuttavia, in seconda battuta, il team ha preferito rimuovere questa possibilità (o meglio, circoscriverla in maniera molto decisa). Il risultato è che se non siete stati tra i fortunelli ad aver approfittato delle condizioni favorevoli di alcune mappe (create spesso con l’obiettivo specifico di facilitare talune operazioni), adesso per alcuni trofei/achievements la faccenda è molto più impegnativa.

Caso emblematico è “Prima vittima 2”. Un trofeo/achievement all’apparenza semplice, che richiede di effettuare dieci esecuzioni nel corso di una singola partita multiplayer. Tuttavia, l’impresa può rivelarsi davvero ardua soprattutto su alcune mappe pubbliche e con determinate modalità.

Non disperate tuttavia. Al di là di uno scoraggiamento iniziale, “Prima vittima 2” è facilmente ottenibile seguendo alcuni consigli. Ecco come dovreste regolarvi per sbloccarlo facilmente.

Prendere alle spalle un gruppo come questo può essere davvero la svolta.

Al posto giusto…

Premessa. Potete eseguire le azioni richieste in qualsiasi mappa, non ci sono preclusioni da questo punto di vista. Tuttavia, alcune ambientazioni più di altre favoriscono l’impresa.

Il motivo è presto detto. Visto che dovrete eseguire uccisioni stealth espressamente con l’animazione di esecuzione (premendo il tasto assegnato arrivando alle spalle degli avversari), talune mappe particolarmente ampie o dispersive potrebbero rendere tutto molto più arduo.

Per questo motivo, ci sentiamo di sconsigliare di tentare l’impresa in mappe dagli spazi troppo aperti come Operazione Firestorm o la nuova Blackwell Fields. Vista la dispersività delle dimensioni, la necessità di percorrere lunghi tragitti e la potenziale presenza di troppi cecchini, si tratta di mappe che potrebbero nascondere troppe insidie.

Al tempo stesso, consigliamo caldamente mappe come Valle di Mirak. Sebbene infatti sia estesa, la forma “allungata” e la presenza di molti punti nei quali poter occultare la propria avanzata stealth (soprattutto ai lati, ma anche passando tra alcuni edifici centrali nonché il grande cantiere) può facilitare aggirare gli avversari per prenderli alle spalle.

Altrettanto consigliata (forse anche di più) è Empire State. Una mappa più contenuta e frenetica della precedente, ma che è risultata particolarmente adatta grazie alla presenza di tante strade e posti in cui nascondersi nell’ombra per tendere agguati a fanteria e cecchini.

… al momento giusto

Altra premessa. Anche le modalità non forniscono ostacoli ad ottenere il trofeo/achievement. Virtualmente potete farlo con qualsiasi condizioni, ma qui una modalità svetta su tutte le altre.

A nostro avviso infatti la migliore, in relazione soprattutto alle mappe che abbiamo consigliato, è Sfondamento. In questa modalità dovrete infatti concentrarvi su due punti di interesse per volta e lo stesso faranno gli avversari. Vista la lotta spietata e frenetica che si instaura per il controllo di sole due location (sulle quali tendenzialmente sono fissi gli sguardi di quasi tutti), diventa abbastanza agevole fare un giro lungo e sorprendere alle spalle le vittime.

Il flank è dunque la tattica regina, per cui conoscere le mappe e sfruttarne pregi e difetti diventa fondamentale. Ovviamente, il flow delle singole partite di Battlefield 6 può rendere tutto più difficile o semplice. Avversari particolarmente tenaci potrebbero rendere la sfida impossibile, mentre altri più distratti potrebbero permettere di sbloccare il trofeo/achievement anche in pochi minuti. La gestione del tempo è essenziale. Non bisogna essere frettolosi e correre a testa bassa, perché può significare morte rapida e tanti secondi persi nel respawn.

Se avete sbloccato il respawn beacon della classe Assalto, equipaggiarlo può essere una ulteriore agevolazione. Poter rientrare in partita direttamente da dietro le linee nemiche è infatti una strategia in grado di farvi guadagnare molto tempo nonché un effetto sorpresa praticamente pronto all’uso. Magari sfruttare lo spawn killing potrebbe essere una scelta poco etica, ma c’è pur sempre un trofeo da prendere. In alternativa, la classe Supporto è una valida scelta per sfruttare il fumogeno per coprire le scorribande più eclatanti.

La perseveranza è la madre del successo

Trattandosi di una sfida che richiede una buona metodica ma anche un pizzico di buona sorte, la costanza diventa necessaria per puntare al successo.

Sia chiaro. Potreste avere fortuna e sbloccare il trofeo/achievement al primo tentativo. Ad esempio, al nostro primo tentativo su Empire State durante uno Sfondamento, abbiamo totalizzato 11 esecuzioni prima della fine del match. Ma abbiamo fallito anche diverse volte su Mirak Valley ad un passo dalla meta.

Segnaliamo infatti due informazioni importanti. Ai fini del conteggio delle uccisioni non contano le morti melee standard. “Prima vittima 2” si ottiene infatti esclusivamente grazie alle esecuzioni da dietro le spalle (o su avversari sdraiati a terra), attivando l’apposita animazione. Inoltre, proprio le esecuzioni non sempre si attivano in Battlefield 6. L’interazione del comando a volte non appare o potrebbe non essere registrata tempestivamente, facendovi perdere il momento giusto. Qui c’è poco da fare se non… provare e riprovare.

Gli Imperdibili di Novembre 2025 – I migliori film e serie in arrivo al cinema ed in TV

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L’avvicinarsi delle festività di fine anno fa fare un cambio di passo alle prossime uscite con un frizzante Novembre 2025: ecco “Gli Imperdibili”, con i nostri consigli sui migliori film e sulle migliori serie TV!

L’obiettivo della collana “Gli Imperdibili”, si badi bene, non è quello di consigliarvi necessariamente tutto ciò che di meritevole uscirà nel mese (qualcosa ci può sfuggire e possiamo sempre prendere dei piccoli granchi… siamo umani!). Tuttavia, l’obiettivo è indicarvi quelli che potrebbero essere i must watch, le produzioni più attese ed interessanti! Troverete appuntamenti direttamente nelle sale cinematografiche, così come produzioni Netflix, Disney+, Prime Video, Apple TV+, Paramount+ e chi più ne ha più ne metta!

In assoluto il must see del mese sarà la prima parte della quinta ed ultima stagione di Stranger Things, vero e proprio evento seriale dell’anno che ci farà compagnia anche a Natale e Capodanno con le puntate finali. Tuttavia Novembre 2025 sarà un mese molto ricco per ogni piattaforma di streaming. Sempre su Netflix arriveranno tra gli altri Frankenstein, The Beast in Me, Ikusagami – Last Samurai Standing ed In Your Dreams – Continua a sognare. Disney+ proporrà The Manipulated e La Mano Sulla Culla, mentre Apple TV+ ospiterà Pluribus, The Family Plan 2 e Palm Royale 2. Tra le altre proposte occhi su Playdate (Prime Video), Landman 2 (Paramount+) e All Her Fault (Sky / NOW). Al cinema invece vasta scelta con Predator: Badlands, Un semplice incidente, Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco, L’illusione perfetta – Now You See Me 3, The Smashing Machine, Wicked – Parte 2, Wake Up Dead Man – Knives Out (in anteprima nelle sale prima dell’arrivo su Netflix a Dicembre) e Zootropolis 2.

Vi ricordiamo che potete tenere sotto controllo tutte le uscite principali del mese per Netflix dalla nostra rubrica. E adesso, largo ai consigli per Novembre 2025!

5 Novembre

  • The Manipulated (Serie TV – Disney+)
  • Tyler Perry’s Finding Joy (Film – Prime Video)

6 Novembre

  • Predator: Badlands (Film – Cinema)
  • Un semplice incidente (Film – Cinema)
  • Una famiglia sottosopra (Film – Cinema)
  • Heidi – Una nuova avventura (Film di animazione – Cinema)
  • Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco (Film di animazione – Cinema)
  • All Her Fault (Serie TV – Sky / NOW)
  • Death by Lightning (Serie TV – Netflix)
  • Troppo cattivi: Pronti all’azione! (Serie di animazione – Netflix)

7 Novembre

  • Frankenstein (Film – Netflix)
  • Pluribus (Serie TV – Apple TV+)

12 Novembre

  • Playdate (Film – Prime Video)
  • Palm Royale 2 (Serie TV – Apple TV+)

13 Novembre

  • I colori del tempo (Film – Cinema)
  • Il maestro (Film – Cinema)
  • L’illusione perfetta – Now You See Me 3 (Film – Cinema)
  • The Running Man (Film – Cinema)
  • The Beast in Me (Miniserie – Netflix)
  • Ikusagami – Last Samurai Standing (Serie TV – Netflix)

14 Novembre

  • La Mano Sulla Culla (Film – Disney+)
  • In Your Dreams – Continua a sognare (Film di animazione – Netflix)

16 Novembre

  • Landman 2 (Serie TV – Paramount+)

19 Novembre

  • The Smashing Machine (Film – Cinema)
  • Wicked – Parte 2 (Film – Cinema)

20 Novembre

  • La Camera di Consiglio (Film – Cinema)
  • Jurassic World: Chaos Theory 4 (Serie di animazione – Netflix)

21 Novembre

  • The Family Plan 2 (Film – Apple TV+)

26 Novembre

  • Wake Up Dead Man – Knives Out (Film – Cinema)
  • Zootropolis 2 (Film di animazione – Cinema)
  • Jingle Bell Heist – Rapina a Natale (Film – Netflix)

27 Novembre

  • Die my love (Film – Cinema)
  • Lo schiaffo (Film – Cinema)
  • Stranger Things 5 – Prima parte (Serie TV – Netflix)

Arc Raiders, abbiamo provato l’ultima versione, e sì: continua a sorprenderci

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Ci sono giochi che crescono davanti ai tuoi occhi. Li provi una prima volta, ti incuriosiscono, e quando ci torni dopo mesi ti accorgi che qualcosa è cambiato, che la visione è diventata concreta. Arc Raiders appartiene a questa categoria. Embark Studios lo aveva presentato come un PvPvE coraggioso, un’esperienza d’estrazione dove la tensione conta più della mira, e oggi, dopo l’ultimo test, possiamo dirlo: quella visione ha finalmente trovato una forma stabile.

Il titolo è cresciuto. Lo si avverte appena si mette piede nella città sotterranea di Speranza, un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Da semplice area di passaggio, la base dei Raiders è diventata un luogo vivo, rumoroso, tangibile. Qui la comunità si muove, respira, discute, costruisce. Le voci si mescolano al clangore dei ferri, ai suoni dei generatori, ai frammenti di conversazioni che si perdono tra i tunnel.

Per la prima volta, Arc Raiders dà la sensazione di avere una vera casa da difendere, un rifugio fragile ma pulsante che rende ogni uscita in superficie ancora più carica di tensione.

Un mondo che ha preso ritmo

Rispetto ai test precedenti, la prima cosa che colpisce è il ritmo. Non più dispersivo, non più sperimentale. Ora tutto scorre con la giusta tensione. Speranza, la città sotterranea dove si radunano i giocatori, è diventata un hub più coerente, vivo, con dialoghi più fluidi, botteghe meglio integrate e una gestione più chiara delle missioni.

Ogni ritorno alla base ha un senso. Si preparano le spedizioni, si modificano le armi, si potenziano i moduli del personaggio, e poi si risale in superficie. Il passaggio tra le due dimensioni — il rifugio e la zona d’azione — oggi funziona come un respiro: un attimo di calma prima del caos.

Superficie, rumore e paura

Appena metti piede fuori, Arc Raiders cambia tono. La superficie è un’enorme trappola di cemento e metallo, un labirinto di edifici crollati, macchinari arrugginiti e rottami che si estendono fino all’orizzonte.
Ogni passo produce un suono, e ogni suono può decretare la fine.Embark ha lavorato duramente sul sound design, e si sente. Il rumore di un’arma caricata, un cofano che sbatte, il ronzio lontano di un drone Arc: tutto è pensato per stimolare l’attenzione. In Arc Raiders, il silenzio è un’arma tanto quanto il fucile. Impari presto che un gesto sbagliato — una lattina urtata, una torcia accesa per un secondo di troppo — può attirare su di te nemici umani o meccanici.

L’obiettivo è sopravvivere, raccogliere materiali, completare missioni e, infine, estrarre. Ma la vera sfida è farlo mantenendo il sangue freddo. Il tempo scorre, i punti di estrazione si attivano lentamente e attirano orde di Arc e altri giocatori affamati di bottino. Quando l’ascensore parte e senti il metallo vibrare, ti rendi conto che quella che hai appena vissuto non era una missione, ma una storia.

IA migliorata e tensione continua

Le macchine che popolano la superficie, gli Arc, sono ora più credibili, più spaventose e più intelligenti.
Non si limitano più a pattugliare le strade: reagiscono, apprendono, improvvisano. Colpirle alle gambe può farle vacillare, ma le vedrai cercare un nuovo equilibrio, muoversi su tre zampe, arrampicarsi sui muri pur di non perdere la traccia.

L’uso dell’Unreal Engine 5 consente a Embark di dare vita a movimenti che sembrano quasi reali. Gli Arc ricordano le creature robotiche della Boston Dynamics, ma con un tocco disturbante e quasi organico. Quando un loro sensore ti individua e inizia a emettere quel sibilo metallico, capisci che non è il momento di combattere, ma di sparire.

In questo senso, Arc Raiders è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra azione e sopravvivenza: i momenti di silenzio valgono quanto gli scontri a fuoco, e la paura nasce più dall’attesa che dal pericolo stesso.

Un PvPvE più intelligente

La novità più significativa è però nel modo in cui il gioco gestisce la presenza degli altri giocatori.
Non si tratta solo di nemici o alleati, ma di variabili imprevedibili all’interno dello stesso ecosistema. Ogni squadra è lì per motivi diversi: chi vuole estrarre risorse, chi è in cerca di vendetta, chi semplicemente esplora. A volte vi ignorate, altre volte vi salvate la vita a vicenda.

Il sistema di prossimità vocale contribuisce a creare un’atmosfera tesa e realistica: si sente la voce degli altri solo quando sono vicini, con l’effetto che ogni incontro sembra reale, fragile, potenzialmente letale.
L’idea è chiara: non esistono alleanze durature, ma solo coincidenze di interesse. Puoi fidarti per un minuto, forse due, ma mai oltre.È un approccio che distingue Arc Raiders dagli altri extraction shooter, spingendo il giocatore a leggere la situazione, a decidere in pochi secondi se sparare o tendere una mano. E ogni volta, la scelta pesa.

Armi e build: la profondità che serviva

Uno dei limiti delle versioni precedenti era la ripetitività delle armi. Oggi non è più così. Le bocche da fuoco hanno un peso, un rinculo, una personalità. Il feeling è migliorato e il crafting finalmente ha senso: le modifiche sono concrete, visibili.

Le build ora incidono davvero sullo stile di gioco: scudi più resistenti, abilità di guarigione più rapide, bonus specifici per determinate armi o gadget. Perfino il flauto — l’oggetto più assurdo e affascinante del gioco — ora ha un ruolo più chiaro, utile per disorientare nemici o avversari.

Più stabile, più solido, più vero

Anche sul piano tecnico si nota un salto avanti. L’Unreal Engine 5 si mostra più stabile, le texture sono più pulite e il frame rate resta fluido anche nelle situazioni più caotiche. Certo, qualche bug minore e qualche caricamento brusco restano, ma niente che rovini l’esperienza.

Dal punto di vista artistico, Arc Raiders resta un unicum. Quel retro-futurismo industriale che unisce rovine e neon, la scelta di ambientare il tutto in un’Italia post-catastrofe — tra Campania e Calabria, con tanto di spazioporto di Acerra — danno al gioco una personalità che non assomiglia a nessun altro titolo multiplayer oggi in circolazione.

Direzione artistica e ambientazione

Non si può non parlare dell’ambientazione, perché è una delle più particolari mai viste in un titolo di questo tipo. Arc Raiders è ambientato in un’Italia del futuro, devastata e riconfigurata in chiave retro-futurista. Speranza, la città sotterranea, è ispirata alle architetture industriali del Sud, tra Campania e Calabria, e in una delle mappe è persino possibile esplorare lo spazioporto di Acerra. Un dettaglio curioso e quasi ironico, ma che funziona.

L’impatto visivo è notevole. Le luci calde del sottosuolo si alternano ai bagliori freddi della superficie, e la fotografia digitale dell’Unreal Engine 5 restituisce un mondo credibile, pieno di contrasti. Non tutto è perfetto — qualche animazione ancora rigida, qualche bug residuo — ma la direzione artistica è di altissimo livello.

Un’idea che ora ha trovato la sua forma

L’impressione, dopo ore passate nella nuova build, è che Arc Raiders sia finalmente pronto. La visione iniziale di Embark — un PvPvE dove convivono competizione, tensione e spettacolo — oggi è tangibile. Ogni run è un piccolo film, ogni estrazione un finale potenzialmente diverso. Il progetto ha smesso di cercare sé stesso. Ora sa esattamente cosa vuole essere, e lo dimostra con una sicurezza che prima mancava.

Dopo questa prova, è difficile non sentirsi coinvolti. Arc Raiders non è solo più divertente: è più consapevole, più equilibrato, più vicino a quello che doveva essere sin dall’inizio.

Embark Studios ha trasformato un’idea interessante in un gioco con identità, ritmo e carattere. E se i server sapranno reggere la pressione, potremmo trovarci di fronte a uno dei multiplayer più sorprendenti del 2025. Per ora, possiamo dirlo senza esagerare: Arc Raiders non è più una promessa. È quasi realtà.

Recensione Leggende Pokémon: Z-A, dicotomia tascabile

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La recensione di Leggende Pokémon: Z-A è una di quelle complesse. Oramai lo sapete. Ci sono titoli dei quali è facile parlare, per il loro mostrare senza filtri pregi e difetti che umilmente tentiamo di dipingervi in poche righe di testo. Altre produzioni son più articolate da analizzare, necessitano di riflettere su molteplici aspetti talvolta conflittuali, ma che rappresentano più una sfida intellettuale che un insidia concettuale. Poi però ci sono appuntamenti come quello con l’ultima fatica di Game Freak. E qui, sinceramente, sudiamo freddo.

Non perché sia un’analisi in sé e per sé più complessa di altre. Bensì in quanto Pokémon fa parte della nostra vita di videogiocatori. Rappresenta un brand iconico, uno dei franchise di maggior successo dell’intrattenimento globale, fenomeno pop che è diventato negli anni simbolo di intere generazioni. Persino la nostra, quella di giocatori oramai con qualche capello grigio in testa, che tuttavia ricorda sempre con affetto le diottrie perse con gli schermi dei primi GameBoy esultando con la memorabile squadra di Pokémon Giallo e sognando di catturare i cani leggendari di Argento ed Oro. Proprio per questi motivi è complesso approcciare, nella maniera più neutrale possibile, un titolo che fin dall’annuncio ha fatto parlare di sé. Spesso per motivi non proprio lusinghieri. Prendiamo un bel respiro, si comincia.

Leggende Pokémon: Z-A è disponibile dal 16 Ottobre per Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.


Versione testata: Nintendo Switch


Ritorno a Luminopoli

Dodici anni fa, nel bene e nel male ci fu una svolta per il franchise. Su Nintendo 3DS arrivarono infatti i primi capitoli in 3D della serie, quel bionomio formato da Pokémon X e Pokémon Y. Gli apripista della nuova era per i mostriciattoli tascabili coincisero con un’accoglienza non sempre positiva per quello che molti considerano l’inizio del declino qualitativo della saga. Al di là di questo, erano titoli ai quali sembrava esser sempre mancata una chiusura, un fantomatico Pokémon Z in grado di sintetizzare gli elementi positivi della sesta generazione in un commiato ludico e narrativo. Dopo anni di speranze, i fan hanno questa opportunità proprio con Leggende Pokémon: Z-A.

Ambientazione unica ed esclusiva è proprio la Luminopoli di Kalos, stavolta al centro di un complesso programma di sviluppo urbano ad opera della Q-asar Inc.. Scopo dichiarato di questo ambizioso progetto è trasformare la città in un luogo in grado di far coesistere gli habitat di umani e Pokémon. Nei panni di un/a giovane ragazzo/a, il giocatore si ritroverà a far parte del Team MZ per competere nella lotta Royale Z-A. Tuttavia sullo sfondo inizierà ad imperversare una misteriosa minaccia per la città: alcuni Pokémon selvatici iniziano a subire gli effetti di una megaevoluzione spontanea, mettendo a repentaglio la sicurezza collettiva. Cosa ci sarà dietro il fenomeno delle megaevoluzioni ferox?

Non ci sbotteneremo ulteriormente sulla trama, ma possiamo dirvi che si tratta di una sceneggiatura efficace. Grazie anche ad un cast ispirato, tematiche importanti ed alcuni riferimenti che faranno la gioia dei fan, Z-A riesce nel proprio intento di raccontare un degno epilogo ai primi capitoli dell’era 3DS.

Luminopoli omaggia atmosfere e scorci di stampo parigino.

Tuttavia, non ci gireremo troppo intorno ed è meglio affrontare subito il boccone più amaro. Leggende Pokémon: Z-A è evidentemente ed inspiegabilmente arretrato dal punto di vista tecnico. Se già i precedenti capitoli (tanto Generazione 8 e 9, quanto Arceus) ci avevano portato a chiudere un occhio, adesso le problematiche son ancora più evidenti. Luminopoli è una città vuota ed asettica, costruita con una povertà poligonale che ricorda i primi sforzi tridimensionali di diverse generazione videoludiche fa. Altrettanto spoglie sono le texture e praticamente inesistenti sono alcuni costrutti urbani o architettonici.

L’esistenza della versione Nintendo Switch non indora la pillola né fornisce una motivazione plausibile sulla presentazione tecnica di Z-A. Proprio la versione per la precedente console di Kyoto, quella da noi testata, si è rivelata solida a livello di performance con i suoi 30 fps (contro i 60 di Switch 2) con una risoluzione tutto sommato accettabile (alterna dinamicamente tra 800 e 1080p) ed un dettaglio grafico non molto lontano dalla sorella maggiore. Tuttavia persino una console con qualche anno sulle spalle come la prima Switch ci ha abituato a produzioni tecnicamente ben più generose.

La cura nelle animazioni dei Pokémon (alcune davvero stupende) e nella caratterizzazione del cast sopperiscono parzialmente ad un pacchetto visivo che, in definitiva, lascia un po’ amareggiati. Soprattutto quando anche il comparto audio si presenta altrettanto contraddittorio. Tra musiche orchestrali particolarmente incisive da un lato e l’atavica assenza del doppiaggio dall’altro. A cosa serve allora la cura nel lip sync? Mistero.

Speriamo davvero di trovarci di fronte a prodotti Pokémon tecnicamente più elaborati nei prossimi anni.

Attacca, schiva, aspetta

Dicevamo, la Royale Z-A. Ma di cosa si tratta?

Nella nuova Luminopoli di Z-A, essa rappresenta una competizione notturna alla quale partecipano gli allenatori di Pokémon. Suddivisa per ranghi alfabetici (dalla Z alla A, per l’appunto), raggiungere i vertici della classifica garantisce non solo la gloria ma anche la possibilità di veder esaudito un desiderio personale. A metà tra stratagemma narrativo e riforma strutturale, la Royale Z-A attua una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire questo capitolo di Leggende Pokémon.

Laddove Arceus puntava in direzione dell’esplorazione di aree selvagge con un’attenzione rivolta principalmente alla fase di cattura ed allevamento dei Pokémon, Z-A guarda verso la più spregiudicata lotta competitiva sia nella storia sia nelle sfide multiplayer. Un cambio di prospettiva che si accompagna non solo ad un livello di difficoltà superiore rispetto al recente passato (sia chiaro: non è difficile, tuttavia qualche attenzione è richiesta) ma anche e soprattutto ad una delle scelte più coraggiose firmate da Game Freak da molto tempo a questa parte.

Il combattimento in tempo reale è una bella boccata d’aria.

Gli sviluppatori hanno infatti abbandonato il classico sistema di lotte a turni (emblema nella saga anche nelle sue forme più sperimentali viste in Arceus e Scarlatto/Violetto) in favore di battaglie in tempo reale. Dimenticatevi quindi la staticità dei menù a tendina e della turnistica più tradizionale. Adesso l’azione è fluida e responsiva, i Pokémon attaccano seguendo azioni connesse a tasti rapidi e soggetti a tempistiche di cooldown mentre l’alter ego del giocatore dovrà sfruttare la propria agilità per schivare colpi, trovare punti di vantaggio, gestire le conseguenze delle lotte a proprio vantaggio e molto altro. Si tratta di un risultato che porta alle estreme conseguenze le prime timide intuizioni dei titoli precedenti e li ibrida con un’infrastruttura ludica da action RPG che in qualche modo strizza l’occhio alla saga di Kingdom Hearts.

Con questa scelta audace, Game Freak ha dimostrato una delle possibilità che potrebbero aprirsi per il futuro della saga. Se non per la serie principale, almeno per i prossimi capitoli del brand Leggende. Da questo punto di vista infatti, non solo Z-A riesce ad essere divertente ma anche fresco e stimolante come non accadeva in un titolo del franchise da davvero tanto tempo. Grazie anche al ritorno di una feature apprezzata dai fan: le megaevoluzioni.

Le battaglie richiedono sempre attenzione e dinamismo.

Megaevoluzioni e dove trovarle

Introdotte originariamente proprio da Pokémon X ed Y, le megaevoluzioni rappresentavano una nuova categoria di forme alternative. Non stadi evolutivi definitivi, bensì potenziamenti temporanei in grado di alterare aspetto e potenza dei Pokémon interessati. Dopo la non troppo apprezzata teracristallizazione di Scarlatto/Violetto, Game Freak ha ben pensato di riportare in carreggiata un concept molto più gradito ai fan.

Le megaevoluzioni di Z-A non solo sono una feature apprezzatissima, ma sono state introdotte con più profondità. Certo, se dobbiamo essere pignoli (ma neanche troppo) alcuni design lasciano leggermente interdetti. Troviamo così alcune forme esteticamente ben realizzate ad altre che sanno di occasione persa (Feraligatr meritava di più). Al di là del risultato artistico, scegliere la giusta forma megaevoluta rappresenta non tanto un mero boost temporaneo alle statistiche del Pokémon interessato. Bensì spesso la chiave di volta di scontri complessi ed articolati nei quali la giusta esatta al momento giusto può fare tutta la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Non solo nello scontro contro gli allenatori ma anche contro le temibili megaevoluzioni ferox sparse nelle Zone Selvagge.

Attivare le megaevoluzioni è sempre un piacere.

Si, perché non c’è Pokémon senza la voglia di “acchiapparli tutti”. Nella Luminopoli di Z-A esistono aree espressamente riservate alla riproduzione di piccoli ecosistemi per permettere ai Pokémon di vivere in simbiosi con gli umani. Si tratta appunto delle Zone Selvagge, aree dedicate alla prosperità dei Pokémon allo stato brado. Nonché luoghi dove potrete reclutare i nuovi componenti delle vostre squadre. Torna così il sistema di cattura visto in Leggende Pokémon: Arceus con qualche modifica che lo ha reso più immediato e fluido. Sarebbe un bene se non fosse che le Zone Selvagge sono davvero troppo contenute e limitate rispetto agli spazi aperti del capitolo precedente. Il risultato è una banalizzazione troppo eccessiva del gusto della caccia ed annessa cattura, che invece erano stati un highlight di Arceus.

Sicuramente positiva invece la presenza di una lunga serie di migliorie alla quality of life. Al punto da rendere l’esperienza complessiva più godibile e che continua il lavoro intrapreso in Scarlatto/Violetto. Si passa dalla libertà nella gestione delle mosse senza limiti allo stanco meccanismo del ricordare/dimenticare alla ultima possibilità di catturare un Pokémon esausto in battaglia. Passando inoltre per i viaggi rapidi, la cura automatica dei Pokémon archiviati e l’introduzione del Raccattapalle (un NPC che recupererà le vostre pokéball sprecate).

Le megaevoluzioni classiche sono comunque esteticamente più caratteristiche di quelle introdotte da Z-A.

Commento finale

Ironicamente, Leggende Pokémon: Z-A vive di dualismi e contrapposizioni quasi antagonistiche. Da un lato abbiamo il titolo forse più innovativo della storia recente del franchise, con un gameplay sperimentalmente rinnovato in grado di offrire nuove sfide sempre entusiasmanti. Dall’altro lato c’è una produzione intrinsecamente arretrata, con un comparto tecnico apertamente deludente e difficilmente giustificabile. Abbiamo un titolo divertente capace di allietare per ore ed ore, ma al contempo un’ambientazione superficiale che si può ripercuotere su una comprensibile percezione di ripetitività. Il nuovo titolo di Game Freak diventa così un progetto al limite, tanto godibile e addirittura rinfrescante per i fan più affezionati quanto potenzialmente deludente per coloro i quali desiderebbero vedere qualcosa in più dall’universo videoludico di The Pokémon Company. Un crocevia che auspichiamo segni il decisivo cambio di passo nel futuro della saga.

Euphoria Stagione 3: Finalmente si torna a East Highland

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Dopo anni di attesa, ritardi e cambiamenti, i fan di Euphoria possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: la terza stagione sta per arrivare. Con le riprese iniziate a febbraio 2025 a Los Angeles, la serie creata da Sam Levinson è pronta a tornare sui nostri schermi nella primavera del 2026.

Un’attesa infinita: perché ci è voluto così tanto?

La strada verso la terza stagione è stata tutt’altro che semplice. Tecnicamente, HBO aveva rinnovato la serie già nel febbraio 2022, subito dopo il successo travolgente della seconda stagione. Ma una serie di eventi tragici e complicazioni produttive hanno reso questa attesa una delle più lunghe nella storia recente delle serie TV.

Gli scioperi degli sceneggiatori e degli attori del 2023 hanno bloccato Hollywood per mesi, ma non è questa l’unica ragione. La produzione ha dovuto affrontare perdite devastanti: la morte prematura di Angus Cloud, l’amato interprete di Fezco, nell’agosto 2023, e quella del produttore esecutivo Kevin Turen hanno segnato profondamente cast e crew.

A questo si è aggiunta la difficoltà di coordinare un cast diventato nel frattempo estremamente richiesto. Zendaya ha conquistato il mondo con Dune: Part Two e Challengers, Sydney Sweeney è diventata una delle attrici più gettonate di Hollywood, Jacob Elordi ha recitato in Saltburn e Priscilla. Trovare un momento in cui tutti fossero disponibili è stata un’impresa titanica.

Chi torna e chi dice addio

La buona notizia è che i protagonisti principali torneranno tutti. Zendaya riprenderà il ruolo di Rue Bennett, insieme a Hunter Schafer (Jules), Jacob Elordi (Nate), Sydney Sweeney (Cassie), Alexa Demie (Maddy), Maude Apatow (Lexi), Eric Dane (Cal Jacobs) e Colman Domingo (Ali). Martha Kelly e Chloe Cherry, che avevano ruoli ricorrenti, sono state promosse a personaggi regolari.

Tuttavia, co saranno anche assenze significative. Storm Reid non tornerà come Già, la sorella minore di Rue, così come Barbie Ferreira (Kat), Algee Smith e Austin Abrams. E naturalmente, il vuoto lasciato da Angus Cloud si farà sentire.

Volti nuovi a East Highland

La terza stagione introduce un cast di nuovi personaggi che promettono di scuotere le dinamiche consolidate. Tra i nomi più interessanti spicca quello della cantante Rosalìa, alla sua prima esperienza attoriale importante in una serie americana. Si uniscono al cast anche l’ex giocatore NFL Marshawn Lynch, Kadeem Hardison, Darrell Britt-Gibson. inoltre sono stati recentemente annunciati nomi come Danielle Deadwyler, Natasha Lyonne ed Eli Roth.

Una nuova direzione narrativa

Sam Levinson ha promesso che questa stagione rappresenterà un cambio di tono significativo. La serie farà un salto temporale, mostrando i personaggi mentre affrontano la vita dopo il liceo, con tutte le sfide e i dilemmi morali che la vita gli presenta.

Il creatore ha descritto la stagione come un “film noir“, un’etichetta intrigante che suggerisce atmosfere più cupe e una narrazione focalizzata su scelte morali complesse. Al centro ci sarà ancora Rue, ma questa volta la domanda sarà: cosa significa essere una persona con principi in un mondo corrotto?

L’attesa sta per finire

Con le riprese in corso e una data di uscita fissata per la primavera del 2026, i fan di Euphoria possono finalmente iniziare il countdown. Dopo quasi quattro anni dalla seconda stagione, sarà emozionante ritrovare questi personaggi e scoprire come sono cambiati, cresciuti e sopravvissuti. E scoprirsi, di conseguenza, altrettanto cambiati. Per quanto involontario, il tempo di attesa per l’uscita della terza stagione ha fatto sì che il salto temporale non sia solo quello nelle vite dei personaggi, ma anche quello nelle vite di chi li guarda, li ama e con loro ha sofferto e riscoperto ferite che non sapeva neanche di avere.

Una cosa è certa: l’attesa è stata lunga, ma se c’è una serie che sa come creare aspettativa e poi superarla, quella è proprio Euphoria. Nell’attesa di accendere il televisore ed essere inondati da una familiare luce violetta, non ci resta che ipotizzare quali saranno le vicende finali del capolavoro di realismo e disperazione che è Euphoria.

Loulan: The Cursed Sand, primo trailer per l’action RPG parte del PlayStation China Hero Project

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Lo sviluppatore cinese ChillyRoom ha condiviso il primo trailer per Loulan: The Cursed Sand, action RPG annunciato lo scorso Luglio come parte del PlayStation China Hero Project.

L’affascinante titolo, che richiama dinamiche hack & slash con visuale isometrica, arriverà per PlayStation 5 e PC via Steam ed Epic Games Store. Non è stata ancora condivisa una data di uscita.

Loulan: The Cursed Sand è un gioco di ruolo d’azione ambientato lungo l’antica Via della Seta nelle regioni occidentali della Cina. Racconta la tragica storia d’amore di una guardia reale esiliata che torna nel regno caduto di Loulan nel caos della guerra per trovare la sua amata principessa.

Vesti i panni del guerriero scheletrico noto come “The Cursed Sand” e padroneggia il potere della sabbia per esplorare e risolvere enigmi in un pericoloso mondo visto dall’alto. Affronta combattimenti corpo a corpo realistici contro avversari schiaccianti, sconfiggi nemici potenti e affronta il destino della tua esistenza maledetta.

  • Guerriero maledetto dalle due forme: controlla il guerriero scheletrico “The Cursed Sand”, passando liberamente dalla forma ossea a quella sabbiosa per sperimentare stili di combattimento e interazioni narrative completamente diversi.
  • Combattimenti corpo a corpo realistici contro molti nemici: affronta battaglie corpo a corpo realistiche, uno contro molti, da una prospettiva dinamica dall’alto verso il basso, dove il design del terreno, la composizione dei nemici e le meccaniche di combattimento si intrecciano per mettere alla prova la tua abilità e strategia.
  • Abilità della sabbia diverse e creative: impara e usa abilità uniche della sabbia per risolvere enigmi, esplorare livelli intricati e sperimentare diversi stili di combattimento e approcci tattici.
  • Elite e boss formidabili: affronta emozionanti incontri uno contro uno con potenti nemici d’élite e boss colossali che metteranno alla prova la tua maestria e i tuoi riflessi.
  • Antico mondo fantasy occidentale: esplora un mondo misterioso ispirato al regno perduto di Loulan lungo la Via della Seta, con regioni diverse e atmosfere suggestive, realizzate a mano.

Two Point Museum, annunciata l’espansione Zooseum

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Il publisher SEGA ed il team di sviluppo Two Point Studios hanno annunciato l’arrivo di una nuova espansione per Two Point Museum, chiamata Zooseum.

Sebbene non siano state fornite indicazioni sulla data di uscita (se non una generica indicazione per l’inverno), sappiamo che il DLC porterà gli animali nel mondo del simulativo permettendo di creare una nuova struttura a metà tra museo e zoo.

Di seguito trovate le informazioni condivise da SEGA su Zooseum, che festeggia oggi anche il lancio del titolo su Nintendo Switch 2. Two Point Museum è altresì già disponibile per PlayStation 5, Xbox Series e PC via Steam.

In questo nuovo e selvaggio contenuto scaricabile, aprirà i battenti un nuovissimo museo interamente dedicato alle meraviglie della fauna selvatica. Gli esperti di fauna selvatica saranno chiamati a salvare, curare, allevare e reintrodurre in natura un’incredibile varietà di creature, ampliando al contempo il vostro museo in modi entusiasmanti e inaspettati.

Restate sintonizzati: presto saranno disponibili ulteriori informazioni sulla data di uscita e sui dettagli di gioco.

Halo: Campaign Evolved, tutti i dettagli del remake in arrivo per PC, Xbox Series e PlayStation 5

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Con un annuncio da tempo rumoreggiato ma non per questo meno suggestivo, Xbox Game Studios ed Halo Studios hanno annunciato pochi giorni fa Halo: Campaign Evolved, remake totale del primo indimenticabile titolo della serie.

Il progetto segnerà l’esordio dello storico franchise Microsoft anche su console della diretta concorrente, essendo stato confermata la release nel 2026 su PlayStation 5, Xbox Series, e PC (SteamMicrosoft Store) oltre che tramite Game Pass. Halo: Campaign Evolved riproporrà la storica prima avventura di Master Chief con qualche novità mentre non verrà implementata la componente multiplayer competitiva.

Brian Jarrard di Halo Studios ha dichiarato: “È un evento importante, atteso da tempo. Siamo davvero entusiasti di poter accogliere ancora più giocatori nella serie che amiamo, affinché possano innamorarsi di Halo proprio come abbiamo fatto noi 24 anni fa. Come membro della community, so che anche la community di Halo è entusiasta di accogliere i propri amici: ci sarà semplicemente più Halo per tutti. È davvero una nuova era. Halo approda su PlayStation, a partire da Halo: Campaign Evolved“. Similmente, ha poi aggiunto direttamente sulle pagine del PlayStation Blog: “Halo: Campaign Evolved arriverà nel 2026, in concomitanza con il lancio su PlayStation 5. Nei prossimi mesi avremo altre novità da condividere, ma per ora potete aggiungerlo alla vostra lista dei desideri. Come disse una volta il Master Chief: ‘Penso che siamo solo all’inizio’”.

Di seguito vi riassumiamo tutti i dettagli finora noti sul progetto.

  • Halo: Campaign Evolved è un remake fedele ma innovativo della campagna di Halo: Combat Evolved. Rivivi la storia originale ricreata in alta definizione, filmati di gioco aggiornati e comandi ottimizzati, oltre a tre nuove missioni prequel con Master Chief e il Sergente Johnson. Una selezione più ampia di armi, veicoli, nemici e “Teschi” per modificare la modalità di gioco (modificatori facoltativi che aumentano il divertimento o la difficoltà del combattimento) aggiungono nuove tattiche e una rigiocabilità infinita.
  • Gioca come preferisci: in solitaria o fino a quattro giocatori con la co-op online che supporta il gioco e il salvataggio dei progressi su più piattaforme. Che tu stia scoprendo Halo per la prima volta o tornando sull’anello dopo 25 anni, Halo: Campaign Evolved offre un’avventura intramontabile e completamente nuova allo stesso tempo.
  • Dopo un atterraggio d’emergenza su un misterioso pianeta ad anello conosciuto come Halo, a Master Chief viene assegnato il compito di aiutare gli ultimi esseri umani a sopravvivere alle forze soverchianti dei Covenant. Insieme alla sua assistente IA, Cortana, scopre gli oscuri segreti di Halo e combatte per contrastare l’annientamento di tutta la vita nella galassia.
  • La campagna completa, ricreata. Combatti nelle missioni principali, ricreate con design dei livelli migliorato, filmati di gioco aggiornati e modalità di orientamento nel mondo ottimizzato per mantenere il ritmo sempre alto senza perdere lo stupore, la tensione e l’eroismo del titolo originale.
  • Filmati e audio di gioco rinnovati. Panorami iconici, architettura aliena e meraviglie fantascientifiche sono state rivalorizzate con grafiche, filmati di gioco e animazioni completamente nuovi. La colonna sonora è stata rimasterizzata, la progettazione del suono è stata aggiornata per un coinvolgimento più profondo e le prestazioni vocali dei personaggi principali sono state registrate nuovamente.
  • Più armi e combattimento migliorato. Il combattimento classico in stile Halo offre sensazioni familiari ma allo stesso tempo è più preciso che mai. Scatta, mira e attacca con la massima precisione. Per la prima volta in Halo: CE, puoi impugnare nove armi iconiche aggiuntive provenienti da tutta la serie, tra cui la Lama Energetica, il Fucile da Battaglia e il Fucile ad Aghi, offrendoti più modi per affrontare ogni battaglia.
  • Tre nuove missioni prequel. Unisciti a Master Chief e al Sergente Johnson in un nuovo arco narrativo ambientato prima degli eventi di Halo: Combat Evolved, con nuovi ambienti, modalità di gioco, personaggi e nemici.
  • Gioca in solitaria o con gli amici. Gioca la campagna completa come preferisci, in solitaria o in co-op online per quattro giocatori, grazie al gioco multipiattaforma e al salvataggio dei progressi su console e PC.
  • Guida, ruba, semina il caos. Che tu stia gareggiando per tutta la mappa in un Warthog o creando scompiglio con gli amici, i veicoli sono sempre stati al centro del divertimento di Halo. Ora offrono ancora di più: per la prima volta in Halo: CE, puoi rubare i veicoli nemici e pilotare un Wraith seminando il caos.
  • Stravolgi la campagna per rigiocabilità infinita. Usa la funzionalità di stravolgimento della campagna per tornare in qualsiasi missione e cambiare l’esperienza con più “Teschi” modificatori che mai nella campagna di Halo. Questi modificatori facoltativi aggiungono difficoltà e varietà con armi, nemici e ambienti casuali.