La più grande stella dei manga sportivi sta per salutarci: ROCKY JOE Perfect Editionn. 13, l’ultimo volume della serie di Asao Takamori e Tetsuya Chiba, sarà disponibile a partire dal 28 Febbraio in fumetteria, libreria e Amazon.
Una fantastica Perfect Edition per far brillare nuovamente un’indimenticabile stella della boxe a fumetti! Tredici corposi volumi, con un nuovo adattamento grafico e testi ancor più fedeli all’originale, per ripercorrere la parabola umana e sportiva di un personaggio entrato nella leggenda!
Il momento fatidico è giunto, lo scontro con Mendoza è finalmente realtà. A un passo dalla conquista del titolo mondiale, Joe è determinato a dare tutto se stesso, pronto a bruciare sul ring in tutto il suo fulgore… L’ultimo numero della più epocale opera dedicata al pugilato nella storia del fumetto!
SEGA ha pubblicato due nuovi video gameplay per Hokuto ga Gotoku lo spin off della serie Yakuza ambientato nell’universo di Ken il Guerriero.
Nel primo video, possiamo dare uno sguardo alla città nella quale il gioco è ambietato, ovvero Eden. Qui ci saranno tante attività da fare, fra battaglie, locali e negozi. Nel secondo video invece, vediamo Kenshiro alla guida di un veicolo customizzabile e migliorabile nelle Wasteland. Nel nostro girovagare potremo trovare tesori nascosti, partecipare a gare di corsa e ad altri minigames.
Ricordiamo che il gioco sarà disponibile il prossimo 8 marzo in Giappone. Al momento non conosciamo ancora la data di lancio occidentale.
Dopo mesi di indiscrezioni e di rumors, Samsungha finalmente svelato i nuovi top di gamma S9 e S9+. Nessuna rivoluzione esagerata, il design resta pressochè lo stesso dei predecessori S8 e S8+. Stessa qualità costruttiva, stessi materiali, stesso Infinity Display Edge. Cambia però la posizione del lettore di impronte digitali, spostato sotto la fotocamera.
Entrambi i device presentano uno schermo SuperAMOLEDQHD+ da 2960 x 1440 pixel: da 5,8″ con 570ppi per S9, e da 6,2″ con 529ppi su S9 Plus. Sotto la scocca si trova un SoCExynos 9810, realizzato con processo produttivo a 10nm di seconda generazione. Il comparto CPU octa core è costituito da 4 core ad alte prestazioni M3 da 2.7GHz, affiancati ad altri 4 core con frequenza massima di 1.7GHz.
La fotocamera è la caratteristica che ha subito maggiori revisioni rispetto ai precedenti modelli. Vediamo per la prima volta su un top di gamma Android una fotocamera con apertura variabile. Possiamo scegliere tra f/1.5, per scatti in presenza di luca ridotta, e f/2.4 per quelli invece di giorno. Sono state introdotto le animoji in stile Apple, che Samsung ha deciso di chiamare AR Emoji e il Super Slow Motion, con 960 fps a 720p.
Mai come quest’anno, i due nuovi top di gamma della casa coreana, si differenziano non soltanto per le dimensioni ma anche per alcune caratteristiche. S9+ porta in dotazione ben due fotocamere posteriori. La fotocamera principale è la stessa nei due modelli, ma la versione Plus ne presenta un’altra con zoom ottico 2x senza apertura variabile e con rapporto focale fisso ad f/2.4 e con risoluzione da 12 megapixel. La RAM su S9 è di 6GB mentre resta di 4GB su S9, la batteria del modello Plus è di 3500 mAh, rispetto ai 3000 mAh di S9.
I due dispositivi possono inoltre vantare un comparto audio importante. Sono presenti due speaker stereo con audio surround Dolby Atmos. Memoria di base da 64GB espandibile con micro SD fino a 400GB, Bixby migliorato per riconoscere in tempo reale gli oggetti ed è presente la nuova applicazione SmartThings che consente di gestire tutti i dispositivi IoT connessi.
Qui di seguito le specifiche complete di Galaxy S9 (SM-G960F) ed S9 Plus (SM-G965F):
Schermo: 5,8 e 6,2 pollici QHD+ Super AMOLED 18,5:9
CPU: Qualcomm Snapdragon 845 (USA) ed Exynos 9810 (Europa)
RAM: 4 /6 GB
Memoria interna: 64 / 256 GB espandibile (con microSD fino a 400 GB)
Fotocamera posteriore: 12 megapixel, con apertura variabile (f/1.5 o f/2.4). Solo su S9+ c’è una seconda fotocamera da 12 megapixel a focale fissa (f/2.4) con zoom 2x. Tutte con stabilizzazione ottica dell’immagine.
Fotocamera frontale: 8 megapixel f/1.7 con autofocus
Connettività: dual SIM (opzionale), dual VoLTE, Wi-Fi dual-band, Bluetooth 5.0, GPS, NFC, USB Type-C 2.0
Dimensioni: 147,6 x 68,7 x 8,4 mm e 158,1 x 73,8 x 8,5 mm
Batteria: 3.000 / 3.500 mAh
Certificazione: IP68
OS: Android 8.0 Oreo Samsung Experience 9.0
Prezzo e disponibilità
Galaxy S9 e S9+ saranno disponibili il 16 marzo 2018 nelle colorazioni Midnight Black, Coral Blue e Lilac Purple al prezzo consigliato di 899€ per la variante standard e 999€ per quella Plus.
Per quanti decideranno di prenotare i nuovi top di gamma di Samsung, nel periodo che va dal 25 febbraio al 15 marzo potranno accedere al programma di Supervalutazione. Restituendo il proprio smartphone, si potrà avere un contributo fino a 450€. Ma non è tutto, se acquisterete S9 e S9+ entro il 7 marzo, potrete riceverlo una settimana prima rispetto alla data di lancio ufficiale.
Gli sviluppatori Flaming Fowl e Mediatonic hanno ufficialmente rilasciato il loro free-to-play Fable Fortune.
Il gioco di carte collezionabili free-to-play Fable Fortune è disponibile da oggi, 24 Febbraio 2018. Per celebrare la release 1.0, gli sviluppatori Flaming Fowl e Mediatonic hanno rilasciato un trailer di benvenuto. In più, per chi effettuerà il download al lancio, un pacchetto di carte verrà regalato ogni giorno per dieci giorni. Come se non bastasse, verrà regalato un boost x2 all’esperienza fino al 2 Marzo.
In Fable Fortune, il giocatore dovrà scegliere uno dei sei Eroi – ognuno con le sue abilità e carte specifiche – per competere in leghe ed eventi. Il sistema di allineamento visto nei precedenti titoli di Fable fa ritorno influenzando l’aspetto, i poteri e le carte degli Eroi.
Sarà inoltre possibile giocare fianco a fianco con un amico nella modalità co-op. Per chi invece volesse giocare da solo, sarà disponibile una modalità storia single-player con background relativi ai singoli Eroi.
Grazie alla community, alcune delle caratteristiche principali sono state aggiunte a Fable Fortune, tra cui un assistente alla creazione del mazzo, un tutorial guidato da Guildmaster, un sistema di taglie giornaliere e un nuovo sistema di emote. L’aggiornamento aggiungerà anche aggiustamenti di stabilità e di equilibrio al gioco free-to-play.
Grazie a una vittoriosa campagna Kickstarter e un piccolo ritardo, Fable Fortune è entrato in early access lo scorso giugno al prezzo di 14,99 €, dando nuova vita al franchise di Lionhead Studios bruscamente interrotto nel 2016.
Fable Fortune è disponibile per Xbox One e PC dal 24 Febbraio.
Le nuove Nvidia Ampere o Turing, come le indiscrezioni degli ultimi giorni hanno rivelato, potrebbero essere state mostrate per la prima volta
Prima di procedere un disclaimer è d’obbligo. Questa notizia non è stata ancora confermata, le GPU che vedrete di seguito potrebbero non aver nulla a che fare con la nuova gamma di schede in arrivo nei prossimi mesi.
In un video apparso di recente su youtube, SONOFATECH, lo youtuber che gestisce un canale piuttosto noto nel mondo dei miners, partecipando ad una conferenza dedicata al mining in Texas, avrebbe avuto la possibilità di osservare da vicino e al suo interno un nuovo rig case proveniente direttamente da NVIDIA. Al suo interno, sarebbero presenti alcune schede basate sulla GPU NVIDIA GP104 – quella alla base di 1070 e 1080 – in un design specificamente realizzato per le esigenze dei miners. In particolare si tratterebbe di una 1070, con un design semplificato, VRM più economiche e soprattutto la metà del quantitativo di RAM presente sulla versione standard della 1070, ovvero 4GB anzichè 8gb in formato GDDR5X, anzichè GDDR5 (il che farà storcere sicuramente il naso ai miners considerando le migliori prestazioni della GDDR5 rispetto alla GDDR5X). Altra novità riguarda il sistema di raffreddamento, composto da un singolo dissipatore in alluminio leggermente più grande rispetto a quello che è possibile trovare sulle versioni Founders. La cosa più interessante è l’assenza di ventole blowerstyle. Le schede in questo modo risultano decisamente più sottili e possono essere impilate in numero maggiore all’interno di case in alluminio (simili a quelli dei server rack) specificamente destinati al mining e che nella quasi totalità dei casi hanno ventole in immissione e estrazione che spingono aria direttamente sulle schede.
Il rig da mining made in NVIDIA, potrebbe essere la risposta di Nvidia alle richieste sempre più esose di schede grafiche da parte dei miners di criptomoneta, che ha comportato una alterazione dei prezzi di mercato e soprattutto uno shortage di schede che oramai dura da mesi, impedendo ai gamers di aggiornare le proprie macchine da gioco.
Ancora non sappiamo se queste nuove schede saranno identificate con il nome Turing, il noto criptografo inglese che contribuì a decifrare il linguaggio ENIGMA e che è considerato il padre dei calcolatori moderni. Inoltre ci resta il dubbio che la soluzione di separare le linee di produzione, se non accompagnata da un deciso incremento del numero di schede prodotte, possa risolvere effettivamente il problema, anche perchè difficilmente a meno di prezzi sostanzialmente più bassi, i miners si accontenterrano di schede dedicate al gaming e quindi con un indice di rivendibilità praticamente azzerato.
Piacere alle ragazze… chi non lo vorrebbe? Takeo Goda, però, è convinto che non potrà mai succedere per sé: ma siamo sicuri che sarà così per sempre? Sta per arrivare in Italia una divertente e ingarbugliata storia di amore e amicizia… My Love Story!!, scritto da Kazune Kawahara e disegnato da Aruko: il primo volume sarà disponibile dal 28 Febbraio in edicola, fumetteria, libreria e Amazon.
Takeo Goda frequenta il primo anno di liceo ed è convinto di non poter piacere alle ragazze per via della sua stazza (due metri per centoventi chili circa). Ogni volta che s’innamora, tutte finiscono per interessarsi al bel Sunakawa, suo amico d’infanzia. Tuttavia, qualcuno la pensa diversamente…
La vita del gentile quanto maldestro Takeo conosce una svolta la mattina in cui salva una ragazza da un maniaco mentre sta andando a scuola… Che la primavera stia arrivando anche per lui?!
Dal 28 Febbraio My Love Story!! n. 1 sarà disponibile in edicola, fumetteria, libreria e Amazon!
BANDAI NAMCO Entertainment Europe ha annunciato che l’ultimo DLC per Little Nightrmare – Secrets of The Maw, The Residence, è finalmente disponibile . Nei primi due capitoli, Le Profondità e The Hideaway, il Fuggiasco era riuscito a eludere con successo l’ira della Nonnina scoprendo la storia dei Nomini. The Residence pone di nuovo il Fuggiasco contro la misteriosa Signora. Incluso nell’Expansion Pass del pluriacclamato LITTLE NIGHTMARES di Tarsier Studios, The Residence è disponibile da oggi su PlayStation®Network, Xbox Games Store, STEAM®, GOG.com e altri distributori per PC.
Un nuovo video mostra il tetro nascondiglio della Signora e nuovi e spaventosi nemici da cui il giocatore dovrà fuggire. Evitare gli oscuri mostri evocati dalla Signora e risolvere alcuni enigmi letali sarà l’unico modo per sopravvivere alla lussuosa dimora del terrore. Armato solo della sua torcia, il Fuggiasco dovrà respingere le illusioni da incubo ed evitare le trappole piazzate nella strana libreria per fare finalmente luce sui segreti più oscuri di The Maw.
Bandai Namco ha da poco rivelato che l’ Extra Pack 2 di Dragon Ball Xenoverse 2 sarà disponibile a partire dal 28 febbraio su PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC.
Il DLC sarà disponibile al prezzo di €16.99 in bundle insieme all’Extra Pack 1. Sarà inoltre venduto anche singolarmente ma, attualmente, non si hanno informazioni riguardo al prezzo con il quale sarà disponibile.
Questo ultimo DLC aggiungerà una nuova storia inedita, oltre ad una serie di nuovi personaggi ( si, Goku Ultra Istinto, stiamo parlando di te) e molto altro.
Vediamo di seguito le novità introdotte in questo DLC:
4 nuovi personaggi (Goku UI, C-17 versione DB Super, Jiren ed il misterioso guerriero Fu)
Trasposizione videoludica del romanzo best-seller.
Nel corso degli anni tanti sono stati i tentativi di varie software house di trasportare nel mondo videoludico opere, più o meno conosciute che, almeno inizialmente,sembravano condividere poco o nulla con l’elemento virtuale.
Questi giochi, conosciuti meglio con il nome di Tie-in, spesso e volentieri si limitano a riproprorre in salsa videoludica ciò che l’opera di fondo offre; in casi più rari, invece, vengono realizzati titoli completamente da zero che raccontano storie inedite ma ambientate comunque nello stesso universo narrativo.
Molti potrebbero etichettare questi titoli semplicemente come “operazioni commerciali” ma, in realtà, si tratta di esperimenti che, nella stra-grande maggioranza dei casi si sono rivelati veri e propri fallimenti, capaci di non coinvolgere ne il videogiocatore ne l’amante dell’opera alla quale il gioco è tratto.
Principalmente, quando si parla di Tie-in, si pensa quasi sempre a trasposizioni videoludiche di film famosi ma, esiste sempre qualche eccezione. Capita così di vedere titoli tratti da Fumetti, come The Walking Dead o persino da opere letterarie, come The Pillars of the Earth.
Proprio l’opera letteraria dello scrittore Ken Follett (meglio conosciuta da noi con il nome de I Pilastri della Terra) ha recentemente trovato, grazie allo sviluppatore tedesco Daedalic Entertainment la sua trasposizione videoludica.
Il titolo, attualmente disponibile per PC, Mac, Xbox One e PlayStation 4, ripercorre la storia del pluripremiato romanzo dello scrittore inglese Ken Follett. Data la sua complessità, lo sviluppatore ha deciso di dividere il videogioco in tre parti ben distinte, rendendo di fatto la pubblicazione del “romanzo digitale” episodica. Attualmente sono disponibili i primi due episodi, con il terzo, quello finale, previsto per la metà del 2018.
Curiosi di vedere come se l’è cavata la trasposizione videoludica di un capolavoro letterario quale The Pillars of the Earth? Scopritelo nella nostra recensione.
La vita a Kingsbridge
Per chi non avesse letto il libro, le vicende si svolgono nel XII° secolo, in Inghilterra. La storia ha inizio a Kingsbridge, un piccolo villaggio duramente colpito dalla povertà che verte in pessime condizioni. Per risollevare le sorti del villaggio viene decisa la costruzione di una imponente cattedrale, in modo da ridare lustro ed importanza a Kingsbridge.
Ma questo sarà solamente un pretesto che, dietro di se, nasconde una situazione ben più complessa e ramificata. La trama infatti, grazie anche ad una narrazione impeccabile, metterà bene in risalto il vero e proprio elemento che fa da sfondo all’intera opera: la lotta per avere il controllo sulla Britannia.
Per questo motivo i giocatori si ritroveranno coinvolti in vere e proprie lotte di potere, dove diverse fazioni lotteranno tra di loro, per la gloria ma, anche per tornaconto personale.
Il gioco ci metterà nei panni di gente “comune”, i quali purtroppo si ritroveranno invischiati, volenti o nolenti, al centro di questi giochi di potere. I personaggi giocabili di questa prima parte saranno Philip (il monaco) e Jack ma, successivamente, si aggiungerà anche Tom (il costruttore).
Essendo la storia l’elemento chiave dell’opera non andiamo oltre, ma sappiate che il gioco realizzato da Daedalic Entertainment ha saputo mantenere inalterata la qualità narrativa dell’opera letteraria.
La lotta di potere
Se dal punto di vista narrativo l’opera riprende esattamente lo spirito del libro, il problema principale della versione “digitale” risiede, purtroppo, nel suo gameplay. Il videogioco di The Pillars of the Earth si presenta come un’ punta e clicca classico, condito di tanto in tanto, da alcune scelte e decisioni da pendere.
Purtroppo proprio queste ultime risulteranno limitate e non incisive, essendo il gioco tratto da una storia “conclusa” e già ben definita. Non aspettatevi quindi scelte e decisioni fondamentali che modificherebbero il corso degli eventi perché il titolo resta, in tutto e per tutto fedele all’opera letteraria.
Il gameplay è sostanzialmente (ma volutamente) lento e, questo, potrebbe essere forse il suo difetto maggiore. A seconda della vostra passione (e pazienza) potreste amare alla follia il titolo, come rimanerne delusi dopo anche pochi minuti di gioco.
Dialoghi prolissi (ma comunque ben realizzati) e sequenze esplorative compassate e poco entusiasmanti si mescolano ad alcuni enigmi e puzzle ambientali mai veramente difficili da superare, oltre ad una serie di mini giochi ed attività che sono si simpatici, ma non aggiungono nulla di particolarmente memorabile a livello di gameplay.
Nonostante tutto, The Pillars of the Earth riesce nell’impresa più difficile di tutte: intrattenere. Il titolo si lascia giocare con piacere e, una volta appreso il semplicissimo sistema di comandi, ci si lascia trasportare dalla curiosità e dal corso degli eventi.
Difatti è la trama stessa del libro che regge in piedi il videogioco. Con ogni probabilità infatti continuerete ad andare avanti nel gioco perché curiosi degli eventi e di come si evolverà la storia dei personaggi.
Il titolo, come già accennato, sarà diviso in tre parti, ciascuna contenete sette capitoli. Durante la nostra prova abbiamo impiegato circa 6/7 ore per terminare la prima parte dell’opera, in attesa di provare anche le successive.
Come un dipinto
Dal punto di vista puramente artistico The Pillars of the Earth appare fin da subito bellissimo da vedere ed ispirato, capace di rendere perfettamente l’idea delle diverse ambientazioni che il gioco offre.
Ottima anche la realizzazione dei personaggi, che risultano quasi tutti (salvo rare eccezioni ed occasioni) ben definiti e realizzati, grazie anche a delle tinte acquerello che ne amplificano ulteriormente l’impatto visivo.
Da rivedere invece le animazioni, legnose e fin troppo “povere” ma c’è sicuramente tempo per migliorare e sistemare anche queste piccole sbavature nei prossimi capitoli dell’opera.
Per quanto riguarda il sonoro troviamo un doppiaggio in inglese veramente eccellente capace di donare una propria anima ai vari personaggi di quest’opera. Presenti inoltre i sottotitoli in italiano, ottimi e che, oggigiorno, sono sempre più una rarità in queste produzioni “minori”.
Ottime anche le musiche che faranno da sfondo alle varie vicende del titolo, capaci di accompagnare magistralmente le varie scene a schermo e che, in qualche modo, richiamano il periodo storico del XII° secolo nel quale è ambientato il romanzo.
Commento Finale
Queso primo capitolo di The Pillars of the Earth ci ha sorpreso. Al netto di alcuni problemi e ad una progressione relativamente lenta, il titolo resta gradevole ed interessante, soprattutto per via della sua storia avvicente, evocativa ed altamente emozionante. Se amati il genere dei punta e clicca o, semplicemente cercato una bella storia da vivere, anche in modo riflessivo ed in piena tranquillità, questo primo capitolo di The Pillars of the Earth fa al caso vostro.
Se siete amanti dell’opera di Ken Follet non c’è neanche bisogno di starvelo a dire, dategli una chance perché difficilmente vi deluderà.
BANDAI NAMCO Entertainment Europe ha annunciato che, l’epico GDR sviluppato da LEVEL-5, Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno, è entrato ufficialmente in fase Gold.
Per festeggiare la notizia, BANDAI NAMCO ha svelato un nuovo video Dietro le Quinte che mostra le ambientazioni, la storia e i combattimenti del gioco.
Anche per il 2018 l’EA PLAY tornerà a Hollywood, nei giorni immediatamente precedenti alla nuova edizione dell’E3.
EA sarà dunque presente dal sabato 9 al lunedì 11 giugno con approfondimenti e novità sui giochi più importanti dell’anno.
Qui di seguito il comunicato stampa integrale:
EA PLAY TORNA NELLA CITTÀ DELLE STELLE
DAL 9 ALL’11 GIUGNO
biglietti saranno disponibili gratuitamente questa primavera e permetteranno di vedere e giocare i più grandi giochi dell’anno
22 febbraio 2018 – Electronic Arts torna nel cuore di Hollywood con EA PLAY 2018. Il fulcro di EA PLAY sono i nostri giocatori, le nostre community e fantastici giochi. Questa estate, l’evento di tre giorni includerà ancora più titoli EA, ancora più postazioni di gioco e ancora più divertimento. Chi seguirà l’evento da casa potrà assistervi in prima fila grazie ad EA.com, ricco di breaking news, storie dal dietro le quinte e contenuti in diretta per portare i giocatori al cuore dei giochi oppure seguendo alcuni tra i più grandi creatori di contenuti della community su YouTube, Twitch, Facebook, Twitter e altri canali. Alcuni dei più grandi nomi dal mondo social trasmetteranno vlog e streaming sui giochi più importanti dell’anno direttamente dallo show.
All’EA PLAY 2018, i giocatori potranno provare la prossima esperienza di Battlefield™, tutte le novità dei giochi EA SPORTS™ e dare un’occhiata al nuovo sensazionale gioco action, Anthem™. Saranno inoltre presenti The Sims™ 4 e i più grandi giochi mobile EA. Chi potrà venire a Hollywood, avrà un sacco di cose ad attenderlo: centinaia di postazioni di gioco, fantastiche demo, tantissime esperienze per i partecipanti e le loro famiglie e poi musica, arte, cibo e divertimento per tutti.
I biglietti saranno disponibili in primavera. Sarà introdotto un nuovo sistema di biglietteria che offrirà ai giocatori un accesso diretto migliorato ai loro giochi preferiti. Nelle prossime settimane e mesi verranno comunicate più informazioni su EA PLAY 2018, sulla disponibilità dei biglietti, l’intrattenimento, il programma e altro ancora.
EA PLAY è un luogo per conoscere i nostri giochi e conoscersi, sia che ci venga a trovare di persona, sia collegandosi online o attraverso i creatori di contenuti.
Arriva su Nintendo Switch l’avvventura di Lupo Solitario.
Il nome di Lone Wolf (meglio conosciuto come Lupo Solitario qui da noi) potrebbe non dire nulla alle nuove generazioni, ma è un nome importante, pesante, legato a doppio filo ad un genere, quello dei libro-game, antico ed indimenticabile, tanto in voga durante gli anni ’80 e ’90.
Ma cosa erano esattamente questi ultimi? I libro-game si potrebbero definire come degli antenati dei moderni giochi di ruolo. Nati come contrapposizione al celebre Dungeons & Dragons, i libro-game non erano altro che libri interattivi dove era il lettore a decidere le sorti del protagonista con dei bivi narrativi.
Queste meccaniche permisero al genere di diventare un vero e prorpio “fenomeno sociale” , conquistando in breve tempo il cuore degli appassionati.
La saga di Lupo Solitario è, con ogni probabilità, l’esponente maggiore di questo particolare genere. Nata dalla mento (e la penna) dello scrittore inglese Joe Dever, l’opera, in perfetto stile dark fantasy, può vantarsi di ben 29 libri e, vista l’attuale epoca “nostalgica” in cui viviamo attualmente, sembra quasi conoscere una seconda giovinezza.
Devono averla pensata allo stesso modo anche gli italianissimi Forge Reply quando nel 2013 rilasciarono su dispositivi mobile il primo volume “digitale” di Joe Dever’s Lone Wolf. Il gioco, realizzato in collaborazione con lo scrittore, nel corso del tempo si è arricchito di altri 3 volumi ed ha saputo imporsi come un esperimento perfetto a metà strada tra un videogame ed un libro narrativo, riscontrando pareri più che favorevoli.
Joe Dever’s Lone Wolf è attualmente disponibile su dispositivi mobile, PC, PlayStation 4 e Xbox One. Fra tutte le versioni realizzate la versione mobile, complice la sua natura ed i suoi controlli, è risultata essere poi quella più fedele e “realistica”, capace di rendere abbastanza bene l’idea di un’avventura interattiva che si dipana di fronte al giocatore con pagine descrittive, dettagliatissime, da sfogliare virtualmente.
Ora, a distanza di anni, il titolo è pronto a fare il suo debutto anche su Nintendo Switch. Riuscirà il titolo ad adattarsi anche alla neo console di casa Nintendo? scopritelo nella nostra recensione.
L’avventura inizia qui
Se siete amanti della saga di lungo corso o semplici appassionati del genere “dark fantasy” potete stare tranquilli, questo Joe Dever’s Lone Wolf è quanto di più fedele possibile alle opere scritte da Joe Dever in persona.
Il gioco riesce ad unire sapientemente l’anima da libro-game ad una struttura da vero e proprio RPG, mantenendo allo stesso tempo inalterata la qualità descrittiva e narrativa che da sempre contraddistingue l’opera dello scrittore inglese.
L’avventura ha origine nel regno di Sommerlund, minacciato, ancora una volta, da forze maligne che, con il passare del tempo, si fanno man mano più potenti ed inarrestabili. Il protagonista è proprio Lupo Solitario, l’ultimo signore della razza Kai con il compito di investigare proprio su questa oscura e misteriosa “entità maligna”.
Queste sono le premesse iniziali che faranno da sfondo all’avventura principale. Spetterà infatti al giocatore, attraverso scelte ed azioni da intraprendere, scrivere il proseguo dell’avventura e l’eventuale finale. Lo sviluppatore Forge Reply sotto questo punto di vista è riuscito a creare una struttura ludica solida e amalgamabile a piacimento dal giocatore, grazie ad un numero veramente elevato di scelte e bivi narrativi che modificano continuamente gli eventi della storia.
Persino durante la creazione del personaggio, il cui background ed abilità vengono plasmate seguendo le vostre scelte, emerge forte la componente dedicata alla personalizzazione dell’esperienza di gioco. Tante sono infatti le abilità tra le quali scegliere, con il pregio che nessuna risulterà mai veramente inutile o puramente “accessoria”.
Il gioco è suddiviso in 4 capitoli e presenta una buona longevità, innalzata ulteriormente dal grandissimo numero di scelte e bivi narrativi presenti nel gioco che , sicuramente, vi invoglieranno a farvi una seconda avventura in questo magnifico universo. Joe Dever’s Lone Wolf presenta inoltre diversi livelli di difficoltà, in modo da adattarsi alle esigenze di qualsiasi tipo di giocatore. Che siate amanti degli RPG o se semplicemente volete godervi la storia di Lupo Solitario potete dormire sogni tranquilli.
Giriamo pagina
Narrativamente parlando Joe Dever’s Lone Wolf è assolutamente impeccabile, capace di rapire il giocatore dall’inizio alla fine dell’avventura. Purtroppo il gioco, sotto il profilo del gameplay, avrebbe potuto osare di più.
Sia ben chiaro, il gameplay è solido ed appagante; la versione Switch è praticamente la stessa delle altre apparse su PlayStation 4, Xbox One e PC, ma, vista la natura ibrida della console Nintendo, avremmo immaginato una implementazione intelligente e funzionale anche dei comandi touch, già visti sulla versione mobile.
Proprio i comandi touch avrebbero potuto giovare ulteriormente al titolo, per esempio , nella navigazione dei menù che, sinceramente, pad alla mano, spesso risulta macchinosa e non certamente immediata visto le tante opzioni disponibili.
I comandi classici però riescono comunque ad essere funzionali, soprattutto durante le fasi di combattimento. Durante queste fasi, i giocatori saranno chiamati a premere velocemente i tasti che appariranno a schermo, attraverso una serie di QTE (Quick Time Event) che permetteranno di portare a compimento pericolosi attacchi o di schivare i colpi nemici.
Durante le battaglie (che si svolgeranno a turni) i giocatori dovranno principalmente tenere d’occhio i tre parametri fondamentali per la vita di Lupo Solitario: la salute, la resistenza ed il classico “mana”, che utilizza in battaglia le varie abilità scelte per il proprio personaggio.
Terminato uno scontro i parametri non si rigenereranno da soli e per farlo, esistono solamente due tipi di opzioni. Il primo, il più sicuro, consiste nel sostare in un luogo sicuro (tipo le locande) e riposare. Il secondo, più rischioso, consiste nell’arte della meditazione, ma i giocatori potrebbero venire attaccati improvvisamente da nemici appostati nei paraggi.
Una nuova luce?
Joe Dever’s Lone Wolf purtroppo non spicca particolarmente dal punto di vista tecnico. Il gioco, nonostante presenti texture pulite ma sente, inevitabilmente il peso degli anni sulle proprie spalle.
Nonostante ciò, il titolo resta comunque godibilissimo sia in versione portatile che in versione docked, grazie soprattutto ad una direzione artistica di tutto rispetto da parte dello sviluppatore Forge Reply.
Ottimo il comparto sonoro: La colonna sonora può fregiarsi di ottimi motivi musicali che permettono di creare un’ atmosfera tetra ma, allo stesso tempo epica, capace di innalzare ulteriormente la qualità dell’ avventura di Lone Wolf.
Commento Finale
Joe Dever’s Lone Wolf è un titolo valido, solido, ma che, purtroppo, inizia a sentire il peso degli anni, specialmente sotto il profilo tecnico. Grazie alla natura ibrida di Nintendo Switch il titolo sull’ultima arrivata di casa Nintendo appare più che a suo agio, risultando probabilmente la miglior versione presente attualmente sul mercato grazie alla possibilità di portare le avventure di Lupo Solitario sempre con noi. Purtroppo però la mancanza dei comandi touch è, almeno per noi, un grosso punto a sfavore che avrebbe sicuramente permesso di rendere il titolo ancor più accessibile e immediato.
Ciononostante, Joe Dever’s Lone Wolf resta un’opera veramente interessante, capace grazie alla sua narrativa impeccabile di rapire letteralmente il giocatore immergendolo e coinvolgendolo pienamente all’interno delle (dis)avventure che attendono solamente Lupo Solitario.
Shadow of the Colossus è uno di quei titoli che ti entrano nel cuore, che riesce a trasmettere emozioni e sensazioni come pochi altri giochi riescono a fare. L’opera di Fumito Ueda, originariamente pubblicata su PlayStation 2 nel 2006 e nel 2011 su PlayStation 3 in versione HD remastered, è finalmente disponibile anche su console PlayStation 4. Ci troviamo dinanzi ad un remake, curato dai ragazzi di Bluepoint Games, che già avevano lavorato alla versione PS3. Quindi cosa dobbiamo aspettarci? L’ennesima rimasterizzazione? Qualche aggiunta qua e là? Una trovata commerciale e nulla più? Assolutamente no.
L’obiettivo, che ha portato ad una nuova rivisitazione del gioco, a nostro giudizio è stato quello di preservare il capolavoro di Team ICO. Di fare quindi in modo che anche le nuove generazioni potessero apprezzare uno dei migliori titoli di sempre. Il lavoro di restyling non è stato di certo semplice. Se la versione PS3, ha visto la “semplice” aggiunta di qualche piccolo dettaglio in più e si concentrava prettamente a garantire un’esperienza di gioco in alta definizione, per quanto riguarda la versione PlayStation 4, non bastava l’aggiunta di qualche dettaglio grafico, di migliorare alcune lacune tecniche o di aggiungere ipotetici contenuti. Bisognava fare di più e garantire che l’esperienza proposta fosse la migliore possibile, addirittura superiore alla versione originale.
Se siete quindi curiosi, che siate fan storici del titolo o nuove leve che si avvicinano per la prima volta al gioco, di sapere se Shadow of the Colossus ha mantenuto le aspettative oppure no, continuate a leggere la nostra recensione!
Ai confini del mondo
Shadow of the Colossus è un’avventura dinamica in 3D/rompicapo davvero particolare. Wander, il nostro protagonista e il suo fedele destriero Agro, si recano al Sacrario del Culto. Un luogo misterioso, ai confini del mondo conosciuto. L’obiettivo? Riportare indietro l’anima di una stupenda fanciulla, Mono. Non si conosce nulla di lei, soltanto che è stata sacrificata per il suo “destino maledetto”. Arrivati al Sacrario, una misteriosa entità, Dormin ci svelerà che per riuscire nella missione, dovremo affrontare 16 colossi. Soltanto così la giovane Mono potrà tornare fra i vivi.
La caratteristica peculiare di Shadow of the Colossus è data dal fatto che non c’è un mondo vivo, città da esplorare, dungeon da affrontare e superare, persone che possano darti un’indicazione o semplicemente con le quali parlare. Ci sono soltanto enormi prati verdeggianti, aride praterie, montagne e burroni. Di tanto in tanto vedremo qualche animale di passaggio (lucertole, falchi, colombe) e nulla più. Cavalcheremo per le lande desolate per chilometri, a volte, apparentemente, ci sembrerà di girare a vuoto. Per via di questi elementi e dell’universo similare, Shadow of the Colossus, in parte richiama alla mente un altro capolavoro sempre targato da Ueda, ovvero ICO. Come ha affermato lo stesso Ueda, nonostante l’esperienza di gioco proposta sia diametralmente differente, Shadow of The Colossus è il predecessore di ICO.
I colossi che abbiamo precedentemente nominato, sono creature misteriose. Alcune di esse hanno l’aspetto umanoide, altre di giganteschi animali, quali: volatili, rettili e mammiferi. Sono accumunati dal fatto di avere resistenti corazze e di essere quasi impossibili da abbattere. Per sconfiggerli dovremo quindi identificare i punti deboli nascosti sotto alla loro pelliccia. Tali punti deboli, una volta individuati, brilleranno. Non dovremo fare altro che colpirli con dei fendenti ben assestati fino a quando l’energia vitale del colosso si esaurirà. L’arsenale a disposizione è limitato, è composto da spada e arco. La spada, oltre ad essere un’arma di offesa ha l’importante ruolo di guida. Sollevandola in aria, un raggio luminoso ci indicherà la strada da percorre per raggiungere il prossimo colosso.
Dopo aver affrontato il primo colosso, che rappresenta una sorta di grande tutorial, nel vostro errare per il magico mondo di Shadow of the Colossus, incontrerete “mostri” sempre più straordinari e difficili da sconfiggere. Dovrete spremere le meningi per capire come salire in groppa ad essi, tenere sotto controllo l’enorme sfera della presa, la quale si esaurirà piuttosto rapidamente e che se dovesse scendere a zero, vi farà spiccare un bel volo e fare attenzione ai movimenti improvvisi che ogni colosso avrà. Ad accompagnarci nella nostra avventura, ci saranno le note magistrali di Kô Ôtani. La colonna sonora del gioco è qualcosa di soave ed è fra le belle mai udite in un videogioco.
Innalza la tua spada nella luce
Per quanto riguarda il lavoro di rivisitazione fatto da Bluepoint Games, già autori come detto della versione PS3 del gioco, oltre ad aver lavorato alla versione rimasterizzata di Uncharted e di Gravity Rush, è stato a dir poco eccezionale. I problemi della versione originale erano caratterizzati da un frame rate poco stabile e un sistema di comandi che dire legnoso è dire poco. L’opera di rimasterizzazione, quasi completa, in quanto il codice del gioco è quello dell’epoca, ha portato i ragazzi texani a riscrivere l’interfaccia grafica, resa più snella e a rivedere il sistema di comandi. Ora al sistema originale si è aggiunto un sistema di comandi più moderno. Si percepisce un maggiore controllo del protagonista, un input lag più basso e una fluidità migliorata nei movimenti anche se persistono, come è gusto che sia, alcune piccole incertezze, quando si salta sulle sporgenze o quando ci troviamo in “sella” ai colossi.
Per le nuove leve comunque le difficoltà di adattamento restano. In Shadow of the Colossus l’arrampicata non è automatica, non basterà soltanto saltare e premere un tasto come accade in Uncharted, Tomb Raider o Assassin’s Creed. La presa è affidata a due tasti. Bisognerà prima saltare con il tasto X e poi tenere premuto R2 per aferrare la presa. Se per sbaglio lasciate il tasto R2, Wander automaticamente perderà la presa e tanti saluti. La situazione si farà ancora più ardua quando saremo aggrappati alla folta pelliccia dei colossi. Tenderanno a dimenarsi per liberarsi di noi e se calcolate male i tempi della sfera “grip” e questa dovesse esaurirsi cadrete con il rischio addirittura di morire e ricominciare dall’ultimo check-point. Per evitare dolorose dipartite, dovrete non soltanto essere veloci nel muovervi una volta agganciata la presa sul colosso, ma anche di lasciarla quando vi troverete in situazioni di “tranquillità” nella quale potrete stare semplicemente in piedi e ricaricare la sfera del grip. Vi garantiamo, per esperienza sia chiaro, che il feedback è migliorato di gran lunga rispetto alla versione originale, quindi avanzando nel gioco, riuscirete, senza problemi (o quasi?) ad assimilare il sistema di controlli.
Per quanto riguarda l’aspetto puramente grafico, siamo dinanzi alla migliore (come c’era da aspettarsi) edizione possibile. Sorprendente il quantitativo di poligoni aggiunti. L’erba, prima era soltanto caratterizzata dal colore verde, ma parliamo anche di 12 anni fa eh, crepacci, ruderi sparsi, laghi, cascate, sono stati finemente modellati. Il colpo d’occhio è davvero sensazionale, non sarà al pari delle produzioni più recenti ma capiterà spesso di fermarsi ad ammirare il panorama. Anche i colossi hanno beneficiato di un buon lavoro di restyling. La pelliccia è facilmente identificabile, si muove ad ogni movimento della creatura, alle folate di vento o quando Wander ci si arrampica sopra. Forse l’unico difetto, se di difetto si possa parlare è che l’alta definizione ha reso più “semplice” l’identificazione dei punti deboli. Anche a metri di distanza sarà piuttosto facile individuarli, cosa che invece ad una risoluzione 512×224 era leggermente più complicato.
Le uniche due note dolenti, riguardano la gestione della telecamera, a volte non in linea con l’azione di gioco e gli evidenti fenomeni di pop-up che si presentano nel passaggio da una zona all’altra della mappa, ad esempio quando attraversiamo i ponti o ci avviciniamo sempre più alle montagne o alle zone boschive caratterizzate da folta vegetazione che fatica leggermente a caricarsi.
Noi abbiamo provato il gioco su PS4 Slim. Per i possessori di PS4 Pro, è data però la possibilità di scegliere fra due modalità: la Performance a 60 fps e quella Cinematic che predilige un maggiore dettaglio grafico (UHD 4K) e riduce il frame rate a 30 fps. Tali opzioni, sebbene pensate per chi ha un TV UHD 4K, permettono di avere leggeri miglioramenti anche per i possessori di TV Full HD in quanto i 1440p vengono downscalati sui pannelli Full HD.
C’è altro?
Per terminare il gioco, sono richieste circa 12/14 ore. Possiamo esplorare liberamente la mappa, non vastissima, ma comunque di buone dimensioni. Sono presenti alcune piccole quest secondarie. Potremo raccogliere le lucertole, utili per migliorare la sfera della presa, frutti, utili per migliorare l’energia vitale o andare a pregare ai santuari, (se vi serve una mano c’è la nostra guida ai collezionabili). Completata la prima run di gioco, potrete cimentarvi in prove a tempo (Time Attack), potrete provare a sconfiggere i colossi entro un tempo stabilito, la modalità Ricordo, ritornando nei luoghi in cui avrete affrontato i colossi e “pregando” vicino ai loro resti avrete modo di combattere nuovamente contro di essi, utilizzando però il livello di salute e vigore attuali. Presente inoltre la modalità New Game+ più difficile da affrontare. Esistono poi alcuni collezionabili. Infatti il team di Bluepoint ha introdotto delle monete d’oro. Se raccolte tutte vi daranno accesso ad un bonus davvero niente male che lasceremo scoprire a voi.
- Una veste grafica nuova di zecca- Il remake rende il gioco ancora più magico ed evocativo- Un sistema di comandi migliorato- Colonna sonora senza tempo
Contro
- Sistema di personalizzazione ricco e vario- Qualche pop up di troppo- Gestione della telecamera non sempre perfetta
Riassunto
I ragazzi di Bluepoint Games, hanno dimostrato ancora una volta di che pasta sono fatti. Hanno toccato i giusti punti, riuscendo addirittura a migliorare il capolavoro targato Fumito Ueda. È indubbio che quest’opera di rivisitazione sia stata pensata per chi non ha mai approcciato il gioco, ma farà sicuramente felici, grazie ad una veste grafica sbalorditiva, chi ha già avuto modo di apprezzare Shadow of the Colossus nella sua versione originale.
A partire da oggi, i giocatori potranno scaricare un aggiornamento gratuito per Super Mario Odyssey che aggiunge un nuovo mini-gioco intitolato Caccia al palloncino, una serie di nuovi costumi per Mario e due nuovi filtri per catturare immagini in Modalità foto.
Una volta scaricato l’aggiornamento gratuito ed aver completato la storia principale, i giocatori avranno a disposizione Caccia al palloncino e dovranno trovare Luigi in ogni Regno e parlare con lui per incominciare. Nella modalità Nascondi il palloncino, i giocatori hanno una quantità di tempo limitata per nascondere un palloncino, mentre in “Trova il palloncino” avranno a disposizione la stessa quantità di tempo per individuare i palloncini nascosti da altri giocatori da ogni parte del mondo. Indipendentemente dal fatto che i giocatori stiano nascondendo i palloncini o li stiano trovando, la loro posizione in Classifica progredirà in base al punteggio. Nel giocare a Caccia al palloncino, il tempo atmosferico varierà in ogni regno: ad esempio, i giocatori ai troveranno sotto la pioggia a New Donk City e ammireranno il tramonto a Tostalandia.
Questo aggiornamento include anche un’ampia gamma di nuovi costumi e filtri per le foto pensati per dare a Mario un look completamente nuovo. Sono stati aggiunti i completi Sunshine, da Musicista e l’Armatura da cavaliere e saranno disponibili nel negozio una volta completata la storia principale. Ci sono anche due nuovi filtri nella Modalità foto: Moneta e Neon. Prova a usarli per cogliere ogni tipo di nuovi momenti divertenti.
Bene o male, l’epoca storica nota come Età di Mezzo è ben nota, un po’ per i ricordi scolastici, un po’ perché comunque è una fonte inesauribile da cui attinge il genere fantasy. The Witcher 3, in fondo, che cos’è se non un immenso open world ambientato nel Medioevo, ma condito con draghi, magia e “strighi”? Kingdom Come: Deliverance fa qualcosa di completamente diverso. Il paragone con The Witcher 3 calza: è anche lui un RPG, anche lui open world. Ma cede qualsiasi pretesa fantasty sin dall’inizio.
Kingdom Come: Deliverance è prima di ogni altra cosa un’immensa opera storica, colma di amore per la documentazione di luoghi, ambienti e personaggi realmente esistiti (ve ne parleremo un po’ a proposito della trama). Warhorse Studios è un piccolo team boemo, e lo sviluppo del titolo ha richiesto tempo, sacrifici e cinque anni di accorgimenti per poterlo lanciare contemporaneamente su console e PC. Ci sono tanti piccoli problemi di natura tecnica e del gameplay da risolvere, ma la direzione è quella giusta e il gioco ci ha stregati. Anche senza magia.
La guerra civile
Kingdom Come: Deliverance è narrato completamente in prima persona, con rapidi passaggi in terza durante i filmati e i dialoghi con gli altri personaggi del mondo di gioco. Racconta vicende personali ma anche di storia generale. Noi vestiamo i panni di Henry, figlio di un fabbro che in realtà un tempo era molto più di un fabbro, che nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta si ritrova a dover crescere in modo brusco, a causa della guerra civile boema.
La successione al trono di re Carlo ha infatti portato all’instabilità politica l’intero paese. L’erede Venceslao è passato alla storia come “il pigro”, e per un motivo ben preciso: pare fosse in grado di bere e divertirsi, ma di politica ci capiva poco, e pure dei rapporti tra lo stato e la chiesa romana.
I nobili chiedono allora l’intervento di un altro figlio di Carlo: Sigismondo, e nel paese scoppia la guerra civile. In questo contrasto, il villaggio di Henry viene annientato, i suoi genitori uccisi. Di qui inizia la nostra storia, che ci porterà a viaggiare, esplorare e vivere molti importanti ed interessanti eventi nella Boemia quattrocentesca.
La narrazione di Kingdom Come: Deliverance è solo una delle tante possibilità del titolo. Potremo anche completamente ignorarla per metterci a gironzolare per quello che a conti fatti è un gigantesco open world, dalle dimensioni di quattordici kilometri quadrati. Ad ogni modo la trama è molto interessante, i colpi di scena ben studiati e le vicende di Henry, in generale, lasciano nel giocatore quella buona dose di volontà di scoperta por proseguire.
Dettagli impressionanti
Il rischio con gli open world è un po’ sempre quello che si rivelino pieni di niente. Per fortuna con Kingdom Come: Deliverance è andata bene: l’ampiezza della mappa di gioco non può e non vuole tenere testa a quella di un The Witcher 3 qualsiasi, ma il livello di dettaglio di ogni singolo luogo o ambiente (anche quelli chiusi) è davvero impressionante. Entrando in una qualsiasi casupola di contadini, così come in un monastero o in un castello, si capisce subito che il lavoro di documentazione da parte di Warhorse Studios è stato eccellente. Il mondo di gioco reso su schermo è estremamente fedele al tardo Medioevo, con espliciti riferimenti a quello boemo.
Ha lasciato un po’ l’amaro in bocca il sistema di combattimento scelto a base di combattimenti con le spade (giustamente, nel Medioevo…). L’idea era quello di renderlo altrettanto fedele alla realtà, ma ne è uscito fuori un meccanismo non tanto tecnico quanto ostico, complice anche la non sempre precisa responsività dei comandi scelti. La spada può essere quindi utilizzata per effettuare stoccate e affondi, e ogni affondo può essere direzionato verso una precisa direzione. Pensate un po’ al sistema di For Honor di Ubisoft. Ora rendetelo più complesso. Ecco, questo è Kingdom Come: Deliverance.
Ma il valore del titolo risiede soprattutto nel suo essere un RPG profondo, che nei casi migliori riesce a toccare vette altissime nel suo genere. Pensiamo non solo alla personalizzazione del personaggio, e alle abilità che può apprendere e padroneggiare, ma anche alle sue necessità fisiche che vogliono renderci sempre più presi dal contesto di gioco.
Henry ha bisogno di mangiare, bere e dormire. Se ferito, necessita di cure, specifiche in base al tipo di ferita. Non possiamo neppure salvare quando e come vogliamo, ci occorre uno specifico alcolico chiamato Grappa del Salvatore. E potremmo proseguire ancora, con le cavalcature, i passi del cavallo (trotto, galoppo e via dicendo), il numero di armature e le personalizzazioni presenti, le armi da lancio padroneggiabili. Kingdom Come: Deliverance è un titolo mastodontico.
Comparto tecnico medievale
Il difetto principale di Kingdom Come: Deliverance non è nella scarsa responsività dei comandi che si avverte in più di una situazione, ma nel suo comparto tecnico e soprattutto nell’ottimizzazione su console. Su PlayStation 4 il frame rate a tratti diventa davvero osceno, e graficamente si avverte completamente lo stacco dalle controparti per PC.
Permane anche una certa legnosità dell’intera produzione, con volti dei personaggi a volte poco aderenti alla realtà, compenetrazioni di troppo e casi in cui rimaniamo chiusi all’interno delle abitazioni bloccati da muri invisibili. Un po’ la vecchia storia di Fallout 3: bellissimo quanto grezzo. Kingdom Come: Deliverance è un po’ una via a metà tra The Witcher 3 e Fallout 3.
Commento Finale
Potenzialmente, Kingdom Come: Deliverance può ambire al posto di miglior RPG del 2018 per quanto ci riguarda. Certo, saranno prima necessarie alcune (molte?) patch correttive per rendere l’esperienza di gioco stabile. Serviranno altre ottimizzazioni, soprattutto su console. Ma la ricchezza che ci ha offerto il titolo di Warhorse Studios non la vedevamo da tanto tempo in una produzione di questo tipo. Non fatevi ingannare dall’aspetto di simil The Witcher 3: abbiamo richiamato i CD Project Red per i dovuti confronti, ma l’opera storica di Warhorse Studios ha un carisma tutto suo. Quello di un titolo Europeo, che abbandona il fantasy per concedersi il lusso del realismo storico.
Negli ultimi mesi, si è diffusa una tendenza che sta facendo parlare molto di sé. Si tratta dei micro auricolari, accessori invisibili in grado di trasmettere qualsiasi suono in maniera del tutto invisibile.
In realtà, i micro auricolari nascono per uno scopo ben preciso: fino a non molti anni fa, infatti, questo tipo di prodotto era utilizzato da investigatori e agenti di polizia che avevano l’esigenza di comunicare con i loro colleghi, senza fili o cavi visibili che potessero intralciare i movimenti. Oggi, invece, questi accessori sono diventati di gran moda e riescono a conquistare gli appassionati di tecnologia alla ricerca di novità.
Tuttavia, scegliere il prodotto migliore non è affatto semplice ed è opportuno imparare a leggere nel dettaglio le caratteristiche di ogni auricolare, così da avere la certezza di poter fare un investimento che non deluda le aspettative.
Abbiamo pensato di fornire una guida rapida per i consumatori, così da poter aiutare quanti stanno pensando di acquistare dei micro auricolari ma non hanno ancora ben chiaro il tipo di prodotto da comprare per vivere al meglio l’esperienza offerta da questo prodotto.
Un piccolo investimento per veri intenditori
Osservando le diverse proposte del mercato, è possibile notare che esistono diversi modelli di micro auricolari pensati per offrire agli utilizzatori la migliore esperienza di ascolto possibile.
Gli auricolari proposti si presentano come accessori dalle dimensioni estremamente ridotti, da poter collocare all’interno della cavità auricolare e bloccare dietro i lobi: in questo modo, gli auricolari si rivelano sicuri e pratici da indossare ma totalmente invisibili per un osservatore esterno. E’ bene specificare che i micro auricolari sono progettati per non infastidire l’indossatore, motivo per cui sono assolutamente anatomici e pratici da posizionare.
I micro auricolari possono essere utilizzati per ascoltare la propria musica preferita, ma anche per conversare con un amico o rispondere ad una telefonata mentre ci si trova sui mezzi pubblici: per fare ciò, è sufficiente collegare gli auricolari al proprio smartphone o al tablet, utilizzando il sistema bluetooth.
A questo punto, potrebbe sorgere spontanea una domanda: quale tipo di prodotto scegliere per l’utilizzo quotidiano? Tutto dipende dalle esigenze dell’utilizzatore. Se chi intende fare un uso professionale di questo accessorio potrebbe aver bisogno di micro auricolari dotati di microfono per conversare con i propri colleghi durante un turno di lavoro o un’operazione particolarmente delicata, coloro che stanno pensando di acquistare questi auricolari per il tempo libero potrebbero optare per dei sistemi di riproduzione audio più semplici ed economici, adatti per ascoltare la musica mentre ci si trova all’aperto o durante un pomeriggio di shopping in centro.
Le aziende che hanno deciso di commercializzare questo prodotto sono differenti: si passa dai brand più prestigiosi ai più giovani come Gospy.it, ma ciò che bisogna ricordare è che, spesso e volentieri, a cambiare tra un prodotto e l’altro è la fedeltà del suono riprodotto. Anche in questo caso, sarà opportuno scegliere con cognizione di causa e investire in accessori all’avanguardia.
Altri due Saiyan leggendari si aggiungono alla mischia.
DRAGON BALL FighterZ porta i giochi di combattimento a un livello tutto nuovo, grazie agli amati personaggi del celebre franchise e ad un gamplay adrenalinico. Oggi, BANDAI NAMCO Entertainment Europe, è lieta di svelare il primo nuovo contenuto a pagamento con Broly e Bardock che si uniscono alla battaglia.
Questi due nuovi personaggi fanno parte del FighterZ Pass che include 8 personaggi in totale. Broly è uno degli ultimi sopravvissuti all’attacco di Frieza sul pianeta Vegeta che ha eliminato quasi tutti i Sayan. La possente corporatura del leggendario Super Sayan gli conferisce una gittata incredibile e una potenza enorme.
Il suo Ultimate Attack Gigantic Meteor gli consente di sorvolare sopra l’avversario e lanciare all’istante una potentissima sfera di energia. Bardock, padre di Radditz e Goku, ha perfezionato le sue abilità vincendo numerose battaglie ed è un personaggio facile da apprendere ma difficile da padroneggiare. Estendere le sue combo non è semplice, ma i suoi attacchi letali sono estremamente difficili da respingere. Il suo Revenge Assault Attack trasforma Bardock in un Super Sayan, convogliando la potenza della misteriosa razza aliena.
Emerald Team, studio di sviluppo indipendente italiano, è lieto di annunciare l’arrivo del gioco multiplayer online Blitz: Minigames, che sarà disponibile in versione Open Beta su dispositivi Android e iOS a partire dal prossimo marzo.
Blitz: Minigames è un gioco basato su partite asincrone in cui due giocatori si sfidano in avvincenti match all’ultimo neurone: in ogni partita si compete in 3 minigiochi scelti dal server, della durata di 60 secondi ciascuno, dove le abilità mentali consentono a uno dei due sfidanti di conquistare il punteggio migliore. I due contendenti hanno 48 ore di tempo per completare i 3 round, affrontandosi in 4 diverse categorie di minigiochi: memoria, calcolo, abilità e reattività.
Blitz: Minigames aiuta a tenere in esercizio la mente divertendosi con gli amici o sfidando giocatori in tutto il mondo, unendo così l’adrenalina tipica delle sfide multiplayer all’utilità di uno strumento di allenamento. Per chi non cerca la sfida, ma desidera comunque stimolare la mente, Blitz: Minigames offre la possibilità di giocare in modalità offline e sbloccare nuovi minigiochi grazie ai risultati conseguiti, rendendo il gioco un prodotto utile e fruibile in qualsiasi momento della giornata.
… Be smart, be Blitz!
Per maggiori informazioni visita il sito del gioco o vai sulla pagina Facebook ufficiale.
Il film ispirato a Sonic a quanto pare è realtà. Come riporta Dualshockers, la pellicola arriverà nelle sale americane il 15 novembre 2019.
Neal Moritz (Fast & Furios) avrà i panni del producer, Tim Miller, regista di Deadpool e del prossimo Terminator, sarà il produttore esecutivo e Jeff Fowler invece sarà il regista. Al momento, non ci sono ulteriori informazioni nè sul cast e nè sulla trama.
Oggi Koei Tecmo ha pubblicato sul proprio canale YouTube un nuovo trailer per il gioco ambientato nell’universo di The Legend of Zelda,Hyrule Warriors: Definitive Edition.
Il trailer ci mostra alcuni personaggi in azione fra cui: Sheik, Darunia, Ruto, Young Link, Tingle, Skull Kid, and Marin.
Ricordiamo che il gioco sarà lanciato il prossimo 22 marzo in giappone e nel corso della primavera anche nel resto del mondo.