Square Enix ha da poco annunciato che porterà anche in occidente su Nintendo Switch il suo Spelunker Party!, precedentemente disponibile solo su Eshop giapponesi.
Dal 7 ottobre sull’Eshop arriverà una demo per il titolo, mentre la versione completa sarà disponibile dal 19 ottobre, al prezzo di 29,99€ esclusivamente in digitale.
Shigeru Ohmori e Kazumasa Iwao ,sviluppatori di Pokémon Ultrasole e Pokémon Ultraluna, saranno ospiti speciali dell’Area Nintendo.
Nintendo,sarà presente alla settima edizione di Milan Games Week, la più importante manifestazione italiana dedicata al mondo dei videogiochi che aprirà le sue porte dal 29 settembre al 1 ottobre presso Fiera Milano Rho. Nintendo offrirà esclusivi momenti di gioco, presentazione di nuovi titoli e tanto divertimento per tutti i visitatori.
L’area Nintendo (Pad. 8 – Stand D1) sarà dedicata a esclusive anteprime sia per Nintendo Switch, la console innovativa, dinamica che offre la libertà di giocare dove, quando e con chi vuoi, che per la famiglia di console portatili Nintendo 3DS, oltre che ai titoli più noti e a ospiti importantissimi, portando il meglio del divertimento della grande N all’interno di Milan Games Week.
La proposta di titoli Nintendo Switch è sempre più appetibile e ampia! A Milan Games Week una line up qualitativamente elevatissima soddisfa l’esigenza di intrattenimento e divertimento dei giocatori con titoli esclusivi, primo fra tutti Super Mario Odyssey, in arrivo il 27 ottobre e giocabile in anteprima dai visitatori. In questa nuova avventura, Mario ha un mondo tutto nuovo da esplorare! Da rovine misteriose a città illuminate, ogni regno è come un parco giochi ricco di segreti e lune da scovare! Mario non è da solo in questa avventura! Con lui c’è Cappy, un personaggio misterioso che si è trasformato nell’inconfondibile cappello rosso di Mario.
Tanto divertimento con tutti i titoli per Nintendo Switch presenti nel parterre dello stand: da Pokkén Tournament DX, adrenalinico gioco Pokémon di combattimento uno contro uno, a Splatoon 2, con nuovi livelli, nuovi stili, nuove armi e molto altro, passando per ARMS, gioco di combattimento multiplayer unico, che mescola elementi della boxe e degli sparatutto, in cui lotti usando braccia estensibili, 1-2 Switch, con tanti mini giochi per affrontarsi faccia a faccia senza guardare lo schermo TV, Mario Kart 8 Deluxe, il Mario Kart migliore di sempre e The Legend of Zelda: Breath of the Wild, un mondo vastissimo pieno di scoperte, esplorazione e avventura
Grande l’offerta di giochi di terze parti per Nintendo Switch. A Milan Games Week sarà possibile provare, nelle diverse modalità di gioco offerte da Nintendo Switch (TV, da tavolo e portatile), alcuni tra i titoli più attesi e noti quali NBA 2K di Take2, FIFA 18 di EA Sports, Mario+Rabbids:Kingdom Battle di Ubisoft, The Elder Scroll vs Skyrim, titolo di Bethesda, Lego Worlds di Warner Bros. Entertainment, Dragon Ball Xenoverse 2 di Namco Bandai Entertainment e Minecraft Switch Edition, un’edizione del celebre sandbox firmato Mojang e Microsoft dedicato alla poliedrica console Nintendo Switch.
Tante le postazioni dedicate ai titoli per console Nintendo 3DS. In anteprima esclusiva per i visitatori della fiera, ci saranno Mario & Luigi Superstar Saga + Scagnozzi di Bowser un classico tutto rinnovato – in uscita il 6 ottobre – in cui Mario e Luigi partono all’avventura con Bowser per salvare la voce della principessa Peach, e Layton’s Mystery: Katrielle e il complotto dei milionari in cui tocca alla figlia del Professor Layton, prendere in mano la situazione. Inoltre, sarà possibile provare Metroid Samus Returns, Monster Hunter Stories, in cui dovrai sfidare il terreno ostile di un pianeta alieno brulicante di temibili forme di vita nei panni della leggendaria cacciatrice di taglie Samus Aran, la bizzarra avventura di Miitopia, YO-KAI WATCH 2: Psicospettri la nuovissima avventura YO-KAI WATCH, con tanti nuovi contenuti e funzionalità in uscita il 29 settembre. E ancora Pokémon Sole e Luna, Pokémon Oro e Argento e Super Mario Makerfor Nintendo 3DS.
La settima edizione di Milan Games Week verrà ricordata in modo particolare dai fan dei Pokémon! Shigeru Ohmori e Kazumasa Iwao, rispettivamente Director e Design Director di Game Freak, sviluppatori dei giochi Pokémon, per celebrare l’arrivo dei tanto attesi Pokémon Ultrasole e Pokémon Ultraluna, in uscita il 17 Novembre per Nintendo 3DS, saranno ospiti speciali dell’Area Nintendo e protagonisti di diverse attività:
Sabato 30 alle ore 16.00, sul Palco Centrale di Milan Games Week (Pad.12, Stand F3), Ohmori e Iwao mostreranno in anteprima esclusiva il gameplay di Pokèmon Ultrasole e Ultraluna, sfidando i due fratelli, noti campioni di Pokémon, Alberto e Matteo Gini. Il terzo fratello, Nicola, commenterà la sfida.
Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre, i due sviluppatori incontreranno i fan per firmare un poster esclusivo. Il meet-and-greet sarà a numero limitato e seguirà la regola del first to come – first to be served. Gli orari per partecipare a questo appuntamento saranno:
Sabato 30/09, dalle 14.00 alle 15.00
Domenica 1/10, dalle 11.30 alle 12.30
Milan Games Week ospiterà inoltre la premiere della mostra itinerante “Alola e i suoi abitanti – arte e creatività in Pokémon Sole e Pokémon Luna”, dove 52 artwork esclusivi dedicati ai Pokémon verranno esposti in un’area dedicata. Questo speciale appuntamento si sposterà successivamente allo Spazio WOW di Milano – dal 5 al 15 ottobre, al Vigamus di Roma, dal 19 al 29 ottobre, per concludersi a Lucca Comics and Games, dall’1 al 5 novembre.
Tanti i momenti di animazione sul palco Nintendo, animato dalla simpatia dalla webstar e doppiatore Maurizio Merluzzo. Si alterneranno, infatti, avvincenti tornei di Splatoon 2, Pokkén Tournament DX e ARMS, presentazioni con sviluppatori e appuntamenti di gioco speciali tra cui l’ anteprima di alcuni livelli di Super Mario Odyssey, un gameplay di Mario + Rabbids commentato da Davide Soliani e Gian Marco Zanna, direttamente dallo studio di sviluppo di Ubisoft Milano, e molti altri momenti. Per tutta la durata della fiera molti contenuti verranno trasmessi in livestreaming su Youtube Nintendo Italia e Twitch Nintendo Italia.
Novità 2017 allo stand Nintendo di Milan Games Week sarà la Red Box, uno spazio dedicato a interviste a porte chiuse con i protagonisti del mondo videoludico italiano veicolate successivamente sui social media di Nintendo Italia.
Nella Personal Gamer Arena, il cuore competitivo di Milan Games Week, si svolgeranno tornei di Splatoon 2, Pokkén Tournament DX e Mario Kart 8 Deluxe con gadget e premi esclusivi. Le prime competizioni di Splatoon 2 e Pokkén Tournament Deluxe inizieranno nel pomeriggio di venerdì 29 presso lo stand Nintendo per poi chiudersi con la finale alle ore 18.00 del giorno stesso. Il programma dettagliato sul sito di Milan Games Week.
Mancano una manciata di settimane alla pubblicazione del nuovo capitolo di WWE 2K18 e proprio oggi, 2K Sports ha pubblicato un nuovo spot TV che vede la partecipazione di Calvin Broadus meglio noto come Snoop Dogg.
Ricordiamo che WWE 2K18 sarà disponibile a partire dal 17 ottobre prossimo su PS4, Xbox One e Nintendo Switch.
Remastered del primo, indimenticabile capitolo della saga, Mario & Luigi: Superstar Saga + Scagnozzi di Bowser arriverà la prossima settimana su Nintendo 3DS.
Nintendo ha preparato il trailer di lancio, vediamolo qui di seguito:
Arriva l’autunno, e dato che non ci veniva in mente nessun’altra scusa buona per far partire il nuovo giveaway sfrutteremo la stagione. Stanno per tornare il freddo, le foglie secche e i termosifoni: l’atmosfera perfetta per giocare con Nintendo Switch in modalità portatile sul divano. E magari proprio a Thimbleweed Park.
Non sapete cos’è Thimbleweed Park? Male, molto male, ma qui troverete qualche informazione utile. Si tratta di un’affascinante avventura grafica pixellosa in grado di offrire almeno 10 ore di gioco, alla ricerca di un assassino. Trovate un trailer in alce alla notizia.
Come fare per vincere una copia del titolo? Molto semplice:
Commentate con il nome di due amici taggandoli nel post
Effettueremo un’estrazione tra tutti i partecipanti che hanno partecipato al contest tra una settimana, il 3 Ottobre 2017. L’estrazione verrà effettuata se verrà raggiunto il numero di almeno 15 partecipanti.
Stando a quanto riportato sulla pagina europea dell’Eshop di Nintendo Switch, GolfStory dovrebbe arrivare la prossima settimana, il 28 settembre per la precisione.
La Software House non ha rilasciato dichiarazioni in merito, quindi attendiamo sviluppi per ulteriori conferme.
I videogames sono una passione che unisce tantissimi italiani. Sin dalla notte dei tempi, infatti, il gioco è sempre stato un passatempo legato alle nuove tecnologie. Da quando Internet ha fatto capolino nelle nostre vite, anche i videogames hanno necessariamente dovuto adeguarsi. Non sempre l’impatto con la rete è stato foriero di buone notizie. Altre volte, invece, questo connubio gioco-tecnologia ha portato diversi risultati utili. Soprattutto se consideriamo il grado d’informazione che oggi Internet ci mette a disposizione. Vediamo quindi di approfondire questo rapporto di odio-amore che lega la rete ai videogiochi.
Giocare in Multiplayer? Oggi si paga per farlo
L’industria globale dei videogiochi ospita un mercato fatto di multinazionali milionarie, con conseguenti logiche votate al “soldo”. Ne è un clamoroso esempio il mondo delle console di ultima generazione, come la Playstation 4 o l’Xbox One: per sfruttare al massimo il potenziale dei nuovi giochi, bisogna pagare. Non ci riferiamo solo al costo del videogame, ma all’obbligo di dover sottoscrivere un abbonamento per giocare sui server online. Considerando che la maggior parte dei giochi di oggi si fonda sul multiplayer, le spese possono diventare proibitive. D’altronde va anche specificato un aspetto: vista la mole di utenti, per offrire server stabili le aziende devono spesso aumentare le proprie spese. Dunque si tratta di uno scontro necessario per garantire server stabili, e un’esperienza di livello.
Dal videogioco al browser game
Internet è riuscito a portare moltissime nostre abitudini online: che sia il lavoro, lo shopping, oppure il gioco, come ad esempio quello delle slot, sempre più comune anche sul web. I casinò online hanno infatti riscosso un enorme successo dovuto sicuramente al fatto che vi si può accedere facilmente, senza dover scaricare o acquistare nessun programma, da qualsiasi device come il computer oppure lo smartphone. Di conseguenza, l’aumento degli utenti iscritti ha spinto alcuni portali a pubblicare delle vere e proprie guide alle strategie e ai comportamenti di gioco per questi browser game, come ad esempio la guida su come vincere alle macchinette del portale slotmachineaams.it. In questo caso, quindi, Internet non solo ha permesso ad un passatempo tradizionale come il videogioco di spostarsi sul web, ma ha anche messo a disposizione degli utenti tutte le informazioni necessarie per massimizzare le vincite e il divertimento.
Videogames e lavoro: giocare per guadagnare
Gli aspetti che legano i videogiochi moderni a Internet continuano. Solo che stavolta non si paga per giocare, ma si viene pagati per farlo: parliamo del gaming online professionale, e dei videogiocatori così esperti da essere sponsorizzati dalle aziende. Esistono addirittura delle competizioni mondiali in multiplayer, che possono essere seguite in diretta streaming da casa. Ma va anche detto che si può guadagnare con i giochi anche senza Internet: è il caso dei game tester, ovvero di quelle figure che vengono pagate per provare i videogiochi e per scovare i bug. Un vero e proprio mestiere che esiste dagli anni ’90, ma che in pochissimi conoscono.
L’uscita di FIFA 18 è sempre più vicina, mancano ormai pochi giorni alla pubblicazione del gioco su PS4, Xbox One, PC, Nintendo Switch e su console “old generation”, PS3 e Xbox 360. Pertanto, grazie anche all’aiuto dell’utente Lokelani, abbiamo deciso di fornirvi una guida veloce e immediata su come fare tutte le finte presenti nel gioco.
Nel video in calce potete apprendere tutte le 80 finte o se preferite skills presenti, dai palleggi, alle finte di tiro, fino ad arrivare a skills più elaborate come la Ronaldo Chop o all’Okocha sombrero. Ognuna di esse è correlata dai relativi pulsanti da premere e dal movimento degli stick analogici da eseguire, quindi basterà fare un po’ di pratica, anche demo alla mano, per impararle tutte.
Ricordiamo che le skills hanno una difficoltà crescente, si parte da una stella abilità fino ad arrivare a cinque stelle. In quest’ultimo caso le skills potranno essere eseguite soltanto con alcuni giocatori come ad esempio Neymar o Cristiano Ronaldo.
Square Enix aveva annunciato durante il Tokyo Game Show che a breve sarebbe arrivata sull’eshop di Nintendo Switch la demo del suo prossimo J-rpg, Lost Sphear.
Finalmente da oggi è disponibile per il download, ma al suo interno non presenta alcun sottotitolo a parte la lingua giapponese; il peso è di circa 800 MB.
Trattare un tema così delicato come quello della schizofrenia non è sicuramente un’ impresa semplice, eppure sia il mondo della cinematografia (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il cigno nero) sia quello videoludico, hanno più volte tentato di raccontare il disagio della mente, con risultati non sempre apprezzabili come quelli appena citati. Ciò è dovuto principalmente all’esigenza di coniugare l’elemento dell’intrattenimento con quello scientifico; uno scorretto bilanciamento di questi due elementi rischia di banalizzare l’operazione o, al converso, di renderla un pedante trattato pseudo scientifico con poche pretese di esaustività.
Versione testata: PC – Steam
Hellblade prova a raccontare la psicosi e la malattia mentale mettendo il giocatore nei panni di Senua, una guerriera celtica in viaggio verso l’ignoto, alla ricerca di qualcosa di cui anche il giocatore, sino a più della metà del gioco, non ha ben chiari i contorni. Ci si muove in una costante nebbia, metafora della nebbia che avvolge i sensi e la mente della protagonista, verso un ignoto che assume le sembianze delle divinità vendicative, ostili e ingannevoli, della mitologia norrena. Surt, il gigante di fuoco, Valravn, il dio dell’inganno, Fenrir, la terribile bestia famelica ed infine Hel, la regina degli inferi (Helheim) e della morte. Sono lontani il mondo eroico di Asgard e le sale dorate del Valhalla, al loro posto solo miseria, disperazione e nebbia. Solo raramente, dopo aver sconfitto demoni dal volto animale, la nebbia si dirada lasciando trasparire qualche sporadico raggio di sole, metafora di una ritrovata presenza mentale. Ma è anche questo un inganno, un’illusione e ben presto la nebbia, presagio nefasto dell’oscurità che avanza, tornerà a cingerci nel suo freddo abbraccio.
Ninja Theory, con grande coraggio, ha volutamente reso il gameplay di Hellblade una esperienza disturbante, così come disturbanti sono le vicende vissute dal nostro alter ego, Senua. La scelta di una telecamera così ravvicinata al personaggio, una mobilità lenta e a tratti ingessata, le immagini che si sovrappongono, le luci che si fanno abbaglianti e confuse e, soprattutto, le continue voci che si sovrappongono a quelle dei protagonisti, cancellano il confine tra ciò che è reale e ciò che è solo illusione. A parlare sono i fantasmi, reali o immaginari, incontrati nel passato di Senua, che riemerge a tratti durante l’avventura, permettendoci di ricostruire almeno parzialmente il frammentato arco narrativo e soprattutto i motivi che spingono la nostra protagonista ad andare avanti (di cui non parleremo per evitarvi inutili spoiler). Ma a parlare è anche Druth, il nostro compagno di viaggio negli abissi dell’oscurità, un uomo che prima di Senua, ha conosciuto l’orrore e le tenebre di Helheim e che, come un nuovo Virgilio, ci accompagnerà nel nostro percorso di redenzione. E’ Druth, inoltre, la voce narrante a fare da collante tra le vicende di Senua e i riferimenti alla mitologia norrena di cui il titolo è denso. Proprio questi riferimenti alla mitologia di fondo, che potrete ascoltare attivando apposite stele disseminate nei livelli di gioco, costituiscono una delle quest secondarie più interessanti dell’intera avvenutra.
Ho seguito il mio cuore, annullando la ragione
Il gameplay di Hellblade: Senua’s Sacrifice ruota essenzialmente intorno alla risoluzione di un unico puzzle ambientale ripetuto in diverse forme più e più volte ed in grado di permetterci l’accesso ad aree inizialmente bloccate. Per farlo dovremo servirci della prospettiva e del focus (la capacità di Senua di concentrarsi e di guardare con l’occhio interiore) al fine di ricostruire, tramite gli elementi dell’ambiente, i simboli runici riconducibili alle diverse divinità di cui abbiamo parlato, che sigillano ciascuna porta. Cosi’ il particolare incrocio prospettico dei rami di due alberi, o l’angosciante cadavere impalato di un uomo, illuminati dal “focus” creeranno simboli che sbloccheranno le porte di accesso alle aree successive.
Cercarli non è impresa impossibile, facilitata com’è dalle visioni di centinaia di simboli dello stesso tipo che compariranno non appena saremo vicini all’area in cui tale prospettiva sarà visibile, nonché dalle voci nella nostra testa che ci inviteranno a concentrarci. Sebbene l’idea possa sembrare interessante all’inizio, ben presto la ripetitività prenderà il sopravvento, lasciandoci con l’unico desiderio di sbrigare l’inutile faccenda per poter proseguire nel racconto. Sbloccate le porte, ci troveremo di fronte poi alle uniche vere fasi action del gioco, in cui dovremo affrontare un certo numero di nemici dalla tipologia piuttosto limitata, in totale ne abbiamo contati meno di una decina differenti. A questa ripetitività di fondo del roster dei nemici, si aggiunge un combat system estremamente limitato, con due soli tipi di attacco, leggero e pesante, un paio di schivate e un attacco corpo a corpo (anche in corsa) utile a sbilanciare l’avversario. Il livello di difficoltà cresce a mano a mano che imparerete a padroneggiare il combat system, ma resta tuttavia molto accessibile, permettendovi di sconfiggere anche i boss di fine livello con una certa semplicità. Ad accrescere in maniera esponenziale la sensazione di urgenza ed un certo disagio nel giocatore, non è tanto, come abbiamo detto, il livello di difficoltà ma l’elemento della permadeath, di cui verremo informati soltanto ad un certo punto del gioco, dopo un gameover forzato. Ad ogni morte infatti la follia di Senua o “ilmarciume”, come viene definito da Druth, cresce insozzando il braccio della protagonista: quando il marciume avrà raggiunto la sua mente, l’avventura di Senua terminerà definitivamente. Il gioco infatti cancellerà automaticamente i nostri salvataggi e dovremo iniziare una nuova avventura (tale ultima circostanza sembrerebbe smentita dai colleghi di PCgamesN secondo i quali, non ci sarebbe nessuna permadeath ma soltanto una modifica degli eventi nel gioco).
La scelta del Permadeath (vera o presunta che sia) , si è rivelata uno degli aspetti più controversi dell’intera produzione. Chi la ritiene una scelta sensata in un gioco che non fa nulla per essere “amichevole” con il giocatore, ha apprezzato il tentativo di evitare che un titolo dai toni “adulti” si risolva in una pantomima di un hack ‘n slash; altri invece ritengono tale scelta un subdolo escamotàge per aumentare il pathos di un gameplay che, altrimenti, finirebbe con il diventare noioso già dopo le prime ore di gioco. La verità, come sempre, sta probabilmente nel mezzo. Personalmente la necessità di evitare di dover ricominciare tutto da capo, mi ha spinto ad avere un approccio più ragionato in alcuni frangenti di gioco, evitando di lanciarmi a capofitto senza sapere bene dove, soprattutto verso la parte finale del gioco quando il nemico principale non è rappresentato più dai nemici umani, o meglio dai simulacri senza volto di cui abbiamo detto prima, bensì da fiamme che non lasciano scampo. D’altra parte però, in un frangente particolare, a causa di un bug che faceva sì che già al respawn dal check point la mia Senua bruciasse senza ragione, ho maledetto più volte il permadeath incombente, lasciandomi andare a qualche scatto d’ira che non mi capitava da molto di avere dinanzi ad un videogame.
Ho guardato il mondo con l’occhio della mente
Sotto il profilo tecnico Hellblade Senua’s Sacrifice è eccezionale sotto tutti i punti di vista. Su tutto però si erge la performance attoriale di Melina Juergens, che riesce a donare a Senua quell’umanità in grado di annullare i limiti propri del medium videoludico, restituendoci uno dei personaggi più tormentati e credibili che il “nostro” medium abbia mai conosciuto. Parte del merito va anche al Performance Capture, la particolare tecnica di motion capture da sempre cavallo di battaglia dei Ninja Theory, in grado di catturare ogni più piccolo dettaglio espressivo della Juergens e a trasporlo sul modello poligonale di Senua, incredibilmente dettagliato e realistico.
A tutto ciò si aggiunge una atmosfera cupa, grigia, esaltata da un sistema di illuminazione dinamica eccezionale che esalta ambientazioni malinconiche ma incredibilmente piene di fascino, capaci di regalare scorci eccezionali che vi troverete ad ammirare incantati più di una volta e ad immortalare grazie all’ottimo photo mode. Peccato per qualche improvvisa caduta di stile con texture ambientali decisamente non all’altezza dello spettacolo offerto dal resto del gioco, e che mi auguro possa essere superato da qualche mod o aggiornamento futuro. Ho apprezzato particolarmente inoltre il supporto nativo al formato 21:9, ma soprattutto il comparto sonoro e gli effetti audio. Le prime schermate consigliano infatti al giocatore di utilizzare cuffie stereo surround proprio perché è grazie all’ottima modalità Surround 3D che vengono rese, con una disarmante crudezza, le voci che assillano la mente di Senua, alimentando i suoi demoni interiori, i suoi dubbi e le sue paure e consegnandoci un ritratto realistico della malattia mentale, peraltro affrontata con piglio scientifico grazie al supporto di ricercatori di psichiatria dell’ Università di Cambridge. Più avanti nel gioco in una sezione particolarmente toccante, saranno i suoni a guidarvi nell’oscurità. In questo esatto punto del gioco prenderete coscienza della maestria, dello stile e della delicatezza con la quale i Ninja Theory sono riusciti ad affrontare anche la privazione del vostro senso principale, la vista.
Meravigliosa allo stesso modo la colonna sonora realizzata da Andy Garcia e David La Plegua, capace di sottolineare con credibilità i tormenti interiori della protagonista.
…e alla fine ho sconfitto i miei demoni
Un esperimento. E’ questa la prima idea che mi sono fatto di Hellblade sin dal primo giorno che ho cominciato a seguire il development diary dei Ninja Theory. La grande attenzione al motion capture, alle musiche, al comparto visivo, alla malattia mentale, mi avevano dato l’impressione che i Ninja Theory avessero in mente ben più (o molto meno, a seconda dei punti di vista) di un videogioco, che mirassero a realizzare qualcosa di diverso in grado di raccontare una storia d’amore e morte, di sacrificio e di passione, attraverso un medium ingiustificatamente sottovalutato. Allo stesso tempo temevo che Hellblade potesse diventare solo una vetrina del talento del gruppo di Antoniades, peraltro indubbio.
Proprio questo talento tuttavia e il rispetto verso gli autori di due piccole e incomprese perle della scorsa generazione, Heavenly Sword e Enslaved , ha fatto si che tenessi ferma la mia fiducia, anche quando il gioco cominciava ad assumere una piega diversa da quello che mi sarei aspettato, trasformandosi a poco a poco, in un esperimento, in un prodotto ibrido a metà strada tra un gioco indie impegnato a raccontare il tema della malattia mentale e quella dell’intrattenimento di un titolo tripla A. Alla fine della fiera, tuttavia, l’aspetto puramente ludico ha ceduto il passo alla componente artistica: spogliandosi della necessità di essere prodotto di intrattenimento e offrendo solo un gameplay spoglio, quasi abbozzato, Hellblade si è trasformato in qualcosa di diverso: un racconto, una avventura nei meandri della mente umana, un’opera artistica.
E’ questo il grande esperimento attuato da Ninja Theory con Hellblade: più della tecnica, del gameplay, delle musiche, dei tratti squisitamente ludici, è l’idea di poter coniugare la libertà narrativa e artistica propria degli sviluppatori indipendenti, con le tecnologie ed il budget di una produzione “main stream”, a rendere Hellblade una pietra miliare dell’industria videoludica.
Se questo esperimento sia riuscito o no, non siamo noi a doverlo dire. Hellblade è una esperienza personale, intima, a tratti disturbante e frustrante, a tratti meravigliosa e commovente, sempre però incredibilmente emozionante. E’ un passaggio obbligato nell’evoluzione del medium videoludico; potrete amarlo od odiarlo ma l’unica cosa che non potrete fare è ignorarlo.
Aggiornamento – Dallo scorso 11 aprile, Hellblade Senua’s Sacrifice è disponibile anche sull’ammiraglia di casa Microsoft. Il gioco è del tutto identico alle controparti PC e PS4 pubblicate lo scorso anno, ma la versione Xbox One X offre ben tre modalità grafiche aggiuntive. La prima favorisce la risoluzione in 4K, la seconda il framerate, molto vicino ai 60 ma riducendo leggermente il dettaglio visivo complessivo e infine troviamo la modalità Effetti Visivi Migliorati (Enriched Visuals Mode), che sebbene risulti avere una risoluzione leggermente inferiore al 4k, grazie ad un miglior post processing fa sì che Hellblade si avvicini molto alla versione PC maxata.
- Un'opera d'arte più che un videogame;
- Un affascinante ritratto della malattia mentale;
- Un comparto audio e video che vi lascerà senza parole.
Contro
- Gameplay ridotto all'osso
- Longevità molto bassa
Riassunto
Hellblade è una esperienza personale, intima, a tratti disturbante e frustrante, a tratti meravigliosa e commovente, sempre però incredibilmente emozionante. E’ un passaggio obbligato nell’evoluzione del medium videoludico; potrete amarlo od odiarlo ma l’unica cosa che non potrete fare è ignorarlo.
Annunciati la scorsa settimana, finalmente possiamo vedere in azione i due nuovi personaggi (non certamente i più forti della saga) per il nuovo Dragonball FighterZ.
Dragonball FighterZ arriverà a febbraio del prossimo anno su Playstation 4, Xbox One e PC.
Un NAS avanzato e un Router tutto in uno dallo specialista numero 1 dei network attached storage.
Onestamente quando vi siete lanciati alla ricerca del vostro nuovo router ad alte prestazioni, quali sono stati i primi nomi a cui avete pensato? Netgear, naturalmente, Fritz!Box, consigliati dal vostro amico super esperto, Asus, Dlink, TpLink. Nella vostra lista, siamo sicuri, non avrete di certo inserito Synology. Si, proprio loro, gli specialisti dei Network Attached Storage e con questa recensione vi spiegheremo perché in cima alla vostra lista, d’ora in poi, dovrà esserci un router Synology.
Design e Unboxing
Il Synology RT2600ac è un router basato su un processore dual core a 1.7ghz Qualcomm e 4 antenne con beamforming, due poste sul retro e due ai lati, in grado di garantire una velocità di punta nominale di 1,733 megabits per secondo sulla banda da 5GHz e fino 800Mbps su quella a 2.4GHZ. Le plastiche sono di ottima qualità, opache e piuttosto rigide, mentre le dimensioni generose (77 mm x 280 mm x 169 mm senza antenna) e il design, caratterizzato da grandi griglie sulla parte superiore e su quella inferiore – sebbene non sia da esposizione al M.O.M.A. – restituisce l’idea di un prodotto solido e professionale. Nella parte frontale, sotto il grande logo Synology e i 9 indicatori led verde o arancio che segnalano il funzionamento del router, trova posto anche un comodissimo, quanto inusuale, lettore di SDcard che può essere utilizzato, ad esempio come memoria per l’archiviazione delle app di cui parleremo più avanti.
Sul lato destro sono presenti due piccoli pulsanti lucidi con una strana forma a sfera che servono ad attivare rispettivamente il WPS e per attivare o disattivare il WiFi, mentre sul lato sinistro è presente una porta USB 3.0 e un pulsante per disattivare in maniera sicura il disco USB collegato.
Sul retro sono presenti un tasto di accensione, il connettore di alimentazione, un pulsante per il reset, i due connettori per le antenne, una porta USB 2.0 (utile per la condivisione di una stampante ad esempio), il collegamento alla WAN e 4 porte ethernet Gigabit (RJ-45), una delle quali può anche essere utilizzata come seconda LAN in modo da collegare tra loro due connessioni internet per maggiore velocità oppure come connessione d’emergenza in caso di caduta di quella principale (failover). La porta può essere anche utilizzata con dongle 3G/4G compatibili
Anticipandovi, almeno in parte, le conclusioni, l’assenza di almeno altre due porte gigabit (l’Asus RT-AC88U in questo senso ha ben otto porte con link aggregation) è l’unico grande difetto di questo router, senza il quale avremmo potuto definirlo con certezza il “Router Definitivo”.
Contenuto della confezione e unboxing
La confezione è quella classica, molto spartana, di tutti i prodotti Synology: una semplice scatola in cartone divisa in tre alloggi, quello più in fondo nel quale sono conservate le 4 antenne rimovibili, quello superiore nel quale trova posto il router, ed uno laterale per manualistica (un semplice quick installation guide), cavo di rete e di alimentazione.
Un NAS e un Router, tutto in uno
Come ci si aspetta da un router di questa categoria (il suo price tag si attesta intorno ai 200 euro) dal punto di vista hardware, il Synology RT2600ac ha dotazioni di tutto rispetto che trovate ben riassunte nella tabella qui sotto.
Specifiche hardware
CPU
Dual-core 1.7GHz
L4/L7 Motore di accelerazione hardware
Memoria
512 MB DDR3
Tipo antenna
4×4 MIMO Omni-directional high-gain dipole (2.4GHz / 5GHz)
In realtà a fare la differenza nel Synology RT2600ac rispetto ad altri prodotti che abbiamo avuto modo di provare fino ad ora, è il suo sistema operativo Synology Router Management (o SRM). SRM è infatti ampiamente basato su Disk Station Manager, un sistema operativo che abbiamo imparato a conoscere e ad amare con i router Synology. La compagnia è infatti riuscita ad adattare le funzionalità avanzate di DSM alle capacità (solo di poco) più ridotte del router in questione, offrendo però al contempo ancora maggiore semplicità e piacevolezza nell’esperienza di utilizzo.
Non a caso abbiamo definito SRM un vero e proprio sistema operativo: a differenza di altri router della stessa categoria di prezzo, il software di gestione del Synology RT2600ac si comporta come una versione semplificata di Linux o di Windows, con la possibilità di aprire più finestre, ordinarle grazie ad una funzionalità simile a quella Alt+Tab di Windows (o Exposè di MacOSX), scaricare app da un vero e proprio app store chiamato Package Center, dove trovano spazio applicazioni sia sviluppate da Synology sia offerte da membri della community, in grado di espandere virtualmente all’infinito le funzionalità del router.
Potrete ad esempio aggiungere funzionalità di media server, un sistema di VPN, la Download Station per gestire i vostri download automatici in torrent, FTP ecc e c’è persino una versione di Plex Media Server, direttamente integrata nel router. E’ chiaro che con così tante funzionalità e la possibilità di gestire un disco esterno grazie alla porta USB e alla grande esperienza di Synology nel settore, il router RT2600ac è in grado di sostituire quasi del tutto un NAS, almeno per le funzionalità che il 90% degli utenti utilizza quotidianamente. Se ci aggiungete una community così in fermento per aggiungere nuove funzionalità, come ad esempio quelle offerte dal media center KODI, capirete quanto grandi sono le potenzialità di questo router e che, forse, lo street price di circa 200 euro è più che giustificato.
Altre caratteristiche molto interessanti di questo router vanno inquadrate sotto la categoria “Traffic Control”. Il Synology RT2600Ac, infatti, prevede una gestione avanzata della banda a disposizione: anzichè limitare la banda in download o upload di un singolo device sulla rete, è possibile limitare la banda specificatamente per alcuni tipi di applicazione, permettendo ad altri di sfruttare a pieno le risorse di rete. Grande attenzione poi è dedicata anche alla sicurezza, sia attraverso la gestione del sistema di Parental Control, che permette il blocco sia di alcune categorie di siti (social, adulti ecc.), sia di uno o più domini specifici, anche in base ai certificati di sicurezza che questi possono dimostrare di avere. In pratica, se il router rileva una incoerenza nel certificato di sicurezza di un sito, può bloccare la navigazione impedendo all’utente di cadere vittima di malintenzionati o di siti di phishing.
Ancora più interessante, inoltre, la funzionalità che permette di bloccare i popup pubblicitari, in maniera simile ad AdBlock, ma soprattutto, per una rete aziendale, la Intrusion Prevention che permette di tracciare la provenienza di un eventuale attacco informatico e prevenire attacchi DDos.
Prestazioni
Il router Synology RT2600ac nei nostri test si è dimostrato uno dei router più interessanti in circolazione anche lato prestazioni. Pur non avendo lo scettro di router più veloce, che spetta all’ASUS Rog GT AC5300 (con addirittura 8 antenne!) il Synology si è dimostrato un ottimo competitor, registrando una velocità su banda 5Ghz superiore rispetto alla gran parte dei router top di gamma in circolazione, (compreso il nostro amato Fritz!box 7490) e, sotto certi aspetti, persino del più costoso Netgear R7800.
Non eccelse invece le prestazioni di lettura dalla USB 3.0, ma comunque più che sufficienti per gestire un video, anche in 4K. Non abbiamo avuto modo di provare, purtroppo, le capacità in lettura e scrittura dallo slot SD, ma considerando l’uso principale della porta (piccole condivisioni nella rete e non streaming di interi film, spazio di archiviazione per le app scaricate dal Package Center) siamo sicuri che siano più che sufficienti.
Commento finale
Con il router RT2600ac Synology è riuscita a coniugare performance da primo della classe in ambito networking con l’accessibilità e la versatilità delle soluzioni NAS che ben conosciamo. L’alto prezzo d’acquisto, di circa 200 euro, mai come in questo caso risulta giustificato dalla presenza di tantissime funzionalità aggiuntive fornite dal produttore sul proprio “app store” e dalla presenza di una community piuttosto vasta, favorita dall’ampia diffusione del sistema operativo Disk Station Manager dei NAS Synology, di cui SRM è una diretta derivazione. Aggiungete a tutto questo, performance di assoluto rispetto e capirete perché il Synology RT2600ac merita a tutti gli effetti il nostro gold award.
Lo sport più bello al mondo, almeno per un appassionato di basket come me si appresta, fra poco più di una settimana, a ritornare sotti i riflettori. I Golden State Warriors sono chiamati a difendere l’anello conquistato pochi mesi fa ai danni, ancora una volta, di Lebron James e dei suoi Cleveland Cavaliers. A differenza della finale 2016, stavolta per la squadra di San Francisco, la vittoria non è mai stata in discussione, ottenendo quindi, in maniera piuttosto agevole, il nono trionfo della loro storia. Siamo quasi ai nastri di partenza per la nuova stagione e state pronti a vederne delle belle, con un Isaiah Thomas in più per i Cavs e un Kyrie Irwing andato ai Boston Celtics, che non vincono un anello da quasi dieci anni. Sarà una stagione scoppiettante, statene certi.
Come ogni anno però, fra i vari FIFA, Pro Evolution Soccer e altri sportivi, c’è ne è uno in particolare che riesce ad entusiasmare come nessun altro. Stiamo parlando naturalmente della serie 2K di NBA. Dopo essere stata premiata con il capitolo 17 come miglior sportivo dell’anno, ormai la serie è arrivata al suo diciottesimo compleanno e 2K Sports è chiamata, complice anche l’arrivo del diretto rivale targato Electronic Arts, ovvero NBA Live, ad un test di maturità molto arduo. Le novità non mancano, a partire da una modalità carriera più strutturata e che promette un’esperienza di gioco più completa che mai, passando poi per le già conosciute, la mia Squadra, il mio GM e la mia Lega, tre modalità molto apprezzate dalla community.
Ma bando alle ciance e scopriamo nella nostra recensione se NBA 2K18 ci ha convinto oppure no.
Basket isn’t a game it’s an art form
Prima di analizzare le vere novità di questa edizione, senza soffermarci sul gameplay, che rimane strutturalmente invariato, vogliamo partire con una premessa. NBA 2K, a differenza del diretto rivale, persegue una strada, come sapranno i fan storici del brand, più orientata alla simulazione. Quindi scordatevi di penetrare in area, fra skills e cambi di passo rapidissimi; come ogni anno vi diciamo che anche NBA 2K18 deve essere approcciato con la consapevolezza che, soprattutto per chi è alle prime armi, non sarà possibile sin da subito essere dei veri e propri “pro player” del parquet. Il motivo è semplice, gli elementi da assimilare sono troppi, fra movimenti, passaggi, modalità di tiro, tatticismi e quindi sarà necessario trascorrere un bel po’ di ore ad allenarsi.
Detto ciò, passiamo ai fatti. Dopo l’avvincente e molto discussa modalità storia scritta e curata dal buon Spike Lee in persona per NBA 2K16 e proseguita poi praticamente in toto o quasi in NBA 2K17, ma con una stella di Hollywood come Michael B. Jordan, diciamo che l’appeal per questa modalità stava cominciando a ridursi. Non che fossero cattive idee, sia chiaro, ma mancava quel qualcosa in più che potesse renderle davvero complete. Ecco che 2K e Visual Concepts, hanno deciso di ascoltare anche la nutrita community di fan e quindi rivoluzionare, non interamente ma in buona parte la modalità carriera. Quindi cosa c’è di nuovo? Innanzitutto, dopo aver creato il nostro alter ego virtuale o aver utilizzato la non “brillantissima” Companion App per la scansione facciale di NBA 2K18, saremo pronti per cominciare. La Mia Carriera ci vedrà nei panni di DJ, un ragazzo di strada, con un grandissimo talento, pronto a fare il grande salto sui campi che contano.
Dimenticate la progressione fatta di partite stagionali, intermezzate da filmati, anche a volte piuttosto lunghetti, stavolta la storia è cambiata. La nuova modalità carriera è stata chiamata “Vita di Quartiere”, dovremo quindi vivere ogni aspetto del nostro giocatore per l’appunto con il suo quartiere, che in una sorta di piccolo open-world è completamente esplorabile. L’ambiente di gioco è ricco di cose da fare, fra negozi e attività, sportive e non, come andare dal barbiere oppure farsi un nuovo tatuaggio, acquistare nuovi abiti e accessori all’NBA Store o da Foot Locker, andare in palestra per migliorare le nostre abilità. Potremo addirittura affrontare delle vere e proprie sfide da strada, sui campetti che circondano il quartiere, in partitelle 1 contro 1 o 3 contro 3.
C’è da capire, nel prosieguo dei mesi se tali attività riusciranno a tenere l’utente incollato alla TV oppure no. Qui possiamo dirvi, almeno dopo 1 settimana di gioco che è molto divertente svolgere attività anche di “svago” come andare nella Sala giochi, oppure vedere cosa fanno gli altri, utenti reali sia chiaro, nel quartiere. Ciò che però ci interessa è migliorare le nostre capacità, la cosiddetta “Road to 99”, raggiungere quindi il livello massimo. Ogni attività ci permetterà di acquisire PE, alcune, come andare in palestra oppure al palazzetto della nostra franchigia NBA, ci daranno un maggior numero di PE, altre di meno.
La progressione è comunque piuttosto veloce, non è stato difficile incontrare utenti già con un level che sfiorava il 90. Inoltre, durante i nostri duri allenamenti con la squadra, sarà possibile, come in altri titoli sportivi, affrontare delle sfide (cartellini), che piuttosto che essere fine a se stesse, ci daranno modo di migliorare i nostri fondamentali, che so, affrontando una sessione di tiro in diverse zone della lunetta e di acquisire quindi al contempo anche PE. Se la sfida sarà stata superata, si sbloccherà la versione successiva della stessa. La particolarità di questo sistema di crescita del giocatore è che ognuno può decidere cosa fare, non ci sono vincoli. Volendo potreste non mettere mai piede su un campo NBA in una partita ufficiale e raggiungere lo stesso il livello 99.
La libertà di compiere ciò che vogliamo, non vi vieterà naturalmente di giocare soltanto partite ufficiali e non compiere altre attività. Basterà prendere lo smartphone e via alla partita successiva. Qui, prima di ogni match, potremo assistere a simpatici siparietti fra il nostro DJ e i compagni di squadra. Non mancheranno scherzi e burle di vario tipo, soprattutto da parte del magazziniere delle squadra, ma ci saranno anche momenti “cruciali” per la nostra carriera e che verranno gestiti anche grazie all’aiuto della PR del team. Certo, la scelta di rendere meno lineare la narrazione, da un lato sembra essere azzeccata, soprattutto se approccerete la Mia Carriera svolgendo tutte o quasi le attività presenti. Se invece si considera, una scelta più “classica”, ovvero giocando soltanto le partite NBA, la narrazione, assume un che di frammentato a tratti mancante di alcuni collegamenti e orientata più a ciò che succede nello spogliatoio che sul campo.
Cosa offrono le altre modalità?
Oltre alle solite partite rapide, le aggiunte significative riguardano la presenza di alcuni storici team definiti “All Time”, ovvero rappresentative dei migliori giocatori di tutti i tempi. Potremo giocare in un team praticamente mostruoso e toccare con mano, seppur virtualmente, cosa sarebbe stata la NBA se il Black Mamba avesse giocato con Chamberlain… Una sola parola: FANTASTICO. Inoltre troviamo, la mia Lega, il mio GM e la mia Squadra. Per quanto riguarda la prima, non c’è nulla di nuovo, potremo prendere in “gestione” una franchigia NBA e gestirla per 50 stagioni. Nella modalità il mio GM, Visual Concepts ha aggiunto una parte narrativa “drammatica” prima di iniziare la nostra carriera da GM, Il nostro giocatore ha subito un devastante infortunio e purtroppo non potrà più mettere piede sul parquet almeno indossando la canotta.
Ecco che però potremo diventare General Manager del team e gestire ogni aspetto dello stesso. Non cambia tantissimo, ma le aggiunte riguardano la possibilità di modificare la difficoltà complessiva di gestione. Aumentando la facilità con cui i giocatori potrebbero andar via, oppure aumentare il tasso con cui si verificheranno infortuni; troviamo inoltre qualche strumento in più per analizzare le statistiche e una presenza più “massiccia” dell’allenatore. In pratica, ogni allenatore avrà un proprio stile di gioco e pertanto si rifletterà sul modo in cui la squadra approccerà le partite. Per sfruttarlo al meglio avremo quindi bisogno di specifici giocatori che ricoprano determinati ruoli e migliorino l’intesa complessiva. Infime per la terza modalità di gioco, c’è stata una modifica al menù di gioco e l’introduzione della modalità Pack and Playoff, che in una sorta di Ultimate Team in stile FIFA, offre la possibilità di costruire la propria squadra in funzione dei giocatori che ci vengono proposti nei pacchetti. Grossomodo le tre sopracitate modalità mantengono quindi inalterate le proprie caratteristiche.
Parquet o asfalto?
Venendo all’aspetto tecnico, le migliorie non sono evidentissime ma ci sono. Innanzitutto eravamo presenti per l’evento di lancio del gioco a Milano e Rob Jones, producer del titolo, ha raccontato che erano sei anni che cercava di assumere un supervisor degli effetti speciali proveniente direttamente dai Disney Studios. Alla fine ci è riuscito e grazie al suo lavoro, è stata cambiata la struttura dei volti che ora risultano essere meno “buffi” e più realistici e delle divise di gioco, più curate soprattutto per quanto riguarda la fisica. Ulteriori miglioramenti sono stati apportati sulle presentazioni pre e post gara e sugli “spettacoli” che si svolgono durante i time out.
Le note negative riguardano alcuni elementi. I caricamenti estenuanti, a volte è stato necessario attendere circa 10 minuti per accedere al menu di gioco, sempre meglio di quanto successo lo scorso anno in versione Xbox One, in cui il gioco non voleva saperne di avviarsi. Solidi i 30 frame per secondo, intervallati però da qualche leggero calo. Ci sentiamo di chiudere la recensione con una riflessione, la cura nel dettaglio raggiunta durante le partite, siano esse in strada o sul parquet è davvero straordinaria, ben oltre a quanto siamo abituati giocando altri titoli sportivi. Ciò che invece ci tocca “criticare” è l’evidente differenza che si presenta graficamente fra l’azione sul campo e le cutscenes. Forse è bene che 2K e Visual Concepts prendano spunto da “The Journey” di FIFA, perché l’approssimazione a noi non piace affatto e vorremmo che la cura riposta fra grafica nel giocato e grafica durante le scene di intermezzo sia pressoché la stessa.
Commento finale
NBA 2K18 è un bel titolo di basket, non ci sono dubbi a riguardo. Le aggiunte all’edizione di quest’anno non sono tante, anzi tutt’altro. Abbiamo una modalità Carriera quasi totalmente riscritta da zero, che ci permette di fare davvero tante cose, sacrificando a tratti la narrazione. Le altre modalità presenti sono rimaste praticamente immutate, funzionano bene, sia chiaro, ma di certo bisognerà fare qualcosa in più per il futuro, anche perché il diretto rivale, targato Electronic Arts, non è lì fermo, ma sta lavorando duramente per tornare in forma. Il nostro consiglio è di acquistare NBA 2K18 se siete avvezzi alla simulazione pura, altrimenti rivolgete la vostra attenzione altrove.
In questa guida vengono affrontati e risolti i problemi che stanno affliggendo i giocatori di Destiny 2 su console, ed in particolare il problema CABBAGE che sembra riguardare principalmente i giocatori che hanno un modem Technicolor.
Se siete su questa pagina è perché anche voi, come il sottoscritto, siete sul punto di prendere il primo aereo per Bellevue, sede dei Bungie Studios, e andargliene a raccontare un paio.
Destiny 2 è un gioco meraviglioso sotto tanti punti di vista, ma per chi sta riscontrando in questi giorni problemi di rete (dopo quelli al PSN per il crash dei sistemi) può diventare anche incredibilmente frustrante, spingendovi ad abbandonarlo anche dopo poche ore.
Bungie e Activision non hanno infatti ancora completamente risolto il problema e in tanti stanno lottando con disconnessioni dalla rete, con conseguente ritorno in orbita.
In questa guida, che proveremo ad aggiornare mano a mano che ne saranno individuate di nuove, troverete tutte le soluzioni al momento conosciute per i diversi problemi di rete.
Per problemi, richieste e segnalazioni, scriveteci sulla nostra pagina Facebook.
ERROR CODE CABBAGE
Il router blocca la comunicazione con i server di Destiny 2. In particolare i router Technicolor/Thomson, per capirci quelli usati da TIM per la fibra ottica, Fastweb e Tiscali, bloccano la porta 3074 non permettendo né con DMZ né con il port forwarding di aprire la comunicazione con la stessa.
Le tre soluzioni offerte da quei geniacci di Bungie sono davvero ridicole ma le riproponiamo comunque:
METODO 1 – LAN IS BETTER THAN WIFI
Collegate la console direttamente al router tramite connessione cablata o Wi-Fi.
Nota bene: Connettersi a Destiny tramite un router collegato ad un altro router può aumentare i problemi. Se potete collegatevi direttamente al router principale.
METODO 2 – NUOVO FIREWALL
Dalla pagina delle impostazioni del router, procedere da Home > Casella degli strumenti > Firewall.
Create un nuovo livello di firewall nelle impostazioni del router e chiamatelo come volete. Suggerimento: “perfavorefaccigiocareadestiny”.
METODO 3 – UPNP
Abilitate UpnP, disattivate “Protezione estesa” e disattivate le impostazioni di “Giochi e applicazioni” assegnate.
Se nessuna delle operazioni elencate qui sopra ha funzionato (o non vi sentite in grado di attuarle), le seguenti potrebbero fare al caso vostro.
METODO 4 – ABILITARE UNA CONNESSIONE PPOE
1) Dal menù della PS4, Andate in Impostazioni > Rete.
2) Scegliete Configura connessione di rete > Impostazioni manuali.
3) Selezionate Collegamento via LAN > PPOE.
4) Vi verranno chiesti uno Username e una Password, per TIM potrete utilizzare questi:
User: Tim / Password: Tim
In alternativa, per connessioni ADSL usare i seguenti dati: aliceadsl / aliceadsl. Di solito sono i dati di accesso alla vostra linea, ma con una ricerca su Google potrete trovare facilmente i dati di accesso comuni per il vostro gestore.
5) Inserite i DNS di Google: 8.8.8.8 nel primo campo e 8.8.4.4 nel secondo.
6) MTU lasciate in automatico.
7) Proxy: NO.
Verificate la connessione e lanciate una partita per verificare il corretto funzionamento.
Nel caso della mia rete TIM FIBRA 100/50 questo è stato l’unico sistema a funzionare.
METODO 5 –PONTE WI-FI
Se avete un PC o un portatile, potete trasformarlo in un hotspot condividendo la connessione Internet con altri dispositivi tramite Wi-Fi.
Collegate il PC o il portatile via LAN e posizionatelo in un luogo non troppo distante dalla vostra PS4 in modo che la linea sia sufficientemente robusta.
Da Windows 10:
Cliccate sul pulsante Start, quindi selezionate Impostazioni > Rete e Internet > Hotspot mobile.
Su “Condividi la mia connessione Internet da”, scegliete la connessione Internet da condividere.
Selezionate Modifica > immettete un nuovo nome di rete e una password > Salva.
Attivate “Condividi la connessione Internet con altri dispositivi”.
Per connettervi dalla PS4, selezionate Impostazioni > Rete, dopodiché da “Impostazioni connessione internet” scegliete la rete Wi-Fi che avete appena creato e lasciate tutto in automatico.
METODO 6 –MODIFICA DEL FILE CONFIG.INI
Nota bene: Valido soltanto per i router Technicolor in comodato d’uso con la fibra TIM, Fastweb e Tiscali ed aventi firmware AGTOT_1.0.2, AGTOT_1.0.4 e AGTOT_1.0.6.
Premessa: questo è l’unico metodo che richiede un minimo di esperienza con il PC per funzionare. Si tratta, in sostanza, di modificare il file di configurazione del router, normalmente criptato, per settare l’apertura della porta 3074. Non è pertanto consigliato a tutti e nemmeno può funzionare con tutti i router Technicolor.
Effettuate il backup della configurazione del vostro router.
Accedete alla pagina 192.168.1.1 oppure 192.168.1.254 dal vostro browser
Dal menù “Il Mio Media Access Gateway” > Strumenti e cliccate su Backup configurazione, attendete il download del file user_config.ini e che venga salvato correttamente. Se il file che ottenete è un CFG, purtroppo non sarete in grado di proseguire in questa guida, in quanto è riservata soltanto ai router con il firmware AGTOT_1.0.2, AGTOT_1.0.4 e AGTOT_1.0.6.
Effettuate una copia del file e salvatela nella cartella BIN del programma OPENSSL che avete precedentemente scaricato e unzippato.
Cliccate su Start, digitate CMD e aprite il prompt dei comandi in modalità amministratore (tasto destro).
Digitate i seguenti comandi di seguito:
cd c:\openssl\bin (se avete salvato il file in C:\, altrimenti dovrete inserire il percorso corretto)
Nota bene: per firmware AGTOT_1.0.2 usare questa stringa:
openssl aes-128-cbc -K a0dd1da4242d32424fdffaa0ed0e0f12 -nosalt -iv 0 -d -in user_config.ini -out config.ini
Recatevi nella cartella dove avete salvato OPENSSL, ad esempio C:\openssl\bin\ e cercate il file user.ini (o config.ini a seconda del firmware AGTOT_1.0.2).
Apritelo con Notepad e cercate la stringa bind application=CONE(UDP) port=3074-3074 ed eliminatela.
Salvate il file copiato e dal prompt dei comandi digitate:
Nota bene: per firmware AGTOT_1.0.2 usare questa stringa: openssl aes-128-cbc -K a0dd1da4242d32424fdffaa0ed0e0f12 -nosalt -iv 0 -e -in config.ini -out user_config.ini
Completata l’operazione che precede avremo creato un file del tutto simile a quello originario del router, con lo stesso sistema di cifratura.
Ora non ci resta che ripristinare il backup del router con il nuovo file di modo che contenga anche le modifiche all’apertura della porta 3074.
Accedete alla pagina 192.168.1.1 oppure 192.168.1.254 dal vostro browser
Dal menù “Il Mio Media Access Gateway” > Strumenti e cliccate su Ripristina configurazione e selezionate il user_config.ini nella cartella C:\openssl\bin.
Speriamo che queste soluzioni possano aiutarvi a risolvere i fastidiosi problemi di connessione di Destiny 2. Se aveste bisogno di consigli o abbiate segnalazioni da farci, come detto, potete commentare sotto all’articolo o sulla nostra pagina Facebook.
Il seguito de “l’Attacco dei Giganti” arriverà anche su Nintendo Switch ed a rivelarlo è stata la stessa Koei Tecmo durante il Tokyo Game Show. Il gioco era già stato annunciato nei mesi scorsi, ma la novità è appunto l’esistenza della versione per Nintendo Switch.
Precedentemente annunciato su Playstation 4, Playstation Vita e PC, il gioco arriverà in giappone all’inizio del 2018. Nessuna data per quanto riguarda il nostro territorio, ma è già noto che verra pubblicato, come il primo capitolo, anche in America ed in Europa.
Dopo gli ottimi capitoli della serie Dirt nel panorama videoludico di questo motorsport qualcosa è cambiato. La qualità dei titoli Codemasters (pur senza licenze ufficiali) ha modificato completamente i termini di paragone finora utilizzati. Ci hanno provato i vari Sebastian Loeb, i precedenti capitoli di WRC, ma nessuno è riuscito a raggiungere il livello mostrato recentemente della serie Dirt.
Ed ora, dopo 2 pubblicazioni non propriamente spettacolari (WRC 5 e WRC 6), lo sviluppatore francese Kylotonn ci riprova ad imporsi con WRC 7, ultima versione del gioco con licenza ufficiale FIA del Mondiale Rally. Dopo le ultime deludenti iterazioni del franchise gli interrogativi sono stati tanti, la casa francese sarà finalmente riuscita a creare un capitolo degno dell’importante licenza del WRC? Scopriamolo insieme in questa recensione.
Partiamo dalle basi
Fin dal nostro primo avvio verremo introdotti in quelle che saranno delle semplici prove (chiamasi stage) che permetteranno al gioco di stabilire la nostra bravura al volante. Niente paura, anche se finirete fuori strada, forerete una gomma o peggio finirete giù per un dirupo, sarà possibile successivamente cambiare settaggi tramite il menù delle opzioni. Finito questo breve tutorial troveremo le stesse modalità presenti nei precedenti capitoli: gare veloci, stagioni personalizzate, la carriera WRC e il comparto multigiocatore.
Contenutisticamente parlando gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro; sono presenti infatti i 3 campionati WRC (WRC Junior, WRC 2 e WRC), tutte e 13 le tappe ufficiali per un totale di oltre 60 gare diverse. Il fulcro del gioco è sicuramente la carriera, modalità che non presenta purtroppo grandi novità rispetto al passato. Inizieremo infatti come di consueto dalle categorie inferiori gareggiando nel WRC Junior, fino ad arrivare al campionato maggiore del WRC, cercando di conquistare il titolo di campione. Una formula di gioco “sicura”, ma alla quale crediamo servirebbe una ventata di aria fresca in modo da poterne aumentare magari l’interattività ed il coinvolgimento. Grande importanza viene data anche alla parte multiplayer del gioco; oltre alla modalita Hot Seat (fino ad 8 giocatori) ed alle gare in split screen, i ragazzi di Kylotonn prepareranno sfide online settimanali con tanto di classifica globale.
Il motore sotto al cofano
L’aspetto grafico è uno degli elementi che ha ricevuto più attenzione in questo nuovo capitolo. Anche se il motore grafico utilizzato è lo stesso di WRC 6, il team di sviluppo lo ha sfruttato al massimo, ottenendo nel complesso un’ottima resa grafica. Siamo ancora lontani dai risultati ottenuti con altre produzioni, ma il risultato è più che apprezzabile. Grande lavoro è stato fatto per quanto riguarda la realizzazione dei tracciati, in questo capitolo molto più “credibili” e “reali” rispetto al passato. Finalmente sarà possibile notare differenze sostanziali tra le varie tipologie di terreno presenti.
Ottimi anche gli interni dei veicoli il sistema di illuminazione e la profondità visiva, da rivedere completamente invece i vari effetti particellari, così come le animazioni del pubblico ed i danni al veicolo.Pad alla mano (configurazione da noi provata su Playstation 4 Pro), il modello di guida ci è parso più equilibrato rispetto alle precedenti versioni, andandosi a collocare nel bel mezzo tra un settaggio arcade ed uno più simulativo.
Pericolo testacoda
Purtroppo anche questo capitolo non è esente da difetti. Infatti, se da un lato possiamo ritenerci finalmente soddisfatti per un migliorato comparto grafico ed un più elaborato stile di guida, non possiamo dirci altrimenti soddisfatti per quanto riguarda la fisica del gioco, tallone d’achille della serie.
Le auto in nostro possesso ci sono sembrate fin troppo “leggere”, inoltre, capiterà spesso di imbatterci in rimbalzi anomali della vettura, con collisioni con oggetti a bordo pista (rocce, muretti, paletti, balle di fieno) irreali e imprevedibili. Altra nota negativa è data sicuramente data dalla voce del navigatore, imprecisa e con cambi fastidiosi (e ingiustificati) di tono.
Commento finale
WRC 7 fa decisamente un passo in avanti rispetto al passato, migliorando di fatto alcuni degli elementi critici della serie. Grazie ad un comparto grafico migliorato, ad una buona quantità di contenuti e ad un modello di guida completamente rivisto, questo nuovo capitolo con licenza ufficiale WRC saprà far divertire sia i fan del rally, sia chi si vuole avvicinare al genere per la prima volta. Pur non essendo perfetto (in primis, la fisica dei veicoli andrebbe completamente rivista, così come andrebbe migliorata la carriera) possiamo affermare tranquillamente che questo WRC 7 è il capitolo più riuscito del franchise, e speriamo che per la compagnia francese rappresenti la base da cui ripartire per il futuro.
Per festeggiare vediamo il nuovo trailer rilasciato.
Dopo aver ricevuto svariati rinvii, gli sviluppatori hanno annunciato che il loro prossimo gioco della famosissima saga di South park è entrato finalmente in fase gold.
Finito quindi lo sviluppo, ora si passerà alla fase di produzione.
Per celebrare questo evento, Ubisoft ha rilasciato un nuovo trailer del gioco, vediamolo di seguito:
Ricoriamo che il gioco uscirà il 17 ottobre 2017, su Playstation 4, Xbox One e PC.